05 ottobre 2010

PER I MORTI AMMAZZATI DAGLI SBIRRI

A distanza di pochi mesi dal loro debutto per le vie di Roma e non solo, il popolo viola torna a manifestarel’enorme disagio per chi non si è ancora assuefatto alla decadenza civile e morale in cui si sta lentamente trascinando il nostro paese, sempre più schiacciato dall’illegalità e dal marciume.
In quantità minore rispetto alla manifestazione dell’ottobre scorso ma sempre in gran numero, migliaia di persone si sono riunite a piazza sella Repubblica per  poi incamminarsi verso piazza San Giovanni, ritrovo storico delle più importanti manifestazioni della capitale.
Anche questa volta, sebbene sostenuto moralmente e anche economicamente da diversi partiti  politici e nonostante le numerose bandiere soprattutto di Italia dei Valori, Sinistra e Libertà e rifondazione comunista, il popolo viola non ha voluto diventare strumento di campagna elettorale per conto di alcun partito e nessun politico è stato invitato a parlare ai manifestanti, sebbene diversi esponenti dell’opposizione si siano fatti comunque vedere qua e là.
In fondo in fondo si sa, in piazza son tutti leoni, in parlamento meno. Sul palco, alternati a momenti musicali e brevi pause tecniche, numerosi interventi di esponenti della cultura e dell’informazione nonché di persone comuni che si sono ritrovate a dover lottare con un mondo più grande di loro.
L’intervento più apprezzato è stato senz’altro quello di Salvatore Borsellino fratello del giudice Paolo, il quale ha manifestato tutta la sua rabbia verso una strage che dopo quasi venti anni ancora attende una risposta chiara. Al grido di “Fuori la mafia dallo stato”, decine di agende rosse, simbolo della lotta alle organizzazioni criminali hanno sostenuto la disperata richiesta di giustizia che in troppi aspettano dopo le stragi dei primi anni 90.
Ilaria Cucchi, il cui fratello Stefano venne ucciso dagli stessi poliziotti che avrebbero dovuto tenerlo sotto tutela, ha invece toccato altri tasti dolenti, sollevando la delicata questione dell’abuso di potere che in tanti casi ha fatto sì che una divisa che dovrebbe significare protezione e legalità si trasformasse invece in strumento di violenza e morte, gettando fango e discredito sui tanti esponenti delle forze dell’ordine che svolgono onestamente  il loro lavoro. Al nome di Cucchi sono stati affiancati quelli di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri e Carlo Giuliani.
I partigiani dell’Api hanno discusso del pericoloso ritorno di un clima politico e sociale di stampo fascista che tanto ha danneggiato l’Italia, il giornalista Luca Telese e le direttrici dell’Unità e del Manifesto, Conchita De Gregorio e Norma Rangeri sono intervenute riguardo i continui tentativi di attaccare la stampa e il diritto di informazione, da quelli più evidenti a quelli più subdoli e indiretti, mentre il regista Claudio Lazzaro presentando la sua ultima docu-fiction dal titolo “Bandiera viola”, ha puntato l’indice contro lo sdoganamento delle nuove formazioni neofasciste, che ha analizzato nel suo “Nazirock” e contro l’accettazione di comportamenti oltre ogni morale alla quale la Lega Nord di Bossi ci ha abituato. Insulti e atti di violenza per ora prevalentemente verbale fatti passare per semplice folclore e raccolti nel docu-film “Camicie verdi” sempre di Lazzaro.
A risollevare un po’ gli umori è intervenuto un grandissimo Andrea Rivera, con una sua personale versione dell’Inno di Mameli cui ha seguito una poesia dedicata a Bossi dopo le recenti esternazioni di quest’ultimo su quanto siano porci i romani. Lasciando stare il noioso gioco dei numeri tra organizzatori e questura e le ovvie manipolazioni che dell’evento ne faranno maggioranza e opposizione ognuna alla ricerca di qualcosa da dire sull’evento ma sempre a proprio favore, questa seconda discesa in piazza del popolo viola è stata comunque un successo anche se si spera di non dover vedere più una bandiera viola. Non certo perché non si riconosca l’importanza di tutto ciò, ma l’assenza di bandiere viola e il non doversi più ritrovare in piazza significherebbe un ritorno ad una vera democrazia e ad una vera legalità.
Claudio Lanzi

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