16 ottobre 2010

CHI SONO

Lorenzo Zacchetti è il direttore editoriale di Acacia edizioni, che pubblica tra le altre riviste Hurrà Juventus, periodico ufficiale del club bianconero; Zacchetti ha diretto anche eurocalcio per otto anni. A lui abbiamo chiesto qualcosa sui tifosi della Serbia e sulla tifoseria in generale.

Perché gli ultras serbi hanno deciso di boicottare la partita?
Italia-Serbia, valevole per le qualificazioni ai campionati europei, era la vetrina ideale per manifestare la contrarietà degli ultras all'ingresso della Serbia nell'UE. Vi era una chiara premeditazione negli striscioni che, in italiano, recitavano "Il Kossovo è il cuore della Serbia" e nella bandiera albanese portata apposta per essere bruciata. D’altra parte, anche nella curva italiana c’era una bandiera albanese, sventolata in segno di sfida ai serbi: evidentemente, i nostri tifosi erano più informati del Viminale. I serbi avevano anche la chiara intenzione di vendicarsi dell'Italia, che ha appoggiato la missione internazionale a difesa degli albanesi del Kossovo, vittime di una vera e propria pulizia etnica. L’annunciata commemorazione dei nostri soldati italiani caduti in Afghanistan, oltretutto, faceva della partita un palcoscenico ideale per una manifestazione clamorosa.

Chi sono gli ultras serbi?
Sono dei veri e propri miliziani. L'ormai celebre Ivan, protagonista dei disordini a Marassi, indossava la maglietta col teschio perchè è il simbolo dell'Esercito Cetnico, un gruppo paramilitare ortodosso e monarchico che già aveva duramente combattuto contro il Maresciallo Tito. Nel Dopoguerra, per ovvie ragioni, i Cetnici vennero messi fuorilegge e solo negli anni Ottanta, per decisione di Milosevic, sono stati nuovamente riconosciuti come legali. Milosevic, ovviamente, voleva creare una forte base di consenso tra i nazionalisti serbi, che nel decennio successivo avrebbero combattuto contro gli Ustascia croati e le altre milizie locali. A livello di club, le tifoserie serbe più pericolose sono quelle della Stella Rossa e del Partizan, i due acerrimi rivali di Belgrado che tuttavia sono entrambi collocati su posizioni politiche di estrema destra. "La tigre" Arkan era un capo ultras della Stella Rossa e Karadzic è stato addirittura lo psicologo della squadra. In quegli anni, entrambi strinsero rapporti di amicizia con Stankovic e Mihaijlovic, destinati a durare anche dopo l'arrivo di questi giocatori in Italia. Il confine tra tifo organizzato ed attivismo politico è decisamente labile, nei Balcani più che in altre nazioni europee.

Hanno rapporti con l'Italia? Si dice che fossero a Milano domenica scorsa
La ricostruzione dei movimenti degli ultras serbi è un tema molto delicato, anche perché da questo si desumeranno le diverse responsabilità dei governi e delle federazioni calcistiche dei due paesi coinvolti. Se venissero provati i contatti tra i serbi e alcuni gruppi ultras del nord Italia non ci sarebbe peraltro da stupirsi, visto che negli ultimi anni il tifo del nostro paese si è marcatamente spostato a destra.
Hai esempi di gemellaggi calcio politica tra ultras/estremisti italiani e stranieri?
Ci sono diverse connessioni tra tifoserie di diversi paesi nate su base politica, anche se per fortuna l’estremismo dei serbi è un caso a se’. In Italia, le curve più marcatamente orientate a sinistra sono quelle del Livorno e della Ternana, che per ragioni ideologiche sono legate al Sankt Pauli, una piccola squadra di Amburgo diventata famosa non certo per i risultati sportivi, quanto per la sua dimensione politica. Il club ha sede nell’omonimo quartiere popolato da anarchici e frequentatori di centri sociali, ma soprattutto vanta iniziative come i Mondiali Antirazzisti, giocati proprio dagli ultras, e l’aggiramento dell’embargo americano a Cuba, dove gli stessi giocatori del Sankt Pauli hanno portato acqua potabile e materiale didattico per i bambini.

In Italia c'è gente pericolosa come gli ultras serbi?
Sì, certo. Non dimentichiamoci il derby di Roma sospeso nel 2004 a causa di un’analoga dimostrazione di forza da parte degli ultras o la tragica morte dell’ispettore Raciti in Catania-Palermo del 2007. Farei però un’importante distinzione tra questi episodi, pur non privi di una propria dimensione politica, ed il comportamento degli ultras serbi, talmente legati all’ideologia da aver fornito diversi elementi alle truppe di Milosevic. In Italia non è così, sia perché è diverso il contesto socio-politico, sia perché nel calcio italiano si sta perdendo il legame tra le squadre di calcio ed il territorio di riferimento. Prendiamo l’esempio dell’Inter: la sua tifoseria è storicamente schierata a destra, ma la sua squadra è talmente multietnica da scoraggiare una possibile convergenza con la Lega Nord, che peraltro a Milano va fortissimo.

Che significa parlare di curve e politica, fanno sul serio o è solo un paravento per menare le mani?
In alcuni casi è certamente un pretesto o, comunque, un fattore aggregativo che prescinde da un reale significato politico. Molti giovani vanno in curva e rimangono colpiti da simboli come le svastiche o le croci celtiche, a prescindere dal loro significato. Fino agli anni Novanta, ad esempio, al centro della curva del Milan campeggiava un’enorme bandiera raffigurante Che Guevara, ovviamente in nero su sfondo rosso. Dopo l’ingresso in politica di Berlusconi non si è più vista, ma è molto probabile che per molti fosse solamente una scenografia affascinante.

Perchè le curve non vogliono la tessera del tifoso?

Perché è il classico pasticcio all’italiana. Lo stesso Osservatorio sulle Manifestazione Sportive ha definito la tessera “uno strumento di fidelizzazione” e, se si tratta di un’azione di marketing, è difficile riconoscerla come un valido deterrente alla violenza. Poi c’è il grosso problema della privacy e, soprattutto, la sua scarsa efficacia, a fronte dei notevoli disagi che impone ai tifosi, anche a quelli pacifici. Personalmente, sono favorevole a provvedimenti anche severi, purchè efficaci, sul modello di quelli adottati nell’Inghilterra a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, che hanno debellato il fenomeno-hooligans. Il problema è che c’è una netta differenza tra il Rapporto Taylor, voluto dalla Thatcher per riformare il calcio d’Oltremanica, e il nostro annaspare tra tornelli, trasferte vietate e, ora, anche la tessera del tifoso. Il primo provvedimento sarebbe la costruzione di nuovi stadi e la messa in sicurezza di quelli esistenti. La situazione degli impianti italiani è drammatica, indegna di un paese leader a livello sportivo. E’ clamoroso che in Inghilterra tutti gli stadi siano di proprietà dei club che li usano, mentre da noi solo la Juve sta per inaugurare il suo.

Anche le curve di provincia sono politicizzate? Hai analizzato anche quella del Varese, notoriamente orientata a destra?

E’ particolarmente noto il gruppo chiamato “Blood Honour”, nelle cui fila ci sono diversi elementi che si riconoscono in posizioni neonaziste. La sua fama è dovuta ai numerosi episodi di violenza che ha visto protagonisti i suoi membri, ma anche per alcuni recenti arresti per traffico di droga. Lo spostamento a destra delle tifoserie organizzate non è certo limitato alla massima serie ed alle metropoli, anzi ci sono numerose alleanze tra gruppi ultras di varie squadre, in nome della comune visione politica.

Ci fai qualche esempio di curve e politica ed episodi clamorosi?
Tra le numerose curve di destra, quella della Lazio è certamente la più politicizzata. Per tornare ai fatti di Genova, è indimenticabile lo striscione “Onore alla Tigre Arkan” esposto in Curva Nord su richiesta di Sinisa Mihaijovic, che come abbiamo detto era amico personale del miliziano serbo fin dai tempi della Stella Rossa. In precedenza, i laziali si erano schierati contro loro giocatori come Aaron Winter, nero ed ebreo, e Luciano De Paola, iscritto a Rifondazione Comunista. L’idolo biancoceleste è Paolo Di Canio, che per via del saluto romano più volte rivolto alla curva ha passato anche diversi guai. Il suo contraltare di sinistra è Cristiano Lucarelli, oggi tesserato per il Napoli, eppure ancora idolo della tifoseria del Livorno, visto il sacrificio economico fatto per indossare la maglia della squadra amaranto. Una maglia, oltretutto, fregiata dal numero 99, l’anno di fondazione delle Brigate Autonome Livornesi, ovviamente di sinistra.

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