27 febbraio 2011

FATE RIDERE

La sferzata delle dodici finali richiesta da Andrea Agnelli ha avuto come conseguenza il tracollo della Juve, che può quasi dire addio ai sogni Champions, inghiottita dall'ennesima stagione anonima in termini di risultati. Il presente è un baratro senza fine. Lecce e Bologna hanno mandato in frantumi le speranze di una squadra priva di identità, arenatasi proprio quando doveva profondere il colpo di reni. Lo stesso futuro di Delneri è fortemente a rischio: il tecnico non ha retto alla prova di maturità e ha perso il bandolo della matassa, che si conferma poco avvezzo a guidare le grandi. Al secondo gol di Di Vaio, i tifosi delle due curve esplodono con i consueti cori di contestazione in sequenza: "Fate ridere", "Andate a lavorare", "Vergognatevi". Gli ultras ricordano i peana di fine stagione e intonano ironicamente: "Vinceremo il tricolor". Un anno dopo la situazione è analoga a quella che portò all'esonero Ferrara. Il nuovo corso si è impantanato. C'è chi parla addirittura di un ritorno di Marcello Lippi. Dagli spalti invocano Luciano Moggi, quasi fosse il demiurgo. La partita diventa surreale. Il Bologna la addomestica. Felipe Melo per poco ingaggia una lite con un compagno di squadra, placato a stento da Del Piero. E' la cifra di una squadraccia, un collettivo allo sbando, smarrito tecnicamente. Il ritratto sbilenco di una pochezza disarmante. Fa specie vedere questa nobile decaduta o sedicente tale che staziona da parecchie domenica tra il settimo e l'ottavo posto. 

PRIMO TEMPO - La Juve regna ma non governa, ci mette buona volontà, ma non perfora il Bologna. Delneri rivoluziona la squadra anche per via delle assenze: rispetto a Lecce ci sono Iaquinta e Martinez (per lunghi tratti estraneo dal gioco). All'appello mancano Toni (scelta tecnica), Aquilani (infortunio) e Buffon (squalificato). Il capitano Del Piero che giura eterno amore sulla fiducia, tramite contratto in bianco, per sedare problematici tormentoni sul rinnovo, siede in panchina. E con lui la qualità residuale della compagine di Delneri, che però ha un'ottima occasione con Matri, assistito dal fluidificante Chiellini. Il ritmo-partita della Juve non dà minimamente l'impressione del forcing, l'organizzazione di gioco è approssimativa e quando arrivano le folate dettate dallo spirito e dai nervi sono irrazionali e imprecise. Anche la sfortuna ci mette lo zampino, quando l'attaccante calabrese incoccia il palo su una conclusione piuttosto rocambolesca.

SECONDO TEMPO - Delneri vuole la scossa e lascia negli spogliatoi il nullo Martinez e Iaquinta, cercando di iniettare qualità e potenza con Toni e Del Piero. Malesani è attendista e camaleonticamente sornione. Il secondo tempo è di marca bolognese e colpisce: l'elettroshock lo provoca Di Vaio, che trova un varco sul filo del fuorigioco lanciato in verticale trafigge Storari con un morbido lob di punta. L'ex attaccante della Juventus è più mobile dell'intera batteri di punte bianconera e impensierisce ancora Storari con un tiro dalla distanza. La Juve, impallinata di rimessa, fatica a ritrovarsi: emerge il profilo psicologico di squadra fragile. Bonucci in proiezione offensiva non riesce a toccare un pallone facile facile. Così Di Vaio, beccato dal pubblico juventino, si prende la sua personale rivincita portando a spasso l'intera difesa della Juve e trafiggendo Storari per la seconda volta. La Juve sprofonda (ottava sconfitta in campionato: falliti tutti gli obiettivi), come le chances di entrare nel lotto che conta. Una squadra in coma, a un passo dal Requiem, che riesce a perdere dopo 31 anni contro l'ottimo Bologna.

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