20 maggio 2011

ADUC

Il mistero, ormai svelato, della tessera del tifoso: chi non ce l'ha non può comprare un abbonamento alla stagione di calcio della propria squadra e non può andare a vedere una partita in trasferta nel settore ospiti, mentre chi ce l'ha può comprare l'abbonamento, andare in trasferta nel settore ospiti e non è soggetto alle restrizioni di accesso allo stadio decise dalle Autorità per motivi di sicurezza pubblica.
L'Aduc torna sulla polemica che si è accesa attorno alla tessera del tifoso: secondo l'Associazione la tessera del tifoso non aggiunge nulla agli strumenti già a disposizione delle forze dell'ordine, anzi può essere fonte di ulteriori pericoli perché se i tifosi della squadra X (che non hanno la tessera) vanno in trasferta e non accedono al settore ospiti, verranno fatti sedere fra i tifosi della squadra avversaria, aumentando quindi esponenzialmente i pericoli per le due tifoserie e per il personale che fa servizio di sicurezza negli stadi. E non si capisce perché al titolare della tessera non si applicano le eventuali restrizioni di accesso allo stadio decise dalle Autorità per motivi di sicurezza pubblica, come se il giudizio di pericolosità fosse automaticamente superato solo perché si è possessori della tessera.
Ma non finisce qui: secondo l'Aduc la tessera del tifoso è illegittima perché limita la libertà dei singoli di acquistare un servizio offerto al pubblico (il biglietto per una partita in trasferta o un abbonamento ad una stagione calcistica) subordinandolo al possesso di una specifica carta bancaria prepagata. E questa limitazione non è prevista dalla legge, ma da una direttiva ministeriale.
Quasi tutte le società di calcio, infatti, (esclusa la Sampdoria e forse poche altre) non consentono ai singoli di sottoscrivere solo la tessera del tifoso, ma obbligano anche alla sottoscrizione di un contratto bancario: la tessera del tifoso si è trasformata - con l'implicito assenso del Ministero dell'Interno che finora non ha fatto nulla per impedire questa prassi - in carta di credito prepagata. Chi vuole la tessera del tifoso è obbligato ad accettare un servizio di carta bancaria prepagata: spesso il rilascio della tessera non si richiede presso la società sportiva, ma è la società stessa che manda i tifosi in banca (non la banca del tifoso, ma quella con cui la società sportiva ha sottoscritto un apposito contratto) a richiederla.
Quindi per essere considerato un tifoso "sicuro" bisogna prima passare dalla banca X e sottoscrivere un contratto per una carta di credito prepagata. In questo modo si costringe il cittadino a fornire ad una banca tutti i propri dati personali, anagrafici e anche dati sensibili giudiziari (bisogna dichiarare se si è destinatari di Daspo, se si hanno precedenti penali o processi in corso).
I numeri di questa operazione sono decisamente alti, si parla di oltre 750.000 tessere e quindi altrettanti contratti bancari; fra i tesserati ci sono minorenni, anche sotto i 14 anni, che solitamente non sono possessori di carte di credito prepagate. "Difficile immaginare che il Ministro dell'Interno Roberto Maroni non sia a conoscenza di questi fatti - scrive l'Aduc - la sua tessera del tifoso è diventata solo un business per le banche, che stipulano centinaia di migliaia di contratti con nuovi clienti anche minorenni e che detengono i dati personali e sensibili giudiziari di altrettante persone".

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