16 giugno 2011

MANFREDONIA-BARLETTA

Manfredonia – “(..) GLI stessi riferivano che poco prima erano arrivati alle vie di fatto scontrandosi con altri tifosi del Manfredonia, nel frattempo dileguatisi, affermando altresì di trovarsi a Manfredonia per una passeggiata; in realtà gli stessi indossavano sotto i giubbotti le magliette e scarpe dei colori sociali del Barletta e si trovavano nelle immediate vicinanze del rettangolo di gioco ove si stava disputando la partita la partita di calcio tra il Manfredonia ed il Barletta, la loro squadra del cuore.”

In parte respinti ed in parte improcedibili – per sopravvenuto difetto di interesse – i ricorsi di 10 tifosi del Barletta presenti a Manfredonia per una passata partita di pallone. Così la terza sezione del Tar della Puglia di Bari nei confronti del ricorso di 10 soggetti, rappresentati e difesi dagli avv.ti Giovanni Adami e Luca Maggi, contro Ministero dell’Interno – Questura della Provincia di Foggia, in persona del Ministro p.t., per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia “del provvedimento del Questore della Provincia di Foggia dd 21/02/09 (notificati a tutti i ricorrenti il 04/03/09 e tutti di ugual durata e contenuto), con il quale veniva fatto divieto, ex art. 6 della 1. 401/89 come modificata dal D.L.22/12/1994 n. 717 convertito nella l. 24/02/95 n. 45, dal D.lgs. 377/01 e dalla L.41/2007: di accedere a tutte “le competizioni calcistiche, manifestazioni sportive, nonché il divieto di accesso ai luoghi interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni medesime, così come indicato nel presente provvedimento. Per un periodo di anni 3”. La partita in questione è Manfredonia – Barletta dello scorso 15 febbraio 2009, disputatasi presso lo stadio Miramare del centro sipontino.

Si ricorda che prima della recente sentenza c’era stato in precedenza l’accoglimento dell’ordinanza n. 368 del 10 giugno 2009 relativa all’istanza incidentale di sospensione cautelare, ai soli fini del riesame, con udienza pubblica il 25 maggio 2011, tenuta dal relatore dott. ssa Rosalba Giansante.


I FATTI
– Con ricorso ritualmente notificato il 30 aprile 2009 e depositato nella Segreteria del Tribunale il 25 maggio 2009, i 10 signori in questione aveva chiesto l’annullamento dei provvedimenti del 21 febbraio 2009 notificati a tutti i ricorrenti il 4 marzo 2009, tutti di uguale contenuto, con i quali il Questore della Provincia di Foggia faceva loro divieto, ex art. 6 della legge n. 401 del 1989 come modificata dal d.l. n. 717 del 22 dicembre 1994 convertito nella l. n. 45 del 1995, dal d..lgs. n. 377 del 2001 e dalla l. n. 41 del 2007 di accedere a tutte “le competizioni calcistiche, manifestazioni sportive, nonché il divieto di accesso ai luoghi interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni medesime, così come indicato nel presente provvedimento per un periodo di anni 3”. Costituitosi in giudizio il Ministero dell’Interno, a mezzo dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Bari, chiedendo il rigetto del gravame. Entrambe le parti hanno prodotto documentazione e l’Avvocatura Distrettuale dello Stato in data 30 maggio 2009 ha depositato la relazione illustrativa della Questura della Provincia di Foggia del 14 maggio 2009.


Alla camera di consiglio del 10 giugno 2009, con ordinanza n. 368, era stata accolta la domanda incidentale di sospensione cautelare ai soli fini del riesame, affinchè la Questura della Provincia di Foggia provvedesse alla precisa individuazione del luoghi rispetto ai quali il gravato provvedimento interdittivo era destinato ad operare. All’udienza pubblica del 24 giugno 2010 il Presidente ha comunicato agli avvocati presenti che il Collegio aderiva allo sciopero proclamato dall’A.N.M.A. e, pertanto, ha disposto il rinvio della trattazione del ricorso a data da destinarsi.

Il 13 gennaio 2011 uno dei 10 soggetti aveva depositato il provvedimento del 31 dicembre 2010 di integrazione e parziale modifica del decreto oggetto di gravame emesso nei suoi confronti, notificato in data 8 gennaio 2011. All’udienza pubblica del 13 gennaio 2011 il Presidente aveva disposto il rinvio all’udienza del 25 maggio 2011 per acquisire agli atti ulteriore documentazione. La parte ricorrente aveva presentato una memoria per l’udienza di discussione nella quale ha insistito per l’annullamento degli atti impugnati. Il 5 maggio 2011 anche gli altri ricorrenti avevano depositato i provvedimenti del 31 dicembre 2010 di integrazione e parziale modifica dei decreti oggetto di gravame emessi nei loro confronti, in autotutela, in esecuzione della ordinanza di questa Sezione n. 368 del 10 giugno 2009. Infine l’udienza pubblica del 25 maggio 2011 per la decisione.

I RICORRENTI LAMENTAVANO DI NON ESSERE ENTRATI NELLO STADIO MA “CONTROLLATI DALLA POLIZIA DI MANFREDONIA MENTRE SI TROVAVANO A CIRCA 300 METRI” DAL MIRAMARE, CON PARTITA IN CORSO TRA PRIMO E SECONDO TEMPO - Con il primo motivo di ricorso i 10 tifosi in questione avevano dedotto l’illegittimità dei provvedimenti impugnati per violazione e falsa applicazione dell’art. 6, comma 1 della legge n. 401 del 1989 e successive modifiche, in merito specificatamente alla non riconducibilità della condotta all’elencazione tassativa in esso contenuta. I ricorrenti avevano lamentato che essi non avrebbero violato l’ordinanza del Prefetto della Provincia di Foggia che ordinava l’inibizione della trasferta ai tifosi del Barletta nonché la vendita dei biglietti agli stessi per l’incontro di calcio Manfredonia – Barletta disputatosi in data 15 febbraio 2009 in quanto non sarebbero entrati nello stadio e sarebbero stati invece controllati dalla locale polizia mentre si trovavano a circa 300 metri dallo stadio durante lo svolgimento della partita (tra il primo ed il secondo tempo); in ogni modo, come evidente dal ricorso dei 10 tifosi, “anche se avessero violato la suddetta ordinanza” la violazione non sarebbe stata comunque “idonea” per l’adozione dei provvedimenti impugnati in quanto non rientrerebbe nelle ipotesi tassative previste dall’art. 6, comma 1, della legge n. 401 del 1989 e successive modifiche. Secondo i magistrati della terza sezione del tribunale amministrativo regionale barese “Il motivo è privo di pregio e deve, pertanto, essere respinto”.ù

IL TAR: “I RICORRENTI IDENTIFICATI IN SEGUITO AD UN TAFFERUGLIO”
- I magistrati della 3^ sezione del Tar (Pietro Morea, Presidente, Paolo Amovilli, Referendario, Rosalba Giansante, Referendario, Estensore) precisano come i provvedimenti impugnati non sono stati adottati unicamente sulla base della denuncia ai sensi dell’art. 650 c.p. per essere stati i ricorrenti considerati contravventori della citata ordinanza del Prefetto della Provincia di Foggia ed ai sensi della prima parte del comma 1 dell’art. 6 della legge n. 401 del 1989 e successive modifiche che fa riferimento ad ipotesi tassative di reati. “Nei provvedimenti, infatti, è espressamente rappresentato altresì che essi ricorrenti in occasione dell’incontro di calcio Manfredonia – Barletta disputatosi in data 15 febbraio 2009 presso lo stadio di Manfredonia venivano identificati a seguito di un tafferuglio”; inoltre per 3 ricorrenti nei relativi provvedimenti risulta espressamente rilevato che il Questore aveva valutato inoltre che essi “già in passato è stato (sono stati) destinatario (i) di provvedimento (i) DASPO.”

IL TAR: “NEL RICORSO SI DICE CHE I RICORRENTI ERANO A MANFREDONIA PER IL CARNEVALE NONOSTANTE SIANO STATI CONTROLLATI DALLA POLIZIA A 300 METRI DALLO STADIO” – Il Collegio evidenzia nella sentenza come nel ricorso “se da un canto si afferma che i ricorrenti si sarebbero recati nella città ospitante la partita di calcio solo per partecipare al Carnevale che rappresenta una delle più belle e apprezzate manifestazioni socio – culturali della regione e che non sarebbero entrati nello stadio, dall’altro canto comunque si ammette che essi ricorrenti sarebbero stati controllati dalla locale polizia mentre si trovavano a circa 300 metri dallo stadio durante lo svolgimento della partita (tra il primo ed il secondo tempo)”.

I 10 RICORRENTI TUTTI TIFOSI DEL BARLETTA – “SIAMO QUI PER UNA PASSEGGIATA”. MA SOTTO I GIUBBOTTI LE MAGLIE DEI BIANCOROSSI PUGLIESI - Nella relazione illustrativa del 14 maggio 2009 depositata in giudizio dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato in data 30 maggio 2009 – precisa il Tar – la Questura della Provincia di Foggia rappresenta che nella proposta dei provvedimenti impugnati, richiamata nei provvedimenti stessi, il Commissariato di P.S. di Manfredonia, riassumendo riferiva che “prima della fine del primo tempo dell’incontro disputatosi in Manfredonia il giorno 15.02.2009, venivano segnalati dei tafferugli tra tifosi nelle vie adiacenti il campo sportivo e prontamente veniva inviato personale di polizia; gli Agenti intervenuti riuscivano a bloccare 10 persone ed altri che avevano appena avuto uno scontro fisico si dileguavano nelle vie limitrofe. Dopo i primi accertamenti in loco, le 10 persone risultavano essere tifosi del Barletta. Gli stessi riferivano che poco prima erano arrivati alle vie di fatto scontrandosi con altri tifosi del Manfredonia, nel frattempo dileguatisi, affermando altresì di trovarsi a Manfredonia per una passeggiata; in realtà gli stessi indossavano sotto i giubbotti le magliette e scarpe dei colori sociali del Barletta e si trovavano nelle immediate vicinanze del rettangolo di gioco ove si stava disputando la partita la partita di calcio tra il Manfredonia ed il Barletta, la loro squadra del cuore.”

Secondo il Tar, “su tali fondamentali circostanze risultanti, come riferito dalla Questura, in atti del Commissariato di P.S. dotati di forza fidefaciente privilegiata, in quanto promananti da pubblici ufficiali nell’esercizio della funzione, non risulta agli atti del presente giudizio che sia stata proposta querela di falso, né che i ricorrenti abbiano replicato alcunché”. “In riferimento poi alla norma posta alla base dei provvedimenti oggetto di gravame, risulta correttamente applicato l’art. 6 della legge n. 401 del 1989, ma non la prima parte richiamata dai ricorrente per sostenere la illegittimità degli stessi provvedimenti; questi ultimi infatti recitano: “LETTO l’art. 6 della legge 13/12/1989 n. 401 del 1989 e successive modificazioni che conferisce all’Autorità di P.S. il divieto di vietare l’accesso ai luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive alle persone che risultano avere tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive o tale da porre in pericolo la sicurezza pubblica in occasione o a causa delle manifestazioni stesse.”

IL COMMA 1 ART.6 L.13.12.1989 – Contenuto comma 1 dell’art. 6 – Divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive – della legge 13-12-1989 n. 401 recante Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive: “Nei confronti delle persone che risultano denunciate o condannate anche con sentenza non definitiva nel corso degli ultimi cinque anni per uno dei reati di cui all’articolo 4, primo e secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, all’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, all’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, all’articolo 6-bis, commi 1 e 2, e all’articolo 6-ter della presente legge, ovvero per aver preso parte attiva ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza, il questore può disporre il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive specificamente indicate, nonché a quelli, specificamente indicati, interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle manifestazioni medesime.”

Il comma 1, prima sostituito dall’art. 1, D.L. 20 agosto 2001, n. 336, come modificato dalla relativa legge di conversione e poi così modificato dall’art. 1, D.L. 17 agosto 2005, n. 162 e dall’art. 2, D.L. 8 febbraio 2007, n. 8, come modificato dalla relativa legge di conversione dispone altresì: “Il divieto di cui al presente comma può essere, altresì, disposto nei confronti di chi, sulla base di elementi oggettivi, risulta avere tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive o tale da porre in pericolo la sicurezza pubblica in occasione o a causa delle manifestazioni stesse.” Il peculiare potere attribuito al Questore di inibire immediatamente l’accesso ai medesimi luoghi, nei confronti di chi sia risultato coinvolto in episodi in violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive si giustifica per l’esigenza di tutelare prontamente l’ordine pubblico, di garantire il regolare svolgimento delle manifestazioni sportive e di evitare che chi sia risultato coinvolto in un precedente episodio torni a frequentare i luoghi ove esse hanno luogo (cfr. ex multis Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 3532 del 15-06-2006).

“LA VIOLAZIONE DELLA NORMA NON E’ NECESSARIAMENTE COLLEGATA ALLA COLPEVOLEZZA PER UN REATO, MA SOSTIENE UN GIUDIZIO PROGNOSTICO DI PERICOLOSITA’ ”. ANCHE IN CONSIDERAZIONE DEL CARNEVALE, CON PRESENZA DI FAMIGLIE E BAMBINI – Alla luce della ratio della norma e posto che la pericolosità del soggetto richiesta dalla parte dell’’art. 6 applicata “non è necessariamente collegata alla colpevolezza per un reato, ma si ricava da concrete ragioni idonee a sorreggere un giudizio prognostico di pericolosità”, il Tar ha ritenuto che nella fattispecie oggetto di gravame le motivazioni rappresentate “siano idonee a giustificare l’emissione dei provvedimenti amministrativi interdittivi previsti dalla norma, considerato altresì che i tafferugli si sono verificati anche in una giornata particolare per la concomitanza dei festeggiamenti del Carnevale, con folta presenza di visitatori e soprattutto bambini, concomitanza questa rappresentata dal Prefetto nella citata ordinanza con la quale aveva ordinato l’inibizione della trasferta ai tifosi del Barletta nonché la vendita dei biglietti agli stessi per l’incontro di calcio Manfredonia – Barletta del 15 febbraio 2009, in disparte dalle autonome valutazioni di carattere penale che verranno effettuate dal G.O. a seguito del deferimento ai sensi dell’art. 650 c.p.”.

Le altre motivazioni (2-3) sono state ritenute “improcedibili” per sopravvenuto difetto di interesse, a seguito dell’adozione dei provvedimenti del 31 dicembre 2010 di integrazione e parziale modifica dei decreti oggetto di gravame emessi nei confronti dei ricorrenti dalla Questura della Provincia di Foggia, in autotutela, in esecuzione della ordinanza di questa Sezione n. 368 del 10 giugno 2009 di limitato accoglimento ai fini del riesame proprio su tali aspetti. Da qui il ricorso in parte respinto, in riferimento al primo motivo di ricorso, ed in parte dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, in relazione al secondo e terzo motivo di ricorso.

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