5 giugno 2011

SIENA

Siena, 5 giugno 2011 - «NON RIUSCIAMO ad avere pace. Non c’entriamo mai niente, ma forse non siamo graditi in paradiso», questa è la riflessione di Giovanni Buccianti, professore universitario in pensione e, soprattutto, grande tifoso bianconero. Una spilla della Robur fa capolino sul risvolto della sua giacca: «Fossi un dirigente della società — aggiunge — inizierei a pensare a qualche richiesta di danni per diffamazione: l’immagine della squadra, e della nostra città, rischia di uscirne molto danneggiata».
Lo scandalo ‘scommessopoli’ assume, giorno dopo giorno, dimensioni sempre maggiori (coinvolgendo forse anche partite di Serie A) e anche a Siena i tifosi si ritrovano per le strade e nei bar: non si parla d’altro.
«Tifo per questa squadra da quando sono nato, siamo sempre stati nell’occhio del ciclone», Avio Tanganelli dice la sua e sfoglia il giornale, davanti ai suoi occhi i testi delle ultime intercettazioni. «Il Siena ne ha passate tante, anche prima dello scandalo della Juve di Moggi — continua — ma ne siamo sempre usciti bene».
La pensa così anche Riccardo Sarchi che dà voce ai sospetti di molti: «La Mens Sana vince tutto, il Siena Calcio sale in A... magari iniziamo a dare fastidio a qualcuno. Dopotutto siamo una piccola città, ma vinciamo tanto, ai ‘signori di Milano’ forse non sta bene».


Rispetto ai giorni scorsi la paura per il coinvolgimento del Siena in ‘scommessopoli’ lascia spazio a un crescente scetticismo. «Avessero comprato una partita così, più che di un’indagine, ci sarebbe bisogno di uno psichiatra», Giacomo Braccini sceglie l’ironia per commentare la partita ‘incriminata’, Siena-Sassuolo (giocata il 27 marzo scorso e finita 4 a 0 per i padroni di casa). «La squadra del Siena è come un corpo umano — spiega Braccini — alimentato dal grande cuore dei tifosi bianconeri. Non possono e non devono bastare pochi pettegolezzi per dubitare dei nostri ragazzi».
Giulio Beneforti gli dà ragione e aggiunge: «Non capisco perché associare il buon nome del Siena a questo scandalo. La Robur non c’entra, è chiaro, l’unico rammarico per chi tifa è vedere la propria squadra in mezzo a questo schifo».


Dalle intercettazioni pubblicate finora (le trovate integrali su www.lanazione.it/siena) la partita con gli emiliani è infatti l’unico indizio che collega il Siena all’inchiesta della Procura di Cremona.
Dubbi e perplessità dei tifosi non fanno che rafforzarsi: perché mai la Robur avrebbe dovuto ‘comprare’ proprio la sfida col Sassuolo? «Che nel calcio possa scoppiare uno scandalo così non mi ha sorpreso neanche un po’, purtroppo non è uno sport pulito, ma il Siena, dirigenti e giocatori, ne uscirà meglio di prima», Alessio Pannini si fida della sua squadra, ma sembra saperla lunga sul mondo del calcio. «Perché dicessero quelle cose a telefono? Non lo so — si chiede Pannini commentando le intercettazioni in cui alcuni indagati si dicono sicuri che il Siena abbia ‘pagato’ il Sassuolo per vincere —. Chiacchiere fra scommettitori, credo».


Tra coloro che hanno le idee molto chiare c’è anche Fabio: «E’ una vita che la domenica vado in curva e sono sicuro che col Sassuolo avremmo vinto in tutti i casi. Quindi perché mai dovremmo rischiare la promozione? Tornare subito in A è stata una bella soddisfazione, sembra che qualcuno ce la voglia togliere».
Le domande che si fanno i tifosi senesi non riguardano tanto il comportamento della propria squadra, ma piuttosto i meccanismi del calcio nazionale, minato dall’ennesimo scandalo in pochi anni. «Nessuno si dovrebbe stupire di quello che sta venendo fuori in questi giorni — commenta Davide Porciatti —. Al massimo mi stupisco dei calciatori: è come se non gli bastasse mai quanto guadagnano, per me è questa la cosa grave. E poi il portiere che ha messo il calmante nell’acqua dei compagni. Sembra una storia da film giallo».
«Che ci fosse del marcio nel calcio si sapeva, ma addirittura drogare i propri compagni di squadra...che vergogna!», chiosa sconsolato Massimiliano Bellaccini.


Ma se grande è stato lo stupore dei tifosi della Robur, lo scandalo ‘scommessopoli’ ha colpito ancora più duramente quelli dell’Atalanta: «Da atalantino sono rimasto incredulo — Giovanni Prina viene da Bergamo e ha scelto Siena per un fine settimana con la famiglia — però da appassionato di calcio non può che dispiacermi anche per i bianconeri. i vostri ragazzi hanno lavorato tanto e bene, la A se la meritano tutta».


Riccardo Cavaliere e Roberto Morelli

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