1 ottobre 2010

DIRIGENTI

MARCO ANSALDO
Le dichiarazioni di Ernesto Paolillo non ci colpiscono più che se le avesse dette il capo dei Boys interisti, di cui il professionista barese punta a prendere il posto. Un’affermazione del genere («Invece di chiedere la revoca dello scudetto del 2006, la Juve dovrebbe restituire altri scudetti») è esattamente la battuta che si può ascoltare nel cuore di una curva oppure al bar. Il guaio è che Ernesto Paolillo è l’amministratore delegato dell’Inter che domenica affronta la Juventus. Un paio di settimane fa scrivemmo che oltre alla tessera del tifoso si dovrebbe pensare alla tessera del dirigente. Ora aggiungiamo che bisognerebbe emettere qualche Daspo anche per gli ultrà che stanno in sede, dietro a una scrivania. Non entriamo nel merito di cosa sta emergendo dal secondo filone di Calciopoli, di cui oggi riprende a occuparsi la magistratura napoletana.

Restiamo dell’idea che lo scudetto del 2006 non andasse assegnato come quello del 2005 ma pure questo è un dettaglio. Il punto è se dei dirigenti possano riattizzare l’odio ogni volta che si affaccia l’ipotesi di una punizione, quasi che il reclamare la chiarezza e la parziale riparazione a un’ingiustizia (questo lo pensa la Juve, ovviamente) fossero una lesa maestà. Calciopoli resterà un cancro del nostro calcio con il quale faremo i conti all’infinito, come Tangentopoli lo è stato per la politica. Tuttavia che siano proprio i dirigenti a tenerne vivo il fuoco ci sembra un atto di grave irresponsabilità a pochi giorni dallo scontro diretto. Pazienza per l’ultrà Paolillo. Ma non è peggio la doppiezza di Moratti che approva l’uscita dell’amministratore delegato e subito dopo chiede di chiudere con le polemiche? E chi dovrebbe finirla se non colui che ad ogni passo insinua il dubbio di un complotto, come dopo l’incontro in Federcalcio tra Abete e Andrea Agnelli? L’acido nervosismo dei vertici nerazzurri ricorda le battute di Moggi quando Calciopoli venne allo scoperto ma non credeva che avrebbe scoperchiato tanti segreti. Insieme ai successi non vorremmo che i dirigenti interisti avessero preso ad imitarne anche la protervia.

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