13 ottobre 2010

LA TIGRE

ROMA – Perché? Questa è la domanda che molti si saranno fatti ieri sera. Di solito quando si va allo stadio, lo si fa per tifare a favore della propria nazionale o al limite per godersi le emozioni che solo il calcio vissuto direttamente sa regalare.
La nazionale serba non sta vivendo un bel momento calcistico. Sconfitta dall’Estonia è stata duramente criticata e rischia fortemente di essere esclusa dagli Europei del 2012. Ieri sera, però, di calcistico si è visto pochissimo, anzi niente. Già dal pomeriggio i tifosi, se così possiamo chiamarli, hanno iniziato a scontrarsi con i poliziotti, intonando canzoni nazionalistiche e inneggiando alla Serbia di Slobodan Milošević, accusato di essere responsabile della pulizia etnica nei confronti del popolo kosovaro.
Poi ci sono state le contestazione nei confronti dei propri giocatori. Fumogeni e sassi sono stati scagliati contro il pullman serbo. Il portiere Stojkovic ha rischiato più di tutti, essendo stato portato all’Ospedale San Martino per accertamenti.
Un militare serbo e il gesto della tigre Arkan
In campo lo spettacolo è stato ugualmente triste. Bandiere albanesi bruciate e richiamo alla pulizia etnica contro il Kosovo. Il tifo è stato annientato dall’ultranazionalismo dei serbi. I volti coperti e tatuaggi ben in vista che non nascondevano, invece, spiccati riferimenti estremisti. Oltre al saluto nazisti si è visto il gesto delle tre dita, cioè quello del pollice, indice e medio che simboleggiano la croce ortodossa e le radici cristiane della Serbia. Un gesto divenuto il simbolo della tigre Arkan, il capo della forza paramilitare che durante la guerra civile si macchiò di numerosi crimini contro l’umanità.

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