16 ottobre 2010

LA RENNA DI VERONA

Leggete bene questo articolo de L'Arena di Verona e fate attenzione a non pisciarvi addosso. Lo stato dell'arte della Digos in Italia è quello che è, il commissario Basettoni a questi gli fa una pippa.
Vincenzo

Gli agenti della Digos hanno chiarito in meno di 72 ore il mistero della bandiera con la scritta Verona esposta allo stadio Marassi martedì sera. A portarla nella città ligure, è stato un gruppo serbo, tra i quali un minore, perfettamente integrato nella realtà veronese che nulla hanno a che fare con il popolo degli ultra nazionalisti, finiti nel mirino della polizia di Genova. Anzi, una volta portati in questura, i serbi "veronesi" hanno collaborato con gli inquirenti, raccontando cos'era avvenuto allo stadio. Queste informazioni sono state poi girate alla Digos di Genova. I dirigenti della questura hanno identificato il gruppetto di serbi partito dalla zona di Peschiera anche grazie alla collaborazione dei carabinieri di quella compagnia. Secondo la ricostruzione della questura, il gruppetto, una volta arrivato al Marassi, ha sistemato la bandiera con la scritta Verona, in carattere runico perchè copiato dai tifosi dell'Hellas, sulla balaustra, posizionandosi immediatamente alle spalle del vessillo. Una volta arrivati allo stadio anche gli ultras da Belgrado, il gruppo partito dal lago di Garda è stato fatto allontanare sei o sette file più in alto. Da qui è sorto l'equivoco: i nazionalisti si sono posizionati dietro alla bandiera con la scritta di Verona e gli investigatori della Digos hanno ritenuto che alcuni esponenti delle frange più estreme del tifo serbo abitassero nella nostra provincia. Ma così non era.
Allarme cessato a Verona? Macchè: chiuso un mistero se ne è aperto subito un altro. Come già riferito ieri su queste colonne, gli agenti della Digos hanno portato mercoledì in questura 5 ultras, residenti a Belgrado, intercettati in città. Il loro aspetto era perfettamente associabile a chi era apparso più volte nei video della polizia e dei tg.
Erano tutti tatuati ed è apparso subito chiaro agli investigatori che erano reduci dall'incontro di calcio saltato a Genova. In questura, le difficoltà sono apparse subito chiare. Nessuno degli ultrà parlava una parola d'italiano e anche l'inglese non lo maneggiavano molto bene. Difficile farsi spiegare perchè i cinque, invece di continuare il viaggio verso la Serbia, si sono fermati proprio a Verona. Loro non l'hanno spiegato (o forse non hanno voluto spiegarlo). Ma tant'è che a loro carico non c'era niente e neanche dalla questura di Genova, sono arrivate indicazioni particolari sui cinque immediatamente identificati. Sono stati rilasciati anche se le indagini continuano per verificare se e quali legami avevano con Verona.
In un comunicato, infine, Forza Nuova prende le distanze con i violenti scontri di Genova. «I metodi usati», scrivono, «certo non ci appartengono». Il segretario Yari Chiavenato ricorda anche, però, che «il Kosovo è terra serba e non una base americana».G.CH.

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