30 novembre 2010

CURVA NORD PISA

Domenica i Gruppi organizzati della Nord insieme agli amici di Viareggio, a cui, nonostante il decennale gemellaggio, è stata clamorosamente vietata la trasferta, organizzano un corteo per protestare fianco a fianco contro la tessera del tifoso, contro la tolleranza zero e la repressione, contro i continui divieti di trasferta, e soprattutto contro questa ultima decisione del Casms di vietare perfino la trasferta dei viareggini all'Arena. Le due tifoserie, con bandiere e striscioni, dimostrando l'assurdità dell'ennesimo divieto, sfileranno insieme per le strade della città.
Il ritrovo è fissato per domenica alle ore 12,00 in Piazza Sant'Antonio.
Rangers Sconvolts Kapovolti Wanderers Svitati

SPAKKAROTELLA 30 ANNI IN CELLA

Ci siamo. A 3 anni dall’omicidio di Gabriele Sandri, Mercoledì 1 Dicembre si apre il processo di secondo grado contro l’agente della Polizia di Stato Luigi Spaccarotella, sospeso dal servizio dopo la sentenza di primo grado che ad Arezzo l’ha condannato per omicidio colposo con colpa cosciente a 6 anni di carcere (ad oggi però il poliziotto non ha scontato nemmeno un giorno di galera e continua a percepire regolarmente lo stipendio, in parte decurtato).

Il nuovo processo, l’ultimo che entrerà nel merito del delitto dell’Autostrada del Sole prima dell’eventuale ricorso in Corte di Cassazione a Roma, si apre Mercoledì alle ore 9 in Corte d’Appello d’Assise a Firenze, in Via Cavour 57.

Costituitasi parte civile, la famiglia Sandri, insieme al Tribunale di Arezzo e alla Procura Generale della Toscana, è ricorsa per il capo d’imputazione di omicidio volontario: rischia fino a 21 anni di carcere il poliziotto killer che l’11 Novembre 2007 sparò da una parte all’altra dell’A1, centrando al collo Gabbo mentre era a bordo di una macchina in movimento.
Queste le ricostruzioni dei cinque testimoni super partes, su cui accusa e Pubblico Ministero puntano per una sentenza diversa da quella del 14 Luglio 2009. Le testimonianze sono riprese dalle pagine del mio ultimo libro inchiesta CUORI TIFOSI, quando il calcio uccide. I morti dimenticati degli stadi italiani:

Emanuele Fagioni, 15 Novembre 2007
Vidi il poliziotto smettere di correre e impugnare la pistola con entrambe le mani a braccia tese in avanti, sempre rivolto verso l’area di servizio opposta alla nostra

Emanuele Fagioni, 27 Marzo 2009
Si, allora, il poliziotto veniva verso di noi, verso di noi correndo e camminando velocemente e correndo. A un certo punto quando mi sono accorto che ci aveva la pistola in mano siamo andati sempre più in fretta dentro l’autogrill, ci siamo fermati nel pianerottolo dell’autogrill. Okay. A un certo punto gridava dall’altra parte ’scappano, scappano’ si è sentito lo sparo (…) Io ho visto che correva con la pistola sulla mani, okay? A un certo punto ad altezza d’uomo, all’altezza d’uomo, con la pistola ad altezza uomo.”

Fabio Rossini, 13 Novembre 2007
Ho visto l’agente dapprima correre con la pistola in pugno, quindi rallentare, posizionarsi con il braccio armato teso in modo perpendicolare all’asse del corpo, mi è sembrato seguisse l’andamento di un oggetto (…)

Fabio Rossini, 27 Marzo 2009
“L’altra cosa subito che mi è… perché era molto nitido, limpido ho visto correre questo poliziotto, quindi la cosa che mi ha colpito era chiaramente la divisa e questi stivali alti (…) correva, correva (…) mi è parso gridasse testualmente ’scappa, scappa’ (…) Si ferma, si risposta, si… come per dire se.. va beh, l’idea che mi viene non… tipo un poligono, non so, una cosa di questo tipo (…) puntava l’arma verso l’altra parte. Aveva una o entrambe le braccia tese? Tutte e due. Assolutamente si. Con entrambe le mani, si.”

Fabrizio Galilei, 27 Marzo 2009
“Io ho visto che il poliziotto iniziava a puntare la pistola, a quel punto mi sono impaurito e ho iniziato, diciamo, a correre (…) Ho visto il poliziotto che puntava la pistola verso… Quindi aveva il braccio teso? Si. Come appunto per puntare, per mirare? Braccio teso e armato, in sostanza? Si (…) Credo, puntare con la pistola insomma come si vede insomma con gambe divaricate e braccia perpendicolari al corpo. (…) Io corro verso, verso l’autogrill, salgo le scale e quando stavo proprio lì, diciamo sento, sento uno sparo, a quel punto ero dentro alla prima porta a vetri (…)”

Keiko Horikoshi, 27 Marzo 2009
“Dopo avere fatto colazione sono uscita a fumare una sigaretta. (…) Davanti al parcheggio, davanti al pullman, piazzale (…) si, nel piazzale. (…) Ho sentito uno sparo, ma non sapevo da dove e poi ho visto dei ragazzi correre dall’altra parte, ragazzi correre (…) verso le macchine parcheggiate. (…) Successivamente ho visto due poliziotti correvano da… dalla stazione di rifornimento un poliziotto andava sul bordo del piazzale e piazza… sul bordo mentre i ragazzi salivano sulla macchina e, poi, questo poliziotto puntava una pistola con entrambe le mani, protese e poi si è fermato… e poi sparato (…) E mi ricordo quando la macchina stava uscendo dal parcheggio e poliziotto aveva già una pistola e dopo che la macchina proseguiva la marcia e… dopo un po’ lui sparato, e quel momento la macchina era in movimento”

Anania Marisa Samanta, 13 Novembre 2007
Il poliziotto giunto alla fine del guardrail, dall’altezza di un cumulo di terra smosso dove un veicolo in movimento terra, ha disteso entrambe le braccia impugnando una pistola”.

Anania Marisa Samanta, 27 Marzo 2009
“(…) Poi vidi che comunque l’agente di Polizia inizio a correre anche lui, andò verso il guardrail (…) andò in direzione del guardrail (…) Poi niente, vedo che, appunto, si ferma lì, e dopo un po’ sento uno sparo. (…) L’ho sentito si, e… cioè ho visto che comunque si era posizionato lì come se volesse fare chissà che cosa, poi ho sentito lo sparo e quindi ho potuto immaginare. Poi il tutto…”

Nonostante queste schiaccianti versioni, la difesa dell’agente punta invece alla conferma di una condanna mite o all’ulteriore riduzione della pena. Fuori dal tribunale fiorentino sono attesi amici di Gabriele, tifosi e cittadini comuni, tutti accomunati da un’unica richiesta, quella di giustizia giusta.

La sentenza, da quanto trapela dagli ambienti toscani, potrebbe arrivare in tempi brevi, addirittura anche nella stessa udienza del 1 Dicembre.

Infine Giorgio Sandri, padre della vittima che insieme a tutta la famiglia Sandri sarà presente in aula a Firenze, oggi ha rilasciato un’intervista ai telegiornali di Canale 5 e Rai 2: “Ad Arezzo, un anno e mezzo fa, ci hanno già privato di una giustizia vera. Una sentenza pavida ha graziato l’assassino di Gabriele. Oggi a Badia Al Pino ci negano anche la targa che il Popolo di Gabriele, forte di 25.000 firme, vorrebbe apporre sul luogo del delitto per non dimenticare. Mi auguro che da Firenze possa invece giungere una sentenza in controtendenza. L’Italia e i cittadini italiani non meritano un’ennesima sconfitta. Giustizia per mio figlio significa giustizia per tutta quella gente comune che vuol continuare a credere che la legge sia sempre uguale per tutti…
Maurizio Martucci
dal blog del libro CUORI TIFOSI - cuoritifosi.ormedilettura.com

ASSOCIAZIONE UDINESE

L'Associazione Udinese esprime oggi la propria condanna per "il teppistico comportamento di chi si è reso responsabile dell'aggressione a due sostenitori napoletani, di cui un ragazzino di 13 anni, colpevoli unicamente di sfoggiare i colori della propria squadra del cuore". Lo fa oggi, commentando in una nota l'episodio verificatosi ieri prima della partita Udinese-Napoli, in cui sono rimasti leggermente feriti anche due agenti di Polizia. "Crediamo - prosegue il testo - che questo non possa essere il comportamento che contraddistingue persone degne di appartenere al tifo dell'Udinese e nel contempo porgiamo la nostra solidarietà ai due tifosi napoletani e agli agenti in borghese coinvolti". Ricordando quindi che i presunti responsabili non sono ancora stati identificati, l'Auc chiede loro "di rendersi conto della gravità della loro azione e li invitiamo a porgere tempestivamente le loro scuse, con la promessa - conclude la nota - di non cadere mai più in alcuna forma di violenza".

TESTIMONIANZE

Durante la pillola di Pentasport a Radioblu delle ore 11:15 sono intervenuti in diretta Walter Tanturli (ATF) e Nicola Nannucci (Ciclone Viola) ed hanno raccontato qualche particolare su ciò che è accaduto sabato sera a Torino: "Subito dopo il gol di Vargas ci sono piovute addosso, dal settore dei tifosi juventini, tre bombe carta. La prima ha creato i problemi seri a Lorenzo, attualmente con una lesione alla cornea (con il rischio distacco evitato), e ad Alessandro, per cui è prevista una visita specialistica per capire se ci sono delle conseguenze ai tendini. In generale abbiamo avuto veramente paura, anche perché non ci sentivamo tutelati. La cosa più assurda, poi, è stata quando abbiamo visto entrare un tifoso bianconero nel nostro settore da una porticina laterale. Solo l'intervento di uno steward, che ha allontanato il supporter juventino, ha evitato il peggio. E' incredibile come possano succedere queste cose con tutti i controlli che ci sono all'entrata. Questo è un chiaro segnale che la Tessera del Tifoso purtroppo non serve, altrimenti non si spiegherebbe l'accaduto.
Ringraziamo la società ACF Fiorentina che, anche in questo momento, è molto vicina ai due ragazzi coinvolti in questo stupido episodio"

INFAMI

di L. N.
Querela contro ignoti della società bianconera nei confronti dei tifosi della Juve per il lancio di petardi e per presunti «atti vandalici» avvenuti durante il primo tempo della partita di sabato all'Olimpico di Torino contro la Fiorentina. Azioni compiute dai tifosi bianconeri verso lo spicchio del settore ospiti dove si trovavano i viola storicamente legati da un rapporto di rivalità. «La società sottolinea che tale querela ha l'obiettivo di mettere in condizione le Autorità di individuare sia i responsabili dello scoppio di petardi sia gli autori dei numerosi atti vandalici avvenuti nel settore ospiti». Questo è quello che ha dichiarato la direzione della Juventus in una nota.
Ha comunque ribadito che nessun tifoso è stato ferito gravemente: «Solamente in un caso si è reso necessario l'intervento del personale medico e infermieristico che ha soccorso un sostenitore presente nel settore ospiti – si legge nel comunicato – A tale intervento ha assistito anche il delegato alla sicurezza della Fiorentina. Il tifoso visitato, sentito il parere del personale medico, ha scelto di proseguire nella visione della partita, rientrando sugli spalti e non è stato ricoverato poiché illeso».

MODELLO BRASILIANO

San Paolo, 29 nov. (Ap) - Una persona ha perso la vita per le lesioni riportate negli scontri avvenuti sabato a Belo Horizonte, in Brasile, tra le tifoserie di Atletico Mineiro e Cruzeiro. Il 19enne Otavio Fernandes è deceduto dopo essere stato ripetutamente colpito alla testa con spranghe di ferro. Secondo la ricostruzione dell'agenzia Estado i tafferugli hanno coinvolto oltre 50 tifosi e hanno portato al ricovero di due persone, entrambe in condizioni giudicate non gravi.

DIGOS

ono in corso accertamenti da parte della Digos della Questura di Udine per identificare i componenti del gruppo di Ultras della Curva Nord dell'Udinese che ieri hanno aggredito due poliziotti nel parcheggio dello Stadio Friuli prima della partita.
Lo si è appreso oggi dalla Questura friulana, che ieri ha evitato i temuti scontri tra tifoserie con misure preventive che hanno comportato il dispiegamento di circa 500 uomini delle forze dell'ordine.

BASSANO-SPEZIA

La Spezia. Un giovane tifoso dello Spezia di 20 anni, sottoposto al provvedimento Daspo per essersi reso protagonista di episodi di violenza all'interno degli stadi, è stato segnalato all'autorità giudiziaria poichè, in occasione di Bassano-Spezia dello scorso 21 novembre, non si è presentato in questura per la consueta firma.

LA STAMPA TACE

Zio napoletano con tanto di bambino con bandiera del Napoli brutalmente assalito da vandali travestiti da tifosi dell’Udinese. Due agenti della polizia feriti da schegge di vetro dei finestrini della loro auto mandati in fratumi da alcuni ultrà friulani prima della partita contro il Napoli. Sacchetti della spazzatura portati allo stadio a mo’ di bandiere da usare contro Napoli e il Napoli.
Udine fa vedere la faccia mostruosa della sua città. Noi napoletani sappiamo che quello che è successo a Udine, così come quello che succede nella maggiorparte degli stadi italiani, non è frutto dei veri tifosi ma di delinquenti travestiti da ultrà. Quello che ci chiediamo, però, è perchè se succede a Udine passa tutto nel silenzio e se invece accade a Napoli se ne parla per giorni e giorni? Mistero…
napolipress

29 novembre 2010

FOGGIA-BENEVENTO

FOGGIA - Si è svolta senza incidenti né turbative per l´ordine pubblico la partita Foggia - Benevento di ieri, che ha segnato un altro successo per la squadra di mister Zeman che ha battuto in casa il Benevento per 2-1. La rivalità tra le due tifoserie, che aveva registrato criticità nel campionato 2008/2009, ha determinato il provvedimento prefettizio di divieto di ingresso ai residenti nella regione Campania, fatta eccezione per i possessori della tessera del tifoso e la predisposizione di un accurato servizio di ordine pubblico con l´impiego di numerose unità di rinforzo da parte del questore di Foggia.  I mirati servizi di prevenzione e vigilanza predisposti in occasione dell´incontro hanno consentito alla Digos di Foggia di intercettare, in via Ascoli, in prossimità della clinica San Francesco, tre furgoni e due autovetture con a bordo 35 tifosi campani intenzionati a raggiungere lo "Zaccheria", alcuni dei quali privi del legittimo titolo di accesso.  I tifosi "irregolari" sono stati immediatamente bloccati, ricondotti con idoneo servizio di scorta al casello autostradale e fatti rientrare nel capoluogo campano di origine. Gli stessi sono stati poi identificati per permettere il successivo deferimento per inosservanza ai provvedimenti dell´autorità e per l´emissione da parte del questore di Foggia dei provvedimenti di inibizione all´accesso alle manifestazione sportive.
Le stesse persone erano già state denunciate allo stesso titolo in occasione di precedenti incontri di calcio.

SINISA

Nel corso della conferenza stampa alla vigilia della Coppa Italia Sinisa Mihajlovic si è soffermato anche sul lancio di petardi nel settore dei tifosi viola: " I petardi a Torino? Mi fanno arrabbiare perchè non permettono ai nostri tifosi di andare in trasferta e poi succedono queste cose, i tifosi della Fiorentina sono correttissimi ed è sempre stato così ta tanto tempo, anche quando giocavo venire al Franchi era bellissimo, perchè c'era un tifo caldo ma corretto. Se l'avessero fatto i tifosi della Fiorentina chissà cosa c'avrebbero fatto. Già gli juventini hanno certi vantaggi, se vogliamo darli anche questi... chissà come sarebbe andata la partita con 3000 tifosi viola sugli spalti...".

ULTRAS DEL REAL MONTECO'

Montecosaro, 29 novembre 2010 - Arrestato durante la partita del Real. Solo che il Real in questione è il Real Montecò, squadra che gioca nel campionato di Terza categoria. Evidentemente, però, il calcio può diventare una passione irrefrenabile non solo a qualsiasi latitudine, ma anche ad ogni livello, dalla serie A alla Terza categoria, appunto. E dunque capita anche nei campi di periferia ciò che regolarmente si verifica nei grandi stadi, cioè che qualche tifoso esageri e finisca per passare dalla partita a una cella delle patrie galere.

Per quanto possa sembrare incredibile, è ciò che è successo a un sostenitore evidentemente troppo caloroso del Real Montecò, che sabato è stato arrestato dai carabinieri al campo sportivo di Montecosaro Scalo durante la sfida tra la squadra locale e Il Borgo Montelupone. Si tratta di un uomo sulla quarantina, che già da un po’ di tempo era stato raggiunto da uno di quei provvedimenti, i Daspo, che vietano ai tifosi troppo inclini agli eccessi di assistere alle manifestazioni sportive. Incurante di tutto, però, lui era lì, al fianco della sua squadra del cuore, quarta in classifica ed evidentemente bisognosa della spinta del pubblico.

Ma il sabato calcistico dell’ultrà di provincia è stato rovinato dall’arrivo di carabinieri, che l’hanno beccato e arrestato, proprio per non aver rispettato la diffida. Un paio di settimane fa, secondo quanto ricostruito dai militari, l’uomo era riuscito a non farsi notare dal servizio d’ordine e si era dileguato prima che i carabinieri lo sorprendessero. Stavolta gli è andata male e ora potrebbe andargli anche peggio, perché il rischio è che il divieto di seguire la sua squadra venga allungato. Può comunque consolarsi: almeno il Real Montecò ha vinto.

MODELLO SPAGNOLO

Clima tesissimo a Barcellona in vista del Clasico tra blaugrana e blancos. Ferito un uomo della security, illesi i giocatori. Questa sera la diretta di Sportal.it

Atmosfera tesissima in Catalogna a poche ore dal Clasico tra Barcellona e Real Madrid. I blancos sono stati vittime di un'imboscata all'arrivo nell'hotel Juan Carlos I: un gruppo di ultrà ha preso a sassate il pullman dei madridisti, rompendo il lunotto sul lato dove sedevano Albiol e Arbeloa e ferendo un uomo della security.

Eppure la trasferta catalana dei merengues era cominciata sotto i migliori auspici: gli uomini di Mourinho erano stati accolti all'aeroporto El Prat da duemila persone festanti. Poi in città l'assalto.

L'attesa per la sfida dell'anno si fa spasmodica. Mourinho non ha perso occasione per fare polemica attaccando l'arbitro: Iturralde? Il Barça ne è felice: il Madrid meno. Non è che mi preoccupa l'arbitro, ma se leggo le statistiche e qualche articolo che ho letto sui giornali... comunque, non credo che Iturralde sia un "aficionado" del Barça. Ho fiducia in lui e lo aiuteremo, così come spero tutti i giocatori. Chiaro che uno dei due uscirà dal campo non molto contento".

Più pacato Guardiola: "In molte cose il Real assomiglia all'Inter dell'anno scorso, non a caso ha lo stesso allenatore. Prevedo una partita simile. Mourinho sa che attaccheremo e loro lo faranno quando avranno la possibilità. Se perderemo voglio poter dire che abbiamo perso giocando da Barça. Mou? Lo vedo come sempre, sono sicuro che darà molti consigli preziosi ai suoi giocatori".

SPY


Tessera del tifoso
appello a Platini

Tessera del tifoso appello a Platini
Uno striscione a San Siro, dei tifosi dell'Inter, ma anche tantissime mail spedite in questi giorni all'Uefa: continua la protesta contro la tessera del tifoso, voluta dal ministro Roberto Maroni. Così com'è, non funziona. Non serve. Lo abbiamo scritto più volte: a fine stagione, è necessaria una riflessione totale. Intanto i tifosi italiani scrivono all'Uefa. Ecco una mail mandata a Nyon da sostenitori che si firmano: "Signor Platini, ancora una volta La avvisiamo di quanto sta accadendo in Italia allo sport che tanto amiamo. Il Ministro degli Interni (onorevole Maroni, Lega Nord), attraverso l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, sta cercando di evitare che i tifosi che non sono d'accordo con il suo progetto della "tessera del tifoso" (una carta prepagata ricaricabile imposta ai tifosi, non regolata da alcuna legge e assolutamente inutile) possano assistere a partite di calcio, anche se non a rischio...". Nelle lettere mandate a Michel Platini è spiegato inoltre che esistono discriminazioni territoriali, che Chievo-Roma è diventata una partita a rischio quando lo scorso anno ospitò 20.000 tifosi romanisti senza alcun problema, che gli stadi italiani sono sempre mezzi vuoti (cosa che peraltro Platini sa benissimo). Non so quale potrà essere la reazione dell'Uefa, che non interviene mai nella questioni che riguardano le singole federazioni europee: ma di sicuro non condivide un'iniziativa come quella della tessera del tifoso. Platini crede che altre siano le strade per combattere la
violenza negli stadi, non quelle di schedare tifosi che già sono schedati con gli abbobnamenti e i biglietti nominativi (altra anomalia italiana). Maroni è sempre più isolato: speriamo possa ricredersi. Lo stesso sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è contro la tessera del tifoso, "burocratica e repressiva" l'ha definita. I club di calcio la subiscono e basta. Le trasferte sono diventate più complicate, e pensare che uno degli scopi della tessera era proprio quello di agevolarle. Caro Maroni, prima o poi dovrà rendersene conto che così non serve a nulla e se gli incidenti negli stadi (e dintorni) sono diminuiti la tessera del tifoso non c'entra assolutamente nulla.

"Novantesimo" tiene il passo (14%)

Tiene il passo, nonostante il calcio-spezzatino, una trasmissione storica come Novantesimo Minuto: domenica scorsa su Rai Due, ha fatto il 13,96% con 2.474.000 spettatori. Stadio Sprint ha sfiorato il 10% (9,96%). Non decolla la Domenica Sportiva: è ferma all'8,69% di share, 1.332.000 spettatori.

GIUSTIZIA PER GABRIELE

(ANSA) - FIRENZE, 29 NOV - Si aprira' il primo dicembre il processo d'appello per l'omicidio di Gabriele Sandri, il tifoso ucciso nel 2007 nell'area di servizio di Badia al Pino. La procura generale, quella di Arezzo e la famiglia Sandri chiedono che venga riconosciuto l'omicidio volontario, e quindi di aggravare la pena inflitta in primo grado all'agente Luigi Spaccarotella, condannato a sei anni per omicidio colposo. La difesa chiede che venga confermato il colposo e che vi sia una riduzione della pena.(ANSA).

LUCCHESE-PISA

Sei «Daspo» sono stati emanati dalla Questura a carico dei giovani che erano stati fermati da Digos e carabinieri in occasione del derby Lucchese-Pisa del 17 ottobre.
Lucca, 28 novembre 2010 - In particolare per M. S., 23 anni di Fagnano e R. D. D., 24 anni di Camigliano, già destinatari di Daspo e con precedenti per reati da stadio, si è provveduto ad un inasprimento del provvedimento con la richiesta all’autorità giudiziaria dell’obbligo di firma. Tale sanzione è stata convalidata dal giudice per le indagini preliminari che, il 20 novembre scorso, ha disposto l’obbligo di firma negli uffici della Questura di Lucca nei giorni in cui verranno disputate le partite della Lucchese Libertas 1905. La misura prevede le seguenti modalità: per le competizioni casalinghe, hanno l’obbligo di presentazione 20 minuti dopo l’inizio del primo e del secondo tempo; per le gare disputate in trasferta, invece, obbligo di presentazione nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo.

UDINESE-NAPOLI

Altro brutto episodio contro i napoletani avvenuto all'interno di uno stadio. Il teatro questa volta è stato il "Friuli", dove ieri una parte dei tifosi dell'Udinese ha mostrato, poco prima che iniziasse la partita, dei sacchetti per l'immondizia, chiaro riferimento all'emergenza esplosa a Napoli nuovamente da qualche mese a questa parte. Ques'episodio fa seguito a quelli avvenuti solo due domeniche fa, quando allo stadio Olimpico di Roma i tifosi della Lazio intonarono i soliti cori inneggianti al Vesuvio e si resero protagonisti dei "buuu" razzisti nei confronti del giocatore colombiano del Napoli, Zuniga.(Tuttonapoli.net)

GENOANI

Un gruppo di 50 tifosi genoani è stato fermato alla stazione di Brescia, portato in Questura e identificato. L'episodio è riportato oggi da Il Secolo XIX. «La circolare tessera del tifoso - ha spiegato al quotidiano l'avvocato Laura Tartarini - vieta in casi particolari l'accesso agli stadi se ci sono provvedimenti dell'autorità e impedisce l'accesso a chi non ce l'ha. Ma non esiste il divieto alla circolazione che è un diritto inalienabile, né ad arrivare in una città»

INFURIATI

«I nostri tifosi sono stati aggrediti, feriti, messi sot­to un vero fuoco militare, orga­nizzato, con bombe carta. Ora pretendiamo un provvedimen­to esemplare in caso contrario sarà sancito il fallimento del­l’operazione stadi sicuri, il fal­limento della tessera e dovre­mo alzare le mani, arresi… » . La Fiorentina è letteralmente infuriata. Il suo amministatore delegato, Sandro Mencucci, ieri in tarda mattinata verificato lo stato dei due tifosi fio­rentini rimasti feriti a Torino ha deciso di interve­nire con tutta la forza possibi­le:«Avendo alle spalle l’eterna battaglia fatta dalla mia socie­tà per il fair play, per aprire gli spazi alle famiglie, per ottene­re dai nostri tifosi un atteggia­mento di grande disponibilità ­parlo per esempio del terzo tempo – posso dire che a Tori­no abbiamo assistito a qualco­sa di insopportabile. E non parlo certo della società bian­conera che ancora una volta è stata amichevole e disponibi­le, bensì di parte deisuoi tifo­si » . Mencuc­ci ha raccontato quello che è successo sugli spalti, il terro­re, ma cosa più grave la prede­mitazionecon la quale un ma­nipolo di ultrà bianconeri han­no tentato di far del male:« Una cosa assurda. Due bom­be carta- ha raccontato con la vocerottadall’emozione e dal­la rabbia -“ annunciate” pre­ventivamente con un lungo co­ro da parte degli altri tifosi, che sono esplose fra i nostri ra­gazzi con due feriti, uno con una scheggia nella gamba e un altro con una lesione alla cor­nea diagnostica­ta oggi( ieri, ndr)in ospedale a Firenze. E’ qualcosa di inaccettabile. Ho visto ragazzi impauriti da questa aggres­sione, da questo atto di guerra. Pazzesco, e l’ar­bitro che nonostante vedesse l’ambulanza in campo non ha pensato di interrompere nep­pure per un secondo la gara, nonostante la pioggia di bom­be con i nostri tifosi costretti a nascondersi. Non ha fatto fare neppure un annuncio allo speaker dello stadio, per cer­care di spegnere quest’aggres­sione. Una vergogna. I nostri tifosi hanno accettato tutto, no­nostante anche errori arbitrali come in occasione del fallo di Felipe Melo al momento del pari. Ripeto che la Juve è vitti­ma come noi di questi suoi tifo­si, anzi di questi delinquenti, ma c’è bisogno di un provvedi­mento deciso, che faccia capi­rea tutti che chi sbaglia paga». Mencucci ov­viamente parla a nome dei fra­telli Della Valle:« Ora voglia­mo verificare quali saranno i provvedimenti che saranno as­sunti. Diciamo subito che ci aspettiamo un provvedimento drastico. I tifosi della Juventus devono pagare. Il regolamento parla chiaro, penso a sei mesi di interruzione delle trasferte dei bianconeri, di stadio chiu­so o a porte chiuse, insomma a qualcosa che dimostri che chi fa queste cose non può passar­la liscia». E Mencucci pensa ai propri tifosi che da tempo ven­gono, anche a livello europeo, pubblicamente elogiati:« Lo sapete? Poco tempo fa un no­stro supporter che è venuto ac­canto al nostro pullman e per sostenere i propri tifosi, per fe­steggiarli, per dargli la carica ha acceso un fumogeno. Un at­to innocuo e di sostegno alla propria squadra. Ebbene, a quel nostro tifoso è stato dato il daspo. E ora? C’è bisogno di una penalizzazione esempla­re. Pretendiamo che quello che è successo sabato notte non passi sotto silenzio e senza un provvedimento punitivo. In ca­so contrario cosa andrei a dire ai miei tifosi, a quelli che si stanno comportando bene? Co­sa dovrei fare, alzare le mani, arreso? No, se vogliamo conti­nuare la nostra battaglia per stadi sicuri abbiamo bisogno di un provvedimento esemplare».

ACAB ALBENGA

Prima Albenga ora Loano. I teppisti degli stadi si sono spostati di una quindicina di chilometri e nella notte hanno lasciato una firma minacciosa sul cancello di ingresso all'impianto sportivo situato nell'immediata periferia loanese: 'Basta sparlare o vi bruciamo vivi', firmato Ultras Albenga A.C.A.B. Sull'accaduto sono gia' in corso indagini da parte della polizia municipale e dei carabinieri. Una situazione che ora comincia a preoccupare sia il sindaco di Albenga Rosy Guarnieri che il collega di Loano Angelo Vaccarezza. I teppisti venerdi' avevano danneggiato l'impianto della frazione di Lusignano e quindi quello di Bastia sempre ad Albenga, ora hanno deciso di spostarsi a Loano. Per questo motivo e' stata potenziata la sorveglianza da parte delle forze dell'ordine anche per poter risalire ai teppisti ancora senza nome.

28 novembre 2010

FALSA RACCOLTA FIRME PER LO STADIO FILADELFIA

Come se non bastassero i 13 anni di oblìo che pesano come macigni dopo la vicenda della demolizione dello Stadio Filadelfia, da qualche tempo uno stormo di avvoltoi scorrettamente politicizzati sta cercando di oscurare il cielo sopra il Tempio del calcio torinese. Su Facebook è nato il fantomatico gruppo "Raccogliamo Firme per Ristrutturare Lo Storico Stadio Filadelfia Di Torino", che ricorda nella forma e nel contenuto lo stile di un noto personaggio della politica torinese, un certo Renzo Rabellino per non fare nomi e cognomi (se siete curiosi di sapere chi è cliccate il link di seguito http://www.polisblog.it/post/7080/renzo-rabellino-il-fenomeno-delle-liste-civetta ). Costui, in tempi di campagna elettorale, è solito piazzare nei pressi dello Stadio Olimpico un banchetto, proprio con l'intento di raccogliere firme: una settimana per la ricostruzione del Filadelfia, la settimana dopo per la restituzione degli scudetti revocati alla Juventus nell'ambito di Calciopoli. Nobili intenti o bieco opportunismo? Opterei per la seconda, visti i suoi trascorsi, basti sapere che le firme finiscono magicamente in un unico calderone e foraggiano liste civetta dai nomi improbabili, che puntualmente costellano le schede elettorali torinesi.
Ovviamente anche questo pseudo-grupppo è retto da un amministratore "fantasma" che dichiara di risiedere in Ohio e ha amicizie virtuali su ambedue le sponde calcistiche del Po, così come l'unica frequentatrice fissa: costei dissemina degli invariabili "Forza Toro!!!" su tutti i post del gruppo, salvo poi dichiarare sulla propria pagina il proprio apprezzamento per la Juventus e per Claudio Marchisio.
Naturalmente ambedue le pagine personali sono piene di informazioni quanto meno sospette, è lecito pensare che si tratti di account clonati, ma da chi? A chi ha letto lasciamo la libertà di farsi un'idea in proposito, noi la nostra ce l'abbiamo ed è ben precisa... Si invitano tutti i lettori (sia gobbi che granata) di diffidare da questi millantatori e di ribaltare eventuali tavolini banditi di carte falsate e penne sporche, in grado di produrre firme utili non alle cause della sottoscrizione, ma bensì ad una falsa campagna elettorale.

Paolo La Bella e Simone Stara

GENOANI A BRESCIA

Genoani a Brescia nonostante il divieto, portati inquestura, identificati e riportati sul primo treno per Genova.
Repressione non ordine pubblico, questa è repressione,
solidarietà ai genoani.
Domenico

MODELLO SVIZZERO

I cittadini di Basilea Campagna hanno accettato l'iscrizione nella Costituzione cantonale di un articolo che autorizza il fermo per 24 ore degli hooligans. Questa decisione era una formalità dato che i basilesi avevano già approvato lo scorso anno il relativo concordato intercantonale.

La modifica costituzionale sottoposta al voto oggi ha raccolto una valanga di "sì": a favore si sono espressi il 95,4% dei votanti. La partecipazione è stata del 48,8%. Un anno fa, il concordato intercantonale era stato approvato con il 92% dei voti.

CHE BRAVO QUESTORE

Roma, 28 nov. (Apcom) - Denunciato e sottoposto a Daspo un tifoso laziale per aver acceso un fumogeno durante la partita. La pioggia non ha comunque scoraggiato i tifosi e le famiglie: tra i circa 18.500 tifosi della Lazio oggi allo Stadio Olimpico, sono entrati anche oltre 1.000 bambini, che hanno assistito alla gara dai vari settori dello stadio, lo comunca la questura di Roma. In particolare sono stati 160 i ragazzi paganti, 350 i bambini in gruppi organizzati che hanno preso posto nella Tribuna Tevere e gli altri, piccoli accompagnati dai genitori.




Al termine della gara agenti della Digos hanno bloccato all'uscita della Curva Nord un tifoso della Lazio di 34 anni, identificato attraverso il sistema di video sorveglianza come autore dell'accensione di un fumogeno all'inizio del primo tempo. A carico dello stesso, che sarà denunciato all'autorità giudiziaria è stato adottato e notificato il Daspo per la durata di anni 3.

BENITEZ RINGRAZIA LA CURVA

Queste le parole del tecnico dell'Inter, Rafael Benitez, ai microfoni di Sky Sport: "Penso che la partita è stata un po' pazza e noi abbiamo dimostrato di poterla giocare molto bene. Voglio ringraziare la curva che ha supportato me e la squadra in questo momento di difficoltà. Sono contento per Natalino, Stankovic e il ritorno in campo di Motta, la squadra ha dimostrato di saper reagire in questo momento di difficoltà. La mia relazione col presidente è normale, io sono un professionista, sono 25 anni che lavoro col mio staff e non mi sono mai capitati tutti questi infortuni. Le cause di tutte queste defezioni sono tante, chi pensa sia tutto dovuto alla mia preparazione è un ignorante".

RINGRAZIAMENTI

Ringrazio la Fiorentina per aver lottato da ultras in campo contro i gobbi, di averlo fatto anche per i suoi ultras costretti a non poter entrare allo stadio di Torino da un decreto inconcepibile.
Ringrazio il Ministro degli Interni Bobo Maroni, per averci costretto a percorrere 800 km al seguito della squadra, per averla raggiunta nello spiazzale prospiciente un lussuoso albergo sabaudo, per averci fatto esporre uno striscione di lotta e sostegno insieme ai nostri fratelli granata, per averci fatto fare i nostri cori nel gelo a due metri dai giocatori controllati a vista dalla Digos e per averci costretto a vedere la NOSTRA PARTITA in un pub di Torino insieme ai nostri fratelli granata non tesserati, anzichè sugli spalti dello stadio. Come meritiamo noi da ultras. Avremmo voluto esserci noi a parare le bombette nel settore o a poterci sfidare con i gobbi a suon di cori e di impatto. Sarà per la prossima volta...grazie anche per questo.
Domenico

NON TESSERATI FIRENZE A TORINO CONTRO LA TESSERA


Ieri pomeriggio una delegazione
Dei Noi Non Tesserati Parterre Firenze
si è recata casualmente all'albergo nel centro di Torino che ospitava la Fiorentina, dove hanno esposto uno striscione di protesta per il divieto di accesso allo stadio Olimpico di Torino agli ultras viola non tesserati
in occasione di Juventus-Fiorentina.
Lo striscione esposto alla presenza della squadra recitava:""Una maglia da onorare per il Parterre che non può entrare", ed e' stato accompagnato da cori di sostegno alla squadra e di protesta contro il provvedimento e la limitazione delle libertà individuali. Insieme a loro una ventina di fratelli granata, legati oltre che dal gemellaggio storico anche dalla comune lotta alla repressione. Gli ultras viola e granata insieme hanno lasciato poi l'albergo e hanno visto la partita in un locale cittadino.
LA NOSTRA LOTTA NON SI FERMA! AL TUO FIANCO, SEMPRE, MAGICA FIORENTINA!
NNT

CONTRO LA TESSERA FLOP

Di fronte al manifesto flop della Tessera del tifoso introdotta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni e alle decisioni sempre più cervellotiche in materia di divieto alla trasferte (Osservatorio e Casms imperversano e gli stadi sono sempre più vuoti), i gruppi organizzati si preparano ad attuare una serie di iniziative di protesta (nella foto: i “Non Tesserati” del parterre di Curva Fiesole durante una partita giocata al Franchi dalla Fiorentina).
Sul sito web AsRomaUltras.org, l’avvocato Lorenzo Contucci spiega così l’iniziativa che sta per essere lanciata:
1) Considerato che il più grande nemico dell’Osservatorio è l’Uefa, vediamo di sommergere quest’ultima di e-mail e fax per ogni giornata di campionato, segnalando di volta in volta i divieti e facendo ben presente il sistema con cui viene mantenuto  l’ordine negli stadi italiani
2) Oltre a ciò, vanno coinvolti in questa protesta anche i vari giornali e partiti di regime, recapitando la nostra voce anche alle loro segreterie. A breve prepareremo un testo a riguardo ed una lista di tutti gli indirizzi ed i fax dei giornali e dei partiti nazionali
3) E’ allo studio una modalità per disdire la Tessera del Tifoso: visto e considerato che molti tesserati si sono resi conto che la Tessera è stata una cosa assolutamente inutile e che i biglietti li trovano (o non li trovano) lo stesso, a breve preparemo (in collaborazione con altri siti) una pagina in cui informeremo su come disdire legalmente la Tessera del Tifoso.
Redazioneweb – www.calciopress.net

PALERMO-ROMA

(Il Romanista - P.Bruni) - A Palermo non solo i cento della Tessera. A Palermo con la Roma al di là dei "misteri" di questo calcio modermo. Perché l’Italia è il paese dei paradossi e, aggiungiamo, delle incongruenze.
Il calcio è soltanto uno dei mille esempi che si vivono giornalmente. Prendiamo in considerazione la tifoseria giallorossa e le continue limitazioni a cui deve andare incontro. Dalla tessera del tifoso fino a vincoli di trasferta che, dati alla mano, finiscono per impedire quasi l’80% dei viaggi oltre il Raccordo Anulare. Sabato prossimo, quando la Roma andrà a Verona per affrontare il Chievo, per l’ennesima volta non potrà contare sul sostegno della stragrande maggioranza dei propri sostenitori, poiché il Casms, il Comitato Analisi Manifestazioni Sportive, ha considerato la partita ad alto rischio. Risultato: vendita dei biglietti vietata ai residenti della regione Lazio e settore ospiti aperto esclusivamente ai possessori dell’As Roma Club Privilege. Già questa decisione potrebbe sembrare stramba, visto che fra le due tifoserie non c’è mai stato alcun problema. Basterebbe ricordare lo scorso maggio, quando ventimila romanisti invasero pacificamente il Bentegodi e non volò nemmeno un pandoro. Però, visto che al peggio non c’è mai fine, bisogna capire per quale ragionevole motivo, invece, per l’incontro di stasera col Palermo, l’Osservatorio non ha posto alcuna limitazione. Intendiamoci, poter sapere che la squadra di Ranieri, sugli spalti del Barbera, sarà seguita e incitata dai propri innamorati non può che farci piacere. Tuttavia, ci saranno pure maggiori difficoltà ad arrivare in un’isola, certamente problemi di orario visto che si tratta di un posticipo, indubbiamente costi decisamente elevati ma qui, l’incongruenza assume i connotati del mistero. I dati ufficiali parlano di circa un centinaio di tagliandi venduti per il settore ospiti dell’impianto palermitano, praticamente un granello di sabbia rispetto alla potenziale capienza. In ogni caso, c’è un fattore da evidenziare: non essendoci stato il divieto di acquisto biglietti dentro la regione Lazio e la tessera del tifoso rappresentava una discriminante valida unicamente per la fetta di impianto riservato ai tifosi giallorossi, c’è la concreta possibilità che le altre tribune del vecchio La Favorita possano essere piene di romanisti. E lì, a contatto coi padroni di casa, altro che Casms e Osservatorio. Che poi, i rapporti fra le due tifoserie non sono pessimi, che dalla Capitale non c’è stato un esodo, che si esagera sempre ad additare il tifoso come un violento e che, in finale, tutto questo tourbillon ha soltanto creato problemi ai non violenti, è un altro discorso. Un discorso che tuttavia, prima o poi, bisognerà prendere in considerazione perché se qualcuno ancora non se n’è accorto per davvero, il giocattolo calcio si è abbondantemente rotto. E i cocci bisognerà incollarli. Al Barbera anche romanisti senza la Privilege card, che compreranno i biglietti sul posto cosa che incredibilmente non si potrà fare la prossima settimana per la tranquillissima trasferta di Verona col Chievo.

DIFFIDATE ANCHE NOI

(ANSA) - CAGLIARI, 27 NOV - Il Questore di Cagliari ha emesso un provvedimento interdittivo di accesso agli spettacoli sportivi, il cosiddetto Daspo, nei confronti di un aderente al gruppo 'Sconvolts', nativo di Monserrato che sarebbe il promotore e l'organizzatore dei cori della tifoseria contro il ministro dell'Interno per l'iniziativa della 'tessera del tifoso', Polizia di Stato e Carabinieri. Il provvedimento e' stato emesso al termine delle indagini della Digos. I cori erano rivolti anche contro i supporter che hanno aderito alla tessera del tifoso e la stampa locale.(ANSA).

TESSERATO PRIMO NEMICO-NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO GIORNALISTA PRIMO NEMICO,EX AEQUO CON I PUPAZZI FIDELIZZATI .
Adesso diffidate anche noi.
Simone, Vincenzo, Domenico

MATERA-TARANTO

Matera Sono stati adottati dalla Polizia di Stato della Questura di Matera tre Daspo (divieto di assistere a manifestazioni sportive) a carico di altrettanti turbolenti tifosi della squadra di calcio del Taranto.
Com’è noto l’incontro  di calcio Matera – Taranto disputato il 14 ottobre scorso nello stadio XXI Settembre – Franco Salerno fu caratterizzato da alcuni episodi di intemperanza che disturbarono l’evento sportivo.
All’indomani dei fatti furono immediatamente attivate indagini al termine delle quali, grazie soprattutto ai sopralluoghi, alle riprese video e a tutti i capillari riscontri effettuati dalla Polizia Scientifica, sono stati individuati tre tifosi tarantini responsabili delle intemperanze per le quali sono stati deferiti alla locale A.G..
Tre anni di divieto sono stati inflitti a P.G., di 35 anni, in quanto già in passato era stato destinatario di un analogo daspo per aver acceso e lanciato sul terreno di gioco fumogeni, esattamente come il 14 ottobre. Tenuto conto della recidiva, nei suoi confronti il provvedimento è stato particolarmente duro.
Per gli altri due il provvedimento sanzionatorio è di un anno. Le motivazioni: A.A., di 26 anni, per avere acceso e lanciato sul terreno di gioco fumogeni durante la partita, D.M., di 25 anni, per aver distribuito bottiglie di birra tra gli altri tifosi, che sono state poi lanciate dalle autovetture in corsa alla fine della partita all’indirizzo dei tifosi materani.
Proseguono le indagini per identificare altri tifosi responsabili di condotte illecite tenute in quella data.

SIAMO TUTTI FIGLI DI ADAMI

Si sono rivolti al Tar i 43 tifosi colpiti da provvedimento Daspo firmato dal questore di Brescia lo scorso 31 agosto e relativo a fatti che si sono verificati nella passata stagione calcistica.
Il provvedimento vieta ai soggetti raggiunti l'accesso, in questo caso per tre anni, agli stadi italiani ed esteri e a tutti i luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive.
I tifosi ricorrenti contro la questura di Brescia e il ministero degli Interni, attraverso i loro avvocati Giovanni Adami e Federico Riva, chiedono la sospensione della misura sulla base dell'incostituzionalità.
Il ricorso, depositato mercoledì scorso, contesta il fatto che il Daspo sia stato emesso in seguito ad una semplice denuncia e non dopo una condanna penale. Ancora da fissare l’udienza al tribunale amministrativo di Brescia.

Recentemente alcuni tifosi delle Rondinelle sono stati interdetti dagli stadi per tre anni (leggi qui), in seguito alla sassaiola indirizzata ai supporters della Juventus altermine del match Brescia-Juve alllo stadio Rigamonti.

JUVENTUS-FIORENTINA

di PAOLO PRESTISIMONE

Petardi sui tifosi viola Un ferito in ambulanza L'ambulanza della croce rossa nello stadio
TORINO - Il mondo bianconero e quello viola, è noto, se la sono giurata da tempo. Appena è possibile giù botte. Inomma dire che non corra buon sangue tra il popolo della Fiorentina e quello juventino è un tenero eufemismo. Nessuna sorpresa, perciò, quando si sa degli incidenti allo stadio, durante Juve-Fiorentina; quello che però ha lasciato di stucco è stato il silenzio assoluto della tv sulla baruffa che pure è costata il ricorso all'ambulanza per portar via un tifoso viola ferito in maniera non grave, tanto che dopo le cure è tornato sugli spalti.

Il tutto è avvenuto per lo scoppio di un grosso petardo lanciato dai tifosi di casa nel settore occupato da quelli ospiti. Si erano già sentiti diversi scoppi in precedenza, ma ormai la cosa fa parte della triste consuetudine di ogni domenica e nessuno o quasi ci aveva fatto caso. Quand'ecco uno scoppio più forte: non un petardo, qualcosa in più. Un tifoso viola viene colpito di striscio, resta esamine e si teme il peggio.

Fuggi fuggi tra i tifosi della Fiorentina, chi scappa di qua e chi di là. Viene chiamata un'ambulanza che entra sul campo, parcheggia sotto la tribuna bianconera, sulla pista d'atletica, e il tifoso viene soccorso e portato via dagli infermieri.

Si comincia a ipotizzare la sospensione, perlomeno temporanea, per la necessità dei soccorsi e per capire cosa fosse veramente successo. Provvedimento che, ma s'è capito solo successivamente, in effetti sarrebbe
stato esagerato. Il timore dura poco: il tifoso, medicato sull'ambulanza, torna sugli spalti, l'arbitro fa finta di niente, la partita continua. Tutti allegramente dietro la palla. (27 novembre 2010)

EMPOLI-SASSUOLO

Momenti di tensione poco dopo la fine della partita di serie B fra Empoli e Sassuolo giocata allo stadio Castellani nel pomeriggio. Alcuni tifosi toscani e un'auto con a bordo sostenitori emiliani sono entrati in contatto lungo la statale Tosco Romagnola all'altezza dello svincolo della superstrada Firenze-Pisa-Livorno. Secondo quanto si apprende, un gruppetto di sostenitori dell'Empoli avrebbe atteso gli emiliani in uscita dalla città per provocarli. Alcune vetture hanno proseguito senza raccogliere la provocazione, un'auto invece si è fermata, da questa sono scesi alcuni sostenitori e ne è nato un tafferuglio. Sul posto è intervenuta una pattuglia della polizia che sta cercando di identificare i partecipanti alla rissa, che rischiano una denuncia e un provvedimento di Daspo.

DASPO A CAGLIARI. SIAMO TUTTI EVERSORI E SOVVERSIVI!

(AGI) - Cagliari,27 nov. - Il questore di Cagliari un provvedimento di divieto di accesso agli spettacoli sportivi (Daspo) nei confronti di un ultra' del Cagliari degli "Sconvolts". Si tratta di un 36enne accusato essere il promotore ed organizzatore dei cori allo stadio contro polizia e carabinieri e anche contro il ministro dell'Interno. I cori sono sempre stati rivolti anche contro la stampa locale e contro gli altri, numerosi spettatori, che hanno aderito al programma "tessera del tifoso".
  Il comportamento scorretto - si legge in una nota della questura - non e' da intendersi solo quello della violenza fisica ma anche quello delle espressioni verbali come i cori di matrice razzista ed eversiva ma anche contro le forze dell'ordine e contro gli spettatori.

Solidarietà di ULTRASBLOG all'ultras cagliaritano. I cori vengono puniti, il diritto di parola calpestato dalle forze dell'ordine. Siamo tutti eversori!
Vincenzo

LA MAPPA

Lo sguardo torna rivolto verso i gruppi di tifosi organizzati partenopei, con l'azione di ieri che a questo punto rischia di unire tutti i supportes in un unico fascio d'erba. Per ora sono determinati gruppi sotto la lente d'ingrandimento, 'frange' su cui gli investigatori hanno adesso sospetti di violenze perpetrate all'interno ed all'esterno degli stadi di mezza Italia e recentemente anche in Europa. La mappa del tifo a Napoli, tuttavia, è piuttosto complessa, con i gruppi più famosi che oggi condividono la Curva A, mentre altri resistono anche nella prestigiosa Curva B, fino a qualche anno fa tempio assoluto del tifo all'ombra del Vesuvio.

Ma la suddivisione delle tante associazioni nate per sostenere gli azzurri ha un precisa quadratura anche per quanto riguarda i quartieri del capoluogo partenopeo. Una sorta di spartizione del territorio, dove tuttavia ognuno resta però libero di sostenere qualsivoglia gruppo anche se i natali in una determinata zona rappresentano spesso un segno di sangue, quasi come nascere a Napoli ed essere tifosi della squadra azzurra. Tra i nomi più famosi della Curva A ci sono infatti i Mastiffs (zona del Centro Storico con alcuni tentacoli nella periferia orientale), i Niss, acronimo di 'Niente incontro solo scontri', con base operativa a Pianura; i Fossato Flegreo predominanti tra Fuorigrotta, Soccavo, il Rione Traiaino e la Loggetta; Teste Matte che invece nascono nei Quartieri Spagnoli; Masseria, come riferimento la Masseria Cardone e quindi Miano ed il resto dell'Are Nord; i Vecchi Lions che coprono il Vomero e tutta la zona collinare della città; i Bronx che appartengono invece a San Giovanni a Teduccio e Barra, nel cuore di Napoli Est.

In Curva B invece, 'risiedono' Fedayn, gruppo storico proveniente dal Vomero e dall'Arenella e gli 'Ultras 72' con la base operativa nel Rione Amicizia. Un grosso fazzoletto di tifosi, insomma, che copre praticamente tutta la città.

Fonte: Il Roma

INCIVILTA'

Disordini ed incidenti allo stadio San Paolo, dove oltre 800 persone si sono messe in fila di primo mattino ai botteghini per i biglietti di Utrecht-Napoli, gara di Europa League che si giocherà il 2 dicembre.

Al momento dell'apertura degli sportelli alcuni tifosi hanno scavalcato la fila causando le proteste degli altri, inoltre un cancello dello stadio è stato sfondato. A completare il quadro, i bagarini si sono posizionati in prima fila acquistando decine di biglietti, nonostante il divieto. I tagliandi, 1200 sono stati esauriti in due ore.

Scandalizzato un tifoso a Radio Goal: "Sono andato alle 7 di stamattina, c'era già gente prima da noi, all'improvviso sono arrivati alle 10 tante persone che non hanno rispettato la fila, scavalcando ed entrando ai lati. Le forze dell'ordine non hanno fatto nulla. Si doveva fare un biglietto a persona, non è stato così, giravano documenti. La calca è stata impressionante, gente che si è sentita male, solo gli steward hanno fatto il loro lavoro. Sono cose assurde, la polizia davvero è stata inerme".

27 novembre 2010

RIBADIAMO CHE MUNGO-STARA HANNO RASSEGNATO LE LORO DIMISSIONI DA SUPERTIFO

Domenico Mungo e Simone Stara, in qualità rispettivamente di ex-direttore editoriale e redattore responsabile dei servizi fotografici della rivista Supertifo, rendono noto che hanno rassegnato in maniera irrevocabile le proprie dimissioni all'editore Vittoria Oggi alla fine di Ottobre 2010, per gravissimi ed insanabili incompatibilità di carattere ideologico, morale ed economico con l'attuale editore della rivista, Vittoria Oggi. E con essi la quasi totalità dei redattori principali.
Da questo momento ogni nostro vincolo giuridico, legale, emozionale, sentimentale e contestuale con la suddetta testata è da considerarsi sciolto, in accordo reciproco e con il consenso dell'editore al quale auguriamo di continuare nell'impresa con tutte le gratificazioni possibili.
L'ultimo numero da noi lavorato è quello di Ottobre 2010, in edicola con il titolo OMBRE.
Ringraziamo tutti i giovani e vecchi ragazzi di stadio che ci hanno seguito in questi indimenticabili mesi, di lotta, di gioia e di sdegno per l'ennesimo scempio che la Tessera e la Repressione stanno facendo al mondo ultras e alla società civile tutta. Vi ringraziamo per averci sostenuto, criticato, amato, insultato, deriso e chiesto scusa. Così come noi abbiamo sempre cercato di operare in maniera disinteressata per fare una rivista seria, moderna e di reale contro-informazione. Con tutte le nostre ingenuità e gli errori dettati dalla buona fede e dalla passione. Speriamo di avervi lasciato un ricordo positivo.
Vi ringraziamo dell'onore che ci avete dato leggendo i nostri scritti e commentandoli. Vi ringraziamo di non averci fatto sentire soli mai: prima, quando facevamo il giornale con altri splendidi ragazzi di stadio, e adesso che torneremo nel buio per riapparire non appena sarà necessario. Perchè la nostra lotta fatta di idee, parole, dissenso, critica e testimonianze non si esaurisce qui, ma anzi da qui trarrà la sua forza futura, insieme agli amici che ci hanno seguito nelle dimissioni da Supertifo. Da ora in avanti il Blog di Vincenzo sarà l'altoparlante ufficiale che comunicherà e pubblicherà le informazioni necessarie per essere informati su quello che faremo a breve. Rimanete sintonizzati.
Ringraziamo gli amici e gli splendidi collaboratori di Supertifo, i fotografi e i semplici lettori.
Da ultras, da uomini, da guerrieri, da scrittori, da testimoni mai muti delle ingiustizie, a breve ci rincontreremo sulle strade conformi al nostro essere. Quelle della verità e delle giustizia.


Dal profondo delle nostre anime, con tutto il cuore, i tuoi ultras.
Domenico Mungo e Simone Stara


26 novembre 2010

E NOI PAGHIAMO!

Entro il 2014 San Siro tornera' ad essere uno stadio a cinque stelle pronto per ospitare la finale di Champions League nel 2015, anno dell'Expo di Milano.
A scandire la tabella di marcia della rinascita del "Meazza" e' l'assessore allo Sport del Comune di Milano, Alan Christian Rizzi, che ha fatto approvare dalla Giunta la nuova convenzione tra il Comune e il consorzio di cui fanno parte Milan e Inter.
Nel complesso i lavori comporteranno un investimento di 51,7 milioni di euro.

''PERFETTO'' IL PREFETTO DI MILANO

E' stato deciso il divieto di vendita dei biglietti ai residenti nella provincia di Parma, fatta eccezione per i possessori della tessera del tifoso, per l'incontro Inter-Parma di domenica prossima alle 12.30 allo stadio "Meazza". Lo ha deciso il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi. Il provvedimento e' stato preso su suggerimento dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive e del Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive.

BOYS PARMA 1977

Comunicato stampa
DIFENDETE IL VOSTRO PATRIMONIO: I TIFOSI!
Cari Presidenti,
come era bello il calcio di una volta!
A costo di sembrare noiosi, nostalgici, illusi e retrogradi non possiamo che affermarlo con sempre maggior certezza. Era bello perché si era liberi, di tifare, di seguire la squadra ovunque, di esprimere un’opinione anche se scomoda. Era bello perché c’era un’ansia positiva durante la settimana in attesa di essere li su quei gradoni che per noi, come per tanti altri in tutta Italia, sono una seconda casa. Era bello vedere calciatori attaccati alla maglia, presidenti armati di vera passione, rispettosi dei propri sostenitori.
Adesso? Be adesso il quadro è, per usare un eufemismo, desolante. Le Società di calcio sono capaci di alzare la voce, di prendere di petto le situazioni, solo quando si parla di diritti televisivi. Presidenti, Lega e FIGC si scannano solo quando di mezzo ci sono quattrini, che sicuramente ricoprono una voce importante nel bilancio, ma che altrettanto sicuramente poco hanno a che fare con quella passione che ci ha fatto amare questo (che era uno) sport. Le televisioni, i soldi, non vi applaudono e non vi sostengono!
Nessuno mai che prenda una posizione netta e decisa quando a migliaia di cittadini italiani viene impedito ogni settimana di spostarsi liberamente per seguire la propria squadra, in nome di una sicurezza in cui nessuno crede più. Non vi preoccupate nemmeno di vedere stadi sempre più vuoti, muti e privi di colore. E’ stato calcolato che nelle prime otto giornate di campionato ben il 54% dei posti disponibili negli stadi italiani è rimasto vuoto, con un calo spettatori rispetto agli anni precedenti di ben il 20%. E questo nonostante quello che ci propina il nostro “caro” Maroni secondo cui gli spettatori aumentano (basta andare una sola volta allo stadio per appurare il contrario), la violenza diminuisce (e grazie, vietando trasferte, chiudendo i settori, diminuendo gli spettatori) e la presenza delle famiglie è in aumento (magari a pranzo, pagando un biglietto chissà quanto). No per questo non vi indignate! Anzi a dire la verità qualche flebile voce si ode ogni tanto nel deserto, salvo poi essere messa a tacere o fare marcia indietro non appena qualcuno che siede più in alto appare irritato o offeso. Ma se siete veramente contrari all’assurdità della Tessera del Tifoso, dei divieti e di tutte le altre machiavelliche trovate prodotte nel corso degli anni ditelo a tutti!! Fatelo sapere in modo convinto e deciso!!! Difendete una buona volta l’unico vero patrimonio che una Società di calcio si porta appresso. Difendete chi ama veramente e in modo disinteressato la “vostra” squadra e lo dimostra coi fatti. E se cercano di zittirvi o peggio vi minacciano non lasciate passare tutto sotto silenzio, non siate così pavidi. Se invece di noi non ve ne frega assolutamente niente, almeno fateci il piacere di non prenderci in giro e di non appellarvi ai tifosi solo nel momento del bisogno.
O con noi o contro di noi, il tempo dell’ambiguità è finito.
Dalla parte del tifo,
BOYS PARMA 1977

BARI-CESENA

In merito alla restrizione comunicata dal CAMS "… Il divieto della vendita dei tagliandi ai residenti nella Regione Emilia Romagna ad eccezione dei possessori
della tessera del tifoso rilasciata in maniera conforme alla normativa di settore…" per la gara Bari-Cesena in programma domenica 28 novembre 2010 che, di fatto, vieta la trasferta ai tifosi ospiti, il Presidente Igor Campedelli esprime il proprio disappunto: “Ovviamente non posso far altro che accettare,mio malgrado, la decisione della Questura di Bari, ma non posso esimermi dall'esprimere il mio dispiacere per la decisione che negherà a molti romagnoli il diritto di seguire e sostenere la loro squadra in trasferta.
E' una decisione che non tiene conto del fatto che i nostri tifosi, in passato, hanno sempre dato prova di grande civiltà e gli elogi unanimi ricevuti in più di un'occasione ne sono la prova tangibile. Nonostante l'elevato numero di abbonati, infatti, nella stagione in corso, Cesena è al terzultimo posto per 'trasferte vietate' tra le squadre di Serie A, un dato che testimonia una volta di più l'esemplare sportività del nostro tifo.
I nostri supporters sono da sempre un patrimonio importantissimo, al Manuzzi come in trasferta, e questi divieti privi di problematiche storiche non aiutano a mio avviso a responsabilizzare le persone”.

L.T.

LAZIO-ALBINOLEFFE

SIMONE DI SEGNI
ROMA
Non si chiama Mario Balotelli, non è famoso come il fuoriclasse azzurro, ma ha in comune il passaporto (italiano) e il colore delle pelle. Nera. Quanto basta a Stefano Layeni, ventottenne portiere dell'AlbinoLeffe, per meritarsi i buu dei pochi tifosi della Lazio accorsi allo stadio Olimpico per la sfida di Coppa Italia vinta dai biancocelesti 3-0 (reti di Garrido 15' pt, Stendardo 45' pt e Del Nero 41' st). Mille tifosi, la famosa minoranza incivile, non si sono solo segnalati per gli insulti razzisti al giocatore di origini nigeriane nato a Castiglione delle Stiviere, ma anche per i cori contro il presidente Lotito, la cui colpa più evidente pare sia quella di aver portato la Lazio ai vertici del calcio italiano (seconda dietro il Milan), bagnando la miccia dei contestatori endemici. Reja si tappa le orecchie e vince anche con le seconde linee, regalandosi il derby con la Roma negli ottavi (12 gennaio), rivincita minore di quello perso in campionato.

A completare la giornata c'è stato il netto successo del Catania sul Brescia, nella sfida che aveva in palio la Juventus. Si è praticamente giocato solo un tempo, con le reti di Martinho al 13' per il Catania e di Feczesin al 18' per il Brescia. Nella ripresa, invece, i padroni di casa hanno dilagato, andando in gol altre quattro volte: Maxi Lopez al 10', Pesce al 13', Antenucci al 37', ancora Maxi Lopez al 41'. Finale 5-1.

Non meno roboante la vigttoria del Bologna, club ufficialmente in vendita, in casa del Cagliari per 3-0 (reti di Maggiorini al 32' pt, Ramirez al 39' st e Gimenez al 45' st). Donadoni incassa la prima sconfitta della sua gestione, ma non si scoraggia: «Ho dato spazio anche alle seconde linee e comunque ho avuto delle buone risposte. Era importante fare alcune verifiche, sotto questo aspetto sono soddisfatto». Più di lui lo è Malesani, che nel prossimo turno affronterà il Napoli al San Paolo.

CASMS IGNORANTE

La decisione del Casms di non vendere biglietti in Lombardia per Lazio-Inter ha lasciato interdetti i tifosi delle due squadre. Dai forum biancocelesti e nerazzurri, infatti, arrivano aspre critiche a questa limitazione.
'C'è un gemellaggio che dura dal 1989, come è possibile una decisione del genere? Quell'Oh noo (lo striscione ironico apparso durante Lazio-Inter dell'anno scorso, ndr) evidentemente ha dato troppo fastidio - dicono alcuni tifosi -, chi ha preso questa decisione evidentemente non conosce le dinamiche delle tifoserie. In questa partita non potrebbe mai succedere nulla'.

Marco Anselmi

I LEONI SUL KILIMANJARO

E' il 1985. La gelida atmosfera di dicembre. In un pub malfamato, una serata come tante. Una Barriera, a Torino. Molto fumo. Molte birre. Musica d'atmosfera, non nuova e non vecchia: Crises, di Mike Oldfield. Moonlight Shadow. La bionda boss del locale, completamente sbronza. Bona, tutto sommato. Un gruppetto di Leoni della Maratona… ride e scherza. Un Leone è alla cassa, per sostituire la bionda, che non è in condizioni di fare conti, mentre il gestore del locale cucina e serve ai tavoli, contemporaneamente. Non è più sera, per molti è ora di fare colazione. Il locale è ancora quasi pieno. Alcuni ragazzi offrono da bere a tutti. Sono euforici. Si dice in giro che siano dei ladri professionisti e abbiano fatto un grosso colpo. Può essere, come minimo. Il Leone al banco si occupa anche delle birre. In questo contesto nasce l'assurda e strampalata idea di scalare il Kilimanjaro. Una spedizione Granata. La più alta montagna dell'Africa. Qualcuno afferma che sia alta 5895 metri o, forse, 5896. E' in Tanzania, ma si vede meglio dal Kenia. Non è una montagna molto difficile da un punto di vista tecnico, ma la quota è elevata, l'itinerario lunghissimo, il meteo importante. La punta più alta del massiccio si chiama Uhuru Peak ed è sul monte Kibo, che assomiglia ad un gigantesco elefante: bonario se trattato con il dovuto rispetto, ma capace di imbizzarrirsi mortalmente, se gli gira male; ha accolto docilmente sulla sua vetta fanciulle e nonnetti, ma ha respinto con decisione guide alpine e perfino allenatissimi astronauti americani. La groppa di questo elefante è per molti ma non per tutti, come si dice. Il gruppetto di Leoni della Maratona discute e s-ragiona sul progetto Kilimanjaro. Vengono prese decisioni importanti. La bandiera del Toro deve arrivare in alto. Il Babbo con la barba è un atleta, pratica arti marziali ed è entusiasta dell'idea; è anche un po' esperto, la sua scalata al Gran Paradiso è tra le avventure più raccontate nel "giro". Coinvolgente il suo racconto di come ha saltato la crepaccia terminale. Ci sarà. Andrà ad allenarsi correndo su e giù per le scale di un grattacielo in Piazzale Autostrada Nord. Graz è un milanista poco accanito, il Toro gli piace, è un alpinista forte. Ha un curriculum degno di rispetto, ricco di salite sulle Alpi. Se la può giocare. Ci sarà, sta già sognando gli ultimi passi verso la cima e pregusta le conferenze che lo vedranno protagonista e relatore, al Club Alpino. Andrà ad allenarsi in Val di Susa e in Val d’Aosta, dai "3000" in su, molto in su. Andrew pratica anche lui arti marziali, ha un fisico imponente, ha qualche esperienza in montagna, ma diniega. Non ci sarà. Qualcuno di buon senso c'è. Non andrà ad allenarsi, ma si farà delle belle nuotate in piscina e al mare, circondato da graziose ragazze, come suo solito. El Condor ha lanciato l'idea, si è entusiasmato leggendo un reportage su una rivista, dice che si può fare. Ci sarà, per forza, è lui il colpevole di tutto. Andrà ad allenarsi nella Selva Nera e farà un paio di gite con Graz. Tutti guardano Gino Rosmarino, che si sta scolando in silenzio l'ennesima birra. Non ha sentito una parola, si sta facendo i fatti suoi e guarda il posteriore a una tipa. Sta fumando l'ennesima sigaretta, tra un sorso e l'altro. Sta, sta e sta. E’ un po' fuori forma. Una forma interlocutoria, diciamo. Non ha mai visto una montagna in vita sua, arriva dalla provincia di Foggia. El Condor gli chiede: "Gino, andiamo a scalare il Kilimanjaro. Ci vieni?". Gino risponde all’istante: "Sì". Il Babbo con la barba replica: "Ma come, non fai neanche qualche domanda su com'è la faccenda? Ci vieni e basta?". Gino lo zittisce: "Non sono mai stato all'estero a parte l'Oktoberfest, è ora di cominciare, il Kilimanjaro va benissimo, quindi ci vengo". Ci sarà. Ci sarebbe stato, in ogni caso. Andrà ad allenarsi facendo un paio di passeggiate per Corso Giulio Cesare, sfumacchiando. Volete sapere cosa combineranno questi tipi, in Africa? Ma certo, ve lo racconterò la prossima settimana!
Dedico il pezzo al mio caro amico, il fenomenale Mago Ric. Wooofff!
Sua Poca Altezza Presidente Dottor Puzzetto

LA GENTE DEVE SAPERE

"Pietas granata" è uno spazio ospitato sulle pagine di TN e realizzato da tifosi facenti parte del direttivo del Centro Coordinamento Toro Clubs, aperto con l'obiettivo di creare un confronto chi scrive e tutti gli altri tifosi che leggessero. Gi autori si offrono infatti di condurre un dialogo aperto anche attraverso i commenti a pié di pagina; sarà pertanto possibile chiedere, osservare, affermare e anche criticare. Senza offese, illazioni e post incivili in generale, naturalmente.
E’ trascorso un mese da quando abbiamo affermato che avremmo cercato notizie in merito alle voci intorno all’interesse di importanti aziende relativamente al possibile acquisto del Toro.
Tra le ipotesi si è molto parlato di quella che avrebbe coinvolto l’avvocato Trombetta. Alcuni tifosi si sono pesantemente spesi in merito, vantando informazioni di prima mano e rapporti diretti con lo stesso avvocato che, in vero, in passato ha fatto blande smentite sul suo possibile coinvolgimento.
Nonostante ciò, presunti ben informati tifosi, supportati anche da alcune testate locali, rilanciavano la notizia sostenendo che tutto procedeva nella giusta direzione, sostenendo che il passaggio di proprietà fosse prossimo o già fatto.
Detto che la totale inesistenza della Società Torino FC genera terreno fertile per speculazioni di ogni genere, situazioni come quella che si è creata non fanno che creare sconcerto e delusione tra i tifosi, già pesantemente frustrati da quanto stanno vivendo dal punto di vista sportivo oltre che societario.
Tenendo fede all’impegno che a suo tempo ci eravamo presi, ho contattato uno dei tifosi più “informati”, che ha confermato la sua convinzione riguardo l’esistenza del contatto e che il tramite dell’affare, oltre che fonte delle sue informazioni, era l’avvocato Trombetta.
Per verificare la questione ho contattato personalmente lo stesso avvocato Trombetta, dopo diversi tentativi sono riuscito a parlargli nella giornata di sabato, alla mia esplicita richiesta, rispondeva di non aver mai trattato per l’acquisto del Toro.
Evidentemente qualcuno ha fatto delle affermazioni false, che hanno generato delle aspettative immediate in molti tifosi granata.
Di queste affermazioni ciascuno dovrà necessariamente assumersi tutte le proprie responsabilità, siano l’avvocato Trombetta, i tifosi bene informati, la testata Però Torino, alfine di evitare che comportamenti di questo genere possano ripetersi.
Per quanto ci riguarda cercheremo di portare alla luce e rendere noto tutto ciò che verrà a nostra conoscenza.

Marco Montiglio

LE PATATE BOLLENTI DI ABETE

I nodi stanno venendo al pettine per un calcio italiano sempre più in pieno marasma. A livello tecnico il calo è palpabile, segnalato dal cedimento nel Ranking Uefa e nel Ranking Fifa, che segnalano il crollo del nostro movimento sul piano internazionale. Gli stadi sono desolatamente vuoti, con una percentuale di occupazione che supera di poco il 50%. La Tessera del tifoso continua a fare danni. In questo disastrato contesto si inseriscono tutti i problemi irrisolti a livello organizzativo, con una Figc che ha perso il controllo della situazione. Il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ha fissato un Consiglio Federale che durerà addirittura due giorni (lavori previsti il 24 e 25 novembre): il tentativo è quello di provare a chiudere almeno qualcuna delle tante questioni calde sul tappeto. Analiziamo i tre fronti che assillano il numero uno della Figc. Aic e rinnovo del contratto collettivo di lavoro. Abete si era posto il 30 novembre come data limite per la soluzione della vertenza (il contratto è scaduto nel giugno scorso, cioè quattro mesi fa). Nulla di fatto. Si è dovuta investire della questione l’Alta Corte di giustizia presso il Coni per pronunciarsi sull’insediamento di un commissario ad acta che nessuno vuole e che provocherebbe non si sa quali sconquassi a livello giuridico. Intanto l’Assocalciatori, ppresieduta dal bellicoso avvocato Sergio Campana, attende a piè fermo il 30 novembre per decidere se proclamare lo sciopero (il turno di campionato interessato sarebbe quello del 4-5 dicembre). A sei giorni dalla scadenza il caos regna ancora sovrano. Commissione Adeguamento Sta­tuto Federale. In Consiglio Federale il vicepresidente vicario della Figc Carlo Tavecchio, incaricato di coordinare i lavori della commissione, riferirà sul loro stato di avanzamento. Il 30 novembre è fissata l’ultima riunione prevista dal calendario degli incontri. Finora hanno presenziato ai lavori tutte le Leghe, meno le due che contano di più. La Serie A e Serie B disertano regolarmente le riunioni indette da Tavecchio, come pure il Consiglio Federale di Abete. La Serie A TIM ha comunque inoltrato le sue proposte, che sono quanto meno rivoluzionarie e però non dovrebbero essere prese in considerazione in quanto non illustrate personalmente in commissione. Ill presidente della Lega Bwin, Andrea Abodi, si è allineato: ha preannunciato anche lui l’invio di un documento entro il 30 novembre (per le stesse ragioni l’elaborato dovrebbe essere considerato ininfluente ai fini delle conclusioni). Verrà probabilmente preparato e approvato un documento – che potrebbe comunque tenere conto di alcuni punti di vista dei club di A e B – nel quale quasi sicuramente si chiederà l’abolizione del diritto di veto, e questo sarebbe già un bel passo avanti. Il fatto è che tutto dovrà poi passare attraverso l’approvazione di un’assemblea straordinaria. Si, ma quando? Commissione Ri­forma Campionati. Il peso di 132 società professionistiche previsto dall’attuale format statutario della Figc è ormai insostenibile per un sistema in chiara crisi. La Lega Pro (Prima e Seconda Divisione) rischia di affondare. La Serie B vivacchia e non si sa quanto potrà durare questa navigazione a vista. Anche la Serie A (Bologna e Roma docent) inizia a subire i primi pericolosi contraccolpi di un sistema privo delle risorse necessarie a tenere in piedi un format così ipetrofico. La seconda commissione varata da Abete, quella sulla riforma dei campionati guidata dal bellicoso Mario Macalli, non riesce a uscire dal pericoloso impasse in cui si trova. La ricerca di un accordo sembra una missione sempre più impossibile. La Lega Pro (presieduta dallo stesso dirigente federale Macalli) è pronta a diminuire il proprio organico di trenta unità (da 90 a 60, con tre gironi da venti squadre ciascuno), né potrebbe essere diversamente visto lo sfascio che si preannuncia la prossima estate alla luce delle nuove norme federali che rendono trimestrali i controlli sui bilanci della Covisoc. Quanto meno bisognerà che il consiglio federale, entro la fine del 2010, si decida a varare almeno il blocco dei ripescaggi per la prossima stagione (senza fare più marcia indietro come è avvenuto con regolarità svizzera nelle ultime stagioni…). Lo scorso anno sono state cancellate ventuno società professioniste (una di B e venti di Lega Pro). “’La prossima stagione sarà peggio” preannuncia la cassandra Macalli. Andare avanti così è masochismo allo stato puro.
Sergio Mutolo

ROONEY CHIEDE SCUSA AI TIFOSI

Un rigore per scusarsi coi suoi tifosi e dimenticare la telenovela del contratto: il gol vincente contro i Rangers in Champions League è stata l'occasione per Wayne Rooney di riappacificarsi con il popolo del Manchester United. Il centravanti inglese, che adesso giura di non aver mai pensato di firmare per il Manchester City, dopo la partita a Glasgow ha ammesso che lasciare l'Old Trafford sarebbe stato il più grande errore della sua carriera. E ora, sicuro al 100% di aver fatto la scelta migliore legandosi allo United fino al 2015, Wazza pensa solo a recuperare la forma migliore, quella che lo scorso anno gli aveva permesso di segnare 34 reti. "Tutti erano sicuri che sarei andato al Manchester City - le parole di Rooney al Times -. La verità è che se avessi lasciato lo United non sarei rimasto in Inghilterra. Ho attraversato momenti non facili ma sono convinto che li supererò e tornerò a giocare come in passato. Ho fiducia nelle mie possibilità, posso farcela. Sento di dovermi scusare con i miei tifosi, l'ho già fatto e non ho problemi a rifarlo ancora". Il rigore trasformato in Scozia ha garantito ai Red Devils la qualificazione agli ottavi di Champions. Ma resta il digiuno di Rooney, che non va a segno con la maglia dello United su azione da otto mesi: da allora tre gol in 23 partite tra club e nazionale inglese. Un periodo nerissimo, complicato dai problemi matrimoniali causati dalle scappatelle con due prostitute. "Quanto è successo è stata una distrazione, senza dubbio, e sono contento che ora sia passato", ha ammesso Rooney

25 novembre 2010

DASPATI 3 BRESCIANI

La digos della Questura di Brescia ha notificato 3 provvedimenti di Daspo, ad altrettanti tifosi del Brescia, per la sassaiola contro i pullman su cui, il 10 novembre scorso stavano viaggiando i tifosi juventini. I tre ultras, due bresciani e un biellese, tra i 30 e i 40 anni, erano stati fermati la sera stessa e denunciati per lesioni personali in concorso con ignoti. Due di loro, sorpresi con una cinghia in mano sono stati denunciati per possesso di oggetti atti ad offendere.

BRESCIA-JUVENTUS

La digos della Questura di Brescia ha notificato 3 provvedimenti di Daspo, ad altrettanti tifosi del Brescia, per la sassaiola contro i pullman su cui, il 10 novembre scorso stavano viaggiando i tifosi juventini. I pullman, intorno alle 23.45, dopo la gara al Rigamonti, stavano transitando per via Branze, quando si scatenò la sassaiola. Tre ultras, due bresciani ed un biellese, di età compresa tra i 30 ed i 40 anni, vennero fermati e denunciati per lesioni personali in concorso con ignoti. Due di loro, sorpresi con una cinghia in mano sono stati denunciati per possesso di oggetti atti ad offendere. Tra ieri ed oggi, infine, ai tre tifosi bresciani denunciati sono stati notificati dalla Divisione Anticrimine i rispettivi provvedimenti di divieto di accesso a tutti i luoghi in cui si svolgono incontri di calcio sul territorio nazionale ed estero per un periodo di  due anni per i cittadini bresciani e di cinque anni per il cittadino di Biella.

ONORE A SCHICKERIA

Hanno fatto prima i tedeschi che le istituzioni italiane. In attesa del nulla osta definitivo di Autostrade per l’Italia SpA (tra imbarazzanti colpi di scena e nodi burocratici, la pratica è ancora ferma negli uffici del Comune di Civitella in Val di Chiana ed in quelli della Prefettura di Arezzo!) è spuntata un’inattesa targa per Gabriele Sandri nella stazione di Badia Al Pino Est. Scoperta con tanto di candele e di silenzioso minuto di raccoglimento, con gente religiosamente disposta in semicerchio, occhi lucidi e commossi, in un atto di vera e propria liturgia civile officiata a cielo aperto, per non dimenticare.
 C’erano decine di tifosi del Bayern Monaco (in trasferta a Roma per la Champions League). Hanno affisso la targa nella notte del 24 Novembre. “Negare la targa a Gabriele è qualcosa di assolutamente disumano, è una vergogna”, dicono quelli del gruppo Schickeria, promotori dell’iniziativa. “La sua non è stata una morte accidentale. Gabriele è stato vittima di una violenza sproporzionata. Non abbiamo voluto accettare tutto questo. Con la nostra iniziativa abbiamo voluto rendere il nostro piccolo contributo affinché Gabriele potesse ricevere una targa e un ricordo degno della sua grave vicenda, e magari un po’ di attenzione in più per la sua storia di inaccettabile vergogna e violenza. Per questo abbiamo deciso di incidere una piccola targa commemorativa in metallo”. Tradotto nella nostra lingua, il culto del rispetto di un martire d’Europa d’età contemporanea. Alla faccia delle nostre figure all’italiana. Alla faccia di chi, prima, ha volutamente ignorato la civilissima richiesta di 25.000 firme di cittadini italiani e poi pensa di gettare in un labirinto burocratichese senza via d’uscita una stele per Gabbo che ancora deve essere affissa.


Adesso cosa succederà?
Qualcuno proverà a staccare la targa posta dai tifosi tedeschi?
Qualcun altro insorgerà? E perché mai?
Oppure arriveranno le autorizzazioni delle istituzioni italiane per poterne affiancare un’altra con scritto IN RICORDO DI GABRIELE SANDRI, CITTADINO ITALIANO?
O forse si dovrà cambiare la dicitura finale in “CITTADINO EUROPEO”?
Più passano i giorni e più si capisce che questa vicenda sta assumendo sembianze grottesche e che la volontà di memoria sorpassa anche i nostri confini nazionali.
Nella vita c’è sempre qualcosa da imparare. Soprattutto se un’azione è stata compiuta per chi la vita è stato costretto a lasciarla, non per volontà sua.
Mai più 11 Novembre. Nie wieder 11. November
(cuoritifosi.ormedilettura.com)

GIOCARE COL FUOCO

Qualcuno potrebbe spiegarmi per quale cazzo di ragione i bresciani, gemellati con i milanisti da quando avevo ancora i capelli a caschetto, non potranno andare a San Siro? Per quale cazzo di ragione proibiscono le partite tra tifoserie storicamente amiche come laziali e interisti? Ormai questo disco rotto suona da anni e francamente nessuno ne comprende la ragione. O forse dobbiamo pensare che la ragione riposi nelle casse di Sky? O del Digitale Terrestre di proprietà del premier? O invece vogliono spaccarci i coglioni fino a quando ci infuriamo davvero? Occhio a giocare col fuoco...
Vincenzo

Gli anni Ottanta, la Curva e la deriva del microchip...


image Nuclei sconvolti in Curva Sud
Potevi inforcare la sciarpa della tua comunità oppure impiccarti sul patibolo di uno stile di vita imposto dai predatori di miti che in quel tempo impazzavano. Poi, conobbi Piero e da lì il movimento ultrà. Abbracciai stili di vita, linguaggi, relazioni. Con l'avvento della tessera dove andranno a finire migliaia di giovani ribelli?
La curva o il nulla. Non avevi scelta. Potevi inforcare la sciarpa della tua comunità e fare massa critica, oppure impiccarti sul patibolo di uno stile di vita imposto dai predatori di miti che in quel tempo impazzavano. Non c’erano alternative per il cervello in costante assemblaggio di un ragazzo ribelle sbocciato nel primo spicchio degli anni Ottanta. Così si diventava ultrà. Per una forma di affabulazione coatta.
Vivevi il marciapiede assediato da simbolismi effimeri eppure spietati. Dovevi sopravvivere alla selezione delle specie giovanili, dettata dall’indotto del rinnovato boom dei consumi. Tutto sembrava imporre d’abbigliarti e comportarti come un albero di Natale. Si chiamavano Timberland, Mon Clair, Invicta. Erano addobbi scintillanti, lucine colorate e festoni. Se non guardavi il mondo da quella prospettiva, di fatto rimanevi tagliato fuori dalla very normal people. Non riuscendo a calarti nella dimensione dei tuoi pari, avresti faticato a stringere amicizie, non ti saresti divertito, non avresti scopato, saresti diventato alieno nella tua stessa terra. Perché un pianeta su cui tornare non ce l’avevi. Le rotte verso l’immaginario erano state bloccate. E l’eroina t’aspettava sul guado, pronta a scarnificarti.
Ma se pure accettavi di omologarti ai linguaggi dell’edonismo, sapevi che la sostanza sarebbe stata poca. Intuivi già il destino che t’attendeva: sradicato dal bosco che non avevi mai avuto, rinsecchito e spoglio dopo boccate di artificiosa socialità, al primo cambio di stagione avresti gettato via te stesso. E tutte le relazioni che avevi costruito, si sarebbero polverizzate. Sia le mode paninare e il trionfo delle griffe, sia la parte più appariscente di tanta sottocultura metallara e darkettona, t’apparivano tendenti al vuoto.
In alternativa a questa “folla di solitudini”, c’era veramente poco. Avvertivi i riverberi di ondate sociali e conflitti politici che in anni passati si erano sprigionati dai grandi movimenti di critica all’esistente. Persino ciò che era deputato alla rimozione della turbolenta storia degli anni Sessanta e Settanta, finiva per evocarli. Nei tormentoni estivi, nella pubblicità sempre più invadente, nella retorica delle anime pie e dei docenti scolastici formato “The wall”, si scorgeva la volontà normalizzatrice. Pur non avendo vissuto la strada nei decenni precedenti, ne avvertivi il peso storico e ti ritrovavi a doverci fare i conti. Tutto ciò ti faceva arrabbiare, come un film trovato già iniziato al cinema, riassunto frettolosamente dal venditore di pop corn. All’indignazione che affiora in chiunque non si rassegni a vivere le conseguenze di una sconfitta patita da altri, si aggiungeva il senso di fastidio interiore tipico di ogni ritardatario. Vecchi compagni ed amici raccontavano scontri epici con poliziotti, genitori, insegnanti, preti e tabù. Era una narrazione da cui, se non altro per ragioni anagrafiche, ti sentivi tagliato fuori. Sapevi d’essere arrivato tardi sulla Terra. Avvertivi comunque il bisogno di andare aldilà.
Piero abitava di fronte casa mia. Aveva il doppio dei miei anni. Mi piaceva il suo modo empatico di vivere la città. Era il capo degli Ultrà Cosenza, nonostante rifiutasse l’investitura: “le pecore hanno un capo. E le mandrie un cane che sorveglia. Nua sim’i Cusenza e capi un’ni’ vulimu”. Mio fratello invece seguiva la Fiorentina. Studiava a Firenze. Entrambi mi portarono nelle rispettive curve. Per un ragazzino, immergersi in una Curva all’inizio degli anni Ottanta era più di un battesimo. Un’iniziazione! Della Fiorentina divenni tifoso, innamorato del viola e di Antognoni. Il Cosenza mi entrò nelle molecole. Ne divenni ultrà. Il “San Vito” era una zona liberata. Meraviglioso! L’affollavano creature magiche, trasgressive, costruttive e bizzarre. Padre Fedele catalizzava matti e diseredati, andava e veniva dall’Africa per le sue missioni solidali, facendosi accompagnare spesso dai ragazzi della Mad Band, il collettivo originario dei Nuclei Sconvolti. Molti di loro erano attenti al sociale, antifascisti, originali nel look e nei linguaggi. Attraverso lo stadio, s’entrava in contatto con l’intera città, i quartieri, le contraddizioni, la bellezza e le zone d’ombra. Tra gli ultrà conobbi amici con cui condivido ancora oggi giornate migliori e momenti difficili; in Curva ho incrociato per la prima volta lo sguardo della ragazza di cui mi sono innamorato, che sarebbe diventata la donna con cui ho condiviso la mia esistenza. È lì che abbracciai stili di vita, linguaggi, relazioni, interessi e consumi diversi da tanti miei coetanei. È lì che ho trovato la mia comunità. Il calcio c’entrava poco. Anzi, quasi nulla.
L’incontro col movimento antagonista è arrivato dopo, quando in Italia si sono riprodotte nel giro di pochi mesi le occupazioni di spazi sociali da autogestire. A Cosenza quella ventata liberatoria prese il nome di “Gramna”. Tra quelli che l’occupammo, tanti avevamo sulle spalle qualche anno di Curva, le prime diffide e una propensione alla rivolta maturata nel periodo in cui lo Stato decise di inasprire, per vizietto e convenienza, le leggi speciali e il conseguente attacco violento nei confronti del fenomeno ultrà.  Non fu facile armonizzare la mentalità da stadio con l’attivismo politico. Dovevi sempre dar spiegazioni sia ai tuoi fratelli curvaioli estranei ai linguaggi dei movimenti, sia ai compagni che diffidavano del mondo ultrà perché in esso scorgevano comportamenti fascistoidi. Il problema è annoso e di difficile soluzione. Fino a quando in taluni movimenti che lottano per una società più libera e giusta regnerà l’idea che i concetti di comunità, autonomia, territorio e uso della forza siano dominio delle destre, sarà impossibile capirsi. Per un paradosso, anche gli ultrà, che continuano a professarsi ostili alla “politica”, perché ossessionati dalla questione dei simboli che in effetti sono stati fonte di dissidio all’interno delle curve, spesso finiscono per adottare nelle relazioni tra gruppi proprio quelle logiche partitiche come il sotterfugio, le correnti e le alleanze strategiche.
A Cosenza è stato meno arduo combinare la nostra cittadinanza nei due diversi mondi dei movimenti politici e della curva. I Nuclei Sconvolti non hanno mai fatto mistero d’essere contro l’ordine costituito, antirazzisti e solidali con i più deboli. Forse proprio per queste motivazioni, la mano dello Stato non è mai stata leggera nel “San Vito”. Spesso negli ammuffiti corsivi dei quotidiani italici e nelle rubriche riservate alle lettere, mi capita d’intravedere il solito ipocrita grido di dolore della “società civile” nei confronti del demonio ultras, reo – secondo certe candide cornacchie che s’improvvisano opinioniste – d’aver violentato il calcio. Ne consegue l’elogio delle misure repressive e della crociata maroniana.
Tutte le volte che m’imbatto in simili lassative analisi, provo tanta nausea, soprattutto se ripenso a quanta benzina abili incendiari che da sempre si nascondono nel ventre dello Stato abbiano scaricato nel corso di tre decenni sul fuoco originariamente fatuo della conflittualità ultras. Dalla metà degli anni Settanta in avanti, infatti, cronologicamente si registrano prima le grandi ristrutturazioni del sistema calcio e dell’apparato poliziesco. Solo in corrispondenza di queste trasformazioni, s’assiste a salti di qualità nelle dinamiche degli incidenti tra ultras. Scorrendo in carrellata: l’avvento del calcio business, la ricostruzione degli stadi per i mondiali di Italia ’90, le leggi speciali comportanti super poteri alle questure e deroghe allo stato di Diritto, l’ingresso del pallone in Borsa, la Pay TV, il post-calcio. Ciascuno di questi passaggi di fase è seguito – e non preceduto - da un inasprimento della violenza negli stadi con un conseguente verificarsi di tragici episodi in cui diverse persone hanno trovato la morte. Questa constatazione non vuole servire a gridare al complotto. Semplicemente, si tratta di ristabilire i giusti rapporti di causa ed effetto. Negli ultimi quarant’anni gli ultrà hanno certamente contribuito a giustificare e alimentare la militarizzazione della società italiana. È un dato di fatto. Ma la spinta iniziale verso lo Stato di polizia è sempre arrivata dall’alto. Le strategie di cosiddetta “prevenzione  del teppismo calcistico” sono state funzionali a due obiettivi: anzitutto introdurre e legittimare le ristrutturazioni degli assetti economici dell’industria calcistica; quindi innalzare la soglia quantitativa e qualitativa del fenomeno della violenza. Prima le recinzioni e le cariche indiscriminate, poi Paparelli. Prima la legge sulle diffide e gli stadi bunker, poi De Falchi. Prima le società di capitale e la Borsa, poi le immani tragedie avvenute alla fine degli anni Novanta. Prima il gas lacrimogeno CS dentro gli stadi, poi a Genova. E chi ricorda più i sei tifosi e ultrà morti in circostanze diverse per mano di poliziotti e carabinieri? Nel corso del tempo questa guerra agli ultrà ha contribuito a modificare le forme del conflitto intorno agli stadi. Che, a dispetto dei proclami del secessionista rinnegato Maroni, è divenuto più cruento. Ancora oggi, l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive è costretto ad ammettere che le misure eccezionali degli ultimi anni sono servite soltanto a causare un incremento del 20 per cento della quantità di incidenti intorno alle partite di calcio. La tessera del tifoso diviene così il segnale di un regolamento di conti finale, nella pianificazione di un sistema calcio che non volendo più mettere a profitto la turbolenza ultras e non potendo gestirla, stringe la morsa per cercare di salvare il baraccone del football e al tempo stesso sperimenta nuove dinamiche del controllo da applicare in eventuali inediti contesti di rivolta politica e sociale. Torneranno alla carica col progetto di privatizzare gli stadi. La tessera è solo un apripista. Sottoscriverla significherebbe prestarsi ad un’infamità. Istituzionalizza la divisione tra buoni e cattivi, attribuisce alla digos un potere illimitato. Questo però non significa che dagli stadi sparirà il tifo organizzato. Semplicemente, i curvaioli saranno muniti di codice a barre e microchip. Si estingueranno i vecchi Ultras. Saranno sostituiti dagli “Intras” che invece di “andare al di là”, staranno “al di qua”. I tentativi di una ribellione unitaria e di una presa di coscienza generale, appaiono destinati a fallire. Nonostante la vivacità e la coerenza di gruppi come il Collettivo Consentia che ha deciso di attuare una protesta radicale contro la tessera, arrivando a disertare la curva, forse ormai è troppo tardi. Nei decenni passati, incalzati da pressioni di ogni tipo, spesso privi di qualsiasi riferimento culturale, quasi tutti i gruppi ultrà italiani si sono trasformati in agenzie di servizi per le rispettive società calcistiche, in centri commerciali del gadget, in succursali delle questure, o addirittura in sezioni di partito. Rimangono fuori da questa palude tanti liberi soggetti che né si sono lasciati irretire da logiche tribali né hanno inseguito il modello highlander. 
Quel che conta, adesso, è capire cosa accadrà fuori dalle curve.  Quale sarà il cammino di tante migliaia di giovani ribelli che in esse hanno trovato un punto di riferimento umano e sociale? Intelligenze eretiche come Giancarlo Mattia, Marco Philopat, Valerio Marchi e Riccardo Pedrini ci hanno spiegato che le forme del conflitto sociale passano anche e soprattutto per le pratiche sottoculturali spontanee, aventi valenza politica, sovversiva, esistenziale. Quel che avverrà quando molti ultrà scacciati dalle curve sciameranno nelle strade, è una storia tutta da scrivere.  Una cosa è certa: per seguirla, non servirà guardare la Domenica Sportiva.
Pubblicato su LOOP,  n° 10  -  ottobre/novembre 2010www.looponline.info