21 agosto 2012

PACE

Pace "armata" tra la curva nord del Varese e Giulio Ebagua. Dopo le scuse pubbliche dell’attaccante (in seguito alla contestazione e il gestaccio nel corso di Varese-Pontisola di Coppa Italia) è il momento di una nota ufficiale degli ultras, i quali negano lo sfondo razziale della contestazione e promettono una tregua nei confronti del nigeriano per amore del Varese: «Neghiamo fortemente che la contestazione al giocatore sia nata o abbia preso spunto da una motivazione legata al razzismo - si legge nella nota -. Purtroppo, stupidamente abbiamo reagito in malo modo a un gesto rivolto alla curva, da chi, ormai da molto tempo non viene più da noi apprezzato, un giocatore che ci ha deluso, dalle inopportune parole dette dopo Varese - Benevento alle dichiarazioni durante il suo periodo a Torino dove affermava di avere chiuso definitivamente la sua parentesi a Varese, e ancora non scordiamo il fallaccio su Grillo nella partita dello scorso anno contro i granata. Oggi ne subiamo le conseguenze a nostre spese, grazie a chi non ha perso l'occasione di riesumare fatti accaduti anni fa che, ormai ne siamo convinti, non ci verranno mai più perdonati, al contrario di quello che è stato perdonato a un giocatore che non ha mai amato Varese, e che forse a Varese non sarebbe mai più dovuto tornare. Da oggi la Curva Nord Varese farà di tutto per non cadere più in simili atteggiamenti, e il numero 21 biancorosso sarà un giocatore senza nome, sarà una maglia del Varese 1910, quello che conta più di tutto per noi, senza mai più anteporre la persona ai colori biancorossi».

La frangia più calda del tifo biancorosso però vuole l’ultima parola per ribadire il ruolo degli ultras all’interno dello stadio varesino: «Veniamo etichettati e maltrattati da chi non ci conosce: piaccia o no nessuno ci potrà mai negare il diritto di contestare un giocatore che non si è mai fatto voler bene e che più volte ha avuto atteggiamenti ed ha fatto dichiarazioni che ci hanno fatto male. Nessuno ci potrà impedire di contestare chiunque dovesse mancare di rispetto a quello che noi teniamo di più: la maglia del Varese e la nostra città».

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