25 agosto 2012

DEL BARI SEGUACI

BARI - La voce correva da tempo, complice un dibattito interno aperto dall’introduzione dell’or - mai famosa e mai troppo vituperata «tessera del tifoso». Adesso, la scelta sembra essere definitiva: gli Ultras Bari 1976, non esistono più. Si sono sciolti semplicemente perché si sono dispersi nel vento gran parte dei motivi di aggregazione e perché, questo va sottolineato, è stato molto ma molto faticoso e a volte rischioso tenere insieme, motivare, in qualche modo guidare, la Curva Nord del Bari per 36 interminabili anni. Gli Ultras non sono il primo storico gruppo che si scioglie nel movimento italiano.

Ad esempio face scalpore l’addio delle Brigate Gialloblù del Verona, lo storico gruppo dello scudetto dei veneti, ma negli anni anche la Fossa del Milan, gli Irriducibili della Lazio, il Cucs Roma. Motivi diversi, ma sostanzialmente tutti legati all’impossibilità di continuare ad essere nel tempo quelli che erano stati. Troppo facile sarà per i tanti detrattori degli Ultras gioire ed irridere (i siti del tifo biancorosso - in verità a volte con un pizzico eccessivo di psicopatia e con un livore degno di ben altri obiettivi - sono pieni da anni di contumelie e risposte) lo scioglimento dei «teschi alati», la verità incontrovertibile è che a venire meno sarà uno dei poli aggregativi più importanti della città, l’unico davvero ecumenico, sopra ogni schieramento politico, capace come è stato di riunire sotto le insegne della città la Baribene e la Barimale, colti e ignoranti, bianchi e neri, ricchi e poveri e chi più ne vuol mettere ne metta. Tutto sotto l’unica vera bandiera cittadina, piaccia o non piaccia: il Bari.

Naturale pensare subito all’incidenza dell’ultima vicenda calcioscommesse, con l’arresto dei tre capi della curva - Alberto «Parigino» Savarese, Roberto Sblendorio e Lello Loiacono - ma sarebbe una forzatura attribuire a questo l’addio. Non era la prima vicenda che coinvolgeva il gruppo barese, ce ne fu una molto più «dura» (si parlava di contiguità ai clan malavitosi) vent’anni fa circa, dalla quale sono poi usciti del tutto indenni sia lo stesso Parigino che un altro leader come Ciccio Lepore. Chiamiamoli incidenti di percorso, di quelli che in una città ad alto tasso di inquinamento ambientale umano come Bari possono capitare a chi cerca di tenersi in equilibrio, di mantenere zona franca un luogo fortemente simbolico come la curva di uno stadio. Da oggi tra l’altro anche le forze pubbliche, la Digos e quanti altri, perderanno un punto di riferimento assai solido nella gestione della macchina del tifo, sia in casa che soprattutto in trasferta.

Il Bari vive uno dei momenti più deprimenti della sua ultracentenaria storia ma solo tre anni fa era stato capace di portare sino a Roma ben dodicimila tifosi. Logico che il riferimento degli Ultras fu prezioso per gestire quell’enorme transumanza. Un grande dolore, un enorme rammarico, ma anche la consapevolezza che chi ha preso la decisione deve averla a lungo ponderata e dibattuta. Questa è l’aria che si respira tra gli ex Ultras, ca tegoria alla quale appartengono professionisti ed operai, commercianti e disoccupati, insomma una umanità la più varia possibile.

«Non so nulla di certo - dice ad esempio l’assessore provinciale Sergio Fanelli - sento solo il peso dei ricordi, delle mille trasferte nelle quale condividere gioia e lacrime, panini e digiuni, i mille volti di mille amici incontrati lungo le strade di tutta l’Italia. Penso che il peso della gestione della curva sia diventato nel tempo sempre più grave e che chi oggi scrive la parola fine ha ben chiaro in testa il perché l’esperienza ultras a Bari, almeno questa esperienza ultras, sia destinata a finire. Il mio cuore sanguina ma la testa ne comprende le ragioni».

Ciccio Lepore, altro storico capo della curva per una quindicina di anni, non vuole commentare in alcun modo. «Naturalmente ho un grande dolore dentro, è un pezzo della mia vita che si stacca, nomi e volti, compagni di strada che vengono alla mente. No, non ho voglia di dire nulla se non che rispetto la decisione che è stata presa».

Di tutt’altro tenore la posizione di Roberto Maffei, anche lui a lungo nel direttivo della curva. «Sono appena rientrato dalle vacanze ed ho avuto solo un breve colloquio. Penso che si potesse prendere un po’ di tempo per riflettere, magari tutto questo campionato che ci aspetta e che prevedibilmente ci lascerà il tempo ed il modo di confrontarci e vedere se esistono nuovi gruppi giovani che abbiano voglia di assumersi questo peso e le relative responsabilità. La curva è sempre stato un luogo democratico, dove le giovani generazioni man mano sono andate prendendo il posto degli “anziani”, che dal canto loro ne hanno spesso guidato e supportato le prime scelte. Ecco, io mi prenderei ancora una stagione per pensarci bene su».

Ma il dado sembra essere tratto. Da domani sera, al debutto del Bari contro il Cittadella, la Curva Nord non avrà più un gruppo guida a guidarne cori e movimenti. Anche se i ragazzi saranno come al solito tutti lassù. [f. cost.]

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