13 ottobre 2012

VARESOTTI

Cinque ultrà del Varese non potranno più assistere a manifestazioni sportive per 5 anni. I fatti non sono collegati a partite dei biancorossi, ma ad un match amichevole disputato la scorsa estate tra il Como, rivale storico dei sostenitori del Varese, e l’Inter, con la cui Curva Nord è gemellata la frangia più agitata del tifo nostrano. Le immagini delle telecamere dello stadio Sinigaglia hanno permesso alla Questura di Como di individuare i responsabili dei disordini dello scorso 24 luglio: si tratta di ultrà varesini vicini al gruppo Blood&Honour, alcuni dei quali già colpiti in passato da Daspo più o meno lunghi. I cinque “daspati” sono un 48enne, un 41enne, due 38enni, e un 33enne, tutti denunciati anche per resistenza a pubblico ufficiale. I tafferugli e gli scontri tra le tifoserie sono stati violenti: un comasco è stato accoltellato e in tutto i feriti sono stati cinque. Gli uomini della Digos di Como hanno controllato le immagini e identificato gli ultras varesini, andati in riva al Lario col chiaro intento di spalleggiare i “gemelli” interisti contro il “nemico” comune, in questo caso il Como. Non è la prima volta che le due frange più estreme delle curve del Varese e dell’Inter si mescolano: l’amicizia e il gemelaggio tra i gruppi è di antica data e molti dei frequentatori della curva biancorossa lo sono da anni anche di quella nerazzurra. Le indagini della Polizia di Como non sono però finite qui:sono al vaglio di inquirenti e investigatori altre immagini e potrebero arrivare altri provvedimenti.
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FRIULANI

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UDINE. Dovrebbe essere una partita come tante, ma non potrà esserlo. Il giorno di Manzanese-Triestina (valida per la settimana giornata dell’Eccellenza) si avvicina e di conseguenza cresce l’attesa per una gara storica per il club arancione e di pari passi l’ansia per la seconda “invasione” dei tifosi giuliani in Friuli, tra i quali anche un paio di centinaio di ultras. E questa volta, rispetto a quanto accaduto a Tolmezzo, ad aspettare il variopinto gruppo giuliano potrebbero esserci gli “indesiderati” ultras dell’Udinese. In tal senso il preoccupante tam tam del passaparola nei bar, sui campi di calcio e su internet non lascia molto tranquilli: il tanto temuto contatto tra le due tifoserie, divise da una storica rivalità, rischia di verificarsi già alla seconda occasione offerta dal calendario. In tal caso inutile si sarebbe rivelato il lavoro di “filtraggio” dei biglietti, attraverso la prevendita a Manzano e a Trieste per evitare che i “ricercati” tagliandi finiscano nelle mani sbagliate e non in quelle degli sportivi soltanto curiosi di assistere a una sfida storica per il club del presidente Taboga.
Questura e forze dell’ordine sono allertate, anche se ad abbassare i gradi della tensione nelle ultime ore ci hanno pensato gli stessi ultras dell’Udinese che hanno voluto chiarire di non aver nessuna intenzione di essere presenti domenica a Manzano.
«Si è fatto e si fa un gran parlare di questa storia – la spiegazione di uno dei leader dei tifosi più “caldi” dell’Udinese –, che noi non si veda l’ora di trovarci faccia a faccia con i tifosi della Triestina. Tutto sbagliato. É dal 2004 (giorno dell’ultimo confronto tra Udinese e Triestina, un’amichevole al Rocco vinta dagli alabardati,ndr) che abbiamo perso le loro tracce, e non ci interessa ritrovarle».
Parole importanti che, però, contrastano con quanto si sente in giro. «Mah chi parla così non è uno di noi. Garantisco che noi ragazzi della Nord domenica saremo ben lontani da Manzano. Con tutto rispetto per la Triestina e le sue vicessitudini, ci pare una perdita di tempo abbassarsi al livello dei supporters giuliani che da anni stanno cercando di risollevarsi ma ora sono in Eccellenza».
Certo è che anche a Tolmezzo due settimane fa nel settore riservato ai tifosi della squadra carnica sono apparse alcune felpe bianconere con i disegni e i simboli tipici degli ultras bianconeri. «Chiunque può acquistare e indossare il nostro materiale, ma anche in quell’occasione i ragazzi della Nord non erano presenti. Eravamo impegnati in cosa più importanti, fare il tifo per l’Udinese contro il Genoa».
Non resta che aspettare domenica quando a Manzano sono attesi oltre 500 supporters della Triestina compresi i caldissimi ultras della curva Furlan che hanno predisposto un pulmann per non mancare alla seconda “calata” in Friuli.

10 ottobre 2012

IN TENDA


Ultras cesenati, cori vergognosi! - Se la figura del Cesena in campo è pessima (viene asfaltato nel derby con il Modena 4-0), la figura peggiore però la fanno i tifosi romagnoli.
La rivalità tra le due squadre è sempre stata viviace, infatti sul finire del match, dopo il 4-0 degli emiliani, i tifosi del Modena intonano in coro un "tutti a casa".
In risposta i tifosi del Cesena urlano "tutti in tenda", riferendosi al recenteterremoto che ha messo in ginocchio l'emilia, in particolare le zone limitrofe a Modena.
Il coro dei tifosi cesenati verso la popolazione colpita dal sisma è incivile, oltre che vergognoso ed inaccettabile.
A calmare un po' le acque ci ha pensato il coordinamento club Cesena, che ha emesso una nota di dissocio e di censura. 

SCULLI

Giuseppe Sculli se la cava con trentamila euro di sanzione ed un mese di squalifica. La Commissione disciplinare presieduta da Sergio Artico, in relazione ai fatti accaduti durante Genoa-Siena, del 22 aprile scorso, quando i giocatori genoani si tolsero le maglie da gioco e le consegnarono a un gruppo di tifosi che avevano interrotto il match, contestando la squadra e chiedendo la consegna delle casacche stesse.
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85


Caserta
In data 30 Settembre u.s., veniva disputato presso lo stadio comunale di Frosinone l'incontro di calcio FROSINONE-NOCERINA, valevole per il campionato nazionale di lega Pro, girone B. Al termine della partita, un folto gruppo di tifosi della Nocerina, nel fare rientro a casa a bordo di bus a due piani, si fermava per una sosta presso l'area di servizio TEANO OVEST, ove poneva in essere un vero e proprio saccheggio di alimenti e bevande. Nell'immediatezza dei fatti, personale della Polizia Stradale di Caserta, intervenuta in loco, procedeva alla loro identificazione, segnalando all'A.G. le varie condotte criminose perpetrate ed acquisendo, nel contempo, le riprese captate dal sistema di videocamere a circuito chiuso installate nell'esercizio commerciale. Nella giornata di ieri 8 Ottobre, il Questore di Caserta, dott. Giuseppe GUALTIERI, ha emanato n. 85 provvedimenti di "Divieto di accesso ai luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive", predisposti dalla Divisione Anticrimine della Questura, aderendo alla conforme proposta avanzata da quella Sezione di Polizia Stradale nei confronti dei suddetti tifosi, responsabili del saccheggio. I provvedimenti di divieto, vigenti per anni 2, prevedono anche l'obbligo per i daspati di presentazione alla Polizia Giudiziaria territorialmente competente negli intervalli immediatamente antecedenti e successivi alla disputa di incontri calcistici della Nocerina, anche se in trasferta. Peraltro, il divieto concerne qualsiasi genere di evento sportivo agonistico, ove intervengano clubs professionisti e dilettanti, relativo ai campionati nazionali, ai tornei internazionali UEFA ed a tutte le circostanze concernenti partite amichevoli della squadra nazionale italiana o di altre compagini rappresentative estere sul territorio nazionale o degli Stati appartenenti all'Unione europea.
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20 settembre 2012

CURVA NORD LECCE

Trentuno anni fa un gruppo di amici e conoscenti che avevano in comune una passione, erano innamorati pazzi del Lecce, davano vita al tifo in Curva Nord. Il "Via del Mare" era ancora quello senza il secondo anello, a parte il mitico “crescent”, ed i tifosi più caldi si riunivano spontaneamente in tribuna est per incitare i giallorossi.
Oggi, Nicola Ricci, attualmente direttore del periodico “Salento in Tasca”, uno dei fondatori storici dell’attuale tifo in curva, ci racconta come è nata la Curva Nord.
A Lecce non esisteva il tifo organizzato, come è nata l’idea?
"Personalmente già frequentavo gli ambienti più caldi del tifo giallorosso insieme ad altri amici e tra questi c’erano quelli che sarebbero stati, da lì a breve insieme al sottoscritto, i fondatori della curva, mi riferisco a Pinuccio Milli, Sandro De Matteis e Pino Spano, unitamente a Carla Falco che successivamente avrebbe creato le CUCN GIRLS. L’idea nacque, nell’estate dell’81, quando ci trovammo nei pressi di un noto albergo cittadino (Hotel delle Palme) per salutare la squadra in partenza per il ritiro di Gubbio agli ordini di Gianni Di Marzio, il presidente era Franco Jurlano. Il proposito era quello di esprimere un senso di libertà e una voglia d’indipendenza che in ognuno di noi si faceva sempre più pressante: creare un gruppo di amici, scollegato dai club organizzati, che potesse manifestare in tutta civiltà le proprie idee e soprattutto far sentire la loro voce".
Quando ci fu la 'prima'?

"Il 30 agosto del 1981 facemmo la nostra prima apparizione in Curva Nord (fino all’estate del 1990), si giocava Lecce-Como di Coppa Italia (risultato 2-2) e, tra le proteste di chi da sempre aveva occupato quella postazione, sventolammo i nostri primi vessilli e appendemmo gli striscioni artigianali tra cui spiccava “FIGHTERS”.
Poi iniziò il campionato di serie B e dopo la prima trasferta di Perugia, tra incontri frenetici ed idee che si accavallavano, ci ritrovammo nuovamente in Curva il 20 di Settembre per il derby col Foggia che sancì la prima uscita ufficiale del gruppo appena creatosi e dello striscione “Commando Ultrà Curva Nord” da qui la sigla che ancora i nostalgici citano “cucn1981”".
Raccontaci del derby dell’81 col Bari (vinto 1-0)...
"La rivalità con i baresi esisteva già. Loro erano soliti giungere Lecce poche ore prima della partita in corteo per far sentire la loro voce per le vie cittadine, come accadde in occasione dell’anno precedente quando vinsero per 3-1, prima e dopo la partita manifestarono la loro “gioia” e non solo allo stadio.
Nell’occasione del derby vinto per 1-0 (autogol di De Trizio) le cose cominciarono ad andare diversamente perché, nati come gruppo poche settimane prima, nessuno dei tifosi baresi si aspettava la presenza dei tifosi leccesi in strada già dalle prime ore di quella domenica mattina che si preparavano per vivere il derby.
Iniziò la solita “sfilata” da porta Rudiae da parte dei baresi; molti di noi erano soliti ritrovarsi all’epoca, nei pressi di piazza Mazzini e precisamente fuori dall’edicola sita in via Trinchese, frequentata tra gli altri dall’indimenticato Michele Lorusso. A macchia d’olio si sparse la voce che i baresi stavano avanzando in corteo in maniera non proprio educata scrivendo sui muri e danneggiando vetrine ed auto e nessuno pensava che finalmente i cittadini leccesi si sarebbero opposti a questo sopruso.
Iniziarono inseguimenti di baresi per tutta la città, alcuni tornarono addirittura a Bari, altri si rifugiarono nell’allora caserma dei Vigili Urbani e da quel giorno i tifosi leccesi sono sempre stati presenti come tifo organizzato e compatto sia a casa che  fuori".
Oggi normative e tessera del tifoso hanno provveduto a vessare le curve di tutta Italia…
"Ai nostri tempi esporre striscioni (anche goliardici) o accendere fumogeni e torce era un segno di gioia, colore e calore oltre che di appartenenza ad un territorio. Noi “vivevamo” tutta la settimana alla ricerca anche di fondi (spesso ci autofinanziavamo) per poter acquisire materiale folkloristico al fine di supportare la squadra e di seguirla in ogni parte d’Italia. Oggi la situazione è diversa ed in questi ultimi anni ci sono state norme restrittive proprio a danno del tifo organizzato. Io credo che, sempre nel rispetto della legalità, bisognerebbe dare al tifoso la possibilità di esprimere tutto il proprio entusiasmo sia in casa che in trasferta soprattutto per chi lo fa a proprie spese e senza secondi fini che siano essi politici o economici.
Speriamo che l’introduzione del voucher rappresenti l’inizio di una nuova era nuovamente piena di colore e folklore come Lecce e la sua splendida provincia hanno sempre dimostrato di saper fare in questi anni".
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NAPOLETANI

Napoli, agguato ai tifosi svedesi dell'Aik Solna: tre accoltellati.
Ieri sera Fanpage.it aveva raccontato, in tempo reale, quanto accaduto a Napoli, poco dopo le 23.30, in via Depretis, nella pizzeria Borgo Antico: lì un gruppo di teppisti, sedicenti tifosi del Napoli ha aggredito una comitiva di tifosi dell'AIK Solna, squadra svedese (è di un quartiere di Stoccolma) che nella serata di giovedì al San Paolo incontrerà gli azzurri di Walter Mazzarri per il match di Europa League. Il fatto è avvenuto poco distante dalla stazione Marittima, tradizionale punto d'incontro dei tifosi stranieri in città, quando ci sono partite di coppa. Testimoni hanno riferito che i tifosi stranieri erano in una pizzeria quando sono stati aggrediti da un gruppo di napoletani.
Gli svedesi – chiarisce oggi la Polizia – facevano parte di un gruppo organizzato dal Napoli Club Stoccolma da A.L., 41enne napoletano trapiantato nella capitale nordica ed erano in 13; due di loro hanno pagato il conto e si sono incamminati verso piazza Municipio mentre gli altri indugiavano al tavolo, ma sono tornati di corsa indietro gridando “ultrà, ultrà”.
Ciò perché davanti alla pizzeria si è presentato un gruppo di persone col volto coperto da sciarpe e cappellini e con mazze da baseball e coltelli. Il titolare della pizzeria, P.L., 45 anni, è corso in aiuto ai clienti ed è stato ferito, così come anche un cameriere del locale. Medicato alla coscia da personale del 118; P.L:, portato all'ospedale “Pellegrini”, con ferita al gluteo, con prognosi di 10 giorni; A.L.S., 23 anni, svedese, medicato nel nosocomio e dimesso anche lui con prognosi di 10 giorni.
Proprio ieri era arrivata la notizia della condanna di due capi ultrà per tafferugli durante le partite contro Liverpool e Steaua nel 2010.
Le regole della Uefa per le partite di coppa sono molto rigide e eventuali tensioni o violenze durante il match sarebbero duramente punite: il Calcio Napoli ieri ha diffuso sul suo sito internet una nota che invita i tifosi a tenere un comportamento corretto e rispettoso:
La SSC Napoli rivolge un ulteriore e rafforzato appello ai tifosi affinché rispettino le norme vigenti in materia di sicurezza, in linea con le regole Uefa. Norme la cui violazione comporterebbe la squalifica del campo, compromettendo così altri grandi appuntamenti di rilievo internazionale a Fuorigrotta. In particolare la SSC Napoli sensibilizza i propri supporter a non utilizzare fumogeni o materiale pirotecnico, a lasciare libere le scale e tutte le altre vie di fuga, e a non occupare il terzo anello che, come ben noto, è chiuso al pubblico.

2 settembre 2012

DURA LEX

Ventuno simpatizzanti rossoblù avrebbero dovuto raccogliere fondi per la popolazione colpita dal sisma. Ma hanno dovuto rinunciare per una serie di problemi burocratici, in quanto la Questura gli ha, di fatto, vietato l’ingresso nello stadio
fonte: www.repubblica.it
Salta la colletta per i terremotati e scoppiano subito le polemiche. Un’ora e mezzo prima del calcio d’inizio, ventuno tifosi rossoblù della curva Andrea Costa hanno dovuto abbandonare il loro proposito. Non è stato loro concesso, infatti, di entrare al Dall’Ara per raccogliere fondi a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma, per l’iniziativa “L’Emilia non Molla”.
Parecchia rabbia, visto che le urne destinate a riempirsi di monete e banconote sono restate a macerarsi sotto la pioggia e fuori dai cancelli. I ventuno l’hanno presa male, perché avrebbero inoltrato la richiesta giovedì e la questura l’avrebbe accettata, ma la lista dei nomi poi sarebbe stata cambiata e qui la questura ha opposto un nodo insuperabile. Alle 17.30 è stato chiesto ai tifosi, che stavano allestendo il materiale per la raccolta, di fornire la nuova lista dei nominativi incaricati e i settori che avrebbero visitato.
Questa non era pronta e di qui è venuta la rinuncia, piuttosto risentita per l’eccesso di zelo, da parte dei tifosi. La rabbia è stata tanta, ma non c’è stato nulla da fare. Niente raccolta pro-terremotati. Dura lex, sed lex.

Gruppo Manicomio Ragusa: Poche ore ancora ed è campionato..!!

Gruppo Manicomio Ragusa: Poche ore ancora ed è campionato..!!: Sempre gli stessi,mai scesi a compromessi!! Buona domenica ultras a tutti

1 settembre 2012

MOVIDA 2

Nella notte alcuni tifosi granata, della Juventus e della formazione abruzzese hanno dato vita a un tafferuglio in un locale del capoluogo piemontese. All'arrivo della polizia alcuni supporter sono stati denunciati, un 22enne è finito in manette

TORINO - Un ring in pieno centro a Torino, peccato che le scazzottate non fossero autorizzate, per così dire. Maxi rissa questa notte in Piazza Vittorio, nel capoluogo piemontese, dove alcuni ultras di Torino, Juventus e Pescara (arrivati in Piemonte per assistere alla gara degli abruzzesi contro i granata, ndr) sono venuti a contatto. Le tre tifoserie hanno prima iniziato a stuzzicarsi con alcuni sfottò, poi l'alcool ha fatto il resto. La rissa, iniziata all'interno di un locale della zona della movida torinese, è quindi degenerata per strada: danneggiato il locale e alcune auto parcheggiate. Diversi i feriti che si sono fatti medicare negli ospedali cittadini.

ARRESTO UN PESCARESE - A calmare gli animi è arrivata la Polizia che ha arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato per rissa aggravata e oltraggio a pubblico ufficiale un tifoso del Pescara di 22 anni. Denunciati anche un ultras della Juventus di 18 anni, per rissa aggravata e oltraggio a pubblico ufficiale, e un sostenitore del Toro di 37 anni per favoreggiamento (per aver dato un passaggio con la propria auto ad alcune persone coinvolte nella rissa). Il 37enne è stato anche multato per guida in stato di ebbrezza.

MOVIDA

Siamo solo alla vigilia della seconda giornata di Serie A, eppure i segnali che vengono dal mondo ultras non sono affatto dei più incoraggianti.

Ieri sera a Torino, nei pressi di un locale notturno situato nel centro del capoluogo piemontese, i supporters di Torino, Juventus e Pescara sarebbero venuti a contatto, danneggiando lo stesso esercizio e alcune vetture parcheggiate nella zona.

 Durante gli scontri delle persone sono rimaste ferite, fortunatamente in modo lieve. Un tifoso del Pescara, di 22 anni, è stato arrestato per resistenza e minacce a pubblico ufficiale e indagato per rissa aggravata.

Un ultra della Juventus, di appena 17 anni, è stato invece indagato in stato di libertà per rissa aggravata. Un terzo tifoso, del Torino, di 37 anni, è stato anch'egli  indagato in stato di libertà per favoreggiamento, in quanto ha dato un passaggio con la propria auto ad alcune persone coinvolte nella rissa.

ADDIO

vigilantes striscioneFinisce un'epoca, quella dei Vigilantes. Lo storico gruppo ultras nato nel 1978 ha comunicato ufficialmente il proprio scioglimento tramite una nota. "Abbiamo fatto la storia. Usiamo il passato perché, appunto, è di passato che si parla. Il calcio di oggi non è più cosa che ci compete e riguarda, poiché purtroppo (o per fortuna!) siamo di una mentalità nostalgica che non ha più nulla a che fare con il mondo odierno. Repressioni sempre più forti, divieti ridicoli, leggi ingiustificabili che distruggono l´accessibilità a quel bel mondo che dovrebbe essere il mondo del pallone, ci rendono la vita difficile. Stringere i denti non è cosa da tutti, ma è quello che noi abbiamo cercato di fare finora.
Purtroppo ormai i ricambi generazionali scarseggiano, il business che rende l´ambiente del calcio marcio e corrotto allontana l´interesse popolare e la mentalità di chi rimane pare molto distante da quello che ci ha sempre contraddistinti: l´amore incondizionato per i colori biancorossi. Gli ultimi avvenimenti come la tessera del tifoso hanno penalizzato ancora di più la nostra situazione ed è per i vari motivi elencati che abbiamo deciso, col cuore spezzato, di farci da parte e mettere la parola fine ad una realtà che ha accompagnato il Lanerossi Vicenza per 34 anni. Non ci sarà più lo storico striscione “Vigilantes” a fare da cornice alla Curva Sud del Menti e nella miriade di campi italiani e stranieri dove abbiamo sempre seguito la squadra. Non se ne vanno però né la nostra passione né le nostre amicizie, per cui se qualcuno avrà qualcosa da dirci ci troverà sempre lì, in Curva Sud. Lo spirito delle persone come noi rimane invariato nel tempo, anche senza un nome, senza vessilli, senza bandiere. Non dimentichiamo di ringraziare chi ci è stato vicino e, chi ha tenuto duro per tutto questo tempo rendendoci uno dei gruppi ultras più vecchi e rispettati. Forza Vecchio Cuore Biancorosso".

31 agosto 2012

AGROPOLI

Tifosi in fermento per il ritorno in D dopo 15 anni dell'Unione Sportiva Agropoli. Gli ultras bianco-azzurri hanno infatti impiegato l'intera estate ad attrezzarsi per poter seguire e sostenere la squadra cittadina in casa ma anche nelle trasferte più difficile e per questo hanno anche costituito un club che conta circa un centinaio di iscritti, numero che però è destinato ad aumentare considerevolmente. L'inaugurazione del club, dedicato all'indimenticato capo ultras scomparso Carmine Palluotto è situato in via Roma (la strada parallela a via Piave) verrà inaugurato nella serata di domani alle ore 20.00. Saranno presenti anche rappresentanti della dirigenza dell'U.S.Agropoli e i calciatori Manfredini, Margiotta e Landolfi.

VOUCHER

(red.) “Un piccolo passo per gli Ultras, ma un balzo da gigante verso la Libertà di tifare!”.
Scomodano persino Neil Armostrong, gli Ultras del Brescia, per ringraziare la società presieduta da Corioni che ha deciso per l’adozione del voucher elettronico. Da lunedì 3 (come si può leggere sul sito www.bresciacalcio.it), fino a venerdì 14 settembre, nella sede di via Bazoli, dalle 9 alle 18, sarà possibile prenotare dei voucher elettronici validi per le 20 gare interne di campionato per i settori curva nord e gradinata bassa.
Il costo è di 130 euro, quasi il doppio dell’abbonamento normale, che però, al contrario dei voucher, richiede la sottoscrizione della tessera del tifoso. “Un decisivo e miracoloso passo indietro”, si legge in una nota di Ultras Brescia 1911, “rispetto a quanto detto fino a lunedì dai rappresentati del Brescia Calcio. Una scelta che per la sua valenza non può certo passare inosservata, almeno ai nostri occhi.
Finalmente, chiunque ami il Brescia potrà seguirlo a un prezzo quantomeno dignitoso (non abbiamo mai chiesto la carità, sia chiaro) e senza per questo sottoscrivere alcun programma chiamato tessera del tifoso, e nemmeno un codice etico anti-Ultras, un contratto bancario o societario”.
Per gli Ultras, è stata vinta una battaglia non solo sportiva: quella contro la tessera, è una questione di semplici e ineluttabili principi e diritti civili. “Nei giorni scorsi abbiamo criticato duramente la società, con la quale non dialoghiamo ormai da mesi; oggi, al contrario, vogliamo sottolineare questo risultato. E sebbene i voucher non siano giustamente da considerarsi un regalo o -peggio ancora- un premio a chicchessia, vogliamo credere che una volta tanto sia prevalsa la sensibilità, l’intelligenza e soprattutto la volontà di investire nel futuro”.
Ora, l’auspicio è che la società stupisca nuovamente, con qualche altro ‘miracolo’, questa volta di carattere tecnico-calcistico. Intanto, nei prossimi giorni, il gruppo di tifosi organizzerà iniziative indipendenti e solidali per favorire l’acquisto dei voucher.

NOTTE BIANCA A LUCCA

Lucca, 30 agosto 2012- La vicenda si riferisce alla festa per la presentazione della Lucchese in Anfiteatro sabato scorso in occasione della «Notte Bianca». La Digos ha infatti effettuato dei controlli e ha stabilito che circa 50 ultras hanno effettuato «un corteo non preavvisato per le vie del centro storico, scandendo slogan ed accendendo numerosi fumogeni, causando pericolo e disagio alle numerose persone presenti». «L’attività investigativa espletata — sottolinea la Questura — ha consentito di segnalare in stato di libertà all’autorità giudiziaria, 5 persone, resesi responsabili della violazione di cui all’art 703 C.P. per aver acceso quelle torce e per aver violato l’art. 18 del Tulps, in quanto hanno organizzato e poi guidato il corteo non preavvisato». Tra i denunciati ci sono anche alcuni ex Bulldog.

30 agosto 2012

MODELLO BRASILIANO

(ANSA) - RIO DE JANEIRO - I gruppi della tifoseria organizzata di Flamengo e Vasco da Gama 'Torcida Jovem' e 'Forca Jovem' sono stati banditi dagli stadi brasiliani per 6 mesi a causa degli episodi di violenza che li hanno visti protagonisti nelle ultime settimane a Rio. Ad accelerare il provvedimento, preso da un tribunale della giustizia ordinaria, e' stato l'omicidio di un sostenitore del Vasco da parte di ultras del Flamengo, avvenuto dieci giorni fa al termine di un incontro tra le due squadre.

LIVORNESI

Raid notturno, la scorsa notte, degli ultrà amaranto che hanno tappezzato la città con striscioni, cartelli e bandiere per invitare i livornesi ad andare in massa allo stadio lunedì sera, in occasione del posticipo della seconda giornata di serie B e prima gara casalinga degli amaranto.

Il blitz degli ultrà ha l'obiettivo di riaccendere la passione dei tifosi livornesi dopo un anno difficile come quello passato e di rispondere indirettamente alla frasi pronunciate dal presidente Aldo Spinelli nelle scorse settimane, in polemica proprio con gli ultrà che gli rimproveravano di non investire nella squadra, che di fronte all'eventualità di uno stadio sempre più vuoto aveva minacciato di chiudere proprio la curva Nord per risparmiare sui costi di gestione dell'impianto.

Tra gli striscioni appesi, insieme a decine di bandiere amaranto appese sventolanti a semafori e cartelli stradali lungo le principali arterie cittadine, anche frasi critiche nei confronti del patron e l'invito a tutti a tifare "solo per la maglia"
Fonte: ANSA

29 agosto 2012

(QUASI) TUTTI UNITI A BRESCIA

Divisioni, contrasti, scissioni e divergenze fanno parte del passato. Le anime "calde" del tifo bresciano sono tornate ufficialmente a tifare insieme.

Curva Sud, Brixia, Castel, Brigata Leonessa, Brigata Sballata ed i rispettivi gruppi ultras associati da ieri si chiamano Curva Nord Brescia. Il battesimo del neonato gruppo organizzato è avvenuto in partecipatissimo incontro al San Filippo, alla presenza di circa 500 tifosi.

Cori, abbracci e pacche sulle spalle hanno scandito la serata della riunificazione: «Per troppi anni siamo stati divisi, questo è un momento storico per la tifoseria bresciana - hanno spiegato i rappresentati del gruppo -. I fautori dell'unione sono stati i Brixia, ai quali va detto grazie. Ripartiamo da zero, con umiltà, trascinati dall'amore per questi colori. La riunificazione degli ultras è un regalo che ci siamo fatti nell'anno del Centenario».

All'appello mancano i Brescia 1911 che, almeno per il momento, hanno scelto di continuare a camminare per conto loro. «Si sono dimostrati coerenti e uniti. Rispettiamo la loro scelta. Il settore dello stadio dal quale tiferemo è la Curva Nord, ma non abbiamo intenzione di spadroneggiare e nemmeno di mandare via chi già c'è. Non accadranno più litigi tra bresciani. Non ci schieriamo né favore, né contro la tessera del tifoso: ognuno è libero di fare cioè che crede».

All'incontro ha partecipato anche il neo direttore sportivo delle rondinelle, Andrea Iaconi, al quale è stata regalata una maglia della Curva per coprire quella viola che indossava. A lui gli ultras hanno chiesto trasparenza, correttezza e lealtà.
L'esordio allo stadio del nuovo gruppo avverrà il 14 agosto, giorno del debutto del Brescia in Coppa Italia.
Domenica verranno invece fatte le prove generali: i ragazzi della Curva Nord Brescia saliranno a Temù per l'amichevole contro il Lecco.
Andrea Tramacere

KONE'

Prima che il Brescia iniziasse il primo allenamento della settimana al San Filippo, si è registrato un alterco tra due ultras della curva nord e Panagiotis Konè, che aveva chiesto e ottenuto di non essere convocato per la trasferta di Crotone.
Il centrocampista greco è stato pesantemente apostrofato e gli è stato chiesto di togliersi la maglia per non indossarla più. Toni accesi, ma nessun contatto fisico. All’episodio, durato alcuni minuti, hanno assistito altri tifosi presenti al San Filippo oltre a Zambelli, Budel e Caracciolo che era usciti dallo spogliatoio proprio con Konè. Presente anche un agente della Digos.

FERMENTO NAPOLETANO

I tifosi del Napoli sono in agitazione, ma la contestazione vera e propria è rinviata al 31 agosto, giorno di chiusura del mercato. E se non arriveranno gli sperati rinforzi, scatterà durissima. Sarebbe questo il risultato di alcune riunioni riservatissime che si sono svolte negli ultimi 10 giorni tra i capi dei gruppi di Curva A e Curva B. I supporters azzurri sono * con Aurelione De Laurentiis (anche ieri a Castevolturno con la "scorta") per le cessioni di Lavezzi e Gargano e le decine e decine di presunti "obiettivi di mercato" dati in pasto alla stampa e regolarmente finiti in altre squadre. Armero, Balzaretti, Pazzini, Cissokho, Alvaro Pereira, Benatia, Verratti, Uvini, Cuadrado, Meireles: c'è da mandare in campo una squadra con i giocatori (nemmeno di prima fascia) che più o meno corteggiati dal Napoli sono rimasti lontani dal Vesuvio. E adesso, mentre l'allenatore Walter Mazzarri continua a ripetere che "con i giovani non si va in Champions" e con i prezzi dei biglietti già alle stelle (i distinti per Napoli - Fiorentina a 40 euro, le curve a 18) il popolo azzurro non ne può più. Una fonte attendibilissima racconta che la decisione di tenere le bocce (e i fischi e le pernacchie) ferme fino al 31 è motivata con la speranza di due/tre colpi in questa ultima settimana. Se così non sarà, già dalla prima partita in casa, appunto Napoli - Fiorentina del 2 settembre, la contestazione esploderà durissima. Qualcuno avrebbe già voluto lanciare segnali di dissenso alla società, ma è prevalsa la linea dell'attesa. Tra gli ultrà, racconta qualcuno, ci sarebbe stata la voglia di protestare già per la vendita in pay per view delle amichevoli d'agosto, oltre che per l'odiata trasferta pechinese (che infatti i gruppi hanno disertato) per la Supercoppa...

Fonte: Dagospia

ABBASSO I PASSERINI VIVA LE PASSERE

A Crotone, dove il Brescia ha giocato (e perso) sabato scorso, c’è piazzale Ultras. Giuro. “L’unica via in Italia dedicata a noi” sostengono orgogliosi i rappresentanti del tifo caldo della squadra pitagorica e in effetti non abbiamo notizia di un’iniziativa simile, che è oggettivamente curiosa. Se poi sia giusto o meno dedicare un pezzo di città agli ultras (o ultrà, fate voi), de gustibus, dipende dai punti di vista. Di sicuro è stata una gran trovata quella di Pasquale Senatore, che non era senatore ma sindaco (di An): nel 2000 per festeggiare la prima storica promozione in B (e magari per raggranellare un po’ di voti) aveva regolarmente inserito il piazzale nella toponomastica cittadina.
A un certo punto qualche anno dopo, durante i lavori sul lungomare, non proprio riuscitissimi, la targa si è rotta. E i tifosi, bravi bravi, hanno fatto colletta e l’hanno rimessa al suo posto. Non hanno però fatto lo stesso con il sindaco, uscito poi sconfitto dalle elezioni successive, vinte da uno del Pd, un certo Peppino Vallone. Tu chiamala, se vuoi, alternanza. Oppure vatti a sentire su Youtube “Nuntereggaepiù” di Rino Gaetano, che era di Crotone e che aveva capito tutto (“Eya alalà / pci psi/ dc dc pci psi pli pri dc dc dc dc”): straordinaria filastrocca simil-rap su base reggae che non risparmiava nessuno. Peccato sia morto troppo presto, quell’uomo era un genio (i crotonesi lo amano, lui sì che sarebbe stato confermato sindaco).

La seconda annotazione dalla sfortunata campagna ionica – ah, per inciso il Brescia ha perso 1-0 a 10 secondi dalla fine – riguarda le regole dell’Osservatorio del Viminale. Tanto di cappello per i 30 temerari arrivati da Brescia ma anche per il prof. Antonio D’Andrea, docente di Diritto Costituzionale dell’Università di Brescia e  collaboratore del Corriere della Sera. Calabrese d’origine, come tutte le estati era tornato a casa  nella terra natia per le vacanze e sabato si era messo in testa di accompagnare il figlio (tifosissimo del Brescia) a vedere la partita allo “Scida”. Peccato che la legge non glielo permetta: “Essendo residente in provincia di Brescia, non posso entrare, ci vuole la tessera del tifoso”. Dura lex, sed lex.

Nota ultima, la sardella crotonese detta anche “caviale del sud” o “dei poveri”.  Una specie di salsina tipica del Crotonese a base di sardine  e peperoncino rosso. Si spalma sui crostini. Piccante come una sconfitta all’ultimo secondo, ma più piacevole.

OCCHIO AL BARBARO

Le scorte degli Ultras del calcio pesano anche oltre i 40 milioni di euro (dato fornito di recente dal SIULP, il sindacato delle forze di polizia). A questa cifra bisogna aggiungere infatti quella collegata alle spese sostenute dagli Enti locali per garantire la viabilità nei luoghi delle gare. Quindi la "cifra-scandalo! portata alla luce ieri dall'agenzia Sporteconomy è destinata a crescere. A questo punto, come correttamente sottolineato dal deputato FLI Claudio Barbaro, è tempo che i presidenti dei club prendano coscienza di questo problema iniziando a pagare i costi in esame (al momento addebitati invece al contribuente-medio italiano). 
Purtroppo credo che il costo della sicurezza legata alle partite di calcio sia superiore rispetto alla cifra citata dal SIULP; ai 40 milioni di euro di cui si parla dovrebbero infatti essere aggiunte ad esempio anche le spese sostenute dagli Enti Locali per garantire la viabilità nei luoghi delle gare. La cifra potrebbe quindi aggirarsi attorno alle centinaia di migliaia di euro e sono i cittadini, tifosi e non, a doverla sostenere”.

Così commenta i dati sui costi sostenuti per garantire la sicurezza in occasione delle partite di calcio Claudio Barbaro, deputato FLI e relatore alla Camera della legge stadi da sempre impegnato sul campo dei temi di politica sportiva, aggiungendo:

Alla luce di questi elementi, e come sostengo da diverso tempo, è improrogabile una riforma dell’intero sistema calcistico. Quegli stessi club che hanno beneficiato di un trattamento morbido da parte dello Stato come in occasione del decreto spalma-debiti, devono ora condividere con questo l’onere di garantire la sicurezza e l’ordine pubblico. Se riescono a trovare risorse per ingaggi milionari perché dovrebbero avere difficoltà a contribuire alla sicurezza dei cittadini durante le partite?”

ULTRAS TRENTO 1978

Calcio, Serie D: gli Ultras Trento 1978 tornano ad esporre lo striscione al Briamasco

Gli Ultras Trento 1978 - storico gruppo di tifosi giallobù - dopo anni difficili, ritornerà ad esporre il proprio striscione e a ridare (anche se non è mai mancato)il sostegno alla squadra. Sono gli stessi ultras a comunciarlo con una nota che scancisce il loro ritorno, ufficiale, sugli spalti già a partire dalla prima di campionato del 2 settembre contro la Pro Sesto.
Ecco alcuni passagi della nota inviata dagli Ultras Trento 1978: "RICOMINCIARE da una società di persone capaci e appassionate che ci facciano dimenticare le ultime fallimentari e vergognose gestioni societarie che hanno raggiunto un solo risultato: allontanare sempre di più il pubblico dai gradoni del Briamasco. Ci auguriamo che questo nuovo corso possa ridare dignità e credibilità al nostro amato Calcio Trento. RICOMINCIARE da una squadra che lotta ogni domenica con grinta e impegno. Da una squadra finalmente competitiva e vincente. RICOMINCIARE soprattutto da noi. RICOMINCIARE da una Sud rumorosa e bellissima che torni ad essere il dodicesimo uomo, da una Sud che esalta i nostri giocatori e intimorisce gli avversari. RICOMINCIARE a sostenere sempre, comunque e ovunque la squadra della nostra Città. RICOMINCIARE a trovarci dietro il nostro glorioso striscione, per ricreare quella comunità che negli anni ha unito giovani e meno giovani, di diversa estrazione sociale e provenienza, facendo loro condividere episodi positivi e negativi. Tutto questo per dimostrare una volta in più, così come successo nei play-off vinti, che l'orgoglio, la passione, la tenacia e l'amore per i nostri colori non sono mai mancati e non moriranno mai, nemmeno dopo gli ultimi disastrosi anni. Perché il patrimonio più grande di una squadra di calcio è la comunità che essa riesce a costruire. Torna in Sud, torna a essere orgoglioso della squadra della tua Città, vieni con noi a tifare un sentimento che non si può cancellare. Invitiamo tutti coloro che hanno a cuore questi colori, la nostra Città e questo gruppo a tornare a riempire i gradoni della Sud già da domenica 2 settembre in occasione della prima partita di campionato contro la Pro Sesto. NOI SIAMO IL CALCIO TRENTO".


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GENOVA ULTRAS PER IL LAVORO

Genova - Ieri sera gli ultras del Genoa, domenica prossima quelli della Sampdoria. In una città in cui il lavoro è purtroppo un problema sempre attuale, le due Gradinate non mancano mai di dimostrare la propria solidarietà a chi rischia il posto a causa di crisi o piani aziendali. In passato era stato così per i lavoratori Fincantieri ed ora lo è per i dipendenti Lactalis-Parmalat che stanno combattendo la propria battaglia per salvare lo stabilimento di Fegino. “Con i lavoratori della Centrale del latte di Genova” hanno scritto i tifosi rossoblu nello striscione esposto durante la prima partita di campionato contro il Cagliari. Un sostegno ancora più significativo perché arrivato in una serata in cui Marassi si è presentato spoglio dei suoi consueti vessilli, ad eccezione di uno dedicato a ‘Speloncia’ leader della tifoseria scomparso nel 2003, proprio per decisione di ultras e club per protestare contro la società. Ma come concordato con la Rsu della Centrale lo stesso striscione tonerà al Ferraris, stavolta nella gradinata opposta, domenica prossima quando anche gli Ultras della Sampdoria esprimeranno la propria vicinanza ai lavoratori.

MODELLO BRASILIANO

(ANSA) - RIO DE JANEIRO - Ventuno ultras del Fluminense, riuniti nel gruppo 'Young Flu', sono stati arrestati e condotti in carcere dopo essere stati colti in flagrante ieri, mentre aggredivano due tifosi del Vasco da Gama. Il gruppo e' accusato, tra l'altro, di lesioni fisiche, associazione a delinquere e corruzione di minorenni. La madre di uno degli arrestati ha dichiarato che considera la tifoseria organizzata alla quale il figlio ha aderito una fazione criminale: ''Escono di casa per uccidere i rivali''.

VIDEO TRIBUTO - Ultras Bari 1976

27 agosto 2012

IL PARIGINO

BARI – Era il 1976. Il calcio era considerato lo sport popolare per eccellenza e non ancora un’industria multimilionaria. A Bari, come nel resto d’Italia, nascevano gruppi di tifosi che si definivano “ultras”. Per conoscere il risultato delle partite non esistevano dirette di PayTv, ma solo trasmissioni radio, stadi gremiti e i riassunti del 90º minuto.
ultras A distanza di 36 anni il gruppo storico degli Ucn Bari ha firmato la resa, proclamando lo scioglimento ufficiale tramite un lungo comunicato stampa: “Gli Ultras Curva Nord 1976 Bari, con enorme dispiacere e con le lacrime agli occhi, comunicano la fine del gruppo e la conseguente scomparsa dei nomi e dei simboli”.
Le recenti indagini sul calcioscommesse hanno inferto il colpo finale al movimento di tifosi baresi. Ma alle spalle degli ultras Bari ci sono tanti ricordi, episodi e aneddoti che probabilmente resteranno incisi nella storia della nostra città. E come non pensare alle generazioni di baresi che si sono succedute prima sugli sparti del Della Vittoria e poi al San Nicola, testimoni diretti e protagonisti di grandi imprese ed epiche delusioni.
“Dopo centinaia di interviste questa è la prima da ex ultras – commenta Alberto Savarese, soprannominato il Parigino in diretta su Controradio Bari, durante la trasmissione Sport Cafè –  Dopo tanti anni di storia finisce il simbolo del nostro tifo e non solo, perché è stato un lungo percorso di aggregazione sociale finalizzata al sostegno della maglia biancorossa, ma tutto ciò che era Bari per noi aveva un significato particolare”.
Quanto è distate dai nostri giorni quel pallone di pelle marrone, lo stipendio dei calciatori che corrispondeva al salario di un operaio comune e il legame diretto che un tempo c’era tra i protagonisti del campo e i tifosi sugli spalti. La fine degli ultras, a Bari e in tante altre città italiane (come per gli storici rivali del Lecce) corrisponde all’epilogo definitivo del calcio d’un tempo? Gli ultras italiani posso considerarsi i “templari” dei valori sportivi del passato? O le vicende di scontri, violenze e opposizione diretta alla tessera del tifoso hanno cancellato il valore intrinseco della parola ultras?
“Abbiamo combattuto il calcio moderno, in tutti i modi, con ricorsi di legge e sino ad arrivare alla creazione di un pool di avvocati. Ma lo Stato con poche leggi ci ha ucciso: o bisognava adeguarsi e sottomettersi, oppure sciogliersi. E’ una decisione soffertissima e ho visto le lacrime scendere sul volto di tanti miei amici e devo ammettere anche sul mio”, conclude l’intervista radiofonica Alberto Savarese.

MODELLO ARGENTINO

(ANSA) - BUENOS AIRES, 25 AGO - Due gruppi ultra' del Boca Jrs. si sono scontrati, e il bilancio e'di 5 feriti, di cui 2 gravi. Mentre si recavano a Santa Fe' per seguire la loro squadra, i membri di uno dei 2 gruppi,a bordo di 10 pullman e 11 auto, sono stati bloccati dalla polizia e, visto che non avevano i biglietti per la partita con l'Union, sono stati costretti a tornare indietro. Ma poi hanno incrociato i rivali,con cui si disputano il controllo del club, e ne e' scaturito uno scontro a colpi di pistola e pietre.

CAPELLO

RUSSIA CAPELLO ROMA ULTRAS CALCIOSCOMMESSE / ROMA – Fabio Capello non ha peli sulla lingua. Il nuovo c.t. dellaRussia, intervistato da ‘la Repubblica’, ha ripercorso alcuni episodi della sua carriera, parlando anche della vicendacalcioscommesse e non solo. Queste le sue parole: “La più grande vergogna della mia carriera da allenatore la vissi aRoma: dopo un’eliminazione in Coppa Italia contro l’Atalanta gli ultras entrarono nello spogliatoio e ne dissero di ogni colore, sembravano i padroni. E quello che è successo (il calcioscommesse, ndr) è terribile, inspiegabile. I calciatori hanno tutto, non possono rovinarsi la vita con delle stupidaggini, devono capirlo”.
CALCIO ITALIANO - “Abbiamo perso i migliori, mancherà l’esaltazione dello spettacolo. Verratti, che è un talento, è passato direttamente dal Pescara al PSG: è un doppio salto mortale senza rete, auguri. La burocrazia obsoleta impedisce persino di mettere un ristorante nello stadio, e per costruirne uno ci vuole un’infinità, senza contare che abbiamo impianti con le piste d’atletica per accontentare qualche gioco di potere”.
SERIE A - “La Juventus era già la più forte, ora le altre si sono quasi tutte indebolite. Inter e Milan sono cantieri aperti, potrebbe arrivare qualcosa dal mercato negli ultimi minuti, ma ad oggi mi sembrano indietro. Il Napoli poteva essere la forza nuova, ma senza Lavezzi si è indebolito. La Roma mi incuriosisce col suo famoso progetto: l’aveva anche l’anno scorso, ma rimase sulla carta”.

25 agosto 2012

COMUNICATO UCN BARI

Gli Ultras Curva Nord 1976 Bari, con enorme dispiacere e con le lacrime agli occhi, comunicano lo scioglimento del gruppo e la conseguente scomparsa dei nomi e dei simboli che per ben 36 anni hanno rappresentato, in tutta Italia, la nostra passione ed il nostro orgoglio di essere parte attiva di questa squadra e questa città. Decisione difficile e dolorosa che avevamo in programma già al termine dello scorso campionato, dopo anni ed anni di attacchi istituzionali e legislativi che hanno del tutto snaturato il nostro essere e la stessa parola Ultras. Decisione che avremmo dovuto prendere subito dopo i festeggiamenti al Fortino per i 35 anni, forzatamente rimandata a causa dei noti ultimi avvenimenti che ci hanno visti coinvolti e che, ci preme sottolinearlo, non hanno minimamente influito sulle nostre conclusioni, come in malafede qualcuno vorrebbe far credere. Ultras è tifo, colore, bandiere, tamburi, torce e coreografie e soprattutto aggregazione giovanile, amicizia, rispetto per le regole e le persone, Ultras è la gioia di viaggiare accanto per migliaia di chilometri uno all’altro, senza divisioni, come una cosa sola. Tutti valori, questi, che ci vengono negati da leggi ottuse e repressiveche non ci consentono quindi di poter continuare sulla nostra strada se non incappando continuamente in denunce, diffide e arresti. In questi anni siamo certi di aver fatto tante cose belle per questa squadra e questa città, a volte sbagliando ed esagerando ma sempre le nostre azioni e decisioni sono derivate dal nostro amore e sempre accompagnate dalla più assoluta buona fede. Dobbiamo a malincuore ammettere di esserci arresi di fronte ai continui attacchi di un sistema che ha come unico scopo quello di far sparire il fenomeno Ultras dagli stadi italiani, se non assoggettati a regole al limite della legalità.Molti gruppi prima di noi hanno preso da tempo la nostra stessa decisione, potremo tornare a fare i tifosi senza punti di riferimento e senza simboli, questo vuol dire che molti di noi continueranno a seguire la squadra dal solito settore con la ferma volontà di difendere comunque quello che è stato il nostro passato, senza però le enormi pressioni ambientali che erano diventate il lato peggiore del nostro mondo.
Vogliamo anche ringraziare tutte quelle generazioni di ragazzi che ci hanno seguito con orgoglio e credendo in noi; i gruppi storici della Curva Nord e tutti coloro che ci hanno onorato della loro considerazione, compresi i gemellati e gli amici che non ci hanno fatto mai mancare la propria vicinanza ed amicizia. Dentro di noi siamo convinti di essere in un certo senso in credito con questa città e questa tifoseria alle quali abbiamo dato tutto, molti di noi hanno dedicato la vita a questo gruppo spesso pagandone un caro prezzo, probabilmente non ricevendo in cambio il supporto ed il calore sperato e meritato, e questo durante tutti gli anni della nostra storia e non solo riferito alle ultime manifestazioni o diserzioni. Tanto impegno, tanta volontà, tanta capacità, tanti sacrifici e tanti, tantissimi oneri e pochissimi e rarissimi onori, questa è la verità!
Il teschio alato è morto e con lui una buona parte di noi, della nostra storia, delle nostre gioie, dei nostri dolori, della nostra vita.

DEL BARI SEGUACI

BARI - La voce correva da tempo, complice un dibattito interno aperto dall’introduzione dell’or - mai famosa e mai troppo vituperata «tessera del tifoso». Adesso, la scelta sembra essere definitiva: gli Ultras Bari 1976, non esistono più. Si sono sciolti semplicemente perché si sono dispersi nel vento gran parte dei motivi di aggregazione e perché, questo va sottolineato, è stato molto ma molto faticoso e a volte rischioso tenere insieme, motivare, in qualche modo guidare, la Curva Nord del Bari per 36 interminabili anni. Gli Ultras non sono il primo storico gruppo che si scioglie nel movimento italiano.

Ad esempio face scalpore l’addio delle Brigate Gialloblù del Verona, lo storico gruppo dello scudetto dei veneti, ma negli anni anche la Fossa del Milan, gli Irriducibili della Lazio, il Cucs Roma. Motivi diversi, ma sostanzialmente tutti legati all’impossibilità di continuare ad essere nel tempo quelli che erano stati. Troppo facile sarà per i tanti detrattori degli Ultras gioire ed irridere (i siti del tifo biancorosso - in verità a volte con un pizzico eccessivo di psicopatia e con un livore degno di ben altri obiettivi - sono pieni da anni di contumelie e risposte) lo scioglimento dei «teschi alati», la verità incontrovertibile è che a venire meno sarà uno dei poli aggregativi più importanti della città, l’unico davvero ecumenico, sopra ogni schieramento politico, capace come è stato di riunire sotto le insegne della città la Baribene e la Barimale, colti e ignoranti, bianchi e neri, ricchi e poveri e chi più ne vuol mettere ne metta. Tutto sotto l’unica vera bandiera cittadina, piaccia o non piaccia: il Bari.

Naturale pensare subito all’incidenza dell’ultima vicenda calcioscommesse, con l’arresto dei tre capi della curva - Alberto «Parigino» Savarese, Roberto Sblendorio e Lello Loiacono - ma sarebbe una forzatura attribuire a questo l’addio. Non era la prima vicenda che coinvolgeva il gruppo barese, ce ne fu una molto più «dura» (si parlava di contiguità ai clan malavitosi) vent’anni fa circa, dalla quale sono poi usciti del tutto indenni sia lo stesso Parigino che un altro leader come Ciccio Lepore. Chiamiamoli incidenti di percorso, di quelli che in una città ad alto tasso di inquinamento ambientale umano come Bari possono capitare a chi cerca di tenersi in equilibrio, di mantenere zona franca un luogo fortemente simbolico come la curva di uno stadio. Da oggi tra l’altro anche le forze pubbliche, la Digos e quanti altri, perderanno un punto di riferimento assai solido nella gestione della macchina del tifo, sia in casa che soprattutto in trasferta.

Il Bari vive uno dei momenti più deprimenti della sua ultracentenaria storia ma solo tre anni fa era stato capace di portare sino a Roma ben dodicimila tifosi. Logico che il riferimento degli Ultras fu prezioso per gestire quell’enorme transumanza. Un grande dolore, un enorme rammarico, ma anche la consapevolezza che chi ha preso la decisione deve averla a lungo ponderata e dibattuta. Questa è l’aria che si respira tra gli ex Ultras, ca tegoria alla quale appartengono professionisti ed operai, commercianti e disoccupati, insomma una umanità la più varia possibile.

«Non so nulla di certo - dice ad esempio l’assessore provinciale Sergio Fanelli - sento solo il peso dei ricordi, delle mille trasferte nelle quale condividere gioia e lacrime, panini e digiuni, i mille volti di mille amici incontrati lungo le strade di tutta l’Italia. Penso che il peso della gestione della curva sia diventato nel tempo sempre più grave e che chi oggi scrive la parola fine ha ben chiaro in testa il perché l’esperienza ultras a Bari, almeno questa esperienza ultras, sia destinata a finire. Il mio cuore sanguina ma la testa ne comprende le ragioni».

Ciccio Lepore, altro storico capo della curva per una quindicina di anni, non vuole commentare in alcun modo. «Naturalmente ho un grande dolore dentro, è un pezzo della mia vita che si stacca, nomi e volti, compagni di strada che vengono alla mente. No, non ho voglia di dire nulla se non che rispetto la decisione che è stata presa».

Di tutt’altro tenore la posizione di Roberto Maffei, anche lui a lungo nel direttivo della curva. «Sono appena rientrato dalle vacanze ed ho avuto solo un breve colloquio. Penso che si potesse prendere un po’ di tempo per riflettere, magari tutto questo campionato che ci aspetta e che prevedibilmente ci lascerà il tempo ed il modo di confrontarci e vedere se esistono nuovi gruppi giovani che abbiano voglia di assumersi questo peso e le relative responsabilità. La curva è sempre stato un luogo democratico, dove le giovani generazioni man mano sono andate prendendo il posto degli “anziani”, che dal canto loro ne hanno spesso guidato e supportato le prime scelte. Ecco, io mi prenderei ancora una stagione per pensarci bene su».

Ma il dado sembra essere tratto. Da domani sera, al debutto del Bari contro il Cittadella, la Curva Nord non avrà più un gruppo guida a guidarne cori e movimenti. Anche se i ragazzi saranno come al solito tutti lassù. [f. cost.]

SCORTARCI COSTA

Sindacato di polizia Siulp: "Le società contribuiscano
alla sicurezza" - di Alessandro Farruggia

Poste, Ferrovie e Autostrade pagano un contributo. Lo scorso anno i club hanno fatturato oltre 2,4 miliardi
di Alessandro Farruggia
Polizia in assetto antisommossa (Frascatore)
Polizia in assetto antisommossa (Frascatore)
ROMA, 25 agosto 2012 - «È INACCETTABILEimpiegare migliaia di uomini ogni fine settimana a spese del contribuente. Siamo in spending rewiew? La polizia subisce tagli ed è sotto organico di 11 mila unità? E allora il calcio e tutte le manifestazioni a scopo di lucro, sportive e non, devono pagare un contributo per il servizio straordinario di ordine pubblico».

A LANCIARE il sasso nello stagno è Felice Romano, segretario generale del sindacato di polizia Siulp. «Ogni domenica — spiega Romano — impieghiamo 6mila uomini per garantire il profitto delle società calcistiche e arginare gli ultras. Francamente è assurdo che sia a carico della fiscalità generale. Come già oggi fanno le società concessionarie autostradali, le Ferrovie e le Poste, va pagato un contributo per le corpose spese aggiuntive che vengono sostenute dallo Stato. Non chiediamo che sia pagato lo stipendio agli uomini impiegati ogni fine settimana, ma che si contribuisca alle spese aggiuntive: indennità varie e spese straordinarie sostenute. Mi sembra una richiesta assolutamente ragionevole». Anche perché per quel servizio le forze dell’ordine pagano anche un tributo di sangue che fortunatamente — grazie anche alla legge che ha introdotto gli steward negli stadi, riducendo le occasioni di contatto tra ultras e forze di polizia — è sceso dai 200 feriti del 2007-2008 ai 66 dell’ultima stagione.

LA CIFRA
sborsata dai contribuenti per garantire la sicurezza delle partite di serie A, B e Coppa Italia ammonta a circa 40 milioni di euro all’anno, in un bilancio del comparto sicurezza toccato nel vivo dai tagli e perennemente alla ricerca dei soldi per la benzina o la manutenzione delle volanti e delle gazzelle. Ma anche in tempi di crisi, un conto di 40 milioni non sarebbe certo un costo insostenibile per le società, che fatturano — secondo la recente analisi del Centro Studi della Federcalcio — la bellezza di 2 miliardi e 477 milioni di euro all’anno. Quaranta milioni si possono trovare, magari con una limatina agli ingaggi, e potrebbero consentire di finanziare servizi essenziali alla collettività. La battaglia è sentita da molti dei sindacati di polizia, ma sinora non è stata fatta davvero propria dal Viminale. E anche quando un tentativo in tal senso c’è stato — sottosegretario all’Interno Massimo Brutti, governo D’Alema — è finito in una sonora sconfitta.

AI 40 MILIONIdi euro si arriva considerando i 6mila uomini (40% polizia, 40% carabinieri, 20% finanzieri) impiegati ogni fine settimana nelle 38 giornate di Serie A e 42 di serie B, nella Coppa Italia, la Legapro e negli incontri internazionali. A loro vanno aggiunti gli agenti delle polizie locali, che sono un altro migliaio. Dei 6mila uomini (che possono diventare anche 7mila e più in caso di derby e giornate ‘calde’) la metà sono ‘territoriali’ e 3mila sono unità ‘a rinforzo’ che vengono da fuori, di solito dai battaglioni mobili e ci costano mediamente dai 115 ai 178 euro lordi al giorno, in aggiunta allo stipendio.

VANNO INFATTI considerate le indennità ordine pubblico (26 euro per chi viene da fuori, la metà per la territoriale) e giorno festivo (12 euro), lo straordinario (12-15 euro l’ora, per gli uomini ‘a rinforzo’ si viaggia sulle 6 ore, cioè oltre 72 euro lorde al giorno), i pasti (dai 5 euro per un pranzo al sacco fino ai 50 euro al giorno per chi è in trasferta). Ai quali vanno sommati i costi per l’eventuale alloggio e per il trasferimento (carburante e pedaggio autostradale) dai reparti alla città di impiego, più le spese per l’uso dell’elicottero. C’è poi il fatto che gli uomini impiegati nel fine settimana devono riposare. E ci sono i danni ai mezzi in caso di incidenti. In tempi di coperta corta, è un conto troppo caro per farlo pagare solo ai contribuenti italiani.

23 agosto 2012

LO STADIO DI BRESCIA

In tribuna non c'è derby che tenga. E gli affari sono affari, soprattutto in tempi di crisi. A costruire i nuovi spalti della curva nord dello stadio Rigamonti, proprio laddove siedono gli ultrà cugini e rivali del Brescia, è un'azienda bergamasca, la Ceta spa che ha sede in via Grumello in città.

Specializzata in tribune sportive e ponteggi per l'edilizia, con una lunghissima e referenziata esperienza, l'impresa bergamasca ha progettato e costruito una tribuna da 4.000 posti che renderà lo stadio bresciano un po' più «inglese», permettendo ai tifosi delle Rondinelle di essere praticamente a bordo campo. La tribuna in questione è la «nord», proprio dove si radunano i tifosi più caldi del tifo delle Rondinelle, rivali storici di quelli atalantini.

La Giunta comunale bresciana ha dato il via libera definitivo ai lavori che sono partiti poco prima di ferragosto: l'agibilità dovrebbe essere data però solo alla quarta del campionato di B che inizia sabato, quando al Rigamonti si giocherà Brescia-Padova. «Le rivalità devono esserci in campo e non certo sulle tribune – scherza l'ingegner Aldo Previtali, direttore generale di Ceta, brianzolo di nascita e perciò super-partes -. Abbiamo ottimi rapporti con Brescia e già più di 15 anni fa realizzammo le gradinate del Rigamonti. Con questo nuovo intervento siamo sicuri che i tifosi saranno contenti perché miglioreremo nettamente la visibilità».

FINE DEGLI UCN BARI?

di Giovanni Fusco
© foto di Federico Gaetano
Nelle ultime ore è trapelata la notizia dello scioglimento degli U.C.N. Bari 1976, lo storico gruppo di tifosi che per 36 anni ha sostenuto nella buona e nella cattiva sorte la compagine biancorossa. Manca ancora l'ufficialità ma la decisione appare ormai irrevocabile ed entro la giornata di domani dovrebbe esserci un comunicato ufficiale in cui gli Ultras Bari spiegheranno i motivi della loro scelta.

21 agosto 2012

COMUNICATO BRAVI RAGAZZI


I BRAVI RAGAZZI ESPRIMONO LA LORO TOTALE SOLIDARIETA' A MISTER CONTE E A LEO BONUCCI E SIMONE PEPE, VITTIME DI UN ASSURDO PROCESSO SULLA BASE DELLE ACCUSE DI UN INFAME E CORROTTO. SONO COSE CHE SUCCEDONO SOLO IN ITALIA, BASTA LA PAROLA DI UN DELINQUENTE PER ROVINARE LA VITA DI PERSONE PERBENE. MANIFESTEREMO IL NOSTRO DISPREZZO PER LA GIUSTIZIA SPORTIVA E IL NOSTRO AFFETTO PER I NOSTRI RAGAZZI E IL MISTER OGNI VOLTA CHE NE AVREMO L'OCCASIONE.
NOI NON MOLLEREMO MAI.
AVANTI JUVE!


BRAVI RAGAZZI JUVE CURVA SUD

SIENA-VICENZA


Siena Vicenza: no tessera, no ultras

Non ci saranno gli ultras, o almeno parte di essi, ad assitere al match di Coppa Italia, Siena Vicenza, in programma per questa sera al Franchi, alle 20.45. I vicentini contrari alla tessera del tifoso avevano già fatto sapere che non si sarebbero recati in Toscana, dopo essere rimasti fuori ad Empoli, con il biglietto in mano. Questa volta, il prezzo di 25 euro, sia per la curva di casa che per gli ospiti, ha fatto desistere i No t.d.t.. 

Alla loro protesta, si uniscono i Vecchi Ultras del Siena: "Anche noi diserteremo questa sera la nostra curva, solidarizzando con loro e con il principio stesso della protesta - hanno scritto in un comunicato - Rendere gratis poi, la partita ai soli abbonati, ledendo la libertà di non abbonarsi, sia per motivi economici, attualissimi, che per scelta di principio è quanto meno discutibile e non accettabile, ma chiaro da parte di chi non ha simpatia verso le nostre posizioni che verso questa società restano invariate e di contestazione".

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PACE

Pace "armata" tra la curva nord del Varese e Giulio Ebagua. Dopo le scuse pubbliche dell’attaccante (in seguito alla contestazione e il gestaccio nel corso di Varese-Pontisola di Coppa Italia) è il momento di una nota ufficiale degli ultras, i quali negano lo sfondo razziale della contestazione e promettono una tregua nei confronti del nigeriano per amore del Varese: «Neghiamo fortemente che la contestazione al giocatore sia nata o abbia preso spunto da una motivazione legata al razzismo - si legge nella nota -. Purtroppo, stupidamente abbiamo reagito in malo modo a un gesto rivolto alla curva, da chi, ormai da molto tempo non viene più da noi apprezzato, un giocatore che ci ha deluso, dalle inopportune parole dette dopo Varese - Benevento alle dichiarazioni durante il suo periodo a Torino dove affermava di avere chiuso definitivamente la sua parentesi a Varese, e ancora non scordiamo il fallaccio su Grillo nella partita dello scorso anno contro i granata. Oggi ne subiamo le conseguenze a nostre spese, grazie a chi non ha perso l'occasione di riesumare fatti accaduti anni fa che, ormai ne siamo convinti, non ci verranno mai più perdonati, al contrario di quello che è stato perdonato a un giocatore che non ha mai amato Varese, e che forse a Varese non sarebbe mai più dovuto tornare. Da oggi la Curva Nord Varese farà di tutto per non cadere più in simili atteggiamenti, e il numero 21 biancorosso sarà un giocatore senza nome, sarà una maglia del Varese 1910, quello che conta più di tutto per noi, senza mai più anteporre la persona ai colori biancorossi».

La frangia più calda del tifo biancorosso però vuole l’ultima parola per ribadire il ruolo degli ultras all’interno dello stadio varesino: «Veniamo etichettati e maltrattati da chi non ci conosce: piaccia o no nessuno ci potrà mai negare il diritto di contestare un giocatore che non si è mai fatto voler bene e che più volte ha avuto atteggiamenti ed ha fatto dichiarazioni che ci hanno fatto male. Nessuno ci potrà impedire di contestare chiunque dovesse mancare di rispetto a quello che noi teniamo di più: la maglia del Varese e la nostra città».

CARLO NESTI

Ciò che è accaduto ai botteghini dello Stadio Olimpico, prima di Torino-Lecce, è la dimostrazione di come i tifosi moderati, ancora una volta, paghino le conseguenze dei danni arrecati dai tifosi violenti, senza che le società abbiano colpe.
Se non è più possibile decidere di entrare in un impianto sportivo all'ultimo momento, è solo perché, per troppi anni, i teppisti hanno imperversato, obbligando lo Stato, e le istituzioni calcistiche, a intervenire. Perquisizioni, tornelli e tessere del tifoso sono diventati necessari, obbligando gli spettatori ad acquistare i biglietti già durante la settimana, onde evitare lunghe code.
Ho ricevuto l'e-mail di un sostenitore moderato, di quelli innamorati sinceramente del Toro, che non farebbero male una mosca, e ho ritenuto opportuno divulgarla nei miei spazi, senza commenti personali. Era lo sfogo di chi, in arrivo da fuori città, ha pagato la scorrettezza di coloro che, come lui, hanno tentato di entrare alla vecchia maniera, e cioè ricorrendo ai botteghini.
In realtà, è stato la vittima di comportamenti sbagliati, in presenza di 12 dipendenti della società, un numero più che esauriente, da parte di chi non accetta le regole. Se molti hanno pagato il prezzo intero del biglietto, assistendo solo al secondo tempo, è perché c'è chi si è presentato senza documenti di identità, chi in stato di palese ubriachezza, chi credendo che la partita cominciasse alle 20,45, e non alle 20,30, e chi ha approfittato del caos per contestare il presidente Cairo.
L'apice del disastro è stato il lancio di oggetti, e addirittura bottiglie di vetro, verso i botteghini, con il ferimento di una impiegata, ricoverata, sotto choc, all'ospedale. Da questo momento in avanti, è evidente che la società è stata costretta a rallentare, ulteriormente, le operazioni.
Si può contestare civilmente la situazione-mercato del Toro, senza bisogno di atti deplorevoli di teppismo. E, a tale proposito, ecco qual è la situazione.
Comincia la volata finale delle trattative, e vi propongo, da fonti certe, l’elenco dei giocatori, che sono stati promossi (13 trattati) e bocciati (12 non trattati), fra quelli indicati negli ultimi giorni.
Difensori - Sì Diakité e Volta.
Centrocampisti - Sì Almiron, Kurtic, Pazienza e Tissone. No Biondini, Palombo e Seymur.
Esterni - Sì Cerci e Jankovic. No Antonelli, Drenthe, Foggia, Marchese, Melazzi e Nadarevic.
Trequartisti – Sì Birsa.
Attaccanti - Sì Antenucci, Barreto, Bojinov e Vargas. No Alfaro, Guidetti e Macheda.
E’ assolutamente necessario che un Toro “Urb-anoressico”, e cioè con una rosa ridotta all’osso, aggiunga “carne” alla rosa. Personalmente, ritengo che 4 giocatori potrebbero cambiare la realtà attuale di squadra pericolante: Diakité, Almiron, Cerci e Antenucci.
  Carlo Nesti

15 agosto 2012

EBAGUA

VARESE All'indomani della gara con il Pontisola, Giulio Ebagua ha voglia di dimenticare in fretta la contestazione dei tifosi che ha provocato la sua reazione (dito medio alzato).
Ebagua, le è costato chiedere scusa?
Come cattolico e come professionista, no. Dal punto di vista umano, sì. Ma era giusto farlo per la gente che era allo stadio, soprattutto per i bambini.
Pensa che c'entri il razzismo?
No: al massimo può essere un appiglio, un pretesto di chi non ha motivi validi per contestare.
Perché continuano a beccarla?
Me lo sto chiedendo anch'io. Credo che sia stato il mio passaggio al Torino dell'anno scorso a scatenarmi contro questi tifosi. Si vede che qualcuno era innamorato di me e si è sentito tradito dalla mia partenza.
Le rimproverano ancora le dichiarazioni del post Benevento.
Ero stato espulso e sapevo che avrei preso tre giornate di squalifica. La mia stagione era finita e volevo salutare i tifosi, ma le mie dichiarazioni furono mal interpretate. Non me ne volevo andare e non parlai mai dell'Udinese.
Dopo il coro «Di Ebagua me ne frego perché Neto ci fa gol», domenica sera ha subito insulti ben più pesanti e non ce l'ha fatta a restare calmo.
Sono rammaricato per aver reagito, e lo dico da cattolico. Il Signore mi ha messo alla prova, io ho reagito male e chiedo scusa. Quanto a quel coro, è simpatico: a volte lo canticchio anch'io...
Cosa pensa di questa situazione?
In Italia c'è un'anomalia rispetto agli altri Paesi europei: quella che fa credere ai tifosi di poter comandare. Come professionista non ho nessun problema a prendermi i loro insulti, ma non accetto l'idea che vogliano dettare legge a tutti i costi. E per questo sono pronto ad alzare la voce.
Che cosa si aspetta ora?
Rispetto, come quello che io porto per la maglia biancorossa.
Resterà a Varese?
Questa città è il luogo ideale per fare calcio. A parte questo episodio di domenica, dettato dalla frustrazione di qualcuno, è la piazza più tranquilla in cui sono stato. E qui a Varese voglio rilanciarmi.
© riproduzione riservata

SIENA-VICENZA

Coppa Italia, Siena Vicenza solo per tesserati, polemica ultras

"Sono in vendita, al prezzo unico di 25 euro anche i tagliandi per il settore ospiti, riservati ai soli possessori della tessera del tifoso, in tutto il circuito nazionale Lottomatica (www.listicket.it). Secondo le disposizioni vigenti, i biglietti potranno essere acquistati fino alle 19 di sabato 18".

Recita così il sito del Siena, pubblicando i prezzi dei tagliandi per assistere alla gara ad eliminazione diretta, valida per il passaggio del terzo turno di Coppa Italia. Il Vicenza si è conquistato il passaggio a questa fase grazie alla bella vittoria nel Castellani di Empoli, battendo la squadra di casa, e gli incubi da play out, per 2 a 1. In occasione di quel match, 52 tifosi biancorossi avevano raggiunto lo stadio ma, nonostante in possesso di regolare tagliando, erano stati tenuti fuori. Difficile arrampicarsi sulle questioni di sicurezza, visto che lo stadio era praticamente deserto: gli ultras, però, non erano in possesso della tessera del tifoso.

Non è da escludere che la scena si ripeta domenica al Franchi, anche se pagare 25 euro per rimanere fuori potrebbe scoraggiare chiunque, e durante le trasferte di campionato. Perchè una parte degli ultras del Vicenza, Zona Mucchio, Ex 1902 e South Terrace di tesserarsi non ne vogliono proprio sapere ed hanno spiegato le loro ragioni in una lettera aperta ai tifosi biancorossi, in cui non solo chiedono di non sottoscrivere la tessera del tifoso, rinunciando quindi alla possibilità di acquistare l'abbonamento, ma di disdirla in caso già in loro possesso.

Ecco il testo:

E' ufficialmente aperta la campagna abbonamenti 2012-2013 del Vicenza Calcio, quest'anno legata all'insolito slogan "questione di pelle". Come nelle due precedenti stagioni 2010/20 11 e 2011/2012, stagioni caratterizzate dalla piena operatività di tessera del tifoso e relativo programma, il gruppo NO TDT VICENZA (progetto che vede coinvolti i gruppi Zona Mucchio, Ex 1902 e South Terrace) ha deciso, per il terzo anno consecutivo, di non tesserarsi/abbonarsi. Questa scelta non ha nulla a che vedere col sostegno ai nostri amati colori che da sempre ha caratterizzato, e sempre caratterizzerà, il nostro operato; come si è già spiegato in diverse sedi l'aderire al programma tessera del tifoso, scelta peraltro obbligata per chi vuole sottoscrivere un abbonamento alla futura stagione calcistica come nelle due precedenti, per noi significa mettere la nostra storia, le nostre tradizioni, le nostre curve nelle mani di chi ha dimostrato in questi anni di voler eliminare incondizionatamente il mondo delle tifoserie organizzate italiane.

Aderire al programma tessera del tifoso, difatti, significa automaticamente accettare i contenuti dell'art.9 della Legge n°41 del 04 Aprile 2012, che al comma 1 recita quanto segue: "E' fatto divieto alle societa' organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili della emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso, di cui al decreto ministeriale 6 giugno 2005 del Ministro dell'interno, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005, di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive".

In parole povere questo articolo, dai contenuti palesemente anticostituzionali, stabilisce che chi sia stato condannato in passato, senza limitazioni temporali e anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, OLTRE A PAGARE CON L'ARRESTO E/O IL DIVIETO DI ACCESSO ALLE MANIFESTAZIONI SPORTIVE (è il famoso D.A.S.P.O., della durata da 1 a 5 anni con o senza firma in questura) DEBBA ULTERIORMENTE PAGARE IL REATO COMMESSO SCONTANDO, DI FATTO, UNA PENA A VITA, non potendo più avere la possibilità di acquistare titoli di accesso alle manifestazioni sportive. Che l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive abbia recentemente ridotto questo periodo di "pena supplettiva" a 5 anni nulla importa, dato che le determinazioni di questo inopportuno e dispendioso ente non hanno alcun effetto legislativo.

E contestualmente non si deve dimenticare che, nel novero dei reati da stadio, vi è la ridicola condanna di comportamenti come l'accensione di fumogeni, l'utilizzo di tamburi, l'esposizione di striscioni non autorizzati, sino a sconfinare, in casi estremi, nell'avvicinamento allo stadio ospitante in mancanza di tessera del tifoso. Per questi motivi il gruppo NO TDT VICENZA, fermamente solidale ad ogni singolo ragazzo della nostra Curva Sud come di qualsiasi altra curva d'Italia che ha già pagato con la giustizia per le proprie azioni: -non sottoscriverà la tessera del tifoso fintantoché il Parlamento Italiano non provvederà all'abrogazione dell'art. 9 della Legge n°41 del 04 Aprile 2012 (abrogazione già proposta da più fronti, anche istituzionali); -invita tutti i tifosi del Vicenza in accordo agli argomenti trattati in questo comunicato ad aderire a questa forma di protesta non sottoscrivendo la tessera del tifoso o disdicendo la tessera stessa comunicando le proprie intenzioni per raccomandata alla B.P.VI. e alla società Vicenza Calcio S.p.A. (allegando copia della C.I. e numero tessera). E come sempre… FORZA LANE!!!


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ULTRAS ALBENGA

"Sono giorni febbrili per la decisione che la Federazione dovra' prendere in merito ai ripescaggi in prima categoria.
Vista la rinuncia di alcune societa' rimaniamo in lizza noi, la Nuova Intemelia, il Borghetto ( lo scorso torneo retrocesso dalla prima) e da oggi sembrerebbe che anche la Spotornese stia rivendendo la propria posizione. Non ultimo si e' aggiunto anche lo Speranza.
Fino a qui ci siamo, perche' ogni società ha pieno diritto di richiedere il ripsescaggio. Alcune delle squadre sopracitate hanno magari piu' requisiti rispetto all' Albenga, considerando anche il fallimento di due anni fa, ma quello che vogliamo puntualizzare e' il fatto che nessuna di queste societa' , puo' essere paragonata alla nostra, nè come storia nè come blasone.
In anni non sospetti la Storie e i meriti sportivi di ogni società sono stati tenuti fortemente in considerazione per selezionare i ripescaggi (come fu per l'Imperia per esempio), non vediamo quindi perche' l'Albenga non debba essere tenuta in considerazione.
D'altronde il bacino d'utenza ingauno è paragonabile a Savona e Imperia, inoltre lo stadio e' strutturalmente valido e costantemente affollato da una tifoseria partecipe e numerosa, alla quale va sottolineato il merito di aver rifondato l'Albenga senza chiedere aiuto a nessuno.
Ecco perche' la Prima Categoria rappresenterebbe il giusto riconoscimento per chi in questi due anni si e' svenato per ridare lustro a questi colori, negli ultimi tempi troppe volte bistrattati”.
Ultras Albenga

14 agosto 2012

BRAVO GIULIO

Mentre a Londra l’aria era ancora calda di spirito olimpico e sentimenti antirazziali, in Italia si assisteva già al primo episodio di razzismo in campo. A , partita di Coppa Italia con il Ponte San Pietro (serie D). Gli ultrà della curva nord hanno insultato e contestato Giulio Ebagua, nigeriano, un calciatore della loro squadra. Che dopo aver segnato il gol del pareggio, ha reagito mostrando il dito medio e provocando l'ira ulteriore dei tifosi usciti dallo stadio senza neanche vedere il gol della vittoria di Lazaar. La contestazione è proseguita fuori dagli spogliatoi. Il presidente del club ha annunciato un provvedimento per Ebagua, ma con fermezza ha deciso «di sostenere il ragazzo che ha reagito a cori ripetuti e discriminanti per lui e per la sua razza». Cori per i quali la società verrà anche multata. «Tengo a precisare che la contestazione è arrivata solo dallo spicchio degli ultras della curva nord e che tutto il resto dello stadio si è immediatamente dissociato sostenendo e inneggiando Ebagua. Spero di non dover più assistere a tali episodi anche perché ritengo che in una situazione come questa non ci sia nessun vincitore ma ben tre sconfitti: i tifosi, Ebagua e lo sport». Verso la fine della scorsa stagione, il calciatore aveva manifestato l’intenzione di lasciare Varese. Ebagua si è poi scusato con gli spettatori e con la città per il gesto.