20 ottobre 2010

RISCHIO ANTISEMITISMO

Il calcio e la politica spesso si intrecciano. Si tratta di un leitmotiv evidente fino all'ovvietà. Così come è esperienza densissima di episodi la frequente degenerazione di questo intreccio. Per i più distratti basta ricordare cosa è accaduto pochi giorni fa a Genova in occasione della partita Italia-Serbia. Alcuni volenterosi sbandieratori di simboli (politici, non nazionali) buoni come pretesto per menare le mani –con il probabile combustibile ideologico fornito sottotraccia di mestatori ultranazionalisti – si sono esibiti in violente coreografie da urban guerriglia: una brutale rappresentazione della ferita intraserba, che divide chi guarda all'Europa occidentale e chi invece sogna l'arrocco definitivo all'interno del perimetro segnato da una mitologia nazionalista affezionata soprattutto alle proprie antiche sconfitte.
In vista della partita milanese di Champions League che domani sera opporrà a San Siro Inter e Tottenham, si è invece innescata una nuova polemica. Qualche giorno fa la dirigenza del club londinese ha comunicato ai suoi tifosi una richiesta della questura milanese: non portare allo stadio bandiere con la stella di David. Benché le autorità italiane abbiano smentito un simile diktat, sul sito internet della squadra britannica è rimasto il consiglio ai tifosi che si preparano alla trasferta: «Bandiere e striscioni con parole appropriate saranno ben accetti nello stadio. È abitudine comune e normale regola negli stadi di calcio del Regno Unito e degli altri paesi europei il fatto che non siano consentite bandiere che abbiano un'evidente natura politico-religiosa, incluse le bandiere che raffigurano la Stella di David».
Al di là del lodevole intento di prevenire possibili scintille che possano infiammare eventuali scontri tra le tifoserie, questa specifica cautela ha lasciato molti perplessi. A parte il fatto che la bandiera con la stella di David, sbrigativamente rubricata alla voce "bandiera di evidente natura politico-religiosa", è anche il simbolo ufficiale di Israele, Stato riconosciuto in tutto il mondo occidentale, i tifosi del Tottenham non la esibiscono come un randello nei confronti delle tifoserie avversarie ma come proprio segno identitario di lungo corso. Il motivo è presto spiegato: la squadra del Tottenham affonda le sue radici in un quartiere che al momento della nascita del football club aveva una forte densità di popolazione ebraica. E quindi, al di là di dirigenti e supporters di fede israelita, che pure ci sono e ci sono stati, ma in definitiva non in misura particolarmente diversa da quanto è accaduto in altre squadre londinesi, la tifoseria del Tottenham ha iniziato decenni fa a identificarsi con il mondo ebraico e i suoi simboli come vezzo ancestrale. Perlomeno una parte della curva del Tottenham è composta da tifosi che si definiscono "Jews" e spesso enormi bandiere con la stella di David sono state srotolate sugli spalti.

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