26 maggio 2011

CONTUCCI

(Il Romanista - D.Galli) - «Attendiamo i dati ufficiali del Viminale. Ma senz’altro non c’è stato un boom di presenze allo stadio. E per quanto riguarda la Roma, parlerei sicuramente di un regresso». Avvocato e consigliere di MyRoma, l’azionariato popolare giallorosso, Lorenzo Contucci è anche webmaster di asromaultras.org, uno dei siti più cliccati dalle curve italiane e più in generale dai seguaci di Eupalla, il calcio d’una volta, quello del Subbuteo e del calcio balilla, quello vecchia maniera, quello di 90° minuto e Gianni Brera.
Contucci non è l’autore delle tabelle sulle presenze allo stadio. È semmai l’aedo, l’uomo che tramanda, il cantore della storia romanista. I dati non sono suoi, ma di stadiapostcards.com, un altro sito geniale che raccoglie le presenze dai tabellini dei giornali. Una fonte non ufficiale, quindi. Ma certamente attendibile. Contucci, meno spettatori all’Olimpico. La tessera del tifoso non aiuta. Doveva contribuire a riportare le famiglie allo stadio. Quindi ha fallito. Il calo non potrebbe dipendere anche dallo scarso appeal che offre questo stadio? E perché? L’Olimpico è sempre quello dal 65/66 (era da quella stagione che non si assisteva a un numero così basso di presenze, ndr). Anzi, teoricamente è migliorato. È a cinque stelle, come dice il presidente del Coni, Petrucci. E invece... Invece fa ridere. Ci piove dentro, i servizi sono pessimi e da alcuni posti, fino alla fila 35, non si vede una parte del campo. E questa è una battaglia che presto condurremo con MyRoma. Evidentemente, in Monte Mario sono troppo impegnati a mangiare al catering dei vip per accorgersene. Non solo. Se va nello stadio del Millwall, seconda divisione inglese, c’è un negozio con il materiale del club. Da noi lei trova al massimo un botteghino delle scommesse e uno dove si possono comprare le sigarette.
Sul suo sito lei scrive: “Dal 2010/11 seimila persone seguono la squadra comunque e in qualunque serie; trentamila seguono la squadra all’Olimpico; cinquantamila seguono la squadra quando va molto bene”. Quale criterio ha adottato per ricavare questi dati? Roma andava bene; settantamila, quando andava benissimo. Dopo il 2010, anche quando la squadra gioca contro una grandissima, prenda il Milan, si fanno 48 o 49 mila presenze. Altro che Olimpico esaurito, abbiamo perso 20 mila spettatori secchi. Una tragedia. Colpa della disaffezione. Non verso la Roma, sia chiaro, ma verso lo stadio. La gente s’è stufata. Per prendere il biglietto a mia sorella, devo presentare il suo documento di identità, altrimenti non posso stare accanto a lei all’Olimpico.
Parliamo poi della viabilità. Secondo lei, è normale che sia tutta zona pedonale? Un anziano è costretto a cercare parcheggio, e quando lo trova a farsi un chilometro a piedi. Mentre i giovani devono combattere con la repressione sistematica. Ti viene impedito di portare tutto, dentro lo stadio. In Tevere sono spariti i romanisti, hanno mollato il territorio. Lo sa perché? Perché sono tifosi di mezza età che, dovendo fare i conti con tutti questi problemi, davanti all’alternativa Olimpico o poltrona scelgono la poltrona. Solo i giovanissimi resistono, e infatti la Sud è piena, mentre la Nord è per metà in mano ai turisti.
Cosa può fare la nuova proprietà americana? Potrebbe decidere di non vincolare più l’abbonamento alla sottoscrizione della tessera del tifoso. Perché tanto la maggioranza continuerà a non tesserarsi, e quindi non si potrà abbonare. Risultato: se la Roma dovesse andare male, verrebbero venduti molti meno biglietti. In fondo, l’abbinamento tra tessera e abbonamento non ha un fondamento giuridico. Vero. Però l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive potrebbe legarsela al dito e punire la società.
E come? Voglio proprio vedere se obbligano la Roma a disputare 19 partite a porte chiuse. Altre richieste agli americani? Facciano pressioni sull’Osservatorio, come ha fatto qualche tempo fa Montali, perché si allenti questa persecuzione nei confronti dei tifosi. Non è possibile che ogni volta bisogna chiedere l’autorizzazione alla Questura per uno striscione. Uno va allo stadio, lo mostra e se va bene entra. Poi dovrebbero studiare un piano parcheggi e uno per la viabilità. Per andare all’Olimpico, ora, bisogna superare un percorso a ostacoli. Infine, la questione botteghino. Ne aprano uno allo stadio del nuoto e un altro all’Ostello della Gioventù. Sa quante volte gli stranieri arrivano all’Olimpico, vorrebbero comprare un biglietto e li mandano via? Il primo punto vendita è il Gran Teatro di Tor di Quinto. A oltre 5 chilometri dallo stadio. Assurdo.

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