20 giugno 2011

SALERNITANA-HELLAS

Salerno. La partita più dura Andrea Mandorlini l'ha giocata in sala stampa a Salerno, nel dopo partita. Costretto a fuggire dalla saletta delle interviste riservata a TeleArena, i vetri della quale rimbombavano per i pugni dei sostenitori salernitani. Che condivano il tutto con un'intera enciclopedia di insulti in stretto dialetto locale. Peggio. Una volta imboccato il corridoio della sala stampa, diretto verso gli spogliatoi, il tecnico è stato raggiunto da un «giornalista» salernitano che gli ha sferrato un calcio ed ha anche tentato di colpirlo con un pugno.
Nel parapiglia che è esploso a quel punto, senza che un poliziotto intervenisse, Mandorlini è stato messo in salvo negli spogliatoi dall'addetto stampa Simone Puliafito e da un body guard i quali sono anche riusciti a chiudersi la porta alle spalle, nonostante la pressione di una decina di salernitani. Cosa ci facessero in sala stampa alcuni di loro non si sa. Altri erano certamente giornalisti: tutti avevano l'obiettivo comune di mettere le mani addosso all'allenatore che ha portato il Verona in serie B.
Non è stata una giornata facile, quella di ieri. Nè per i gialloblù, che hanno dovuto vedersela con una Salernitana che ha usato tutti i mezzi, leciti e no, per ribaltare lo 0-2 dell'andata. Nè per il gruppo di tofosi che hanno volato con il charter della squadra: i quali, sono dovuti scappare dai loro posti in triubuna e rifugiarsi in curva con i «butei» arrivati da Verona. Nè per chi aveva il compito di raccontare ai veronesi quanto accadeva. Questi ultimi se ne sono accorti subito appena arrivati allo stadio: «Mi chiamo Manzo e qui comando io. Non vi azzardate a filmare o a fotografare perché altrimenti sono guai». Questo l'avvertimento fatto agli operatori ed ai fotografi che tentavano di immortalare gli insulti ed i gestacci che i tifosi salernitani riservavano all'ingresso del pullman dei giocatori nell'antistadio. Un clima intimidatorio che, evidentemente, era parte integrante della strategia che doveva «tagliare le gambe ed il morale» ai gialloblù. Proseguito in tribuna stampa. Con radiocronisti locali che in diretta lanciavano insulti e avvertimenti ad alta voce, in modo che il gruppo di giornalisti veronesi intendesse. Minacce e insulti rinforzati da molti dei presenti, certamente non giornalisti, che affollavano gli spazi riservati all'informazione.
Il momento più difficile si è vissuto alla fine dell'incontro. Con i gialloblù che alzavano le braccia al cielo, gli amaranto che crollavano a terra stremati, il solito giornalista radiofonico prendeva per i capelli un giovane cronista veronese - Corazza del «Corriere Veneto» - insultandogli madre e defunti. Era l'antipasto del trattamento riservatoci nel tragitto dalla tribuna alla sala stampa. Ed infine nella zona di lavoro nella quale avremmo dovuto raccogliere le interviste di vincitori e vinti. In realtà, dopo l'apparizione di Mandorlini, l'addetto stampa del Verona ha annunciato che non c'erano più le condizioni di sicurezza necessarie, spiegando che giocatori, dirigenti e staff tecnico non sarebbero usciti. Gli unici a farsi vedere sono stati l'allenatore amaranto Breda ed i giocatori Fava e Ragusa.
All'esterno, intanto, scoppiava la guerriglia urbana di circa duemila salernitani.
Obiettivo: impedire l'uscita della squadra gialloblù dallo stadio Arechi. La Polizia, intervenuta con un paio di reparti antisommossa armati di tutto punto, ha impiegato due ore per liberare la zona dell'antistadio, facendo largo uso di lacrimogeni e cariche. Al punto che molti spettatori si sono dovuti rifugiare proprio in sala stampa con gli occhi arrossati dai gas. Tra questi c'erano anche la moglie ed i figli di Fava, l'attaccante della Salernitana.
Nel frattempo circa 1.500 tifosi dell'Hellas restavano reclusi nella curva nord. In attesa che anche per loro la strada fosse libera. Verso le 21,30, insomma, dentro l'Arechi erano rimasti solo loro, i giocatori dell'Hellas ed il seguito veronese. Quasi automatico che proprio i giocatori ad un certo punto abbiano deciso di andare a salutare i loro sostenitori. Una festa improvvisa dentro lo stadio che ha regalato loro la serie B. E forse proprio per questo più bella. Quella che seguirà tra le mura di Verona sarà fantastica, ma non tutti potranno dire di avere celebrato il ritorno nella cadetteria dentro lo stadio dell'ultimo avversario.
Bruno Fabris

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