27 ottobre 2010

IL BEPI

I bergamaschi più attenti al Mondo Atalanta o più semplicemente i suoi fans avranno notato che il Bepi dall’inizio di questo campionato è sparito da tv e radio locali. Che Tiziano Incani abbia mal digerito la retrocessione in B e non si sia più risollevato? La spiegazione è molto meno cervellotica e l’ha spiegata lui stesso a Potagol, la trasmissione di Antenna2 Radiotelevisione dedicata al mondo del calcio bergamasco in onda ogni martedì sera: “Mi prendo un anno sabbatico, sono disgustato da questo calcio”. Ma c’è di più, perché il Bepi parla tout court del mondo atalantino e ultras, partendo dal concerto dello scorso maggio negato a Brescia causa contestazione dei tifosi delle rondinelle.

IL CASO DEL CONCERTO DI BRESCIA
“Io ho ancora il dente avvelenato per quanto è successo a Brescia”. Esordisce così Tiziano Incani, ricordando l’episodio dell’invito del vicesindaco di partecipare ad un concerto dialettale (con il suo alter-ego bresciano, Charlie Cinelli) in programma lo scorso maggio, invito rimangiato causa pressioni degli ultras biancazzurri. “Questi non mi volevano in quanto emblema dell’Atalanta; insomma mi hanno accusato e mi accusano di tifare la squadra rivale e di dedicarci canzoni. Ma io mi chiedo: da bergamasco a chi dovrei tenere? Siamo al paradosso, poi si dimenticano che non ho mai fatto dichiarazioni anti Brescia in vita mia, anzi ho sempre dichiarato che se non esistesse l’Atalanta sarei senza dubbio un tifoso della Leonessa. E chi dovrei sostenere se non la squadra del “popolo” che è più simile a me?”. Ma quello che dà fastidio al Bepi è ben altro. “Ciò che mi ha preoccupato è che questi tifosi hanno messo in atto un potere politico non legittimato da nessuno, hanno provocato il mio allontanamento da quella che doveva essere una festa della musica e che nulla c'entrava con il calcio. Quello che mi ha angosciato maggiormente – continua - è che nessuno si è fatto avanti per contestare questa cosa nemmeno a Bergamo e nemmeno i media bergamaschi che hanno sì cavalcato la notizie ma si sono ben guardati di schierarsi contro questa decisione”.

ODIATO DAI BRESCIANI,
DISCUSSO DAI BERGAMASCHI
Insomma odiato dai bresciani per la sua fede atalantina ma nemmeno a casa può stare tranquillo. “A Bergamo non sono visto bene perché ho la colpa di dire 'io non odio i bresciani' e perché la gente si ricorda ancora dell’episodio della maglia di Baggio (durante una trasmissione a teleBoario indossò la maglia del Brescia del Divin Codino, ndr); io però vado avanti per la mia strada e continuo a cantare l’Atalanta sia perché fa parte del patrimonio sociale, storico e sportivo del mio territorio ed in quanto autore dialettale non posso far finta di nulla, sia perché è la mia squadra del cuore”.

SCHIFATO DALLO STADIO
“Negli ultimi anni al Comunale sono stato circondato da una “società sportiva” che non mi piaceva, e non sto parlando solo degli ultras ma anche della tribuna. Allo stadio ho ascoltato commenti incredibili e visto tanta bassezza morale”. Quindi il Bepi parla dei tifosi. “Ora c’è la moda di guardare come punto di riferimento al tifo del Rugby – continua - ma siamo proprio convinti che nel calcio italiano vogliamo importare comportamenti sportivi che si vedono in una partita della palla ovale? A me sembra di no, a tutti sta bene questo tipo di ambiente e nessuno muove un dito per cambiarlo”. Ambiente da cui soprattutto in tribuna è meglio stare alla larga secondo il cantautore di Rovetta. “Molti vengono alla partita dell’Atalanta e non sanno nemmeno quali sono i colori della Dea. Frequentano il Comunale solamente per fare salotto, per cercare di conoscere personalità di spicco mentre della partita che si gioca in campo poco importa. Anche a me hanno detto varie volte “Bepi vai a conoscere quello, potrebbe farti da sponsor”; ma io voglio andare allo stadio solo per godermi una partita di calcio e non per fare affari”.
Non che nelle curve, secondo l’artista, le cose vadano meglio. “Trovo inconcepibile, ma questo lo dico da anni e ci ho sempre messo la faccia pagandone le conseguenze, che le curve vivano la partita come una battaglia. Fateci caso, i cori non sono quasi mai in favore della propria squadra, sono più che altro insulti agli avversari e canti contro l’undici rivale”.

IL PERIODO DI PAUSA
Sono stanco di questo ambiente e di fare l’eroe, perché il mio modo di intendere calcio è diverso, più sportivo. E’ una battaglia quasi impossibile, quindi ho deciso di prendermi un periodo di pausa, nonostante comparire in tv o parlare in radio possa tornarmi utile a livello immagine, e farmi da parte. Detto questo continuo ad essere prigioniero del calcio- per me rimane lo sport più bello del mondo - e dei nerazzurri che compongono la mia squadra del cuore. Stacco anche perché sono stanco di essere riconosciuto come quello “che canta l’Atalanta”; sia ben chiaro, le canzoni legate ai nerazzurri sono state importanti ma vorrei che la gente mi conoscesse anche per altri motivi come ad esempio la canzone Gleno”. Arrivederci Bepi.

2 commenti:

bg ha detto...

va a cagà bepi..!

Anonimo ha detto...

Certo vuoi venire in piazza loggia a urlare breha suni?e poi cosa,un pirlo due pasticcini e qualche pacca sulle spalle??? Lasela le'!
Uno di Bs curva nord