20 ottobre 2010

SQUADRISMO D'ITALIA

Enrico Campofreda
TIFO VIOLENTO. Un viaggio attraverso le coperture politiche agli ultrà che popolano le curve dei nostri stadi. Spesso ospiti dei talk show di alcune emittenti locali, e talvolta a braccetto con esponenti di destra.
Finora gli Ivan nostrani non si sono vestiti da uomo ragno e non hanno vissuto “momenti di gloria” televisiva umiliando ai loro piedi i celerini come ha fatto mister Bogdanov. Hanno però fatto di peggio, nella migliore tradizione nazifascista hanno esaltato, aggredito, ucciso. E una volta catturati hanno minimizzato, proprio come il serbo pluritatuato, capace di definire la sua performance un’esuberanza alcolica. Quando nel 1994 le squadracce di Maurizio Boccacci accoltellavano sul campo di Brescia il vicequestore Selmin era già in atto il piano del nuovo neofascismo di utilizzare le curve degli stadi quale terreno di  propaganda teorico-pratico del proprio credo.

Questo militante, amico dello stragista Valerio Fioravanti, era solo uno degli uomini in nero che sotto le sciarpe giallorosse e di quasi tutti i colori delle società calcistiche nazionali si radicavano in quello che gli stessi club, la Federcalcio, il Coni, i tanti deputati presenti nelle Tribune d’onore e l’intero Parlamento hanno voluto che diventassero gli stadi: enclavi d’ideologia fascista e razzista.

Per anni si è minimizzato, tollerato. Certo i saluti romani dei Di Canio e Abbiati erano più facilmente decriptabili eppure venivano acriticamente mostrati in diretta tivù, mentre nei talk show apparivano i boss delle curve. Come il chiacchieratissimo Marione Corsi, un passato nei Nar con Carminati e con lui accusato dell’uccisione di due giovani milanesi del Centro sociale Leoncavallo. Corsi, che ha subìto condanna e nel 2000 archiviazione per mancanza di prove più che di indizi, animava i Boys romanisti e sugli spalti costruiva una popolarità ingigantita da trasmissioni radiofoniche su emittenti locali. Gli era accanto in curva, ai microfoni e nei business più o meno leciti (vendita di gadget, biglietti e trasferte pagate dalla società) Guido Zappavigna, esponente della destra eversiva, poi candidato con Storace. Di recente ha ricevuto in regalo dalla governatrice Polverini la presidenza della riserva laghi del Lazio.

Simili duetti con la politica in doppiopetto lo squadrismo d’Italia li ha sempre attuati, la storia del neofascismo nata col Movimento Sociale di Almirante è contrassegnata da uomini e sigle che hanno ricevuto asilo e copertura dalla casa madre, si chiamassero Delle Chiaie o Freda e Ventura. Generazioni di assassini ed eversori sono stati protetti dagli onorevoli Pisanò, Caradonna, Rauti. Quando nelle strade di Milano il sanbabilino Murelli squarciava con una bomba a mano il petto d’un poliziotto la manifestazione era organizzata dal Msi del giovane La Russa. La curva romanista che animano con Tradizione e Distinzione o Opposta Fazione originano i Carriero e Sordini capaci di far sospendere un derby capitolino come accadde nel 2004.

Il fenomeno è diffuso capillarmente, le sigle mutano, cambiano anche i volti seppure alcuni si riciclano con la propensione per l’affarismo legato ai luoghi d’aggregazione dove vendere ai giovani materiale propagandistico, alcool e passatempi da sballo. Da anni il sottobosco del commercio negli stadi delle maggiori città è controllato da clan malavitosi e picchiatori vestiti da tifosi. L’osservatorio democratico, gli occhi della Digos, il web sono zeppi d’informazioni sulle “attività” dei protagonisti delle enclavi della curva, di sedi mascherate da punti aggregativi o culturali come la romana Casa Pound. Tre anni fa a Milano voleva fargli il verso Cuore Nero avviato da Alessandro Todisco, uno dei fratelli che dopo i trascorsi della curva interista con gli Hammer skinheads, ha inventato questo ritrovo del fascismo cittadino.

Dall’iniziale velleità di luogo d’incontro anche con camerati storici s’è svilito a birreria e negozietto di nostalgicherie. Todisco e la sua creatura godono dell’amicizia di Roberto Jonghi Lavarini, frequentatore del ministro La Russa e del sindaco Moratti. Se quest’incontri siano casuali o interessati e sul “chi usa chi” potrebbero rispondere i politici coinvolti che invece svicolano, tranne poi venire immortalati in bella posa fotografica coi ceffi. Come Renata Polverini, immortalata a cavalcioni su un divisorio dell’Olimpico sotto lo striscione degli Irriducibili laziali che al momento della morte onoravano alla tigre Arkan.

O come il sindaco di Verona Flavio Tosi a fianco del capo di Veneto Fronte Skinheads, Puschiavo. Anche del leader del gruppo nazionalista serbo Obraz, Mladen Obradovic, si narrano i tratti esili e il soma tutt’altro che guerriero. Si dice sia pure colto e qui naturalmente i nostri Storace, Fiore, Tosi pagano fio, ma dietro ogni Ivan finto tifoso c’è ben altro. è quello che governi e Parlamento dovrebbero indagare da anni.

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