9 febbraio 2011

MICCOLI

di GIUSEPPE LEONE
PALERMO. Un fiume in piena. Nelle ore post Lecce sono tante le situazioni e le parole che hanno infastidito il capitano del Palermo, Fabrizio Miccoli, che oggi ha riversato in conferenza stampa a Boccadifalco tutto il suo risentimento. Le conferenze di Miccoli non sono mai banali e quella di oggi potrebbe essere divisa in diversi capitoli.
Capitolo 1. L’arrivo a Boccadifalco. Il numero 10 rosanero arriva intorno alle 14.15 a bordo della sua Smart Bianca. Ad accompagnarlo su un’altra macchina un gruppo di ultras del Lecce. Non c’era bisogno di essere veggenti per capire quale sarebbe stato l’argomento principale della conferenza, ma questo fatto davvero singolare rende ancora di più l’idea.
Capitolo 2. Inizio conferenza: il mea culpa di Miccoli. Il capitano ammette che se in questi anni si sono venute a creare certe situazioni è stato principalmente per colpa sua e del troppo amore manifestato per la “sua” Lecce. «Se si è creata questa situazione quando si gioca col Lecce, è stata tutta colpa mia, lo riconosco. Perché ho sempre parlato di questo mio attaccamento alla mia terra e forse ho sbagliato perché certi sentimenti dovevo tenermeli per me come fanno tanti altri. Non commetterò mai più questo errore. Da oggi in poi non parlo più di Lecce».
Capitolo 3. «Ma quale promessa a De Canio?». È soprattutto con il tecnico del Lecce che ce l’ha Miccoli. E in particolare per le sue parole rilasciate pochi minuti prima della partita. Ai microfoni di Sky, infatti, alla domanda sul fatto che Miccoli era regolarmente in campo, De Canio ha parlato di una promessa non mantenuta dal capitano del Palermo. Questo il Miccoli pensiero. «A De Canio posso anche aver detto in passato che mi piacerebbe venire a Lecce. Ma questa è una cosa che dico da 15 anni. Da qui a dire che questa era una promessa ce ne passa. Poi, però, la gente sentendo quello che dice De Canio, può pensare male e credere che io non ho mantenuto la promessa di venire a Lecce. Ma i veri tifosi del Lecce, come quelli con me oggi, sanno qual'è la verità».
Capitolo 4. Miccoli-Lecce: le occasioni perdute. È un Fabrizio Miccoli scatenato, ma allo stesso emozionato nel parlare di questi argomenti. E lo fa in certi momenti con la voce rotta dall’emozione e gli occhi lucidi. Il Lecce ha avuto in passato possibilità di prenderlo, ma non c’è mai stata la volontà, secondo Miccoli. «Se volevano il Lecce poteva prendermi. Per esempio quando sono andato al Benefica, quando in Italia non mi voleva nessuno. Il club portoghese ha speso 900 mila euro per il prestito. Secondo voi – Miccoli si rivolge ai giornalisti – il Lecce non li aveva questi soldi per un prestito? Mi hanno chiamato anche lo scorso giugno e anche lo scorso 31 gennaio. Ogni volta mi hanno chiesto di venire in prestito. Dovevo fare tutto io, chiedendo al Palermo di cedermi in prestito. A quel punto me ne andavo in estate al Birmingham, che è l’unica squadra con la quale non ho mantenuto una promessa, perché con gli inglesi ero già d’accrodo. Una cosa del genere non l’avrei mai fatta a Zamparini, che mi tratta come un figlio e che è stato l’unico a credere in me e a farmi tornare dal Portogallo. Le cosa vanno fatte bene. Il Lecce chiama il Palermo e vede se sono sul mercato. Ma così – chiarisce Miccoli – non è mai successo».
Capitolo 5. Mai Lecce, esiste solo il Palermo. Dopo tutti questi bocconi amari Miccoli in conferenza ha chiarito che non intende andare né ora né mai al club salentino. «Dato che non si è mai creata la condizione, forse è meglio se non ci vado proprio al Lecce, neanche a fine carriera. E comunque io ora non mi sento di lasciare Palermo, perché qui sono il capitano e mi sento un esempio per tutti. Per me in questo momento esiste solo il Palermo»
Capitolo 6. La punizione e la sostituzione a Lecce. «Ho detto al mister che non avrei tirato rigori contro il Lecce. Ma le punizioni le ho sempre tirate e quindi sono andato io a calciare. C’è da dire che forse è venuta fuori la migliore punizione da quando sono a Palermo. Però, non ho giocato bene e questo per la troppa tensione. Quando mi sono rivisto, mi sono chiesto, ma è mio zio o mio nipote che giocava? Sicuramente se giocava mio figlio Diego di tre anni sarebbe stato più pericoloso. Per quanto riguarda la sostituzione, invece, non l’ho chiesta io al mister. Mi ero isolato dal resto della squadra tra primo e secondo tempo. E il mister ha fatto bene a cambiarmi per me e per la squadra. Vedendo poi come è finita la partita, la scelta è stata giustissima».
Capitolo 7. La prossima sfida e l’obiettivo Champions. Miccoli conclude, parlando dalla prossima partita contro la sua ex squadra, la Fiorentina. «Ho sempre esultato contro mie ex squadre. A Firenze mi sono trovato bene, ma sarà  una partita come tutte le altre. Palermo rilanciato in ottica Champions? Mio obiettivo è giocare e fare il massimo partita dopo partita. Vediamo tra un mese e mezzo dove saremo».

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