06 ottobre 2010

74 ANNI

Lucca, 5 ottobre 2010 - Ben 74 anni e mezzo complessivi di reclusione e un’assoluzione. Queste le richieste della pubblica accusa ieri al processo contro 19 ex appartenenti al gruppo ultras di estrema destra dei 'Bulldog', imputati di reati che vanno dall’associazione a delinquere alle lesioni personali gravi, dalla violenza privata alle minacce aggravate, al porto ingiustificato di strumenti atti a offendere e al danneggiamento. I fatti risalgono agli anni 2006-2007 e si verificarono sia dentro che fuori dagli stadi.

Durissima la requisitoria del pm Fabio Origlio che ha descritto gli imputati come "un gruppo criminale organizzato", "legato da vincoli di omertà, con comuni obiettivi e nemici politici e metodi violenti". Tutti i 18 imputati (con l’eccezione dunque di uno per il quale si chiede l’assoluzione) per il pm sono dunque colpevoli di associazione a delinquere.

Vediamo in dettaglio le richieste di pena sottoposte ora al vaglio dei giudici Valentino Pezzuti, Profeta e Billet. Chiesti 8 anni di reclusione per A. P., 31enne, definito 'il generalissimo', ritenuto il capo e promotore del sodalizio criminale, la figura a cui tutti i 'Bulldog' facevano riferimento per qualsiasi azione. Più basse le richieste dell’accusa per gli altri, con posizioni progressivamente più marginali, nel contesto associativo, a seconda degli specifici episodi violenti che vengono loro attribuiti.

Cinque anni a testa, per la partecipazione attiva all’associazione a delinquere, sono stati chiesti dal pm per .......... Un anno e mezzo per il 25enne ... e il 22enne ..., 19 anni. Un anno di reclusione ciascuno è stato richiesto dal pm per il 24enne ... e il 22enne .... Infine il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione del 22enne ... ritenuto tra l’altro del tutto estraneo all’episodio più grave: quello del brutale pestaggio la notte del 24 febbraio 2007 ai danni del giovane di sinistra Emanuele Pardini.

Proprio in quell’occasione, secondo il pm Origlio, si evidenza il forte legame associativo dei 'Bulldog'. A. P. non partecipa all’inseguimento e al pestaggio di Pardini, ma viene subito avvisato dell’accaduto alle 4 di notte per decidere immediatamente il da farsi. "Gli elementi che tengono unito questo sodalizio — ha evidenziato il pm Origlio nella requisitoria — sono la violenza come unico metodo, l’omertà, l’odio per i cosiddetti infami".

I difensori di Palmeri, il professor Enrico Marzaduri e l’avvocato Alberta Cagnacci, come quelli degli altri imputati, hanno contestato nelle loro arringhe il nodo centrale dell’accusa, ovvero l’associazione per delinquere, sostenendo che non sussiste in alcun modo ed è un "castello di carte", mentre occorre analizzare caso per caso i singoli episodi e le singole eventuali responsabilità. La parola ora ai giudici.
Paolo Pacini

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