13 giugno 2011

PER LA CREMO

CREMONA – Quando sono scesi dal cellulare della penitenziaria hanno fatto sgranare un sacco d’occhi. Uno aveva la maglia del Milan, uno della Juventus. L’ultimo – un robusto giovane di colore – quella dell’Inter, indossata come camicia sotto una giacca attillata di jeans. Era il primo giorno dopo il ponte del due giugno. Il tribunale di Cremona riapriva con tutta l’attesa di indagati e rivelazioni sul calcio scommesse. Ma quello era solo un miraggio. Tre criminali comuni, tutti e tre stranieri, avevano scelto quella particolare forma d’eleganza sportiva per presentarsi alla sbarra. Niente partite truccate né puntate sospette, per loro. Ordinaria amministrazione della giustizia di una città di provincia. I fotografi un po’ increduli hanno riposto le macchine, cronisti e curiosi si sono rimessi, delusi, in attesa.
Cremona sembra una capitale. Citatissima nei tg e sui giornali, vive giorni a cui non è abituata. Eppure qui è nato un mostro sacro del cinema italiano come Ugo Tognazzi e un calciatore che più di un segno ha lasciato in questo sport, Gianluca Vialli. Pare che si giochino qui i destini del calcio italiano, per l’inchiesta del gip Guido Salvini. Arrivano per gli interrogatori vecchie stelle (la più attesa, ma meno fotografata, perché ha beffato tutti entrando dalla porta secondaria di via Jacini, è Beppe Signori) e personaggi dal genio criminale in cerca d’autore. Il portiere Paoloni, che avrebbe messo il calmante nelle borracce dei compagni di squadra per indebolirli, il tabaccaio Erodiani, l’albanese Ismet Mehmeti. «Politico di punta a Tirana», lo definisce l’avvocato Luca Donelli, «fondatore del Polo della Libertà di centrodestra e che per un soffio non è diventato ministro». Per questo avrebbe avuto contatti – smentiti dall’interessato – con Franco Frattini, «per farsi riconoscere dal ministro degli Esteri la validità in Italia della patente albanese». Che mica uno come lui può andare alla motorizzazione civile…
Cremona non è famosa per una particolare centralità nella vita del Paese. Il motto che la marchia, nella migliore tradizione salace italiana, è quello delle tre T. La prima rappresenta il torrone, dolce tipico che dal dopoguerra ha conquistato la grande distribuzione, la seconda il Torrazzo (il campanile del Duomo, alto 112 metri), la terza riguarda le presunta robustezza di petto delle donne locali. Insomma, turòon, Turàs, tetàs. Ma ora si ritrova all’improvviso sovraesposta.
«Sempre meglio essere diventati famosi per questo, che per Avetrana», dice Aris, un bancario in pensione («alla Cariplo, una banca che funzionava come un orologio svizzero prima che…»). La moglie – Lucrezia – annuisce, sulle panchine dei giardini di piazza Roma. E lui continua: «Mi sembra una gran stupidata, comunque, questa del calcioscommesse. Esce uno scandalo così ogni dieci anni. Beh, ora, anche meno, a dir la verità. Credo che sia fatto più per dar lavoro ai giornalisti. La storia delle amanti di Berlusconi era un po’ finita. Quella di Strauss-Khan pure. E io nemmeno a quella credevo. Un uomo ricco come lui con una cameriera nera… E mica era Naomi Campbell! Comunque, se è vero, meglio Berlusconi. Almeno lui le pagava, mica le violentava le donne». La moglie Lucrezia annuisce ancora.
«Ma lo sa», interviene un loro collega di panchina «che c’è gente che va davanti al tribunale per farsi filmare da tutte quelle telecamere!. Bella roba! Neanche fosse una bella cosa!».
Al sole lì vicino, per conciliare studio – di biologia – e tintarella, c’è Sofia. «L’attenzione su Cremona è forte. Io non ne avevo mai vista tanta. Certo, se fosse stata causata da qualcosa di più nobile sarebbe stato meglio… Comunque credo che queste cose nel calcio siano vecchie come il mondo e che succedano dappertutto. E che solo per caso siano saltate fuori qui e adesso. Il fatto è stato scoperto qui, ma non è legato più di tanto alla città, a parte qualche vicenda. Per fortuna i cremonesi sono gente riservata. C’è qualcuno che pur di essere al centro dell’attenzione va a farsi la passeggiata verso il Tribunale, ma la stragrande maggioranza sta a casa. Non siamo persone che amano nasare in questi casi».
Ne parlano anche due anziani, sempre al parco. Uno, Cosme Canzian, forte calata argentina, non crede che sarà fatta giustizia: «Quella è gente piena di soldi. Vedrete che non andranno in galera». I suoi nipoti sono cresciuti calcisticamente nella Cremonese. Il più grande, 23 anni, è professionista (ha giocato nel Pizzighettone) e proseguirà la sua carriera in Danimarca. «Se puniranno la Cremonese sarà giusto», dice. «Non credo che sapessero, ma dovevano comunque controllare meglio e prima». Il suo amico Bruno chiude la discussione, fondendo spogliatoio e grande Storia: «Qua è come il 25 aprile. Qualche pesce piccolo pagherà tutto e qualche gerarca la sfangherà e rifarà carriera. Sono quei momenti in cui chi prende, prende, e paga per tutti. Chi non prende, ne esce come vergine. È il nostro destino d’Italia».
Ma in tanti non chiacchierano volentieri dell’affaire, nei bar del centro e nelle piazze. Lo conferma la donna che gestisce la storica libreria Ponchielli, proprio di fronte al Duomo. «Molti fanno spallucce. Dicono che passerà, come tutto. In certi ambienti è diventato un argomento su cui non è fine fare conversazione. Questa è una città accartocciata. E che preferisce non discutere dei problemi che la riguardano. Ha avuto Farinacci ed è stata zitta. Lo hanno fucilato a Vimercate, mica qui. Figurarsi se non sta zitta sul portiere Paoloni…».
Tanto per non scartare niente (dopo torrone, Torrazzo, tettone) della cartolina locale, in una città dove anche le gelaterie e le gastronomie d’asporto sono intitolate a Stradivari, rimaneva il liutaio. Uno degli oltre 160 nel settore della produzione di violini. «Quale calcioscommesse?», ha finto di non sapere nulla Gaspar Borchardt, uno dei più rinomati (e nipote dello scrittore Rudolf, pubblicato in Italia da Adelphi). «Ah sì, certo. Ne ho sentito qualcosa ma non mi sono interessato. Il calcio è il mio miglior sonnifero, dopo la Formula Uno. La mia vita è qua in laboratorio. Sono un po’ lumacoso e non riesco a produrre più di sette o otto violini all’anno. Di questo scandalo poco mi importa. Quello che più mi preme della città è che l’Unesco riconosca come “Bene immateriale dell’umanità” la nostra tradizione liutaria». Ma la sfida sarà più difficile e sentita di un derby del football. I concorrenti sono agguerriti: la pizza napoletana, la coltivazione dello zibibbo a Pantelleria, le processioni con grandi macchine a spalla (Nola, Palmi, Sassari, Viterbo), la festa dell’abete di Alessandria, quella del Carretto di Cosenza, il Carnevale di Viareggio, Calendimaggio ad Assisi e le launeddas, una specie di triplo zufolo tipico di Sassari…
Chi non può certo far finta di non sapere nulla delle intercettazioni è Laura, 40 anni, postina e ultrà della Cremonese. È a bersi qualche birra al Caffè Ponchielli, quello benedetto dal calcioscommesse perché il più vicino al tribunale (sono loro che riforniscono solitamente di panini e bibite il gip Salvini e il procuratore Roberto di Martino) e che ora è assaltato da cameramen e giornalisti che restano anche a saracinesche abbassate per spedire le loro corrispondenze. «Ho sempre seguito la squadra», rivendica. «Anche fino in Sicilia, per più di vent’anni. C’ero pure a Londra quando abbiamo vinto la nostra unica coppa internazionale, il Trofeo Anglo-Italiano del 1993, 3-1 contro il Derby County». Di quella mitica partita restano nel bar molte fotografie, di cui una allo striscione rimasto nella storia: «Noi a Wembley, i piacentini al Trebbia!».
«Per la Cremo mi sono beccata pure una diffida, la prima donna e una delle poche. Ed era il 1995. Mica era semplice. Ora i Daspo li danno un po’ a tutti… Tirai un fumogeno fuori dallo stadio di Brescia, mi caricò la polizia in antisommossa. “Bastardo!”, mi gridavano. E giù manganellate. E io da terra: “No. Bastarda!”. “Figlio di puttana!” e giù botte. E io: “No. Figlia di…”. Mi avevano preso per maschio. Solo dopo aver visto i documenti credettero che ero donna. Comunque, per la Cremo ho fatto questo e altro. E quando andavo allo stadio lo facevo un po’ anche per mio fratello. Mi sembrava di andarci con lui, come da piccoli, anche se è morto da tanto. E ora scopriamo che questi si vendevano le partite. Che Paoloni andava a mettere il sonnifero ai suoi compagni di squadra! Ma siamo fuori? Sono dei privilegiati. La gente li osanna e guadagnano dei bei soldi e vanno a fare queste cose? Hanno soldi facili e li vogliono facilissimi? Vergogna! io ora ho un problema grosso. Mia mamma rompeva sempre. Diceva che buttavo troppi soldi per le trasferte, per seguire questi qua, che loro mica gliene fregava niente. Che urli ci siamo fatte. Che litigate. Ora invece ha vinto lei. È l’unica che ha vinto in questa storia. Posso solo star zitta. Comunque, forza Cremo! E abbasso PergoCrema, quelle m…».

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