ULTRASBLOG di Vincenzo Abbatantuono
NO AL FUTBOL NEGOCIO, NO AL CALCIO MODERNO, NON AU FOOTBALL MODERNE - di VINCENZO ABBATANTUONO con la collaborazione di DOMENICO MUNGO e SIMONE STARA
03 settembre 2010
CASMSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS
02 settembre 2010
PERSINO I PRETI
''Tifoso - prosegue Costantini - e' anche chi ha sempre creduto nello sport e vuole continuare ad andare allo stadio con la famiglia e non deve essere costretto a chiedere la tessera per schedare se stesso e la famiglia con due mesi di anticipo. Perche' mai siamo arrivati a questo punto, alla necessita' di blindare gli stadi come prigioni e schedarne presso le Questure tutti i frequentatori? E' impensabile continuare a dare tutte le colpe agli ultras. E' invece il momento di prendere coscienza che la soluzione si gioca nella capacita' di includere e non di escludere. Serve il coraggio di pensare a come ricostruire gli stadi non solo sul piano architettonico, ma anche come luoghi educativi, di incontro, di amicizia e di festa per tutte le famiglie''.
La sola repressione non puo' garantire il raggiungimento di questo obiettivo. ''Chi invoca il pugno di ferro nei confronti dei giovani tifosi violenti - continua Costantini - tenta legittimamente di riportare la sicurezza negli stadi.
Ma non ci si puo' fermare soltanto a questo. Buttare fuori i giovani maleducati dalle curve non impedira' che quei maleducati continuino ad essere tali nella vita quotidiana.
Dobbiamo dunque decidere cos'e' che vogliamo davvero: allontanare dai nostri occhi e dalle telecamere lo spettacolo triste del deficit educativo che caratterizza una certa parte della nostra gioventu', o cercare di creare le condizioni affinche' quel deficit scemi nel tempo?. Di fronte a questo ragionamento i gestori dello sport-spettacolo solleveranno la solita obiezione: 'Educare e' compito d'altri, non nostro'.
Cosi' commettono un grande errore: educare, oggi, e' un affare globale, una responsabilita' dell'intera collettivita'. Ben vengano le misure di sicurezza, ma nella piena consapevolezza - conclude Costantini - che saranno insufficienti se non sapremo regalare ai giovani un diverso approccio all'esperienza sportiva''.
BOMBA
Sarebbe legato agli ambienti ultrà della tifoseria della Roma e, probabilmente, stava preparando una bomba carta da portare allo stadio in occasione della prossima trasferta dei giallo-rossi, il giovane di 28 anni rimasto gravemente ferito l’altro ieri a causa di un’esplosione avvenuta nella sua abitazione di Ponzano Romano (Roma).
Ieri il giovane è stato arrestato per detenzione illegale di materiale esplodente ed è piantonato nell’ospedale Andossilla di Civita Castellana, in provincia di Viterbo, in attesa di essere sottoposto a un intervento chirurgico. La deflagrazione gli ha dilaniato un braccio e, in un primo momento, i medici hanno temuto di doverglielo amputare. Rischio che ora sembra rientrato. I carabinieri di Monterotondo, competenti per territorio, sono intervenuti nell’abitazione del giovane dopo l’allarme dato dai vicini, spaventati dal forte boato.
I militari hanno accertato che l’incidente sarebbe da attribuire al maneggio di materiale esplosivo. Da qui l’arresto del giovane, che risulterebbe legato alle frange estreme della tifoseria giallo-rossa. In occasione di più trasferte, infatti, è stato sorpreso in compagnia di pregiudicati e persone sottoposte a Daspo. A gettare un’ombra inquietante sulla vicenda ha contribuito anche il fatto che il ventottenne è stato abbandonato davanti al pronto soccorso dell’ospedale, probabilmente da un amico che era in sua compagnia al momento dell’esplosione, che ha così evitato di essere identificato.
I BOYS CASALE SI DIFENDONO
“Con il presente comunicato – scrive infatti il direttivo del gruppo – i Boys Casale intendono far presente agli organi di stampa, ai media e all’intera città, che le recenti vicende accadute in un paio di locali di ritrovo di cittadini , nei pressi dei quali alcune persone sono rimaste coinvolte in due risse contro delinquenti ARMATI DI COLTELLO, non hanno assolutamente nulla a che fare con il nostro gruppo, tantomeno con questioni riguardanti il Casale Calcio”.
“Se alcune delle persone coinvolte sono anche frequentatori del Natal Palli e tifosi del Casale, ciò non autorizza nessuno ad infangare il nome dei Boys Casale come se tutti gli appartenenti fossero rimasti coinvolti nelle vicende sopra citate”.
“Pertanto prendiamo distanza da chi usa il nome del gruppo soltanto per far notizia da pubblicare sulla prima pagina delle cronache locali e informiamo gli interessati che qualora la cosa si ripetesse valuteremo l’eventualità di procedere con azioni legali”.
Essendo personalmente esperto di infamie giornalitiche avendone subita qualcuna di notevole intensità, in nome della vecchia amcizia che mi lega ai Boys Casale di cui mi sento un militante honoris causa, esprimo la mia totale vicinanza ai ragazzi nerostellati che sono veri ultras e non teppiselli di periferia. Giornalisti infami e terroristi, siete sempre i soliti, senza dignità e senza verità.
Vincenzo
DASPO E SENZA TESSERA
CAGLIARI-ROMA
Lo ha deciso il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive, riunito per decidere in merito alle gare a rischio indicate dall'Osservatorio. Stessa decisione -cioè vendita dei tagliandi solo per i tifosi di casa - anche per Sassuolo-Torino e Pescara-Atalanta di serie B dell'11 settembre; Rodengo Saiano-Casale del 5 settembre e Cosenza-Taranto e Alessandria-Como del 12 settembre in Lega Pro. Per l'incontro Aprilia - Monterotondo (Serie D) previsto il 5/9/2010, il Casma ha deciso che si disputerà in assenza di spettatori.
VIENI IN CURVA E POI....

PER QUELLI CHE FISCHIANO E INFAMANO...DA LONTANO
DALL'ARGENTINA LA PROTESTA FIORENTINA
DA LA NATION DI BUENOS AIRES
Anche in Argentina parlano della proteste in Italia contro la tessera. Ecco la cronaca, in spagnolo, delle manifestazioni dei viola a corollario di Fiorentina-Napoli.
dm
Por Elisabetta Piqué
Corresponsal en Italia
ROMA.- El rechazo de la mayoría de las hinchadas italianas a la nueva y controvertida tessera del tifoso (tarjeta o carné del hincha) ?puesta en marcha por el gobierno de Silvio Berlusconi para combatir la violencia en los estadios?, marcó el último fin de semana el comienzo del calcio.
Para dar una idea, en Florencia, donde se jugó Fiorentina-Napoli, antes del comienzo del partido, unos 1500 tifosi protestaron con pancartas, remeras y cantitos en contra de la tessera. La música era la del Waka Waka de Shakira, el himno del último Mundial, pero la frase final no era "It?s time for Africa", sino "¡no alla tessera!", algo que para algunos se convertirá en el nuevo coro de 2010.
Ideada por el Ministerio del Interior, la tessera del tifoso es como una tarjeta de crédito, dotada de chip, que los mismos clubes de fútbol emiten tras el correspondiente pedido del hincha, después de verificar con la policía si el solicitante tiene o no antecedentes de violencia deportiva. Si el simpatizante en cuestión tiene en curso un proceso por delitos cometidos en un estadio o ha sido condenado en los últimos cinco años por ese motivo, se le niega el carné, que tiene un costo de 10 euros.
Según el Ministerio del Interior, con la entrada en funcionamiento de este documento se creará una categoría de "hinchas oficiales" y aumentarán los niveles de seguridad en los estadios, sobre todo en el caso de los desplazamientos de un equipo para jugar partidos de visitante.
Con la tarjeta, según la misma cartera gubernamental, el hincha tiene varias ventajas: el titular puede acceder al estadio también en casos de partidos sujetos a restricciones; gozar de procedimientos rápidos para el acceso a través de ingresos preferenciales, y utilizar eventuales promociones y oportunidades que los diversos clubes ofrecen (como descuentos en pasajes, determinados restaurantes y negocios).
Pero para los ultra (como aquí se llaman los barrabravas), la tessera del tifoso es como un "lista de esclavos". "Nos quieren registrar como si fuéramos gitanos y nosotros vamos a reaccionar", advierten en la red de redes.
Tanto es así que el miércoles pasado el ministro del Interior, Roberto Maroni ?considerado el padre de la tessera?, fue agredido salvajemente durante un mitin cerca de Bergamo (norte de Italia) por unos 400 ultra del Atalanta, que lo recibieron no sólo con coros contrarios al carné, sino también con palos y cócteles molotov que arrojaron en contra de la policía. Esto degeneró en escenas de verdadera guerrilla urbana, con autos incendiados, descontrol, conmoción y gran alarma en vísperas del comienzo de la Liga. "Detrás de los ultras se esconden delincuentes. Es hora de terminar con esto, quien tira molotov es un terrorista", clamó el ministro para las Reformas, Roberto Calderoli, mientras el gobierno aseguró ulteriores medidas para frenar la violencia en los estadios.
Si bien se temían incidentes durante la primera jornada del campeonato, nada grave ha sucedido, salvo inocentes protestas con pancartas y escenas como las que se vieron en Florencia, donde, más allá del Waka Waka con final cambiado, no hubo episodios de violencia. La policía hizo saber que incrementó en un 13% la presencia de fuerzas policiales alrededor de las canchas con respecto a la primera jornada del año pasado.
Lo cierto es que al hacer ayer un primer balance sobre el debut oficial de la tessera del tifoso, el jefe de la Policía, Antonio Manganelli, se mostró satisfecho por el "clima de serenidad" que tuvo lugar en la primera fecha.
El presidente de la Liga Calcio, Maurizio Beretta, por su parte, se manifestó convencido de que pronto se terminará el "prejuicio" que muchos hinchas tienen en contra del flamante carné, y de que los tifosi "descubrirán que así es más fácil entrar a la cancha, viajar a los partidos fuera de casa y tener muchas ventajas".
Se estima que hasta ahora se han emitido unas 500.000 tarjetas. La otra cara de la medalla es que ha habido una baja del 18% en los abonos de serie A y B con respecto a la temporada anterior.
El país no ayuda, según la federación
- "La realidad del país no es sencilla. Ya durante los amistosos previos al comienzo de la temporada oficial se observaron situaciones tensas entre los hinchas. Existe una cultura de la violencia", expresó Giancarlo Abete, presidente de la Federación de Fútbol de Italia.
RIFLESSIONI DI UN ULTRAS DEL CHIEVO VERONA
Ad uno osservatore esterno non sfuggirà certo di notare che da una parte c'è un'elitè(se così possiamo chiamarla) organizzata che usa i suoi soldi e la sua posizione x chiudere la massa in una gabbia di regole e di leggi, dall'altra una massa disorganizzata che in vari contesti sfugge da queste costrizioni.
Si sa, gli stadi, come altre forme di aggregazione, sono sempre stati usati come tester in piccola scala di ciò che poi sarebbe stato imposto su larga scala un domani, ed allora torno a chiedermi: se oggi la repressione anticostituzionale viene attuata negli stadi per ragioni economiche, domani come vorranno decidere della nostra libertà e della nostra vita??
Allo sbirro che prova inutilmente a difendere il suo lavoro senza argomentazioni serie, vorrei ricordare due cose: 1_ sei schiavo di un padrone che ti paga un tozzo di pane e un bicchiere d'acqua mentre tu rischi la vita(con i delinquenti veri, non con gli ultras) sulla strada ogni giorno, 2_ Le tue idee sono credibili come l'immagine di stalin che saluta a braccio teso o hitler a pugno chiuso! Sei un burattino obbidiente con la divisa. Sei il braccio armato anticostituzionale di una casta che non ti rispetta, ne come uomo ne come lavoratore. Ti fa credere di avere dei poteri perchè sei vestito diverso dal popolo e ti usa come parafulmine per il loro diletto.
Vorrei portarti con me, alla domenica, in giro per l'Italia x farti vedere come i tuoi colleghi che si credono super eroi trattano i tifosi, vorrei portarti a vedere quali ingiustizie perpretate voi verso liberi cittadini che decidono di vivere la domenica a modo loro, come sopprimete con violenze di ogni sorta le ideologie che non sono conformi al volere della casta. Vorrei portarti a vedere quanti scontri fuori dagli stadi avvengono x colpa degli ultras e quanti avvengono per colpa vostra. Rimarresti esterrefatto nel vedere che nella maggior parte delle volte quel che tu cerchi di difendere in realtà è nel torto più marcio e putrido.
L'ultras, si sa, come tutte le cose ha due faccie, ha pro e contro. L'ultras è genuino per il suo amore smisurato, per la sua fede senza eguali, per la sua idea portata fino alla morte, ma a volte, proprio per difendere queste peculiarità, cade nella violenza più becera. Se poi viene aizzato da "eroi" che senza divisa perdono i loro super poteri e la loro baldanza, si arriva a quello che la casta vuole far credere. Ovvero che il tifoso ultras è un losco figuro capace solo di gesti violenti e un pericolo x la società.
E' un assurdo logico. Il burattinaio tira i fili a proprio piacimento, il burattino in divisa si muove di conseguenza contro l'altro burattino che si difende e passa dalla parte del torto. Il teatrino di questa bella storia sono i giornali e le televisioni(il cui proprietario, guarda caso, è il burattinaio).
Se poi si vuole fare anche i dotti e i filosofi, la violenza usata come arma di difesa, è insita nella natura di ogni animale che vuole difendere se stesso o il prioprio possesso ed è presente in ogni piega della storia dell'uomo, da quello preistorico che si difendeva dai predatori animali o che difendeva il proprio villaggio, alle rivoluzioni dei popoli oppressi dalla tirannia, ai giorni nostri con i partigiani(che della violenza hanno abusato ma sono passati come eroi). E' una violenza innata di chi vede limitata la propria incolumità e la propria liberta. In teoria si chiama: legittima difesa...
Se l'italiano, che è un popolo che scritto pagine importanti della storia, oltre ad aver regalato menti eccelse e personaggi di grande valore, riuscirà a coagularsi ed organizzarsi per scrivere altrettante pagine, per la casta e per il suo braccio armato prevedo giorni difficili.
Il seme dell'odio e delle violenza è stato lanciato su un terreno assai fertile e per ora viene annaffiato abbondantemente ogni giorno con episodi di ogni genere, dalla politica corrotta, alle multinazionali affamatrici, alle banche usuraie, alle leggi anticostituzionali(TDF) alle violenze gratuite del braccio armato in divisa. Il vento di protesta si alza dagli stadi, ma l'ultras è anche cittadino, operaio, impiegato... Riuscirà il vento della casta a portare via questo seme da questo fertile terreno? La rivoluzione è come il vento... quanto parte aggira gli ostacoli e non la si ferma più...
SOLIDARIETA' AGLI ULTRAS SASSARESI
Sono in arrivo sanzioni drastiche: porte chiuse? Più probabile il divieto di seguire la squadra in trasferta nell’intera isola, per tutti i tifosi rossoblù, anche quelli che con la violenza non c’entrano. La maggioranza. Domenica sulle trivune dello stadio di Muravera c’erano un centinaio di sassaresi. I tifosi veri, quelli con la sciarpa del colore della squadra del cuore, pacificamente mischiati ai sostenitori dei padroni di casa. L’altra metà su un lato delle tribune, a infangare con il loro comportamento i centosette anni di storia della squadra con bottiglie riempite di urina, lattine e altri oggetti lanciati contro un guardalinee. In più, le offese razzistiche contro Lulù Oliveira, campione senza confini già <
SUDDITI
Siamo stufi, arcistufi, di questo Stato di polizia. Che non è quello delle intercettazioni telefoniche, come pretende Berlusconi che ha la coscienza sporchissima, che sono perfettamente legittime quando autorizzate dalla Magistratura, ma quello dove le libertà più elementari sono osteggiate, conculcate, vietate, proibite, scomunicate, tranne quella economica anche quando passa sul massacro della popolazione (è “la libera intrapresa” a creare la disoccupazione, oh yes, ma questo ve lo spiegherò in un’altra occasione) e, ovviamente, quelle del Cavaliere che può corrompere testimoni in giudizio, pagare mazzette ai finanzieri, consumare colossali evasioni fiscali, avere decine di società “off shore”, precostituirsi “fondi neri” impunemente perché, attraverso i suoi scherani, si fa cucire leggi su misura che lo tengono fuori dai processi. Geografia delle sciocchezze NON BASTASSERO già le leggi nazionali, dove sono sempre più feroci i limiti imposti al consumo di alcol, al fumo, non solo a tutela dei soggetti passivi ma anche di quelli attivi, alla prostituzione (da strada naturalmente, quella delle escort e soprattutto dei loro importanti clienti è immune),ora,dopo un'altrodemenziale decreto delministro Maroni, ci si sono messi anche i sindaci, in particolare leghisti, ma non solo, a imporre i divieti più grotteschi e assurdi. A Verona è proibito sbocconcellare un panino in strada, consumare alcool fuori dai bar, bagnarsi nelle fontane,girare a torso nudo (il Mullah Omar era più permissivo). A Vicenza ci sono multe salatissime (500 euro) “per camper e roulotte che trasformano la sosta in un bivacco”. A Novara sono vietate le passeggiate notturne nei parchi se si è più di due (durante il fascismo ci volevano almeno cinque persone per considerarle “radunata sediziosa”). A Eraclea (Sicilia) è proibito ai bambini costruire castelli di sabbia in riva al mare. A Firenze, a Venezia, a Trento e in altre città è vietato chiedere l’elemosina, cosa che non si era mai vista prima (nemmeno nei“secolibui”del Medioevo, anzi, tantomeno nel Medioevo in cui si riteneva che il mendico, come il matto, avesse, per dei suoi misteriosi canali, un rapporto privilegiato con Dio) in nessuna società del mondo, eccezion fatta per l’Unione Sovietica. Adesso, sempre per iniziativa del solerte Maroni,è arrivata anche la “tessera del tifoso”.È intollerabile che uno per andare a vedere una partita di calcio debba chiedere la patente alla società. Una schedatura mascherata, socialmente razzista perché imposta solo ai tifosi che vanno nel “settore ospiti”, cioè dietro le porte e nelle curve, mentre chi può pagarsi i“distinti” non subisce questa gogna. In realtà questa misura illiberale va nel segno di una tendenza in atto da molti anni: eliminare via via il calcio da stadio a favore di quello televisivo e degli affaridi Sky,Mediaset e compagnia cantante (con corollario di moviola, labiali, giocatori scoperti in flagranti e sacrosante bestemmie – robb de matt – e, da quest’anno, anche la profanazione del tempio sacro dello spogliatoio). Ma chi conosce anche solo un poco il“frubal”, come lo chiamava Gioann Brera ai tempi belli in cui tutte queste stronzate non esistevano, sa che fra il calcio visto allo stadio e quello visto in casa, in pantofole, fra una telefonata e l’altra e magari sbaciucchiandosi con la fidanzata (orrore degli orrori, il calcio è un rito che vuole una concentrazione esclusiva, non sono mai andato allo stadio con una ragazza e fra Naomi e Ruud Van Nistelrooy – doppietta allo Shalke 04 per inciso – non ho dubbi) non corre alcuna parentela. Per vivere davvero la partita, per capirla, bisogna essere allo stadio, vedere tutto il campo (ci sono centrocampisti che,se guardi la partita in Tv,sembrano aver giocato male perché han toccato pochi palloni e invece hanno giocato benissimo, di posizione) e non solo quello che garba al cameraman. Dal 1983 – introduzione del terzo straniero – il calcio da stadio ha perso il 40% deglis pettatori.Quest’anno gli abbonamenti sono ulteriormente crollati del 20%.Molti tifosi hanno solidarizzato con gli ultras in rivolta e non l’hanno rinnovato.E poi ci sono le ragioni, così efficacemente spiegate da Roberto Stracca in un servizio sul Corriere (26/8) e che hanno tutte la stessa origine: scoraggiare la gente dall’andare allo stadio. “Anche chi non è ultrà–scrive Stracca – e non ha mai pensato di esserlo, dopo biglietti nominali, necessità di un documento per un bambino di 8 anni, odissee fantozziane nella burocrazia più ottusa per una partita di pallone, non ne ha potuto più e ha finito per dire addio allo stadio e aderire alla sempre più ricca offerta televisiva”. Maroni, contestato violentemente da 500 ultras bergamaschi alla Festa della Lega ad Alzano Lombardo, ha detto: “Dicono di essere dei tifosi, ma non lo sono. Sono dei violenti”.E invece gli ultras sono gli ultimi, veri, amanti del calcio. Qualche anno fa, in una domenica canicolare e patibolare di giugno, i demonizzatissimi ultras in rappresentanza di 78 società, di A, di B, di C e delle serie minori, diedero vita a Porta Romana, a Milano,davanti alla sede della Figc,a una civilissima manifestazione al grido di “Ridateci il calcio di una volta!” (cioè: numeri dall’uno all’undici, arbitro in giacchetta nera, pochi stranieri, riscoperta dei vivai e, soprattutto, basta con l’enfiagione economica che ha distrutto tutti i valori mitici, rituali, simbolici, identitari, che ne hanno fatto la fortuna per un secolo ,a favore del business e che finirà, prima o poi, per farlo scoppiare come la rana di Esopo). La notizia – mi pareva una notizia – passò sotto silenzio. Persino la Gazzetta dello Sport dedicò all’avvenimento un box di poche righe. Non bisognava disturbare il manovratore. Cioè gli affari. Due parole sulla “violenza” AD ALZANO Maroni ha detto anche: “Io con i violenti non parlo”. E allora il primo cui non dovrebbe rivolgere la parola è Umberto Bossi, il suo Capo. L’ineffabile Maroni si è dimenticato che il leader del Carroccio, agli albori della Lega, dichiarò: “Ho trecentomila leghisti pronti a estrarre la pistola dalla fondina” (in realtà quelli, dalla fondina, possono estrarre al massimo il loro cellulare), e in seguito: “andremo a prendere i fascisti uno a uno, casa per casa”, e ancora, a proposito dei magistrati, “bastano delle pallottole e una pallottola costa solo 300 lire”, e di recente ha parlato di fucili e altre armi se non gli concedevano non mi ricordo che cosa, parole che dette da un esponente del Governo, sono ben più gravi delle quattro macchine date alle fiamme durante la contestazione di Bergamo. Io sto con gli ultras. Anche quelli violenti di Bergamo. Perché mi paiono gli unici ad aver voglia ed energia di rivolta in un Paese in cui i cittadini si fan passare sopra ogni sorta di abusi, di soprusi e di autentiche violenze sempre chinando la testa. Sudditi. Nient’altro che sudditi.
01 settembre 2010
BEHA CONTRO LA TESSERA
Non è stata una domenica maledetta (escludendo ogni riferimento personale trattato a latere che pure a che fare con il tifo –politico- e con le tessere…) se si pensa alla preoccupazione con cui questo campionato "spezzatino" cominciava. La tessera del tifoso è diventata una specie di questione nazionale, dal punto di vista dell'ordine pubblico, dell'animus del tifoso, dell'idea di calcio che si ha in questo Paese ecc. Ieri mattina ascoltavo a "Radio 24" il sottosegretario Mantovano che la difendeva a spada tratta: qualcosa bisognava pur fare, di fronte al teppismo dilagante, nevvero?
Anche perché, spiegava l'istituzionale di governo, il Parlamento non legifera in proporzione alla gravità della situazione e i giudici (pardon, il "piano giurisprudenziale"…) non funzionano come dovrebbero. Quindi viva la tessera, e le banche per le quali passare per ottenerla.
Tutto bene, per carità: gli ultras ne fanno spesso di tutti i colori e sembrano operare al meglio per giustificare Maroni e le tessere aggredendolo come in un film western.Terrorismo contro sicurezza sub specie calcistica,nessuna novità…Il punto, come ho ricordato in radio a Mantovano è che:
1) Dunque la tessera del tifoso, sconosciuta agli altri Paesi europei perlomeno in questa forma schedatoria, dovrebbe mettere una toppa al potere legislativo e a quello giudiziario? Fischia!, se siamo messi così.
2) Il modo in cui se ne parla dimentica completamente la natura emotiva del tifo-che è il suo bello e purtroppo spesso il suo brutto- per trattare lo stadio da banca e il tifoso da cliente. C'è un marchiano errore o un "falso ideologico" alla radice di questo "equivoco". Che in quanto tale, ovviamente non risolverà il problema.
3) A proposito dell'efficienza delle misure e della tessera, Mantovano ha radiofonicamente abbozzato quando gli ho domandato: e se un ultrà va in tribuna e fa un casino, giacché le tessere sono roba da curve? E ancora: visti ritardi e inadempienze dei club, troppo occupati nelle loro bancarotte e/o nelle loro campagne di calcio-mercato, la prima giornata prevedeva come sufficiente la sola richiesta da parte del tifoso della tessera succitata e non il suo conseguimento, appunto per la fretta (eppure se ne parla da un anno). Ma la richiesta non era stata pensata per essere accettata, se l'individuo era a posto,o rifiutata, se trattavasi di un teppista mascherato da civile con mille Daspo alle spalle? Dunque può essere tranquillamente entrato uno che ha richiesto una tessera che non gli dovrebbe essere concessa ?Non siamo al ludibrio della ragione, mentre la politica sportiva e la politica tout court spacciano l'iniziativa come un toccasana invece che pensare a rifondare un settore in crisi politicissima, economica, culturale e pedagogica (sforna bambini "a rischio" per colpa dei padri)?
4) Ma non sono la maggioranza i tifosi "normali"? E non hanno diritto a non essere "schedati"? Davvero in vent'anni di nequizie la tessera del tifoso per di più in questo modo era il meglio che venisse in mente?
5) La tessera, lo dice il tifoso stesso, serve per lo stadio. Non va confusa con la "card" per il calcio in tv a pagamento, quella è la tessera del consumatore televisivo…Ma lo stadio è vecchio per costituzione, in Italia, lo dicono gli stessi che li hanno fatti costruire così 20 anni fa per i Mondiali del '90: dunque, rifacciamoli o costruiamone di nuovi. Perché? Per far star meglio il tifoso con la tessera e con la famigliola, oppure per far star meglio i costruttori con la tessera della lobby del calcio o gli amministratori pubblici con la loro tessera sì, ma di partito? Magari per una bella insalatona russa del piano regolatore, spesso nel silenzio di una stampa che tra la tessera del partito e quella dello stadio resta sempre incerta, come l'asino di Buridano, per poi incamerarle entrambe e sopravvivere alla grande alla faccia del summenzionato quadrupede?
Ho trascurato il campo: la Roma, che pure ha una buona squadra. Forse non decolla in attesa di sapere se l'emiro di Abu Dabi al 5% di Unicredit se la compra trattando con Alemanno e Monsignor Bertone. Anche la Lazio è partita male, ma potrebbe avere quest'anno una squadra vera. La Juventus è un cantiere senza le condizioni elementari di sicurezza (in difesa). Vedremo tra un mese. L'Inter ha la spada di Damocle di non poter fare meglio dell'anno scorso,e quindi forse già ne soffre. Ripetersi è più difficile, si dice giustamente, ma qui dovrebbe rifare il "triplete" e non mi sembra aria. Il Milan è in piena campagna ma elettorale, e forse non ha finito con Ibra, il mostro dalle sette Giocate. Berlusconi, un miglio avanti a tutti, avrà fatto un focus e si sarà regolato di conseguenza dopo qualche anno di disimpegno. La Fiorentina "salva i bambini" sulle maglie e ciò è meritorio, mentre i Della Valle bros. non dormono la notte pensando a come far cassa, con giocatori, Cittadelle, negozi ecc. Se non rinsaviscono tra un po' sulle maglie avranno "Save The Fiore". Da un anno aspetto repliche alle domande che ho posto a Diego qui. Gliele riporrò, giacché non ha mantenuto la promessa di una "celere risposta". Mihajlovic è un guerriero di campo, e farà bene, appena non subirà gol fantasma. E quindi siamo agli arbitri, come l'anno scorso, come sempre. Mi piacerebbe parlarne in tv, ma evidentemente non si può…
RISSA A CASALE
Spedizione punitiva a poco più di 24 ore dalla maxirissa di ieri in piazza Venezia. Intorno alle 21 un gruppo di stranieri ha raggiunto la zona di Sant'Anna, vicina allo stadio, dove si ritrovano spesso gli ultras del Casale, per 'vendicare' quanto accaduto lunedì. Quando alcuni ultras (ma i fatti non hanno - a quanto si apprende - nessun riferimento nemmeno marginale con vicende calcistiche) avevano raggiunto un bar di piazza Venezia per 'regolare qualche conto' con un giovane marocchino, forse in seguito ad un diverbio avuto in occasione di una festa.
Ieri sera la reazione è stata pesante: sono volati calci, pugni, un giovane sarebbe stato colpito da una bottiglia alla testa. Sono arrivati i Carabinieri, la Polizia e diverse ambulanze: la strada è stata chiusa al traffico, la tensione è rimasta alta. Poco più tardi sarebbe stata intercettata un'auto al Valentino, a bordo i presunti aggressori.
Ci sono dei feriti, a quanto pare fortunatamente non gravi, le indagini proseguono nella notte. Le forze dell'ordine avrebbero fermato diverse persone: si parla di sei-sette arresti e di almeno altrettante denunce
MERCI DAVID
Dopo 10 anni le nostre strade si dividono: Tu, attaccante con l’istinto del gol, e Noi, tifosi e ultras bianconeri, percorreremo sentieri diversi. Hanno detto che è finita una storia d’amore. Hanno detto. E allora Noi, “innamorati” della Tua classe e del Tuo stile, vogliamo dirti GRAZIE. E vogliamo farlo, ancora per una volta, in campo.. nel nostro stadio.. vogliamo poterlo fare di persona. Vogliamo dirti grazie per il primo gol realizzato alla Juve, per il 171° e per tutti quelli in mezzo. Ma non solo.. Grazie per tutte le reti che hai fatto gonfiare, per i portieri battuti, per le aree di rigore che hai presidiato, per gli scatti, l’istinto, la Tua voglia di gol. Grazie per aver superato Michel Platini e John Charles e per esserti guadagnato quel primo posto tra i cannonieri stranieri che hanno vestito la Maglia della Juve. Grazie per i gol all’Inter, al Real Madrid, nei derby e in tutte quelle partite che contavano tanto per Noi, grazie per esserci stato e per averle onorate con successo. Grazie per quel saluto che da parte Tua non è mai mancato, per aver sempre risposto ai Nostri Cori, per aver sentito la Nostra Passione quando tutti insieme abbiamo urlato al cielo “Quando gioca segna sempre Trezeguet”. Grazie per aver condiviso un anno di serie B, per non essere scappato come han fatto in tanti ma per aver deciso di lottare insieme a Noi per riportarci, anche grazie ai Tuoi 15 gol, nella serie che ci spetta. Grazie per non averci tradito nel momento più delicato. Un Campione si vede soprattutto quando le scelte vengono dettate dal cuore, e non dalla carriera. Grazie per un’immagine su tutte: maggio 2005, stadio di San Siro, gol di testa su cross di Del Piero in rovesciata che ci regala lo scudetto. Un’emozione unica. Anzi, anche un’altra immagine: 5 maggio 2002, Udine, un Tuo gol dopo un minuto e mezzo di quella che sarebbe stata una giornata indimenticabile. E per tutte le altre immagini che ci hanno reso orgogliosi di essere bianconeri. Grazie, David, grazie per il Tuo entusiasmo, per la Tua voglia di giocare, grazie perchè non hai un’esultanza rituale, tipica, perchè Tu, dopo un gol, semplicemente ridi. E Noi abbiamo sempre riso -tanto- insieme a Te.
Non ti dimenticheremo, David, sarai sempre lì, tra quella manciata di nomi, volti, cuori che hanno reso la Juventus non una semplice squadra, ma una leggenda del calcio. Ora ti aspetta una nuova avventura, ma vogliamo che il nostro GRAZIE sia con Te ogni giorno. Per questo, desideriamo donarti una targa e le Nostre sciarpe, simbolo del Nostro tifo, che ti possano ricordare sempre il coro che abbiamo cantato per Te in questi 10 anni. E che ha cantato anche Tua Mamma, che vorremmo rivedere con te, ancora per una volta, pronta a festeggiarti come ha fatto, per 10 anni in casa e in trasferta, come il migliore degli ultras…sempre li’ a tua difesa.. a tuo sostegno.. come noi.. e con noi..
Ti aspettiamo. Anzi Vi aspettiamo e presto. Cosi’ da poterti dire tutto questo di persona a nostro modo.. Noi che ti abbiamo sempre seguito in tutti gli stadi d’Italia, d’Europa.. e anche del mondo.. Noi che c’eravamo.. dovunque tu giocavi con la nostra maglia.. Anche per quelli che non potevano esserci.
Merci David!
Orgogliogobbo
Curva Nord Juve
Bravi Ragazzi Juve Curva Sud
CAIRO VATTENE VIA
LA PIU' FORTE SQUADRA DI SEMPRE - Cairo tornato al campo dopo un lungo periodo di assenza per presentare gli ultimi nuovi acquisti (Rubinho, De Feudis e Scaglia) ha replicato criticando chi lo contesta. "Da giugno a oggi, le ambizioni non sono cambiate - ha detto -. Se guardo la rosa che abbiamo, ruolo per ruolo, è la più forte squadra che ho avuto da quando sono presidente. Un organico così non l'ho mai avuto, nè in B, nè in A. Gli obiettivi (la promozione, ndr) quindi sono totalmente riconfermati".
BISOGNA AVERE PAZIENZA - "Lo dico perché ci credo - ha proseguito Cairo -. Chiedo la serie A, ma allo stesso tempo è giusto oggi avere pazienza, affinché la squadra inizi a girare. Certo, il campionato è lungo e difficile e non siamo soli: Atalanta e Siena sono molto forti, poi ci sono anche Sassuolo, Livorno e magari qualche outsider. Comunque, conta ciò che faremo da oggi in poi, non quello che è stato finora".
CHI TIRA LE BOMBE NON CI RAPPRESENTA - Il clima certo non aiuta e Cairo lo sa: "Sono dispiaciuto se ci sono dei tifosi scontenti - commenta -, ma non so se chi butta le bombe rappresenta il popolo del Toro. E' una cosa incivile, che non sta nè in cielo nè in terra. Se ci sono risultati che non arrivano, si lavora per migliorarli. Per questo motivo non ho venduto, come promesso, i giocatori migliori: per Bianchi e Ogbonna ho rifiutato offerte anche molto rilevanti in questi ultimi giorni di mercato".
SE NON CI FOSSE IO IL TORO FALLIREBBE - Il presidente tiene poi a precisare il suo impegno economico nella società. "A febbraio ho messo in vendita la società, - ha detto - ma non ho avuto manifestazioni di interesse. Mi si accusa di non mettere soldi miei? Per fare andare avanti il Toro in questa stagione, sborserò di tasca mia 14,8 milioni di euro, 1,25 milioni al mese, cifra che si aggiunge ai ricavi che realizziamo. Se non lo facessi, il Toro dove andrebbe a finire? Non mi sono disamorato, anzi sono impegnato come e più di prima".
A CITTADELLA SENZA CATTIVERIA - Il direttore sportivo, Gianluca Petrachi, ha riportato l'obiettivo sul campo. "A Cittadella - ha sottolineato - non ho visto lo spirito di un anno fa, mancava cattiveria. E' vero che siamo in ritardo rispetto alle concorrenti: ora però dobbiamo diventare una squadra e vincere anche senza essere belli".
QUASI PEGGIO DEL SILP-CGIL
Il SIULP esprime la totale solidarietà al Ministro Maroni e alla Questura di Bergamo per l’atto eversivo di cui sono stati oggetto ad opera di un gruppo di teppisti che nulla hanno a che fare con il calcio e con lo spirito sportivo che dovrebbe accompagnare ogni persona che si affaccia allo sport.
Ad affermarlo Felice Romano, Segretario Generale del SIULP che, nell’esprimere un grazie e un grande plauso al Ministro Maroni e ai colleghi della Questura di Bergamo e di tutte le altre Forze di polizia che sono stati pronti a respingere, contenendo al massimo i danni che poteva provocare, il vile e deprecabile attacco eversivo da parte di un gruppo di delinquenti camuffati da tifosi, sottolinea come sia ormai evidente la questione del falso tifo e di una regia, ancora ignota, che nulla ha a che fare con lo sport e con il calcio, che sta manipolando alcune tifoserie per scopi evidentemente eversivi.
Da tempo il SIULP denuncia il pericolo della politicizzazione estrema delle tifoserie e il rischio delle derive violente che da questo processo possono scaturire.
Così come il pericolo che, si auspica inconsapevolmente, alcune coperture politiche, di cui godono le tifoserie, possano ingenerare l’erronea convinzione in questi elementi eversivi che si annidano nelle tifoserie, tipo quella che si è dichiarata ieri sera con un vero e proprio attacco premeditato di guerriglia urbana in una condizione in cui non vi era alcuna necessità di dare sfogo alla violenza così becera, di essere immuni e di poter organizzare qualsiasi disordine.
Infatti, che l’attacco fosse premeditato lo dimostra il rifiuto di questi soggetti ad incontrare il Ministro Maroni, che sicuramente avrebbe incontrato una delegazione per ascoltare le ragioni del loro rifiuto della tessera del tifoso, preferendo l’azione violenta e sovversiva al dialogo e al confronto.
Mi auguro, continua Romano, che quanto accaduto ieri sera provochi una maggiore attenzione alle denunce fatte dal SIULP e alle indagini svolte dai colleghi, che dimostrano la deriva che si sta verificando in alcune frange delle tifoserie.
In tal senso, conclude il sindacalista, pur consapevole dei grandissimi interessi che si muovono intorno al mondo del calcio che, però, devono essere sempre subordinati al diritto alla sicurezza a vivere gli stadi in modo conviviale e pacifico, ribadisce pieno sostegno, dei poliziotti e del SIULP, all’iniziativa del Ministro e del Dipartimento della P.S. nell’introduzione della tessera del tifoso e a tutte le iniziative di prevenzione che riportano negli stadi i veri tifosi e le famiglie allontanando, invece, i facinorosi e gli eversivi.
i lanci di agenzia
TESSERA TIFOSO: SIULP, REGIA MANIPOLA TIFOSI PER EVERSIONE
(ANSA) - ''Gratitudine'' e ''totale solidarieta' al ministro Maroni e alla Questura di Bergamo'' vengono espresse dal sindacato di polizia Siulp ''per l'atto eversivo di cui sono stati oggetto da parte di un gruppo di teppisti che nulla hanno a che fare con il calcio e con lo spirito sportivo''. Secondo Felice Romano, segretario generale del Siulp, ''e' ormai evidente la questione del falso tifo e di una regia, ancora ignota, che sta manipolando alcune tifoserie per scopi evidentemente eversivi. Da tempo il Siulp - continua Romano - denuncia il pericolo della politicizzazione estrema delle tifoserie e il rischio delle derive violente che da questo processo possono scaturire. Cosi' come il pericolo che, si auspica inconsapevolmente, alcune coperture politiche, di cui godono le tifoserie, possano ingenerare l'erronea convinzione in questi elementi eversivi che si annidano nelle tifoserie, tipo quella che si e' dichiarata ieri sera con un vero e proprio attacco premeditato di guerriglia urbana''. Il segretario del sindacato di polizia ribadisce infine ''pieno sostegno, dei poliziotti e del Siulp, all'iniziativa del ministro Maroni e del Dipartimento della ps nell'introduzione della tessera del tifoso e a tutte le iniziative di prevenzione che riportano negli stadi i veri tifosi e le famiglie allontanando, invece, i facinorosi e gli eversivi''.
VANDALISMO
«Tanti, per una società come la nostra che non dispone di molte risorse e fa fatica a trovare nuovi sponsor, anche a causa della crisi che ha colpito l’economia locale”, dicono i responsabili della squadra presieduta da Maurizio Biraghi, anche lui fra i primi ad accorrere allo stadio dopo l’ennesimo atto vandalico. Al danno materiale i vandali hanno voluto aggiungere insulti e sconcezze. Scritte oscene e simboli fallici disegnati con le bombolette spray sui muri della segreteria e degli spogliatoi hanno accolto i giovani calciatori che, proprio lunedì alle 18, si sono recati allo stadio di viale Sforza per effettuare gli allenamenti. La scena era desolante. I trofei conquistati dalla squadra abbiatense risultavano sfregiati da scritte nere e così pure i frigoriferi del bar. Ma i vandali si sono spinti fino agli spogliatoi. Qui hanno sfogato la loro violenza sfondando a calci gli armadietti dove vengono riposte tute e magliette. I vandali hanno sfondato anche la serranda del bar in cima agli spalti e hanno strappato i fili del telefono. Il danno più rilevante riguarda però le tute che erano state consegnate nei giorni scorsi alla squadra. “Si tratta di tute nuove di zecca che vengono utilizzate in occasioni di rappresentanza - dice uno degli amministratori dell’Asd Abbiategrasso -. Non recavano nessun simbolo della nostra squadra e perciò potranno essere rivendute più facilmente dai ladri».
I vandali hanno potuto agire completamente indisturbati. Sono riusciti anche a eludere anche il sistema di allarme, che è collegato con la caserma dei carabinieri di Abbiategrasso. Il sospetto è che i vandali sappiano esattamente a che ora il sistema di allarme entri in attività. Non è la prima volta che l’Asd Abbiategrasso subisce un danno del genere. Gli assalti si susseguono ormai a scadenze ravvicinate. L’ultimo risale alla fine del recente campionato di calcio. Ma prima di allora i vandali erano penetrati nella sede dell’Asd Abbiategrasso un’altra volta, a dicembre.
di Michele Azzimonti
E' ARRIVATO
L'amore per la città, il no di Roma alle ronde. E poi la sicurezza negli stadi come una delle priorità per far tornare genitori e bimbi in passeggino a vedere lo sport. "Per questo contro i tifosi violenti sarà tolleranza zero, li troveremo uno ad uno ci volessero anche cinque anni". Alle 8,30 ha già fatto il primo check della giornata: la cara vecchia sala operativa, poi la "Mobile". La notte è ok, si riparte con i servizi programmati e le indagini in corso. Sorride soprattutto con gli occhi, Francesco Tagliente, dallo scorso 22 luglio nuovo questore di Roma. Una che la città la conosce come le sue tasche, tant'è che ha passato le vacanze tra via di San Vitale e tutti i commissariati: da Civitavecchia ad Anzio, sino a Colleferro, "dove ho incontrato tutti gli operatori per salutarli e per dirgli quali sono le strategie".
Già le strategie per affrontare microcriminalità e criminalità organizzata, delinquenza da strada e holding della malavita, pressioni della politica nazionale e locale. Chi si mette le stellette nella Capitale ha più oneri che onori, soprattutto in un momento storico in cui la sicurezza è una priorità costruita su realtà e percezione. A poco più di un mese dall'insediamento, Francesco Tagliente apre le porte della stanza dei bottoni della Questura di Roma per una chiacchierata-intervista in esclusiva per Affaritaliani.
Confessa off the record che Tor Bella Monaca è un quartiere dove prima del problema urbanistico lo Stato deve recuperare la sua presenza. E allora deve tornare il commissariato che invece è sulla Casilina e "senza neanche l'insegna" e prepara l'avvicendamento del dirigente per dare nuovo smalto all'azione e alla legalità
VIS PESARO-ANCONA
È la prima uscita ufficiale della formazione di mister Lelli. In senso più generale del calcio anconetano dopo la travagliata, quanto amara, estate vissuta. Ecco perché c’è curiosità di contare le presenze sugli spalti per avere una prima idea di che tipo di supporto la squadra biancorossa riceverà dai propri supporter. Parlare d’invasione potrebbe sembrare eccessivo, ma di sicuro al «Benelli» saliranno 500 anconetani. Un numero che però è destinato a crescere. C’è voglia di campo e di affrettare i tempi della risalita nel calcio che conta. Ma questo comporta una serie di problematiche di carattere logistico.
Soltanto oggi la Vis Pesaro saprà per quanti posti il proprio stadio verrà omologato dalla commissione di vigilanza cittadina. Se arrivasse l’ok per tutti i duemila e 900 posti, la società pesarese potrebbe mettere a disposizione dell’Ancona 1905 l’intero settore ospiti (700 posti). Che potrebbe essere completamente riempito. Il secondo aspetto non secondario è quello legato alla prevendita. Nei giorni scorsi sono stati intensi i contatti tra i due club. Il presidente Marinelli ha proposto l’attivazione della prevendita in tre esercizi commerciali della città.
La Vis ha avanzato invece l’ipotesi di una prelazione con acquisto del biglietto al Benelli. In realtà la società pesarese è frenata proprio dalla decisione della commissione di vigilanza. Quindi soltanto oggi o al massimo domani, la Vis comunicherà all’Ancona 1905 modi e tempi per l’acquisto dei tagliandi. Il tutto nell’ottica di evitare disorganizzazioni, problemi di ordine pubblico o resse al botteghino.
Intanto ieri sera al vecchio Dorico l’associazione «Sosteniamolancona» ha presentato da parte dei suoi 700 soci la lettera d’intenti firmata dal presidente Andrea Marinelli e che apre le porte dell’azionariato popolare appena l’Ancona 1905 tornerà tra i professionisti con modifica della ragione sociale in spa. Ma l’associazione ha illustrato anche altri progetti in cantiere, raccogliendo nuove adesioni. Diversi coloro che hanno anche sottoscritto l’abbonamento alla formazione biancorossa presente con una delegazione per portare un saluto a quello che sarà il proprio pubblico.Gli abbonamenti, per ora, sono attorno ai 550. Mentre le adesioni all’associazione «Sosteniamolancona» sono arrivate a quota 100.
Andrea Fiano
ALLA LARGA
Premeditazione - I 44 denunciati sono coloro che hanno partecipato alla manifestazione (non autorizzata) contro Maroni e la tessera del tifoso. Capi ultrà dell’Atalanta e tifosi più sfegatati, riconosciuti perché stavano in prima linea, a volto scoperto, ma non responsabili dell’assalto con bombe carta. I veri teppisti, qualche decina, si sono nascosti in fondo al gruppo, con i volti nascosti sotto le sciarpe, e hanno preso di sorpresa non soltanto le forze dell’ordine, ma anche chi stava tenendo rapporti con la Digos e l’assessore regionale Daniele Belotti per incontrare il ministro.
Sembra certo che la maggior parte dei tifosi presenti non fosse a conoscenza delle reali intenzioni delle «teste calde». La situazione è sfuggita di mano, tanto è vero che dentro la curva atalantina molti hanno preso le distanze e chiedono di far pulizia. Secondo il codice ultrà, però. Chi era ad Alzano sa chi ha lanciato le bombe carta, ma non ci saranno «infamate».
Toccherà, invece, alla Digos cercare di risalire ai teppisti attraverso i filmati, e non sembra facile.
Daspo preventivo - Federico Riva è l’avvocato di molti ultrà e spiega che, finora, «una decina di persone, su 44, ha ricevuto l’avviso di garanzia per radunata sediziosa e la metà è composta da incensurati. Il primo Daspo arrivato è di tre anni senza obbligo di firma, ma in tutto saranno 30-35, perché gli altri lo stanno già scontando». Sono atalantini, nessun infiltrato di altre tifoserie. Ci si chiede come mai sia scattato il Daspo, visto che le violenze non sono avvenute allo stadio. Semplice: non è il Daspo classico, emesso dal questore o dal giudice dopo una condanna per reati commessi a una manifestazione sportiva, ma quello preventivo, «disposto nei confronti di chi, sulla base di elementi oggettivi, risulta avere una condotta violenta o tale da porre in pericolo la sicurezza pubblica».
Associazione per delinquere - Troppo poco? «Non mettiamo limiti alla Provvidenza - dice il sostituto procuratore Carmen Pugliese, che si occupa del caso -. Purtroppo, non sempre ci sono prove per avere capi d’imputazione più penalmente rilevanti della radunata sediziosa, del lancio di oggetti o della resistenza a pubblico ufficiale, che magari portino alla detenzione.
Gli ultrà non sono terroristi, ma sono ben organizzati. Hanno coraggio, se non addirittura spessore criminale. L’associazione per delinquere? Ci si potrebbe arrivare». «In passato - precisa però l’avvocato Riva - soltanto alcuni tifosi del Verona sono stati condannati per questo reato». «Per troppo tempo c’è stato un atteggiamento di tolleranza sbagliato verso i violenti, anche da parte di esponenti politici - spiega il procuratore capo del Tribunale di Bergamo, Adriano Galizzi -. Mi fa piacere che qualcuno abbia fatto mea culpa», e il riferimento è al leghista Belotti, che lascia la curva dopo 35 anni. Poi la stoccata ad Antonio Percassi, che alla Festa della Dea salì sul palco con il capo ultrà Claudio «Bocia» Galimberti: «I presidenti dovrebbero tenere le distanze da certi personaggi».
DIAMOCI ALL'HOCKEY
ALLARME ULTRA'
TORINO
Il botto, alla fine, è arrivato. Peccato fosse quello della bomba carta fatta esplodere dai tifosi granata, davanti alla sede in affitto del Torino Fc, nella lunga notte dell'ultimo giorno di mercato. Un gesto dimostrativo, che non ha creato danni, accompagnato dalla scritta «Game over» tracciata sul marciapiede di via Arcivescovado.
Il gioco è finito, questo il sinistro messaggio per Urbano Cairo: significa che la curva è pronta a contestarlo ancora più duramente. D'altra parte, l'idillio si è da tempo trasformato in aperta ostilità, e il dissenso ha già partorito eccessi preoccupanti. Ieri pomeriggio una trentina di ultrà si è presentata alla Sisport con lo striscione «Cairo vattene», facendo esplodere due petardi durante l'allenamento ed accendendo un fumogeno sugli spalti. Un antipasto di quello che accadrà sabato sera all'Olimpico con il Crotone.
I cori e gli striscioni contro Cairo non mancheranno, ma le forze dell'ordine sono già in preallarme per possibili derive violente.
Gli ultrà granata negli anni sono stati capaci di gesti eclatanti: dalle undici croci piantate in campo ad Orbassano nella primavera del 1996 (presidenza Calleri) al letame gettato nella sede del club (febbraio 2003, Cimminelli patron), passando per la sospensione della partita Toro-Milan di sette anni fa (5 turni di squalifica al Delle Alpi) fino alla rivolta contro Giovannone e Padovano all'hotel Campanile (agosto 2005) che spianò la strada all'arrivo di Cairo. Ora il vento è cambiato: gli ultrà lo scorso dicembre fecero tremare la Sisport a colpi di bombe carta (alla presentazione di Petrachi) e poi alla Befana diedero la caccia a Di Michele e soci al ristorante Cavalieri. Adesso la curva granata è in fibrillazione: lo scoppio della bomba carta, registrato intorno alle 23,30 di lunedì, è stato come una sorta di avviso. I carabinieri hanno avviato le indagini per risalire ai responsabili dell'atto vandalico, ma al momento non ci sono denunce e neanche immagini delle telecamere per risalire agli autori del gesto.
Con gli uomini dell'Arma indagano anche i poliziotti della Digos: nessun dubbio sul fatto che sia opera degli ultrà granata, ma la galassia Maratona negli ultimi tempi è cambiata. Gli antichi gruppi si sono sciolti due stagioni fa per protestare contro la tessera del tifoso ed ora ci sono i «Torino Senza Scorta» a calamitare la curva, anche se è aumentata la presenza di tanti «cani sciolti». Questo è l'elemento che preoccupa di più, anche in vista della presenza del ministro Maroni a Torino domenica 5 alla festa della Lega. Il timore è che si ripetano i fatti di Alzano Lombardo (500 ultrà dell'Atalanta contro la tessera del tifoso) perché la Maratona è già in movimento ed è una delle curve più dichiaratamente ostili al provvedimento del Viminale. Contro Maroni, ma prima contro Cairo: la contestazione torinista si sta facendo sempre più numerosa, rumorosa e colorata.
Alcuni tifosi da qualche settimana sfoggiano in casa e in trasferta sciarpe e bandiere giallonere che richiamano i colori del primo Toro nel 1906. Una protesta simile a quella adottata dai fan del Manchester United contro i padroni americani: andare all'Old Trafford in gialloverde invece che bardati del tradizionale rosso. «In giallonero per un Torino vero», è lo slogan della contestazione civile e pacifica che sta prendendo sempre più piede e può fare più rumore di una bomba carta.
COMUNICATO SMOKED HEADS CAMPOBASSO 1986
Riteniamo infatti che questa ennesima carta, spacciata da Maroni & co. come strumento di fidelizzazione dei tifosi e mezzo per garantire la famosa sicurezza negli stadi, non sia altro che una INUTILE E INGIUSTIFICATA SCHEDATURA DEI TIFOSI. Non c’è bisogno di una tessera per legare i tifosi alla propria squadra e ai propri colori, non c’è bisogno di una tessera per portare le famiglie allo stadio. Non è assolutamente accettabile che si debba richiedere e aspettare il permesso della Questura per abbonarsi e, in generale, per seguire la squadra della propria città!
La Tessera del tifoso è solo l’ennesimo abuso introdotto A DANNO DI TUTTI I TIFOSI per allontanare il popolo dagli stadi e spingere gli ultimi appassionati a sottoscrivere gli abbonamenti sempre più bassi proposti dalle pay-tv, avendo come UNICO SCOPO quello di favorire la gentaglia che specula e si arricchisce grazie al calcio, a danno della sana e genuina passione dei tifosi. Informiamo chi non lo sapesse ancora che, sottoscrivendo la Tessera del tifoso, oltre ad abbonarsi al Campobasso Calcio si diventerà “abbonati”, anche e senza volerlo, a quel sistema di carte di credito e carte acquisti (ad esempio Visa) che sta alla base della Carta del tifoso. Vi informiamo, inoltre, che la tecnologia su cui si basa la Tessera del tifoso (tecnologia R.F.I.D.), attraverso un certo tipo di microchip, permette di rintracciarvi ovunque voi siate, alla faccia, ancora una volta, della privacy e del rispetto delle libertà personali.
È SCANDALOSO CHE TUTTO QUESTO SIA OBBLIGATORIO! È INACCETTABILE ESSERE SCHEDATI SOLO PER SEGUIRE I PROPRI COLORI E LA PROPRIA PASSIONE!
Diciamo NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO, inoltre, a SOSTEGNO di amici e fratelli di curva che, essendo stati in passato DIFFIDATI, non potranno ottenere questa Carta del tifoso e, quindi, non potranno MAI PIU’seguire liberamente la propria squadra. Chi è stato sottoposto a Daspo (comunemente detto “diffida”) non potrà ottenere la Tessera del tifoso, né oggi né fra cento anni.
È semplicemente vergognoso che chi è stato (giustamente o ingiustamente) sottoposto a condanna e ha scontato (purtroppo spessissimo ingiustamente) la sua pena sia definitivamente allontanato dallo stadio, quando invece un qualunque delinquente può oggi uscire dal carcere e tranquillamente recarsi a sottoscrivere la Tessera. In virtù di tutto ciò SIAMO COSTRETTI, per la prima volta in vita nostra, a NON SOTTOSCRIVERE L’ABBONAMENTO al Campobasso Calcio ( appunto perché legato alla Tessera del tifoso). Per le partite IN CASA faremo di volta in volta il biglietto. Per le partite IN TRASFERTA (per le quali non è consentito l’ingresso nei settori ospiti a coloro che non posseggono la Tessera) ci regoleremo di volta in volta come riterremo opportuno, consapevoli delle “loro” continue trappole e dei “loro”sporchi giochi .
Un ultima precisazione. Il nostro NO ALLA TESSERA non vuole assolutamente arrecare danno alla società del Campobasso Calcio, che tra l’altro quest’anno, con la sottoscrizione domenicale dei biglietti, incasserà da Noi abbonati storici e abituali una somma maggiore. La protesta CONTRO LA TESSERA non può e non deve riguardare solo gli Ultras ma TUTTI I TIFOSI, in quanto tutti i tifosi e LIBERI CITTADINI, a causa di questa ingiusta e commerciale schedatura, subiranno un danno alla loro passione e alla loro libertà!
IO NON MI TESSERO!
SMOKED HEADS CAMPOBASSO 1986
31 agosto 2010
GAME OVER
Ieri sera alcuni teppisti hanno fatto esplodere persino una bomba carta di fronte alla sede del club, impegnato nelle ultime trattative di mercato. Sul muro di fronte è apparsa anche una scritta 'Game Over', intimidatoria nei confronti della società. Nel prossimo turno, il Torino ospiterà il Crotone.
ANCORA SU CASALE-PRO PATRIA
Secondo una prima ricostruzione dei fatti, un gruppo composto da una trentina di sostenitori della formazione lombarda ha raggiunto in auto il parcheggio dell’ex Cofi. Dopo aver lasciato i veicoli in sosta, i tifosi a piedi si sono incamminati verso le stadio. Ma giunti nei pressi di salita Sant’Anna si sono incrociati con ultras del Casale che a loro volta si stavano recando alla partita. Sono cominciate le scaramucce, dallo scambio di insulti si è passati allo scontro fisico che i poliziotti addetti all’ordine pubblico sono riusciti ad arginare a fatica frapponendosi fra gli opposti schieramenti. Ad avere la peggio sono stati cinque agenti, quattro della Questura di Alessandria e un sovrintendente capo del Commissariato di Casale ha rimediato una testata al volto e una distorsione ad un braccio.
Secondo la versione della tifoseria nerostellata, sarebbero stati i sostenitori ospiti ad innescare i tafferugli con un lancio di bottiglie di birra, dopo il loro arrivo al parcheggio della ex Cofi.
«Non c’è stato nessun attacco da parte nostra, abbiamo solo risposto alle loro provocazioni. In passato questo contatto tra tifoserie non sarebbe mai potuto avvenire, questo è uno dei risultati della famigerata Tessera del Tifoso... Senza la quale i tifosi ospiti sarebbero stati accompagnati direttamente allo stadio».
Sull’episodio sono in corso accertamenti da parte della Questura ma tutto fa pensare che a breve scatteranno i primi Daspo della nuova stagione.
ESORDIO A MARASSI
ULTRAS ANTIRAZZISTI, NEL SALENTO, OVUNQUE!
Vincenzo
ORGOGLIO VIOLA? SI, ORGOGLIO ULTRAS VIOLA!




COINCIDENZE....
| Era Aprile scorso, sempre a Verona. Grazie al lettore che mi ha ricordato questra strana e straordinaria "coincidenza" con i fatti di stanotte in occasione di Verona-Como...Vincenzo | |
| Spiegare con parole il clima che si respirava nel parcheggio antistante il settore ospiti del Bentegodi sarà impresa ardua e non contiamo affatto di riuscirci. Ciò che è successo a Verona non rientra più negli schemi del passato tanto abusati dai sociologi. Non c'è più una contrapposizione politica. E nemmeno l'abusato conflitto Stato/Antistato. La trasferta di Verona ha aperto il varco ad un'inedita (almeno per noi) contrapposizione: etnica. IL TRAPPOLONE - Immaginavamo a cosa andavamo incontro e lo avevamo anche scritto. Sapevamo della sorte toccata ad altre tifoserie meridionali, da quelle accese di Cava e Pescara a quelle più morbide di Giulianova. Ma non ci lasceremo andare a congetture sterili, tanto meno al vittimismo. Non è nelle nostre corde. Sapevamo chi era e cosa rappresentava il reparto mobile di Padova. C'è ancora un ragazzo di Brescia, Paolo, che attende giustizia. Lo stesso reparto del libro Acab... giusto per capirci. La trasferta di Verona avrebbe dovuto essere perfetta. Impeccabile. Avrebbe dovuto far segnare il passo di qualità alla tifoseria visto che sapevamo tutti a cosa si andava incontro. Diversi tifosi rossoblu, invece, continuano ingenuamente ad essere vittime e carnefici di se stessi con atteggiamenti gratuiti. Si possono dare molteplici letture agli avvenimenti di Verona ma è necessario – a bocce ferme - un franco dibattito tra le anime frammentate della tifoseria. LA TRASFERTA - La gente come noi non molla mai. Al parcheggio dall'area di servizio nei pressi di Verona ci ritroviamo sempre i soliti. Così come successe a Sorrento nella passata stagione quando fummo solo n trecento a mobilitarci per strappare una salvezza. C'era una strana atmosfera già dall'autogrill. Una volta partiti per il casello, troviamo subito dei cellulari già schierati. Il tempo di sistemarci e parte la carovana di auto. Nei pressi dei primi caseggiati ecco scattare una mini sassaiola con lancio di una torcia. L'agguato è fulmineo ma poco numeroso. I responsabili se la daranno a gambe mentre le FDO fermano una macchina di tarantini che erano scesi dalle auto. Una volta in macchina, parcheggiamo mentre la massiccia presenza di polizia e carabinieri in asseto antisommossa rende l'idea del pomeriggio che ci attende. Non possiamo non notare strane coincidenze tra i movimenti dei tifosi di casa e la tenuta della celere. Succede nel parcheggio ospiti quando, alle nostre spalle, a circa duecento metri oltre una cancellata verremo chiamati a gran voce da una ventina di butei che invitano allo scontro. Lanceranno un paio di bottiglie di birra ma tanto baserà per far scattar un timido tentativo di carica. Il richiamo a gran voce di restare tranquilli servirà a poco. Il trappolone era già scattato: in un area totalmente “videosorvegliata” era impossibile sfuggire ai due fronti, con la celere costantemente tesa a volteggiare i manganelli al contrario. E' tutto abbastanza surreale; si cerca in tutti i modi di invitare alla calma ma non tutti ci riescono. Chi impreca, chi si dimena. Dopo un po' di confusione parte un conciliabolo per decidere cosa fare. Di sfondo, il rumore incessante e martellante della celere in tenuta antisommossa che che batteva i manganelli sugli scudi. Ci sono dei ragazzi fermati e i più ignorano il motivo di tale arresto. Le voci si diffondono e le telefonate allarmate da Taranto si sprecano. Dopo un'animata discussione di decide che finché i ragazzi fermati non verranno rilasciati non si entrerà nel settore. Si torna a casa ma è impossibile anche uscire. Saremo sequestrati all'interno del parcheggio. Si lanciamo un paio di cori più dettati dalla rabbia che da una reale convinzione. I ragazzi del direttivo decidono di entrare per far lasciare lo spazio al centro del settore libero e far capire che noi ci siamo. Abbastanza spassosa la scena che riguarda un ragazzo del direttivo: al prefiltraggio non entra perché ha indosso una maglietta con Che Guevara che i solerti funzionari indicano come messaggio politico. “Può entrare solo se si toglie la t shirt ma il ragazzo c'ha tatuato il Che anche sul petto... pertanto decide giocoforza di stare fuori. Dentro il settore una trentina i tifosi giunti in anticipo. In tanti, conosciuti i dettagli di ciò che stava accadendo, decidono spontaneamente di lasciare il settore. Non si esce: macchine perquisite in continuazione mentre carabinieri e polizia entrano ed escono di continuo dal settore... anche la Digos di Taranto viene tenuta da parte. Dopo varie discussioni si può uscire. Nel mentre, altri ragazzi vengono individuati e con veri e propri blitz vengono identificati in questa domenica surreale dove è stato eloquente il messaggio repressivo messo in atto. POST SCRIPTUM: dalle immagini i veronesi con bandieroni e stendardi in curva. Dalla società nessun cenno a ciò che accadeva ai duecento tifosi. Leggere poi la nota diramata all'Ansa dalla questura veronese rende la domenica alquanto grottesca. Per la prima volta in trasferta non si entra. Il segnale del neo-calcio in chiave etnica è ben chiaro. Fonte: www.tarantosupporters.com |





