3 ottobre 2010

SENZA TREGUA

GIANLUCA ODDENINO
TORINO
Contava vincere e i tre punti sono arrivati. Soffrendo, sudando e rischiando troppo contro un Portogruaro pure sfortunato, ma alla fine il Toro si tiene stretto il 2-1 che ha il sapore del riscatto dopo la debacle di Pescara. In più la quarta vittoria in campionato permette di restare in scia alle zone nobili della classifica con 10 punti dopo 7 partite.

Il resto, invece, è da archiviare in fretta: sia alla voce «campo», dove la squadra di Lerda ha palesato i soliti errori (poco cinismo sottoporta e nuovo gol su corner avversario), sia alla questione «tifosi» dove si sono vissuti attimi da «guerra civile» per la contestazione ultrà a Cairo fischiata dal popolo dei distinti. Al 34' del primo tempo, quando si era sull'1-0 grazie al gol-flash di Bianchi, il cuore della Maratona si è portato a ridosso della tribuna per insultare il presidente in ogni modo.

Il resto dello stadio (poco più di novemila spettatori complessivi, mai così pochi) non ha apprezzato e li ha sfidati a colpi di "buffoni" e sonori fischi. Un clima pesante, mai visti i tifosi granata così separati e lontani, che ha permesso al presidente Cairo di tornare a parlare nuovamente all'Olimpico dopo quasi un anno. «Ormai negli stadi italiani accade di tutto, ma non è bello vedere un pubblico così diviso. Non vorrei che chi facesse questa contestazione volesse che restasse una sola squadra a Torino».

Un'accusa supportata dai tre episodi che l'hanno coinvolto in un mese tra bombe carta, teste di maiale e scritte varie sotto la sede societaria. «Non la capisco - dice Cairo -, visto che sono in trecento a farla e la maggior parte del pubblico è dalla mia. Sembra qualcosa di strano, sembra quasi ci sia un disegno». Come se qualcuno volesse spingere per un acquirente? «Non so, ma come ho già detto, la società non è in vendita. Voglia di restare presidente? Da 1 a 10, 10 e mezzo».

Il calumet della pace difficilmente verrà fumato tra le parti. La curva invoca un nuovo presidente, gli altri tifosi hanno evidentemente paura di fallire nuovamente dopo soli cinque anni. «Se non ci fosse Cairo - parla in terza persona il presidente - il Torino non sarebbe qui, non sarebbe neppure in serie B. Il Toro, invece, va sostenuto e una contestazione così disturba i giocatori». Una tesi corretta dai calciatori e dal tecnico («I tifosi ci hanno sostenuto, ma dispiace sentire i soliti cori contro Cairo»), ma resta la sensazione forte di un Toro senza pace. Anche quando vince.

Contro il Portogruaro è sembrato di rivivere il brivido provato contro il Novara due settimane fa: questa volta nessun doppio vantaggio numerico, ma un 2-0 maturato all'inizio dei due tempi con Bianchi e l'autogol di Madaschi innescato da Lazarevic. Il Toro ha avuto di nuovo paura sul finale per la rete di testa di Altinier: in attacco non riusciva a segnare (e le occasioni c'erano), in difesa concedeva troppo. La fortuna, però, per una volta dava una mano ai granata e così il tiro di Cristante al 92' centrava in pieno la traversa. «Mi prendo la vittoria e basta - dice Lerda -, anche se è nel nostro destino soffrire sempre».

Nessun commento: