28 febbraio 2011

COLPEVOLI

Curva Sud gremita, ma la parte bassa dietro al vetro che delimita il settore dalla pista atletico vuoto. Almeno venti file completamente vuote. Perché? Si tratta di una forma di protesta da parte dei Gruppi della Sud contro i provvedimenti presi dalla Questura il giorno della contestazione a Trigoria la sera del rientro della squadra da Genova. Cori a favore dei diffidati e dei ragazzi colti da Daspo e contro Tagliente. Poi uno striscione con su scritto "Colpevoli di una passione"

ESPERIENZA

Come promesso, il presidente del Cesena, Igor Campedelli, ha assistito alla sfida col Chievo non dalla tribuna d'onore ma in mezzo ai tifosi. Il Corriere dello Sport/Stadio riporta le impressioni del numero uno bianconero a fine gara: "Ho vissu­to un'esperienza emozionante; c'è stato qualche coro contro il sottoscritto, qualche tifoso mi ha detto che non la pen­sa come me, tutto, però, si è svolto in un clima di estrema ci­viltà. E questa cosa mi ha fatto un immenso piacere. La vittoria, poi, ha coronato questa domenica si­curamente speciale..".

VIRTUS VERONA-TRENTO

Verona. Pantere e gazzelle in strada. Poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa. «E che succede?!» si sono chiesti i cittadini che sono transitati davanti al Gavagnin ieri pomeriggio, dove si disputava la partita tra la Virtus e il Trento e si sono viste divise ovunque e la gente ha temuto che fosse successo chissà che cosa considerato che i mezzi con i colori d'istituto bloccavano loro la strada.
Le forze dell'ordine sono arrivate direttamente dallo Stadio dove invece erano stati comandati per Hellas Verona-Ravenna. Robe da matti, considerata la categoria: la Virtus è in serie D. Ieri la partita s'è chiusa con la vittoria dei veronesi per 4-2.
Robe da matti appunto, considerato che nemmeno i ribelli ultras dell'Hellas da mesi non fanno parlare di sè. E di certo quella era una tifoseria piuttosto «agitata». Li ricordiamo tutti gli scontri allo stadio, i fumogeni, i cassonetti lanciati in mezzo alla strada, le cariche e i Daspo che ne seguivano ogni volta.
Ieri pomeriggio tutto è cominciato a Borgo Venezia, in via Montorio. Al Gavagnin giocavano, e sugli spalti i veronesi contro i trentini, pare particolarmente agitati. Così rabbiosi che i veronesi hanno cercato riparo anche nel bar vicino per scappare dai trentini che si sono messi a lanciare oggetti. Tra le due tifoserie inoltre c'è rivalità politica essendo quelli della Virtus fortemente orientati a sinistra e quelli del Trento a destra.
Così, finita la partita, la bagarre s'è spostata in strada con gli uni che rincorrevano gli altri tra gli automobilisti in transito e basiti che temevano che le loro auto venissero prese a scarpate. Sono intervenute una cinquantina di unità tra carabinieri e polizia che hanno fatto cariche di alleggerimento, hanno fermato alcuni tifosi e li hanno portati in questura per l'identificazione. Poi il pullman con i tifosi trentini è stato accompagnato fino all'autostrada.
Adesso spetta alla Digos, che esaminerà anche i filmati che i colleghi hanno realizzato, stabilire eventuali responsabilità e quindi nell'eventualità denunciare le persone fisiche che hanno lanciato oggetti, perchè farlo è reato e la normativa contro la violenza negli stadi prevede che si possano utilizzare le 48 ore seguenti per emettere provvedimenti.
Era dal 14 novembre 2006 che la Virtus non saliva alla ribalta della cronaca per tafferugli. In quell'occasione la squadra di Gigi Fresco giocava con la Sambonifacese e il derby fu veramente caldo tra sfottò e tiro al bersaglio tra tifosi con lancio di svariati oggetti.
Alessandra Vaccari

UN POSTO IN QUESTURA

T'IMMAGINI SE FOSSE SEMPRE DOMENICA...



200 Ultras Viola non tesserati a Bari per la gara più insignificante del secolo. Cantano per 100 minuti, addirittura improvvisando nudismo e goliardia, tenendo lo stesso coro per 30 minuti del secondo tempo. Onorano gli ultras granata e i catanzaresi con due striscioni e sostengono solo la maglia e la fiorentinità in culo ad una banda di mediocri mercenari e ad un tecnico incompetente.
Ultras nel 2011, nonostante la rovina attorno a noi...yes we can!
DM

NOVARA-VARESE

(ANSA) - NOVARA, 26 FEB - Due tifosi sono stati denunciati dalla Polizia al termine della partita Novara-Varese, disputata ieri pomeriggio. Durante le attivita' di prefiltraggio, un tifoso del Varese di 28 anni e' stato sorpreso mentre cercava di lanciare petardi e razzetti ai propri amici all'interno dell'area riservata dello stadio. Un tifoso del Novara di 27 anni e' stato denunciato per aver lanciato pietre verso la curva al termine della partita. Entrambi saranno sottoposti a Daspo.

REAL ISERNIA-MONTENERO DI BISACCIA

(AGI) Campobasso - Tre feriti ed anche un colpo d'arma da fuoco, nel dopo partita Real Isernia-Montenero di Bisaccia (0-0), scontro al vertice del girone di Eccellenza molisana.
  Alcuni tifosi del Montenero hanno atteso i calciatori ospiti all'uscita dello stadio. Dagli insulti si e' passati alle spinte, ai calci e ai pugni. Nelle fasi concitate dell'aggressione un sostenitore dei padroni di casa ha estratto una pistola, detenuta legalmente, quindi l'ha puntata contro un atleta dell'Isernia e ha sparato un colpo a terra. L'uomo e' stato denunciato. I feriti medicati al pronto soccorso sono due calciatori ed un carabiniere.
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27 febbraio 2011

RIN-VIGORITO

Ore contate per il debutto ufficiale dei tornelli al ‘Ciro Vigorito’. Dopo la fase sperimentale inaugurata nella gara con il Viareggio, il nuovo sistema di controllo degli accessi entrerà formalmente in vigore lunedì sera nel posticipo contro il Cosenza.
Stamane ne ha illustrato le modalità di funzionamento Maurizio Gubitosi, responsabile marketing della Skidata, la multinazionale austriaca, presente anche in Italia con sedi a Bolzano e Bologna, specializzata proprio nei sistemi di controllo degli accessi a pagamento. L’azienda, a cui il Benevento Calcio si è rivolta per installare i tornelli, vanta 180 realizzazioni di questo genere a livello mondiale compresi 6 stadi dei mondiali in Sudafrica, l’Allianz Arena di Monaco in Germania e il nuovo stadio della Juventus che sarà inaugurato quest’estate.
“La modalità d’accesso – spiega il dottor Gubitosi – è semplicissima. Il tifoso dovrà passare il biglietto sotto al lettore di codice a barre e attendere che il sistema gli indichi l’accesso. Dopodiché avrà una decina di secondi per farlo, superati i quali dovrà reinserire il tagliando. Il dispositivo è anche in grado di riconoscere se il percorso intrapreso dal tifoso per entrare è quello corrispondente al ticket acquistato e di indicargli, eventualmente, presso quale varco recarsi. Il biglietto risulterà inutilizzabile una volta superati i tornelli.”
Non è però, questa, la sola possibilità con cui utilizzare tali dispositivi: “Oltre al classico biglietto, quando la legislatura lo permetterà – chiosa il dirigente della Skidata –  sarà possibile sfruttare i vantaggi del ‘mobile ticketing’ che permetterà non solo di acquistare i tagliandi di gara direttamente utilizzando i telefonini (grazie a un software presente sulla sim card, ndr) ma di convalidarli semplicemente accostando il cellulare alle convalidatrici. Un’altra possibilità è utilizzare un orologio da polso che impiega un microchip con cui disciplinare gli accessi”.
Il dirigente della Skidata chiude con un invito ai tifosi: “quello di venire allo stadio con lo spirito giusto, tenendo la violenza fuori dallo stadio”.
La società Benevento Calcio consiglia  per le prime volte, di recarsi allo stadio con un po’ di anticipo al fine di evitare resse e familiarizzare con il nuovo sistema.
di Edoardo Porcaro

POTENZA

P
otenza, 26 feb. (Adnkronos) - Un uomo di 41 anni di Bella (Potenza) e' stato denunciato dai carabinieri in quanto e' stato identificato quale responsabile dell'aggressione ad un dirigente di una squadra di calcio. Il fatto e' avvenuto domenica durante la partita di calcio di dilettanti tra la Asd Garnet Red e la Ginestracandida.
A circa 10 minuti dal termine un dirigente della squadra ospite ai limiti del rettangolo di gioco e' stato colpito con una testata da un tifoso locale, il quale subito dopo si e' allontanato senza dare la possibilita' di procedere alla sua identificazione. L'arbitro ha quindi sospeso la partita. Dopo diverse attivita' d'indagine il tifoso e' stato rintracciato e denunciato. Al Questore di Potenza' e' stato richiesto anche di emettere il provvedimento di Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive.

DE LAURENTIIS

«De Laurè, mann 'o pocho a se cucca' ampress 'a sera...». Il presidente è stato temerario o, forse, non se l'aspettava. Fatto sta che sul volo Alitalia partito da Valencia alle 13 e 25 del giorno successivo alla sconfitta di Europa league del Napoli il patron azzurro s'è ritrovato praticamente mischiato agli ultras che, a scaglioni, facevano ritorno in patria dopo aver invaso a migliaia prima Valencia e poi il piccolo paesino di Villarreal. Durante il volo - circa due ore - il teatrino dei tifosi con De Laurentiis è stato un costante ronzìo di sottofondo. Per la maggior parte si trattava dell'ala dura del tifo, i duri e puri delle curve. Incuriositi gli altri passeggeri, spagnoli o comunque non napoletani: «Ma di cosa parlano così animatamente?». «Di calcio». Un tifoso, tatuato fin sopra le sopracciglia, con marcata inflessione torrese, urla dalla coda dell'aereo: «Aure', vir ' e lo fa cucca' ampress a Lavezz', ca se no s'abboff'». Un caloroso invito affinché il presidente faccia nottetempo da balia al pocho altrimenti tentato da presunti bagordi. Un rotondo capopopolo si spinge fino alla testa dell'aereo dov'è seduto De Laurentiis. Si fa largo tra gli steward, si avvicina, forse pensa a cosa chiedergli. Decide di buttarla in politica. «Preside' vuole diventare sindaco di Napoli?». «Sì, bell'affare» gli risponde il produttore cinematografico abbozzando mezzo sorriso. Altro topic: Europa quanto ci costi. Sbotta un abbronzatissimo figlio della curva A: «'Sti trasferte, ohì,...'a Spagna, 'a Romania, Liverpùll,...le paghiamo care e amare ma 'e facimm volentieri, ca' passione. Vogliamo però che stu sforzo viene ripagato: 'a società adda caccia e sord', deve comprare i giocatori, così siamo poco competitivi, jamma a ffa 'e figur 'e m....». Grida d'approvazione: «Ma serio 'o frat'».
TRIPOLI BRUCIA E IL POCHO «NON SALTA L'UOMO» - Curioso, e un filo grottesco, il contrasto tra le pagine dei giornali sfogliate da tanti passeggeri, coi titoli sulla «Battaglia di Tripoli», la «Libia in fiamme», i «diecimila morti degli scontri», e il dibattito intavolato sul pocho «che non salta più l'uomo» come una volta.
ATTERRAGGIO E RULLAGGIO- La situazione si accalora durante l'atterraggio. Fase delicata: telefonini e apparecchiature elettroniche, spente, cinture abbracciate, una sorta di subliminale concentrazione a bordo. Ma gli ultras rompono il silenzio e infiammano il permanente question time calcistico: Lavezzi bersaglio preferito. Una marea è contro l'argentino, reo di essersi mangiato il gol-qualificazione. I pro-Ezequiel («lui è fondamentale per la velocità, per gli assist») vengono messi all'angolo. Qualcuno si slaccia la cintura e si alza non appena il carrello tocca la pista. Il responsabile di bordo dall'altoparlante: «Vi preghiamo vivamente di stare seduti altrimenti non possiamo fare il rullaggio». Monito gracchiante sommerso dalle urla. E sul «rullaggio», le ironie stupefacenti si sprecano. Tutti a terra, arriva il bus che porta allo scalo. De Laurentiis va via. «Un signore chiede: «Ma quello è il presidente del Napoli?». Gli risponde lesto un tifoso incazzato nero, che ancora non ha digerito i cinque minuti di follia costati l'eliminazione, e reduce da un mezzo litigio in aereo: «Eh sì è iss': pecchè 'o vuliv cerca' pure l'autografo??».

ATALANTA-TRIESTINA

Tredici ultrà della Curva Nord, tra cui il leader Claudio «Bocia» Galimberti, sono stati condannati per gli scontri scoppiati prima di Atalanta-Triestina, giocata a Pordenone il 31 luglio 2004, periodo in cui la squadra nerazzurra si trovava in ritiro a Piancavallo. Tafferugli per i quali giovedì 24 febbraio al tribunale di Pordenone sono piovute pene complessive per 28 anni (il pm ne aveva chiesti in totale 15).

La condanna più severa è toccata al «Bocia», già finito nei giorni scorsi al centro dell'inchiesta del pm Carmen Pugliese per associazione a delinquere finalizzata ai disordini organizzati dalla tifoseria bergamasca. Al capo ultrà sono stati inflitti tre anni e l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. A suo carico sono stati riconosciuti il concorso nella resistenza a pubblico ufficiale e la violazione del Daspo, mentre è stato assolto dall'accusa di aver danneggiato un'auto in sosta. Due anni e 8 mesi li ha rimediati N. T.; due anni e mezzo a testa a G. C. e A. P. Altri nove hanno rimediato due anni ciascuno, mentre è andato assolto A. S., che nell'indagine attualmente in corso a Bergamo risulta tra gli ultrà più attivi.

FROSINONE-GROSSETO

Si è svolta oggi, alle 15 a Frosinone, presso lo stadio Matusa, l’incontro di calcio Frosinone – Grosseto, valevole per il campionato di serie B.
La Divisione Anticrimine, al termine della partita ha avviato la procedura per l’applicazione del DASPO, il provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive nei confronti di due giovani tifosi canarini, un trentacinquenne di Frosinone ed un trentaquattrenne di Pontecorvo.
I due, al termine dell’incontro, conclusosi con un pareggio, probabilmente non soddisfatti del risultato conseguito dallo loro squadra, al momento del deflusso dallo stadio, hanno cominciato
ad urlare ed ad inveire contro i tifosi della compagine ospite, assumendo atteggiamenti provocatori nei loro confronti ed aizzando i propri compagni a fare altrettanto.
Solo la professionalità e tempestività di intervento dei poliziotti, dispiegati allo stadio per il servizio di ordine pubblico, ha permesso di sedare gli animi ormai infervorati e scongiurare qualsiasi episodio di violenza.
Proprio questa partita era stata oggetto nei giorni scorsi di attenzione e sensibilizzazione da parte dell’Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive in virtù di precedenti episodi di intemperanza e violenza verificatisi nella stagione calcistica 2005/2006.
Nel corso delle due partite di andata e ritorno di quella stagione furono infatti denunciate complessivamente 29 persone, 18 tifosi del Frosinone ed 11 del Grosseto e rimasero inoltre feriti 8 poliziotti del Reparto Mobile.
Grazie alla predisposizione di un adeguato servizio di ordine pubblico ed alla puntuale e sinergica risposta delle Forze dell’Ordine impiegate, il momento di criticità è stato superato garantendo ai presenti una conclusione dell’incontro all’insegna di una sana sportività.

TRIGORIA

Resistenza, lesioni, lancio di oggetti e manifestazione non preavvisata: sono questi i reati alla base delle prime sei denunce scattate nei confronti di altri tifosi della Roma, responsabili di aver partecipato agli incidenti di sabato scorso fuori al centro di Trigoria. Per tutti il questore ha già firmato il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, per una durata che varia dai 2 ai 4 anni.

Tra le sei persone denunciate e interessate dal provvedimento interdittivo, oltre a due uomini, c'è anche una ragazza di 33 anni, già colpita a novembre del 2010 da Daspo. Tutti di età compresa tra i 26 e i 42 anni sono stati identificati dalla Digos sulla base degli elementi raccolti in fase di indagine e grazie all'esame delle immagini realizzate dalla polizia scientifica durante gli incidenti.

Un gruppo di supporters giallorossi, dopo aver contestato l'andamento della squadra, aveva lanciato bottiglie, sassi e fumogeni verso le forze dell'ordine presenti sul posto, provocando il ferimento di due agenti. Molti tra i sei denunciati sono già gravati da precedenti penali per reati diversi, che variano dallo spaccio di droga alla rapina fino al furto. Salgono così a 11 le persone denunciate, di cui una arrestata in flagranza e sottoposte a Daspo per il coinvolgimento negli incidenti di Trigoria. Le prime sette denunce erano scattate nelle 24 ore successive agli episodi di sabato scorso. Proseguono le indagini per identificare altri responsabili.

FATE RIDERE

La sferzata delle dodici finali richiesta da Andrea Agnelli ha avuto come conseguenza il tracollo della Juve, che può quasi dire addio ai sogni Champions, inghiottita dall'ennesima stagione anonima in termini di risultati. Il presente è un baratro senza fine. Lecce e Bologna hanno mandato in frantumi le speranze di una squadra priva di identità, arenatasi proprio quando doveva profondere il colpo di reni. Lo stesso futuro di Delneri è fortemente a rischio: il tecnico non ha retto alla prova di maturità e ha perso il bandolo della matassa, che si conferma poco avvezzo a guidare le grandi. Al secondo gol di Di Vaio, i tifosi delle due curve esplodono con i consueti cori di contestazione in sequenza: "Fate ridere", "Andate a lavorare", "Vergognatevi". Gli ultras ricordano i peana di fine stagione e intonano ironicamente: "Vinceremo il tricolor". Un anno dopo la situazione è analoga a quella che portò all'esonero Ferrara. Il nuovo corso si è impantanato. C'è chi parla addirittura di un ritorno di Marcello Lippi. Dagli spalti invocano Luciano Moggi, quasi fosse il demiurgo. La partita diventa surreale. Il Bologna la addomestica. Felipe Melo per poco ingaggia una lite con un compagno di squadra, placato a stento da Del Piero. E' la cifra di una squadraccia, un collettivo allo sbando, smarrito tecnicamente. Il ritratto sbilenco di una pochezza disarmante. Fa specie vedere questa nobile decaduta o sedicente tale che staziona da parecchie domenica tra il settimo e l'ottavo posto. 

PRIMO TEMPO - La Juve regna ma non governa, ci mette buona volontà, ma non perfora il Bologna. Delneri rivoluziona la squadra anche per via delle assenze: rispetto a Lecce ci sono Iaquinta e Martinez (per lunghi tratti estraneo dal gioco). All'appello mancano Toni (scelta tecnica), Aquilani (infortunio) e Buffon (squalificato). Il capitano Del Piero che giura eterno amore sulla fiducia, tramite contratto in bianco, per sedare problematici tormentoni sul rinnovo, siede in panchina. E con lui la qualità residuale della compagine di Delneri, che però ha un'ottima occasione con Matri, assistito dal fluidificante Chiellini. Il ritmo-partita della Juve non dà minimamente l'impressione del forcing, l'organizzazione di gioco è approssimativa e quando arrivano le folate dettate dallo spirito e dai nervi sono irrazionali e imprecise. Anche la sfortuna ci mette lo zampino, quando l'attaccante calabrese incoccia il palo su una conclusione piuttosto rocambolesca.

SECONDO TEMPO - Delneri vuole la scossa e lascia negli spogliatoi il nullo Martinez e Iaquinta, cercando di iniettare qualità e potenza con Toni e Del Piero. Malesani è attendista e camaleonticamente sornione. Il secondo tempo è di marca bolognese e colpisce: l'elettroshock lo provoca Di Vaio, che trova un varco sul filo del fuorigioco lanciato in verticale trafigge Storari con un morbido lob di punta. L'ex attaccante della Juventus è più mobile dell'intera batteri di punte bianconera e impensierisce ancora Storari con un tiro dalla distanza. La Juve, impallinata di rimessa, fatica a ritrovarsi: emerge il profilo psicologico di squadra fragile. Bonucci in proiezione offensiva non riesce a toccare un pallone facile facile. Così Di Vaio, beccato dal pubblico juventino, si prende la sua personale rivincita portando a spasso l'intera difesa della Juve e trafiggendo Storari per la seconda volta. La Juve sprofonda (ottava sconfitta in campionato: falliti tutti gli obiettivi), come le chances di entrare nel lotto che conta. Una squadra in coma, a un passo dal Requiem, che riesce a perdere dopo 31 anni contro l'ottimo Bologna.

ELPIDIENSE-ANCONA

Sant'Elpidio a Mare (Fermo), 25 febbraio 2011 - SARÀ un match delicato, quello tra Elpidiense Cascinare e Ancona, in programma domenica allo stadio “Ciccalè” di Cascinare. Da una parte, c’è la rivalità sportiva e sana tra due formazioni che sono protagoniste nel campionato di Eccellenza. Dall’altra, ci sono le limitazioni alla vendita di biglietti decise dal Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive, che ha accolto le indicazioni dall’Osservatorio.
In mezzo, le dichiarazioni del presidente anconetano Marinelli, che al termine del match con l’Urbania ha gridato "Tutti a Casinare!" Una sorta di ‘chiamata alle armi’ che i tifosi sono pronti ad accettare così come accaduto la scorsa settimana a Castel di Lama.
I numeri però saranno ben diversi. Se per il match con l’Atletico Piceno si sono mossi circa in settanta, per domenica sono previsti migliaia di sostenitori dorici. Nasce, quindi, un problema di ordine pubblico, con questa presenta massa dorica da gestire e controllare. " I contatti tra le questure di Ascoli e Ancona sono quotidiani – dicono da Ascoli –. Saremo pronti per intervenire in casi estremi, ma è chiaro che ci auguriamo che tutto vada bene, così come accaduto già a Montegranaro e Castel di Lama".

A suscitare dibattito però sono le parole del numero uno della società dorica con l’invito ad organizzare pic nic per le campagne di Cascinare e assistere il match dalle colline. "Probabilmente avrebbe fatto meglio a non pronunciare certe parole – commenta il presidente dell’Elpidiense Cascinare, Torresi –. Anche a noi dispiace che questa partita sia vietata ai tifosi di Ancona, tanto che avevamo chiesto di giocare a Macerata, ma le regole vanno comunque rispettate. Detto questo, quel che non mi è piaciuto è la mancanza di rispetto nei nostri confronti. Cascinare sarà pure un centro piccolissimo, ma abbiamo ospitalità, educazione e dignità da serie A".

Chiude il sindaco Mezzanotte: "Ci auguriamo che domenica non accada nulla fuori dallo stadio. C’è un parere della Prefettura che va rispettato. Del resto sarà possibile vedere la partita in tv (diretta su Rai 3), per questo invitiamo il presidente dorico a rivedere certi inviti, che potrebbero comunque creare una situazione pericolosa per i tifosi stessi".
Aaron Pettinari

SALERNO

Un patto d’amore e d’onore. Ieri 50 ultras hanno sfidato il gelo di Casignano e tifato Salernitana durante la partitella che Breda ha organizzato sul sintetico. I supporters si sono schierati apertamente con la squadra, l’hanno incoraggiata ed hanno espresso solidarietá, vicinanza. Il motivo l’avevano reso pubblico la sera prima, durante il corteo che ha attraversato Salerno: "Non prendono soldi ma non mollano. Vanno elogiati, sono l’unica cosa da salvare". E ieri gliel’hanno detto in faccia, schietti come al solito. "Forza ragazzi", gli hanno gridato. Subito dopo, forte e rabbioso, è partito l’ennesimo coro di contestazione a Lombardi. La tensione è sempre alta e gli ultras s’industriano: mettono in cantiere un viaggio a Vallo della Lucania, ormai è cosa certa. Ribadiscono: "Non ne vogliamo sapere più di Lombardi. Dice che ci pensa di nuovo lui ma temiamo un altro Cala all’orizzonte. A questo punto, le strade sono due: chiavi al sindaco, così è legittimato ad intervenire, oppure libri contabili in tribunale".
La Digos era presente al campo ma ha dovuto solo constatare l’assoluta compostezza di un’iniziativa pacifica. Gli ultras hanno inneggiato pure all’allenatore. Non accadeva dai tempi di Roberto Breda al 76’, storia gloriosa di un derby ad Avellino di anni fa. "Non è a me che dovete fare cori - ha risposto - ma a ognuno di questi ragazzi". Come a dire, spiegare, far capire inequivocabilmente che è merito dei signori giocatori - dal più giovane al più smaliziato - se la Salernitana non ha ancora abbassato la saracinesca. Dopo il cambio di campo e qualche altro gol (Carrus sta bene e gioca, D’Alterio rientra e Balestri gli fa posto, ballottaggi Pippa-Legittimo e, forse, un altro che potrebbe coinvolgere Ragusa), la squadra è corsa sotto gli spalti per applaudire gli ultras. Breve colloquio: "Siamo venuti solo per farvi capire che sappiamo, vi apprezziamo, siamo con voi". Russo, il più anziano, ha detto grazie a nome di tutti.

DASPO A VARESE

Il Questore di Varese Marcello Cardona ha emesso un divieto di accesso alle manifestazioni sportive (Daspo) della durata di tre anni nei confronti di un noto capo ultrà varesino, pluripregiudicato. L'uomo, M.F. di 43 anni, si è reso responsabile di una serie di reati in occasione dell'incontro Varese-Frosinone, disputato lunedì sera. In particolare ha aggredito due steward, causando loro lesioni, e scavalcato una barriera di delimitazione tra due settori dello stadio. Non contento, si è rivoltato con violenza anche nei confronti degli operatori della Polizia intervenuti, commettendo i reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale.
Il tifoso è stato denunciato d'ufficio dagli operatori della Questura di Varese per i reati commessi e con decorrenza immediata gli è stata applicata la misura di prevenzione del Daspo, che gli impedirà per tre anni di frequentare l

SPY

Spycalcio

L'allarme dei Servizi Segreti
il futuro della tessera del tifoso

I Servizi segreti fanno il loro lavoro. Che è quello di analizzare, studiare, lanciare l'allarme. Magari esagerando anche un po'. Ecco che adesso, nella loro relazione al Parlamento, spiegano come contro la tessera del tifoso si stia creando un fronte formato da gruppi di ultrà, ''anche di diversa fede calcistica e orientamento politico, che comunque registra una netta supremazia delle componenti di estrema destra'' e ambienti delinquenziali. L'Intelligence (Aisi) sottolinea inoltre che sono arrivate informazioni ''circa progetti tesi ad aggirare le disposizioni collegate alla tessera, con tecniche illegali''. Gli 007 confermano inoltre che nelle tifoserie 'oltranziste' è ben consolidato ''un forte stato di tensione contro l'introduzione del documento''. E' vero, le proteste contro la tessera continuano in alcune città (in altre c'è rassegnazione), anche con mail di protesta all'Uefa: ma coalizioni per scatenare disordini non si sono ancora viste. Merito soprattutto di una grande attenzione del Viminale e di alcune questure. La situazione violenza è molto migliorata a Roma, Milano, Firenze, Palermo, Torino, Catania. Anche i sostenitori del Napoli, che prima non potevano andare in trasferta, ora seguono la loro squadra (anche se con restrizioni). Ci sono stati incidenti, è vero, a Roma in occasione di una festa della Lazio e anche disordini e assalti davanti a Trigoria (oggi altre sei denunce, per un totale di 11): ma l'indagine della questura non è per niente chiusa e non sono da escludere altri Daspo. La filosofia del questore Francesco Tagliente ormai è chiara: massima disponibilità nei confronti dei tifosi, porte sempre aperte ma pugno duro (durissimo) nei confronti dei violenti. Non per niente i Daspo, rispetto all'anno scorso, sono quadruplicati (non ci sono ancora dati ufficiali). Le manifestazioni contro la tessera ci sono state (anche) a Roma: ma contenute e non violente. Il derby del 13 marzo intanto, come da noi annunciato, si giocherà di giorno. Alle ore 15. Come all'andata. Con le stesse regole. Sperando che ci sia più pubblico e sperando che non ci sia violenza. Per il derby la tessera non vale, ma dalla prossima stagione il Viminale vuole che in trasferta possa andare soltanto chi è "tesserato", evitando così il doppio binario di quest'anno che ha portato a problemi e polemiche. Dal Viminale fanno notare che grazie alle tessera sono diminuiti gli incidenti e che in trasferta non ci vanno più quei gruppi di violenti (quasi ogni squadra ne ha una sua ... dotazione) che in passato creavano problemi non solo negli stadi ma anche alle stazioni e agli autogrill. Poca gente comunque per ora va in trasferta, e lo scopo della tessera qui ha fallito. Tante le responsabilità. Non è giusto addossarle tutte al Viminale, ma la tessera è diventata, perdendo così per strada il suo scopo originario, soprattutto (o solo?) uno strumento di polizia. In futuro, Roberto Maroni vuole abolire le gabbie (dei tifosi ospiti) e le barriere. Indietro, comunque, non torna sulla tessera: ma i club, come abbiamo già detto e come ha fatto notare anche il Garante della privacy, devono fare la loro parte venendo incontro alla loro tifoserie (e non agevolando solo le banche). Quest'anno quasi mai l'hanno fatto. La strada per rendere gli stadi luoghi più civili è ancora lunga. Ma almeno, per fortuna, non ci sono più svastiche, i cori razzisti, il lancio di petardi (molto raro, ci sono le telecamere). Tutto quel campionario di vergogne che ci ha fatto diventare "famosi" in Europa. Non un'esclusiva, per carità: visto che l'Uefa ha minacciato di mettere al bando Serbia e Croazia se non fanno qualcosa di concreto contro la violenza.

I pescatori sportivi si contano: più di 500.000?
''In questo momento i pescatori sportivi (in mare) censiti sono 77mila e contiamo di arrivare in un paio di mesi a 500mila''. Lo ha spiegato il ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, intervenuto al convegno sulla pesca ricreativa nell'ambito della manifestazione Big Blu di Roma. ''L'obiettivo non è certo quello di mettere una nuova tassa - ha precisato Galan, tranquillizzando i pescatori sportivi- Punto invece a dare al settore il giusto rilievo che merita e solo contandoci possiamo farlo in modo da avere gli stessi diritti di altri comparti''. Secondo il ministro, quando il censimento sarà finito ''si vedrà se sono più numerosi i giocatori golf o di hockey su prato oppure quelli che vanno a pesca: è una vera sfida''. Galan ha quindi ricordato l'importanza economica del settore che conta un indotto pari a 350 milioni di euro e 1.500 negozi specializzati. ''Mi ricordo bene - ha concluso il ministro da sempre appassionato pescatore sportivo - quanto spendevo quando facevo questa attività, tra attrezzature varie, canne e mulinelli''. Il Ministero adesso avrà un numero verde, le associazioni di categoria (Fipsas e Arci Pesca) si stanno mobilitando per venire incontro ai pescatori che dovranno compilare i moduli. Era ora che si arrivasse al censimento, a capire quanta gente pesca in mare (d'estate forse sono molti più di 500.000), che attrezzi usa, eccetera. C'è da mettere ordine in un mondo sinora abbandonato quasi al suo destino: ci vorranno regole più chiare e norme fatte finalmente rispettare (ci sono pescatori "sportivi" che vendono i pesci, ed è proibito, o non rispettano le misure minime). Tutto nell'interesse dei pescatori seri, la stragrande maggioranza.

25 febbraio 2011

INFOAUT

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Mercoledì 02 Febbraio 2011 15:34

I tifosi del calcio giocano un ruolo chiave nelle proteste egiziane.


  • goalProssimamente pubblicheremo uno speciale sul ruolo dei gruppi ultras nelle prime giornate della rivoluzione in Tunisia, che come in Egitto sono ben radicati nel tifo da anni e nella maggior parte si ispirano ad attitudini, comportamenti e stili degli ultras italiani. Anche loro alle prese con i "daspo" firmati Ben Ali, in questi giorni si stanno mobilitando con ostinazione per reclamare la libertà dei tanti amici e compagni incarcerati dalla polizia dell'ex-dittatore, non senza mostrare e rivendicare il loro essere ultras... estremamente a sinistra. Intanto proponiamo la traduzione di questo articolo che ci spiega che anche in Egitto la componente ultras è scesa in piazza scontrandosi con la polizia al fianco del movimento di liberazione dal regime e dalla crisi.
    Infoaut


    I tifosi del calcio giocano un ruolo chiave nelle proteste egiziane.
    di James M. Dorsey
    Con l'Egitto che entra nella sua seconda giornata di inedite proteste anti-governative, i tifosi delle squadre di calcio rappresentano un pilastro ben organizzato e temuto della coalizione di base dispiegata, determinata a garantireche il Presidente Hosni Mubarak subisca la stessa sorte del Presidente Tunisino Zine El Abidine Ben Ali, già rovesciato questo mese [lo scorso gennaio N.d.T.] da dimostrazioni di massa.
    I tifosi del calcio, inclusi gli ultras della storica formazione del Cairo dell'Al Ahly (Il Nazionale) Sports Club, fanno parte di un'allenza di giovani attivisti, di islamisti ed operai che protestano per il fallimento del governo nell'alleviare la povertà, sradicare la corruzione e creare posti di lavoro, oltre che per l'utilizzo della repressione e della tortura per ostacolare le opposizioni.
    Le richieste dei contestatori spaziano dall'aumento delle libertà politiche alle dimissioni dell'odiato ministro dell'interno, fino alla fine del regime trentennale di Mubarak e alla garanzia che all'ottantaduenne leader non succeda il figlio Gamal.
    "Quelli che abbiamo visto nelle strade ieri martedì [25 gennaio, N.d.T.] non erano solo i membri dei Fratelli Musulmani od i loro simpatizzanti ma gli egiziani più in generale; sono gli egiziani che vedete sostenere la nazionale di calcio - ed la loro manifestazione di frustrazione era autentica ed andava soddisfatta" - ha dichiarato al quotidiano governativo Al-Ahram un importante membro del Partito Nazionale Democratico di Mubarak al potere.
    In un comunicato su Facebook, i temuti ultras dell'Al Ahly avevano dichiarato più addietro nella settimana che il gruppo era deciso a rimanere non politico, ma che i suoi membri erano liberi di partecipare individualmente alle proteste. "Il gruppo sottolinea il fatto che i suoi membri sono liberi nelle proprie scelte politiche" - si leggeva nel comunicato.
    Fondata nel 2007, la tifoseria ultras - modellata sulle autonome e spesso violente tifoserie italiane - ha mostrato il proprio coraggio negli scontri con la polizia egiziana, che accusa i suoi ranghi di ospitare terroristi e criminali.
    "Non c'è antagonismo in politica, così l'antagonismo si è spostato sul campo di calcio. Facciamo quello che dobbiamo fare contro le regole ed i regolamenti quando pensiamo che siano sbagliati," ha detto un ultra' dell'Al Ahly lo scorso anno dopo che il suo gruppo ha travolto un blocco di poliziotti che cercavano di impedirgli di introdurre torce, fuochi d'artificio e striscioni nello stadio. "Non si cambiano le cose in
    Egitto parlando di politica. Non siamo politici, il governo lo sa e deve fare i conti con noi" - aggiunge.
    Il coinvolgimento delle tifoserie organizzate nelle proteste antigovernative in Egitto rappresenta l'incubo peggiore di ogni governo arabo. Il calcio, oltre che l'Islam, offre una rara piattaforma nel Medio Oriente, una regione cosparsa di regimi autoritari che controllano ogni spazio pubblico, per lo sfogo della rabbia e della frustrazione represse.
    L'Algeria, ai primi del mese [di gennaio N.d.T.] ha annullato le partite durante un fine settimana, nel tentativo di precludere un punto di adunata per le manifestazioni di protesta contro l'aumento del prezzo dei beni. Alla fine dello scorso anno, i tumulti scoppiati in Giordania che hanno causato 250 feriti hanno rivelato una frattura sempre più grave tra gli abitanti dell'East Bank di origine beduina ed i giordani di origine palestinese.
    "Il calcio è più esteso della politica. Si tratta di evasione. Il tifoso medio dell'Ahly è uno che vive in un appartamento di una camera da letto con sua moglie, sua suocera e cinque bambini. Gli danno un salario minimo e la sua vita fa schifo. L'unica cosa buona nella sua vita è che il venerdì per quelle due ore va allo stadio a vedere l'Ahly" - dice Assad, uno dei leader degli ultras dell'Ahly - "La gente soffre, ma quando l'Ahly vince, sorride".
    Khaled Motagi, membro del consiglio dell'Al Ahly ed erede del primo presidente post-rivoluzionario del club è comparso in un documentario radio della BBC, The Power and The Passion. L'Ahly ha dato modo ai suoi tifosi di sorridere, vincendo il campionato egiziano 34 volte e la Coppa d'Africa sei volte; i rivali dello Zamalek si sono aggiudicati il titolo egiziano 14 volte e quello africano cinque volte.
    Non c'è da sorprendersi che la rivalità dell'Al Ahly col club concittadino del Cairo, l'Al Zamalek, sia il derby più violento del mondo. La loro violenta rivalità dentro e fuori il campo ha causato morte, distruzione ed, almeno in un caso nei primi anni '70, la cancellazione dell'intero campionato.
    La loro rivalità è così radicata che il governo continua a far giocare le partite su campo neutro con arbitri stranieri paracadutati apposta per gestire la partita. Centinaia di poliziotti in assetto antisommossa, soldati e personale di sicurezza in borghese, atterriti da ciò che gli ultras potrebbero avere in serbo, circondano lo stadio ogni giornata di campionato. Le vie di comunicazione verso e dagli stadi sono accuratamente pianificate, cosicché le opposte tifoserie non entrino in contatto l'una con l'altra prima o dopo la partita.

    STEFANO LOTTI

    CALCIO POGGIBONSI | Lunedì 28 febbraio sarà il 23° anniversario della scomparsa di Stefano Lotti, il centrocampista del Poggibonsi a cui è intitolato lo stadio, rimasto un simbolo per i tifosi giallorossi per le sue qualità in campo e fuori. Ogni anno, la partita casalinga più vicina al 28 febbraio è per i sostenitori del Leone l'occasione per rendere omaggio alla memoria di Stefano, mediano infaticabile e ragazzo dal cuore d'oro. Quest'anno dalla gradinata arriva l'iniziativa di una raccolta fondi per abbellire quello che è ''il giardino di Stefano'', lo spazio verde dove si trova il cippo commemorativo posto poco dopo la sua morte, quando gli fu dedicato lo stadio e dove ora vengono sistemati fiori giallorossi o i mazzi omaggio delle società avversarie. Un piccolo angolo per conservare sempre, in modo visibile, il suo ricordo, che ora i tifosi vogliono rendere più bello e importante. All'interno dello stadio, nelle prossime partite interne del Poggibonsi, i tifosi della gradinata organizzeranno quindi dei punti dove chi vuole potrà dare il proprio contributo per questa iniziativa.
    Passano gli anni ma non viene scalfito nella memoria collettiva dell'ambiente giallorosso, né in quella dei suoi compagni di allora, il pensiero verso quel ragazzo morto a 24 anni con indosso la maglia giallorossa, durante un cammino trionfale che avrebbe portato perso la promozione in C2.

    Evelina Pecciarini

    OBBLIGATORIA

    Fonte: Itasportpress
    L’incontro tenutosi ieri al Viminale, tra i vertici dell’Osservatorio, le Leghe, la Federcalcio e il Coni si è posto come obiettivo principale, quello di preparare nel migliore dei modi la prossima stagione. Il presidente Ieva e il vicepresidente Massucci hanno stimato un primo bilancio sulla situazione attuale: a livello di ordine pubblico le tensioni sono minime. L’introduzione della Tessera del Tifoso è stata quindi considerata positivamente, con oltre 800 mila adesioni. Grossi meriti anche a Palermo e Atalanta per l’organizzazione e la gestione della tessera. Per quanto concerne i progetti futuri, dal vertice del Viminale, è emersa una novità che verrà apportata nella prossima stagione: nelle gare in trasferta, si andrà solo con la Tessera. Si vuole apporre però una clausola per i club, che potranno aprire a tutti la trasferta sotto la propria responsabilità. Il Viminale da parte sua si sarebbe mostrato favorevole all’introduzione di questa deroga. Infine la Lega sta pensando a varie agevolazioni e sconti per chi fruirà della tessera

    ALLENTATI FASANO

    Allentati FasanoIn merito allo Scandalo del Fasano Calcio, nella serata di giovedì 24 febbraio è stata diffusa una nota a firma della storica tifoseria "Allentati Fasano" che prende le distanze dal "calcio malato" e critica aspramente la dirigenza dei biancoazzurri chiedendo rispetto per gli ideali e condannando il calcio malato.

    Ecco il testo integrale della nota:
    "Noi Allentati Fasano che sosteniamo i Nostri colori dal 1988, con coerenza e amore vero per la Nostra città e la Nostra squadra.
    Siamo qui a fare presente, che da anni portiamo avanti un ideale nel quale crediamo ancora e nel quale ci riconosceremo fino a che la Nostra pezza continuerà ad occupare il suo posto; questo ideale si racchiude in una frase ODIO ETERNO AL CALCIO MODERNO.
    E’ per questo che facciamo presente a chiunque indossi il Nostro scudetto, che sia presidente, che sia D.S. o che sial’ultimo giocatore della rosa che Noi pretendiamo RISPETTO per i Nostri ideali ed i Nostri valori.
    Detto questo comunichiamo che successivamente a quanto accaduto prima della partita contro il San Paolo Bari, indignati da quelle immagini che hanno fatto il giro d’Italia screditando una squadra, ma soprattutto il nome della Nostra città FASANO, condanniamo totalmente quanto accaduto, dichiarando ufficialmente che essendo Noi ULTRAS SENZA CATEGORIE, preferiamo un Fasano pulito in terza categoria, piuttosto che sporco in serie C!
    Dopo la riunione avvenuta in settimana con la Presidenza, dichiaratasi totalmente estranea ai fatti e con l’allontanamento dell’unica presunta persona coinvolta, attendiamo sia fatta chiarezza su quanto accaduto.
    La lotta contro questo calcio malato (come dimenticare i tempi di Ghirelli o Acicatena stessa), continua incessante, consapevoli, come dimostra lo striscione esposto domenica nella gara con il Sogliano (IN QUESTO CALCIO SENZA LEALTA’ … CREDIAMO SOLO NELLA NOSTRA MENTALITA’), che di questo calcio NOI ULTRAS siamo rimasti l’unica faccia pulita, nonostante leggi repressive e tessere del tifoso varie".

    [Fonte: Radio Diaconia]

    BUONI

    Mentre gran parte della tifoseria contesta squadra e società, gli Ultras Bari si dedicano alle opere di bene. Questa mattina Alberto Savarese, detto il Parigino, ha consegnato , a nome del gruppo, un assegno da olte 4mila euro all'Istituto per l'infanzia Madre Arcucci, in via Celso Ulpiani. "Non è la prima volta che il nostro gruppo si prodiga per iniziative di questo tipo", ha sottolineato. Sulla contestazione che non li vede protagonisti, è stato chiaro. "Abbiamo una linea ben precisa. In questo momento la contestazione non serve". Poi una stilettata ai contestatori. "Sputi e calci mai. Chi si comporta così, qualche mese fa si faceva fotografare con i calciatori".

    PARIGINO

    bari 150x150 Bari, gli ultras commentano la contestazione alla squadra Mentre il club biancorosso è preso di mira dalla contestazione di tifosi non appartenenti alla tifoseria organizzata, gli Ultras curva nord rompono il silenzio e,attraverso il loro leader Alberto Savarese detto il Parigino, espongono il loro pensiero circa la dura presa di posizione di alcuni tifosi verso la squadra e la società.
    Orgogliobarese.it ha raccolto le dichiarazioni del leader degli Ucn ai microfoni di TeleBari: “Mi aspettavo la contestazione da parte dei tifosi e ritengo che sia legittimo da parte loro farsi sentire, purchè non si esageri.Sinceramente gli sputi e i calci potevano risparmiarseli, perchè poi spesso accade che gli stessi giocatori che ora sono stati oggetti di scherno vengono avvicinati per una foto o un autografo.A tutta la tifoseria dico che ci sono modi e tempi giusti per contestare!”
    Fonte | di Nicola Lucarelli per Orgogliobarese.it

    IL DELIRIO

    (ANSA) - ROMA, 24 FEB - Contro la Tessera del Tifoso si sta creando un fronte formato da gruppi di ultras, ''anche di diversa fede calcistica e orientamento politico, che comunque registra una netta supremazia delle componenti di estrema destra'' e ambienti delinquenziali''. Lo scrivono i servizi nella relazione al Parlamento sottolineando che all'intelligence sono arrivate informazioni ''circa progetti tesi ad aggirare le disposizioni collegate alla 'Tessera', con tecniche illegali''.

    CAMPEDELLI IN CURVA

    CESENA - A due giorni dalla sua conferenza stampa, Igor Campedelli si trova a dover chiarire ancora le proprie dichiarazioni, prima di lanciare una nuova 'sfidà al tifo organizzato del suo Cesena: "Il mio sfogo di lunedì non è dipeso da un episodio in particolare  -  spiega il n.1 del club romagnolo  -  piuttosto è figlio di una sommatoria di episodi che, nei toni e nei contenuti, per senso di responsabilità nei confronti dei miei familiari e dipendenti, non potevo in nessun modo sottovalutare. Il mio sfogo è stato duro, lo ammetto, ma giustificato dal coinvolgimento emotivo di chi deve proteggere i propri affetti".

    "INTIMIDAZIONI IN SERIE" - A far muovere il presidente cesenate è stata l'irruzione di alcuni pseudo-tifosi nel Cesena Store dove lavora Maria Chiara Gadoni, moglie di Campedelli. I teppisti avrebbero chiesto la rimozione del tecnico Ficcadenti, minacciando di sfasciare il negozio qualora non fossero stati accontentati: "Per me è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso  -  ammette Campedelli  -  sono state minacciate due ragazze che lavorano lì, che non c'entrano nulla con gli aspetti sportivi. Qualcuno vuole sminuire l'accaduto, riempiendo il racconto di condizionali, ma c'è una querela e sarà la magistratura ad accertare ciò che davvero è successo. È stata l'ultima intimidazione di una lunga serie, nei miei confronti e verso la mia famiglia, penso che
    chiunque avrebbe reagito in maniera dura".

    "GLI ULTRAS NON C'ENTRANO" - "Non ho mai sostenuto né pensato  -  prosegue Campedelli  -  che ci siano i gruppi organizzati della tifoseria dietro simili episodi. Il mio sfogo serve proprio a proteggere l'immagine della tifoseria cesenate, costruita duramente nel tempo: un tifo sano, numeroso, caloroso a volte duro ma che certamente non se la prende con i più deboli. Ho parlato di 'pochissime personè e le registrazioni lo testimoniano, non credo che a Cesena sia diffuso il germe dell'inciviltà. Non voglio che pochi teppisti macchino l'immagine di una tifoseria della quale, va sottolineato, sono orgoglioso di far parte".

    "DOMENICA VADO IN CURVA" - Campedelli sa bene che la tifoseria non è tutta dalla sua parte, ma è pronto a fare un passo che possa portare ad una maggiore unità di intenti: "Io credo nella civiltà della tifoseria organizzata del Cesena  -  dichiara il presidente  -  perciò domenica, contro il Chievo, abbandonerò la mia solita postazione per seguire la partita insieme agli ultrà, sui gradoni, come ho fatto tante volte prima di diventare il proprietario del club. Lo so, mi beccherò qualche 'vaffa', ma credo anche che esulteremo tutti insieme quando i bianconeri faranno gol".

    MARTA

    Finalmente è nata. E' la figlia di un ultras, chiaro che abbia opposto fiera resistenza agli ostetrici-vestiti uguali. Il temperamento si vede subito.
    Benvenuta al mondo, piccola Marta, figlia di un grande papà.
    A Michele, figura leggendaria del movimento ultras piemontese, alla sua compagna Silvia, ai Boys Casale gli auguri di ULTRASBLOG.

    MAL DI PANCIA A TORINO

    (di Antonio Corsa)
    E’ dalla scorsa estate che, pronto ad esplodere, resta vivo nella tifoseria bianconera, quella che alla domenica va allo stadio, un forte senso di disagio. Sono in particolare alcuni gruppi organizzati della Nord ad avere ormai un vero e proprio “mal di pancia” sempre più crescente. Nel caso specifico, non stiamo parlando di una insoddisfazione “sportiva”, anche se – certamente – i risultati non eccellenti dei bianconeri, mischiati alle parole pronunciate dal presidente Andrea Agnelli e dall’A.D. Beppe Marotta dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia con la Roma, non hanno aiutato. E’ un disagio “economico”, e il renderlo pubblico proprio prima del big match contro l’Inter non è stato probabilmente casuale. Ci si sente trattati da “clienti” (vedi la tessera del tifoso, piuttosto che alcune iniziative anche del sito della Juventus dove anche per votare una stella si deve dare il consenso a ricevere messaggi promozionali dalla Società), più che da tifosi “attivi”. E’ allora proprio da “clienti” che si ragiona, e ci si arrabbia. Si parte dal presupposto che, ad inizio stagione, è stato correttamente annunciato a tifosi e giornalisti come l’obiettivo di rinascita bianconero prevedesse per il primo anno un profilo piuttosto basso, con l’accesso alla zona Champions League come traguardo da raggiungere. Niente ambizioni da Scudetto, perchè si era oggettivamente meno forti delle concorrenti. Un percorso difficile, che necessitava per questo di comprensione e attaccamento alla maglia da parte dei tifosi.
    «E invece l’abbonamento (in Curva, ndr), dopo la stagione fallimentare dell’anno scorso, è stato venduto a 265 €, il massimo della Serie A». Fatto, questo, che è stato vissuto come una provocazione sia perchè, dopo la stagione passata, ci si aspettava un gesto diverso, e sia perchè, essendo stati chiari riguardo agli obiettivi stagionali, ci si aspettava che anche le pretese economiche si ridimensionassero, coerentemente. Un discorso di qualità/prezzo, insomma, che non viene giudicato corretto e accettabile. «Contro l’Inter ci hanno pure messo le Curve a 40 €! E’ assurdo».
    Si fa presto a fare un confronto con gli altri top teams del campionato: l’Inter campione d’Italia (tra le altre cose) ha fissato il prezzo per la Curva Nord (secondo anello settore verde) a 225 € col terzo anello a 190 € (è data la possibilità, in questo modo, di abbonarsi anche a chi non può spendere di più), mentre i cugini del Milan sono scesi, addirittura, a 180 € per i tifosi della Curva Sud (secondo anello blu); a Roma, la Roma ha venduto abbonamenti in Curva a 235 € (con varie riduzioni), mentre, il Napoli, per chiudere col quintetto delle “grandi”, si è assestato sulle 250 € (con sconti per i “vecchi” abbonati). Non serve ricordare come, al momento, tutte le citate squadre (oltre a Lazio, Palermo e Udinese) ci precedano in Campionato.
    Il mal di pancia insomma c’è, e cresce. In estate era stato chiesto uno sconto, e invece è arrivata la stangata. Danno inoltre fastidio i troppi sbalzi di prezzo, dalle 10 € con il Cesena alle 40 € di domenica prossima, che sanno troppo di speculazione. Si erano chieste massimo due fasce, una medio-bassa da 10 € e una più alta da 25 € massimo per le partite di cartello, in quanto la crisi, soprattutto a Torino, si è sentita e si continua a sentire in maniera profonda. Ora la preoccupazione è tutta per l’anno prossimo, quando la Juventus finalmente avrà il proprio stadio di proprietà, e in tanti temono di non poterselo più permettere, dopo averlo a lungo sognato.

    RISCHIO VIOLENZA

    Ormai passa quasi sotto silenzio, data la ripetitività, ma in serie A e non solo, c’è un clima di intolleranza diffusa che innalza sempre più il livello di allarme. Degli episodi di Roma abbiamo parlato a lungo, e abbiamo detto anche delle aggressioni che ci sono state a Cesena e Bari. Viviamo in un continuo stato d’emergenza, di violenza più o meno diffusa, che cambia la nostra abitudine di godere del pallone, di andare allo stadio.
    Lo si capisce perfettamente dalle restrizioni che vengono applicate per l’ingresso a una partita del campionato di calcio. Nonostante la tessera del tifoso, che si diceva dovesse essere un prezzo da pagare per poter permettere l’ingresso dei tifosi in trasferta, i divieti e gli alt alle carovane di tifosi in viaggianti continuano a persistere. Le ultime decisioni riguardano ben sei partite di serie A della 28a giornata: Lecce-Roma, Juventus-Milan,  Napoli-Brescia, Bologna-Cagliari, Fiorentina-Catania, Inter-Genoa. La maggior parte cioè delle partite di serie A è stata sottoposta a restrizioni o divieti per motivi di ordine pubblico. E  ne sono coinvolti anche i tifosi di grandi club. Pensiamo ai sostenitori del Milan che non potranno partecipare a una facile e affascinante trasferta come quella di Torino.

    Tra l’altro c’è una relazione dei servizi segreti al Parlamento, e di cui si è avuta notizia proprio adesso, che rende ancora più preoccupante il panorama. Si starebbe cioè formando una coalizione di gruppi ultras di diverse squadre e anche di diverso orientamento politico, ma comunque a maggioranza di estrema destra, decisa a contrastare anche con tutti i mezzi l’istituto della Tessera del Tifoso. I servizi hanno denunciato un “forte stato di tensione”.
    Io non sono tra quelli che contestano a prescindere questi divieti: se ci sono dei rischi meglio evitarli. Il calcio italiano degli ultimi anni ha vissuto in una lunga scia di violenza di cui non si può non tener conto.  E’ un qualcosa però che sta cambiando profondamente il rapporto dei tifosi con lo stadio e con la propria squadra. Siamo più o meno tutti spinti a godere del calcio solo in tv, allontanandoci sempre di più dall’evento dal vivo. Che ha tutt’altro fascino. Una volta il calcio era anche una gita, una scampagnata, l’occasione di vedere una città e di stare insieme, adesso è un percorso a ostacoli.

    BALAUSTRA

    (ANSA) - VILLAREAL (SPAGNA), 24 FEB - Il Napoli segna con Hamsik sul campo del Villareal il gol dell'1-0 nel ritorno dei sedicesimi di finale di Europa League, i giocatori vanno a festeggiare verso il settore dei proprio tifosi e crolla la balaustra a bordo campo che sosteneva i supporter. Sul terreno di gioco ne sono finiti una decina. Alcuni sono stati portati i un un centro medico per sospette contusioni. Dopo circa un minuto di sospensione, la partita e' poi ripresa regolarmente.

    CSI

    “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio”, così Borges parla dello sport più amato al mondo; di una naturale vocazione al
    divertimento sano e allo sviluppo di valori essenziali per la vita di ciascuno: lealtà, spirito di gruppo, abnegazione.
    Una foto in bianco e nero a vedere il calcio di oggi: la violenza in campo e fuori ha preso il posto alla leggerezza di una palla che finisce in rete. « Non è retorica, – esordisce Paolo Cicciù, presidente provinciale del CSI – ma un’attenta lettura ai dati pubblicati da Marcello Nicchi dell’AIA dove si evince chiaramente che il trend nei campi di gioco dilettantistici è quello dell’aggressione e non dell’agonismo ». 80 casi di violenza ai danni dei direttori di gara nel solo 2010 in Calabria, una stima inequivocabile che, se ancora ci fosse bisogno, sottolinea quanto sia inquinato il mondo pallonaro nell’ultimo lembo d’Italia: arbitri malmenati a fine gara per una direzione poco favorevole alla squadra di casa, pseudo – tifosi pronti a mette a ferro e fuoco le cittadine che ospitano la loro trasferta. « Purtroppo chi vive di calcio da anni, - prosegue Cicciù -  sa che non parliamo di “niente di nuovo”: una cultura malavitosa dello Sport che perpetua l’arretratezza culturale in cui siamo anche in quello che dovrebbe essere un “passatempo”. Ormai il calcio è diventato un business, a livello internazionale, ed a livello locale fa gola a tutti accaparrarselo ».
    Il Centro Sportivo Italiano pare essere un’oasi nel deserto: l’attenzione all’aspetto educativo dell’attività fisica come luogo di socializzazione e di sviluppo per l’individuo, prima che per l’atleta è la mission che da un triennio investe tutte le risorse del Comitato reggino. Con delle scelte di campo nette, con dei provvedimenti di carattere sociale, ma anche disciplinare (nei campionati promossi dal CSI stesso) repressivi contro qualsiasi condotta scorretta.
    « Bisogna dare delle risposte serie ai giovani – sottolinea ancora Cicciù -  che guardano alle Istituzioni come modelli da cui prendere esempio: come Centro Sportivo Italiano proponiamo uno stop immediato a tutti i campionati dilettantistici FIGC in Calabria. Una scelta responsabile per ripartire insieme da zero ». L’appello del CSI è chiaro: un rivoluzione culturale consapevole che possa essere un viatico di crescita per l’intera regione, non solo nello sport, ma nell’interesse generale. Non si può più andare avanti facendo spallucce ai criminali che usano il calcio come strumento di diseducazione mafiosa: c’è bisogno una nuova generazione di dirigenti che discutano da subito in assemblea di un Patto Etico Sportivo. Un’assise pubblica aperta a tutte le società sportive che abbia come unico intento quello di ripensare un calcio calabrese nuovo, che superi le gesta tecniche e gli adempimenti amministrativi, ma che metta nuovamente al centro la persona e i valori fondamentali, quali la correttezza e il rispetto degli avversari e delle regole.
    « Siamo disponibili – afferma il presidente provinciale del CSI - a farci apripista per questa nuova stagione dello sport in Calabria: è necessario aprire da subito i lavori di una tavola rotonda permanente di discussione e verifica tra Coni, Federazioni e Enti di Promozione Sportiva che abbia come obiettivo quello di far nascere una rete solidale per favorire nuove azioni condivise per il contrasto contro ogni forma di violenza ».  Una clausola di coscienza: fermare il grande baraccone del gioco, per discutere insieme le vie per renderlo migliore e pienamente corretto per il futuro dei giovani atleti che domani probabilmente saranno i nuovi dirigenti. A tal proposito il CSI intende proporre come primo essenziale passaggio, quello di valorizzare l’impegno profuso dalla Scuola Regionale del Coni per la promozione di sviluppo formativi per i dirigenti sportivi, che ha come volano del cambiamento l’ascolto e la condivisione di valori e obiettivi comuni.
    « Dobbiamo puntare in alto – conclude Cicciù – ci appelliamo all’UEFA e a Michel Platini, da sempre attento all’etica nello sport: il calcio calabrese sente la necessità di sentirsi parte integrante di una grande famiglia europea, che ha nei valori il suo più alto fondamento. Da parte nostra, come CSI, c’è il massimo impegno per rendere questo mondo migliore di come l’abbiamo trovato. E lo faremo costi quel che costi ».
    Fermare i campionati per ripartire in un anno zero che porti nuova ninfa allo sport calabrese, questa è l’unica via da seguire per evitare domani di recriminare su ciò che si poteva fare e non si è fatto.

    PLATINI Vs. SERBIA

    Michel Platini ha minacciato di escludere la nazionale serba e i club da tutte le competizioni europee se continueranno le violenze e il comportamento criminale degli hooligans, già visti all'opera a Genova, in Italia, in occasione della gara contro gli Azzurri.

    Il presidente della Uefa è stato chiaro con il premier serbo Boris Tadic: "Se continuerà il comportamento violento e criminale degli hooligan, i club serbi e la squadra nazionale saranno esclusi da tutte le competizioni europee".

    24 febbraio 2011

    SALERNO

    La Salernitana è senza pace. Dopo che è fallito il passaggio di proprietà fra Joseph Cala e Antonio Lombardi, è scoppiata la contestazione da parte dei tifosi granata. Alle 7 è cominciato un sit in di protesta dall’esterno dell’Ance, fabbrica del presidente Lombardi. Da lì il corteo è partito alla volta del comune di Salerno. L’intenzione dei supporters granata è quella di essere ricevuti dal sindaco Vincenzo De Luca. Per arrivare a destinazione i tifosi sono dovuti transitare per il centro cittadino, bloccando tutta la viabilità del capoluogo salernitano. La presenza dei sostenitori è cresciuta durante il cammino e i manifestanti potrebbero essere diventati addirittura 600. Dopo una manciata di minuti il corteo si è sciolto. Il primo cittadino di Salerno dovrebbe incontrare i tifosi a inizio settimana prossima. Nel frattempo per quanto riguarda il fattore societario. Si è tornati a parlare di una cordata proveniente da Vallo della Lucania pronta a rilevare il club. Secondo qualche indiscrezione gli imprenditori che vorrebbero investire nella Salernitana lasceranno inalterata l’ossatura societaria con Lombardi che resterebbe presidente e Salerno come direttore sportivo.

    LUCA GALDI

    LA TURRIS

    C’è trepidazione e tanta attesa attorno all’ambiente corallino in questi giorni. Domenica, in occasione della gara tra Turris e Nola, i supporters corallini potranno far ritorno al Liguori. Dopo i fatti di Turris-Ebolitana accaduti il 16 gennaio, i sostenitori della compagine biancorossa furono costretti a starsene buoni buoni a casa nelle gare contro Messina (giocata sul neutro di Capriati al Volturno), Valle Grecanica, Forza e Coraggio (giocata sul neutro di Arzano) e Noto. Per non parlare della gara di coppa Italia contro l’Atletico Trivento in terra molisana di sabato scorso (vinta dai corallini per 1-0, ndr). Un’astinenza lunga più di un mese, che i tifosi hanno dovuto sopportare per disposizione del Casms (Comitato di Analisi sulle manifestazioni sportive, ndr), che non solo ha chiuso lo stadio di Torre del Greco, ma ha imposto anche ai tifosi il divieto di trasferta. Domenica però le porte dell’Amerigo Liguori si riapriranno ai numerosi tifosi che vorranno assistere alla gara. Sarà inoltre, per i tifosi della Turris, l’occasione di festeggiare la vittoria in semifinale di coppa, giocatasi nel silenzio di Trivento. Anche se i tifosi della Turris, hanno già dimostrato, che senza la Turris proprio non sanno stare. Nella partita contro la Forza e Coraggio, giocata sul neutro di Arzano, alcuni sostenitori della formazione torrese si erano addirittura posizionati su di un palazzo abbandonato limitrofo allo stadio, altri su di un cavalcavia sempre vicino allo campo arzanese, pur di vedere uno scampolo di partita. Domenica verranno riaperti tutti e due i settori dello stadio Liguori: distinti e tribuna.
    Andrea Ripa

    COLPA SUA

    INTERJulio Cesar, al termine della partita di Champions League col Bayern Monaco, si è voltato verso i tifosi seduti nella Curva Nord facendo un gesto dal significato molto chiaro: “è colpa mia”. Il portiere nerazzurro si riferiva al gol-beffa segnato al 90′ da Mario Gomez, rete che ha permesso ai bavaresi di espugnare San Siro in quella che verrà ricordata dai tifosi interisti come una partita dal finale da incubo.

    ONORA IL PADRE

    © foto di Federico De Luca
    Dopo i grandi ex anche i leader del tifo viola hanno manifestato la loro volontà di vedere il ritorno di Giancarlo Antognoni in società; ecco i loro pareri così come evidenziato dal Corriere dello Sport/Stadio: "Sarebbe il coronamento di un sogno ma soprattutto il più bel regalo che potrebbero fare i Della Valle ai tifosi viola" ha dichiarato Stefano Sartoni. "Un eventuale ingresso in società di “An­tonio” non potrebbe essere salutato se non con entusiasmo, ma la medicina più efficace, come sempre, sono i risultati. Se la Fiorentina riuscirà a buttarsi alle spalle questo momento di difficoltà, ec­co che la passione viola tornerà ad ac­cendersi di nuovo" il parere di Filippo Pucci. "Antognoni è Firenze: l'au­gurio è che in questa società possa tro­vare spazio lui così come tutti coloro che hanno fatto la storia del club" ha concluso Walter Tanturli

    NOVARA-TORINO

    Per i tafferugli causati dagli ultras del Torino prima della partita di serie B giocata a Novara il 14 febbraio, sono stati denunciati 15 tifosi granata. Sono gli sviluppi dell'inchiesta della Polizia che avevano già portato all'arresto di un tifoso torinista, P.G., 28 anni. I quindici, identificati grazie alla collaborazione tra la Digos novarese e la Squadra Tifoserie della Questura di Torino, sono accusati, a vario titolo, dei reati di concorso in istigazione a delinquere, violenza a pubblico ufficiale, lesioni a pubblico ufficiale, uso di oggetti atti ad offendere e scavalcamento in occasione di manifestazioni sportive, violenza nei confronti degli addetti ai controlli, danneggiamento, travisamento in luogo pubblico.
    "Le indagini - spiega il capo di Gabinetto della Questura di Novara, Cristian Piron - sono iniziate in seguito ai fatti verificatisi in occasione della partita di serie B Novara-Torino del 14 febbraio scorso, quando circa 70 ultras, sprovvisti di biglietto, forzando il blocco delle forze dell'ordine, erano riusciti a entrare nello stadio. Il giorno successivo era stato arrestato, P.G., classe 1983, nato e residente a Torino, per violenza nei confronti degli steward e uso di oggetti atti ad offendere. Gli accertamenti svolti nei giorni successivi hanno permesso di identificare altri 15 tifosi nei confronti dei quali sarà disposto il provvedimento di divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive, il cosiddetto Daspo". Anche un novarese del 1983, D.F.L., è stato denunciato per possesso di artifizi pirotecnici in occasione della partita di 10 giorni fa.

    CASMSSSSSSSS

    Ingresso vietato ai sostenitori ospiti per sei gare di serie A: si tratta di Lecce-Roma (4 marzo), Juventus-Milan (5 marzo), Napoli-Brescia, Bologna-Cagliari, Fiorentina-Catania, Inter-Genoa (6 marzo) e Brescia-Inter (11 marzo). Lo ha deciso il Casms. Per Roma-Lazio del 13 marzo, vendita dei tagliandi del settore ospiti anche ai non possessori della tessera del tifoso ma con diritto di prelazione a favore dei tifosi fidelizzati; accesso in Tribuna Tevere per gli abbonati di Roma e Lazio del settore e possibilità di acquisto dei biglietti per anziani, donne e minori di anni 14 anche se non in possesso della tessera del tifoso. In serie B stesso provvedimento per Livorno-Varese (5 marzo) e Vicenza-Torino (7 marzo) e, in Seconda Divisione, per Giulianova-Chieti, Sambonifacese-Lecco, Prato-Poggibonsi e Catanzaro-Vigor Lamezia del 6 marzo.

    23 febbraio 2011

    CESENA ULTRAS

    Gli Ultras del Cesena hanno redatto una nota stampa, prendendo una posizione in merito alla conferenza che il presidente Igor Campedelli ha tenuto ieri pomeriggio

    CESENA - Anche la tifoseria del Cesena ha voluto prendere posizione in maniera ufficiale a riguardo della conferenza stampa tenuta da Igor Campedelli lunedì pomeriggio. In un comunicato stampa inviato a tutti gli organi di informazione e firmato "Ultras Cesena Curva Mare", la frangia storica del tifo bianconero tratta le tematiche attuali ribadendo ancora una volta il disappunto verso l'allenatore Massimo Ficcadenti, chiedendo ancora una volta che venga esonerato, prendendo le distanze dalle parole del presidente per essere stati chiamati in causa.
    Questi alcuni passi del comunicato
    "Dopo la scoppiettante conferenza stampa del presidente Campedelli, nella quale siamo stati inopinatamente tirati in causa, non potevamo non esprimere la nostra visione dei fatti. Solo i giornalisti e le autorità con le loro vuote affermazioni di solidarietà non hanno capito la situazione attuale ed il contesto delle sue affermazioni. Ma i veri tifosi hanno capito subito il suo bluff. Come possiamo giustificare che la contestazione di 15.000 tifosi, di uno stadio intero contro il mister attuale non Le faccia cambiare idea né le crei turbamenti mentre le parole di 2 balordi (veri o virtuali?) Le fanno saltare il “grande” progetto della Società fino al punto di minacciare l'annientamento del Cesena Calcio? Noi Ultras del Cesena siamo evidentemente estranei ai fatti, quando facciamo qualcosa ci piace prenderci onori ed oneri. La sua gestione della serie A è stata fallimentare, ha cacciato in malo modo il Mister Bisoli, ha sfaldato un gruppo vincente, si è contornato di personaggi sgraditi alla piazza, ha effettuato un mercato estivo ridicolo, ha illuso tutta la tifoseria nel mercato invernale (Mutu Maccarone Pozzi ecc) lasciandoci con un pugno di mosche in mano, continua a dare fiducia ad un allenatore molle, arrogante ed incapace inviso ormai da tutta la piazza e si permette di andare fuori di testa per la stupidata di 2 balordi? Come Lei ha ben detto nella conferenza la contestazione è legittima e stia tranquillo che la porteremo avanti. Non accettiamo però che si faccia confusione e si cerchi di buttare nello stesso calderone chi contesta e chi minaccia".

     

    PADOVA ULTRAS

    I ragazzi della Tribuna Fattori intervengono con un comunicato sulla questione "cerchioscudo", nonche' chiarendo la propria posizione nei confronti incondizionato: sostegno incondizionato, si, ma non certo miopia in caso di prestazioni rinunciatarie.


    Con questo comunicato noi ragazzi della Tribuna Fattori vogliamo prendere posizione in merito ad alcune situazioni che ruotano intorno al Calcio Padova.
    Recentemente si e' riaperta la 'querelle' circa il logo del Calcio Padova, lo storico scudo, sostituito recentemente da un 'cerchioscudo' scopiazzato da quello che era il logo nell'anno del centenario. A questo proposito vogliamo chiarire un aspetto una volta per tutte. Il simbolo del Calcio Padova 1910 e' uno ed uno soltanto, e non e' tondo! E come noi la pensa stragrande maggioranza della tifoseria e la tifoseria e' l'anima di una squadraehellip; Ci permettiamo di ricordare a tutti che il logo 'storico' del Calcio Padova venne ripristinato nel 2001 al posto del Gattamelata, e che tale decisione venne presa proprio in seguito ad un referendum svolto fra la tifoseria. Lo scudetto 'storico' ebbe una maggioranza schiacciante di preferenze!

    Relativamente all'attuale momento calcistico, nonostante l'ultima deprimente partita a Bergamo, la Tribuna Fattori continuera ad appoggiare la squadra, ma ci auguriamo una rapida inversione di tendenza. La partita di sabato vogliamo considerarla come un episodio, in quanto, a differenza della sconfitta interna con la Triestina, non si e' giocato e perdere partite nei minuti finali per 'eccessiva rilassatezza', diciamo cosi' , non ci va proprio bene.

    Da questa situazione bisogna venirne fuori tutti insieme, e non saremo disposti a tollerare un'altra situazione come quella della passata stagione, con una squadra che ad un certo punto della stagione aveva smesso di lottare e di giocare, perdendo una partita dietro l'altra contro avversari modesti. Che sappiano i nostri giocatori che incitare comunque la maglia non implica il fatto di non vedere cio' che succede in campo.

    Auguriamo a tutti di ritrovare quanto prima quella serenita necessaria per svolgere al meglio il proprio (ben pagato) lavoro e dare qualche soddisfazione ad una piazza che ha dimostrato di amare la gloriosa maglia biancoscudata e di voler costruire insieme qualcosa di importante.

    Comunicato ufficiale Ultras Padova Tribuna Fattori

    (Tratto da Biancoscudati.net)

    STEWARD

    Un supporter del Varese calcio è stato denunciato per lesioni perchè ha aggredito, ieri sera, uno steward che gli voleva impedire di scavalcare una recinzione tra i distinti e la curva nord. L'addetto alla sicurezza è stato colpito con dei calci al petto ed è stato necessario l'intervento dell'ambulanza. L'uomo è stato identificato dalla questura di Varese, mentre l'aggredito è stato medicato in ospedale. E' stato dimesso nella notte con lesioni guaribili in dieci giorni. 

    SUSEGANA-BURGO PLAYERS

    TREVISO - Cori razzisti e sfottò di stampo sciovinista sono risuonati ieri sera tra opposte tifoserie nel corso di una partita di calcio del torneo amatori tra il Susegana e il Burgo Player's di Mignagola di Carbonera. L'arbitro, un marocchino, per evitare incidenti ha fatto proseguire lo stesso l'incontro - finito 4-3 per i padroni di casa - ma ha scritto tutto nel referto che ora è all'attenzione dei rappresentanti della giustizia sportiva. Per le due società potrebbero scattare seri provvedimenti.

    A dar fuoco alle polveri - anche per vecchie ruggini tra i due club - sarebbero stati una ventina di tifosi del Susegana, che hanno bersagliato con epiteti come «negro di m...» un giocatore di colore della squadra avversaria. A questi avrebbero risposto i tifosi ospiti, prendendosela con alcuni giocatori di nazionalità albanese dell'altra squadra. Il direttore di gara ha preferito però gestire la situazione, per evitare che gli animi si surriscaldassero, facendo comunque portare a termine la partita.

    SENZA STIPENDI

    Al termine dell'allenamento i giocatori assieme ad alcuni gruppi di tifosi resteranno nello stadio
    attrezzati di brandine e coperte per tre giorni per chiedere al presidente di sanare la situazione


    I calciatori della Pro Patria, che da luglio non ricevono lo stipendio, si preparano a occupare lo stadio Speroni di Busto Arsizio, in provincia di Varese, al termine degli allenamenti, insieme con alcuni gruppi di tifosi. "Abbiamo deciso di organizzare questa forma estrema di protesta per portare alla luce una situazione che è diventata insostenibile", ha spiegato Giovanni Pellegatti, rappresentante dei sostenitori della squadra che sta disputando il campionato di Seconda divisione in Lega pro. "Alcuni dei giocatori sono stati sfrattati dalle case in cui vivono perché non riescono più a pagare l'affitto - ha continuato - e in questo modo almeno avranno un posto dove andare a dormire".

    I giocatori e i tifosi porteranno nello stadio in via Cà Bianca brandine e coperte per trascorrere tre notti negli spogliatoi. A provocare il mancato pagamento degli stipendi sono stati i problemi economici della società. Nelle scorse settimane è subentrato un nuovo presidente, Massimo Pattoni, ma secondo i tifosi "il cambio non ha portato conseguenze positive".

    SCHEDATURA

    Il mondo del tifo vivisezionato da giuristi e addetti ai lavori durante un convegno presso l'università Roma Tre. "Le leggi speciali nate sull'onda di tragedie servono a poco. Anche il  Daspo è un provvedimento giuridicamente discutibile"

    di MANUEL MASSIMO
    "La tessera è una schedatura Ultras categoria discriminata"
    ROMA - La tessera del tifoso rappresenta l'ultimo tassello di un mosaico fatto di leggi "speciali" per cercare di tenere sotto controllo il fenomeno ultras. All'Università di Roma Tre per fare il punto sulla situazione in Italia - confrontandola con il modello inglese - si sono incontrati giuristi e scrittori che hanno affrontato l'argomento da diversi punti di vista.

    Il professor Luca Marafioti, docente di Diritto Processuale Penale, individua almeno tre approcci con cui di solito ci si avvicina al cosiddetto "mondo ultras": "L'emotivo, che è quello dei tifosi; il repressivo, che è quello del legislatore; e poi il peggiore dei tre, l'approccio intellettualoide: cioè parlare di un tema senza conoscerlo e senza basarsi su dati di fatto". In Inghilterra prima e in Italia poi il "microcosmo" degli ultras, secondo Marafioti, è stato letteralmente vivisezionato: "Le curve hanno rappresentato un laboratorio di legislazione speciale, i tifosi sono stati usati come topini".

    Diego Mariottini, ex ultras e autore di libri sul fenomeno, da storico fa una carrellata cronologica sui fatti tragici che hanno segnato in modo indelebile il tifo in Italia: "1963, Giuseppe Plaitano; 1979 Vincenzo Paparelli; 1995 "Spagna"; l'annus horribilis 2007 prima con Filippo Raciti, poi con Gabriele Sandri". Date e nomi impossibili da dimenticare: tanti punti di non ritorno che - sull'onda emotiva - hanno portato periodicamente a nuove leggi "speciali" per
    arginare il tifo violento, dure nella teoria ma disapplicate nella pratica.

    La testimonianza di Francesco Caremani, autore del libro "L'Heysel: una tragedia mediatica", è di certo la più toccante: nel 1985 in quello stadio poteva esserci anche lui, nell'infernale settore "z" finirono invece tante persone a lui care che non fecero ritorno a casa. Per questo, a distanza di tempo, Caremani non accetta l'operazione di "rimozione" della memoria da parte della Juventus e del Belgio, non perdona la violenza degli hooligans inglesi e non può giustificare l'inerzia dell'Uefa che all'epoca dei fatti "non era responsabile di quello che accadeva all'interno degli stadi" e provò a far passare come fatalità quella che invece era una tragedia annunciata.

    Il giornalista Luca Manes illustra alcuni punti del tanto citato - spesso a sproposito - "modello inglese": "Per arginare il fenomeno del tifo violento la prima stretta venne dal governo Tatcher che - negli anni Ottanta - si affidò a costosissime e infruttuose operazioni di polizia preventiva per combattere un sistema al collasso". Ma la svolta arriverà anni dopo: "Nel 2000 con una legge liberticida e con il prepotente ingresso della pay-tv nel business del calcio". Nel moderno corporate football le telecamere si moltiplicano all'interno dello stadio per la partita, ma anche all'esterno per tenere sotto controllo i tifosi: il Grande Fratello in Inghilterra (1 telecamera ogni 14 abitanti) diventa realtà.

    A differenza della membership card inglese, emessa dalla società di calcio come "carta fedeltà" per i supporter, la tessera del tifoso italiana rappresenta una vera e propria schedatura a livello nazionale, come sostiene Diletta Perugia, dottoranda di Diritto Processuale Penale: "Le questure possono accedere agli archivi con i nomi dei tifosi e hanno la possibilità di bloccare la tessera, stilano una black list degli indesiderati". Anche il daspo e l'arresto in flagranza differita suscitano "notevoli perplessità a livello giuridico". Gli ultras rappresentano dunque una "categoria debole": vessati e poco tutelati. "Cavie" da laboratorio.

    ZIO FESTER

    MILANO – La testimonianza dell’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, nel processo milanese a carico di sette ultrà rossoneri, che era stata fissata per mercoledì, è stata rinviata all’udienza successiva, che dovrebbe tenersi la settimana prossima. Mercoledì, davanti ai giudici della sesta sezione penale, dovrebbero testimoniare due manager rossoneri, tra cui Daniela Gozzi, responsabile per il Milan della gestione dello stadio di San Siro. Gli ultrà rossoneri sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla tentata estorsione, minacce e violenza, perchè avrebbero chiesto, ricorrendo a intimidazioni nei confronti della società e dei suoi dirigenti, biglietti delle partite a prezzi stracciati o gratis.

    PROMESSE

    (AGI) - Torino, 23 feb. - Far rinascere il glorioso stadio Filadelfia, teatro delle gesta della squadra del Grande Torino, di cui oggi sopravvivono poche rovine. Questa la promessa fatta da Davide Gariglio, candidato alle primarie del centro sinistra per la scelta del sindaco di Torino, ai tifosi del Toro questa mattina davanti al Filadelfia. Presenti anche gli ex giocatori Rosario Rampanti, Roberto Salvadori, Gigi Gabetto, Beppe Pallavicini e il cappellano del Torino Calcio Don Aldo Rabino.
      "Oggi questo e' uno degli spazi piu' tristi della citta' - ha detto Gariglio - ma dobbiamo farlo rinascere per i tifosi, i giocatori e i volontari che si occupano di tenere pulita quest?area. Ricostruire il Filadelfia non solo e' il mio sogno da tifoso, ma penso che sia un'esigenza per la citta'. E' una parte della storia di Torino. Se diventero'sindaco mi impegnero' a fondo per risolvere questa situazione che dura da tanti anni". Questa mattina, la prima e la quinta Commissione consiliare del Comune di Torino hanno dato il via libera alla cessione del diritto di superficie in favore della costituenda Fondazione Stadio Filadelfia, per 99 anni. I diritti di superficie riguardano i circa trentamila metri quadrati di area dell'impianto. Il valore del conferimento del diritto di superficie alla Fondazione (che avviera' il progetto di restauro del Filadelfia) sono stati stimati dal tribunale in 1.460.000 euro. Per l'approvazione definitiva, la delibera dovra' ora essere votata dal Consiglio comunale. "Ricostruire il Filadelfia non e' impossibile - ha detto Gariglio ai tifosi - anche la metropolitana sembrava un sogno per Torino, invece e' diventata realta'. Il passaggio di oggi del diritto di superficie alla Fondazione e' molto importante. Certo non potra' rinascere uno stadio per le partite, ma potra' servire per gli allenamenti del Toro, per ospitare il museo del Grande Torino e della Memoria Granata che oggi si trova a Grugliasco, e per far giocare i ragazzi e i bambini del quartiere". (AGI) to1/chc

    SETTE COLLI

    Ciò che facciamo in vita, riecheggia nell' eternità. Un gol, una giocata, un gesto virtuoso compiuto in un derby può portare alla gloria eterna nella memoria dei tifosi. Ecco perché, pur tra tante difficoltà del presente e le incertezze sul futuro della nostra Roma, non possiamo dimenticare la storia.
    Giovedì 10 marzo, ore 20, torna l'imperdibile appuntamento con il premio Sette Colli Giallorossi. L'evento, promosso da EVENTIROMA.COM e da OROEPORPORA.IT e patrocinato dall'A.N.P.O.E. (Associazione Nazionale Produttori Organizzatori Eventi), giunto ormai alla IV edizione, si svolgerà presso l'Antica Biblioteca Valle, in via del Teatro Valle 7 (Corso Vittorio Emanuele). Grande attesa anche questa volta per scoprire chi sarà il vincitore del Pallone d'Oro e Porpora, assegnato ad un calciatore della Roma che si è reso protagonista nei derby del passato. Saranno premiati, come sempre, sportivi e tifosi "vip" giallorossi oltre ad un rappresentante del tifo biancoceleste al quale verrà riconosciuto il premio Roma-Lazio promosso dalla Fondazione Gabriele Sandri. Non mancheranno ospiti prestigiosi e gradite sorprese.

    Per saperne di più visita il sito www.settecolligiallorossi.it 

    DIVIDE ET IMPERA

    DELL'ESCLUSIONE DAGLI STADI NELLA LOGICA DEL CALCIO CONTEMPORANEO.

    di Domenico Mungo in esclusiva per dodicesimouomo.net

    E' chiaro, definitivo, esemplare. E' un monito, un obbiettivo, una mission, un traguardo, un'ideologia.
    E' una prassi, è la prospettiva di un futuro bradburyano e/o orwelliano divenuto realtà. E uno slogan, è una campagna pubblicitaria, una mossa elettorale. E' la summa di una precisa politica economica, culturale e securitaria portata avanti da oramai quasi vent'anni dai padroni del vapore del Calcio Italiano. Ovvero l'allontanamento coatto dagli stadi di decine di migliaia di persone. La scientifica applicazione di tutte le sue componenti produttive a creare disamore per gli spalti in virtù di pratiche più remunerative e meno faticose per tutti, attraverso legioni di tifosi da poltrona e telecomando. Un laccio emostatico stretto attorno al braccio di un individuo-tifoso sempre più obnubilato e rimbambito e meno indotto alla mobilità, al pensiero che si fa azione, al puro godere della propria passione e del proprio tempo libero. Una flebo collegata ad un decoder, capace di eliminare d'incanto decine di anni di storia di un movimento di persone, non solo gli ultras sia ben chiaro, ma di tutti i tifosi da stadio. Quelli che la partita non esiste se non vissuta dai gradoni della curva o dalle comode e aristocratiche poltrone della tribuna o dai piccolo borghesi palchetti dei distinti. Sotto la pioggia, la neve, assediati da bancali di nebbia e gelo, oppure arsi vivi da temperature tropicali su spalti di acciaio e cemento.Tutti indistintamente.
    Risultato questo ottenuto brillantemente attraverso manovre di terrorismo mediatico, artefatti provvedimenti designati in teoria a separare i tifosi probi da quelli turbolenti, ma che celano in realtà nel loro perverso meccanismo retroattivo e contributivo, null'altro che l'ennesima manovra di fidelizzazione economica e schedatura ideologica: la famigerata tessera del tifoso. Supremo artificio telematico ed elettronico in grado di coniugare i principi cardine del capitalismo: consumismo e controllo sociale.
    Inoltre i prezzi sempre più alti di tutti i settori, ma con particolare accanimento terapeutico su quelli popolari, contribuiscono alla diaspora di tifosi dagli spalti, adeguandosi ad un trend europeo che però non tiene conto della diversità della qualità della vita e del suo costo, fra l'economia italiana e quella di paesi come Inghilterra, Germania o Scandinavia, dove il cliente-tifoso è si più esoso, ma riceve in cambio, in un sistema già di per sè più forte, servizi, qualità, sicurezza, tutela dei diritti di deambulazione e privacy, che invece in Italia vengono disinvoltamente azzerati, nel nome fallace della sicurezza e del controllo sociale.
    Le cronache domenicali non normalizzate dai media di sistema, le testimonianze scritte, videoregistrate e circostanziate di migliaia di cittadini-tifosi che denunciano anomalie, cervellotiche pratiche di acquisto, soprusi e incomprensibili interpretazioni arbitrarie dei regolamenti, ci suggeriscono che di tutto si fa nella prassi di coloro che gestiscono i diversi aspetti del giocattolo-calcio nel Belpaese (governo politico e governo del calcio, media, società, dirigenti, presidenti e addirittura aree di più o meno consapevoli gruppi di tifosi "collaborazionisti"- vedasi in quest'ottica i tesserati per volontà piuttosto che per frode), tranne che remare nella direzione di riempire realmente gli stadi e restituire al popolo quello che è il suo sport e la sua cultura maggioritaria.
    Abbiamo per mesi, alcuni per anni, ammonito, predetto, annunciato come funeste Cassandre, ciò che questo avrebbe in realtà prodotto: non stadi più sicuri, famiglie e bambini (che peraltro ci sono sempre stati negli stadi, anche nei tempi cosiddetti più bui dell'anarchismo estremista), tanto meno intere tifoserie aderenti alla tessera trasferirsi in massa negli stadi avversari che ospitano la squadra per cui hanno sottoscritto un privilege card. Nulla. Tifosi tesserati al seguito: poche centinaia nei match di cartello, poche e surrali sparute decine in quelle lontane o insignificanti. Si assiste invece al disamore coatto e la vessazione di coloro che amano visceralmente i propri colori e che per le ardite interpretazioni regolamentari degli osservatori e delle questure si vedono precluse proprio le trasferte, che sono nella liturgia e nella semantica del tifoso fedele, l'icona della propria fedeltà all'ennesima potenza.
    Vediamo partite di mediocre caratura tecnica, costare alle tasche dei tifosi non tesserati, o semplicemente non abbonati, cifre che si avvicinano ad una dignitosa e comoda poltrona di quarta fila di un teatro. Vediamo intere giovani generazioni di potenziali tifosi, indotti da precisi modelli culturali ed economici massificanti, a disertare gli stadi e trascorrere le proprie domeniche dentro centri commerciali o alla deriva di massacranti afterhours nottambuli.
    E noi tifosi viola sappiamo bene, in questa travagliata stagione agonistica, quanto alto sia il dazio da pagare in nome di una scelta di campo coerente: non accettare supinamente l'imposizione della tessera come conditio sine qua non per seguire la squadra in trasferta comporta un doloroso supplizio, la diserzione forzata, il non poter seguire le maglie viola non per scelta ma per obbligo. Un sacrificio che, alla luce di quanto detto sopra sul reale volto del calcio moderno, vale quanto una battaglia civile da difendere e diffondere, anzichè criticare in maniera pregiudiziale.
    Si auspicherebbe, in un paese troppo poco abituato a guardarsi allo specchio con onestà- cifra ne è la classe politica che ci governa e che ci meritiamo- una riflessione seria e approfondita su questo argomento: anticamera mortuaria all'epilogo dello sport più bello del mondo.

    22 febbraio 2011

    BANZAI

    Nunchaku
    LECCE – Mano nella mano con il figlioletto e le nunchaku (arma tipica delle arti marziali) nello zaino. E’ successo domenica a Lecce, all’ingresso dello stadio “Via del mare”, prima della gara contro la Juventus.
    Un uomo di 42 anni si è presentato allo stadio per portare il figlio a vedere la “sua” Juventus. Fermato durante i normali controlli di prefiltraggio, l’uomo, originario di Statte (Taranto) e incensurato ha dovuto mostrare il contenuto dello zaino ai carabinieri. E sono saltate fuori le nunchaku.
    Ai militari l’uomo ha semplicemente detto che portava con sè l’arma per difesa personale. Spiegazione non convincente: ora il quarantaduenne, denunciato a piede libero per possesso di “oggetti atti ad offendere” rischia un lungo “daspo”.

    COME IL GUTTALAX

    Insulti, fumogeni, striscioni, sputi e calci contro la squadra. L'antistadio del San Nicola torna rovente a distanza di una decina di giorni dall'ultima violenta contestazione dei tifosi nei confronti dei giocatori e della dirigenza

    Allenamento ad alta tensione per il Bari. Insulti, fumogeni, striscioni, sputi e calci contro la squadra. L'antistadio del San Nicola torna rovente a distanza di una decina di giorni dall'ultima violenta contestazione dei tifosi nei confronti dei giocatori e della dirigenza. Dopo il flop contro il Brescia, in un fondamentale spareggio salvezza, a pagare per tutti fu il tecnico Ventura (che poi sciolse il legame con il club). Stavolta - con la classifica ormai compromessa - la manifestazione dei sostenitori pugliesi fotografa solo la disperazione di una piazza che nel giro di otto mesi è passata dalla culla del 'calcio-libidinè all'ultimo posto della graduatoria della serie A, in attesa di una inevitabile retrocessione.

    Oggi pomeriggio, alla ripresa degli allenamenti all'antistadio, oltre duecento tifosi (non aderenti ai gruppi ultrà) hanno fischiato Rivas e compagni, definendoli "mercenari" e accusandoli di "amare solo la maglia". "Avete più principi attivi del Guttalax", c'era scritto in rosso su un telo di cinque metri, mentre all'uscita dei giocatori dal campetto sono stati pesantemente insultati il centrocampista Donati (bersaglio anche di sputi) e l'esterno Rivas. Il difensore Marco Rossi è stato colpito con un calcio. Lungo il tragitto verso gli spogliatoi del San Nicola, poi, qualche sostenitore esasperato ha lanciato arance all'indirizzo del gruppo di giocatori.

    Gli unici ad uscire indenni dalla contestazione sono stati il nuovo tecnico Bortolo Mutti (considerato incolpevole), il mediano Gazzi, uno dei veterani del gruppo, e il terzino Andrea Masiello, il più schietto nello spogliatoio nel manifestare le difficoltà riscontrate in questi mesi. Fino al commento sincero dopo la sconfitta all'Olimpico contro la Lazio: "Siamo stati ridicoli", aveva detto. E i tifosi ne hanno apprezzato la franchezza, risparmiandogli le critiche e gli improperi riservati a tutti gli altri.