18 luglio 2012

MODELLO EGIZIANO

l neo presidente Morsi vorrebbe allungare lo stop delle partite del campionato di calcio fino a dicembre per evitare i disordini che spesso accompagnano le partite più delicate. I tifosi delle squadre rivali del Cairo promettono di scendere in piazza se non si torna in campo ad agosto possono trasformarsi in una michela esplosiva Luigi Guelpa CAIRO - Il calcio a livello mondiale è una religione da design, in Egitto è addirittura un fenomeno che cancella la voce dei muezzin e influenza il corso della storia. Non a caso i primi a scendere in piazza Tahrir per protestare contro il regime di Mubarak furono gli ultras dell’Al Ahly, la squadra pluridecorata del Cairo che raccoglie le simpatie delle classi meno abbienti. Calcio e politica si sono incontrati e mescolati in tante, forse troppe occasioni in Egitto. Al punto che lo scorso febbraio, dopo il massacro di Port Said (74 morti), il feldmaresciallo Tantawi decise di sospendere fino ad agosto il campionato. ULTRAS IN RIVOLTA, SI TORNI A GIOCARE - A un mese di distanza dal ritorno all’attività ufficiale il neopresidente Mohammed Morsi vorrebbe prorogare lo stop almeno fino a dicembre. «Troppe le ingerenze e i pericoli per consentire alla gente di tornare allo stadio», ha spiegato Morsi. La notizia è stata accolta nel peggiore dei modi dagli ultras dell’Al Ahly, ma anche da quelli dello Zamalek, il club dell’omonimo quartiere ricco del Cairo. Pur schierate politicamente su piani opposti, le due fazioni si sono unite per minacciare rappresaglie e disordini nel caso in cui ad agosto non dovesse riprendere l’attività sportiva. Le minacce sono apparse sulle pagine dei principali social network. Gli Ahlawy, sostenitori dell’Al Ahly, spiegano di «aver contribuito a cambiare il paese. Prima faceva comodo, ora ci hanno abbandonati. Vorrà dire che torneremo a far sentire la nostra voce». Praticamente di pari tenore le affermazioni dei White Knights, l’ala più violenta dello Zamalek: «Senza calcio prenderemo in esame ogni tipo di reazione». Oltre a dar vita a una vera e propria guerra di nervi con il Consiglio supremo delle forze armate, gli ultras hanno anche minacciato di morte uno dei calciatori simbolo della nazionale egiziana, l’attaccante Mohammed Zidan, attualmente impegnato in Germania nel Magonza. Nel corso di un’intervista alla stampa tedesca Zidan aveva definito Mubarak «il padre della patria», facendosi tra l’altro immortalare a fianco di Gamal, uno dei figli del deposto rais, nel corso di una visita in carcere. “Non è degno di vestire la maglia della nazionale. Ha la mente disturbata, ed è un traditore. I suoi giorni sono contati”, si legge sui blog degli ultras. Le due tifoserie insieme sono davvero una miscela esplosiva. Lo scorso 10 settembre, in piena Primavera araba, assaltarono l’ambasciata israeliana provocando ingenti danni e la fuga dei diplomatici, costretti a rifugiarsi in un albergo top secret della capitale. LA PARTITA PIÙ ATTESA - Mursi e Tantawi, che hanno altre faccende da sbrigare, non sottovalutano il problema e pensano appunto di fermare ancora il campionato per procedere all’arresto dei più facinorosi. Purtroppo però c’è una data che incombe e che potrebbe diventare funesta. Il prossimo 22 luglio Zamalek e Al Ahly si affronteranno nella Champions League africana. La federcalcio egiziana non ha la possibilità di intervenire e neppure di far disputare l’incontro a porte chiuse. La Champions è di competenza della Caf, la Uefa africana, che non sembra affatto intenzionata di approntare variazioni al programma.

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