12 ottobre 2010

VIVA I GATTI INDUISTI

di cristiano gatti

Tema: violenza negli stadi. Come la riforma delle pensioni, come la Salerno-Reggio Calabria, è una delle questioni nazionali che ci trasciniamo da anni in una nube di chiacchiere e di indignazioni ciclico-stagionali. Quante volte ci siamo chiesti, nelle trasmissioni più scamiciate e nelle riunioni più altolocate, cosa fare per risolvere una volta per tutte questo flagello sociale. Il massimo della fantasia ci permette di riproporre immancabilmente la stessa soluzione: il modello inglese. Guarda in Gran Bretagna: avevano gli hoolingans, li hanno debellati con la tolleranza zero, lì il calcio è un divertimento per famiglie, non hanno neppure le reti di protezione attorno al campo…
Se possibile, vorrei sommessamente avvertire il Paese: da un paio di mesi l'Inghilterra è qui, nel profondo Nord, nel cuore di Lombardia. Tutte le belle teorie che abbiamo rimasticato per decenni hanno trovato uno sbocco reale, pratico, vero. Troppe volte Bergamo ha abusato della compiaciuta immagine di città modello per i motivi più astrusi, ma stavolta lo è davvero: nella città dell'Atalanta, il calcio italiano è tornato ad essere un fenomeno edificante, divertente, rilassante.
Per farmi capire subito: tutti sanno che cosa significasse Atalanta-Torino nella storia sportiva d'Italia. Fumogeni, cubetti di porfido, sangue, arresti, macchine incendiate e vetrine sfasciate. Una classicissima del tifo becero e forcaiolo. Una gloriosa epopea di intollerabili vergogne.
Improvvisamente, l'altra sera, il miracolo: Atalanta-Torino, stadio pieno, un solo petardo fischiatissimo dai ventimila sulle tribune. Sembra fantascienza, non sembra più Italia. Invece è la semplice e sublime rappresentazione del calcio possibile. Oltre le chiacchiere, prima della fine.
Di chi questa eclatante vittoria? Tanto per cominciare, della vituperata e stramaledetta - dagli ultrà - tessera del tifoso. Le frange estremiste del tifo l'hanno rifiutata, rifiutando così anche l'abbonamento. Al loro posto, però, nessun vuoto. Al loro posto, tifosi normali. Con l'Atalanta appena retrocessa, risultato che altrove significherebbe smantellamenti e desolazione, Bergamo ha realizzato il record di abbonati in serie B: 16.200. Secondo risultato della sua storia (il primo riguarda però un campionato di serie A). E parlando di questo specifico prodigio (stadio esaurito nella nazione degli stadi con i tifosi dipinti, vedi Trieste) non si può tacere il nome del mago: Antonio Percassi, vecchio stopperone nerazzurro, oggi presidente. In attesa di costruirsi il suo stadio nuovo, Percassi ha già dimostrato come si riempie uno stadio vecchio di un secolo, alla faccia di chi sostiene che la crisi del calcio si risolverà soltanto con i moderni impianti. Casualmente, questo presidente anomalo e atipico ha lavorato su un'altra leva, talmente semplice da apparire geniale: i prezzi. Dovendo scegliere tra scarso incasso con stadio vuoto e scarso incasso con stadio pieno, ha scelto la seconda strada. Un investimento sul futuro. I ragazzi abbonati fino a 17 anni vanno alla partita pagando una media sotto l'euro. Le donne uguale. I bambini non ne parliamo. Condita con tanta passione e tanta voglia di riscossa, la proposta ha fatto centro nel cuore della gente comune, nelle famose famiglie e tra i famosi ragazzini, cioè tra l'ambitissima clientela che tutti i presidenti, un giorno sì e un giorno sì, dicono in lacrime di voler riportare sulle gradinate. E la concorrenza della televisione? Ovviamente c'è anche a Bergamo, perché nonostante sia provincia non è comunque ai confini dell'impero: ma in questo caso la concorrenza è vinta, perché andare di persona allo stadio costa mediamente meno che abbonarsi al canale tv.
L'Inghilterra è qui, l'Inghilterra è questa: Atalanta-Torino, classicissima per tagliagole, "esaurita in ogni ordine di posto", con cori e applausi, un solo petardo a rompere l'anima, ventimila al settimo cielo perché Tiribocchi ci mette pure la ciliegina firmando la vittoria al 92'. Il calcio pacifico, sereno, divertente è ripristinato. Qui, adesso, subito. Non servono tanti convegni per trovare la soluzione: basta la volontà. La tessera del tifoso, un buon presidente, prezzi invitanti e poco altro. Il resto lo fa la passione popolare, l'unico patrimonio che nessun tifoso tagliagole è mai riuscito a spegnere. Per dovere d'ufficio, devo precisare che Bergamo è la mia città. Ma questo non c'entra nulla. Non ne faccio una questione di campanilismo idiota. Se tutto questo avvenisse a Roma o a Siracusa, sarei ugualmente in piedi ad applaudire l'incredibile ritorno del calcio possibile.

Nessun commento: