mercoledì, novembre 11, 2009

GABRIELE CARO AGLI DEI

"muor giovane colui ch'al cielo è caro"
MENANDRO




 
 
E' morto giovane, Gabriele, segno che fu caro agli dei.
Nel suo nome ancora oggi lottiamo per un mondo migliore.
Anche oggi e per sempre invochiamo giustizia insieme alla
Famiglia Sandri e in faccia all'assassino.
Non fermerete il vento.
Ciao fratello, proteggici dal Cielo e rendici forti per combattere
nel nome Tuo.
 
11 Novembre 2007-11 Novembre 2009
 
Vincenzo, Domenico e Simone

martedì, novembre 10, 2009

SIMONE STARA

Da oggi Simone Stara è un collaboratore di Ultrasblog.
Augh, Toro Seduto!
Vince&Dome

ADDIO FLORA

All'età di 86 anni si è spenta la vedova di Dino Viola, indimenticabile presidente negli anni 1979-1991. Alla morte dell'"ingegnere", assunse la carica fino all'arrivo di Ciarrapico. Ma ebbe il tempo di sollevare una Coppa Italia. Invia qui il tuo ricordo
Flora Viola Flora Viola
All’età di 86 anni se n’è andata oggi la signora Flora Viola, moglie dell’indimenticabile ingegner Dino, presidente della Roma negli anni di Falcao, Conti, Di Bartolomei, Pruzzo e Ancelotti, dello scudetto con Liedholm e dell'amara finale di Coppa Campioni col Liverpool. Proprio la signora Flora, nel 1991, aveva assunto la presidenza della società giallorosa alla scomparsa del marito. Mantenne la carica fino alla primavera dello stesso anno, quando subentrò Ciarrapico. Passaggio di consegne che non le impedì, in giugno, di sollevare la Coppa Italia nello stadio di Marassi a Genova, insieme allo stesso Ciarrapico, dopo aver piegato la Sampdoria.

E’ dunque un altro pezzo di storia del calcio capitolino che se ne va e la notizia strappa l’AS Roma alle preoccupazioni del presente per rivolgere il suo pensiero a chi ha reso grandi i suoi colori. "Alla Famiglia Viola il cordoglio del Presidente Rosella Sensi, dei Dirigenti, dello Staff Tecnico, della Squadra e di tutti i dipendenti e collaboratori dell'AS Roma", scrive il club giallorosso in una nota sul sito internet. Parole a cui fanno immediatamente eco le dichiarazioni delle istituzioni di Roma e del Lazio.

"La signora Flora è senza dubbio una delle figure più significative della storia della As Roma – dichiara in una nota il sindaco Gianni Alemanno -. Insieme al marito Dino, anche dopo la sua morte, ha regalato alla società giallorossa successi sportivi importanti, entrando nel cuore dei suoi tifosi con forza e carattere. Alla famiglia Viola giungano, in questo giorno doloroso, le miei più vive condoglianze e quelle di tutta l'Amministrazione comunale".

"La signora ha vissuto alcuni dei momenti più esaltanti del recente passato della società giallorosa – le parole del presidente della Provincia Nicola Zingaretti -, regalandosi e regalandoci nei mesi in cui ha rivestito la carica di presidente anche un trofeo prestigioso come la Coppa Italia. Voglio fare le condoglianze ai suoi familiari con la certezza che la signora Flora resterà nei cuori di tutti i tifosi romanisti”.

Già, i tifosi romanisti. Nel loro cuore ci sarà sempre un posto per Flora Viola, simbolo di eleganza e dignità, qualità mai corrotte né dai successi né dai momenti difficili. Ed è ai tifosi giallorossi che chiediamo di inviare qui il loro ricordo e i loro pensieri sulla “presidentessa” Flora.

CASALE NEROSTELLATA PER GABBO


VOLEVAMO I 3 PUNTI, MA POI L’INCIDENTE DI P...


Ieri doveva essere una serata “speciale”, il Toro doveva vincere per agguantare la vetta, erano 3 le cose che la Maratona chiedeva: gli attributi in campo, onorare la maglia e vincere.
Aveva iniziato con P. che lanciava il coro: “GABRIELE UNO DI NOI…” in ricordo dell’assassinio di Gabbo, l’11 novembre saranno 2 anni dalla sua uccisione.
Invece, verso il 25° minuto erano 3 si, ma 3 i metri da dove P. il lancia cori e grande cuore granata, è caduto rovinosamente dalla balconata.
Stava salendo il ritmo della Maratona, ma dopo l’accaduto c’è stato un silenzio catacombale, tutti a soccorrere il nostro beniamino, il nostro fratello, inizialmente si pensava al peggio, dal II anello è scivolato precipitando giù al I, battendo violentemente il capo e la schiena, qualche minuto inerte, sono attimi lunghissimi, attorno a lui tutti ‘immobili’, nel frattempo giungono i soccorsi e dopo qualche istante si riprende, gli mettono il collare e lo imbragano nella barella.
In Curva si sparge la voce e l’unica partita che conta è la salute di P., ma lui non lo vuole il collare, vorrebbe tornare su a dirigere l’orchestra come sempre, è un Toro P. un esempio da seguire, per cuore, passione, umiltà e umanità.
Alla fine lo portano via con l’ambulanza, con lui ad accompagnarlo c’è un altro fratello A., la botta è stata forte e gli accertamenti sono d’obbligo.
I cellulari in curva squillano e gli sms sono tanti, tutti vogliono sapere come sta, le notizie sono abbastanza confortanti, ma bisogna attendere la TAC e il resto degli esami.
Finisce la partita, buttiamo via nel recupero quei tanto agognati 3 punti, ma a nessuno sembra interessare molto, a parte chi va a contestare (giustamente) all’uscita gli innominabili (avessero un quarto del cuore del nostro P.), ma si sa noi ci mettiamo la passione, l’amore, e la dedizione, loro ci mettono solo e sempre il contratto, l’aumento e a volte ci fanno anche il dito, loro sono “Sereni”.
P. è al pronto soccorso del CTO, vuole andare a casa, non ci vuole stare, ma lo convincono portandogli via i vestiti, il bozzo e qualche livido ricordano che non è il caso stavolta, lui è già un eroe, anche senza queste gesta, ma P. è così, è un ULTRAS.
Arrivo a casa, continuo i contatti con chi sa, la notte passa nel dormiveglia, ma il mattino è vicino, mi alzo e il primo pensiero è rivolto a lui, mi accerto delle sue condizioni e finalmente posso tirare un sospiro di sollievo: la TAC e il resto degli esami dice che la pellaccia è dura, ancora un paio di ore e potrà andare a casa.

Ora dopo lo spavento c’è la rabbia, sì la rabbia, perché non è possibile che in balconata non ci sia un palo, come c’era al Delle Alpi o come ad esempio in Polonia, dove addirittura c’è una sorta di protezione per i lancia cori, ma dimenticavo noi abbiamo le leggi sulla sicurezza, noi siamo un paese civile, i pali ce li mettono solo dietro a noi, invece loro si ergono sopra i troni, a volti li usano anche, i ‘’troni’’ per sparare. Grazie Pisanu, grazie Maroni!

Ora non possiamo fare altro che aspettarlo al suo posto lì dove gli spetta, perché P. è il nostro fratello,la nostra guida, senza lui la Maratona è come il Toro senza il Filadelfia.
Un abbraccio fratello, ti voglio bene.

Simone

FERMANA-SAMB, PARLA IL SINDACATO DI POLIZIA

Siamo perfettamente daccordo con il Sindaco Saturnino Di Ruscio, occorre adottare tutte le misure affinchè episodi di ingiustificata violenza non accadano più e le società di calcio devono fare la loro parte!


Per quanto ci riguarda, ci teniamo a sottolineare che le Forze impiegate allo stadio "Recchioni" per l'incontro di calcio tra Fermana e San Benedettese, avvenuto il 4 novembre scorso, hanno lavorato bene e sono intervenute tempestivamente per interrompere l'azione dei violenti e catturare i responsabili, assicurandoli alla giustizia.


E' ovvio che in momenti di tensione la gente si chieda se si poteva fare di più per evitare il terrore seminato da quel gruppo a cui tutto interessava tranne il "pallone" e lo sport, è normale che il caso è origine di riflessione da parte di tutti.

Anche questo Sindacato si interroga per capire cosa poteva funzionare meglio, atteso che durante il servizio di ordine e sicurezza pubblica allo stadio, ben diretto dal Funzionario responsabile e puntualmente eseguito dai Poliziotti e dai Carabinieri presenti nella circostanza, nulla sembra essere stato trascurato.

Al termine di una approfondita analisi, dunque, la Consap, non essendo difensore d'ufficio o di fiducia di nessuno, è convinta che questo sgradevole episodio deve indurre i vertici provinciali della Pubblica Sicurezza ad effettuare una verifica delle risorse disponibili addette alle attività di intelligence, per comprendere se erano nelle condizioni di riuscire ad individuare questo gruppo di delinquenti, che rovinano il calcio pulito, per contrastarlo preventivamente ed efficacemente!

Noi siamo pronti a dare il nostro contributo per migliorare il servizio all'insegna della sicurezza reale.

Non è invece piacevole constatare che, a fronte di un impegno di servizio gravoso, qualcuno cerchi ingenerosamente di addebitare ad una sorta di inefficienza dei Poliziotti e dei Carabinieri il fatto che quel gruppo di violenti, eludendo ogni controllo con un progetto mirato e preordinato, siano riusciti a raggiungere ed aggredire "obiettivi canarini", lasciando il segno della loro furia!

In questi momenti, non c'è cosa più inopportuna della polemica! Si rischia di "trasmettere" ai lettori cose inesatte, con riflessi negativi sull'opinione pubblica, e messaggi pericolosi per la tranquillità dei tifosi corretti!

Invece, è necessario lavorare tutti assieme per la legalità, per respingere chi pensa di poter andare allo stadio per esercitare il più basso livello di delinquenza. Soprattutto chi ha un mandato rappresentativo o una carica pubblica, ha il dovere di intervenire nell'interesse dello Stato e per il bene comune.

Oltre alle sanzioni previste dalla legge a carico di chi si rende responsabile di comportamenti marcatamente delinquenziali, occorre fare tutto il possibile per affermare la cultura dello sport attraverso iniziative dirette e mirate ad educare giovani spesso vittime di un disagio sociale che molte volte genera episodi sconcertanti come quello della sera del 4 novembre a Fermo!

In questa ottica, ringraziamo il Sindaco Di Ruscio per aver richiamato l'attenzione anche delle società di calicio!


Contro la violenza occorre una mobilitazione generale, anche con il coinvolgimento delle famiglie di quei giovani che fanno uso del momento sportivo per dare sfogo a comportamenti assolutamemte censurabili!


La Sicurezza è un argomento di grande attualità sia a livello nazionale che a livello locale.


I fatti di criminalità che vengono consumati sul territorio della provincia di Fermo e le esigenze di ordine e de sicurezza pubblica, testimoniano quanto sia urgente procedere all'istituzione della Questura con tutte le sue articolazioni, dotazioni e personale sufficienti per garantire Sicurezza con i fatti ne non con le chiacchiere!

Occorre istituire sul territorio gli Uffici di Pubblica Sicurezza, i Reparti delle Specialità al più presto perchè le esigenze lo richiedono!

Non è più possibile procrastinare ulteriormente la nomina del Questore della Provincia di Fermo.

Questa urgenza è stata rappresentata meno di due mesi fa al convegno sulla sicurezza organizzato da questa Segreteria, ampiamente condivisa dalle Autorità presenti.


A nostro parere non è possibile attendere per dare una risposta concreta alle tante richieste dei cittadini che reclamano maggiore presenza delle Forze dell'Ordine sul territorio, in particolare in quelle aree ove notoriamente vengono svolte attività illecite, per ultimo quelle dei cittadini e delle associazioni commercianti di Porto San Giorgio, costretti ad assistere all'esercizio di attività abusive, di spaccio e di consumo di stupefacenti, di atti di vandalismo ed ogni altra forma di degrado sociale nell'area della Stazione Ferroviaria.


Dunque, la Consap si rivolge ai responsabili delle Istituzioni, ai Politici, soprattutto a quelli che il 18 settembre 2009 erano al nostro convegno, per chiedere il loro intervento, per sollecitare l'istituzione della Questura, dei Comandi provincnali delle altre Forze di Polizia, per nominare il Questore, Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza, per dotare gli uffici di mezzi e personale in grado di far fronte alle esigenze di servizio generate dal territorio della nostra provincia.


La Politica non perda tempo, si muova sul terreno della Sicurezza perchè si tratta di una esigenza sociale non strumentalizzabile da nessuno!

Confederazione Sindacale Autonoma Polizia

FERMANA-SAMB, PARLA IL SINDACATO DI POLIZIA

Siamo perfettamente daccordo con il Sindaco Saturnino Di Ruscio, occorre adottare tutte le misure affinchè episodi di ingiustificata violenza non accadano più e le società di calcio devono fare la loro parte!


Per quanto ci riguarda, ci teniamo a sottolineare che le Forze impiegate allo stadio "Recchioni" per l'incontro di calcio tra Fermana e San Benedettese, avvenuto il 4 novembre scorso, hanno lavorato bene e sono intervenute tempestivamente per interrompere l'azione dei violenti e catturare i responsabili, assicurandoli alla giustizia.


E' ovvio che in momenti di tensione la gente si chieda se si poteva fare di più per evitare il terrore seminato da quel gruppo a cui tutto interessava tranne il "pallone" e lo sport, è normale che il caso è origine di riflessione da parte di tutti.

Anche questo Sindacato si interroga per capire cosa poteva funzionare meglio, atteso che durante il servizio di ordine e sicurezza pubblica allo stadio, ben diretto dal Funzionario responsabile e puntualmente eseguito dai Poliziotti e dai Carabinieri presenti nella circostanza, nulla sembra essere stato trascurato.

Al termine di una approfondita analisi, dunque, la Consap, non essendo difensore d'ufficio o di fiducia di nessuno, è convinta che questo sgradevole episodio deve indurre i vertici provinciali della Pubblica Sicurezza ad effettuare una verifica delle risorse disponibili addette alle attività di intelligence, per comprendere se erano nelle condizioni di riuscire ad individuare questo gruppo di delinquenti, che rovinano il calcio pulito, per contrastarlo preventivamente ed efficacemente!

Noi siamo pronti a dare il nostro contributo per migliorare il servizio all'insegna della sicurezza reale.

Non è invece piacevole constatare che, a fronte di un impegno di servizio gravoso, qualcuno cerchi ingenerosamente di addebitare ad una sorta di inefficienza dei Poliziotti e dei Carabinieri il fatto che quel gruppo di violenti, eludendo ogni controllo con un progetto mirato e preordinato, siano riusciti a raggiungere ed aggredire "obiettivi canarini", lasciando il segno della loro furia!

In questi momenti, non c'è cosa più inopportuna della polemica! Si rischia di "trasmettere" ai lettori cose inesatte, con riflessi negativi sull'opinione pubblica, e messaggi pericolosi per la tranquillità dei tifosi corretti!

Invece, è necessario lavorare tutti assieme per la legalità, per respingere chi pensa di poter andare allo stadio per esercitare il più basso livello di delinquenza. Soprattutto chi ha un mandato rappresentativo o una carica pubblica, ha il dovere di intervenire nell'interesse dello Stato e per il bene comune.

Oltre alle sanzioni previste dalla legge a carico di chi si rende responsabile di comportamenti marcatamente delinquenziali, occorre fare tutto il possibile per affermare la cultura dello sport attraverso iniziative dirette e mirate ad educare giovani spesso vittime di un disagio sociale che molte volte genera episodi sconcertanti come quello della sera del 4 novembre a Fermo!

In questa ottica, ringraziamo il Sindaco Di Ruscio per aver richiamato l'attenzione anche delle società di calicio!


Contro la violenza occorre una mobilitazione generale, anche con il coinvolgimento delle famiglie di quei giovani che fanno uso del momento sportivo per dare sfogo a comportamenti assolutamemte censurabili!


La Sicurezza è un argomento di grande attualità sia a livello nazionale che a livello locale.


I fatti di criminalità che vengono consumati sul territorio della provincia di Fermo e le esigenze di ordine e de sicurezza pubblica, testimoniano quanto sia urgente procedere all'istituzione della Questura con tutte le sue articolazioni, dotazioni e personale sufficienti per garantire Sicurezza con i fatti ne non con le chiacchiere!

Occorre istituire sul territorio gli Uffici di Pubblica Sicurezza, i Reparti delle Specialità al più presto perchè le esigenze lo richiedono!

Non è più possibile procrastinare ulteriormente la nomina del Questore della Provincia di Fermo.

Questa urgenza è stata rappresentata meno di due mesi fa al convegno sulla sicurezza organizzato da questa Segreteria, ampiamente condivisa dalle Autorità presenti.


A nostro parere non è possibile attendere per dare una risposta concreta alle tante richieste dei cittadini che reclamano maggiore presenza delle Forze dell'Ordine sul territorio, in particolare in quelle aree ove notoriamente vengono svolte attività illecite, per ultimo quelle dei cittadini e delle associazioni commercianti di Porto San Giorgio, costretti ad assistere all'esercizio di attività abusive, di spaccio e di consumo di stupefacenti, di atti di vandalismo ed ogni altra forma di degrado sociale nell'area della Stazione Ferroviaria.


Dunque, la Consap si rivolge ai responsabili delle Istituzioni, ai Politici, soprattutto a quelli che il 18 settembre 2009 erano al nostro convegno, per chiedere il loro intervento, per sollecitare l'istituzione della Questura, dei Comandi provincnali delle altre Forze di Polizia, per nominare il Questore, Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza, per dotare gli uffici di mezzi e personale in grado di far fronte alle esigenze di servizio generate dal territorio della nostra provincia.


La Politica non perda tempo, si muova sul terreno della Sicurezza perchè si tratta di una esigenza sociale non strumentalizzabile da nessuno!

Confederazione Sin dacale Autonoma Polizia

TIFOSI SCRITTORI ALBIONICI

LONDRA (Gb), 10 novembre 2009 - Quando il calcio fa anche del bene capita che acquisti una valenza sociale che magari altri sport non riescono ad avere. Non a caso, tutti i maggiori club calcistici inglesi hanno un’apposita sezione dedicata alla beneficenza e giocano un ruolo importante nelle comunità locali patrocinando l’insegnamento delle lingue straniere fra i bambini (è il caso dell’Arsenal con “l’Arsenal Double Club”) o incoraggiando i ragazzi a seguire uno stile di vita sano e a mangiare bene (vedi il programma del Manchester United dedicato al “Fitness, Food and Football”).

tifosi scrittori — Ed è proprio grazie ad iniziative come queste se anche la lettura, attività a torto considerata anti-pallone per eccellenza forte del luogo comune secondo cui “chi legge non è macho”, trova il modo di “segnare il suo gol” e vincere la partita. E’ il caso della collana “Till I Die”, nata nella stagione 2005-2006 con il libro sperimentale dedicato al “Brentford Football Club” e scritto dai suoi stessi tifosi, e cresciuta nel campionato scorso grazie alla collaborazione con alcune associazioni, fra cui la “National Literacy Trust”. E il risultato di tale partnership è finito sugli scaffali delle librerie inglesi, sotto forma di una serie di libri (dopo Brentford, è toccato ad Aldershot, Bristol City, Crystal Palace, Derby, Ipswich, Plymouth, QPR, West Bromwich, Reading, Swindon, Walsall, Watford e Portsmouth) che raccontano le straordinarie esperienze vissute dai tifosi per la loro squadra del cuore e trasformano la comune passione in gioia universale, spingendo i ragazzi non solo a prendere in mano il libro e a leggerlo, ma anche a descrivere in prima persona le loro emozioni e a dividerle con gli altri.

fino alla morte — E mentre si attende per la prossima estate il lancio di “England ‘Till I Die”, tutto incentrato sul delirio collettivo che accompagna la Nazionale di Fabio Capello e a brevissimo arriverà “Arsenal ‘Til I Die” sui Gunners di Arsene Wenger, la scorsa settimana è stata, invece, la volta di “Tottenham ‘Til I Die” che mette insieme le storie più incredibili sul club londinese: dal ragazzino di Edimburgo talmente “malato di Spurs” da mettere una maglietta del club sotto la divisa scolastica e mostrarla nella foto di classe, al novantenne che ha avuto un attacco di cuore dopo una partita del Tottenham (ma è fortunatamente sopravvissuto per raccontarlo) e che mentre si sentiva morire racconta di aver pensato “è finita, ma almeno abbiamo vinto!”. “C’è chi pensa di non essere tagliato per la scrittura o per la lettura – ha spiegato al “Times” Jim Sells, del “National Literacy Trust” – ma è questo che ci permette di comunicare e che ci fa sentire umani”. “Vogliamo incoraggiare la lettura – gli fa eco Anna Rimington della “Tottenham Hotspur Foundation" - e combattere l’analfabetismo. Solo perchè una persona ama il calcio, non significa che non possa amare anche i libri”.

Simona Marchetti

A LAVORARE

TORINO, 10 novembre - Cairo sibila solo uno sconsolato «Peccato!». Già. Bene o male il Toro ritrova il gioco, rimerita i tifosi, ma non i tre punti perché li getta via stupidamente. «Peccato, però ho visto una bella squadra e un bel Toro», aggiunge il presi­dente.

«11 LEONI» - Il tifo è tornato tifo, prima della partita. E al­l’inizio la Maratona scandisce lo scontato invito: «Vogliamo 11 leoni». Ma sono gattini. Che però piano piano qualche un­ghiata la tirano. Un poco cre­scono. non giocano neanche male, peccato che le occasioni migliori se le costruisca e se le sprechi, non tirando, Di Mi­chele. Un poco rischiano, i mi­cini. Difatti all’inizio ci stareb­be persino un rigorino, per stu­pidaggine di Rivalta su Mari­lungo. La partita nel comples­so è bella, la gente del Toro ti­fa a più non posso: ha messo in freezer la vergogna di Trieste.

RESTA LA PANCIA - Orgia di sentimenti e baccanale di emozioni. Roba da Comunale vecchia maniera, non da Olimpico ingentilito epperò snaturato, raggelato, minimiz­zato. La gente del Toro bascu­la tra la voglia di curva e il ri­fiuto di questo similToro. Com­batte con se stessa, cede di vol­ta in volta un po’ di qua, un po’ di là. Ma le viscere sono sem­pre le stesse, non le si coman­da, si contorcono nei 90 minu­ti di partita, poi dolgono per i giorni seguenti fino alla suc­cessiva gara. Nella pancia, l’u­nica cosa che non è cambiata, che non cambia mai. Per il re­sto, anche il tifoso del Torino è stato modificato geneticamen­te dagli anni di tribolazioni al­ternati agli anni di nulla. Co­sicché oggi s’esalta per poco e s’infuria per meno, esplode e contesta poi però si ritrae, ten­tenna, cerca di dimenticare quasi terrorizzato di demolire il briciolo di Toro, il fumus di Toro che ancora resta. L’indif­ferenza infine è il segno inde­lebile, inevitabile, scontato e più funereo. Pietra tombale.

AMORE-ODIO - E dire che quell’esaltarsi alla minima comparsa di sereno la dice lunga sulla voglia, sul bisogno di Toro che c’è. E dunque su quanto verrebbe ripagato in termini affettivi - ma pure for­temente economici - un Toro vero, degno, organizzato, proiettato nel futuro e nella co­struzione vera e solida di se stesso. Il tifoso granata ha ne­cessità di innamorarsi, di far divampare la mai spenta ma purtroppo umiliata passione. Ciò spiega le reazioni rabbiose dinanzi alle delusioni, persino le più piccole, perché sono tra­dimenti. Chi tanto ama altret­tanto odia.

«TIRATE FUORI LE...» - Pre­so il gol sulla consueta dormi­ta, la Maratona appesantisce la richiesta, più chiara e ine­quivocabile: «Tirate fuori le palle». Dura qualche attimo, poi la gente del Toro torna a ti­fare, a spingere gli ipotetici leoni. La reazione non è gran­ché, però un pochino c’è e allo­ra l’urlo di sostegno sale. Il pri­mo tempo si chiude con il Lec­ce in vantaggio e all’uscita dal campo i fischi ricordano che la sconfitta non sarà perdonata. Tuttavia, al rientro in campo, la Maratona e tutto il resto tornano ad aiutare i felini di piccola taglia (ribadito, ovvia­mente, il «fuori le...»). Ben in mostra viene messo uno stri­scioncino che onora Giorgio Ferrini - domenica si è cele­brato l’anniversario della pre­matura scomparsa -: il capita­no perfetto del Toro, del quale il Toro avrebbe tanto bisogno. C’è anche un «Vergognatevi», prima che i granata si meriti­no gli applausi e forse anche i tre punti, presi e buttati via per le solite, banali gigionerie. E qualche scontento attornia il pullman, saranno 100-150: «Andata a lavorare, per salire in A bisogna vincere». Già.

FIORENZUOLA-TRITIUM

Domenica prossima 15 Novembre, in occasione di FIORENZUOLA-Tritium, campionatodi calcio di serie D...

sarà presente una delegazioni di tifosi spagnoli del CF PALENCIA ad assistere all'incontro in gradinata assime ai tifosi dell'U.S. Fiorenzuola Calcio 1922.

I membri dei gruppi MUY MORAOS e FRENTE VACCEO saranno ospiti dei tifosi rossoneri per due giorni. Sabato 14 Novembre visiteranno la città e i luoghi della Valdarda.

I tifosi rossoneri invitano tutti a partecipare a questo evento sportivo-culturale. Sabato per le vie di Fiorenzuola d'Arda e Domenica 15 Novembre allo stadio Comunale, ritrovo ore 14 in gradinata.

FORZA FIORENZUOLA!

per ulteriori info leggi:

http://www.piacenzacalcio.com/forum2/viewtopic.php?f=13&t=10183

http://ultrasfiorenzuola.blogspot.com/2009/11/manca-veramente-poco.html

VERGOGNA

«Vergognatevi, andate a lavorare». L’urlo dell’Olimpico che ha spinto il Toro al pareggio diventa quello della rabbia e della contestazione alla fine della partita. Circa duecento tifosi hanno aspettato l’uscita dei giocatori granata. Il pari regalato al Lecce dopo una partita in salita ha surriscaldato gli animi dei tifosi già protagonisti della contestazione sabato scorso dopo la sconfitta a Trieste.

Livido di rabbia anche Colantuono: «Mi brucia aver perso due punti così, il Lecce non ha fatto nulla se non due ripartenze». Il Toro, però, non ha tempo per pensare al pari e già oggi tornerà a lavorare per la trasferta di domenica a Piacenza dove mancheranno Pratali (squalificato) e Ogbonna impegnato con l’Under 21

lunedì, novembre 09, 2009

LA PELLACCIA DURA DEGLI ULTRAS

P., il lanciacori granata, sembra che stia benino, malgrado il brutto volo.
Pericolo scampato.
Vincenzo

GUAI IN MARATONA

Mi hanno appena avvertito che sarebbe precipitato dalla balconata cadendo pesantemente sulla schiena il lanciacori della Maratona granata durante Toro-Lecce.
Vi aggiornerò sugli sviluppi della situazione.
Non mollare, fratello!
Vincenzo

NON CI SARANNO

Comunicato Ufficiale

In riferimento alla prossima manifestazione Ultras che si terrà a Roma (Sabato 14 Novembre) contro la “Tessera del Tifoso”, il gruppo 1902 Lanerossi Crew tiene a precisare che non sarà presente. La decisione, sicuramente difficile e sofferta vista la nostra determinazione nel contrastare questo strumento per ora solamente repressivo, è frutto di una attenta analisi di alcuni episodi che hanno contraddistinto in negativo il nostro movimento e che ci hanno spinto per spirito di coerenza a prendere una diversa posizione. Purtroppo, l’inaffidabilità di alcuni gruppi Ultras del panorama italiano, vedesi il tempo di sciopero contro la tessera non rispettato da tutti i promotori e la decisione di vietare e limitare la presenza di rappresentanze Ultras di alcune città, ci hanno fortemente contrariato e deluso. Per l’ennesima volta il nostro mondo non è riuscito a rimanere coeso e maturo neppure di fronte al baratro di una nostra possibile cancellazione e il tutto ci delude ancor più dei vari provvedimenti presi dalle istituzioni in questi anni. Precisiamo al contempo che con la stessa determinazione e coerenza continueremo la nostra battaglia, fatta di informazione, protesta e ricerca di un dialogo su più fronti. Con forza cammineremo a testa alta fino a che ci sarà concesso, aprendo comunque un dialogo e confronto con tutte quelle tifoserie che seriamente vorranno ancora lottare contro questo sistema, che con modi subdoli vuole la cancellazione del nostro stile di vita.

No alla tessera del Tifoso!!!

Ultras Liberi

NINO D'ANGELO

E' già un video "virale" che circola da alcuni giorni su Facebook e YouTube: lo hanno realizzato i suoi fans, tifosi da sempre, che hanno così salutato l'arrivo della versione 2010 di "Napoli", la canzone di Nino D'Angelo che segnò una generazione di tifosi negli anni '80, appena riproposta in chiave remix house. La traccia, è già programmata dalle radio più seguite dai tifosi e nei programmi sportivi. Anno dopo anno, questo brano è riuscito ad aggregare tifosi di ogni età, ceto e motivazioni, al punto da essere considerata un inno di fatto della squadra. Non c'è festa, serata o dj che non approfitti di quelle note storiche per esaltare e coinvolgere tutta la pista: l'effetto "spalti" è garantito.
Autori del remix, Gigio Rosa e Gigi Soriani, personaggi non nuovi a produzioni house di gradimento da parte del pubblico. "Era un'idea che avevamo già da tempo" - spiega Gigio Rosa - "ma forse ci mancava il coraggio giusto. In tutte le nostre serate, suonare la canzone di Nino D'Angelo è praticamente obbligatorio: se non lo fai, vengono a chiederti il perchè. Per noi l'inno è quello da sempre, e ci ha emozionato non poco il si di Nino quando gli abbiamo chiesto di mettere la sua voce sulla nostra base. Lui stesso si è molto emozionato all'idea: aveva le lacrime agli occhi. E così, dopo l'impresa di Torino abbiamo deciso di svelare il segreto".
"Prima di iniziare il lavoro, abbiamo chiesto agli ascoltatori cosa ne pensassero" - spiega Gigi Soriani - "ed è venuto fuori che la stragrande maggioranza dei tifosi, quasi il 95%, ritiene quella di Nino D'Angelo, la canzone più vicina al concetto di tifoso viscerale tipico del napoletano: un inno o qualcosa di simile. Del resto, noi siamo così e la pensiamo esattamente allo stesso modo. Qualcuno ha sollevato la questione del riferimento alla curva b nella canzone, per questo abbiamo elaborato due versioni del remix: una identica all'originale e un'altra senza riferimenti ad alcun settore, nè dello stadio, nè geografico". Gigio Rosa: "La curva b resta il fulcro storico della passione e noi stessi abbiamo gioito e sofferto per anni su quelle gradinate, ma oggi il tifo è globale, per cui ognuno canterà la versione che preferisce, senza problemi per nessuno. Per noi, tifosi al limite della malattia, rielaborare quella canzone con tutto il significato che ha, è stato un onore enorme: massimo rispetto a chi tifa Napoli dimenticando divieti, delusioni, chilometri e pregiudizi. Il nostro sogno? Che questa canzone venga cantata allo stadio da tutti i tifosi di ogni settore, tutti in piedi prima della partita, come accade per altre tifoserie tipo Liverpool: da pelle d'oca."

Nino D'Angelo è il direttore artistico del Teatro Trianon Viviani di Napoli dove sarà in scena dal 4 dicembre, e per tutto il periodo delle feste natalizie, con "Lacreme Napulitane" ovvero il suo ritorno alla sceneggiata con Maria Nazionale ed Oscar Di Maio. E' tornato sugli spalti dello Stadio San Paolo qualche settimana fa, invitato personalmente dal presidente Aurelio De Laurentiis, segno del nuovo rapporto instauratosi tra l'artista e la società. Gigio Rosa è il conduttore di "I Love Napoli", contenitore azzurro su Radio Marte dalle 14.00 alle 16.00 e porta il suo spettacolo in giro per locali e piazze. Gigi Soriani è un noto dj-producer che si alterna alle consolle dei migliori locali d'Italia e alla regia dei programmi più ascoltati di Radio Marte. Insieme hanno già pubblicato alcuni successi house tra cui "I Love Napoli", "Dancin Easy" ed il recente "Tzatziki". Gigi Soriani è in vetta alle classifiche house con il suo "Tequila".

Redazione Napolisoccer.NET - Fonte: Radio Marte (Gigio Rosa)

ROSSOBLU

Genoa Siena 4 a 2 . L’esatta fotografia di questa partita la potrebbe fare Pippo Spagnolo, vecchio leader del tifo rossoblu seduto su una panchina in P.za Alimonda : “ Sei genoano vorresti vincere, ed anche facilmente?”. Tutto facile il primo tempo di Genoa Siena , tre a zero per la Gasperini band, che ritrova , non per incanto, in un pomeriggio freddo ed uggioso: pressing alto, ripartenze e sovrapposizioni sulle corsie laterali, movimenti tecnici mancati solamente in una settimana pagata cara dai rossoblu con tre sconfitte e probabilmente dovuto alle assenze dei suoi cursori di fascia.
Il Siena ultimo in classifica e la spocchia del suo giovane allenatore Baroni a dato una mano ai movimenti tattici del Genoa.
I Senesi giocare con tre punte e non pressare subito alla ripartenza dell’azione le fonti del giuoco avversario, con i tre attaccanti bianconeri troppo pigri, è stata una pacchia per Milanetto, il miglior in campo.
Per “Mila” azionare la velocità di Mesto, Rossi, Palacio a destra e Criscito, al rientro, Modesto e Palladino a sinistra, è stato quasi un giuoco da ragazzi.
Gasperini ancora una volta ha dimostrato che i numeri tattici contano poco e la sua spiegazione che il calcio è un sport dinamico ha trovato riscontri non opinabili nel primo tempo della squadra rossoblu.
La scelta di Gasperini di trovare l’unico criterio utile che conta nel sistemare le squadre sul terreno di giuoco , la superiorità numerica, si è visto interamente contro il Siena, ma la macchina rossoblu aveva già incominciato a muoversi nella carreggiata giusta già contro la Fiorentina e il Palermo.
Gasperini tra i pochi “pit stop” concessi dal Campionato e dall’Europa League, con le assenze importanti di Juric e Kharja infortunati ha rimodellato in centrocampo del Genoa.
Non più due centrocampisti di ruolo in campo contemporaneamente , ma solamente uno tra Milanetto o Zapater circondati da calciatori dalla corsa facile.
Conta poco adesso raccontare che il Genoa ha gli stessi punti dello scorso anno dopo 12 giornate di campionato pur cercando di qualificarsi in E.L..
Conta che gli unici a crederci dopo le sberle contro l’Inter, il Lille in trasferta e il Cagliari siano stati non solo la Società, con Preziosi molto presente al Pio Signorini, ma soprattutto Gasperini e i suoi ragazzi.
E’ pacifico che per far funzionare più che tatticamente, tecnicamente il Grifo, Gasperini ha bisogno delle sue frecce ben predisposte e pungenti sulle corsie laterali.
Palacio , coperto da Mesto e Rossi, ha fatto rivedere alcune giocate da “Bombonera argentina”,
Crespo, dopo 12 giornate di campionato giocando in diagonale ,anche a distanza,ma sempre nella proiezione dei pali della porta avversaria, ha rivisto e sentito la porta avversaria, come si dice tra gli addetti ai lavori .
Quando lo stato psico-fisico del Grifo è buono funziona tutto, ma questo Genoa trascinato da Rossi Provvidenza e da Milanetto tornato “Hanniball”, è divertente da vedere.
Non sono capace di fare le pagelle, ma penso che i giocatori che hanno giocato queste ultime 7 partite tra Campionato ed E.L. in 18 giorni , meritano un’ampia sufficienza.
Del secondo tempo di Genoa Siena c’è poco da dire, bisogna capire se i 5 minuti dal 35’ al 40’ del secondo tempo da Re Lear rossoblu, dove il Siena ha realizzato due reti , sia figlia della stanchezza o della sicurezza di avere il risultato acquisito da parte dei giocatori rossoblu .
Gasperini indagherà da Mercoledì pomeriggio alla ripresa a Pegli.
Milanetto è uno che parla poco, anzi non parla mai. Intervistato alla fine della partita come giocatore della partita da parte di Sky, invece di prendersi i complimenti ha detto: “Al Ferraris ci esaltiamo. Qui(Ferraris) è la nostra casa e qui abbiamo costruito tutto quello che abbiamo fatto in questi anni. Anche se ogni tanto spegniamo la luce”

MEGLIO TOSSICI CHE GIOVANARDI

ROMA - Il sottosegretario Giovanardi ne è sicuro: Stefano Cucchi è morto perché "anoressico, drogato e sieropositivo". Parole pesantissime, che per la sorella del ragazzo morto misteriosamente "si commentano da sole". Fra l'altro, la famiglia ha sempre smentito la sieropositività.

Giovanardi non concede spazio al dubbio: "Era in carcere perché era uno spacciatore abituale. La verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perché era di 42 chili". Così il sottosegretario alla Presidenza alla trasmissione "24 Mattino" su Radio 24.

Giovanardi segue le politiche giovanili del governo e la lotta alla droga. E non ha alcun dubbio. Non ci sono responsabilità umane nella morte di Cucchi. Quel corpo pieno di lividi e fratture di cui è ancora ignota la causa, quelle cartelle cliniche apparentemente manomesse, quella coltre di dubbi che circonda la morte del ragazzo romano, per il sottosegretario, non significano nulla. Se c'è un colpevole, per Giovanardi, è la droga: "Che ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi c'è il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così".

"A Giovanardi che fa queste dichiarazioni a titolo gratuito - dice la sorella di Stefano, Ilaria, - rispondo semplicemente che il fatto che Stefano avesse problemi di droga noi non l'abbiamo mai negato, ma questo non giustifica il modo in cui è morto". "Non voglio aggiungere altro - conclude - la cosa che ha detto il sottosegretario si commenta da sola". Anche Giovanni, il padre di Stefano fa sentire la sua voce, rilanciando come la famiglia sia "sempre in attesa di giustizia".

Controreplica del sottosegretario: "La droga ha svolto un ruolo determinante, perchè è stata la causa della fragilità di Stefano, anoressico, tossicodipendente e soggetto a crisi di epilessia, secondo le sue dichiarazioni: ma proprio le sue patologie non dovevano e non potevano indurre i medici a prendere per oro colato le sue presunte volontà".

Le parole dell'uomo di governo provocano anche la reazione dell'Idv. Che, per bocca del senatore Stefano Pedica, attacca il sottosegretario: "Ha perso una buona occasione per tacere. Non si puo' fare sterile propaganda politica su un ragazzo morto per circostanze ancora tutte da verificare". Mentre il suo compagno di partito Massimo Donandi si spinge a chiedere le dimissioni del sottosegretario. Durissimo il Pd: "Parole vergognose, Giovanardi taccia e non sproloqui per ragioni propagandistiche sulla pelle di un ragazzo che non c'è più" dice il deputato Roberto Giachetti. Per il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, quelle di Giovanardi sono parole "disumane": "Si scusi o intervenga Berlusconi". Per Livia Turco si tratta di "parole inqualificabili", ed "è sconcertante che chi esalta il valore della vita in ogni occasione consideri la morte di uno spacciatore un fatto non importante".

E della vicenda si potrebbe occupare anche Amnesty International. "Ho ricevuto richiesta di informazioni dall'ufficio londinese dell'organizzazione" rivela Luigi Manconi, presidente dell'associazione "A buon diritto" che ha seguito il caso fin dal primo momento e che ha messo sul proprio sito tutti i documenti del caso.

VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA.
VINCE&DOME

BLITZ

Roma, 9 nov. - (Adnkronos) - Nuovo 'blitz' di Gabriele Paolini, il disturbatore per antonomasia delle dirette televisive, che poco fa, armato di megafono, davanti al Palazzo dei Monopoli di Stato, in piazza Mastai a Roma, si e' reso protagonista di una protesta per ricordare Gabriele Sandri. Alla vigilia dal secondo anniversario della morte del tifoso laziale, ucciso l'11 novembre 2007 nell'area di servizio di Badia al Pino sull'A1, Paolini ha chiesto che il prossimo Superenalotto sia devoluto alla sua memoria.

''Gabriele Sandri non doveva morire - ha urlato Paolini al megafono - era un giovane italiano, un nostro fratello, un tifoso, un eroe. Per questo chiedo al Ministero dell'Economia di devolvere il prossimo Superenalotto alla memoria di Gabriele Sandri''.

''Diamo speranza ai genitori di Gabriele Sandri di credere in un Paese che ricorda le proprie vittime, i propri eroi - ha proseguito Paolini - Gabriele Sandri era un tifoso che e' stato brutalmente ucciso e questa e' una cosa ignobile. Penso che sia doveroso ricordare che fra due giorni ricorrera' l'anniversario della sua morte, che e' stata un vergognoso delitto. Lo Stadio Olimpico - ha concluso - dovrebbe essere intitolato alla memoria di Gabriele Sandri''.

UN DERBY CONTRO LA SLA

di Marina Beccuti
© foto di Tommaso Loreto

Pubblichiamo il recente intervento di Michele Riva, tifoso del Torino malato di Sla, che sta lavorando per far disputare il derby benefico. Abbiamo contattato a proposito l'Assessore allo Sport Giuseppe Sbriglio, sempre presente in queste occasioni, il quale ci ha riferito che presto riceverà Cairo e Blanc per organizzare l'evento. L'ostacolo principale potrebbero essere le formazioni da mandare in campo, ovvero far giocare le seconde linee, ma siamo solo a livello di supposizione.

Tutto inizia nel luglio 2008 , conversando via mail con altri malati SLA di Torino e cintura, ci chiedavamo perchè il mondo del calcio se ne stesse in disparte, erano già stati pubblicati i dati che per chissà quale motivo la percentuale dei calciatori è 6 volte più alta rispetto alla media della popolazione, di li a qualche settimana si rese pubblica la malattia di Stefano Borgonovo, e qualcosa cambiò. Si iniziò a organizzare partite con stelle di ieri e di oggi, finalmente il muro di gomma era stato buttato giù, anche la FIGC aveva iniziato e continua ancora oggi a sostenere diverse iniziative, serviva il grande coraggio di stefano di metterci la faccia .
Se altrove i calciatori e le società erano scesi in campo con le loro belle iniziative .... .
a Torino no, nonostante il grande impegno nostro e di altri noti giornalisti come Roberto Beccantini , Massimo Mauro e molti altri le due società sotto la Mole tergiversavano, certo, con le giuste argomentazioni dei calendari fitti d'incontri , timori di retrocessioni, problemi di infortuni e di bilancio, insomma mille ostacoli.

Sta di fatto che l'ultimo derby della solidarietà risale al lontano 1994, anno della triste alluvione che colpì il Piemonte .

Un dato che si commenta da solo e che la dice lunga sulla sensibilità di unirsi per portare avanti un determinato risultato , si faceva qualcosina singolarmente, questo si, ma quanto tempo è stato sprecato, quanti fondi per una qualsiasi nobile causa non sono stati raccolti !


Finalmente in questi giorni si stanno notando delle novità, c'è la consapevolezza che uniti si può vincere , non solo la sclerosi laterale amiotrofica, decine di altre malattie possono finalmente trovare nuove risorse economiche per essere combattute nel campo della ricerca scientifica , un derby per ogni anno di campionato sarebbe già un grandissimo risultato , abbiamo già perso troppo tempo, abbiamo ritrovato una sensibilità che avevamo perduto, in fin dei conti si fanno tanti allenamenti e tante partite , 90 minuti si possono benissimo dedicare nel corso di un anno, magari alla fine del campionato , certo è che ci sarà uno stadio stracolmo di tifosi per il derby della solidarietà , una partita vera, all'insegna del vero sport, quello che sa anche guardare oltre ai soliti interessi .

Si fa anche un gran parlare della violenza nelle tifoserie, (purtroppo anche nelle nostre), ebbene, pensate un pò che c'è una intera generazione di giovani sportivi Torinesi che non è mai andata allo stadio per un derby solidale e amichevole , un incontro vero, una sfida sportiva ma nobile nella finalità , se in futuro ci saranno più incontri di questo tipo anche i tifosi, quelli più scalmanati e violenti si troveranno sempre più soli e isolati, perchè il nuovo presidente bianconero ha ragione, il calcio a Torino deve avere le famiglie intere che vanno allo stadio!


Michele Riva

PER GABRIELE

di Alessandro Pizzuti
Fonte: Lalaziosiamonoi.it

Ieri tutte le tifoserie d’Italia hanno dedicato cinque minuti di silenzio in memoria di Gabriele Sandri, un gesto semplice ma di grande significato perchè unisce in un momento difficile le curve di tutto il paese. Nella giornata dell'11 novembre prossimo le iniziative in programma per ricordare Gabriele partiranno con la donazione promossa dal Gruppo Donatori di sangue a lui dedicato e che sarà possibile mercoledì a partire dalle 7,30 al Bambin Gesù. Per chi volesse partecipare, basta mandare una mail al gruppodonatorigabrielesandri@gmail.com confermandolo entro il giorno prima a questa mail. C’è sempre bisogno di sangue a maggior ragione per i bambini, un bellissimo gesto d’amore che rende onore sempre a chi lo fa, in questo caso anche in ricordo di Gabriele.

Sempre mercoledì alle 13.00 un altro importante evento: verrà dedicato a lui un parco, ai piedi della sua scuola elementare, la Leopardi a Piazza delle Medaglie D’oro, un luogo verde per bambini che porterà il suo nome nel quartiere dove viveva e dove vive la sua famiglia che adesso conta anche un piccolo Gabriele, il figlio di Cristiano Sandri.

Alle 15,30 a Piazza della Libertà invece ci sarà la consegna da parte del Comune della sede della Fondazione Sandri, che il 9 gennaio prossimo 2010 prenderà vita con il lavoro svolto finora dal Comitato in essere, con i 110 anni della S.S. Lazio. Un occasione per tutti i tifosi della Lazio di radunarsi e sentirsi di nuovo uniti per uno scopo importante, nel luogo della fondazione del sodalizio biancoceleste.

La manifestazione è aperta a tutti.

Infine alle 19.00 una Messa in suffragio nella chiesa San Pio X a Piazza della Balduina ed una fiaccolata concluderà una giornata tutta dedicata a Gabriele.

Tutti i Laziali che potranno essere presenti saranno i benvenuti, ma non solo.. tutti quelli che volevano bene a Gabriele e tutti quelli che vogliono far sentire la loro vicinanza alla famiglia Sandri potranno partecipare alle bellissime iniziative a lui dedicate.

OGGI CON CRISTIANO SANDRI IN TV

OGGI ALLE 13 IN DIRETTA SU QUARTA RETE DI TORINO, CANALE 13 DEL DT E STREAMING SU www.quartarete.tv , INTERVISTA A CRISTIANO SANDRI E AL SOTTOSCRITTO PER RICORDARE GABRIELE A DUE ANNI DALLA SUA MORTE.
GIUSTIZIA PER GABRIELE!
VINCENZO

VIRTUS LANCIANO

(CALCIOPRESS) Lanciano - La Virtus incassa la terza sconfitta interna del campionato, che viene dopo una striscia positiva di sei partite (con cinque pareggi). La famiglia Maio conferma la fiducia a Dino Pagliari, ma i tifosi contestano duramente tecnico e giocatori anche dopo il triplice fischio di chiusura dell’arbitro.

La Virtus Lanciano, reduce da una striscia di sei risultati utili consecutivi (di cui cinque pareggi), viene superata al Biondi dalla Ternana e subisce la terza sconfitta interna del campionato. A loro volta i rossoverdi di Baldassarri centrano la seconda vittoria consecutiva in trasferta, dopo quella ottenuta a Portogruaro nel posticipo di lunedì scorso, e scalano le posizioni alte della classifica subito alle spalle della capolista Hellas Verona.

Al termine della gara il tecnico Dino Pagliari e i giocatori sono stati duramente contestati dai tifosi frentani, anche dopo il triplice fischio finale che ha chiuso la partita. Sembra che ci sia stato anche un mezzo assedio agli spogliatoi, dove la squadra è rimasta chiusa a lungo a meditare sulla sconfitta.


In sala stampa i Maio, proprietari del club rossonero, hanno ribadito la loro fiducia a mister Pagliari. E’ certo però che la panchina del tecnico comincia a non essere più troppo sicura.

Redazioneweb - www.calciopress.net

NAPOLI ULTRAS CONTRO IL CINEASTA

"De Laurentiis buffone". Con tale striscione gli ultras partenopei hanno voluto rispondere alle dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis. Presidente il quale, proprio poco prima del match esterno contro il Catania, così si era rivolto al migliaio di supporters azzurri in procinto di giungere in terra etnea: "Vorrei dire ai mille tifosi che andranno in Sicilia di onorare la squadra al meglio e - continuava il patron - di rispondere con un sorriso allo sfottò dell'avversario. Prometto che chi lo farà avrà una mia stretta di mano". Affermazioni che non sono andate giù alla torcida napoletana e che alimenta uno stato di tensione con il produttore cinematografico.

domenica, novembre 08, 2009

MILANISTI

(AGI) - Roma, 8 nov. - 'Il Milan rischia di perdere le partite a tavolino per colpa dei tifosi che si presentano in curva esponendo striscioni che inneggiano a gruppi di estrema destra, in particolare a Terza posizione'. Lo riferisce ai microfoni di CNRmedia Marcel Vulpis, direttore dell'agenzia di stampa Sporteconomy e testimone oculare allo Stadio Olimpico di Roma durante Lazio-Milan. 'In Italia non si conoscono bene i nuovi regolamenti Uefa in vigore dall'estate - spiega ancora Vulpis -. In caso di esposizione di simboli di estremismo politico, razzisti o comunque contrari all'ordine pubblico l'arbitro deve sospendere la gara, rimuovere gli striscioni e decidere se convalidare il risultato sul campo o dare partita persa 2-0 a tavolino alla squadra con i tifosi colpevoli di un atto contrario al regolamento'. 'Alcuni tifosi del Milan hanno esposto gli stessi simboli di estrema destra dell'Olimpico anche durante la partita di Champions League contro lo Zurigo - conclude Marcel Vulpis -. In quell'occasione le immagini sono state trasmesse in diretta anche dalle tv'.

INGLESI A BORDO

LONDRA - Avevano decise di passare il week end a Monaco per assistere alla partita del Bayern Monaco e gustare birra tedesca, ma sulla bevuta i due tifosi inglesi hanno pensato di portarsi avanti e si sono imbarcati sul volo della Easyjet in evidente stato di ubriachezza. E gli effetti della birra si sono visti in volo con i due inglese protagonisti di una zuffa che ha costretto il pilota della compagnia aerea ad effettuare uno scalo non programmato a Francoforte. Secondo quanto reso noto dalla polizia della città tedesca, l'episodio è avvenuto ieri su un volo partito da Manchester e diretto a Monaco di Baviera.

I due tifosi inglesi di 24 e 26 anni facevano parte di una comitiva di una dozzina di persone che si stava recando nella città bavarese per assistere a Bayern Monaco-Schalke, partita della Bundesliga terminata 1-1. Sotto l'effetto dell'alcol, i due giovani hanno cominciato a picchiarsi e gli assistenti di volo non sono riusciti a ristabilire la calma.

Il pilota ha perciò deciso di correggere la rotta e dopo l'atterraggio a Francoforte ha consegnato i due inglesi alla polizia. Il 24enne ha smaltito la sbronza in una cella e dovrà pagare una multa. A Francoforte, sono stati scaricati anche gli altri componenti della comitiva.

PER STEFANO CHIODI

«Con l’abuso di farmaci e continue trasfusioni avete avvelenato i nostri campioni. Ciao Stefano».

I tifosi del Bologna, durante il minuto di raccoglimento osservato allo stadio Dall’Ara prima della partita con il Palermo, hanno esposto questo striscione, per avanzare sospetti sulla morte di Stefano Chiodi, ex giocatore rossoblù, scomparso in settimana a 52 anni.

Il decesso dell'attaccante è avvenuto a causa di un probabile tumore al fegato.

PIAZZA ITALIA

per una breve riflessione sulla natura della repressione in Italia

dal dopoguerra ad oggi

di Domenico Mungo


La recrudescenza della repressione ha portato ad una frustrazione collettiva. L’impossibilità del contatto fra gruppi e l’esasperazione del controllo poliziesco, il fatto che a loro volta le forze dell’ordine si rapportino alle tifoserie come una terza forza in campo ha creato una sorta di sacra alleanza fra le tifoserie che individuano nelle forze dell’ordine il primo nemico da affrontare e superare. Inoltre c’è un fattore controculturale che si è consolidato negli anni, paradossalmente nel periodo posteriore alla seconda guerra mondiale, quando la repubblica democratica avrebbe dovuto avere anche una polizia democratica ed invece migliaia di casi hanno posto le forze dell’ordine come avversari delle masse, nelle piazze, nelle università, nelle fabbriche, fino dentro gli stadi, creando una coscienza collettiva che individua nella divisa qualcosa contro il quale combattere.

Infine un dato che deve sinceraci sulla natura autoriataria della polizia italina ne viene delineata da uno dato storico inconfutabile. All'indomani dell'8 settembre 1943 in un'Italia attraversata dai moti antimussoliniani e dall'embargo del tutti a casa badogliano, l'unica istituzione che non muove di una virgola il suo organigramma è quella dei questori (ben 104 su 110 rimangono al loro posto !) e dello stato maggiore dei carabinieri e dell'esercito. La consequenziale perpetuazione di una forte componente autoritaria delle forze dell'ordine italiane si manifesta pertanto in una continuità anagrafica e ideologica con il regime fascista. Questo condurrà inevitabilemente alla creazione del reparto mobile Celere di scelbiana memoria e ad una sistematica contrapposizione di campo fra le forze di polizia e le masse. Dal confronto con alcuni testi “sacri” della storiografia italiana contemporanea, in particolare Storia dell’Italia partigiana di Giorgio Bocca e Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi di Paul Ginsberg e le fonti ad essi correlate, tutti quegli episodi che hanno visto morire nelle piazze e nelle strade italiane, uomini e donne che stavano semplicemente manifestando e rivendicando i propri diritti nei diversi momenti che hanno segnato la trasformazione dell’Italia da regime totalitario e monarchico a repubblica democratica e parlamentare contestualizzandoli all’interno di una epoca storica nuova che definiremo”della transizione dal regime fascista alla democrazia compiuta”. Ovvero, ci si chiede, se esiste una sostanziale differenza fra i due anonimi dimostranti assassinati dalla polizia vicino all’arsenale a La Spezia il 26 luglio del 1943 all’indomani della caduta del Duce, e quindi in un momento storico segnato dai prodromi di una guerra, prima di occupazione e poi anche drammaticamente fratricida, in cui la morte era elemento politico e sociale quotidiano, e quella di Carlo Giuliani avvenuta a Genova in Piazza Alimonda il 20 luglio del 2001 durante gli scontri con la polizia verificatisi in seguito alle dimostrazioni contro il vertice del G8 e quindi in pieno regime democratico e di libertà di espressione per finire con l'assassinio di Gabriele Sandri, Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi, per tacere di migliaia di casi silenti e che non hanno avuto risonanza mediatica adeguata. La risposta che ci sentiamo di dare, alla luce di questa rapida e irruente disamina storico-politica è: no, non esiste alcuna differenza nell’essenza. Si potrebbe, e volentieri prestiamo ascolto alle sacrosante obiezioni storiografiche, delinearne una metastorica, o addirittura ucronica- in virtù di una lettura fantapolitica della storia dalla parte dei vinti-ovvero che tende ad atomizzare la vicenda umana intrecciata a quella degli eventi, attraverso un comune denominatore reticolato di epoche incoerenti fra di esse, dove causa ed effetto appaiono come artificiosamente relegate in capitoli di un volume pericoloso da fascicolare in un tutt’uno. Ciò che qui si vuole tessere è più che altro un ideale, piuttosto che ideologico, filo rosso che lega fra di loro tutti i momenti che hanno contrapposto sulle piazze e nelle strade, ovvero nel luogo deputato alla rivendicazione dialettica ed ideologica- oltre che “azionista”- delle diversità, e quindi agone della democrazia per antonomasia (l’agorà ateniese ne fu la più fulgida dimostrazione etimologica), individui, movimenti, classi sociali, culture e sottoculture antagoniste e il più fedele guardiano degli interessi dell’ordine costituito: le forze di polizia e i carabinieri in quell’immaginario luogo collettivo qui denominato metaforicamente Piazza Italia. Ad esempio quasi mai i responsabili degli eccidi e degli assassini sono stati condannati, quasi sempre sono stati assolti perché il “fatto non costituisce reato”, ciò ci conduce alla conclusione che in Italia sparare, manganellare, pestare, torturare cittadini e dimostranti non costituisce di fatto reato. Vuol dire che in Piazza Italia nel momento in cui l’individuo si accinge a contestare più o meno violentemente l’ordine costituito il suo status si trasforma da quello di cives (ovvero del cittadino dotato dei diritti civili) a quello di homo sacer . 1

La repressione di Piazza in Italia è stata il paradigma della prima risposta che lo Stato ha sempre saputo dare a queste rivendicazioni.



1“ Homo sacer: l’uomo escluso dalla vita politica e sociale che nella ius latina non godeva di alcun diritto civile e la cui uccisione non costituiva, di fatto, omicidio”. Giorgio Agamben, Homo Sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, 1995, Einaudi.



Domenico Mungo

QUARTA RETE

Il mio intervento su Quarta Rete è rimandato a domani alle 13.30 con il ricordo di Gabriele a due anni dalla sua tragica scomparsa.
Vincenzo

ORGOGLIO GOBBO SU JUVE-NAPOLI

I questi giorni si è parlato (a dire il vero non molto, ma d'altronde non è saggio da parte dei giornalisti, evidenziare le lacune di stupide leggi repressive) dei problemi di ordine pubblico avvenuti durante la partita in cui abbamo ospitato i tifosi patenopei; ovviamente le poche notize passate sono rivolte a cercare lo scoop e, già che ci siamo, un capro espiatorio, il solito: i tifosi. Riportiamo lo scritto di chi vive veramente quello che accade in curva.

Ora parliamo noi! Non voglio che la mia Gente passi per quello che non è, accusata di aver picchiato persone inermi e senza colpa. E' arrivato il momento di ristabilire la verità, raccontandola, ed accusare i reali responsabili della vergognosa situazione venutasi a creare, sabato sera, all'interno dello Stadio Olimpico di Torino.
Se togliamo le curve, nel resto dell'impianto, si vive un'atmosfera di grande sportività al contrario di quanto accade in altre città. E' rarissimo, quasi impossibile che i nostri tifosi di tribuna entrino in contatto fisico con quelli di altre squadre. Sabato sera, i napoletani presenti allo stadio, si sono comportati in maniera vergognosa, infischiandosene di quelle regole che sono alla base della civile convivenza, in particolar modo quando sei in trasferta. In Tribuna Est, solo per fare un esempio, quella che da noi viene identificata come settore per famiglie, parecchi di loro hanno avuto comportamenti irriguardosi e prevaricanti nei confronti di tifosi bianconeri che volevano solo vedere la partita. Non si trattava di persone pacifiche ma invasati che hanno insultato a più riprese la nostra Gente obbligandola a cambiare posto per evitare situazioni spiacevoli ed alle quali non erano abituati. Il fondo si è toccato quando hanno cercato, e non ci sono riusciti solo perchè gli è stato materialmente impedito, di staccare lo striscione che ricorda Alessio e Riccardo... A quel punto è accaduto quello di cui oggi si parla: in parecchi hanno scavalcato e li hanno presi a calci nel c.u.l.o. buttandoli fuori dallo stadio. La scena che si è vista non lascia adito a dubbi: i prepotenti con i deboli che scappavano di fronte a loro pari. Una fuga ignominiosa e vigliacca soprattutto perchè fino a pochi minuti prima quelli che correvano urlando e cercando protezione erano gli stessi che facevano gli "smargiassi" per usare un termine a loro molto caro.
Io sto con quei ragazzi che hanno scavalcato. E li difendo. Perchè non puoi pensare di venire in casa mia e comportarti da padrone, offendendo e pensando poi di farla franca. A Napoli, quanti Gobbi possono permettersi un comportamento del genere? Sono certo che gli stessi Ultras partenopei, ai vertici della categoria, prenderanno posizione senza deludermi.
Fuori casa devi portare rispetto ed essere intelligente, non diciamo fesserie, non sono stati picchiati papà con bambini o coppie di fidanzati: chi le ha prese, e tanti le hanno prese, è perchè se le sono cercate.
Se io sto tornando verso la macchina rimuginando sulla sconfitta, con i testicoli che mi girano a mille e trovo un tifoso avversario che mi deride, io lo mando all'ospedale con la testa rotta!
DIFFIDATEMI PER QUESTO!!!
Veniamo al capitolo responsabilità: che senso ha chiudere il settore ospiti per poi sparpagliare circa 2000 napoletani in tutti i settori dello stadio? Dico 2000 napoletani, non 2000 senesi o chievaroli!!!
L'osservatorio, quello si, sarebbe da diffidare per quanto successo Sabato sera, non chi ha rischiato di suo per difendere uno striscione che per noi vale molto più dei tre punti.
La realtà è una sola: se i napoletani si fossero comportati educatamente, ora non sarebbero lì a lamentarsi e leccare le ferite. La prossima volta pensateci prima di fare i "guappi" a casa nostra e con la nostra Gente.
OG

TRA POCO, SU QUARTA RETE

D qualche tempo, grazie alla sensibilità del Direttore Darwin Pastorin, giornalista e scrittore tra i più intelligenti e coraggiosi in questa trista palude di pavidi pennivendoli, e dei suoi bravissimi collaboratori, vengo intervistato ed invitato spesso a Quarta Rete, un'emittente storica torinese visibile in Piemonte e Lombardia sul canale 13 del Digitale Terrestre, oltre che in streaming su www.quartarete.tv.
Ci sarò anche oggi, intorno alle 13.30, in diretta telefonica, per ricordare Gabriele e parlare della manifestazione di sabato prossimo a Roma. La cosa eccezionale ( in realtà la normalità in Italia è diventata tout court straordinaria ) è che in questi mesi mai nessuno dei responsabili della televisione mi ha chiesto prudenza negli interventi o si è permesso di censurarmi. Per questo, per il coraggio di ascoltare e riferire anche la vocina fastidiosa degli ultras, Quarta Rete merita massimo rispetto.
Stay tuned!
Vincenzo

TOCCAFONDI VATTENE

Derby toscano domani,derby contro il Poggibonsi.Altra partita diventata ormai tristemente un classico per gli amanti della C2.La squadra senese nella passata stagione era retrocessa in serie d,ma il palazzo e le fideiussioni,questo malato anzi malatissimo calcio moderno hanno sovvertito il giudizio sportivo del campo rispedendo tra i professionisti il Poggibonsi anche in questa stagione.Anche se a giudicare dal loro andamento in campionato ci resteranno ben poco.Infatti i nostri avversari di domenica in questo momento stazionano in penultima posizione nella graduatoria a quota dieci punti.Per quanto riguarda il tifo organizzato,il Poggibonsi ha alcuni gruppi ultras che seguono sempre la squadra anche in pochi.I gruppi principali del tifo giallorosso sono gli Old Lion che comandano la ''curva'' praticamente da sempre,affiancati dagli Ultras Poggibonsi gruppo che si è sempre mobilitato per protestare contro la tessera del tifoso e per chiedere giustizia per Gabriele Sandri.Le rivalità principali sono con la vicina Colligiana,un derby molto sentito da entrambe le tifoserie,un derby campanilistico tra due paesi molto vicini.Inoltre il Poggibonsi ha una forte,anzi fortissima,antipatia per Siena e per la curva Robur.Particolari screzi in passato si sono registrati anche con Grossetani ed Eugubini.

Il ritrovo fissato per la trasferta di domani è intorno alle 12 alla casa del popolo di Coiano,una trasferta molto breve in auto quindi vediamo di andare in un buon gruppo.

TOCCAFONDI VATTENE

STRISCIONE A CATANIA

I tifosi partenopei hanno esposto nel settore ospiti del Massimino un grande striscione con la scritta "Ultras catanese non mollare". Il gesto ha sancito il rispetto tra le due tifoserie, quella partenopea oggi presente in gran numero (almeno 3.000 i presenti nel settore ospiti del Massimino) e quella catanese.

30 EURI DI VERGOGNA

IL ROMANISTA (D. GALLI) - E' giovedì sera, sotto di un gol la Roma si aggrappa al fattore C per rimontare il Fulham. In quella fetta della Curva Sud che strizza l’occhio alla Tevere fa capolino uno striscione: “08-11-09, 30 euro per un settore popolare, vi dovete vergognare”. Il messaggio è evidentemente polemico, ma in molti si domandano a chi sia destinato. Tra loro, non chi respira la Curva.

Trenta euro è il prezzo di un biglietto di Inter-Roma (la prevendita si conclude alle 19 di oggi nelle ricevitorie Lis) nel terzo anello blu, che domani sarà il nostro settore ospiti. Una comoda tribuna a due passi dal campo? Macché. Se così fosse, saremmo infatti ai limiti dell’ammesso e non concesso. Invece no, qui parliamo del terzo anello. Là dove osano le aquile verrebbe da dire, se non fosse per la genetica antipatia che nutriamo verso l’uccellaccio. La richiesta di trenta euro, circa sessantamila delle vecchie lire, è considerata un’offesa da chi si barcamena tra famiglia e Aesse Roma.

Non è stato sempre così, nel recente passato. Qualche esempio. Il 18 aprile 2007 in campionato e il 17 maggio nella finale di ritorno che ci consegna l’ottava Coppa Italia, l’Inter si accontenta di "appena" 23 euro.
Tre mesi dopo, la Lega Calcio mette in vendita i tagliandi di Supercoppa (Daniele De Rossi eeh-ooh) per San
Siro a 20 euro. L’inflazione imposta da casa Moratti si mette a galoppare la stagione successiva. Il 27 febbraio
2008 Via Durini pretende trenta euro per il settore ospiti. Idem il primo marzo di quest’anno. Tutte le volte, però, ad ospitarci è sempre il primo anello. Là, a pochi metri dal rettangolo di gioco, senti rimbombare la vena di De Rossi, vedi i tacchetti di Mexes artigliare palloni e magari esci da San Siro soddisfatto. Dal terzo, se va bene, ti diverti a indovinare delle sagome. E mettete conto che a fine partita uno voglia lanciare la maglia ai tifosi, che si fa? Ci prestano un cannone?

Il carovita applicato al calcio trova dei responsabili anche a Trigoria. A spiegarlo è Giuseppe De Vivo, che nella Curva è per tutti "Peppone": «Vale il principio della reciprocità, la Roma applica lo stesso prezzo agli interisti quando vengono all’Olimpico. Consideri che il Milan, per un settore identico (il terzo verde: l’opposta piccionaia, ndr), il 18 ottobre ci ha chiesto 14 euro. È un problema che avevamo già fatto presente a chi si occupa della nostra biglietteria, perché ogni anno con l’Inter è sempre così. Questo dimostra, ancora una volta, il menefreghismo della Roma verso i suoi tifosi. Invece di avallare il progetto della Prefettura di far valere la tessera del tifoso pure per le gare casalinghe della Roma, che sia ora la dottoressa Mazzoleni (la responsabile pianificazione e controllo, ndr) a darci delle risposte».

IL POSTICIPO DI BOBO

La serie A e la serie B hanno deliberato di chiedere al ministro degli Interni Roberto Maroni di posticipare all'inizio della prossima stagione l'entrata in vigore della tessera del tifoso. Lo ha reso noto il presidente della Lega calcio Maurizio Beretta che ha avuto il mandato di riportare l'istanza, chiedendo anche la creazione di una commissione mista fra Lega e Viminale. «Negli ultimi giorni ho parlato con Maroni, l'orientamento mi sembra costruttivo e sono fiducioso», ha spiegato Beretta confermando l'intenzione di «chiedere l'insediamento di una commissione tecnica per valutare miglioramenti e integrazioni alla tessera del tifoso».

GROSSETO-ROMA

Il questore di Grosseto Maria Rosaria Maiorino ha firmato quattro provvedimenti di allontanamento dai luoghi dove si svolgono attività sportive, Daspo, nei confronti di quattro tifosi della Roma. Il provvedimento durerà tre anni ed è stato adottato in seguito ai fatti accaduti il 13 agosto scorso, durante l' amichevole tra Grosseto e Roma. Alcuni tifosi, all'interno dello stadio, fecero esplodere una bomba carta e accesero alcuni fumogeni: i responsabili sono stati identificati grazie alle indagini eseguite dalla Digos di Grosseto e quella di Roma.

RABBIA PER STEFANO CUCCHI

ROMA - E venne il giorno della rabbia. Della rabbia per una morte tanto misteriosa quanto annunciata. Una morte, quella di Stefano Cucchi, avvolta ancora dal buio e che oggi è stata al centro di una manifestazione carica di tensione. E la percezione che ansia e rabbia avrebbero reso difficile questa giornata, si è avuta da subito. Già prima che il corteo cominciasse a sfilare per il quartiere di Roma dove viveva Stefano Cucchi, il ragazzo morto il 22 ottobre all'ospedale Sandro Pertini a sei giorni dall'arresto, le forze dell'ordine sono state bersaglio di bottiglie ed altri oggetti. Poi la manifestazione organizzata da alcuni centri sociali della Capitale per chiedere "Verità e giustizia per Stefano Cucchi" si è mossa al grido di 'assassini' rivolto verso la Polizia e carabinieri. Su uno striscione la scritta: 'Non si puo' morire così. Basta vite spezzate dalla violenza dello Statò.

I manifestanti, circa 1.500 secondo gli organizzatori, sono partiti da via dell'Acquedotto Alessandrino nel quartiere popolare di Tor Pignattara diretti a via Ciro da Urbino, dove abitava Stefano Cucchi. Qui, sul portone del palazzo, i condomini hanno messo uno striscione con le foto del giovane morto il 22 ottobre e la scritta: "Stefano, il tuo sorriso rimarrà impresso per sempre nei nostri cuori". "E' stato ucciso dallo Stato - ha gridato uno dei manifestanti al megafono - è l'ennesima vittima della stagione della repressione italiana". Poi, quando il corteo era ormai finito e il grosso dei partecipanti se ne stava andando, alcuni cassonetti sono stati rovesciati e incendiati. Un grosso petardo é stato lanciato in direzione della polizia. Gli agenti hanno reagito lanciando lacrimogeni. Ed è stata la famiglia del giovane morto a cercare di ristabilire un po' di equilibrio dopo la giornata ad alta tensione. "Non può essere la violenza a farci giustizia", ha detto la sorella Ilaria, esprimendo "solidarietà" nei confronti della polizia. Nel pomeriggio la stessa famiglia era tornata a chiedere "verità e giustizia per Stefano e per tutti noi". Cerchiamo verità e giustizia, aveva quindi ribadito la famiglia e "proprio per questo Stefano non deve essere per nessuno né un eroe, né un modello, né un motivo di odio o violenza. Stefano, è solo una vittima". E quella che arriverà potrebbe essere una settimana cruciale per l'inchiesta sulla morte di Chucchi. Quello che si profila potrebbe essere infatti una iscrizione nel registro degli indagati di alcune persone che, a vario titolo, sarebbero coinvolte nelle possibili percosse subite da Stefano Cucchi dopo il suo arresto avvenuto il giorno 15 con l'accusa di detenzione di droga. Le indagini sembrerebbero ora concentrarsi sul lasso di tempo che andrebbe dal termine dell'udienza di convalida al momento dell'arrivo di Cucchi a Regina Coeli. Tempo trascorso nelle celle di sicurezza del tribunale. In quelle ore potrebbe essere nascosta la verità sulla morte del giovane detenuto.

CAROTENUTO-BISACCESE

A Mugnano del Cardinale, durante l’incontro di calcio valevole per il campionato di promozione – Girone C – tra US. DG. Carotenuto e Bisaccese, l’arbitro ha sospeso la partita al 92° minuto, dopo che il guardalinee, 25enne residente in provincia di Salerno, è stato colpito alla testa da un oggetto lanciato dal pubblico della squadra locale. Sul posto è intervenuto il personale del 118 ed i Carabinieri della stazione di Baiano già presenti per il servizio di ordine pubblico. I militari, però, non sono riusciti a rinvenire alcun oggetto, probabilmente perché mescolatosi con altri materiali presenti a bordo campo. Il giovane condotto in ospedale è stato medicato e giudicato guaribile in 5 giorni per trauma contusivo temporo frontale. Indagano sulla vicenda i Carabinieri per identificare l'autore del gesto.

sabato, novembre 07, 2009

POVERO BOBO

(CALCIOPRESS) - Tessera del tifoso verso il flop come era previsto e prevedibile? Parrebbe proprio di si, visti gli ultimi sviluppi.

Va sottolineato che il documento, fortemente voluto dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni, non ha avuto vita facile fin dalla sua nascita.

Immediata la contestazione, con toni duri quanto civili, dei gruppi organizzati. Che hanno dato vita a due manifestazioni nazionali a Roma, dopo una riunione preparatoria a Latina. Ampio e trasversale lo schieramento degli opinionisti critici verso il provvedimento, anche sulla scorta di fondate riflessioni sulla sua oggettiva legittimità. Infine, notizia di ieri, la richiesta ufficiale dei club di serie A e B di proporre un’istanza per posticiparla quanto meno alla stagione 2010-2011.

Maurizio Beretta, il presidente di Lega che ha avuto mandato dai club che rappresenta di avanzare la richiesta di differimento, si è dichiarato molto fiducioso sul suo accoglimento considerato l’orientamento costruttivo della richiesta.

Ma non finisce qui. C’è infatti la manifesta intenzione della LNP di chiedere l’insediamento di una commissione mista, composta da membri della Lega Calcio e del Ministero degli Interni, allo scopo di proporre miglioramenti e integrazioni all’attuale normativa (ritenuta, di fatto, inaccettabile dalle parti in causa nella sua attuale formulazione).

Insomma, la Tessera del tifoso si sta di fatto avvitando su se stessa e sta (fortunatamente) per impantanarsi da sola. Non si vede proprio come sia ragionevolmente ipotizzabile farla entrare in vigore dal gennaio del prossimo anno, secondo le (pie) intenzioni del ministro Maroni.

Va ancora considerato che la quasi totalità dei tifosi non organizzati, che dovrebbero essere gli utenti finali del documento, non ha affatto compreso quale sia lo scopo di uno strumento visto come un ulteriore paletto (dopo biglietti nominativi e tornelli) messo sulla loro strada per frenarne ulteriormente l’accesso negli stadi. In trasferta e non.

Resta infine da osservare che le leggi vigenti in materia di ordine pubblico, come pure quelle che regolano il controllo dell’afflusso degli spettatori all’interno degli stadi, sono già molto restrittive e comunque tali da svuotare pericolosamente gli impianti (divenuti, in certi casi, vere e proprie cattedrali nel deserto).

L’auspicio è che lo stop richiesto dalla serie A e serie B sia la spallata finale a questo (incoerente) progetto. Una presa di posizione, quella della LNP, che giunge davvero a proposito e contribuisce a bloccare un provvedimento dai contorni vagamente liberticidi. Un boomerang per la crescita del sistema calcio, già alla deriva per suo conto in ordine a tante (troppe) altre ragioni di natura strutturale e finanziaria.

Ci mancava solo la Tessera del tifoso, una curiosa (discutibile) iniziativa tutta italiana e sconosciuta negli altri Paesi della UE, per affossare definitivamente lo sport più amato nel Bel Paese.

Sergio Mutolo - www.calciopress.net

A PIACENZA CONTESTANO

(ANSA) -PIACENZA, 7 NOV- Penultimo in classifica dopo l'ennesima sconfitta (quarta consecutiva), il Piacenza e' stato vivacemente contestato dai tifosi. Al termine della partita persa contro il Mantova (2-0) allo stadio Garilli, presidente, allenatore e giocatori sono stati investiti dalla rabbia dei tifosi controllati dalle forze dell'ordine. L'allenatore e la squadra hanno promesso il massimo impegno, ma il futuro e' tutt'altro che roseo: domenica ospita il Torino e poi sfida in trasferta al Sassuolo.

SUDAFRICA A SPRON BATTUTO

Mancano sette mesi all'inizio del campionato del mondo da calcio e nelle principali città del paese africano si lavora ritmo frenetico. Bellissimo lo stadio di Citta del Capo
dall'inviato ANDREA SORRENTINO

Viaggio nel cantiere Sudafrica stadi e strutture a tempo di record
JOHANESSBURG - Poco più di sette mesi, poi si parte. Il countdown è già ben avviato: l'11 giugno 2010, a pensarci bene, è vicinissimo. Il Sudafrica è in subbuglio, arrivano i Mondiali di calcio. Si è partiti in ritardo ma ora, e in gran fretta, bisogna sintonizzarsi sul mondo. Non c'è più lo spettro del "piano B" evocato da Blatter qualche tempo fa, cioè l'assegnazione d'ufficio alla Germania per palese inefficienza sudafricana: i Mondiali in ogni caso si faranno qui, punto e basta. Quindi, sbrigarsi. Il paese ribolle di attesa, ma anche di lavori in corso: men at work a perdita d'occhio da Cape Town a Polokwane. Nelle nove città che ospiteranno le partite, ma non solo. In molti casi si devono inventare dal nulla le infrastrutture, cioè strade, ferrovie e autostrade per collegare un paese che da questo punto di vista è ancora indietro. Un lavoraccio, e da compiere a tempo di record, mentre comincia l'estate australe che complicherà gli sforzi degli operai, perché qui il sole è brace sulla pelle e lavorare in mezzo alla savana per costruire una nuova highway è un'impresa ai limiti della resistenza umana.
Nove città, dieci stadi di calcio. Sei li stanno costruendo da zero: il Soccer City a Johannesburg, il Green Point a Cape Town, il Durban Stadium a Durban, il Peter Mokaba Stadium a Polokwane, il Mbombela Stadium a Nelspruit, il Nelson Mandela Bay Stadium a Port Elizabeth che è l'unico già terminato, mentre gli altri sono a buon punto ma non troppo. Impianti moderni, modernissimi, dalle architetture spettacolari, perché il Sudafrica vuole stupire il mondo. Altri quattro stadi sono invece vecchi impianti rimodernati, e per i quali c'è stato bisogno di minor lavoro: l'Ellis Park di Johannesburg, il Lotfus Versfeld Stadium di Pretoria, il Free State Stadium di Bloemfontein, il Royal Bafoken Stadium di Rustenburg.

Abbiamo visitato tre dei sei nuovi impianti, accompagnati da architetti, responsabili dei lavori, autorità cittadine ed esponenti della Fifa. Ecco a che punto sono i lavori.

Soccer City, Johannesburg - Sarà lo stadio della partita inaugurale dell'11 giugno e ospiterà anche la finale dell'11 luglio (più quattro gare del primo turno, un ottavo e un quarto di finale). Insomma sarà la pagina di copertina del Sudafrica. Sorge sulla collina di Nasrec, di fianco a un'ex miniera di carbone i cui depositi formano ora una montagnola alta cento metri, proprio di fronte allo stadio. Nei pressi dell'impianto c'è anche il quartier generale della Federcalcio sudafricana e del comitato organizzatore della World Cup 2010. E' in piena Soweto (acronimo di "SOuth WEstern TOwnship), la zona di Johannesburg simbolo della lotta contro l'apartheid che ora non è affatto la sterminata baraccopoli di vent'anni fa ma è anzi diventata, in molte sue parti, una distesa di case tutto sommato eleganti o comunque dignitose, come quelle che circondano lo stadio. E' una zona periferica di Johannesburg e tuttora mal collegata, o non collegata affatto, con i trasporti pubblici, tipico problema che affligge il Sudafrica: sono stati stanziati circa 120 milioni di euro (13 miliardi di rand sudafricani) per provvedere in tutta fretta con bus e collegamenti ferroviari.
Soccer City avrà una capienza di circa 90000 spettatori (in orgine dovevano essere 95000, forse per motivi di sicurezza si arriverà a 87000), costerà un totale di circa 320 milioni di euro e visto da fuori è un portentoso spettacolo architettonico. I designer si sono ispirati, per la forma, al calabash, la zucca che le donne sudafricane usano come recipiente, appoggiandoselo in testa, mentre l'impatto cromatico è stupefacente. Della copertura del tetto, ormai ultimata, si è occupata la ditta italiana Cimolai, mentre aziende tedesche e austriache hanno fornito il resto dei materiali. Il tetto e la struttura esterna saranno cangianti, cioè cambieranno colore a seconda delle variazioni della luce. Anche i seggiolini all'interno dello stadio sono stati tutti installati, e il prato è stato steso di recente. Gli spalti si arrampicano in alto, con effetto ubriacante: cinque anelli, di cui uno interamente dedicato agli sky box. La cornice, insomma, è pronta. Ma la pancia dello stadio è ancora un cantiere aperto. Abbiamo visitato l'interno dell'impianto e non c'è nulla di pronto, solo cose abbozzate e una miriade di macchine da costruzione all'opera. Gli spogliatoi non ci sono ancora, come anche la maggior parte delle sale interne. E' appena iniziato il tunnel che condurrà dagli spogliatoi al campo, e che con un alto valore simbolico ricorderà i corridoi delle miniere, su cui il Sudafrica ha costruito la sua ricchezza. Ma il resto è polvere, calcinacci, lavori in corso, cemento sparso. Per la Fifa e per gli organizzatori i lavori sono ultimati "all'80%", ma è una stima ottimistica. Ci sono circa 4000 operai al lavoro (stime ufficiali, ma secondo gli stessi operai ci sono almeno 6000 persone impiegate) e di recente pare si sia festeggiato il traguardo di 1 milione e 750 mila turni di lavoro senza incidenti. L'esterno dello stadio, come e più degli interni, è ancora lontano dall'essere ultimato: non ci sono strade, né marciapiedi, né parcheggi. Solo terra rossa, qua e là terra ocra, smossa e riportata, per un raggio di cento metri intorno all'impanto. Nient'altro. "Ma finiremo, non preoccupatevi", raccontano i responsabili dei lavori. L'obiettivo è il mese di marzo, se tutto andrà per il meglio.

Dopo il Mondiale, per gli organizzatori lo stadio Soccer City potrà garantire introiti per circa 8 milioni di euro all'anno, con l'organizzazione di concerti e altri spettacoli sportivi. Nei dintorni verrà costruita una clinica, ma non altre strutture come ristoranti e case, secondo il modello che ricorre nei progetti dei futuri stadi italiani: ma ogni paragone con la realtà sudafricana è ovviamente inutile e capzioso, qui si vivono problemi ben diversi da quelli italiani quindi anche la costruzione degli stadi segue logiche diverse.

Green Point Stadium, Cape Town - Che meraviglia. La struttura perfettamente circolare, il tetto di vetro che invierà bagliori al mondo, e soprattutto la collocazione nel panorama: all'ombra della Table Mountain (la montagna dalla sommità piatta che è il simbolo della città) e del verde di Signal Hill, a un paio di chilometri dal Waterfront dove nuotano foche e pinguini, affacciato su una spiaggia su cui si infrangono le ultime onde dell'Oceano Atlantico che finisce qualche chilometro più a sud con il Capo di Buona Speranza, il Green Point si candida a essere uno degli stadi più belli al mondo per il suo colpo d'occhio. Qui si giocheranno cinque partite del primo turno, un ottavo, un quarto e una semifinale. Il problema è che per ora bisogna affidarsi allla fantasia, o alla suggestione fornita dal plastico che ci racconta lo stadio che sarà. A giudicare lo stato della cose, si direbbe che si è ancora in alto mare. I lavori sono iniziati in ritardo (marzo 2007) e ora si procede a tappe forzate. Il costo finale sarà di circa 450 milioni di euro. Intorno sorgerà un campo da golf a nove buche e un piccolo stadio per il riscaldamento degli atleti, mentre un'isola pedonale metterà in collegamento Green Point con la stazione ferroviaria, distante circa 2 chilometri.

Il tetto interamente coperto di piastrelle di vetro è l'unica struttura già completata e avrà una duplice funzione: farà entrare nello stadio la luce naturale e servirà per trattenere il suono, creando un effetto rimbombo all'interno dell'impianto. I posti a sedere saranno 68000, ma dopo il Mondiale saranno ridotti a 55000. Sono al lavoro circa 3000 operai, lo stadio avrà sei diversi livelli. Ma al momento sembra tutto in alto mare. Non è completato il rivestimento esterno, non sono stati ancora installati i seggiolini per i posti a sedere. Non c'è ancora il terreno di gioco: al suo posto, terra riarsa. Anche qui le vie d'accesso all'impianto, le strade di scorrimento, i parcheggi e tutte le rifiniture sono di là da venire: ruspe, martelli pneumatici ed escavatrici sono alacremente al lavoro e nei prossimi mesi tutto dovrebbe essere completato. Dovrebbe e dovrà. Obiettivo, come a Johannesburg, è finire tutto entro marzo. Viva l'ottimismo. Ma a Cape Town l'ottimismo può sgorgare naturalmente: è una città inondata di sole, bellissima, profumata di mare e dei sorrisi della gente. In un posto simile può anche darsi che i miracoli si verifichino.

Nelson Mandela Bay Stadium, Port Elizabeth - Qui invece è tutto pronto. E dallo scorso giugno. Hanno già inaugurato l'impianto, ci hanno giocato dentro alcune partite di calcio. Sorge sulla baia di Port Elizabeth, città affacciata sull'Oceano Indiano, all'interno di un'insenatura: la posizione originaria è stata modificata di un centinaio di metri perché la prima scelta era caduta nel pieno della falda acquifera, che avrebbe provocato pericolose infiltrazioni. La capienza è di 46000 spettatori, il costo totale ha raggiunto i 140 milioni di euro, i lavori sono durati tre anni. Tutto è pronto come se il Mondiale dovesse iniziare domani, fino all'ultima piastrella dell'ultimo bagno. Sugli spalti sono già in corso le esercitazioni della polizia per contrastare eventuali disordini da stadio. Mancano ancora, però, le strade di collegamento intorno all'impianto: su quelle si lavora in queste settimane, ma insomma i tempi dovrebbero essere ampiamente rispettati.

Anche qui il tetto dello stadio ha una sua particolarità: è stato disegnato per ricordare la forma della protea, il fiore che è uno dei simboli del Sudafrica. Ci potrebbe essere un problema in futuro, dato che il tetto in questione è completamente bianco e potrebbe attirare la nidificazione degli uccelli: per ovviare al problema, saranno sguinzagliati nei dintorni dello stadio alcuni falconi, che terranno lontani gli uccelli. "Abbiamo vinto la nostra sfida", gongolano giustamente le autorità locali. L'unico vero problema di Port Elizabeth riguarda gli alloggi: non ce ne sono abbastanza, tra alberghi, motel e bed&breakfast, per ospitare le migliaia di tifosi attesi per le partite del Mondiale, visto che qui si giocheranno cinque incontri della prima fase, un ottavo, un quarto e la finale per il terzo posto. Pare allora che la popolazione della città si stia attrezzando: in parecchi affitteranno le proprie case.

FORZA FABIO !

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Tempo fa abbiamo parlato su questo blog del film "Secondo Tempo". Una pellicola che tratta senza filtri il tema della violenza negli stadi. La scorsa estate abbiamo seguito con piacere le prove, conosciuto il regista Fabio Bastianello, gli attori e molte comparse (guarda qui). Ora che il film è stato realizzato siamo tornati da Fabio per saperne di più. Guarda qui sotto la video-intervista (divisa in due parti) di Arianna Ascione, blogger di Milano 2.0.


Un film che vuole mostrare i mille volti della vita negli stadi.


Si tratta di un film "brutto", come ci ha confessato Fabio: è un film inusuale, un film che non si è abituati a vedere. Un film 'vero' insomma, reale, perchè "la realtà non sempre è bella". "Secondo tempo" è stato girato in soggettiva e in piano sequenza, ovvero senza mai staccare la telecamera. Per saperne di più cliccate qui.

Autore della colonna sonora è il cantante Davide De Marinis, presente anche nel film.

DASPO A CAVA



Questa mattina gli Agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Cava de’ Tirreni hanno notificato ad A.C., cavese di anni 42, sostenitore della locale squadra di calcio, un provvedimento di Divieto di Accesso nei luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive, della durata di 18 mesi.

Il provvedimento è stato emesso ieri dal Questore di Salerno, a seguito delle risultanze dell’attività d’indagine dei poliziotti cavesi che ha consentito individuare in A.C. l’autore di una aggressione nei confronti di tesserati della squadra ospite in occasione della gara calcistica Cavese – Cosenza disputata presso lo Stadio Simonetta Lamberti di Cava de’ Tirreni, in data 1 novembre 2009.

In tale circostanza, al termine della gara di calcio, A.C. dopo aver scavalcato la recinzione degli spalti del settore distinti ed essersi introdotto sul terreno di gioco, ha tentato di colpire con un pugno un calciatore del Cosenza ed ha colpito con un calcio un dipendente della stessa società calcistica.

LA CROCIATA CONTRO GLI ULTRAS

di Matteo Mascia stampa
La crociata contro gli ultras

Da poco più di due settimane è iniziata l’ennesima campagna mediatica contro gli ultras. La scintilla è stata data da alcune recenti dichiarazioni di Fabio Capello. L’attuale commissario tecnico della nazionale inglese è infatti intervenuto ad un seminario organizzato dalla Figc a Coverciano. L’ex allenatore di Roma e Real Madrid ha parlato della sua personale esperienza nel rapporto con le tifoserie. “Purtroppo gli ultrà fanno tutto quello che vogliono – ha dichiarato l’ex centrocampista friulano -. Allo stadio si può insultare tutto e tutti. In Spagna invece c’è grande rispetto e le famiglie vanno allo stadio con i propri bambini: è un altro mondo”.
Le parole di Capello sono state prese come oro colato da quasi tutta la stampa nazionale. La stessa che ogni lunedì è abituata a pubblicare acriticamente quanto contenuto nei comunicati diffusi dalle questure dello Stivale. Lista di diffidati, conta dei danni, denunce dei benpensanti in servizio permanente. Nessuno si azzarda a rompere questa consuetudine, almeno sui quotidiani. Numerosi saggi invece hanno descritto il panorama ultras e soprattutto l’altra parte della barricata; celerini e carabinieri. Il mondo dei reparti mobili della Polizia è stato recentemente descritto da Carlo Bonini nel suo “Acab” (Einaudi Stile Libero), acronimo di All cops are bastards (Tutti i poliziotti sono bastardi). L’autore ha raccolto le testimonianze di un osservatore d’eccezione, Michelangelo Fournier, il dirigente che parlò di “macelleria messicana” durante la sua deposizione al processo per i fatti avvenuti nel 2001 durante il G-8 di Genova. Il funzionario racconta come numerosi reparti della celere vivano dei veri e propri rapporti di ostilità con alcune tifoserie o alcuni gruppi delle curve italiane.
Il tifoso è un essere da eliminare: tutto, o quasi, è considerato lecito. Un andazzo di cui si sono accorti anche all’estero in occasione della partita di Champions League Roma – Manchester United dell’aprile 2007. In quell’occasione si era addirittura sfiorato l’incidente diplomatico. Gli obiettivi dei fotografi presenti sulla pista d’atletica dell’Olimpico avevano infatti registrato le “cariche di alleggerimento” - queste le parole utilizzate dai dirigenti del Viminale – portate avanti dagli agenti presenti intorno al settore ospiti. Londra non aveva mandato giù i fotogrammi che mostravano chiaramente che alcuni carabinieri malmenavano i tifosi Reds impugnando il tonfa d’ordinanza (manganello) al contrario.
Si potrebbe ricordare anche l’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, ucciso in un’area di servizio lungo l’autostrada del sole. L’agente della Polstrada responsabile è stato condannato in primo grado per omicidio colposo. Il collegio giudicante del tribunale di Arezzo non ha accolto le richieste del pubblico ministero che chiedeva la condanna per omicidio volontario con dolo eventuale.
La criminalizzazione dei frequentatori delle curve non finisce qui. La diffida, il provvedimento utilizzato per impedire l’accesso ad ogni tipo di manifestazione sportiva, è una sanzione amministrativa. Gli organi di polizia decidono quindi della libertà di un cittadino senza passare per le aule dei tribunali. Le misure possono essere anche molto stringenti; il Daspo – sigla che identifica la diffida – può avere una durata massima di sei anni ed impedire l’accesso a tutto il territorio del Comune dove una determinata squadra si trovi a giocare. Nel caso poi venga inflitto anche l’obbligo di firma, il destinatario dovrà di fatto rinunciare ad ogni tipo di spostamento dalla propria città di residenza in contemporanea allo svolgimento di una partita. Ovviamente, nel caso di gravi indizi di colpevolezza, provvedimenti simili sarebbero sacrosanti, specie se ad irrogarli fossero giudici terzi ed imparziali. La facilità con cui vengono invece assunti rischiano di farli assomigliare a strumenti odiosi, rimedi molto lontani da quelli che dovrebbe applicare un ordinamento giuridico civile. Spesso poi, quando dopo anni si celebrano i processi per i fatti per cui i tifosi sono stati diffidati, gli imputati vengono assolti per insufficienza di prove. Decine e decine di sentenze provano quindi questa grande ingiustizia di cui nessuno parla.
Tornando poi al calcio straniero, affermare che nel resto d’Europa gli scontri di piazza o le risse sulle gradinate degli stadi siano un ricordo del passato è una colossale falsità. Il modello inglese ha semplicemente spostato all’esterno degli stadi le liti tra hooligans. È successo anche lo scorso agosto prima dell’incontro di Carling Cup tra il West Ham e il Millwal. Il derby dell’Est di Londra. Un uomo è stato accoltellato ad Upton Park nei pressi dell’ingresso dello stadio che ospita le partite del West Ham, squadra allenata da Gianfranco Zola. In Italia è stata data scarsa eco agli avvenimenti londinesi, farlo avrebbe significato interrompere il leitmotiv che da anni accompagna la totalità delle trasmissioni sportive.
Dire che comandano gli ultras è poi un facile espediente per non parlare dei veri problemi che affliggono il calcio nostrano. Si potrebbe iniziare a parlare della crisi che da anni vivono i campionati dilettantistici della Figc. Soprattutto le squadre dei piccoli centri sono costrette a far appendere le scarpette al chiodo ai loro calciatori. Sempre nei campionati regionali, iniziano a girare ingenti somme di denaro. Soldi che drogano il sistema e pongono le squadre non appoggiate da potenti gruppi imprenditoriali nella posizione di non poter competere con le corazzate che arrivano a tesserare sportivi provenienti dai massimi campionati nazionali.
Inoltre, se davvero comandassero gli ultras, questi impedirebbero alle pay-tv di condizionare i calendari o di pagare miliardi di euro per i diritti televisivi.
Lo “spezzatino” - con giornate di campionato divise tra anticipi e posticipi per sole esigenze televisive – è stato sempre combattuto dagli ultras di tutte le curve italiane. Lo slogan “Contro il calcio moderno” è riportato ormai su centinai di drappi esposti ogni domenica sulle gradinate d’Italia. La maggior parte degli introiti delle squadre italiane, quasi l’80%, è rappresenta dalla cessione dei diritti televisivi a radio e televisioni, mentre, al contrario, fuori dai confini nazionali, le televisioni non rappresentano la principale fonte di guadagno, le tariffe sono state in qualche modo calmierate. I bilanci delle società di Serie A, alcune delle quali quotate in borsa, rappresentano un altro tasto dolente. Le compagini più blasonate del nostro campionato sono anche quelle più indebitate. Banche ed erario i principali creditori dei presidenti nostrani, ormai abituati ad essere trattati con molta riverenza anche dalla classe politica
Non è raro infatti che i presidenti bussino alla porta di enti locali e regioni nella speranza di ricevere una qualche forma di aiuto economico. L’Italia vuole presentare la propria candidatura per i campionati europei del 2016 e molti amministratori locali scalpitano per avere un posto al sole. C’è il rischio però che i soldi pubblici impiegati per la realizzazione dei nuovi impianti, che poi dovrebbero essere ceduti ai privati, servano alla fine per ripianare i debiti delle società che spendono più di quanto nelle loro possibilità.
Il sistema deve essere totalmente ripensato, magari togliendo un po’ di potere alle televisioni. Gli ultras e i tifosi in generale vogliono solo che si torni a parlare di sport.

SPORT, CALCIO E VIOLENZA

MILANO 7 NOVEMBRE 2009 - Welcome back, mister Ancelotti. Anche se solo per qualche decina di minuti, anche se si tratta esclusivamente di un’intervista. Rilasciata a cuore aperto ai microfoni di Sky Sport 24, con la voglia di far sapere al mondo intero che lassù – a Londra – si sta bene. Anzi benissimo. Welcome back, sir Carletto: solita calma, evidente razionalità. Compostezza da vendere. Mica come Carletto Mazzone (in senso positivo), del quale – oltretutto – provi stima immensa. Mica come tanti allenatori cui siamo da tempo abituati (in senso negativo), quaggiù. In Italia.
Professionisti che per cinque minuti sembrano dimenticarsi di sè, del contesto, dello spazio, della cornice. E paiono venuti giù dalla curva sud di uno stadio a caso. Si lanciano a capofitto in grida, slanci che fanno male al calcio. Momenti di vergogna. Del resto, lo sa meglio di tutti – Carlo Ancelotti – che in fondo da noi si esagera sempre un po’. In tutto. Dalla politica all’economia: non appena si riesce a sviare dal tragitto lineare, eccoci dentro a capofitto. Negli eccessi. Mica come lì, a Londra.
Che la privacy riesce a resistere nonostante la capitale sia l’emblema del giornalismo scandalistico. Nonostante i tabloid con foto da anteprima del gossip abbiano fatto scuola ai giornali di mezzo mondo (in molti casi con risultati pessimi). Carlo Ancelotti e la proverbiale flemma di Rasol (Reggiolo), dove è nato, a ricordarci – lui dopo tanti altri, va a finire che ci crediamo per davvero – che in Italia non c’è cultura sportiva. Bene. A ruota dopo le dichiarazioni di Fabio Capello, che ha disegnato il calcio tricolore che conta come un puzzle messo insieme da quella fetta di ultras che di tifo da stadio ci campa (monopolizzando spicchi e settori dello stadio stesso nei quali hanno potere esclusivo, totalizzante, dittatoriale).
Sarà forse che, oltre a mancare una cultura sportiva, in Italia, manchi una classe dirigente? Se Ancelotti fa seguito a Capello, allora, una riflessione è meglio provare a farla. Mettendo ordine.
CAPELLO DIXIT. Il 27 ottobre scorso Don Fabio, attuale Commissario tecnico dell’Inghilterra, rientra in patria per partecipare – a Firenze – ad un seminario per giornalisti sportivi. La domanda gli viene rivolta da un giornalista, il friulano ex Milan e Roma ha quella replica che non ti aspetti. Perchè è talmente schietto da trasmettere la sensazione di essere serissimo: In Italia comandano gli ultras e fanno quello che vogliono. Non dovevano entrare gli striscioni, tante cose non dovevano essere fatte ma vedo che continuano ad essere fatte. Qui da noi ci sono le leggi e non vengono applicate. Non capisco perché ci sono tanti tifosi a cui viene proibito di assistere alla partita per colpa di questi personaggi. In Spagna e in Inghilterra vedo stadi pieni, famiglie con bambini: qui no, qui c’è qualcosa che non va. Bisogna prendere decisioni drastiche, cioè avere il coraggio di applicare le leggi che ci sono. Anche i giudici devono averlo”.
Fanno seguito le repliche – in senso contrario – del Presidente del Coni Gianni Petrucci e del Presidente della Figc Giancarlo Abete a cui si accodano gli ultras di tutta la penisola che non tardano a replicare. Un esempio tra tanti? Eccolo: è il 30 ottobre e a San Siro, gli ex tifosi di Capello espongono uno striscione lampante. La Curva Sud Milano lo grida attraverso la bomboletta: “Capello: invece di sparlare pensa ad allenare”. Qualcuno approva ma non lo dice apertamente, l’eccezione più significativa è quella di Claudio Ranieri, uno che l’estero l’ha vissuto da turista ma anche da professionista (con trascorsi in Spagna: Atletico Madrid e Valencia; Inghilterra, 4 anni al Chelsea), che non attende molto a sottoscrivere quanto detto dal collega. Gli fa eco il giorno stesso:
“Le parole di Capello? Posso solo dire che l’anno scorso volevamo Dejan Stankovic alla Juve e non l’abbiamo preso perchè era dell’Inter e ai tifosi non gli stava bene. Avete visto che campionato sta facendo Stankovic(nella circostanza, la ferma opposizione del tifo caldo bianconero fu uno dei motivi – se non IL MOTIVO – per il quale il serbo restò all’Inter).
ANCELOTTI E LA CULTURA SPORTIVA. … E alla fine arriva Carlo Ancelotti. Dichiarazioni del 5 novembre:
Non so se è così. Ho sentito le sue dichiarazioni e devo dire che quello che succede in Inghilterra, di come la gente va allo stadio, sicuramente è diverso rispetto all’Italia. Qui c’è una bella cultura sportiva, la gente va per divertirsi, non c’è violenza, non c’è la polizia intorno alle partite. Gli stadi sono molto confortevoli, da questo punto di vista l’Italia è indietro rispetto all’Inghilterra”.
Meno sbilanciato di Capello, certo, ma gli sono bastati quattro mesi per arrivare alla conclusione cui arrivano tutti. Tant’è: sarà ancora tanto semplice, per società e Federazioni, smentire quello che è un dato di fatto? Già, perchè se due indizi fanno una prova, a furia di sentirselo – sentircelo – dire, pare di avere davanti un video documentato della realtà.
RIFLESSIONI. Vengono in mente gli incidenti cui assistiamo ogni fine settimana calcistico – ultimo in ordine di tempo l’agguato teso dai tifosi del Genoa, nel corso della gara di Europa League disputata giovedì 5 novembre al Marassi, alla rappresentanza francese del Lille – e le parole di conoscenti, amici, parenti che ti dicono di non andarci più – allo stadio – perchè lì non è sicuro.
Vai a vederti un derby stellare – come quello di San Siro tra Inter e Milan – e rischi di trovarti cieco da un occhio: è successo davvero nel febbraio del 2009. L’amo è stato lanciato da illustri protagonisti del mondo del calcio, allenatori tra i migliori al mondo – lo dicono i curricola e gli appassionati -: Ancelotti, Capello, Ranieri. Commissari tecnici con un ruolo strategico, ovunque siano stati: gente, cioè, che i contesti nei quali si è ritrovata li ha vissuti in maniera capillare. Persone che hanno facoltà di parlare e possibilità di esprimersi per quanto capitato loro.
Perchè, se Fabio Capello, tra Milan e Roma, e Carlo Ancelotti, tra Juventus e Milan, si sono pronunciati in tali modalità è anche perchè – è pare una conseguenza innegabile – nel corso delle loro esperienze hanno vissuto determinate situazioni. Quelle, cioè, per cui agli ultras è stato consentito di ritagliarsi uno spazio importante nel mondo del calcio. Consentendo loro di accedere ad una fetta della torta. Poco importa se Don Fabio lo dica con maggiore schiettezza del colega. Il senso è lo stesso.
IN VERITA’. Due puntualizzazioni doverose: come spesso accade, anche in questo caso le generalizzazioni sono sbagliate. Al pari della miriade di conoscenze che affermano di aver paura di recarsi in uno stadio, vi sono tifosi che vivono la passione del calcio in maniera sana e dispendiosa – soprattutto economicamente parlando – e sono la maggior parte dei frequentatori delle curve. Quelli che manifestano apertamente il proprio sostegno – alla squadra, alla città, alla storia – con colore (perchè certe coreografie – lo insegnano negli ultimi anni i tifosi dell’Inter: la Curva Nord Milano ha immortalato attimi di calcio con vere e proprie opere d’arte mostrando un’abilità e una preparazione fuori dal comune – meriterebbero di essere mostrate all’interno di musei) e con la voce. Mettendo il sentimento sopra ogni altra cosa.
La seconda osservazione inevitabile è che attraverso il tifo, qualcuno (una netta minoranza ma non pochi) si è arricchito. Ha avuto la possibilità di condurre una vita da nababbo: ed è successo anche perchè le curve sono (in quanto catalizzartori di folle di persone) contesti congeniali nei quali sviluppare traffici illeciti. Di droga, soprattutto. Va detto, e se già lo sanno tutti va ridetto. Ma che il limite culturale sia quello sportivo pare una mezza verità. C’è anche quello, ma va a braccetto con le porcherie cui assistiamo tutti i giorni in ogni settore della società.
Perchè – se è vero come è vero che in Inghilterra è diverso – le differenze sono palesi nel modo di intendere la politica e di affrontarne i doveri, di rapportarsi al prossimo, di percepire l’esistenza stessa.
IL SISTEMA. In soldoni, il problema è che negli stadi respirano criminali al fianco di persone per bene, e lì come altrove hanno libertà di movimento malviventi che dovrebbero starsene chiusi in galera per crimini sociali (che si protraggono anche negli stadi). La libertà incondizionata degli stessi personaggi (in questo senso le leggi di cui parla Capello non funzionano) determina la clausura illimitata delle persone per bene. Che hanno un’età compresa tra 1 e 115 anni. Tra Italia e Inghilterra – forse – cambia il fatto che oltre Manica alle organizzazioni criminali è stato impedito di fare affari negli stadi. In questo senso, per estirpare il male, non c’è articolo 9 che tenga: perchè anche al Meazza e all’Olimpico, come in sede d’appalto lavori pubblici o a Scampia o in qualunque via Roma che insiste su territorio nazionale occorre combattere il Sistema. Non la sola scazzottata, non limitarsi a colpire le vittime che determina. Che, altrimenti, saranno sempre più numerose, sempre più vittime. La scazzottata tra tifosi che si danno appuntamento una settimana prima è, in tal senso, un’inezia. Una ragazzata da condannare – altro che – ma che rischia di essere inglobata indistintamente nel Sistema, senza farne parte per davvero. Perchè a fagocitare una rissa può anche essere la passione vissuta in maniera eccessiva ma ad alimentare il Sistema è sempre e solo l’interesse economico. Per cui non c’è mai nulla di personale, quando gli affari sono affari…

GIUSTIZIA PER EUGENIO

Decine di avvisi di garanzia sarebbero in arrivo per i dirigenti della commissione di vigilanza sui locali pubblici che hanno firmato l'agibilità dello stadio Tardini. Le indagini sulla morte di Eugenio Bortolon, il tifoso del Vicenza caduto dagli spalti del settore ospiti dello statio di Parma il 23 maggio scorso (si giocava Parma-Vicenza, campionato di serie B), entrano nel vivo.

L'ipoetsi di reato avanzata dalla procura di Parma sarebbe quella di omicidio colposo. Un'accusa pesante contro decine di dirigenti che compongono la commmissione di vigilanza, composta anche dal prefetto, dal questore, dal sindaco, da un dirigente della Provincia e da uno dell'Ausl, oltre al comandante dei vigili del fuoco. Nessuna indiscrezione circa i nomi che in queste ore dovrebbero ricevere l'avviso di garanzia, ma è facile immaginare che non saranno pochi. Qualora le indiscrezioni di queste ore venissero confermate, gli indagati avranno l'occasione di intervenire, attraverso la nomina di consulenti di parte, nelle perizie commissionate dalla magistratura, per fare luce sulle cause della morte del tifoso vicentino. un tragico evento che sconvolse i tifosi di ambedue le squadre e che portò al sequestro del settore ospiti dello stadio Tardini.

venerdì, novembre 06, 2009

NO BIPARTISAN ALLA TESSERA DI BOBO

Sui banchi del Consiglio Regionale della Liguria siedono ai lati opposti e raramente concordano nei dibattiti e nelle discussioni politiche più attuali, anzi, il più delle volte si schierano agli antipodi senza risparmiarsi interventi duri e senza esclusione di colpi. Marco Nesci, capogruppo di Rifondazione Comunista e Gianni Plinio, Consigliere Regionale del Pdl, si sono però trovati d’accordo nel ritenere eccessiva l’introduzione della tessera del tifoso per i supporters delle squadre italiane, genovesi incluse, tanto da prendere carta e penna e scrivere le proprie ragioni al Ministro dell’Interno Roberto Maroni. “Nonostante le nostre posizioni siano agli estremi, non solo politicamente, ma anche calcisticamente dato che io sono Sampdoriano e lui Juventino –racconta Plinio- circa una settimana fa abbiamo ritenuto opportuno scrivere al Ministro chiedendo una modifica nei criteri di assegnazione della tessera e di tenere in considerazione le istanze dei tifosi. Un conto –sottolinea il consigliere- è prevenire la violenza, un altro è introdurre elementi troppo punitivi e restrittivi tali da poter sortire l’effetto opposto, ovvero quello di esasperare ulteriormente gli animi. Le forme di filtro e di controllo sui tifosi ormai sono già entrate in vigore e tali da tenere sotto controllo chi frequenta gli stadi, la tessera del tifoso a nostro modo di vedere rappresenterebbe un surplus eccessivo. Abbiamo posto all’attenzione l’esempio di correttezza dato dalle tifoserie di Sampdoria e Genoa, ma anche sottolineato l’importanza di un coinvolgimento diretto delle tifoserie in un dialogo più aperto e costruttivo. Penso –conclude Plinio- che se prevalesse il buon senso il vantaggio sarebbe per tutto il mondo del calcio sempre più esasperato”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il collega Marco Nesci: “Nonostante le nostre posizioni, sia politiche che calcistiche siano totalmente opposte, ci siamo trovati d’accordo nel giudicare la tessera del tifoso come un’ulteriore riduzione della libertà dei tifosi e abbiamo così chiesto al Ministro di ripensare la formula prevista. Sono stato più volte allo stadio nei settori “ospiti”-aggiunge- e mi sono reso conto di quanto sia esasperata una situazione che potrebbe essere ulteriormente aggravata da una schedatura del genere. Ritengo che un passo avanti potrebbe essere fatto attraverso il dialogo con le società ma soprattutto con i gruppi dei tifosi, molti dei quali si sono spesso dimostrati disponibili al confronto. Credo –conclude Nesci- che ragionando solo in termini ulteriormente repressivi non si ottenga nulla”. In attesa di un’eventuale risposta da parte del Ministro dell’Interno resta la viva partecipazione al tema da parte dei due rappresentanti politici divisi dalla passione e dagli ideali ma uniti nella voglia di vivere il calcio nel modo migliore.
Benedetto Marchese

ATHLETIC DASPO

Athletic Daspo presenta l’Aperitivo del Diffidato.
Il numero di diffidati in Curva Maratona continua a crescere ogni partita;
piovono DASPO per i motivi più assurdi e le spese legali aumentano fino a
diventare insostenibili. Per questo motivo abbiamo deciso di berci (e
mangiarci) sopra, organizzando l’Aperitivo del Diffidato.
Vi invitiamo tutti a partecipare Sabato 14 Novembre presso la sede del Toro
club Borgo Vittoria, a Torino, in via Valfenera 8 a partire dalle 18 fino alle
23 circa, per passare qualche ora fra granata a bere e mangiare in compagnia.
Al costo di 10 euro a persona ognuno avrà diritto ad una consumazione e cibo
in quantità ed il ricavato della serata servirà per dare una mano a tutti i
ragazzi che si trovano ad affrontare lunghi e costosi processi per fatti di
stadio.
Cogliamo l’occasione per ringraziare i componenti del Toro club Borgo
Vittoria che concedendoci la loro sede ci hanno permesso di organizzare questa
serata.
Vi aspettiamo numerosi!

PICCOLI GEMELLAGGI

di Marco Liguori articolo letto 49 volte

Una cartolina di come la passione per una squadra di calcio dovrebbe essere sempre vissuta. Come un’occasione di aggregazione per vivere la partita, fianco a fianco tra sostenitori degli uni e degli altri, in un clima sereno e improntato a coltivare concetti come lealtà e sportività. Domenica succederà a Genova, non una novità in assoluto, ma sempre una iniziativa da appoggiare sotto ogni profilo. Perché, come avviene da anni ormai grazie al Progetto Scuola dell’Acg e al coinvolgimento di realtà senesi, un pullman di giovani studenti dalla Toscana sbarcherà nel capoluogo per un gemellaggio con i coetanei locali. Insieme si recheranno al Museo del Genoa, insieme pranzeranno allo stadio, insieme assisteranno alla partita dai Distinti. Chapeau.
Nemmeno l’influenza che sta colpendo duro in questi giorni può mettere ko l’entusiasmo dei grifoncini della scuola di tifo del GC For Children. C’è da celebrare il terzo compleanno di questo progetto, portato a esempio e non solo in Italia, come un modello per educare i giovani ai veri valori dello sport. Sotto la regia del presidente Marco ‘Naso’ Barnieri il club sta lievitando come panna montata. I Children hanno ricevuto nel corso della settimana gli auguri da parte del direttivo, a nome anche delle decine di volontari impegnati negli aspetti organizzativi. Il Genoa ringrazia e si accoda agli auguri. Da segnalare una novità: tra due settimane i ‘Children’ inizieranno a farsi carico direttamente delle coreografie realizzate nel settore 5. Per eventuali consigli, pregasi rivolgersi al professore Dario Bianchi. Info: www.genoaclubforchildren.org

IL CAPPELLANO DEGLI ULTRA'

Allora Tagariello, raccontaci com’è nata questa passione per l’Imolese.
«È una passione che è nata circa cinque anni fa, quando numero uno dell’Imolese - allora in C2 - era Nicola Di Matteo. Di Matteo cercava un cappellano per la squadra. L’idea mi spaventava non poco, così mi "incastrarono" nominandomi vicepresidente della società».
Un sacerdote capo ultrà…
«Io sono nel mondo, in mezzo alla gente. In curva c’è un pezzo di mondo giovanile. Io porto sempre il vin brulè ai ragazzi in curva. Prima e dopo ogni partita vado a salutare i giocatori e tutte le persone che sono negli spogliatoi. Voglio far capire loro che ci sono, che sono presente».
Parlami delle ormai famose merende coi calciatori del giovedì pomeriggio.
«Ormai la merenda è una tradizione consolidata. È nata nella scorsa primavera come rito scaramantico prima di ogni partita. Tutti i giovedì alcuni ragazzi dell’oratorio di San Giacomo sistemano i tavoli nella cantina e preparano piadine e affettati per calciatori e dirigenti. Dopodichè ci sediamo tutti in cerchio e, tra una piadina e l’altra, parliamo e, soprattutto, ci ascoltiamo! È un modo per essere squadra in ogni senso!»

NOCS 1983

di Alessio Calfapietra
Il "Nocs 1983", uno dei maggiori gruppi organizzati del tifo messinese, ha proclamato l'astensione dal tifo sia per le gare in casa che per quelle in trasferta. La protesta si muove contro l'attuale proprietà e arriva dopo due mesi di "fiducia a termine", esauritasi dopo gli ultimi eventi e il medidocre campionato dei peloritani.

SENZA TREGUA

Fonte: Giovanni Rolle per Stadiogoal
© foto di Federico De Luca

La tregua tra il Toro e i suoi tifosi è già finita? La pace che il popolo granata aveva sancito con la squadra, dopo avere smaltito (a fatica) la delusione per la retrocessione patita nella passata stagione sembra essere già sfumata. Prima c’erano stati gli episodi di Bianchi e Diana, poi le incaute dichiarazioni di Ogbonna, infine, a far traboccare il vaso hanno contribuito i gesti di stizza che il recidivo Sereni ha rivolto all’indirizzo dei tifosi al seguito dei granata a Trieste, già esasperati dalla prestazione fornita dalla squadra di Colantuono contro formazione giuliana. Il raid dei tifosi che hanno bloccato il pullman della squadra sulla strada del ritorno dalla trasferta in Venezia Giulia e la (blanda) contestazione alla ripresa degli allenamenti al centro Sisport sono il campanello d’allarme di un malessere che potrebbe trasformarsi in insofferenza, se alcuni giocatori non modificheranno i propri atteggiamenti e se la squadra non dimostrerà una pronta inversione di tendenza, come spiega il presidente del Centro di coordinamento Marco Montiglio.


Marco Montiglio, che cosa ha fatto arrabbiare di più i tifosi nella gara di Trieste?
“Più che la prestazione della squadra, che comunque è stata molto deludente sotto molti punti di vista, quello che proprio non siamo riusciti a digerire è stato l’atteggiamento tenuto da alcuni giocatori. In particolare quello di Sereni, il quale si è comportato per l’ennesima volta in modo irriguardoso nei confronti di chi ha speso tempo e denaro per venire a sostenere il Toro in trasferta. Un episodio che va ad aggiungersi a quelli di Bianchi e Diana, anche loro protagonisti, nelle partite passate, di comportamenti poco edificanti nei confronti dei tifosi. Spesso si sente dire che i giocatori si sentono sotto pressione per colpa dei tifosi, ma atteggiamenti come questi mi sembrano un controsenso. Senza dimenticare il pasticcio combinato da Ogbonna. Sarà anche giovane, ma certe dichiarazioni poteva evitarsele”.


Quale atteggiamento terrà la curva nei confronti della squadra lunedì sera contro il Lecce?
“Come al solito non faremo mancare il nostro tifo e sostegno alla squadra e alla maglia. Fermo restando che pretendiamo educazione e rispetto da parte dei giocatori, oltre che il massimo impegno sul campo. In caso contrario, saremo pronti a farci sentire”.


Pensa che sia possibile ricomporre la frattura con Sereni dopo quanto è avvenuto a Trieste?
“La prima intenzione, a caldo, era quella di chiedere apertamente che sia lui che Ogbonna rimanessero fuori squadra almeno per una partita. Poi, a mente fredda, abbiamo preferito soprassedere, volendo evitare di prendere delle decisioni che non spettano a noi, oltre al pericolo di possibili strumentalizzazioni”.


Siete delusi per il rendimento in campionato del Torino?
“Credo che questa squadra stia patendo l’assenza di un leader, una figura alla Muzzi, o anche uno come Maniero, che, pur giocando poco, svolgeva un ruolo importante nello spogliatoio. Anche in società manca una persona in grado di mettere un freno a certi impulsi dei giocatori”.

A VOLTE RITORNANO

Fonte: Itasportpress
Luciano Gaucci, ex presidente del Catania, è intervenuto durante il programma radiofonico "A Bordocampo" a cura di Itasportpress.it. L'ex patron rossazzurro ha parlato della sua vecchia esperienza e sul suo possibile ritorno nel mondo del calcio. "Ho un ricordo bellissimo e tanta nostalgia di Catania -attacca Gaucci-. Ricordo le bellezze della città, i tifosi e il bene che loro volevano alla squadra e al sottoscritto. Non dimenticherò mai quando tutta la gente di Catania venne a Roma per farsi sentire contro le ingiustizie di Carraro. Quella fu una battaglia combattuta da tutta la città. A noi come società ci costò 30 miliardi delle vecchie lire, con la differenza che Carraro pagava i ricorsi ai tribunali con i soldi della Federazione e noi con i nostri quattrini. Carraro fu la nostra bestia nera, non voleva arrendersi nonostante sapeva di dover perdere. Ho tanto rimpianti per quella partentesi ai piedi dell'Etna. Se dovessi tornare nel mondo del calcio, mi riprenderei il Catania. Voglio bene ai catanesi e mi dispiace che la squadra si trovi in una cattiva posizione in classifica. Spero che possa presto riprendersi perché merita ben altro".

"Se Calciopoli è finito? Una buona parte del marcio che c'era nel calcio è stato debellato. Speriamo che non si verifichino più fatti di quel genere anche se certe cose esistono sempre. Chi fu il colpevole? Dietro le quinte c'era tanta gente. Tutti conoscono i loro nomi. Cosa cambierei nel calcio italiano? Tutto, ma siccome non si può cambiare così radicalmente, bisogna dare una buona sistemata. C'è bisogno di un calcio più leale. Se sono pronto al rientro? La mia intenzione è quella di tornare presto magari riportandomi in panchina Serse Cosmi, che è un grande allenatore e a Perugia ha portato la squadra umbra dalla serie C alla serie A e poi in Coppa Uefa".

"Colantuono? Anche lui come Cosmi è un ottimo tecnico. Sta facendo bene ed auguro ad entrambi le migliori fortune. Volevo cacciare il coreano Ahn dopo il gol all'Italia? Si ma non per la rete ma perchè non ho accettato il suo litigio dopo la vittoria coreana con i nostri giocatori. Lui poteva fare gol ma non doveva offendere gli italiani come ha fatto. E' stato un ingrato perché il Perugia gli aveva permesso di diventare importante e di arrivare in Nazionale. Quale giocatore mi è rimasto nel cuore? Ce ne sono tanti. Ho preso Materazzi, Grosso, Gattuso, tutti giocatori che sono diventati campioni del Mondo. Quello che mi fa rabbia è che un giocatore come Materazzi che ci ha permesso di vincere il Mondiale facendo espellere Zidane oggi viene tenuto fuori dal giro azzurro".

"Lippi in squadra ha dei giocatori che non sono superiori a Marco. Sabato Catania-Napoli per chi tifo? Non scherziamo, io tifo per il Catania e spero che faccia risultato. Quando torno al Cibali? Non escluso che presto vi vengo a trovare".

A COSENZA TUTTI UNITI CONTRO LA TESSERA DI BOBO

Un raduno partecipato e vissuto, quello tenutosi il 31/10/2009 a Joggi ( CS ),

Contro la tessera del tifoso, con un sano confronto dialettico che ha visto protagoniste diverse tifoserie provenienti dalla serie A ai Dilettanti, dall’estremo nord al profondo sud. La giornata è stata dedicata ad Ettore e a tutti gli ultras scomparsi che sarebbero stati al nostro fianco in questa lotta. Gli Avvocati Contucci di Roma, Carino di Cosenza e Spadafora di Catanzaro hanno aperto la discussione esponendo le novità che la tessera del tifoso sta subendo con il passare del tempo. In seguito i rappresentanti delle varie tifoserie hanno dato vita ad un lungo dibattito acceso e costruttivo. Nonostante le diversità di vedute e di opinioni, si è arrivati alla consapevolezza che bisogna essere uniti per riuscire a contrastare queste leggi repressive di cui tutti, senza distinzione di categoria, di colori e di credo politico, subiamo le conseguenze. La decisione unitaria che è scaturita dall’incontro è quella di partecipare alla manifestazione nazionale, organizzata per il 14 novembre a Roma, tutti uniti, dietro uno striscione unico, in forma anonima o con una maglietta bianca con scritta “NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO”. Per sottrarci a strumentalizzazioni di qualunque tipo, abbiamo deciso di portare sul petto il nostro messaggio scrivendolo con carattere “arial” e colore blu scuro e per dare un idea di maggiore unità abbiamo scelto di evitare il nome della città di provenienza, della squadra o del gruppo organizzato. Abbracciamo questa iniziativa per dare un segnale forte e tangibile del fatto che, in questo particolare momento, l’unica cosa che conta è il nostro essere ULTRAS, al di là di tutte le differenze e i campanilismi. Questa decisione non vuole essere un punto d’arrivo ma la partenza per ulteriori forme di protesta, come concordato.
Pertanto la Curva Nord Cosenza Ultras, organizzatrice del raduno, ringrazia tutti i gruppi presenti e quelli che, comunque, si sono dimostrati solidali e interessati alla nostra battaglia per riappropriarci dei più elementari diritti che, attualmente, ci vengono negati.

PLATONE LOTITO

Agguerrito più che arrabbiato. Una sorta di fervore missionario spinge Claudio Lotito, 52 anni, da cinque presidente della Lazio, a concentrarsi più sulla crociata per un calcio etico che sulle contestazioni per il plumbeo rendimento della squadra. Tra i severi arredi di villa San Sebastiano, lo studio dove coniuga l'attività di dirigente sportivo con quella di imprenditore di successo (leader a Roma nei settori della pulizia e della vigilanza), si muove come un fiume in piena. Impartendo direttive manageriali alle aziende. E un minuto dopo accalorandosi come un tifoso della curva Nord, ma con un linguaggio aulico da latinista, sui temi più passionali del pallone. "Non mi piace rivendicare in prima persona il ruolo del grande moralizzatore ", minimizza affettando modestia. "È una percezione che altri hanno di me per il lavoro che svolgo. Quando sono entrato nel mondo del calcio la consuetudine esaltava un discutibile assioma: più spendi più vinci. Io al contrario ho cercato di riportare in primo piano i valori olimpici: la professionalità, lo spirito di sacrificio, la meritocrazia. Ho provato insomma a riportare il calcio sulla terra, lottando contro la dicotomia di un mondo dorato del tutto separato dalla società civile. Non è morale corrispondere a un campione compensi milionari quando la gente normale che va allo stadio guadagna 1.500 euro al mese. Nel 2004 ho ereditato bilanci più disastrati di quelli dell'Alitalia: circa 550 milioni di debiti, di cui 150 richiesti dal Fisco, e un monte ingaggi di 120 milioni. L'anno scorso il budget si è chiuso con 26 milioni di utili. E intanto abbiamo vinto una Coppa Italia e una Supercoppa. A dimostrazione che non è un'utopia ottenere risultati rispettando il rigore finanziario?.

I presidenti dei grandi club non si comporteranno più da ricchi mecenati e non continueranno piu a ricoprire d'oro i campioni.

"Direi però che, seguendo il nostro esempio, tutto il sistema ha imboccato un circuito più virtuoso. Ho fornito ai colleghi, con il mio comportamento, alcuni spunti di riflessione che in generale hanno portato a una riduzione degli ingaggi. Oggi inoltre per iscriversi al campionato è d'obbligo non avere debiti, essere in ordine con il pagamento di imposte e tasse compresa Iva e con il pagamento degli stipendi. Anche in campo internazionale questa idea del calcio sostenibile comincia a produrre i suoi frutti. Joseph Blatter, presidente della Fifa, ha cominciato a parlare di salary cap. Michel Platini, presidente dell'Uefa, ha disposto che dal 2013 le squadre che non hanno un equilibrio finanziario non potranno partecipare alla Champions League".

L'obiezione più ricorrente è che, riducendo gli ingaggi dei campioni, si favorisce un esodo (vedi i casi di Kakà e Ibrahimovic) che penalizza le nostre grandi squadre a livello internazionale.
"È un problema di armonizzazione delle normative fiscali. In alcuni paesi europei la tassazione è molto più favorevole che in Italia. Qui se dai nove milioni di stipendio netto l'anno a un giocatore, ne devi sborsare complessivamente diciotto. In Spagna te la cavi con circa undici. E quindi puoi allettare il campione aumentando senza troppi problemi la cifra di ingaggio ".

Ma quale sarebbe il compenso eticamente giusto per un grande campione?
"Non certo sette-otto milioni di euro, come avviene oggi. Lo stipendio di un calciatore dovrebbe essere fissato da tre fattori: il ritorno economico che produce, le capacita finanziarie del club, il suo peso patrimoniale e quello mediatico".
Quattro anni dopo Calciopoli il football italiano può ritenersi guarito?
"Calciopoli è stato uno scandalo più mediatico che sostanziale. Ma ha rappresentato comunque una scossa benefica ripristinando l'osservanza delle regole. C'è più professionalità nella gestione delle squadre. Sono diminuiti i margini di errore. Le case ora si costruiscono con il cemento armato, non più con la sabbia".

Lei però continua a essere pesantemente contestato dalle frange più radicali della tifoseria, come all'inizio della sua avventura sportiva. Un clima da guerriglia che ha preso di mira anche la Roma. Perché è così avvelenato il calcio nella Capitale?

"Non conosco la situazione della Roma e non mi permetto di giudicare. Nella Lazio c'è una minoranza chiassosa che sovrasta la maggioranza silenziosa. Gente che contrasta la nostra azione di pulizia perché vuol conservare antichi privilegi".

Le imputano una gestione totalitaria della società.
"Sono uno che accetta le critiche. Ma solo quelle costruttive. Contro chi rumoreggia strumentalmente, dovrebbe far sentire la voce la maggioranza silenziosa che apprezza la nostra strategia basata sulla correttezza".

Ma da che calcio è calcio il tifoso guarda solo ai risultati. È un fatto che la Lazio è precipitata nei quartieri bassi del campionato.
"In questa stagione abbiamo già vinto la Supercoppa. Certo, non si può negare che oggi ci sia una flessione. Anche perché si gioca ogni tre giorni e non c'è il tempo per recuperare. E certi giocatori accusano in questo momento un calo di tensione. Ma il campionato è lungo e l'obiettivo di un buon piazzamento rimane inalterato".

Tutte le squadre di prestigio giocano ogni tre giorni. Non era il caso di rafforzare la squadra nella prospettiva di questi impegni serrati? Cosa risponde a chi storpia il suo cognome in Lotirchio? "Sono un presidente-tifoso e non un tifoso- presidente. Ho l'obbligo e il dovere, ribadisco, di gestire la società in modo trasparente all'insegna dei valori più autentici dello sport. E poi, Lotirchio?... Ma se quest'anno ho già investito 38 milioni di euro cash? Certi tifosi dimenticano che l'anno scorso Zarate e Matuzalem erano in prestito e da quest'estate sono interamente di proprietà della Lazio".

Per altri tifosi Ballardini non sarebbe un tecnico adeguato alle ambizioni della Lazio. "Chiacchiere da bar".
E i casi Pandev e Ledesma? Perché si ostina a tenerli al bando, con il rischio di svalutare il capitale sociale? Non converrebbe, soprattutto dal punto di vista tecnico, trovare un compromesso?

"Io non emargino nessuno. Pandev e Ledesma si sono isolati da soli. Il nostro tecnico ha scelto di farne a meno perché quando ti manca il senso di appartenenza non sei più al servizio della squadra. Le partite non si vincono solo con il fisico, ma soprattutto con la testa e con il cuore".

Un'altra bussola del suo programma è la proprietà dello stadio. Cosa cambierà per la Lazio quando potrà disporre di un suo impianto?
"La proprietà di uno stadio polifunzionale è una risorsa immensa che rivoluziona le gerarchie finanziarie di una società. Innanzittutto rappresenta un patrimonio durevole e concreto, mentre oggi il capitale è volatile, basato sul valore aleatorio del parco giocatori. Poi, con le attività commerciali, è una importante fonte di introiti che permette di sganciarsi dalla dipendenza economica dei diritti televisivi. Infine può diventare un fattore di fidelizzazione: i tifosi saranno più invogliati ad affluire con le famiglie in un impianto sicuro, dotato di attrazioni per tutti i gusti e per tutte le età. Come avviene in Inghilterra".

Ha mai pensato di entrare in politica?
"Perché me lo chiede? Io ho sempre avuto ottimi rapporti con tutti. Ho naturalmente le mie inclinazioni ma non mi interessa fare politica".

Lei non nasconde di essere un fervente religioso. Come vive questa sconcertante stagione di escort e trans?
"Stiamo attraversando una fase profondamente amorale più che immorale. Bisogna ritornare alle radici, come raccomanda il Santo padre. Battersi per il rilancio dei valori. Anche nel calcio, che per il suo potere mediatico e peso sociale può diventare uno strumento per il ripristino della legalità e dei valori fondanti della società".

Lei è spesso preso in giro per il vezzo di esibire un po' confusamente la sua erudizione, mescolando nelle citazioni Dante e Manzoni, Kant e Pascoli. Le dà fastidio essere rappresentato dagli umoristi come una sorta di professor Aristogitone?
"Ognuno è il prodotto della sua condizione familiare e della sua cultura. Abbondo di citazioni perché credo veramente che la storia sia maestra di vita e che anche nello sport si vince con lo spirito oltre che con il fisico".

Sua moglie ogni tanto la invita a liberarsi della zavorra del calcio. E i suoi detrattori la esortano a dimettersi. Non si è mai pentito di aver comprato la Lazio?
"Mai. E non ho la minima intenzione di mollare"

FANTASTICI!

Non sempre Ultras significa violenza e volgarità. Spesso può significare fantasia e voglia di divertirsi. I loro bersagli sono sempre gli stessi: i tifosi avversari e la terna arbitrale.
Questo è il caso del divertente scherzo che gli Ultras del Cadice (Segunda Division spagnola) hanno riservato al guardalinee, seguito letteralmente per tutta la partita dalla curva di casa. Uno scatto in avanti e tutta la curva si sposta, una corsa verso il centrocampo e i tifosi fanno altrimenti. Uno scherzo riuscito e senza nessun ferito.

IL VIDEO DEGLI ULTRAS CADICE

FESTA DELL'UVA

La Spezia, 5 novembre - Sono stati denunciati dieci ultras dello Spezia per una rissa scoppiata alla festa dell'Uva di Vezzano Ligure. Sono tutti sotto i 30 anni e appartenenti al gruppo del 'Fronte del Porto'.

Durante lo scontro, che risale allo scorso 20 settembre, fu ferito un carabiniere. A seguito delle indagini, durate una quarantina di giorni, i carabinieri della Spezia hanno identificato e denunciato per i rissa i dieci
giovani. Per l'autore materiale dell'aggressione al militare c'è anche l'accusa di lesioni gravi.

'TACI TUA!

Voleva il Bologna. Poi aveva minacciato di acquistare il Milan, definendosene il primo tifoso. Oggi, dopo tre giorni di latitanza, Rezart Taci, petroliere albanese, si e' costituito a Tirana. Era ricercato per l'aggressione ad un giornalista, reo di aver scritto di presunti accordi della Taci Oil con il governo albanese, avvenuta lunedi' scorso in un pub della capitale.Il Tribunale ha confermato, per lui e le sue guardie del corpo, ree di averlo aiutato, il provvedimento di arresto.

SEI FERITI

E' di sei feriti (cinque francesi ed un italiano) il bilancio dei tafferugli scoppiati nella zona della stazione Brignole poco prima della partita di Europa League Genoa-Lille tra tifosi genoani e transalpini. Una ventina i francesi identificati dalla Polizia, che sono stati poi scortati allo stadio. Il gruppo di ultrà rossoblù - composto da una settantina di giovani, secondo alcune testimonianze - è fuggito e nessuno di essi è stato per il momento identificato.
Da una prima ricostruzione dei fatti, i genoani, armati di bastoni, avrebbero teso un vero e proprio agguato ai supporter francesi che gironzolavano in città in attesa di raggiungere lo stadio. Nei pressi della stazione ferroviaria Brignole i francesi sono stati intercettati ed aggrediti prima che la Polizia potesse intervenire. Dopo lo scontro, gli ultras genoani sono riusciti a fuggire, grazie alla loro conoscenza delle tortuose strade della zona, mentre i francesi sono stati tutti identificati. I feriti sono stati medicati nei Pronto Soccorso degli ospedali Galliera e San Martino e giudicati guaribili entro dieci giorni per contusioni ed escoriazioni alla testa.

MA CHE LAVORO FAI?

Come si diventa steward negli stadi italiani?

Personalmente due anni fa ho trovato un annuncio su un giornale di offerte di lavoro. Si trattava di una società di lavoro interinale, che offriva l’opportunità di svolgere questo tipo di attività allo stadio San Nicola, in occasione delle partite casalinghe del Bari.

Esistono dei requisiti particolari?

Per diventare steward non si devono avere precedenti penali per episodi legati alla violenza negli stadi. E non si può fare lo steward se in passato si è stati protagonisti di risse, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. O se si è stati sottoposti al Daspo, il provvedimento che vieta l’accesso agli stadi ai tifosi considerati violenti. In prefettura esiste un registro con i nostri nominativi, così come avviene per i bodyguard, gli addetti alla sicurezza e i “buttafuori” dei locali notturni.

E poi?

Dopo l’assunzione si partecipa ad un corso di formazione, che nel mio caso è durato tre giorni. Un corso nel quale ti viene spiegato tutto quello che puoi e non puoi fare all’interno dello stadio, le leggi in vigore e i tuoi compiti. Soltanto così potrai conoscere ogni angolo dell’impianto sportivo nel quale dovrai lavorare, le entrate, le uscite, i cancelli, le vie di fuga, le aree per il pronto soccorso. E poi ti viene insegnato che il tuo compito è solo quello di vigilare. Perché poi - in caso di pericolo - ad intervenire ci pensano le forze dell’ordine.

Quanti steward lavorano durante una partita di calcio di serie A, per esempio allo stadio San Nicola di Bari?

Circa 200, con un’età media che va all’incirca dai 20 ai 40 anni. Ma il numero varia a seconda delle partite, della previsione di affluenza di pubblico. Perché dev’esserci uno steward per ogni 100 spettatori, in media.

Quando le viene affidato il compito da svolgere la domenica, durante la partita?

La mattina, nel corso di una riunione nella quale si viene assegnati al prefiltraggio, al filtraggio, al campo, alle vetrate di divisione tra i settori o alle scale.

Quanto guadagna uno steward?

Una miseria. Io guadagno 7 euro l’ora. Lavoro circa 5 ore per ogni partita con un afflusso di pubblico medio. Sei ore per quelle partite considerate “di cartello”. In sostanza per una partita di calcio rischio le botte ogni domenica e mi metto in tasca 35 euro. Forse in altre città e in altri stadi si guadagna qualcosa in più.

Rischia le botte, dice. Le è mai successo?

Sì, un po’ a tutti. Molto spesso minacce, più che botte. Ma anche calci e spintoni.

Da parte di chi?

Di persone che vogliono entrare allo stadio senza biglietto. In curva, ma anche in settori più “signorili”. E che premono e ti insultano, sperando che tu ceda, apra il tornello e faccia passare senza pagare loro e anche i loro amici. Io so come muovermi, come gestire situazioni di pericolo. Ma in molti casi c’è chi cede subito. Soprattutto quando le minacce e le intimidazioni si fanno davvero pesanti. Non si possono rischiare le botte per una paga da fame. Penso a quello che è successo una domenica a un mio collega.

E cioè?

Gli venne puntato un punteruolo nella schiena, forse era la lama di un coltello. E gli venne detto che avrebbe dovuto aprire il tornello, facendo entrare almeno dieci persone senza biglietto. Inutile dire che lo steward pigiò il piede sul pedale e sbloccò la porta in maniera meccanica. Ma non vedo cos’altro avrebbe potuto fare.

Ma non avete il potere di fermare un tifoso violento?

Noi no. D’altronde, ci è stato spiegato chiaramente: non possiamo reagire, né mettere le mani addosso agli spettatori. Possiamo limitarci ad arginare i momenti di tensione, contribuire a ristabilire la calma. Controllare che i tifosi si avvicinino agli accessi dello stadio con il biglietto e il documento d’identità tra le mani. Ma possiamo soltanto indicare alle forze dell’ordine i soggetti responsabili di violenze o atteggiamenti pericolosi. Tocca solo a loro intervenire.

Ha mai avuto paura?

Diciamo che so come muovermi, in alcune situazioni. Ma qualche volta c’è davvero da avere paura. Spesso è un po’ come stare in guerra.

Ma l’introduzione dei tornelli ai varchi dello stadio, non avrebbe dovuto ridurre il fenomeno degli “abusivi”, dei tifosi violenti?

In parte lo ha fatto, ma solo in parte. Rispetto al passato, c’è molta meno gente che entra senza controllo e senza il biglietto per la partita. Ma il fenomeno di certo non è scomparso. Soprattutto nelle città del Sud.

Cosa pensa prima di andare allo stadio?

È il mio lavoro, e quindi lo faccio perché devo pur vivere. Ma tante volte penso: ma chi me lo fa fare?

Pierluigi Spagnolo

pierluigi.spagnolo@rcs.it

giovedì, novembre 05, 2009

CAOS A SULMONA

SULMONA - Precipita sempre di più la situazione a Sulmona. Ed è una caduta verticale sia societaria che calcistica. Più che il pessimo rendimento della squadra in campionato (3 punti in 5 partite), a preoccupare maggiormente è la sempre più caotica situazione societaria. Le dimissioni del presidente, Lorenzo Fusco, hanno decapitato una compagine societaria che ad oggi è orfana della sua carica più alta. I giocatori non hanno più punti di riferimento, e l'evidente crisi di risultati è direttamente figlia del caos che regna in casa biancorossa. Il "consulente esterno" del San Nicola Sulmona, Giuseppe Tambone, continua a rassicurare tutti su di una imminente svolta societaria, ovvero sull'ingresso di nuovi soci che dovrebbero risollevare le sorti economiche di un club che già lamenta alcune pendenze economiche non onorate. Prime fra tutti, quelle con i giocatori. E' di mercoledì sera l'incontro tra una decina di elementi della squadra biancorossa e alcuni esponenti del tifo organizzato sulmonese, che hanno chiesto agli atleti un confronto. Chiare le precisazioni dei calciatori, che continuerebbero a lamentare l'assenza totale di rimborsi, con la conseguenza di doversi accollare le spese vive per recarsi ad allenare. Una situazione insostenibile, che ha portato come prima conseguenza l'abbandono di Gianfranco Criniti, che vive di solo calcio. Per domani è previsto un nuovo incontro giocatori-tifosi. E' probabile che se la situazione non dovesse sbloccarsi, contrariamente alle rassicurazioni di Tambone, alla riapertura delle liste si assisterà ad un fuggi-fuggi generale. Evenienza che non sembra assolutamente toccare chi invece dovrebbe adoperarsi per arrivare ad una soluzione di questa triste vicenda. Intanto domenica arriva lo Sporting Scalo. Una delicata sfida salvezza, ma il calcio giocato ora va inevitabilmente in secondo piano.
Luca Di Ianni

GENOA-LILLE

Scontri prima della partita di Europa League tra Genoa e Lille che si terrà questa sera a Marassi. Una cinquantina di tifosi francesi si sarebbe scontrato con un gruppo di tifosi genoani all’altezza della scalinata di via Groppallo. I francesi avrebbero lanciato bottiglie e petardi. I genoani avrebbero risposto lanciando qualche pietra. Sembra che i gruppi abbiano danneggiato alcune auto e abbiano ribaltato una campana contenente rifiuti.

Nei tafferugli sono rimaste ferite sei persone, sembra tutte di nazionalità francese, colpite, con tutta probabilità, da alcuni oggetti (pietre o bottiglie). Due sono state accompagnate al Galliera (uno con varie ferite alla testa) e tre al San Martino. Nessuno è stato ricoverato in gravi condizioni. La polizia avrebbe fermato due tifosi del Genoa.

Gli scontri sono iniziati intorno alle 17.20 tra via de Amicis, via Groppallo e via Peschiera. Per fermare la violenza sono intervenuti i poliziotti del reparto Mobile.

ULTRAS DA UNA VITA, UNA VITA DA ULTRAS

Spesso penso a questa frase, per molti non ha nessun significato, ma se si
riuscisse ad andare oltre e capire quale significato racchiude allora si che
vedo...eccome vedo, rivivo anzi, come se avessi davanti a me un proiettore che
riproduce le diapositive che in questi anni ho inserito, giorno per giorno,
partita dopo partita, campionato dopo campionato, ritiro dopo ritiro e mai
stanco di ricominciare.
Il lunedì: voce rauca, incazzato se ha perso (spesso quindi), speranzoso se
ha vinto (sempre illuso che possa cambiare finalmente) e infamare le merde
(questo sempre);
il martedì: l'incazzatura scende (sempre che non sia di nuovo giunto il
momento di contestare), ma sì dai andiamo a farci un giro al campo và e,
ovviamente infamare le merde (questo sempre);
il mercoledì: si inizia già a pensare alla domenica, gli striscioni, la
coreografia da preparare (qui non posso essere mai molto ultile...) e se si
gioca in coppa italia, si gode 2 volte durante la settimana...;
il giovedì: se si va in trasferta, si danno le adesioni, ultimo giorno libero
(dopo i fatti di catania non più, ognuno si organizza ma, sempre i soliti...
alla fine);
il venerdì: inizia l'ansia, quella che ti fa dire ''voglio che sia domenica,
voglio LA MARATONA'';
il sabato: PANICO! Ti canti e ricanti tutte le canzoni, il tuo capo o
compagna o mamma o chicchessia ti parla, ma tu non lo/a senti, perchè canti
dentro di te ''E TORO' ALE' E TORO DAI...''. Verso sera prepari tutto, se è una
trasferta lunga è propabile che si parta di notte, se si gioca in casa beh a
quel punto si può fare serata e andare a dormire all'alba ''...con quel gusto
in bocca...(cit.) '';
la domenica: se si gioca in casa e se non hai fatto serata non hai comunque
dormito un cazzo perchè pensavi alla MARATONA, alla partita, quando ti
addormenti quell'attimo e sogni di giocare e segnare, per poi correre sotto la
CURVA. Se hai fatto serata, che cazzo lo scrivo a fare...;
se si gioca in trasferta allora tutti in coma a prescindere, c'è chi continua
a bere becks o moretti, chi si appisola sul pullman/treno/macchina in cerca di
quel cazzo di sonno ma, che non arriva, perchè? perchè tutti iniziano a
cantare. Oooooh, finalmente stiamo arrivando, sciarpe davanti alla bocca (c'è
sempre aria fuori dallo stadio) i 2 aste in vista (meglio mostrarle bene, per
farle leggere) e corteo con la solita ''scorta di sfigati''. Si è tutti in
fila, quasi tutti và, lo stewart non mi vuole fare entrare, dice che gli
handicappati sono messi di là, io gli dico che è lui handicappato e nel
frattempo arrivano i miei fratelli ULTRAS che gli ribadiscono ''lui entra con
noi, aprite sti cazzo di cancelli'', dopo essersi (anzi averli) convinti, si
entra e si prende posto, minchia che scale di merda ho bisogno di aiuto ''I.,
A., T., o chi cazzo vuole portatemi su in balconata per favore'' risposta ''hai
rotto la minchia, ti vuoi alzare?!'' e si comincia, anzi si continua a cantare,
urlare, incazzarsi e cantare, ancora, perchè poi mi chiedo, perchè? Perchè
sono:
ULTRAS DA UNA VITA, UNA VITA DA ULTRAS!
Simone Stara

LO TITO CLAUDIO

Claudio Lotito, intervistato da "L'Espresso", difende la sua Lazio dopo un inizio di campionato deludente. "In questa stagione abbiamo già vinto la Supercoppa. Certo, non si può negare che oggi ci sia una flessione, anche perchè si gioca ogni tre giorni e non c'è il tempo per recuperare. E certi giocatori accusano in questo momento un calo di tensione. Ma il campionato è lungo e l'obiettivo di un buon piazzamento rimane inalterato". Poi una battuta sulle proteste dei tifosi. "Nella Lazio c'è una minoranza chiassosa che sovrasta la maggioranza silenziosa - commenta -, gente che contrasta la nostra azione di pulizia perchè vuol conservare antichi privilegi". Lotito difende la scelta di Ballardini e a chi sostiene che non ha investito abbastanza risponde di essere "un presidente-tifoso e non un tifoso-presidente. Ho l'obbligo e il dovere, ribadisco, di gestire la società in modo trasparente all'insegna dei valori più autentici dello sport. E poi, 'Lotirchio'?... Ma se quest'anno ho già investito 38 milioni di euro cash - ribatte -. Certi tifosi dimenticano che l'anno scorso Zarate e Matuzalem erano in prestito e da quest'estate sono interamente di proprietà della Lazio". Anche sui casi Pandev e Ledesma il presidente biancoceleste ribatte di non emarginare nessuno: "Pandev e Ledesma si sono isolati da soli. Il nostro tecnico ha scelto di farne a meno perchè quando ti manca il senso di appartenenza non sei più al servizio della squadra. Le partite non si vincono solo con il fisico, ma soprattutto con la testa e con il cuore".

BOCCA DI ROSA

Il prossimo passo sarà forse un posto in consiglio di amministrazione: dopo aver menato, accoltellato ed espulso la gente normale degli stadi, l' ultrà ha fatto il salto di qualità, e adesso vuole il potere. Lo aveva già detto Capello: «Qui da voi comandano gli ultras, fanno quello che vogliono». Il calcio italiano l' aveva presa come un' entrata a gamba tesa. Poco importa che avesse ragione, eccome. Guardate cosa succede dappertutto: alla Roma, alla Lazio, alla Samp, al Milan, al Siena, alla Fiorentina, fino al Napoli. Il tifoso è passato alla fase due, basta guardare e applaudire. Da oggi si conta di più. La Ultras Spa fa i conti direttamente con i presidenti, manovra le società, silura e assume allenatori, pungola a modo suo i giocatori minacciandolie via così. Di peggio in peggio. A Roma il tifoso non è certo passivo, interviene. Bombarda con bombe carta Olimpico e Trigoria, sottopone a sassaiola il pullmann dei giocatori, ne decreta il funerale, fischia per stupido principio il miglior giocatore in campo: Vucinic. Claudio Ranieri neè rimasto sconvolto: «Qui ci tagliamo le palle da soli...» Persino il caro Spalletti - che i duri avevano insultato per poi piangerlo una volta dimissionario - è stato solidale con la vecchia squadra. «Agguati, bombe, minacce, è ora di farla finita. Sono cose che nella nostra vita non vorremmo avere, perché le dobbiamo avere nel calcio? Negli stadi italiani non riusciamo a portare la nostra civiltà, siamo rimasti indietroa livello europeo.I giocatori sono persone, non macchine». Gli ultras vogliono che la società venda e non accettano una Roma che perde. E passano all' azione. La Lazio è scappata da Roma per chiudersi in un ritiro segreto. Anche gli ultras biancazzurri tirano bombe carta e vogliono levarsi di mezzo Lotito e Ballardini. Rivogliono i giocatori esclusi in rosa: a ogni costo. La curva del Milan ha preso la mano alla società, ha contestato Berlusconi per non aver speso stavolta decine di milioni sul mercato, e rovinato perfino il match d' addio all' icona Maldini. Colpevole di filarseli troppo poco. I Della Valle hanno lasciato la presidenza della Fiorentina perché non c' era più feeling con la città e con la curva Fiesole: colpevoli anche loro di guardare troppo ai conti. A Siena Giampaoloè stato esonerato non solo dopo la contestazione alla squadra, ma dopo che il pullmann della squadra è stato inseguito sull' autostrada. A Napoli Donadoni licenziato dal San Paolo prima ancora che da De Laurentiis. Persino nella placida Samp, seconda in classifica, esplode il problema di un tifo fuori controllo. «Sono preoccupato - ha detto il presidente Garrone - e veramente disgustato che ci sia un gruppo di tifosi, che giustamente Marotta ha chiamato snob, che pretenda la luna nel pozzo e che Cassano non sbagli mai. Senza calcio Cassano svanirebbe. E' generoso, ha espresso il dispiacere di tutta la squadra». Si è parlato di un «gruppetto di omuncoli e donnucole». Tutta gente cui non basta più sedersi a guardare la partita. Il calcio è in mano loro: e Capello ha ragione. - FABRIZIO BOCCA

IL CALCIO MODERNO SENZA SCRUPOLI

I tifosi del Newcastle sono sul piede di guerra contro la nuova società, insediatasi nel 2007, ma questa volta per motivi extra-sportivi, se così si può dire. La società avrebbe infatti deciso che per i prossimi sei mesi il mitico St. James’ Park, cattebrale del tifo bianconero e stadio fra i più antichi d’Inghilterra, dovrà essere chiamato con il nome di una società che vende abbigliamento sportivo online: Sportsdirect.com. Un club di tifosi, il Newcastle United Supporters Trust, ha già raccolto 16 mila firme contro il cambio di nome e sono previste manifestazioni di protesta per i prossimi incontri di campionato. “Crediamo fermamente che il nome e l’anima del nostro terreno di gioco non siano in vendita”, affermano i tifosi inferociti in un comunicato.

STAI SERENI

Il Toro si aggrappa alla classifica per potersi rilanciare e vedere il bicchiere mezzo pieno dopo la tempesta degli ultimi giorni. Quei 20 punti in classifica, nonostante le quattro sconfitte su dodici partite, permettono ai granata di restare agganciati alla zona promozione, ma a Urbano Cairo questo non può bastare. «Io ora chiedo di essere diversi - ha esortato ieri il presidente - e di fare qualcosa di speciale. Ci vuole la gamba adesso, anche per poter dare la continuità che a questo punto diventa fondamentale avere».

Dopo il suo discorso negli spogliatoi di Trieste («è solo il secondo che faccio, prima l’avevo fatto a Grosseto», svela Cairo) e la furia di Colantuono alla ripresa degli allenamenti, il messaggio è stato definitivamente spedito ai giocatori. «Non credo che si divertano a perdere e a fare brutte figure - rilancia Cairo - e ora hanno l’obiettivo di fare bene, a partire da Toro-Lecce per non fermarsi più: ci sono ancora 90 punti a disposizione». La visita torinese, causa foto ufficiale (anche senza main sponsor), ha permesso a Cairo di potersi confrontare direttamente con Foschi e Colantuono nel pranzo alla Sisport. «Poche parole e tanti fatti» è il ritornello tornato di moda nel Toro, anche se tra gli aspetti affrontati c’è quello del nervosismo della squadra. In questi giorni il diesse si è attivato per raffreddare gli animi e punire chi sbaglia. Per questo Sereni molto probabilmente riceverà una multa dopo il battibecco con i tifosi: non verrà detto, ma verrà fatto.

MICIU VIVE

Taggia - La procura dei Minori di Genova ha indagato, come atto dovuto, un diciassettenne, che potrebbe essere rimasto coinvolto nell'incidente in cui e' morto il ragazzo. Potrebbe aver toccato la sua motocicletta, ma la vicenda rimane ancora tutta da verificare.

Un migliaio di persone si sono strette, questo pomeriggio, nella chiesa dei Santi Giuseppe e Antonio, di Arma di Taggia, attorno al feretro di Mirko 'Miciu' Gnocchi, l'operaio di 19 anni, di Castellaro, nonche' tifoso della Sanremese, morto, in un incidente stradale avvenuto, venerdi' scorso (30 ottobre), dopo essere caduto dalla sua pit-bike (una piccola motocicletta) ed essere finito in un precipizio, compiendo un volo di circa quindici metri e terminando la sua corsa contro una catasta di legna.

Oggi, a rendergli l'estremo saluto c'erano centinaia di giovani, soprattutto studenti e ultra' della 'gradinata nord' della Sanremese, che gia' domenica scorsa hanno esposto uno striscione allo stadio, durante il Derby con l'Argentina, dedicandogli il gol della vittoria dei biancazzurri. Ancora tutta da chiarire, pero', la dinamica del tragico incidente. Ieri sulla salma del giovane, il medico legale Benedicta Astengo, di Genova, ha effettuato l'autopsia, annunciando entro i prossimi sessanta giorni il deposito della perizia.

La procura dei Minori di Genova, nel frattempo, ha indagato (come atto dovuto), con l'accusa di omicidio colposo, un amico di Mirko, S.A., di 17 anni, che sarebbe rimasto coinvolto nell'incidente in cui e' morto il ragazzo. Si vocifera che possa aver toccato la sua motocicletta, prima della caduta, ma la vicenda rimane ancora tutta da verificare. L'incidente e' avvenuto, intorno alle 22, di venerdi'.

Malgrado i tempestivi soccorsi, le condizioni del ragazzo sono subito apparse disperate. Portato all'ospedale di Sanremo, i medici hanno rinunciato al trasferimento al Santa Corona di Pietra Ligure (Savona) e nel pomeriggio di sabato, dopo essere stato dichiarato clinicamente morto, i familiari hanno autorizzato l'espianto degli organi: reni e fegato che sono andati a Genova e i polmoni, a Padova. La salma di 'Miciu' e' stata congedata da lunghissimi e scroscianti applausi e da cori da stadio 'Mirko, Mirko, sempre nei nostri cuori'. I funerali sono stati celebrati dal parroco don Benito Cagnin.

di F.Tenerelli

FERMANA-SAMB

La serata che ha visto accese le luci dello stadio Bruno Recchioni non è iniziata affatto con il piede giusto.
Una quarantina di facinorosi tifosi della Sambenedettese è arrivata a Fermo con intenzioni bellicose.
Intorno alle 19.30 hanno scagliato la loro ira sul bar di fronte lo stadio, facendo saltare i tavolini e infrangendo una vetrata. Incendiata con una bomba carta anche un'auto, una Suzuki Swift di proprietà di una donna, Carla Bartolomei, che era andata dal medico di famiglia, nei pressi del bar preso di mira dai tifosi.
Gli agenti presenti su viale Trento sembra non abbiano potuto fare molto per fermare i tifosi, se non aspettare le camionette della Polizia che hanno riportato l'ordine.
E' la Bartolomei a polemizzare su questo punto, dichiarando di non aver ricevuto aiuto nemmeno dalla Polizia Municipale, ma solo dai Vigili del Fuoco giunti sul posto. La donna ha espresso la volontà di sporgere denuncia. Al momento sembra siano stati almeno 30 i tifosi fermati, ma ancora non è chiaro se si tratti solo di giovani sambenedettesi o se siano coinvolti anche dei fermani.
Oltre al tifo violento, a Fermo è impazzata anche la polemica: in molti contestano la decisione di giocare partite di notte, invece che al pomeriggio, oltre al fatto che la tensione del derby fosse da tempo nell'aria. Di fronte alla prevedibilità degli scontri, sono tanti a ritenere che le forze dell'ordine non si fossero preparate adeguatamente. Ma questo è ancora tutto da dimostrare.
Dichiarazioni diplomatiche da parte del presidente della Fermana, Stefano Chiodini, che si limita a commentare stigmatizzando gli episodi di violenza e ricordando che chi paga, in questi casi, sono solo i semplici cittadini che vanno allo stadio per godersi in pace la partita.

PER GABRIELE

11-11-07 / 11-11-09

Approfittiamo di questo spazio telematico e di tutti i contatti che abbiamo a disposizione per diffondere e divulgare ,sotto esplicita richiesta della Famiglia Sandri,

questo messaggio da far recapitere a quante più possibili tifoserie che vorranno renderlo proprio; con l'estrema convinzione che tutti Voi farete il possibile per renderlo attuabile.

In occasione del triste anniversario ,che andrà a segnare per l'ennesimo anno l'infame,folle e vile gesto, che ha portato via il giovane Gabriele Sandri da questa vita,dalla sua famiglia, dai suoi amici e dalla sua VITA, si chiede che tutte le tifoserie organizzate,curve e gruppi osservino a loro indiscrezione 5 minuti di silenzio, durante questa domenica/ sabato di campionato, esponendo ,superando ogni divieto, un simbolico striscione con su scritta la data,in segno di ricordo e di denuncia verso una "gIUSTIZIA"che Gabriele e tutti i suoi Famigliari stanno ancora attendendo ..da troppo tempo ormai.

Consapevoli del fatto che ognuno di Voi farà il possibile per realizzare questa piccola/Grande forma di comunicazione , vi porgiamo i nostri Saluti.

11-11-07 / 11-11-09

Gabriele stà ancora aspettando!