10 febbraio 2011

NUOVI STADI

Al calcio italiano nuovi stadi servono come il pane. Quelli in cui si gioca sono paurosamente obsoleti, in alcuni casi al limite della chiusura considerato lo stato di fatiscenza delle strutture.
Il ritardo nei confronti del resto d’Europa diventa sempre più difficile da colmare, comportando anche il gap tecnico espresso dal precipizio nel Ranking Uefa a livello di club e in quello Fifa a livello di squadre nazionali. Senza contare l’assoluto sprezzo dimostrato nei confronti dei (pochi) tifosi che ancora si impegnano a seguire le partite dal vivo, resistendo alle sirene delle pay tv e al loro comodo salotto, all’interno di strutture al limite della vivibilità.
La legge che dovrebbe regolarne la costruzione si è impantanata alla Camera. Si profilano nuovi problemi per la sua approvazione entro la prossima primavera, come sarebbe stato auspicabile per potere comunque mettere un paletto da cui ripartire.
Ieri c’è stato un nuovo incontro presso la Commissione Cultura. Il governo ha però inserito, rispetto al testo originario, la possibilità di costruire uno stadio di calcio (con tutte le varie infrastrutture di contorno che esso prevede nella logica della multifunzionalità) in deroga alle leggi che riguardano i vincoli idrogeologici, paesaggistici e archeologici.
In poche parole si cerca di aprire una breccia in cui possano infilarsi i soliti furbetti del quartierino, ai quali del calcio non interessa un fico secco e tanto meno dei bisogni dei tifosi. Meri speculatori, cui si darebbe la possibilità di costruire stadi ovunque, in qualsiasi location e su qualsiasi terreno. Nessun freno dunque all’edificazione di supermercati, appartamenti, alberghi, e quant’altro che dei nuovi impianti multifunzionali saranno il corollario.
Il rischio sarebbe (è) consentire la costruzioni di interi quartieri che sfuggano a tutti i vincoli ai quali i comuni cittadini devono per legge ottemperare.  Un po’ troppo, anche in tempi poco etici come quelli che stiamo attraversando. Di furbetti del quartierino ne abbiamo visti già passare troppi in Italia, il sistema calcio ne è infarcito e non vediamo l’ra di farne a meno.
Sul punto c’è stata la netta opposizione di Lega Nord e Pd (amici-nemici alleati in questa battaglia). Probabilmente non se ne farà nulla, come è giusto che sia considerate le premesse. Allo stato delle cose, la legge sugli stadi si avvia a diventare l’ennesima Araba Fenice di un calcio italiano ormai pericolosamente avvitato su se stesso e sempre più vicino al baratro. 

Articolo tratto da calciopress.net a firma Sergio Mutolo

Nessun commento: