05 febbraio 2011

STADI

In Italia si parla ormai da diverso tempo di riammodernare gli impianti sportivi ove si svolgono manifestazioni calcistiche. A questo discorso viene spesso allacciato quello sulla violenza connessa al calcio, senza spiegare mai però quale dovrebbe essere il punto di incontro tra uno stadio nuovo, confortevole ed adatto ai tifosi e le presunte intemperanze di costoro, che invece si potrebbero riassumere più saggiamente in un quadro assai problematico che accomuna diverse fasce della nostra società. Tenendo fuori oltretutto le onde mediatiche e politiche protagoniste a volte di costruzioni assai farneticanti circa i "fatti di stadio".

Da un'inchiesta realizzata lo scorso anno dai vari organi calcistici internazionali sui debiti contratti dai diversi campionati Europei ad uscirne meglio è stata la Bundesliga. E non solo. Basta vedere una qualsiasi partita (senza differenza di categoria) tra compagini teutoniche per rendersi conto come gli stadi siano quasi sempre stracolmi ed il pubblico entusiasta di essere parte integrante dello spettacolo. A differenza di quello italiano: attonito, svogliato e depresso che ormai riempie gli stadi a malapena negli incontri di cartello.

A chi tanto piace raffrontarsi con modelli esteri, quasi sempre volgendo lo sguardo a Nord, consigliamo di dare una sbirciatina proprio in Germania. Cominciando dagli stadi. Prendiamo ad esempio il Westfalenstadion di Dortmund (che noi Italiani ricorderemo bene per la semifinale mondiale vinta qui nel 2006 contro i padroni di casa), dimora del Borussia. Un vero e proprio tempio del calcio dove ogni settore è commisurato alle diverse esigenze dei tifosi: nelle due curve non ci sono seggiolini con lo schienale permettendo così ai supporters più caldi di poter seguire la partita in piedi tifando in maniera sfrenata e colorando il proprio settore con sciarpe, bandiere, striscioni, tamburi e via dicendo senza correre il rischio, assai pericoloso, di inciampare o peggio ancora cadere su uno dei seggiolini in caso di esultanza (cosa che da noi avviene regolarmente con i nuovi seggiolini posti in molti grandi stadi come Roma o Milano). Le tribune invece sono fornite di confortevoli posti a sedere per consentire agli spettatori più "posati" di vedere il match seduti. Insomma, il calcio viene inteso per quello che è: un gioco. Ed allora ognuno può divertirsi come crede.

Ah quasi dimenticavo. In Germania, dove gli stadi sono comunque realizzati tutti sul modello del Westfalenstadion, non esistono limitazioni, biglietti nominali, trasferte vietate (anzi, le società incentivano i propri fan a muoversi con la squadra ed aziende pubbliche come la Deutsche Bahn mettono a disposizione biglietti scontati per viaggi andata e ritorno), discriminazioni territoriali per la vendita di tagliandi e tessere del tifoso. E' possibile acquistare il ticket anche il giorno della partita allo stadio con la sola esibizione...degli euro! Ed i prezzi sono più che ragionevoli, sicuramente molto più bassi dei nostri se rapportiamo il costo della vita dei due paesi ed il tipo di impianti (osceni) ai quali siamo tristemente abituati. In Germania quindi, sempre dove esiste il Westfalenstadion, i tifosi possono divertirsi come credono, non esiste nessuna tessera del tifoso etc etc... pensate un pò non bisogna neanche chiedere autorizzazioni per introdurre gli striscioni (i controlli avvengono ai cancelli di entrata e sono ovviamente rigidi) e strumenti di tifo come megafoni e tamburi non sono soggetti a nessun divieto. Ancora ci chiediamo perchè loro hanno stadi pieni e tifosi soddisfatti mentre noi stadi vuoti e tifosi depressi (e repressi)?

Panem et circenses dicevano i romani. Ma se viene tolto anche uno dei pochi svaghi che questo paese offre è ovvio che si porti la gente all'esasperazione. Ed in genere di cosa è frutta la violenza? Disagio ed esasperazione per l'appunto. In Germania questo lo sanno e non a caso loro organizzano Campionati Mondiali, finali europee e vengono considerati dalla Uefa una delle migliori federazioni calcistiche del Vecchio Continente. Alla faccia dell'ottusità tedesca!

Simone Meloni

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