21 maggio 2011

MODELLO SERBO

Nasce in Serbia 'la polizia del calcio', corpo speciale per il contrasto alla violenza negli stadi, in allineamento ad una delle condizioni poste in febbraio scorso dal presidente Uefa, Michel Platini, dopo il martedì nero scatenato (10 ottobre 2010) dalla tifoseria serba al Marassi di Genova: Belgrado aveva sei mesi per adeguarsi, pena l'esclusione dalla competizioni internazionali. E la prima verifica 'sul campo' sarà proprio il ritorno nella capitale serba, il sette ottobre prossimo, della partita interrotta a Genova, vinta dall'Italia a tavolino 3:0 contro la nazionale balcanica. Con il capo ultras Ivan Bogdanov ormai al sicuro nelle carceri italiane (ribattezzato 'Il Terribile', deve scontare tre anni), la Serbia schiera "ottanta agenti già addestrati finora" inclusi "20-30 esperti specializzati che saranno impiegati nel nuovo Centro nazionale della polizia del calcio", come ha illustrato a Balkaninsigh, il generale della Polizia serba competente per l'ordine pubblico, Mladen Kuribak. Dall'inizio del mese, inoltre, Belgrado lavora per creare un database di quanti coinvolti in episodi di violenza legata alla sport, anche questa una condizione chiave posta da Uefa. "Ciò consentirà alla polizia serba, così come ai nostri colleghi in Europa, di monitorare gli hooligans a noi noti in vista delle partite cruciali", ha illustrato il generale, Kuribak. Proprio il gap informativo tra istituzioni coinvolte è stato uno dei principali imputati dei fattacci di Genova e, per questo, tema al centro di un recente incontro a Belgrado tra il generale Kuribak e Roberto Massucci, inviato dal capo della Polizia di stato, Antonio Manganelli "per fare il punto sui sistemi di prevenzione della partita di ritorno Serbia-Italia". In quell'occasione, nell'ambito della stretta e lunga cooperazione bilaterale di polizia, da Roma arrivò la disponibilità di inviare - in caso di richiesta serba- poliziotti italiani in affiancamento a Belgrado, durante il match Serbia-Italia, il sette ottobre prossimo.

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