5 febbraio 2011

L'IRONIA

«Perché non facciamo un bel coro sul bilancio?». Ah, la liberatoria ironia sampdoriana, unica come la maglia più bella del mondo e il simbolo che non digrigna i denti ma fuma il calumet della pace, lupo di mare placido e controcorrente nella retorica guerresca del calcio. «Mica ci metteremo ad appendere striscioni di contestazione, eh?». L'oratore è un capotifoso e non ci credi, «sono capaci tutti a far casino o a tirare i sassi»: davvero non si capisce cosa c'entri tanta saggezza, oltre al sense of humour, con la violenza degli squadristi che hanno sfasciato gli studi di Telenord. Qui non c'è niente del genere. Qui è la sala Chiamata, cattedrale laica di Genova, tradizionalmente appaltata dai portuali a chi voglia celebrare una qualsiasi passione, anche stravagante o minoritaria, purché autentica: politica, civile, sportiva.
Stasera tocca all'amore ferito. Stasera va al microfono la nostalgia dolorosa della serenità, patrimonio consolidato fino all'altro ieri e sembra già mille anni. Pazzini, certo, ma poi anche Cassano, e quel maledetto gol del Werder all'ultimo minuto che Storari figurati se lo lasciava passare, e quanto ha perso la società per risparmiare un milione su Storari? Il tifo dal volto umano ha tutte le età e sbandiera sciarpe, cappellini, maglie, felpe, braccialetti e persino orecchini blucerchiati ai lobi delle teenagers. Qualcuno ha la cravatta. La maggior parte, jeans. I capelli grigi sono pochi. «Non potremo mai perdonare Garrone», ecco, più del pollice verso all'allenatore Mimmo Di Carlo - «Se ne deve andare» - colpisce il rancore verso l'uomo della provvidenza. «Ci ha salvati, d'accordo. Ma siamo stanchi di sentirci dire che ci ha adottati», una famiglia dove si rinfacciano i sentimenti non è più una famiglia. «Gli avevamo chiesto di venire qui e non ha voluto. Ne aveva il dovere. Non per spiegare la svendita di Pazzini, e neanche per sentirsi accusare come temeva: non sarebbe successo. Garrone doveva venire qui perché stasera la Sampdoria è qui».
Vien giù dagli applausi, la sala Chiamata. Tappezzata di bandiere blucerchiate e con le fotografie storiche del console dei camalli, Paride Batini, a benedirle tra i ritratti di Lenin e Di Vittorio. Batini era un genoano che rispettava gli avversari. Non solo allo stadio. «Mi raccomando: non fischiamo i nostri ragazzi!», esorta l'oratore, e anche questo è tifo gentile e spiritoso: «Già non sono dei fenomeni. Se poi li demoralizziamo facendoglielo notare, quelli vanno completamente nel pallone e non ne azzeccano più una». Il ragionamento non fa una grinza, l'approvazione dell'assemblea è convinta. «Chiederemo comunque a Garrone di riceverci di nuovo. Se non vuole più fare il presidente, se l'impegno è così gravoso, deve cercare di vendere la società. Noi il discorso della corda troppo tesa non lo vogliamo più sentire». Un'offesa che brucia. Anche se il tifo consapevole non si illude, «lo sappiamo benissimo che se va via lui non c'è nessuno disposto a comprare la Sampdoria». Per adesso, però, perché in futuro...…
Non è gremita, la Sala Chiamata, e non dura moltissimo l'assemblea. Un'ora e dieci minuti. Una ragazza chiede perché i tifosi non si radunino tutti nuovamente nella Sud, come accadeva una volta, e si accende un accenno di polemica interna. Ma è la tensione di un momento. I capi annunciano un comunicato e idee particolari, per far capire al mondo intero lo stato d'animo del mondo loro. La fantasia non gli è mai mancata: ricordate l'appello alla riscossa consegnato al capitano, Sergio Volpi, scritto con i versi di William Shakespeare? Oppure la contestazione concordata, dopo una semifinale europea e un derby persi malamente? «Su, ragazzi, venite a farvi fischiare per cinque minuti...»: e i ragazzi che nel prepartita andavano sotto la Sud, beccavano i fischi, tornavano negli spogliatoi e uscivano per il calcio d'inizio sotto un uragano di applausi. I tifosi della Sampdoria sono finiti in prima pagina, per colpi di genio come questo.
L'assemblea finisce tra sospiri e pacche sulle spalle, programmi per la prossima trasferta di Udine, riflessioni sull'attacco e pensieri proibiti sul derby. Qualche supporter troppo uguale agli altri sta facendo sciocchezze in centro, ma il tifoso blucerchiato è davvero particolare, per passione e fantasia, e va a casa dove ha altri affetti egualmente profondi. E il coro? Speriamo di sentirlo presto: Alé bilancio / oh oh / alé bilancio /oh oh.

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