10 agosto 2012

TATOO

di Michela Giordano
SALERNO - Più che le facce hanno potuto i tatuaggi. Così particolari e caratteristici, da rappresentare una valida alternativa alle impronte digitali. Anche grazie al loro riconoscimento si sta lentamente chiudendo il cerchio attorno a quel manipolo di esagitati, tutti paganesi, che per l’intero post derby tra molossi e azzurrostellati, domenica scorsa hanno tentato, inutilmente, di forzare il blocco operato congiuntamente da polizia e carabinieri al famigerato incrocio di via Santa Chiara, ideale linea di confine tra le due città, dando vita ad un esercizio di violenza che ha mandato in ospedale cinque militari dell’Arma.


Ai tre arrestati di domenica sera e ai successivi 10 identificati di lunedi, per i quali nel pomeriggio di ieri si è celebrato il rito per direttissima, si sono aggiunti ulteriori 15 ragazzi.

Hanno età comprese tra i 22 e i 34 anni, quasi tutti incensurati e in gran parte di «buona famiglia», tranne poche eccezioni.


Due di essi, Diodato Trapani, venti anni e Vincenzo Tagliamonte, ventitre anni, sono stati fermati in mattinata da personale delle squadre digos, scientifica e investigativa del locale commissariato di polizia, che ha sviluppato la pista partita da alcune istantanee ritratte dai propri specialisti.

I due giovani sono stati filmati mentre, con il volto semi coperto, lanciavano, nascosti dietro una campana della differenziata precedemente rovesciata, oggetti contundenti verso le forze dell’ordine.

Gli altri dodici sono, invece, attivamente ricercati dai carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore, il cui comandante, tenente colonnello Gianfilippo Simoniello, sottolinea che a dare una mano alla ricostruzione dei fatti contestati ai giovani già arrestati, siano stati gli stessi genitori, a metà tra la disperazione e la sorpresa di scoprire il lato oscuro dei propri ragazzi.

Tra i sospettati dei tafferugli il figlio di un vigile urbano, in servizio a Pagani, e di un poliziotto penitenziario: progenie di «sbirri» contro altri «sbirri», accomunati, nella cieca ricerca del «nemico nocerino», a ragazzi di ben altre estrazioni familiari.

Tra gli arrestati c’è anche il giovane erede di Mamoud Abdel Aziz, il tunisino vittima di un agguato al piombo in piazza Corpo di Cristo, a Pagani, il 18 agosto 2008. L’attenta analisi del materiale video raccolto ha consentito di arrivare all’indentificazione. Il volto, per la gran parte dei casi, è travisato da sciarpe o addirittura maschere.


Sono, invece, ben visibili, accessori di abbigliamento griffati e soprattutto, vistosi tatuaggi: c’è chi sfoggia sul proprio avanbraccio un significativo volto di Tony Montana, lo «Scarface» reso noto, al cinema, da Al Pacino; chi opta per inaspettati Santi a figura intera; chi, più banalmente, è stato inchiodato dal proprio nome o dalle proprie iniziali incise sulla pelle.

Elementi non contestabili. Per questo da tre giorni alcuni dei protagonisti dell’ «assalto allo sbirro» sono irreperibili. Devono rispondere di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti, lesioni personali, uso ingiustificato di oggetti atti ad offendere, lancio di materiale pericoloso e possesso di artifici pirotecnici in occasione di manifestazioni sportive.

Per tutti convalidati i fermi e processo rinviato a settembre. Oltre alla condanna penale, saranno sottoposti anche al divieto di accedere alle manifestazioni sportive.

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