18 luglio 2012

LA DEA

Percassi e Parra sono atterrati in mongolfiera; Marino è arrivato su una gru; i fuochi d'artificio hanno illuminato la notte di Bergamo. Ma i veri effetti speciali sono stati loro: gli ultrà della Curva Nord dell'Atalanta che, organizzando l'undicesima edizione della Festa della Dea, hanno dimostrato di che pasta siano fatti, prendendo a calci stereotipi e luoghi comuni, ipocrisie e pregiudizi che infarciscono troppo spesso le descrizioni di un mondo prima di tutto ricco di passione e di entusiasmo autentici. Nell'arco di sei giorni, centomila tifosi - e il calcolo è per difetto - hanno pacificamente assaltato l'area dell'Orio Center. Uomini e donne di ogni età e ceto sociale, migliaia di famiglie, una valanga di bambini che si sono divertiti come pazzi nelle aree appositamente create per loro. E ancora: il culto della memoria per onorare Amgeleri, Zavaglio, Previtali e Piermario Morosini, con la straordinaria testimonianza di amore e di spiritualità resa da Anna Vavassori, la sua ragazza che ha lavorato come volontaria negli stand della festa; una grande attenzione per i disabili e per chi soffre, testimoniata dai 200 mila euro raccolti nel corso del tempo grazie alle iniziative di solidarietà per i terremotati dell'Aquila e di Moglia, per due bimbi che si sono potuti sottoporre a cure tanto indispensabili per la loro vita quanto costose. Tutti insieme per provare la gioia di esserci, per testimoniare l'amore verso l'Atalanta di Percassi, Marino e Colantuono, lanciando un messaggio di civiltà e di serietà che fa onore ai suoi autori. Trecento ragazzi e ragazze hanno lavorato gratis giorno e notte, con turni massacranti, per garantire il successo di una manifestazione che, legittimamente, inorgoglisce i promotori. A cominciare da Claudio Galimberti, alias il Bocia, capo storico di una Curva protagonista di un'evoluzione politica, intelligente e sociale. Sì, anche sociale. In un momento difficile come quello che stiamo vivendo ad ogni livello, la Festa della Dea ha costituito per Bergamo un momento eccezionale di aggregazione. E pensare che, in giugno, ci furono alcuni fenomeni della Casta locale, la stessa incapace di risolvere da cinquant'anni il problema dello stadio, pronti a criticare le due settimane di festa nerazzurra in centro, stavolta promosse dal club di Percassi. Con la scusa che causavano problemi al traffico, in realtà con la puzza sotto il naso di chi non capisce di che cosa possa essere capace il calcio, a livello di sentimenti e di genuina partecipazione popolare. Quiesto mondo degli ultrà merita rispetto. Chiede di essere conosciuto. Non pretende sconti quando si tratta di stangare chi sbaglia, ma rivendica un ruolo di primo piano nel calcio oggi schiavo della tv, dei calendari spezzatino, dei presidenti che litigano solo per i diritti di Sky, Mediaset e Rai, di inquilini del Palazzo sclerotizzati, dinosaurizzati e preoccupati solo di mantenere solo le proprie posizioni di potere. Senza dimenticare la legittima protesta contro la tessera del tifoso e le sue degenerazioni. Ad esempio, l'articolo 9 che fa scattare subito il daspo nei confronti di chi, magari deve aspettare 5 anni per venire processato e assolto, ma al quale nessuno restituirà i 5 anni di assenza forzata dallo stadio. Un altro calcio è possibile. Solo se si rispettano i tifosi. Xavier Jacobelli Direttore Editoriale www.calciomercato.com

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