12 febbraio 2011

SPY


Spycalcio

Abbonati in calo del 12%
Viminale e problema trasferte

Spettatori negli stadi, non si avanti nè indietro. Le cifre (basse) sono più o meno quelle dello scorso anno. Vediamo gli abbonati, ad esempio: si temeva un'emorragia a seguito dell'introduzione della tessera del tifoso ma così non  è stato. Gli abbonati della serie A infatti sono 290.000: 39.000 in meno rispetto all'anno prima. Un calo (non  un crollo) di "solo" il 12%, quando si temeva il 20%. Gli spettatori-medi a partita, con un piccolo recupero dei paganti, sono fermi sui 26.000 circa. Pochi, rispetto al calcio che conta (Premier League, Bundesliga). Ma non è un problema né di stadi (era uguali ad adesso anni fa quando erano pieni...) e nemmeno di tessera del tifoso (che pure non ha sortito gli effetti sperati da Roberto Maroni): c'è la crisi che incide, la concorrenza della tv che pesa. Gli stadi, adesso. Che dire della nostra classe politica? L'iter della legge sugli stadi è iniziato più di due anni fa in Senato: esattamente il 28-01-2009 e adesso la legge è impantanata (forse per sempre) alla VII commissione della Camera, quella che tratta dalla cultura allo sport. Tutto perché il governo (ma nessuno ha il coraggio di assumersene la paternità...) ha cancellato l'articolo che prevedeva: "fatta salva la normativa vigente in materia di vincoli archeologici e idro-geologici" (vedi Spy Calcio del 9 febbraio). Un'idea geniale: la possibilità di costruire stadi su qualche catacomba o su un terreno alluvionale dalle parti del Tevere. La possibilità, e quello interessa ai furbetti del quartierino, di fare migliaia di appartamenti, magari ben lontani dallo stadio. Iniziativa bloccata da Lega Nord e Pd, in una suggestiva alleanza, mentre anche l'Idv ha drizzato le antenne. Il merito è (anche) di Mario Macalli, vulcanico, sin troppo a volte, presidente della Lega Pro: i suoi club hanno inondato di fax la commissione cultura, facendo scattare l'allarme anche fra i leghisti. Chissà che farà adesso il governo? La vigilanza stavolta è massima, a tutti i livelli. Va bene che i club spingano per avere stadi propri (la Juve se l'è fatto da solo, mica ha aspettato la legge...) ma gli speculatori è meglio che girino alla larga. Il 1990 è lontano, ormai. Tessera del tifoso, adesso: non funziona, l'abbiamo scritto più volte. Molti tifosi si lamentano con Michel Platini e a fine mese l'Osservatorio terrà una riunione con le Leghe per fare il punto e studiare proposte (se ci sono) per la prossima stagione. I club devono fare di più per i loro tifosi, non starsene nascosti. La tessera non deve essere uno strumento di polizia, come (purtroppo) è diventato. Il prossimo anno comunque cercheranno di evitare il doppio "binario" delle trasferte: i tesserati in tribuna, quelli non tesserati (e quindi potenzialmente pericolosi...) nella gabbia dei tifosi ospiti. Si vogliono demolire le gabbie, facendo in modo che in trasferta vadano solo quelli che hanno sottoscritto la tessera del tifoso. Sarà possibile?  

Le cene di Tavecchio, il patto di Abodi. E il Coni...

Due cene organizzate da Carlo Tavecchio per mettere intorno ad un tavolo le Leghe che non si parlano, per cercare di riavvicinare Beretta e c. al governo del calcio. Ma non sono state sufficienti. Anche il superattivo Andrea Abodi, presidente della nuova Lega di serie B, ha fatto opera di mediazione, ha proposto un "patto per il calcio" e organizzato una recente riunione ristretta fra Abete e Beretta. Niente da fare. Le parti restano più che distanti e si parlano via comunicati. Il 21 febbraio è prevista l'ultima riunione della commissione statuto, guidata da Carlo Tavecchio ma della Lega di A non c'è l'ombra: ha mandato un documento-choc e mai si è seduta al tavolo delle trattative. Pazienza, Tavecchio scriverà la sua relazione, punto per punto. Inoltre la Lega maggiore non siede nemmeno (dall'estate scorsa) in consiglio federale e i maliziosi di via Allegri e dintorni sostengono che lo faccia per evitare di prendere decisioni che scottano, vedi l'eventuale radiazione di Moggi e c. e Calciopoli-bis (con annesso esposto della Juve sullo scudetto 2006 dell'Inter). Chissà se è davvero così. Il povero Giancarlo Abete cerca di tenere la barra dritta in questo caos ma ha dimostrato (vedi contratto dei calciatori) di avere la forza per reggere la tempesta. A giugno si terrà l'assemblea straordinaria per modificare uno statuto nato vecchio e che Abete si è trovato a subire in questi anni. Ma non è per niente facile: lo statuto Figc d'altronde è più rigido di quello del Coni che è l'organo di vigilanza e il diritto di veto (o clausola di largo consenso, come la chiamava Franco Carraro) paralizza qualsiasi riforma nel calcio. Basta pensare che pur con il 96% dei voti favorevoli le modifiche staturarie potrebbero essere bocciate! Assurdo. Che fare? Una strada c'è, se a giugno ci sarà-come possibile-un ulteriore stallo: rimettere tutto in mano al Coni, in modo che la Giunta (non la Federcalcio) nomini un commissario ad acta, in grado di modificare quelle norme che il mondo del pallone, da solo, non riesce a modificare. Una brutta figura, certo. "Ma d'altronde-fa notare qualcuno in Figc-le modifiche statutarie sono state fatte in passato solo dai commissari...". Vero: ma in qualche caso, fra loro e i saggi, hanno creato guai e intoppi vari. Di cui adesso se ne pagano ancora le conseguenze.

Pagnozzi alle Federazioni: "Tagli rinviati"

Una buona notizia per le Federazioni sportive, dopo l'allarme: i tagli sono stati rinviati di un anno. Un emendamento al decreto Milleproroghe è stato approvato infatti dalle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio del Senato. Lo ha annunciato il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi, in una lettera alle Federazioni. "E' differita al 1.1.2012 l'applicazione dell'articolo 6 del decreto - legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, per le federazioni sportive iscritte al CONI comunque nel limite di spesa di 2 milioni di euro".  I tagli riguardano le spese delle Federazioni, compresi i revisori dei conti. Un calo del 30% avrebbe creato grossi problemi.

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