27 agosto 2012

IL PARIGINO

BARI – Era il 1976. Il calcio era considerato lo sport popolare per eccellenza e non ancora un’industria multimilionaria. A Bari, come nel resto d’Italia, nascevano gruppi di tifosi che si definivano “ultras”. Per conoscere il risultato delle partite non esistevano dirette di PayTv, ma solo trasmissioni radio, stadi gremiti e i riassunti del 90º minuto.
ultras A distanza di 36 anni il gruppo storico degli Ucn Bari ha firmato la resa, proclamando lo scioglimento ufficiale tramite un lungo comunicato stampa: “Gli Ultras Curva Nord 1976 Bari, con enorme dispiacere e con le lacrime agli occhi, comunicano la fine del gruppo e la conseguente scomparsa dei nomi e dei simboli”.
Le recenti indagini sul calcioscommesse hanno inferto il colpo finale al movimento di tifosi baresi. Ma alle spalle degli ultras Bari ci sono tanti ricordi, episodi e aneddoti che probabilmente resteranno incisi nella storia della nostra città. E come non pensare alle generazioni di baresi che si sono succedute prima sugli sparti del Della Vittoria e poi al San Nicola, testimoni diretti e protagonisti di grandi imprese ed epiche delusioni.
“Dopo centinaia di interviste questa è la prima da ex ultras – commenta Alberto Savarese, soprannominato il Parigino in diretta su Controradio Bari, durante la trasmissione Sport Cafè –  Dopo tanti anni di storia finisce il simbolo del nostro tifo e non solo, perché è stato un lungo percorso di aggregazione sociale finalizzata al sostegno della maglia biancorossa, ma tutto ciò che era Bari per noi aveva un significato particolare”.
Quanto è distate dai nostri giorni quel pallone di pelle marrone, lo stipendio dei calciatori che corrispondeva al salario di un operaio comune e il legame diretto che un tempo c’era tra i protagonisti del campo e i tifosi sugli spalti. La fine degli ultras, a Bari e in tante altre città italiane (come per gli storici rivali del Lecce) corrisponde all’epilogo definitivo del calcio d’un tempo? Gli ultras italiani posso considerarsi i “templari” dei valori sportivi del passato? O le vicende di scontri, violenze e opposizione diretta alla tessera del tifoso hanno cancellato il valore intrinseco della parola ultras?
“Abbiamo combattuto il calcio moderno, in tutti i modi, con ricorsi di legge e sino ad arrivare alla creazione di un pool di avvocati. Ma lo Stato con poche leggi ci ha ucciso: o bisognava adeguarsi e sottomettersi, oppure sciogliersi. E’ una decisione soffertissima e ho visto le lacrime scendere sul volto di tanti miei amici e devo ammettere anche sul mio”, conclude l’intervista radiofonica Alberto Savarese.

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