20 ottobre 2010

MAFIA SERBA

MILANO, 20 ottobre 2010 - Smentisce di aver preso soldi per le sue azioni, spera in un processo in Italia e soprattutto vuole essere dmenticato da tutti. Quello di Ivan Bogdanov, però, è un nome che ancora offre spunti per riempire le pagine dei quotidiani, soprattutto quelli serbi. Dal cartere di Pontedecimo, dove è attualmente detenuto dopo la convalida dell'arresto, l'ultrà serbo che martedì 12 ottobre aveva aizzato i connazionali a Marassi e provocato l'annullamento del match con l'Italia rilascia dichiarazioni attraverso il suo avvocato Gianfranco Pagano.
cane sciolto — "Non ho preso soldi da nessuno per quello che ho fatto allo stadio di Genova, non conosco mafiosi o narcotrafficanti - sono le parole di Ivan, riportate dal giornale belgradese Vecernje Novosti -. Se avessi intascato 200mila euro, come si dice, non avrei viaggiato in autobus e dormito in hotel a una stella. Sono solo un tifoso della Stella Rossa, non sono la marionetta di nessuno. Ho già spiegato il perché ho fatto ciò che ho fatto, e mi sono scusato. Non avevo la benché minima idea che tutto ciò avrebbe provocato uno scandalo internazionale e che mi avrebbero collegato con mafiosi e criminali". Dichiarazioni che replicano a quanto pubblicato nei giorni scorsi dal quotidiano belgradese Politika, secondo cui i boss della mafia serba avrebbero pagato 200mila euro a una sessantina di hooligan per scatenare le violenze e gli incidenti nella partita Italia-Serbia.
"processatemi qui" — Nell'intervista a Vecernje Novosti, Ivan Bogdanov afferma poi di preferire un processo nel Paese in cui è attualmente detenuto: "Penso che in Italia avrò una pena molto meno pesante rispetto alla Serbia e potrò contare su un processo giusto e corretto, cosa invece che non mi posso aspettare a Belgrado. Inoltre - aggiunge - il carcere qui è sicuramente molto più comodo".
idolo sbagliato — Come riferisce il giornale, l'avvocato Pagano porta quotidianamente i giornali a Ivan, che guarda la tv e sa di essere seguito e ammirato da molti su Facebook. "Vorrei che non fosse così, che quanto prima si scordino di me e che i giornali non scrivano più delle mie vicende. In tal modo per me sarà più facile. Per ora, posso solo dire che mi mancano gli amici e soprattutto la mia mamma. Spero che stia bene e che non sia preoccupata per me", conclude Bogdanov che, sempre secondo il giornale, nel carcere di Potedecimo vive in una cella da due con un altro detenuto serbo, col quale parla e passeggia durante l'ora d'aria.
Gasport

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