31 maggio 2011

MILITELLO

Matteo Marzotti
Sono gli ultras aretini ad aggiudicarsi il primo premio messo in palio da “Striscia lo striscione”. Questa sera nell’ultima puntata della rubrica curata da Cristiano Militello è andata in onda la speciale classifica riservata ai migliori striscioni che hanno scompagnato la stagione calcistica 2010/2011. Tra i tifosi di Milan, Inter e Juve, sono stati quelli amaranto a spuntarla. In particolar modo è lo striscione della Fossa ad aver sbaragliato la concorrenza. “Speriamo non ci veda Brunetta”, lo striscione esibito in Curva Minghelli nel corso della partita contro la Sestese andata in scena mercoledì 5 gennaio alle 14:30, ha conquistato il primo posto. Un chiaro messaggio contro l’orario delle partite e soprattutto il turno infrasettimanale che non può certo favorire l’afflusso di pubblico allo stadio. Non è la prima volta che Militello seleziona uno striscione amaranto. Nella precedente edizione di “Striscia lo striscione” i tifosi aretini vennero selezionati per la singolare protesta contro il divieto di assistere alla partita in casa del Figline.

ONORE A GREENPEACE

ROMA - Sette attivisti di Greenpeace, tra cui 4 cittadini svizzeri, un tedesco e 2 italiani di età compresa tra i 23 ed i 44 anni, sono stati denunciati e colpiti da Daspo di tre anni, per il blitz messo a segno dagli ambientalisti durante la finale di Coppa Italia, domenica allo stadio Olimpico.
I sette erano stati bloccati a conclusione del match Inter-Palermo. Per uno dei due italiani, che non è residente a Roma, il questore ha adottato anche il foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno nella Capitale per la durata di 3 anni.
CALATO DAL TETTO - Intorno alle 21.30, i sette avevano esposto uno striscione - calandolo dalla copertura superiore della Tribuna Tevere, accessibile solo a personale specializzato - recante la scritta : «Da Milano a Palermo fermiamo il nucleare». A conclusione della gara, dopo aver valutato se ci fossero le condizioni di sicurezza per l'intervento, personale della questura aveva bloccati i sette, accompagnandoli negli uffici di polizia per essere l'identificazione e il foto segnalamento.

Lo striscione esposto durante Inter-Palermo da Greenpeace (Eidon)
Lo striscione esposto durante Inter-Palermo da Greenpeace (Eidon)
SCAVALCAMENTO - Durante i controlli del pre filtraggio da parte della Polizia all'Olimpico, erano stati denunciati per scavalcamento C.L. e V.A. due romani di 19 anni, condannati al Daspo per la durata di un anno. Intanto si indaga anche su un'aggressione denunciata da due tifosi dell'Inter, di cui uno ferito con un'arma da taglio ad una gamba. L'episodio sarebbe avvenuto intorno all'una, in zona Tor di Quinto quando, secondo le prime ricostruzioni della Polizia, i due sarebbero stati avvicinati da un gruppo di palermitani che li avrebbero aggrediti.

REGGINA-ASCOLI

A seguito della rissa verificatasi in occasione dell’incontro di calcio Reggina –Ascoli, disputato allo stadio comunale “O. Granillo” il 21 maggio u.s., il Questore della Provincia di Reggio Calabria  ha emesso due divieti di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive (D.A.SPO.) a carico di due tifosi reggini identificati nell’immediatezza dei fatti: F. S. e M. G. C..
I citati provvedimenti  sono stati irrogati, rispettivamente, per la durata di anni quattro e anni cinque. E’ in corso ulteriore attività investigativa da parte di personale dipendente questa Questura per addivenire alla identificazione degli altri partecipanti alla rissa.
Tutta l’attività è stata coordinata dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura.

SPY

Spycalcio

Tessera  tifoso: il Tar
e il silenzio delle società

Una recente sentenza (n.593) del Tar per la Toscana, sezione seconda, stabilisce che la tessera del tifoso "non arreca un vulnus alle libertà costituzionalmente garantite" perché, per chi vuole seguire la propria squadra in trasferta, "è prevista la possibilità di superare" questo divieto  (di trasferta) munendosi, appunto, della tessera del tifoso. E chi non ha la preziosa tessera? Rischia di stare a casa, e guardarsi la partita in tv. Io resto dell'idea che per "stoppare" quei (pochi) delinquenti che ogni squadra si porta dietro, si poteva e doveva studiare un altro sistema, meno complesso e meno penalizzante per le persone per bene. Ma, adesso, visto che la tessera c'è, e non si vuole tornare indietro (al Viminale c'è soddisfazione perché gli incidenti sono diminuiti in maniera sensibile), bisogna mettere mano in fretta al progetto, migliorandolo dove è possibile e venendo davvero incontro ai tifosi. Basta quindi percorsi ad ostacoli. Ci vuole certezza, e, come detto più volte, massimo impegno da parte dei club. Che sinora si sono (quasi sempre) defilati, e hanno pensato solo all'eventuale business. Va risolta una volta per tutte la questione delle trasferte: riservate solo ai tesserati? Alcune società (vedi Milan e Inter) hanno già iniziato la campagna abbonamenti, per la quale è obbligatoria la tessera: il Viminale deve riunire in fretta i club (e lo farà) per stabilire le linee guida della prossima annata. Una curiosità intanto: per Alessandria-Salernitana e Benevento-Juve Stabia possono acquistare i biglietti per il settore ospiti solo i possessori della tessera del tifoso che risiedono a Salerno e Benevento. Lo hanno deciso l'Osservatorio e il Casms: ma non si era detto che la tessera del tifoso dava il via libera a qualsiasi partita, senza più discriminazioni territoriali?

ROMA-CHIEVO

(ASCA) - Roma, 31 mag - Denuncia e Daspo per un tifoso romanista di 43 anni che ha aggredito due fratelli di nazionalita' austriaca di 25 e 16 anni lo scorso 23 aprile in occasione dell'incontro di calcio giocato all'Olimpico tra la squadra romanista e il Chievo. Poco dopo l'inizio della partita, spiega una nota della Polizia, l'uomo che si trovava in Curva Sud in compagnia di altri quattro amici, tra cui una donna, ha iniziato ad insultare con tono minaccioso i due giovani. Il ''gruppo'' e' poi passato ai fatti, aggredendo con calci e pugni i due ''malcapitati''. E' stato l'immediato intervento dell'altro fratello delle due vittime ad evitare il peggio. I tre si sono quindi allontanati dallo stadio. La sera stessa, dopo essersi recati all'ospedale per le cure del caso, i tre fratelli si sono rivolti al Commissariato Prati, denunciando l'accaduto. Gli agenti della Digos si sono messi al lavoro e, attraverso le descrizioni fornite dalle vittime e l'esame delle riprese dell'impianto di videosorveglianza dello stadio, sono riusciti a risalire ad uno degli autori del pestaggio. L'aggressore, noto agli investigatori, si era reso gia' in passato protagonista di altri episodi di violenza all'interno dello stadio in occasioni di manifestazioni sportive e gia' sottoposto a Daspo.

AUTOGRILL MA CHE POSTO FANTASTICO

Sono stati identificati e rischiano una denuncia per furto e danneggiamento un gruppo di ultrà del Civitavecchia Calcio che domenica scorsa hanno raggiunto Sansovino per seguire da vicino la semifinale tra la formazione di casa ed i nerazzurri valida per la semifinale play off per la promozione in serie D. Sulla strada del ritorno, lungo l'autostrada Firenze-Roma, il gruppo di ultrà che si trovava a bordo di un pullman gran turismo si è fermato ad un autogrill. Alcuni dei ragazzi che facevano parte del gruppo hanno approfittato della confusione per impossessarsi di alcuni oggetti e generi alimentari che erano esposti in vendita all'interno dell'autogrill.
Per loro sfortuna sono stati però ripresi dal circuito delle telecamere interne. Il pullman gran turismo è stato successivamente bloccato da due volanti della Polizia di Stato nei pressi di Orte. I ragazzi sono stati fatti scendere e identificati. Come detto, rischiano una denuncia a piede libero per furto e danneggiamento.

PESCARA

All'indomani delle contestazioni dei tifosi del Pescara - che milita in serie B - verso la politica societaria, in particolare per l'operato del ds Daniele Delli Carri, questa sera l'intero Cda della società biancazzurra, capitanata dal presidente Giuseppe De Cecco, ha rassegnato le dimissioni: nel comunicato diramato dalla dirigenza, si parla di scelta dolorosa, ma inevitabile, alla luce degli ultimi eventi. "Lasciamo - ha detto il patron De Cecco - una società sana: ma la restituiamo nella sua sede, nella giusta sede e non in Tribunale". Il gruppo dirigenziale in carica fino a qualche ora fa, come noto, aveva rilevato la società, dopo il fallimento di due anni fa. Probabilmente domani si terrà una conferenza stampa in cui verranno resi noti i motivi della clamorosa decisione che ha lasciato attonito l'intero staff tecnico biancazzurro convocato proprio domani pomeriggio per il rompete le righe.

MEMORIAL

"Grazie ad una rete di Londi, realizzata nella prima frazione di gioco il Settebagni di mister Alberto Drago vince la finale del memorial "GABRIELE SANDRI" contro i ragazzi della Società Guadaluperos che hanno comunque dato vita ad una partita vibrante ed emozionante.
S´informa inoltre che il 06 Giugno 2011 alle ore 20:45, presso il centro del Salaria Sport Village di Settebagni, ci sarà la finale della Supercoppa "Trofeo Figli di Roma" dove s´incontreranno la vincente del memorial "Gabriele Sandri" e la vincente del memoria "Matteo Bonetti" tra l´Atletico Vescovio e l´Atletico Trieste (campo F.Gianni-31 Maggio ore 20:45)". Lo rende noto in un comunicato l'A.S.D. Settebagni.

30 maggio 2011

boys parma 1977

Comunicato stampa
Caro Ministro Maroni,
                                      
stasera vogliamo cogliere l’occasione di questa partita per scriverLe una lettera aperta, per tirare un po’ le somme di questo primo anno di Tessera del Tifoso.
Se avrà la gentilezza di rispondere punto per punto ai nostri quesiti, noi Le promettiamo di ascoltarLa attentamente.
Non è nostra intenzione “sfruttare” una tale occasione di beneficenza per toglierci dei sassolini dalla scarpa e far valere le nostre ragioni, ma in fondo questo è il nostro amato stadio, il nostro spazio, il nostro habitat. Questa sera siamo presenti anche Noi, come in tutte le iniziative di solidarietà che ci vengono proposte, perché la beneficenza è uno dei nostri punti cardine, così come il sostegno e l’amore indiscusso per la nostra squadra, la funzione sociale del nostro gruppo in città come aggregare negli anni (34!) centinaia di giovani, o collaborare in attività extra stadio come insegnare il tifo ai bambini della nostra Provincia.
Caro Ministro Maroni, questa lettera la scriviamo per chiederLe qualche chiarimento sulla Tessera del Tifoso, strumento a Lei tanto caro.
Volevamo chiederLe: dove sono tutti i vantaggi promessi ai poveri sottoscrittori?
Le corsie preferenziali, gli ingressi senza fila, le zone dedicate negli stadi, lo snellimento nell’acquisto dei biglietti, le agevolazioni con le Ferrovie per seguire la propria squadra, ed infine il mitico “Menù del tifoso” in Autogrill.
L’unica cosa che è stata fatta per la Tessera in questo intero anno è stata una delibera del Garante della Privacy, che ha condannato questo strumento per “comunicazione ingannevole”, smascherando chi dietro alla Tessera (chi?) aveva sapientemente collegato banche interessate ai conti correnti dei sottoscrittori e aziende interessate a profilare le abitudini dei consumatori per proporre prodotti “ad hoc”.
Insomma, delle vere e proprie indagini di mercato, delle abili mosse di marketing che avvantaggeranno le aziende sponsor del progetto, in barba a tutti gli utenti che, in buona fede (e un po’ scioccamente), non sono stati attenti a leggere tutte le clausole prima di firmare.
Un’altra domanda, signor Ministro: ma tutte le famiglie che dovevano affollare gli stadi dopo l’introduzione della Tessera, dove sono?
Perché Noi, presenti in tutta Italia nonostante gli enormi disagi, tutte queste famiglie non le abbiamo certo viste.
Ma soprattutto dove sono tutte quelle migliaia di tifosi che avrebbero dovuto sottoscrivere la Tessera?
In una nazione con milioni di tifosi, Lei ha espresso alla stampa il Suo tripudio per aver sottoscritto 700.000 Tessere, sempre ben attento a non chiarire che oltre la metà sono state regalate dal Milan, e molte altre sottoscritte da non tifosi come prodotto bancario. Se poi la Tessera non fosse stata obbligatoria (così come pubblicizzata) per abbonarsi, quante ne sarebbero state sottoscritte? Poche migliaia, forse, ma per avere la riprova basterebbe provare nella prossima stagione…
Abbiamo visto stadi desolatamente vuoti, di tifosi e di colore, dove la passione è stata uccisa e la gente non si diverte più. Abbiamo visto settori ospiti deserti di tifosi, ma stracolmi di pettorine gialle degli steward, forse gli unici veri “trionfatori” di questa Tessera.
Ministro, abbiamo sentito anche le Sue conferenze, dove si rallegrava per la diminuzione di incidenti tra le tifoserie. Ordine pubblico: togli il pubblico, rimane l’ordine. Infatti doveva forse parlare di chiusure degli stadi, perché l’unico rimedio che ha saputo portare è stato quello di lasciare a casa ogni domenica migliaia di tifosi in tutta Italia, obbligandoli con la forza a non andare allo stadio. E poi ci parla di diminuzione di incidenti? Certo, è come se per prevenire le stragi al volante, si chiudessero tutte le autostrade. Senza dimenticarsi che gli incidenti più “rilevanti” in questa stagione sono avvenuti fra tifoserie “tesserate”, segno che la Tessera non serve come deterrente: non serve e basta.
Il “progetto” Tessera del Tifoso è oggettivamente fallito, e la cosa non si può nascondere per orgoglio personale. Sbagliare è umano Sig. Ministro, perseverare è diabolico.
Dalla parte del tifo,
BOYS PARMA 1977

DE SILVESTRI

Primo week-end di vacanza nella sua Roma per il terzino destro viola Lorenzo De Silvestri, che ha speso le sue prime ore libere da impegni per la neonata Fondazione dedicata all'amico Gabriele Sandri. Dopo aver partecipato all'evento a Piazza di Siena, il 23enne gigliato ha fatto una comparsata presso l'impianto sportivo Ceccacci in via Ventura, sempre a Roma, dove si è svolto un torneo di calcio per società di Promozione e Prima categoria laziale, in memoria dell'ex tifoso laziale ucciso l'11 novembre 2007 scorso.

Calciomercato.com

INCHIESTA

Alessio Lento, Mattia Boscaro, Santa Colella e Matteo Torre
SPECIALE TESSERA TIFOSO / ROMA - Da Bolzano a Cosenza passando per Roma, Calciomercato.it ha viaggiato tra le piazze più calde della tifoseria italiana per fare un bilancio sul debutto stagionale della Tessera del Tifoso. Una raccolta di umori, esperienze, sensazioni di ultras e non dei vari club sui disagi della card introdotta quest'anno dal Ministro Maroni e le (presunte) agevolazioni urlate e garantite dai vari rappresentati del governo.

Lo speciale si dividerà in tre parti. Oggi pubblichiamo la prima puntata che raccoglie l'opinione di Vincenzo, tifoso juventino, Sergio Crocco, storico capo Ultras del Cosenza, di Jacopo, ex capo ultras biancoceleste e due sostenitori del Bari come Ernesto Chibelli e Gianni Maggipinto.

VINCENZO, TIFOSO JUVENTUS DI BOLZANO, TESSERATO - "Sono tifoso della Juventus da quando sono nato, ma stando lontano da Torino ho sempre fatto molti sacrifici per andare a vedere la partita della mia squadra. A parte quella di Verona sono sempre state trasferte organizzate con il gruppo storico che mi hanno permesso di seguire i bianconeri. Ora mi sono tesserato, perchè spesso vado in trasferta, a Verona appunto oppure a Milano, e mi piace seguire la gara con i supporter bianconeri. Dal punto di vista sentimentale la tessera del tifoso ha fatto si che il mio rapporto con la mia squadra si sia rafforzato, sento di aver in qualche modo 'materializzato' la mia fede. Non posso dire di aver visto grandi vantaggi dal punto di vista della sicurezza o agevolazioni in quanto a file o controlli. A livello teorico ci potrebbe essere una maggiore tranquillità sapendo che in caso di scontri i colpevoli possono essere riconosciuti più facilmente, potrebbe essere un primo passo per aumentare la sicurezza, ma a livello pratico non credo sia una soluzione determinante. Credo che i problemi vadano affrontati in altri modi, sopratutto cercando di far rispettare le regole punendo in maniera esemplare chi compie un reato. Culturalmente non stiamo facendo passi in avanti, non reggiamo il confronto con Germania o Inghilterra. Vivo quasi al confine e posso garantire che già in una regione come la mia si respira un'aria diversa da questo punto di vista".

SERGIO CROCCO, STORICO CAPO ULTRAS DEL COSENZA, NON TESSERATO - "La Tdt è una indegna e populistica 'boiata' che serviva solo alla sete di qualunquismo e di manganelli che questo ministro ha da sempre. Se andrebbe eliminata? Certo che si. Ma vorrei aggiungerti una cosa, forse non 'popolare', ma di certo vera. Gli ultras del Cosenza calcio sono, insieme a poche altre curve italiane, quelli che hanno veramente il diritto di protestare verso la Tdt. Perchè noi, a differenza dell'80% degli ultras italiani, disprezziamo ogni giorno, e non soltanto la domenica, il ministro Maroni. Non stiamo, da lunedi a sabato, a chiedergli tolleranza zero e più repressione verso i Rom, verso gli extracomunitari o verso altre categorie sociali più deboli di noi, per poi pretendere l'impunità la domenica. Chi chiede repressione a Maroni ha contribuito a creare un clima 'securitario' che poi ha colpito anche gli ultras. In ogni caso la Tdt andrebbe annullata immediatamente. Non ha portato alcun vantaggio perchè se è vero che gli incidenti sono diminuiti, è anche vero che la gente allo stadio non ci va più. E' come chiudere tutte le strade d'Italia e poi vantarsi che non ci sono morti sulle strade".

ERNESTO CHIBELLI, TIFOSO DEL BARI DA 10 ANNI, TESSERATO - "Ritengo che un bravo tifoso debba essere prima di tutto un bravo sportivo. Sulla base di questa personale teoria non ho indugiato un secondo nel sottoscrivere la tessera del tifoso fiducioso che questo strumento potesse dare inizio ad un nuovo ciclo nella mentalità fuori e dentro lo stadio. Questo nuovo ciclo non ha avuto inizio e molte delle regole sono state disattese. Come ad esempio, spesso i tifosi ospiti qui a Bari, tesserati e non, sono stati messi nello stesso settore. Cosa mi aspetto nei prossimi anni? Il calcio come tutti gli sport sono motivo di aggregazione, dove la fede può dividere ma la passione unisce. Sarebbe bello vedere tifosi avversari nella propria curva, fatto anomalo al giorno d'oggi ma che potrebbe divenire normalità un domani. Ricordo la partita Italia-Spagna, Europei 2008, a Vienna, miscuglio di tifoserie con un unico obiettivo; vivere quel sogno nel rispetto di tutto. Un'emozione unica. Questo è quello che desidero qui a Bari ed in tutti i campi nazionali ed europei e non solo negli stadi delle squadre gemellate. In ogni modo da tesserato mi sento un tifoso libero a differenza di coloro che vedono la tessera come una restrizione della libertà di esercitare il loro credo".

GIANNI MAGGIPINTO, TIFOSO BARI, NON TESSERATO - "Ho deciso di non tesserarmi in quanto ritengo che la Tdt sia solo uno dei tanti mezzi per allontanare la gente dagli stadi, aumentando così il numero degli abbonati alle pay-tv. La mia domanda da rivolgere al Ministro Maroni sarebbe questa: "Che differenza c'è tra il biglietto nominale e la Tdt?", praticamente nulla. Entrambe nominative, quindi identiche sotto alcuni punti di vista, ma in realtà dietro la tessera si celano interessi che vanno al di là della così tanto paventata 'sicurezza' negli stadi. Dati alla mano dimostrano che l'introduzione della tessera non ha fatto altro che diminuire il numero delle presenze negli stadi, allontanando così ciò che è rimasto di pulito (i tifosi, ultras e non) in un calcio dove i valori faticano ad essere ancora presenti. Durante questa stagione è capitato anche di andare in trasferta (FIRENZE) e nonostante fossimo in possesso di un biglietto di maratona laterale, siamo stati messi tutti (tesserati e non) nel settore ospiti, seppur divisi dal nei due formaggini presenti nel settore ospiti dello stadio di Firenze. A Bari si è deciso di non tesserarsi, e la linea è stata seguita dalla maggior parte dei tifosi che seguono la squadra, infatti rispetto allo scorso anno non sono stati rinnovati circa 5000 abbonamenti, il che fa riflettere, se si considerano i risultati della squadra nella passata stagione".

JACOPO, EX ULTRAS LAZIO, NON TESSERATO - "Per me la Tessera del tifoso non è uno strumento di 'fidelizzazione', non crea un legame stretto tra club e tifoso. Potrebbe funzionare, ma alcuni aspetti sono sbagliati: vieta a chiunque sia stato processato, anche se prosciolto, di fare richiesta per la Tessera. Basta esporre uno striscione non autorizzato per avere il Daspo e perdere l'accesso alla Tessera. Una persona che compie reato e sconta la sua pena, invece, può diventare parlamentare: c'è qualcosa che non quadra.
Se le banche sono 'aiutate' dalla Tessera? E' vero in parte. Può essere usata come carta ricaricabile, ha un aspetto bancario, ma non tutte le società si sono impegnate nell'adottarla come tale. L'osservatorio dice che gli incidenti sono diminuiti con l'avvento della Tessera, ma è falso: molte partite sono vietate ai tifosi ospiti, e questo la rende inutile, perché i tifosi vanno allo stadio con o senza Tessera. Rispetto alle stagioni passate, poi, è cambiato poco o nulla: già da prima le trasferte potevano essere vietate, ed il settore ospiti poteva essere chiuso. Quest'anno, ad esempio, durante Lazio-Napoli tutti i tifosi azzurri stavano in Tribuna Monte Mario: così persone che vanno allo stadio per vedere la partita si sono ritrovate a due seggiolini di distanza dai tifosi ospiti, senza protezioni. E' normale che ne scaturiscano battibecchi e tafferugli".

PER PALOMBO

(ANSA) - GENOVA, 30 MAG - Nuove scritte sono comparse oggi al centro sportivo della Sampdoria 'Gloriano Mugnaini'. Stamani e' stata trovata la scritta 'Palombo non si tocca', in riferimento all'ipotesi di cessione del capitano blucerchiato nell'ambito della 'rifondazione della squadra' genovese. Il presidente Riccardo Garrone non ha voluto commentare limitandosi a sottolineare che, per la Sampdoria, 'c'e' un progetto in atto'.

INTER-PALERMO

Due giovani tifosi dell'Inter sono stati aggrediti da un gruppo di tifosi del Palermo la notte scorsa verso l'una in viale Tor di Quinto, a Roma, dopo la finale di Coppa Italia Inter-Palermo. Uno dei due è stato anche accoltellato, ferito alla coscia e al braccio. Soccorso è stato portato in ospedale e non è grave. Indaga la polizia.

I SOLDI NON PUZZANO

Juve-Napoli, ultima  sciagurata partita dello sciaguratissimo Campionato della Juve. A fine gara molti ragazzi superano le barriere tra la Sud e il campo, qualche steward viene legittimamente preso a schiaffi, la Digos impazzita rincorre la gente per il prato, giocatori fischiati e insultati. Nessuno ne parla, Sky nasconde la notizia tra le cosce della D'Amico, i giornali tacciono, solo sul web fa capolino la notizia, poi niente. 
Ieri va in scena lo stesso copione, questa volta gli Unni calano dalla Maratona granata e subito tutti i giornali e le tv ne parlano con gran clamore.
Dove sta la differenza? Presto detto : la prima della Juve l'anno prossimo sarà nel nuovo stadio-supermarket, sotto i riflettori di Sky-fo e degli scribacchini di Marchionne, la prima del Toro no. Il vecchio Comunale si può squalificare, il nuovo Supermercato del calcio moderno alla Continassa invece no. I soldi non puzzano.
Vincenzo

ALESSIO E RICCARDO NEL CUORE

Fonte: Juventus.com
Due giorni all’insegna dello sport più puro e del ricordo di Alee Ricky: a Castelfiorentino, durante il weekend, è andata in scena la quinta edizione del Memorial Alessio e Riccardo, che ha visto la partecipazione di ben dieci squadre, della categoria Allievi classe ‘95, tra cui la Juventus. Proprio ai bianconeri è andata la vittoria finale, grazie al successo ai rigori contro il Genoa, ma il risultato che più conta è quello ottenuto al botteghino: il ricavato della manifestazione infatti andrà a sostenere la piccola Letizia di Poggibonsi, una bimba affetta da Encefalopatia Distonico Epilettica. Non solo: i fondi serviranno anche a dare aiuto a 95 bambini della Missione Mereek, in India, provvedendo a garantirne l'istruzione, le cure mediche, le vaccinazioni ed il personale di sostegno per i bimbi disabili dell'ospedale di Krishnagair.

MODELLO SPAGNOLO

BARCELLONA - Nottata di guerriglia urbana quella appena finita a Barcellona. In piazza sono scesi i tifosi della squadra di calcio per festeggiare la vittoria della Champions League per 3-1 contro i Manchester United. Gli ultras sono entrati in contatto con le forze dell'ordine, i mossos d'esquadra, in assetto anti sommossa ed è scoppiato il caos. Almeno 90 i feriti, alcuni ricoverati in gravi condizioni negli ospedali della città. A evitare il peggio, la marea umana degli indignados che dopo le cariche dell'altro giorno non hanno lasciato Plaza de Catalunya, loro quartier generale. Con dei cartelli con sopra scritto No alla Violenza i ragazzi della rivoluzione spagnola hanno fatto muro davanti ai tifosi che quindi non sono riusciti a entrare nella piazza. Un evento che probabilmente ha permesso che il bilancio della notte di guerriglia non si aggravasse ulteriormente.

29 maggio 2011

TORINO-PADOVA

Turbolento fine gara a Torino per la sfida playoff vinta dai biancoscudati per 2 a 0. Un tifoso del Padova è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Altri due tifosi veneti sono stati denunciati perchè trovati in possesso di materiale esplodente mentre uno del Torino è stato deferito per invasione di campo. Al termine della partita infatti c’era molta tensione sugli spalti, in particolar modo sulla curva Maratona dove i tifosi minacciavano dalla metà del secondo tempo l’invasione per contestare la squadra.
Un centinaio di supporter granata ha superato le recinzioni ed invaso il campo, per insultare e contestare Rolando Bianchi, che era uscito dallo spogliatoio per salutare i tifosi: l’attaccante del Torino è stato dentro dalle forze dell’ordine.
Sempre a fine partita le forze la polizia hanno lanciato due lacrimogeni contro gli ultra’ del Padova che stavano ostacolando l’uscita degli spettatori. Nell’arrestare l’ultra padovano due agenti del reparto mobile sono rimasti leggermente feriti.

TRAGEDIA

TORINO, 29 maggio - Niente da fare. Il Toro perde in casa 2-0 col Padova ed è condannato ad un altro anno di B. Lo spareggio playoff viene deciso dai gol, uno per tempo, di Cuffa e De Paula. Al termine della partita esplode la rabbia dei tifosi: contestati società, giocatori e allenatore.

LA PARTTITA
- Ci prova subito Sgrigna dopo pochi minuti, ma il suo tiro a giro finisce a lato. Al 27' Torino vicinissimo al vantaggio: Bianchi tocca di testa a centro area, Cesar devia verso la propria porta, Cano in qualche modo respinge. Al 34' è De Feudis ad andare vicino al vantaggio con una bordata di destro da limite dell'area, ma il portiere respinge. Poi è la volta di Bianchi che prova il pallonetto di testa, ma un difensore salva sulla linea. La beffa arriva al 42': corner dalla destra, Ogbonna salta a vuoto, Robinho esce male e Cuffa deposita in rete di testa. Nella ripresa i granata entrano in campo con grinta ma anche con meno idee. Al 12' Ardemagni segna, ma il gol viene annullato per fuorigioco. Bianchi va ad un passo dal pareggio al 27': a porta vuota di testa colpisce il palo. Sei minuti più tardi l'occasione buona capita sui piedi di Ogbonna ma il difensore è lento nel concludere e la chance sfuma. Al 35' sfumano le ultime speranze: De Paula semina Ogbonna, vola in contropiede e con un piatto sinistro beffa Rubinho. Il Torino perde, il Padova vola ai playoff (già qualificate Novara, Varese e Reggina).

LE ALTRE: ASCOLI SALVO
- L'Ascoli batte 3-0 la Triestina ed evita i playout. Sconfitta senza conseguenze per il Siena contro l'Albinoleffe. Pareggio per 1-1 tra Grosseto e Atalanta. La Reggina lascia il quinto posto al Padova a causa della sconfitta per 3-2 col Sassuolo. Vincono anche Cittadella e Varese. Albinoleffe e PIacenza si giocheranno i playout per restare in serie B.

ULTRAS GRANATA INVADONO, CONTESTATO BIANCHI - Dopo il fischio finale e la sconfitta casalinga che estromette il Torino dai playoff della serie B, un centinaio di tifosi granata della curva Maratona ha superato le recinzioni ed invaso il campo, fermato dal servizio d'ordine dietro i cartelloni pubblicitari a bordo campo. Contestato il bomber Rolando Bianchi che era uscito dagli spogliatoi per salutare i tifosi. Gli ultras granata l'hanno apostrofato e l'attaccante del Torino è stato riaccompagnato negli spogliatoi.

CONTESTAZIONE ANCHE FUORI DALLO STADIO - La contestazione dei tifosi granata è proseguita, con un incessante sequenza di cori e insulti contro il patron Urbano Cairo e i giocatori, fuori dall'Olimpico di Torino dove, a due ore dalla fine della partita, ci sono ancora circa 200 persone. I giocatori hanno lasciato lo stadio alla spicciolata, mentre Cairo era andato via subito dopo il raddoppio del Padova che aveva affossato le residue speranze di rimonta del Torino. Alla conferenza stampa si sono presentati solo il ds Gianluca Petrachi e l'attaccante Rolando Bianchi, visibilmente turbato. Lo stesso Bianchi aveva cercato un confronto con gli ultras, vicino alla curva, subito dopo la fine della partita, ma era stato costretto a ripiegare dall'invasione di campo di alcune decine di tifosi che hanno preso a calci, distruggendoli, i cartelloni pubblicitari.

CAIRO NON PARLA. PETRACHI: BIANCHI E OGBONNA VERSO L'ADDIO - «Era giusto chiedere scusa ai tifosi perchè abbiamo fallito - sospira Bianchi con la voce rotta in conferenza stampa -. La colpa è di tutti, io per primo sono colpevole di aver fallito un traguardo importante. È stata un'annata particolare, abbiamo perso tanti punti per strada». Gianluca Petrachi è l'unico altro granata a parlare (il patron Cairo non fa dichiarazioni, «parlerò - dice - tra 2-3 giorni»). «Bisogna ripartire di slancio - afferma il ds - Ma anche capire cosa farà il presidente Cairo: ha messo in vendita la società ma in due mesi e mezzo nessuno ha presentato offerte. Certo è che il Toro non chiude, va avanti, deve andare avanti. Ma il 'tutti contro tutti' che ci ha penalizzato durante la stagione non aiuta. Si ripartirà con obiettivi importanti cercando di fare una squadra capace di vincere immediatamente». Sarà un'altra rivoluzione: dovrebbe cambiare l'allenatore (Lerda oggi ha lasciato lo stadio senza parlare), cambieranno tanti giocatori, la metà infatti è in prestito. «Bianchi? Sarà difficile trattenerlo, ha tante offerte valuteremo - dice Petrachi - lo stesso vale per Ogbonna».

PER LA SAMP


Genova - Ieri gli Ultras Tito Cucchiaroni, tramite il loro sito internet, hanno voluto tracciare il bilancio di questa stagione travagliata con la Samp che è passata dai preliminari di Champions alla serie B e contrassegnata dall'introduzione della tessera del Tifoso voluta dal Ministro dell'Interno Roberto Maroni.
I tifosi hanno anche lanciato un appello per la stagione che verra': "Siamo sicuri di partire fin dal ritiro di Moena, a luglio, con la solita voglia di non mollare, anzi di andare dritti per la nostra strada senza paura del campionato che andremo ad affrontare e delle difficolta' che si presenteranno, pronti a riportare la nostra amata Samp nella categoria che le compete e che ancora di più' compete a noi stessi."

VIOLENTI IN DIVISA

di Maria Rosaria Iovinella

Di Stato si muore, quando il diritto di intervento sfocia in delirio di onnipotenza. O quando, in maniera poco critica, ci si limita ad applicare la legge Reale datata 1975, una norma varata durante l’emergenza terrorismo che ha progressivamente ampliato la discrezionalità nell’uso della forza fisica, delle armi e del ricorso alla perquisizione personale da parte delle forze di polizia.
NELLA LISTA NERA PER GLI OMICIDI DI POLIZIA. Da anni l’Italia figura nella black list di Amnesty International per maltrattamenti e omicidi causati dalle forze dell’ordine, ritardi nelle inchieste, mancata ratifica della Convenzione delle Nazioni unite contro la tortura. I casi di Stefano Cucchi, Gabriele Sandri, Federico Aldrovandi rappresentano l’espressione massima delle distorsioni nei rapporti tra cittadini e operatori di pubblica sicurezza. Un’alterazione che il saggio di Tommaso Della Longa e Alessia Lai, Quando lo Stato uccide, edito da Castelvecchi (256 pagine, 16 euro), analizza alla luce dei grandi episodi che hanno costellato le cronache degli ultimi anni.
Ma anche e soprattutto con storie dimenticate, spesso di provincia, che non hanno l’impatto mediatico delle altre, ma ne condividono la genesi: l’abuso di potere e la violenza.

Un'inchiesta giornalistica con contraddittorio

Della Longa, giornalista e portavoce del Commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca, collabora con Il Riformista, Il Secolo d’Italia e altre testate nazionali. Lai è caposervizio esteri a Rinascita e collabora con La voce del Ribelle. Entrambi hanno impiegato un anno per scrivere un’inchiesta che ha i toni della denuncia, ma non quelli del puro j’accuse, avendo anche concesso il contraddittorio a chi ne aveva il diritto, ovvero i sindacati di categoria delle forze di polizia.
Il pregio maggiore del loro libro non è inanellare episodi a supporto di una tesi, ma suggerire il quadro complessivo in cui si generano tali delitti, le deficienze di sistema e le insensatezze di metodo.
Limiti di fatto che non assolvono gli agenti in caso di errore, ma che rappresentano un problema strutturale di cui la stessa categoria, in alcuni passaggi, è vittima.
ALLA RICERCA DI UN NUOVO ORDINE PUBBLICO. C’è bisogno di ripensare il modo di vivere la divisa, rapportarsi con il cittadino, gestire l’ordine pubblico, e maturare un’attitudine «culturalmente» diversa.
In tal senso, i fatti di Genova nel 2001, il famigerato G8 della morte di Carlo Giuliani, hanno rappresentato un chiaro punto di non ritorno. Non solo per la gravità degli eventi, ma anche per il loro spiccato carattere pubblico, cioè esposto al giudizio degli italiani e del mondo.
Davanti a quella catastrofe, anche l’omertà e lo «spirito di corpo» non sono più bastati a celare le colpe evidenti, con le annesse responsabilità. Tuttavia, «il problema della mancanza di forme di identificazione dei singoli agenti durante le operazioni di ordine pubblico e l’assenza di organismi indipendenti di monitoraggio», come recita il rapporto 2008 di Amnesty, evidenzia le contraddizioni di un Paese dove permane un'eccessiva impunità, soprattutto ai livelli alti delle gerarchie, che giocano contro il cambiamento.

La necessità di una svolta nelle forze di polizia

La svolta dovrebbe partire dai fondamentali: formazione professionale in aggiornamento continuo, che in Italia è spesso minacciata dai tagli; doverosa conoscenza dei contesti in cui si opera; adeguatezza di armi e equipaggiamento e monitoraggio dello stato psichico dei poliziotti.
In Italia si suicidano, in media, oltre 10 carabinieri all’anno. È quanto ha affermato nel libro Antonio Savino, presidente dell’Unione nazionale arma carabinieri. Ma soprattutto c’è bisogno di punire chi sbaglia, senza concedere tregua verso gli atteggiamenti recidivi.
É lecito chiedersi, leggendo il libro, perché il cittadino, che pure a volte sbaglia, debba pagare con la vita per dinamiche su cui non può affatto incidere, ma solo subire. Si va dalle armi in dotazione all’uso legittimo della forza, che però talvolta si «protrae nel tempo con modalità contrarie alle legge».
DA ALBANESE A CASTELLANO: IL COLPO ACCIDENTALE. Nel libro sono numerosi gli episodi di violenza. Come quello di Nunzio Albanese, sospettato di far parte di una banda che rubava camion, nel 2000 fu ucciso da un colpo sparato accidentalmente dal brigadiere Luca Buso, assolto poi nel 2003.
Il colpo che parte in maniera accidentale torna varie volte nelle storie narrate, quasi come una maledizione fatale e inevitabile. Ma quell'episodio fu molto particolare. La colpa, secondo il presidente del tribunale, Sergio Trentanovi, fu dell’arma, una Beretta M12s, una pistola «con caratteristiche di un’arma da guerra» che, a leggere la sentenza, può essere attivata «accidentalmente spostando il braccio e facendo retrocedere l’asta».
La vicenda di Mario Castellano, risalente al 2000, non è da meno: morì a 17 anni, incensurato, per mano del poliziotto Tommaso Leone, condannato a 10 anni di reclusione nel 2009.
Leone nel 1996 aveva già ucciso una persona disarmata ed era stato accusato inizialmente di omicidio volontario, imputazione poi derubricata in eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi. La sua posizione fu archiviata. Ma forse, dopo questo caso, Leone non era la persona più idonea per compiere servizio sulle strade.

Dal caso Rasman a quello di Cisse

I casi di Riccardo Rasman e Mohamed Khaira Cisse sono ancora più desolanti. Entrambi furono uccisi in casa propria. Rasman era psicolabile e morì a Trieste nel 2006 per un’asfissia posturale, ovvero per la pressione esercitata dagli agenti sul suo corpo, mentre era già riverso a terra.
Cisse, invece, fu ucciso nel 2003 in provincia di Napoli, da due colpi di mitraglietta. Ironia della sorte, l’intervento dei carabinieri era stato richiesto proprio dalla famiglia di Cisse, anoressico e depresso, perché l'uomo rifiutava il cibo e si trovava in uno stato di prostrazione.
Al netto delle responsabilità, che nel caso di Rasman attendono di essere accertate con l’ultimo grado di giudizio, ci si chiede perché privati cittadini, che dovrebbero essere protetti e tutelati, con l’intervento degli agenti diventino corpi freddi, materia da faldone giudiziario.
LA DISTINZIONE TRA SINGOLI E GRUPPO. I casi, tristemente celebri, di Aldrovandi, Sandri, Cucchi e Giuliani occupano la seconda parte dell’inchiesta e sono accompagnati da interviste ai familiari delle vittime. Spicca, pur nella richiesta del riconoscimento delle colpe e nel desiderio di giustizia, la capacità degli intervistati di distinguere tra le responsabilità dei singoli e quelle dell’intero corpo.
Emerge anche una sostanziale ammissione di fiducia, non affatto scontata, nell’operato di istituzioni e forze dell’ordine, malgrado il torto ricevuto.
LA MANCATA INTRODUZIONE DEL REATO DI TORTURA. Salvare la credibilità del sistema però è ancora possibile, a patto di correggere le incoerenze abnormi. Fra tutte spicca la mancata ratifica della Convenzione delle Nazioni unite, in materia di tortura. Pur avendola firmata, nel 1988, l’Italia si rifiuta di introdurre il reato nell'ordinamento giuridico.
Ecco perché episodi come quelli della caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001, sono finiti in prescrizione nonostante siano gli stessi pubblici ministeri a parlare di «trattamenti inumani e degradanti», chiamando in causa la Corte europea dei diritti dell’uomo.
Tra le anomalie, figura anche l’uso degli strumenti di dissuasione come i gas lacrimogeni, fra cui spicca il «Cs», ovvero l’orto-clorobenziliden-malononitrile. Schedato come arma chimica in una relazione del ministero della Salute risalente al 2000, è tollerato però per riportare l’ordine pubblico nelle manifestazioni, in accordo con la Convenzione di Parigi, siglata nel 1993 da 174 Paesi.

CALCIO FLOP

di Antonio Boellis
L'isola che non c'è. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni, il fautore della Tessera del Tifoso, continua a raccontarci una marea di balle.
Come se centinaia di miglia di tifosi italiani fossero idioti e senza cervello. E il bello è che le intenzioni sono ancora più disastrose, perché dal prossimo anno il ministro vuole diffondere la Tessera del Tifoso anche alle altre discipline sportive. Come se l'esperienza del calcio avesse portato a dei successi memorabili. In realtà l'unico risultato ottenuto è la diminuzione degli scontri negli stadi, un trend che, comunque, aveva registrato un netto miglioramento anche negli anni precedenti l'introduzione della Tessera.
Detto questo è bene approfondire i dati della serie A nella stagione 2010-11, quella appena conclusa, per rendersi conto che il calcio continua ad essere vittima dell'incapacità organizzativa e gestionale di politici e presidenti col portafoglio stracolmo di banconote, ma privi di idee innovative.
Nelle 19 partite giocate dal Parma allo stadio Tardini, si registra un'affluenza totale di 275.951 spettatori. La media è di 14.524 spettatori a partita. L'apice è stato raggiunto nella sfida contro il Milan (19.615), il punto più basso con il Lecce (11.959), ma era un mercoledì sera. Numeri che valgono il 15esimo posto nella speciale classifica degli spettatori in serie A.
Nella stagione precedente (2009-10) il Parma fece registrare un'affluenza superiore: 324.157 spettatori, con una media di 17.061 a partita. Confrontando le ultime due stagioni, dunque, il saldo è negativo: -48.206. Nel 2008-09 i numeri furono ancora più bassi, ma si trattava di serie B: 216.314 spettatori in 21 partite giocate al Tardini, con un'affluenza media di 10.301.  La situazione è in netto peggioramento in tutta la serie A e B, qualche timido segnale di ripresa arriva dalla Prima Divisione.
La fonte di questi dati è il sito “stadiopostcards”, da anni specializzato nel monitoraggio dell'affluenza negli stadi italiani. Quelli del ministero, invece, verranno pubblicati nei prossimi giorni e quasi certamente saranno diversi, come accade ogni anno; altrimenti Maroni non potrebbe sventolare all'Italia intera i suoi “successi” nel mondo del calcio. 
La Tessera del Tifoso è senza dubbio uno dei principali motivi della disaffezione dei tifosi, parmigiani e non, unita al dilagare delle tv a pagamento che obbligano la Lega Calcio e le società, in cambio di ingenti somme di denaro, a giocare in giorni e orari assurdi. Senza tralasciare un altro aspetto, gli stadi obsoleti. Molti dei quali, come il Tardini, con una copertura parziale degli spalti, senza adeguati parcheggi e con biglietti a prezzi esorbitanti. Brutture che peggiorano con il passare degli anni, senza che nessuno riesca a invertire il trend. Una gabbia apparentemente senza via d'uscita.  Ma il ministro Maroni parla di grande successo.
Se poi proviamo ad uscire fuori dal nostro orticello e guardiamo gli altri paesi europei che masticano calcio, la situazione italiana diventa ancora più allarmante: solo 61% il tasso di riempimento degli stadi nostrani (serie A), contro il 92% di quelli inglesi, l'88% per i tedeschi, il 73% degli spagnoli e il 69% dei francesi. Il tasso di crescita dei ricavi da stadio è stato dello 0,3% dal '98 a oggi. Quanto agli impianti, in serie A l'età media degli impianti è di 69 anni, mentre in serie B è di 47 anni.
Si potrebbero aggiunger altri numeri, quasi tutti negativi, ma sarebbe come infierire contro un malato terminale. La verità è che il calcio italiano è un'impresa anomala, che sta in piedi grazie all'introduzione di denaro fresco da parte di presidenti appassionati, come Tommaso Ghirardi. Ma questo sistema non potrà durare a lungo. La legge sui nuovi stadi è in naftalina, sebbene la costruzione di nuovi impianti (o ammodernamento di quelli esistenti) sia l'unica strada percorribile, insieme ad una necessaria quanto obbligatoria diminuzione dei costi legati agli stipendi dei giocatori. Questo calcio non è più sostenibile, così come la Tessera del Tifoso che ha allontanato ulteriormente i tifosi dagli stadi.

FINCHE' VIVRO' ODIERO' GLI INGLESI DI MERDA

28 maggio 2011

FANO ALMA JUVENTUS

Fano (Pesaro Urbino), 28 maggio 2011 - Erano un centinaio gli ultrà del Fano Alma Juventus che hanno sfilato questa mattina lungo le vie del centro di Fano per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla difficile situazione della squadra di calcio professionistico, alle prese con una crisi societaria che si trascina da tempo. La manifestazione, organizzata dai Panthers, ha causato qualche inevitabile rallentamento del traffico, ma non ci sono stati incidenti.

Il corteo è partito dallo stadio Mancini e si è diretto verso il centro città, scortato da polizia e carabinieri. Gli ultrà, vestiti con maglie granata, e supportati da bandiere e striscioni, passando lungo viale Gramsci hanno lanciato alcuni fumogeni.

La manifestazione si è conclusa un’ora dopo davanti all’ingresso del Municipio, dove i tifosi hanno appeso uno striscione lungo cinque metri, con la scritta ‘La nostra passione non deve morire’.

FRANCESCO PER SEMPRE

Dal 28 Maggio al 4 Giugno tornerà a disputarsi fra le storiche mura dello Stadio Comunale di Teramo il torneo di calcetto "FRANCESCO PER SEMPRE", giunto quest'anno alla sua ottava edizione. L'evento commemorativo, appuntamento di incontro e sport fortemente voluto dall'intera scuderia dei tifosi teramani, ricorda il compianto membro della curva Francesco De Iuliis, studente al Dams di Roma, scomparso giovanissimo, proprio nella Capitale, il 12 Novembre 2003 in circostanze mai del tutto chiarite. Un fatto mai dimenticato dai tanti parenti e amici che gli hanno sempre voluto bene e che sin da subito hanno voluto dedicargli un torneo di calcetto, diventato negli anni un atteso appuntamento di aggregazione e goliardia ultras, ma non solo.
Saranno 16 le squadre a contendersi il trofeo. Ad accompagnare la lunga maratona sportiva anche momenti dedicati ai bambini, alle rappresentazioni artistiche dei writers, alla musica dal vivo. Il gran finale del torneo, infatti, vedrà indiscussi protagonisti gli "STATUTO", storica band torinese che negli anni è diventata un riferimento per i mods di tutt'Italia e che pesca nella tradizione musicale ska da decenni. Qualcuno si ricorderà anche una loro partecipazione a un Festival di Sanremo dei primi anni del 90 con il brano "Abbiamo vinto il Festival di Sanremo".
Vincenzo De Cesaris

IL RICORDO

ROMA - Con un tocco sul touchscreen di un tablet la mamma di Gabriele ha dato il via al sito ufficiale della fondazione (www.fondazionegabriele sandri. it). E’ stato il momento più toccante della presentazione della “Fondazione Gabriele Sandri”, organizzazione no profit nata nel ricordo del giovane tifoso biancoceleste ucciso nel novembre 2007. Il movimento, che nel tempo darà vita a quante più iniziative socioculturali possibili, è nato ieri, quando nel villaggio del concorso ippico di Piazza di Siena è stato idealmente tagliato il nastro.
«Per far continuare a vivere il sorriso di “Gabbo”, perché la memoria sia sempre preservata e perché tragedie simili non debbano più accadere» : è questo il messaggio che la famiglia Sandri vuole continuare a diffondere. Poi la lotta a qualsiasi forma di violenza: le istituzioni, politiche e sportive, Figc e Roma Capitale, hanno aderito appieno. La sede, Piazza della Libertà, è la stessa dove nacque la Lazio. Sono stati presentati il Consiglio di Amministrazione e il Comitato Consultivo: nei quadri anche i figli di Luciano Re Cecconi e Agostino Di Bartolomei.
PARTECIPAZIONE - Presenti il Delegato allo Sport di Roma Capitale, Alessandro Cochi, lo scrittore Maurizio Martucci, il laziale Guglielmo Stendardo, una rappresentanza dei dj, musicisti di cui faceva parte proprio Gabbo, e della Figc. «La Federcalcio - comunica Abete - ha scelto di far parte della fondazione per offrire il proprio contributo a tenere vivo il ricordo di un giovane tifoso la cui tragedia ha suscitato profonda emozione in tutto il mondo del calcio». E poi il Sindaco Alemanno: «Rivendicazione di giustizia e verità motivi fondamentali. E poi Gabriele era portatore di serenità e lealtà». Infine ecco il messaggio di Veltroni, amico che la famiglia Sandri continua a ringraziare per l’impegno e perché nei giorni successivi alla tragedia fu lui a pensare a un movimento dedicato a Gabriele: «Ho sempre cercato di trasmettere alla città un senso di comunità e l’idea della fondazione nel nome di Gabriele era assolutamente coerente con questa impostazione. Di fronte a certi avvenimenti, all’ingiustizia di una vita che non c’è più, le divisioni politiche non hanno alcun senso».
PROGETTI - Un concorso per dj (Gabriele amava quel lavoro), la creazione di un gruppo di volontari per la donazione del sangue all’ospedale Bambin Gesù, un festival nazionale della cultura del calcio e l’apertura della biblioteca del calcio in Piazza della Libertà (attiva da oggi a Piazza della Libertà, sede della fondazione). Sono questi i primi progetti cui la Fondazione Gabriele Sandri ha dato vita. In corso c’è anche il primo Memorial Gabriele Sandri, torneo di calcio realizzato grazie all’impegno della Vis Aurelia (dove giocava Gabriele) in svolgimento al campo Ceccacci: la finale è in programma lunedì.
Rassegna stampa a cura di Cittaceleste tratta dal Corriere dello Sport

27 maggio 2011

LA LOTTA DI KLAS

BARI - Era riuscito a guarire da un mieloma due anni fa. All’epoca gli ultras del Bari gli dedicarono tanti cori e uno striscione: «Forza Klas, la Nord ti è vicina». Un incubo che Klas Ingesson dovrà ora affrontare per la seconda volta. Piccole avvisaglie a livello fisico gli avevano fatto capire che c'era di nuovo qualcosa che non andava. «Ho sentito una serie di dolori in tutto il corpo, ma non mi sono spaventato come la prima volta» ha raccontato l’ex centrocampista. Per uno abituato a lottare come lui la sfida è appena cominciata. Sul web sono già stati pubblicati decine di messaggi di sostegno nei confronti del gigante buono da parte di tifosi di Bari,Bologna e Lecce (le squadre in cui ha militato in Italia). Le cure sono iniziate e sembra già che qualche risultato positivo si stia vedendo. «Ho tanto sostegno dai tifosi, che magari neanche conosco, ma che vogliono starmi vicini. Devo lottare: non posso mica restare sdraiato sul letto tutto il giorno».
AMARCORD - Il centrocampista svedese, 43 anni ad agosto, entrò da subito nel cuore dei tifosi del Bari per la sua serietà, impegno e correttezza. Nel capoluogo pugliese Ingesson disputò 94 partite in 2 anni realizzando 11 reti. Indimenticabile, nella memoria dei tifosi biancorossi la doppietta con cui stese il Lecce il 5 aprile del ’97 dando avvio alla strepitosa rimonta che portò i galletti in serie A. Vincenzo Matarrese raccontò cosa avvenne nei giorni precedenti il derby: «Uno dei ricordi più belli che ho fu quello di Ingesson che durante una riunione di spogliatoio in un momento difficile per noi invitò la squadra a ricompattarsi e a tirare fuori la grinta. Dimostrò di essere un grande uomo». Proprio il Lecce fu la squadra con cui il gigante buono concluse la carriera nel 2001 (19 presenze e una rete in giallorosso) lasciando anche qui, nonostante il suo passato biancorosso, un ottimo ricordo.
LA SCHEDA - Klas Ingesson ha cominciato la carriera a 18 anni nell’IFK Goteborg dove in 4 anni ha vinto 2 scudetto e 1 Coppa Uefa. In seguito ha militato in Belgio, Olanda e Inghilterra. Nel gennaio del ’96 è stato acquistato dal Bari dove vi rimase per 3 stagioni. Nel luglio del ’98 si trasferì a Bologna. Dopo una parentesi al Marsiglia, in Francia, nel 2000 si trasferì al Lecce, con cui chiuse la carriera all’età di 33 anni. Con la nazionale svedese conta 57 presenze e 13 reti, alcune delle quali ai Mondiali 1990 e 1994, in cui si classificò al terzo posto, e agli Europei 1992.
Francesco Serrone

SILENZIO

GIANLUCA ODDENINO
Nessun incitamento e niente insulti: il silenzio che doveva regnare a Superga il 4 maggio, per l'anniversario del Grande Torino, si è manifestato ieri pomeriggio alla Sisport. Un po' a sorpresa, in verità, visto che il Toro riapriva gli allenamenti appositamente per poter contare sulla spinta calorosa e generosa dei propri tifosi in vista dello spareggio col Padova. Ma evidentemente i 72 giorni consecutivi di lavori a porte chiuse, insieme ad una stagione che ha regalato più dolori che emozioni, hanno raffreddato un popolo che vuole ottenere risposte concrete sul campo e non è più intenzionato a concedere fiducia ad occhi chiusi. Per la partitella in famiglia, contro la Primavera di Asta, ieri pomeriggio si sono presentati in 500 sugli spalti: ragazzini, ultrà in ordine sparso, anziani sostenitori, famiglie con bambini e i tradizionali habitué. Una folla eterogenea che ha accolto l'ingresso in campo della squadra di Lerda senza un applauso o un fischio, ma con un gelido silenzio che significava una cosa sola: ora tocca a voi riconquistarci. Una teoria che trovava applicazione in un piccolo striscione artigianale appeso sulla balconata: «Noi ci crediamo… E voi?». La risposta dovrà arrivare a stretto giro di posta, possibilmente tra tre giorni all'Olimpico.

I giocatori granata sono apparsi un po' spaesati dallo strano clima della Sisport. Abituati agli applausi scroscianti di agosto o alle feroci offese di marzo (dopo la sconfitta casalinga col Livorno), l'indifferenza non se l'aspettavano ed ha lasciato il segno. Solo per i nove gol segnati in partitella da Bianchi e compagni sono partiti gli applausi di rito dalla tribuna: il minimo sindacale e se qualcuno nella società sperava di poter ricreare il clima di cinque anni fa, prima della finale Torino-Mantova, si è sbagliato di grosso. La tifoseria granata si è sentita tradita in questi anni da troppe attese e troppe promesse non mantenute. E mai il confine tra la ripresa della speranza e la fine dei giochi era apparso così labile come in questi giorni: battere il Padova è sia l'obiettivo minimo del Toro che il primo gesto per ricucire con i tifosi. Che in ogni caso riempiranno l'Olimpico per un atto di fede, senza però firmare cambiali in bianco ad una squadra che si è bruciata un'infinità di jolly.

La prevendita procede sempre a ritmo sostenuto: sono già stati venduti 15 mila biglietti sui 20 mila disponibili (ci sono anche 5.236 abbonati e 1.500 tifosi arriveranno da Padova), con curve e distinti praticamente esauriti. Il tutto esaurito, però, profuma di incognita e non nasconde la tregua armata che si è instaurata tra tifosi e squadra. Senza dimenticare Cairo, che nel ballottaggio più duro di sempre punta a riconquistare i tifosi moderati o ancora indecisi grazie ad un Toro protagonista ai playoff. Non arrivarci neanche, quindi, sarebbe la fine di tutto.

BRIANTEO

di Redazione MonzaNews   
Sabato 28 maggio gli ultras della Curva Pieri stanno organizzando una festa allo stadio Brianteo. A breve tutti i dettagli. Prevista la partecipazione di dirigenti e giocatori.

FONDAZIONE SANDRI

Ecco le prime attività: concorso per Dj, donazione sangue al Bambin Gesù, Festival Nazionale della Cultura del Calcio e apertura della Biblioteca del Calcio in Piazza della Libertà.

Presentati oggi alla stampa programmi e progetti della neo-costituita ‘Fondazione Gabriele Sandri’. Grande soddisfazione di famigliari e amici del giovane tragicamente ucciso nel 2007.  Ecco le prime attività, indette nel ricordo di Gabbo:
1) CONCORSO NAZIONALE PER DJ Si chiama ‘For an Angel, friends for Gabbo’, letteralmente ‘Per un Angelo, amici per Gabbo’. E’ il concorso nazionale rivolto a giovani Dj maggiorenni che possono inviare per email ( info@foranangel.it) una loro produzione musicale remix. Una giuria qualificata, composta dai rinomati Dj, decreterà il vincitore che si aggiudicherà la prima edizione del premio “For an Angel” e una fornitura di materiale tecnico, oltre ad aprire l’evento-musicale del 22 Settembre 2011 nel locale SPAZIO 900 - Piazza Guglielmo Marconi 26 - Roma. La manifestazione vedrà coinvolti i più importanti network specializzati in musica da discoteca, riunti nel ricordo di Gabbo. Per informazioni è già on-line il sito web www.foranangel.it

2) GRUPPO VOLONTARI DONATORI SANGUE Il gruppo opera esclusivamente presso l’Ospedale Bambino Gesù, nelle sedi di Roma-Gianicolo e Fiumicino-Palidoro. Per donare il sangue è sufficiente recarsi presso una delle due sedi (Roma 7:30-11:30, domenica e festivi 7:30-11:00; Palidoro 8:30-11:00) chiedendo al momento della registrazione di iscriversi al Gruppo Volontari Donatori Sangue Gabriele Sandri. Per informazioni e dettagli sulla preparazione alla donazione, gruppodonatorigabrielesandri@gmail.com
3) FESTIVAL NAZIONALE DELLA CULTURA DEL CALCIO Una vera e propria kermesse: il Festival Nazionale della Cultura del Calcio, contaminazione culturale che unisce una serie di sezioni monotematiche racchiuse in un unico cartello, all'interno del quale andranno a convivere diverse anime di divulgazione del calcio come prodotto culturale: cinema, letteratura, arte, giochi, incontri-dibattito e concerti per la preservazione della cultura e delle tradizioni del gioco del calcio e della passione dei suoi tifosi. L’evento si terrà alla fine del 2011 allo Stadio Flaminio di Roma.
4) BIBLIOTECA DEL CALCIO Da domani Sabato 28 Maggio 2011 nella sede della ‘Fondazione Gabriele Sandri’ in Piazza della Libertà 15, apre a Roma la Biblioteca del Calcio, primo ed unico centro di documentazione sul calcio presente nella capitale. La biblioteca effettua dal Lunedì al Sabato orario continuato 10-18. Agli iscritti, il centro culturale offre gratuitamente una tessera con cui si accede al servizio di consultazione in biblioteca e prestito temporaneo. Per iscriversi bisogna essere maggiorenni e compilare la richiesta di adesione reperibile in biblioteca oppure all’indirizzo www.fondazionegabrielesandri.it dove si può consultare anche il catalogo coi titoli dei libri già a disposizione. Per ampliare il proprio catalogo, la biblioteca riceve donazioni di libri e riviste su calcio e tifo, indistintamente di ogni squadra.
Infine la ‘Fondazione Gabriele Sandri’ ha patrocinato il 1° Memorial Gabriele Sandri ed entro il 2011 prevede di organizzare una cena di autofinanziamento, dove sostenitori e aderenti della no profit potranno liberamente offrire il loro contributo al sostegno e mantenimento delle attività promosse nel nome di Gabriele Sandri. Per non dimenticare: “Il futuro della memoria!”.

ELLA PREMIA

Diffondere la cultura della sana passione sportiva, educare al tifo e alla legalità: questi gli obiettivi perseguiti dal progetto “”. L’ iniziativa, avviata dalla Provincia di Napoli, con la collaborazione di e della associazione “Mind the wave”, ha coinvolto 14 istituti delle scuole medie e superiori di Napoli e provincia. I giovani hanno partecipato a varie iniziative e occasioni di dibattito sui temi del fair play e della lealtà sportiva. L’iniziativa si è conclusa oggi con la premiazione, nella sala stampa dello di Napoli, degli studenti che meglio hanno saputo esprimere nei propri lavori i valori del corretto tifo e dello sport. A supportare il progetto e a ricordare che il tifo è amore, la vedova dell’ispettore capo Filippo Raciti, morto il 2 febbraio 2007 in uno scontro tra opposte tifoserie in occasione del derby di campionato Catania-Palermo.

MODELLO SVIZZERO

SAN GALLO - Mercoledì sera da dimenticare a Berna. I tifosi sangallesi si sono resi protagonisti di atti indegni. Oltre ad aver sfogato la loro rabbia con lanci di bottiglie, sassi e petardi, dal settore riservato ai tifosi ospiti sono partiti cori di scherno nei confronti della polizia bernese, in lutto per la morte di un agente, ucciso da un colpo di pistola esploso martedì mattina da un 35enne. Martedì mattina il poliziotto della cantonale bernese, insieme a un collega e a un funzionario si erano presentati davanti a un'abitazione di Schafhausen, nell'Emmental bernese, per eseguire lo sgombero di un appartamento. Dai locali sono partiti dei colpi che hanno colpito mortalmente un 39enne, sposato e padre di due figli.
La morte dell'agente ha scosso profondamente tutto il corpo della polizia cantonale bernese che ha dovuto subire, oltre al dolore anche l'umiliazione. I tifosi sangallesi, giunti mercoledì sera a Berna per seguire l'ultimo e decisivo incontro della loro squadra in chiave salvezza contro lo Young Boys, nel dopo partita si sono resi protagonisti di vandalismi e sfottò nei confronti degli agenti della polizia bernese. Allo Stade de Suisse  hanno sfogato la loro rabbia per la retrocessione scagliandosi contro gli agenti. Corinne Müller, portavoce della polizia cantonale bernese ha riferito a 20min.ch che sono volate "bottiglie, pietre e petardi". Sette gli agenti feriti. Un'agente donna ha dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. Oltre ai 30mila franchi di danni provocati dalla furia dei sangallesi, a destare sdegno sono stati gli sfottò dei tifosi nei confronti degli agenti presenti allo stadio, che portavano una fascia nera al braccio, in segno di lutto. "Vorrei essere nell'Emmental" avrebbero urlato i tifosi in riferimento al dramma consumatosi martedì mattina.
I fatti di mercoledì sera hanno suscitato sdegno tra i lettori del portale svizzero-tedesco, che chiedono pesanti sanzioni e la galera per chi si è reso protagonista di fatti incresciosi.

26 maggio 2011

NON PIACE

Nuova contestazione della frangia più calda del tifo biancorosso questo pomeriggio. Durante l’allenamento del Piacenza, una quarantina di ultras è entrata nello stadio Garilli e ha accompagnato lo svolgimento dei lavori con ripetuti cori e insulti. Nessuno è sfuggito alla rabbia dei tifosi, che si sentono traditi dopo lo sforzo organizzativo teso a riempire gli spalti in occasione dell’ultima partita casalinga del Piace, lo spareggio con l’Albinoleffe. Partita che ha assunto toni drammatici nel secondo tempo, e che ha portato la squadra di Madonna ad un passo dai playout per evitare la retrocessione in Prima Divisione. Proprio l’allenatore biancorosso e il portiere Mario Cassano, che deve scontare ancora due giornate di squalifica, hanno provato a placare l’ira dei tifosi cercando il dialogo, senza grandi risultati.

FERMANA-ANCONA

L'attività di analisi della Digos di Ascoli Piceno, della Polizia scientifica del Commissariato di Fermo e della Questura di Ancona, ha consentito di denunciare alla procura di Fermo sei ultrà della Fermana, tra i quali un minore, e il capitano dell'Ancona, Emanuele Pesaresi, per gli incidenti scoppiati dopo la partita Fermana-Ancona dello scorso 8 maggio.
Pesaresi sarebbe stato protagonista di un episodio di violenza contro un poliziotto: lo avrebbe strattonato per consentire a due ultrà anconetani che erano stati bloccati dall'agente di divincolarsi e fuggire. Il giocatore si sarebbe poi rifiutato di dare le proprie generalità. (25/05/2011) (Spr)

IVAN

BELGRADO (Serbia), 26 maggio 2011 - Ivan è pentito, Ivan non centra nulla, Ivan è solo un ragazzo che "abita con la madre e lavora in un negozio di antiquariato". Ivan Bogdanov, l'ultrà serbo protagonista degli scontri dello scorso 12 ottobre allo stadio di Marassi in occasione della partita valida per le qualificazione a Euro 2012 tra Italia e Serbia, interrotta e poi archiviata con il successo a tavolino degli azzurri, è tornato in patria dopo l'espulsione dal nostro paese. E chiede la grazia: "Fatemi uscire dal carcere, sarò buono".
l'interrogatorio — Appena tornato a Belgrado, Ivan è stato subito interrogato dai giudici. Secondo il quotidiano serbo Kurir, l'ultrà avrebbe detto di essere stato lui stesso a chiedere alle autorità italiane l'espulsione e il ritorno in Serbia. Ivan, sorridente, prima di entrare nell'aula del tribunale dove si è svolto l'interrogatorio ha scambiato qualche parola con una donna bionda, presentatasi come la cognata. Secondo la portavoce del Tribunale di Belgrado, Bogdanov resterà in carcere almeno due mesi, visto che è sotto incihiesta per i disordini scoppiati prima della sfida di basket del 13 giugno 2006 tra Stella Rossa e Partizan Belgrado. Accuse che Bogdanov ha negato. Ma i giudici non si sono commossi e hanno ritenuto che la possibilità che Ivan ripeta il reato (atti di violenza durante una manifestazione sportiva) resta alto.
Gasport

CONTUCCI

(Il Romanista - D.Galli) - «Attendiamo i dati ufficiali del Viminale. Ma senz’altro non c’è stato un boom di presenze allo stadio. E per quanto riguarda la Roma, parlerei sicuramente di un regresso». Avvocato e consigliere di MyRoma, l’azionariato popolare giallorosso, Lorenzo Contucci è anche webmaster di asromaultras.org, uno dei siti più cliccati dalle curve italiane e più in generale dai seguaci di Eupalla, il calcio d’una volta, quello del Subbuteo e del calcio balilla, quello vecchia maniera, quello di 90° minuto e Gianni Brera.
Contucci non è l’autore delle tabelle sulle presenze allo stadio. È semmai l’aedo, l’uomo che tramanda, il cantore della storia romanista. I dati non sono suoi, ma di stadiapostcards.com, un altro sito geniale che raccoglie le presenze dai tabellini dei giornali. Una fonte non ufficiale, quindi. Ma certamente attendibile. Contucci, meno spettatori all’Olimpico. La tessera del tifoso non aiuta. Doveva contribuire a riportare le famiglie allo stadio. Quindi ha fallito. Il calo non potrebbe dipendere anche dallo scarso appeal che offre questo stadio? E perché? L’Olimpico è sempre quello dal 65/66 (era da quella stagione che non si assisteva a un numero così basso di presenze, ndr). Anzi, teoricamente è migliorato. È a cinque stelle, come dice il presidente del Coni, Petrucci. E invece... Invece fa ridere. Ci piove dentro, i servizi sono pessimi e da alcuni posti, fino alla fila 35, non si vede una parte del campo. E questa è una battaglia che presto condurremo con MyRoma. Evidentemente, in Monte Mario sono troppo impegnati a mangiare al catering dei vip per accorgersene. Non solo. Se va nello stadio del Millwall, seconda divisione inglese, c’è un negozio con il materiale del club. Da noi lei trova al massimo un botteghino delle scommesse e uno dove si possono comprare le sigarette.
Sul suo sito lei scrive: “Dal 2010/11 seimila persone seguono la squadra comunque e in qualunque serie; trentamila seguono la squadra all’Olimpico; cinquantamila seguono la squadra quando va molto bene”. Quale criterio ha adottato per ricavare questi dati? Roma andava bene; settantamila, quando andava benissimo. Dopo il 2010, anche quando la squadra gioca contro una grandissima, prenda il Milan, si fanno 48 o 49 mila presenze. Altro che Olimpico esaurito, abbiamo perso 20 mila spettatori secchi. Una tragedia. Colpa della disaffezione. Non verso la Roma, sia chiaro, ma verso lo stadio. La gente s’è stufata. Per prendere il biglietto a mia sorella, devo presentare il suo documento di identità, altrimenti non posso stare accanto a lei all’Olimpico.
Parliamo poi della viabilità. Secondo lei, è normale che sia tutta zona pedonale? Un anziano è costretto a cercare parcheggio, e quando lo trova a farsi un chilometro a piedi. Mentre i giovani devono combattere con la repressione sistematica. Ti viene impedito di portare tutto, dentro lo stadio. In Tevere sono spariti i romanisti, hanno mollato il territorio. Lo sa perché? Perché sono tifosi di mezza età che, dovendo fare i conti con tutti questi problemi, davanti all’alternativa Olimpico o poltrona scelgono la poltrona. Solo i giovanissimi resistono, e infatti la Sud è piena, mentre la Nord è per metà in mano ai turisti.
Cosa può fare la nuova proprietà americana? Potrebbe decidere di non vincolare più l’abbonamento alla sottoscrizione della tessera del tifoso. Perché tanto la maggioranza continuerà a non tesserarsi, e quindi non si potrà abbonare. Risultato: se la Roma dovesse andare male, verrebbero venduti molti meno biglietti. In fondo, l’abbinamento tra tessera e abbonamento non ha un fondamento giuridico. Vero. Però l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive potrebbe legarsela al dito e punire la società.
E come? Voglio proprio vedere se obbligano la Roma a disputare 19 partite a porte chiuse. Altre richieste agli americani? Facciano pressioni sull’Osservatorio, come ha fatto qualche tempo fa Montali, perché si allenti questa persecuzione nei confronti dei tifosi. Non è possibile che ogni volta bisogna chiedere l’autorizzazione alla Questura per uno striscione. Uno va allo stadio, lo mostra e se va bene entra. Poi dovrebbero studiare un piano parcheggi e uno per la viabilità. Per andare all’Olimpico, ora, bisogna superare un percorso a ostacoli. Infine, la questione botteghino. Ne aprano uno allo stadio del nuoto e un altro all’Ostello della Gioventù. Sa quante volte gli stranieri arrivano all’Olimpico, vorrebbero comprare un biglietto e li mandano via? Il primo punto vendita è il Gran Teatro di Tor di Quinto. A oltre 5 chilometri dallo stadio. Assurdo.

COMUNICATO UFFICIALE ULTRAS VENAFRO

COMUNICATO UFFICIALE ULTRAS VENAFRO since 1982 del 25/05/2011

La tifoseria organizzata venafrana ritiene necessario esporre e rendere noto il proprio pensiero circa le
novità delle ultime settimane, fatte circolare da voci/chiacchiere avvolte da presunto mistero.
Rammentando le ultime vicende successive alla salvezza e riferendoci ad articoli della stampa locale,
riteniamo destabilizzanti le notizie che vorrebbero un passaggio del titolo sportivo “ U.S. VENAFRO “ alla
vicina Cassino, come se a qualcuno non vada bene che il titolo sportivo resti a Venafro.

Teniamo a precisare che non siamo stati a guardare. Pochi giorni fa abbiamo avuto un incontro schietto
con i nostri fratelli ultras cassinati, ben inseriti e informati sulle vicende della Nuova Cassino 1924.


Diciamo noi come stanno le cose perché si faccia chiarezza una volta per tutte.


Risulta che un unico incontro preliminare vi è stato tra le dirigenze nello scorso mese di marzo. Oltre non
sono andati. Né vi sono trattative in corso.
Risulta anche che la tifoseria cassinate non accetta il passaggio del titolo venafrano.


Bisogna anche sottolineare che negli ultimi tre anni i cittadini di Venafro hanno civilmente e
coerentemente dimostrato di non condividere più le scelte societarie, evidenziato da un notevole calo di
spettatori. Presidente Patriciello, se ne è chiesto il motivo ?


Non crede che “qualcuno” sia indotto a non recarsi più allo stadio perché ritiene di trovarsi di fronte ad
una gestione solitaria con decadenza nepotistica ?


L’appello che lanciamo alla città di Venafro affonda le radici nel passato della storia dell’U.S. VENAFRO.


Se il presidente non intende più occuparsi della prima squadra della città, riconsegni senza oneri per la città
il titolo al sindaco di Venafro, rappresentante istituzionale della nostra comunità.


Sarà un gesto di grande senso dello sport.


Altrimenti, che dire? Forse anche qui a Venafro, come in tutta Italia, il calcio è diventato solo un business ?


Se così è, egregio Presidente, non siamo noi contro di Lei.
E’ Lei ad essere contro sé stesso, contro la città , contro la nostra gloriosa maglia.


Convinti che il nostro comunicato-appello non resterà inascoltato, rimaniamo vigili perché dopo oltre tre
anni è giunto il momento di dare una scossa a questo ambiente stanco e demoralizzato. Quindi se
Patriciello ama quanto noi questi colori, si dia possibilità anche ad altri di praticare calcio non a chiacchiere
ma facendo parlare i fatti.


IL CALCIO E’ CULTURA SOCIALE… VA TUTELATO E SALVAGUARDATO !

ULTRAS VENAFRO Since 1982

LA CURVA MONUMENTO

COMO - Tifosi del Como in curva Est, la vecchia curva monumento? L'idea comincia a farsi strada tra la tifoseria. La curva attuale, grande e dispersiva, soprattutto alla luce dei pochissimi spettatori che la popolano, per molti tifosi non è più idonea.
Mentre la Est, riservata agli ospiti, è nuova, poco utilizzata e risponderebbe meglio alle esigenze (e ai numeri, sempre più bassi) della tifoseria comasca. Siamo a livello di proposta, lanciata per curiosità su un sito internet frequentato da tanti tifosi comaschi. Ma non si esclude anche una più concreta raccolta di firme da presentare alla società. 
Questa la proposta: «La curva Como scambiata per i distinti riaperti o meglio ancora ritornare in curva Est».
L'idea ha trovato l'appoggio di tanti altri tifosi: per molti, infatti, una curva Est aperta solo per pochi tifosi ospiti è uno spreco. E vorrebbero “riappropriarsene”.  La proposta dovrebbe comunque essere vagliata dai responsabili del tifo comasco. Che, al riguardo, sembrano un po' freddi. «Se ne era già parlato in passato - dicono - il Comune stesso anni fa aveva avanzato una proposta simile. Non se ne fece niente e difficilmente si farà qualcosa in futuro: in curva siamo in pochi, ma prima o poi potremmo tornare a essere in tremila e la Est sarebbe troppo piccola. Cosa faremmo in quel caso?».
«Non sono per lo spostamento dei tifosi, ma per il rifacimento della curva del Como - dice Roberto Bolpato, presidente del Centro coordinamento Como club -: c'era un progetto per realizzare una curva in cemento come la Est, che fine ha fatto? Il tifo sarebbe più compatto e più caldo. Questa curva dà solo un'idea di provvisorietà e stona nel contesto del nostro stadio».
La curva Est ha ospitato i tifosi più caldi del Como fin dagli anni '70: è stata abbandonata nel novembre '84, in occasione di Como-Cremonese, una volta ultimata la struttura in tubolari costruita sopra la vecchia Ovest in cemento. L'attuale curva è stata realizzata nel 2002, dopo la promozione in serie A.

LIVORNESI

Livorno - Tredici tifosi del Livorno dai 21 ai 36 anni hanno patteggiato pene da quattro a dieci mesi di reclusione per gli scontri avvenuti allo stadio Zecchini di Grosseto in occasione della partita valida per i playoff del 7 giugno 2009. Gli ultrà erano accusati di aver aggredito gli avversari con aste, cinture o lanciando oggetti. Pena sospesa per tutti tranne uno, al quale era stata contestata una recidiva specifica.

ET'O

Si dice che la mamma degli imbecilli è sempre incinta e questa volta è proprio vero. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, la sera di Martedì il giocatore dell’Inter Samuel Eto’o si trovava in centro a Milano ed è stato insultato da alcuni ultras del Milan presenti. Il giocatore, come è sua consuetudine, non ha risposto alle provocazioni ma alcuni amici di Samuel e la sua sicurezza stavano per venire alle mani con gli ultras rossoneri.

CURVA SUD MILANO

di Pietro Mazzara   per milannews.it   
© foto di ALBERTO LINGRIA
Evento storico per la curva Sud Milano, feudo degli ultras milanisti. Questa sera, a partire dalle ore 22 circa, si terrà la prima riunione nella nuova sede del gruppo che, per la prima volta nella storia, verrà effettuata in un locale appositamente dedicato e che diventerà il punto di riferimento per tutto coloro che si vorranno avvicinare al mondo degli ultras. La sede è in via Sacco e Vanzetti a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano.

25 maggio 2011

RAPPRESAGLIA


Dopo un ventennio passato a misurare il peso politico delle vittorie del Milan, e la progressiva estremizzazione [a destra] degli ultras, arriva il colpo di scena.
La Curva Nord di San Siro – quella nerazzurra – ieri ha esposto uno striscione minaccioso: «Centrodestra: noi tesserati non vi abbiamo votato. Bossi e Berlusconi ringraziate Maroni».
Dunque, la famosa [famigerata] «tessera del tifoso» avrebbe allontanato dal voto alla Moratti alcune migliaia di tifosi di Inter e Milan.
Una foto del lungo striscione sta a pagina 21 della Gazzetta. Atteggiamento analogo sarebbe stato espresso dai capi della Curva Sud, quella dove si riuniscono gli ultras rossoneri.
Qualche giorno fa, sulla Gazzetta, era uscito un articolo firmato da Giorgio Specchia, che riferiva le parole di rappresentanti delle curve di San Siro. Per dare una lezione a Maroni e alla detestata tessera del tifoso, le curve di tutta Italia avrebbero deciso di negare il voto alla Lega e ai candidati sostenuti dai leghisti. Al primo turno delle comunali milanesi, ciò si sarebbe concretizzato con l’astensione e persino con il voto a Pisapia.
Su «Indiscreto», Stefano Olivari ha fatto un po’ di conti: «Fra Inter e Milan, le curve hanno circa 20 mila frequentatori abituali e tesserati, più varie altre migliaia di frequentatori saltuari o comunque di simpatizzanti. Pisapia ha superato Moratti Letizia di 42.461 voti [315.862 a 273.401]. Grossolanamente aggiungendo 20mila da una parte togliendo 20 mila dall’altra si sarebbe andati quasi in parità, ma tanto grossolano questo calcolo non è: non tutti gli ultras nerazzurri e rossoneri sono di Milano, ma è anche vero che l’area dei simpatizzanti va moltissimo al di là del tifo organizzato e che fra questi in pochissimi hanno votato una Lega che di fatto è rimasta l’unico partito di vera destra».
Oggi Maroni ha rivendicato la tessera del tifoso, ne ha magnificato i risultati e ha fatto capire che verrà estesa anche ad altri sport.
Anziché godere dell’Effetto Scudetto, Berlusconi potrebbe divenire vittima della vendetta dei suoi tifosi. Che lo striscione sia un messaggio in codice, per aprire una trattativa?

TERAMO-RIMINI

Teramo. Si è rifiutato di unirsi al coro degli Ultras ed è stato letteralmente scaraventato sotto i gradoni della curva sud. E’ quanto sarebbe successo domenica scorsa, in occasione della partita Teramo-Rimini, giocata allo stadio teramano di Piano D’Accio.
Secondo alcune testimonianze, un 40enne evidentemente “alticcio” non avrebbe gradito il rifiuto, da parte di un ragazzino di 14 anni, di unirsi allo sfottò. E per tutta risposta lo avrebbe scaraventato lungo i gradoni. Il ragazzo, fortunatamente, sta bene, a parte qualche contusione: ha riportato un trauma contusivo al gomito sinistro con una prognosi di 30 giorni. Di certo poteva finire peggio.
L’uomo, invece, è stato identificato da personale della Digos, grazie anche alle riprese delle telecamere, ed è stato deferito all’Autorità Giudiziaria. A suo carico verrà ripristinato il provvedimento Daspo scaduto a novembre 2008.
Nel corso dello stesso incontro di calcio, la volante della Polizia ha notato, sulla collina retrostante lo stadio, un tifoso teramano già destinatario di Daspo in corso di validità fino al 27 gennaio 2013, che insieme ad altre persone stava assistendo all’incontro sportivo, ad una distanza di circa 50 metri dall’impianto. L'uomo è stato deferito all’Autorità Giudiziaria competente.

RISPETTO PER IL MAGAZZINIERE

Nulla di nuovo sotto l’ombrellone. I soliti nomi, le solite risposte, la solita attesa condita dai consueti interrogativi. De Luca lavora nell’ombra. E’ da lui che Loschiavo attende la telefonata giusta. Quella risposta liberatoria. Quella che attendono anche i tifosi che hanno pazientato con solerzia finora. Le valutazioni continuano mentre si lavora anche per acquisire una piccola quota del club attraverso l’azionariato popolare e la Salerno Granata. In settimana l’atto costitutivo. Lombardi, oltre a rispettare le scandeze con l’Agenzie dell’Entrate, dovrà, attraverso i suoi consulenti, accelerare i tempi per la ricapitalizzazione. Per poter avviare le pratiche di iscrizione al prossimo torneo servono quasi tre milioni di euro. Il tempo stringe. La fatal Verona... Lo fu storicamente per il Milan di Rivera e Nereo Rocco, lo è stato anche per uno dei magazzinieri della Salernitana, Gianluca Schembari, che domenica non potrà essere a bordo campo a trasmettere il suo entusiasmo e la sua verve ai calciatori granata.
Questa volta una “scheggia” impazzita è arrivata direttamente dalla Questura di Verona che gli ha notificato un Daspo per fatti accaduti in occasione della partita del Bentegodi. Quello che sembrava un normale alterco a bordo campo ha prodotto conseguenze inaspettate per il solerte magazziniere granata che in virtù di questo provvedimento non potrà essere presente sul rettangolo verde per un po’ di tempo. Un provvedimento arrivato come un fulmin a ciel sereno. Dopo l’iniziale scoramento Schembari sembra pronto per rimboccarsi le maniche ed a raccontare, attraverso il suo legale, la sua versione. Il provvedimento emesso dalla Questura di Verona sarà impugnato ma nel frattempo il magazziniere granata dovrà mordere il freno. Soffrire lontano dal campo.

ZEMAN

Foggia – E’ stato annullato il corteo pro Zeman previsto per questa sera alle ore 20. La decisione, maturata questa mattina, è stata presa di comune accordo fra tutte le frange del tifo organizzato. Al momento, ancora non si conoscono i veri motivi del dietrofront.

La manifestazione era stata organizzata, a caldo, a seguito della decisione del mister boemo di lasciare la panchina dei rossoneri. Tam tam, tante partecipazioni annunciate, la cittadinanza in fermento, poi lo stop. Alla base, secondo le notizie raccolte da Stato, potrebbero anche esserci le notizie trapelate del possibile accordo fra il tecnico boemo e gli arcinemici del Bari.

C’è di sicuro che, fra o tifosi, c’è innanzitutto voglia di capire quelli che sono stati i veri motivi del divorzio. Qualcuno ha anche sostenuto che l’appoggio si dà “solo alla maglia”

WIMBLEDON

di ENRICO SISTI Wimbledon, esterno giorno. Quando si sente profumo d'erba vuol dire che sui 18 campi dell'All England Lawn Tennis and Croquet Club non è ancora iniziato il torneo perché dopo un po', sulla linea di fondo e (adesso un po' meno) sotto rete, rimane soltanto la polvere. Ma una volta l'erba era anche quella sopra la quale giocava (a calcio) il Wimbledon Fc. In stadi diversi, a volte para a volta rada, ma sempre erba era. Ogni squadra inglese ha qualcosa di leggendario. Il Wimbledon, nella sua leggenda, può aggiungere (ed è l'unica a poterlo fare) un caso di furto d'identità perpetrato dalla federazione stessa (la Football Association). Una mano dalla quale solitamente ti aspetti una mano, non un calcio nel sedere, non una spinta per dubitare di te stesso. Mai successo in 150 anni di storia federale.

Accadde nel 2002. Il Wimbledon Fc, che aveva per anni condiviso il terreno di gioco col Crystal Palace (il Selhurst Park), viene messo in condizione di scappare da Londra, da quella Londra sud che in qualche modo, nel suo piccolo, il Wimbledon contribuiva a rappresentare. Non più gestibile la convivenza col Palace, il Wimbledon era una squadra senza stadio. Il suo non era più utilizzabile perché il cosiddetto Taylor Report, stilato dopo l'era della violenza, obbligava tutti i club di prima fascia a giocare in stadi con tutti posti a sedere. Immaginate una squadra in cerca di stadio, con la lanterna di notte, con gli occhi disperati di giorno. Il suo piccolo potere, che era simboleggiato dalla Fa Cup vinta contro il Liverpool nel 1988, non bastava per trovar casa. Anni lontani che nessuno, dalle quelle parti, è mai riuscito a dimenticare per la formidabile sequenza di emozioni che quel periodo assicura ancora adesso. Quella dell'88 era la squadra del feroce Vinnie Jones in difesa, in attacco si dimenava quel John Fashanu, uno dei primi gay del calcio, che Teocoli, travestito da Caccamo, trasformò in un eroe di "Mai dire gol".  Era anche la squadra di Wise, Goodyear, Phelan, Gibson, Cork, Cunningham. E di Sanchez che segnò il gol della vittoria. A vederlo battere il Liverpool, quel 14 maggio, c'erano quasi centomila persone.

Quando traslocarono fu durissima. Il Wimbledon divenne la prima squadra cui scipparono l'identità. Il "fu Wimbledon" riemerse a Milton Keynes, nel Buckinghamshire, a 100 chilometri di distanza, più o meno vicino a Silverstone. Il primo stadio disponibile era troppo lontano però per conservare l'antico nome. Ne spuntò un altro: MK. Come un pacchetto di sigarette. L'impopolarità della decisione non emerse immediatamente: "Ma fu come andare a giocare in un'altra nazione", ricorda Erik Samuelson. Lui e altri tre tifosi decisero di abbandonare la vecchia squadra e fondarne un'altra: che si sarebbe chiamata Afc Wimbledon, dove l'acronimo stava per "A football club". Dovettero logicamente ripartire dai distretti più poveri del calcio. E senza niente. Cominciarono le convocazioni porta a porta. Risposero, senza capire esattamente a cosa stavano rispondendo, 250 volontari. Fra questi anche un calciatore finlandese e un ex Under 21 cileno. Mentre gli MK Dons si sarebbero avvicinati alla Premier con in panchina Roberto Di Matteo, per l'Afc Wimbledon iniziò la scalata. Ottenuto un terreno di gioco, il 10 luglio 2002, presso il Gander Green Lane, disputarono il primo incontro della loro storia contro il Sutton United. Poi cinque promozioni in nove anni.

Sabato, nello spareggio giocato al City Of Manchester Stadium, l'approdo in League Two, la nostra seconda divisione, l'ex C2. Con una soddisfazione doppia perché adesso l'Afc Wimbledon giocherà una categoria sotto il suo alter ego, l'MK Dons. Solo una categoria sotto: "Ma loro non sono una squadra di calcio, sono un imbroglio, una finzione teatrale creata dalla federazione. Ai nostri occhi è come se non esistessero", esclama il direttore commerciale del Wimbledon Ivor Heller. Ma l'anno prossimo giocheranno per raggiungere proprio questi loro fantasmi.

Sabato l'eroe è stato il portiere Seb Brown che ha parato due dei rigori finali ai giocatori del Luton Town (la stessa squadra che il Wimbledon sconfisse in semifinale prima di scontrarsi col Liverpool 23 anni fa). Samuelson gestisce il club insieme con altri 3500, come li chiamano, "donatori". Il loro stadio è in comproprietà con il Kingston upon Thames. I giocatori, quelli che sabato hanno conquistato il diritto a tornare ad annusare il calcio che conta, guadagnano una media di 800 sterline alla settimana. La vittoria di sabato significa un milione di sterline: "Ma li useremo per migliorare le nostre scuole calcio", assicura Samuelson. Il premio promozione sarà un viaggio a Las Vegas. Ma il Wimbledon non è più una scommessa