30 settembre 2010

ULTRAS ALESSANDRIA

Pubblichiamo il comunicato ufficiale della Gradinata Nord di Alessandria in risposta agli articoli della Gazzetta dello Sport di questi giorni:


Con il presente comunicato, la Gradinata Nord di Alessandria prende le distanze in maniera netta e decisa dai fatti di violenza che hanno visto coinvolto il portiere del Gubbio. Infatti, nessuno dei gruppi organizzati è parte in causa nella vicenda e, come riportato dalla Gazzetta del 28 settembre, anche da parte della Questura,“l’indagato sarà solo colui che ha sferrato il pugno”. La storia è quindi riconducibile ad una lite tra due persone. A questo proposito siamo allibiti per quanto scritto dal vostro giornale lunedì 27 settembre in cui in prima pagina il titolo che spicca è “Ultrà ad Alessandria. Accoltellato il portiere del Gubbio”. Andando a leggere l’articolo relativo a pag. 31, firmato da Euro Grilli e Nicola Pilotti , si parla di “un accerchiamento di
una dozzina di persone….alcuni hanno immobilizzato il padre, gli altri con un coltello e una bottiglia rotta,
hanno colpito il portiere più volte al viso e al corpo e poi hanno ferito i genitori prima di fuggire”. Le scene
sopra descritte sono forse tratte da un film di Stanley Kubrick o Dario Argento, buone per vendere i giornali (quella dei tifosi violenti fa sempre cassetta) ma assolutamente lontane dalla realtà. I fatti dicono che nessuno ha usato coltelli o armi da taglio. A oggi l’unica cosa certa è che un pugno ha procurato la ferita al portiere.
Alcuni testimoni parlano di 2 ragazzini e una donna all’esterno di questo bar, che avrebbero salutato ironicamente il pullman dei giocatori del Gubbio, ricevendone in cambio gestacci ( una scena che accade tutte le domeniche all’esterno della maggior parte degli stadi italiani) . In quel momento transitavano il portiere Lamanna coi genitori, e a questo punto ci sarebbe stato uno scambio (vicendevole) di insulti e la rissa, tutta da ricostruire, che avrebbe coinvolto in TUTTO cinque o sei persone (portiere e genitori compresi).
Il nostro sconcerto nasce dal fatto che non ci sembra possibile che un giornale di tiratura nazionale si affidi a persone assolutamente non informate sui fatti che basano i loro articoli su voci da bar senza verificarne la veridicità. Ancora di più cresce la nostra delusione nel vedere parzialmente ritrattate le dichiarazioni nell’articolo della gazzetta odierna, senza però dare il giusto risalto, alla nuova e più veritiera versione. Dire di essere stati aggrediti da una dozzina di persone di cui alcune armate e’ ben diverso dal dire che davanti al bar c’erano 10-15 persone (normali avventori e non ultras, non essendo il bar in oggetto “il bar degli ultrà” come scrive anche la Gazzetta).
Nell’intervista rilasciata a Sky Sport 24, il padre del ragazzo, mentendo, sostiene che il figlio sarebbe stato colpito con un oggetto di vetro quando anche la stessa Questura aveva già smentito la faccenda parlando solo di un pugno.
Dice anche di aver lottato contro 4 aggressori (e altri quattro sarebbero saltati addosso al figlio), ma è quantomeno strano che un uomo picchiato da quattro persone il giorno dopo non abbia alcun segno in volto e scoppi di salute.
L’amarezza nasce anche dal fatto che confrontando i due articoli solo un’attenta lettura permette di cogliere questa profonda differenza. A confondere ulteriormente le idee contribuiscono le vignette che dovrebbero rappresentare l’accaduto, che raffigurano parecchie persone armate e tutte attivamente partecipanti alla rissa.
Allora cari giornalisti qual è la verità?
Vogliamo lasciare la risposta ai fatti e non alle parole: tre persone brutalmente picchiate come nelle immagini da più di dieci energumeni armati non sarebbero nelle condizioni di raccontare l’accaduto il giorno successivo come da foto pubblicate. Con questa vicenda è stato infangato il nome di una tifoseria e della nostra città. Ci aspetteremmo solo che venisse raccontato l’accaduto in maniera
diversa, ma siamo certi che non ci verrà più riservato uno spazio in prima pagina e forse neanche un trafiletto di poche righe.
Agli occhi dell’Italia siamo stati descritti come la tifoseria che ha accoltellato il portiere del Gubbio e selvaggiamente aggredito i genitori, ma se il tutto fosse avvenuto in un parcheggio o all’uscita di un supermercato nessuno ne avrebbe parlato.

Alessandria e la Gradinata Nord meritano rispetto.

Siamo sicuri che un quotidiano nazionale non possa andare fiero di simili pagine di giornalismo.

ULTRAS ALESSANDRIA

LA TESSERA DI CESENA FA CACARE

Si palesano i limiti del provvedimento Maroni. Il sindaco Lucchi si lamenta: "Registrate criticità, che hanno messo in pericolo l’incolumità di pacifici spettatori". Si uniscono al coro gli abbonati dei distinti: "Le famiglie tifose della squadra di casa si ritrovano loro malgrado vicine ai tifosi ospiti più violenti"

CESENA - Sono servite tre partite casalinghe per capire che la Tessera del tifoso ha concreti effetti collaterali. Sono bastati una quindicina di napoletani mescolati ai cesenati nei distinti per evidenziare il più grave e pericoloso limite del provvedimento: una volta esclusi dalle curve, dove e come finiscono i tifosi senza tessera? Ovviamente negli altri settori dello stadio, mescolandosi senza distinzioni con gli altri appassionati, magari di fede sportiva opposta.
E così chi si è tesserato per sottoscrivere un abbonamento, rischia di ritrovarsi durante le partite in mezzo a tanti sostenitori ospiti, non sempre ben educati, che magari non sono in curva proprio perché il loro oltranzismo li ha portati a non sottoscrivere la schedatura proposta dal ministro Maroni.
La tessera funziona così: se vuoi abbonarti alle partite casalinghe della tua squadra del cuore, serve la tessera. Se vuoi seguire nel settore ospiti la tua squadra del cuore, serve la tessera. Il settore ospiti, al secolo "curva", è il quartier generale del tifo organizzato, frazione più calda e coreografica delle tifoserie, da sempre ostile alla tessera del tifoso. Gli ultras che non hanno aderito al tesseramento voluto da Maroni, non possono quindi entrare nel settore ospiti dello stadio, ma possono seguire la partita in un qualunque altro settore, per esempio i distinti, la tribuna o addirittura la curva opposta. Sono le parole dello stesso sindaco Lucchi a spiegare quindi cosa è successo al "Manuzzi" in virtù di queste regole:

“Già nella partita di domenica scorsa (Cesena – Napoli), così come in quella di domenica 19 settembre (Cesena – Lecce) nel settore Distinti si è verificata la contemporanea presenza di spettatori delle due tifoserie, dovuta alla collocazione in quel settore dei sostenitori della squadra del Napoli non provvisti di “tessera del tifoso”. A fine gara, proprio a causa della compresenza di contrastanti tifoserie nello stesso settore, si sono registrate criticità, che hanno messo in pericolo l’incolumità di pacifici spettatori. In questa situazione sia gli steward sia, soprattutto, le stesse forze dell’ordine, hanno evidenziato una difficoltà ad intervenire. E ciò nonostante la grande professionalità sempre dimostrata, in tutti questi anni, nella gestione dell’ordine pubblico al Manuzzi”. Questo il corpo del comunicato inviato dal Primo cittadino al Prefetto.
E il lamento di Lucchi non è l'unico. Gianluca B., 34enne tifoso di Ravenna, abbonato nei distinti. "Siamo arrivati allo stadio alle 11.30, nei nostri posto c'erano seduti 10 napoletani, che una volta sollecitati si sono spostati appoggiandosi alla balaustra. Hanno visto lì in piedi tutta la partita, rifiutandosi di andare a sedere nel settore Q a loro destinato. Ai gol del Napoli questi hanno cominciato con gli sfottò e a noi, abbonati seduti e pacifici, la cosa non è andata giù. Questi - prosegue il racconto - hanno iniziato ad offendere fino a quando tutto il settore non ha preso a fischiarli. A quel punto se ne sono andati".
"Siamo un gruppo di abbonati del Cesena - scrive Emanuele M. abbonato nei distinti - e desideriamo evidenziare come in gradinata, grazie ad alcune dilettantistiche norme sulla tessera del tifoso, le famiglie tifose della squadra di casa si ritrovano loro malgrado vicine ai tifosi ospiti più violenti. Durante la partita col Napoli si è rischiato in più momenti che qualche battibecco degenerasse in una rissa generale, con grave rischio anche per i bambini. E' veramente assurdo. Chi non ha la tessera (che di per sè vorrebbe essere espressione della volontà di mettere ordine negli stadi) deve restare confinato in una zona ben controllata dello stadio".
E così i nodi della tessera vengono al pettine, e c'era da aspettarselo. La soluzione di Maroni per evitare queste commistioni indesiderate di tifosi, ha previsto limitazioni alla vendita dei tagliandi in caso di partite considerate a rischio. Un esempio: il 19 settembre si è giocato Roma-Bologna, e visti i precedenti ai residenti dell'Emilia-Romagna era vietato l'acquisto del biglietto a Roma. In poche parole, decine di tifosi rossoblu son dovuti andare al bar per seguire la partita. Cosa succederà quando grazie a questo decreto fuori dal "Manuzzi" resteranno mille laziali, juventini o bolognesi? Come si comporteranno questi tifosi? Chiameranno il 1240 per conoscere un bar vicino, o diranno la loro incontrollati fuori dallo stadio, ricreando il classico dilemma delle forze dell'ordine: meglio tranquilli dentro lo stadio, o esagitati fuori?
FTO

CASMMMMMMMMMMMMMMMSSSSSSSSSSSSSSSSS

Roma, 30 set. - (Adnkronos) - Le gare di Serie B Atalanta-Torino del 10 ottobre e Varese-Novara del 4 ottobre si giocheranno senza tifosi ospiti. Lo ha deciso il Casms nella seduta che si e' tenuta questa mattina. Per le due gare ci sara' "la vendita dei tagliandi ai soli residenti nella regione Lombardia" Per la gara Vigor Lametia-Catanzaro di Lega Pro del 10/10/10, "la vendita dei tagliandi per i settori diversi da quello del settore ospiti ai soli residenti nel Comune di Lametia Terme". Per le seguenti gare delle serie dilettantistiche la trasferta e' interdetta ai tifosi ospiti. Rimangono esentati dalle limitazioni i titolari di una qualsiasi ''tessera del tifoso'': Scadicci-Montevarchi (Dilettanti) del 3/10/10; Fortitudo Fabriano-Biagio Nazzaro Chiaravalle (Dilettanti) del 3/10/10; Todi-Atletico Arezzo (Dilettanti) del 10/10/10; Forza e Coraggio-Turris (Serie D) del 10/10/10; Cingola-Tolentino (Dilettanti) del 10/10/10.

IL TERZO TEMPO E' SOLO CON LE CINGHIE IN MANO

L'Albinoleffe copia il rugby e introduce il terzo tempo anche nel calcio. Dopo la partita di sabato con il Pescara e alla fine di tutte le prossime gare casalinghe di campionato, i tifosi abbonati avranno la possibilità di incontrare i giocatori bergamaschi e quelli avversari in un salone dello stadio, dove poter rivedere gli highlights televisivi della sfida appena terminata e commentarli insieme. "In certe occasioni per noi non sarà facile venire a parlare della partita - ha spiegato sorridendo il presidente Gianfranco Andreoletti - ma speriamo che prevalgano i momenti positivi....". L'iniziativa è piaciuta anche a Paolo Bedin, direttore generale della serie B: "E' la strada giusta per vivere il calcio in modo diverso - ha commentato intervenendo alla presentazione - Dobbiamo riuscire a trasformare la partita in un evento da vivere prima e anche dopo. Solo così riusciremo a riportare gente allo stadio, soprattutto i giovani e le famiglie. Certamente stadi nuovi e accoglienti favorirebbero questo obiettivo".

NAPOLETANI A BUCAREST

scontri ultras1 150x150 Napoli, scontri dei tifosi partenopei a Bucarest Scontri nel settore dei tifosi del Napoli, questa sera a Bucarest, per la partita di Europa League contro la Steaua: i sostenitori partenopei avrebbero tentato ad inizio gara di superare le barriere che li dividevano dai tifosi rumeni, e solo dopo una carica della polizia gli animi si sarebbero placati. Le immagini che arrivavano in Italia e gestite dalla Uefa non hanno fatto vedere i tafferugli. Implacabili, però, le foto e le annotazioni fatte dai commissari Uefa durante i disordini che, potrebbero, far scattare la squalifica dello stadio San Paolo per le prossime gare europee.

Iacopo Barlotti

APPELLO DEI BOYS PARMA 1977



“Sabato sera al Tardini, prima dell’incontro Parma  -  Milan, presso il nostro “baracchino” effettueremo una raccolta di firme, aderendo all’iniziativa “Una firma per Gabriele” promossa dal Comitato “Mai più 11 novembre”.
Questa iniziativa è una condivisione partecipata e libera, finalizzata ad un unico obiettivo: i cittadini firmatari vogliono sensibilizzare gli organi preposti ed esporre una targa in memoria di Gabriele Sandri nella stazione di servizio di Badia Al Pino Est, provincia di Arezzo, dove Gabriele venne assassinato dall’agente di Polizia Luigi Spaccarotella l’11 novembre 2007.
Per raccogliere il maggior numero di firme possibile e dare visibilità all’iniziativa abbiam anche inserito un link sul nostro sito (www. boysparma1977. it) dove poter partecipare on-line.
GIUSTIZIA PER GABRIELE!
Boys Parma 1977  -  Curva Nord “Matteo Bagnaresi”

LA CAZZATA DI MARONI

di Arrigo Roveda




tesseradeltifoso.jpg


Ci sono alcune scorciatoie affidabili per chi cerca di formarsi opinioni su questioni che dividono, ma sulle quali non abbiamo specifiche competenze.

Se ci si vuol fare un’idea sui progetti urbanistici della propria città, si leggono con attenzione le prese di posizione delle associazioni di commercianti e ci si lancia a sostenere le opinioni diametralmente opposte: quasi mai si sbaglia, come possono constatare i milanesi (ma in ogni città si troveranno casi analoghi) andando a rileggere quanto scrivevano i commercianti sulla pedonalizzazione di corso Vittorio Emanuele o di via Dante, prima di veder moltiplicare il valore delle loro attività.

Analogamente se ci si vuol formare un’idea su ciò che gira attorno al mondo del calcio, senza dedicarvi tante energie visto che troppe già ne assorbe rispetto a problemi ben più gravi, si dovrebbe aver cura di prestare attenzione al mondo degli ultrà e regolarsi come nel caso dei commercianti. Quando però ho avuto in mano la mia “tessera del tifoso” - pronto al sacrificio di dover dare al ministro Maroni merito di essersi messo contro gli ultrà - mi sono accorto che in realtà avevo acquistato l’ennesima carta di credito e qualche dubbio ha messo in crisi la mia consolidata metodologia.

tesseratifoso.jpgHo allora approfondito la questione attingendo direttamente alla fonte del ministero degli Interni , dove, consultando lo speciale sulla famosa tessera ho potuto leggere: “Chi ha la carta usufruirà delle eventuali ulteriori promozioni e opportunità offerte dalle società calcistiche in esclusiva (diritto di prelazione per l’acquisto di biglietti, accumulo di punti, convenzioni con altre società private come Ferrovie dello Stato, Autogrill e altri partner e sponsor)”.

Promozioni e opportunità? Autogrill e altri partner? Partner e sponsor? Del ministero?
Non è che per caso dietro a dichiarati obiettivi di pubblica sicurezza (peraltro già raggiunti con l’emissione obbligatoria di biglietti nominativi solo a chi esibisce un valido documento di identità) si celi un’operazione commerciale volta a favorire le banche (che immetteranno nel circuito centinaia di migliaia di carte di credito) ed altre imprese commerciali? Non è che per caso il ministero degli Interni si voglia mettere in concorrenza con i venditori di tessere punti, emulando le non fortunate imprese del bancarottiere Virgilio Degiovanni, padre di Millionaire? Non è che per caso il Ministero stia facendo qualcosa che sta molto al di fuori del perimetro delle proprie competenze?

Non è che per una volta la regola del “leggi cosa dicono gli ultrà e pensa il contrario” è destinata miseramente a fallire di fronte alla più affidabile regola del “guarda cosa fa Maroni ed è, garantita, una cazzata”?

CAVESE-COSENZA

Cava dè Tirreni- Niente testimoni, come unica prova della loro «innocenza» una serie di fotografie scattate nei pressi della stazione ferroviaria durante gli scontri con la polizia e prima della gara tra Cavese e Cosenza. È iniziato così il procedimento a carico dei tre ultrà C. D'., ventitreenne cavese incensurato, L.M., trent’anni, anche lui cavese, e F. P., arrestati lo scorso 5 settembre dagli agenti del commissariato di polizia, diretto dal vicequestore Agostino Gallo. Sono comparsi in aula davanti al giudice del Tribunale di Salerno dottoressa Giuseppina Alfinito e per bocca del loro legale, l'avvocato Secondino, hanno richiesto il rito abbreviato (unica seduta senza audizione di testimoni) e l'acquisizione di fotografie in possesso degli stessi tifosi. «I miei assistiti - ha spiegato l'avvocato Mario Secondino - hanno scelto il rito abbreviato e non solo, abbiamo chiesto l'acquisizione di fotografie che sono state scattate fuori dallo stadio comunale Simonetta Lamberti che ricostruiscono quanto realmente accaduto e dunque la loro non colpevolezza». Come si ricorderà i tre tifosi sono stati arrestati, la sera stessa degli scontri, per i disordini scoppiati alla stazione ferroviaria di Cava prima della partita Cavese-Cosenza. Le accuse sono di violenza e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato di autovettura di servizio ed atti di violenza nei confronti di altri tifosi in occasione di manifestazioni sportive. Dopo una notte in cella i tre vengono scarcerati con obbligo di dimora in città. Al termine dell'udienza di convalida infatti il giudice del Tribunale di Salerno D'Avino, pur convalidando l'arresto, accoglie l'istanza di scarcerazione dell'avvocato Secondino, decidendo per l'obbligo di dimora. Ieri l'avvio del processo per direttissima con la richiesta da parte dei tifosi di acquisire agli atti del processo delle fotografie che proverebbero la loro innocenza. Il prossimo 27 gennaio il verdetto. Secondo la ricostruzione della Questura di Salerno alle 14 di domenica 5 settembre alla stazione ferroviaria di Cava arrivano venti supporters del Cosenza, scortati dai poliziotti del locale Commissariato di pubblica sicurezza e dalla Polizia ferroviaria di Salerno. Il gruppo imbocca via XXV Luglio, ma appena giunti all'altezza dell'ex opificio Di Mauro dalla una stradina laterale sbuca un nutrito gruppo di tifosi della Cavese. Gli agenti intervengono tempestivamente ed evitano il contatto tra le tifoserie. Due agenti vengono feriti, i tifosi danneggiano anche le auto di ordinanza. Nel corso dei tafferugli i poliziotti riescono a bloccare tre tifosi.

Fonte: Il Mattino (Salerno)

BOSSI VAFFANCULO

Finisce con la Sud che incita il Capitano e lui che lancia un pallone lì, nell'anima del tifo romanista. Finisce con Ranieri sorridente, con Adriano pronto a ridiventare Imperatore con un sorriso dolcissimo verso i tifosi prima di imboccare le scalette degli spogliatoi, con Burdisso che strilla non si sa cosa a chi (in fondo è sempre il Bandito), con la panchina tutta in piedi e con la gente romanista che canta a squarciagola, per la seconda volta in pochi giorni, Grazie Roma. Ma finisce, soprattutto, con un meraviglioso stendardo che compare in Distinti Sud e dice: 'Bentornata Roma'.
Ovazione a Totti e Ranieri, fin dal riscaldamento. Curva Sud quasi piena ma senza striscioni, Tevere e Monte Mario semi deserte, Curva e Distinti Nord idem. Effetti della tessera del tifoso, così come i tanti, tantissimi cori contro il provvedimento ministeriale. Quando, verso le 20.30 (in anticipo come da cerimoniale Uefa), dagli altoparlanti risuona 'Roma, Roma, Roma' l'Olimpico torna a essere quello che era un tempo. E quando la musica scompare l'urlo dei tifosi è fortissimo. E arriva fin sotto gli spogliatoi. I monitor, proprio in quel momento, mostrano le immagini di Totti durante il riscaldamento. Roma, Roma, Roma è soprattutto lui. E proprio il Capitano, due giorni fa, aveva risposto per le rime a Umberto Bossi che non aveva trovato niente di meglio da fare che insultare la Capitale, così come Di Canio, che invece se l'era presa direttamente con lui. A loro la Sud dedica vari cori, nessuno dei quali riferibili.
(Il Romanista)

STEAUA

Si prepara uno stadio Ghencea infuocato per l'arrivo del Napoli a Bucarest. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport infatti, entrambe le curve del "tempio del calcio" , stanno preparando una scenografia spettacolare per l'occasione. I tifosi della Steaua non sono nuovi ad accoglienze "calorose" e giocano molto sul fattore tifo casalingo. Anche stavolta, lo stadio della capitale rumena sarà tutto esaurito nei suoi 28mila posti a sedere.

STADIO GRIGIO

Sul Corriere Fiorentino si approfondisce la questione del Franchi, non solo più vuoto (leggi qui) ma anche più "grigio": il viola è praticamente scomparso ad eccezione della Maratona e della Tribuna, settori che «rispondono» al Centro di Coordinamento. Nessuno striscione di viola club, infatti, è apparso nelle due curve e la grande scritta del Collettivo (che da anni colora tutta la Fiesole) è rimasta inutilizzata, in magazzino con al suo posto una grande scritta rossa: «Noi non tesserati».  È l’effetto della protesta per la tessera del tifoso che, anche se a Firenze è portata avanti da un gruppo marginale posizionato nel parterre di Fiesole, grazie alla «solidarietà» da parte degli altri viola club (che hanno appunto rinunciato ad esporre i propri striscioni)ha probabilmente assunto dimensioni maggiori di quelle reali.

Per questo, passate le prime tre partite casalinghe e dopo che lo «sciopero del tifo» che sarebbe dovuto durare i primi 15 minuti è naufragato già alla seconda giornata, in Fiesole sta prendendo corpo l’idea di tornare al passato. Stefano Sartoni, presidente del Collettivo, conferma che qualcosa si sta muovendo: «Ancora non abbiamo preso la decisione, ma ne abbiamo già parlato e probabilmente domenica contro il Palermo torneremo ad esporre i nostri striscioni».

Intanto anche la Fiorentina sta riflettendo su come intervenire sul calo spettatori. Per la gara contro il Palermo di domenica prossima, non ci saranno particolari iniziative, ma non è da escludere che dopo la sosta di campionato la società viola cerchi qualche rimedio tutelando naturalmente i propri abbonati. Anche perché la situazione potrebbe «peggiorare» nel caso di partite considerate a rischio dal Viminale. Contro Juventus, Roma e Inter, tanto per fare qualche esempio, è molto probabile che l’Osservatorio decida di vietare la vendita dei biglietti ai non possessori della tessera del tifoso. Limitazioni che rischiano di svuotare ancor di più il Franchi, ma almeno a vedere dalle prime giornate certamente necessarie per evitare il ripetersi di quanto accaduto domenica scorsa quando i sostenitori del Parma contrari alla tessera, e quindi impossibilitati ad acquistare biglietti del settore ospiti, sono stati posizionati in curva Ferrovia. Una situazione che ha creato non pochi malumori. Come conferma Valter Tanturli, presidente dell’Associazione Tifosi Fiorentini: «Domenica scorsa tutto è filato liscio. Ma non è una situazione che può andare avanti per tutto il campionato». Per questo la questura ha intensificato l’attenzione durante le prime gare di campionato, con la propria presenza sia sotto gli spalti che sulle gradinate.


Corriere Fiorentino

BASTARDI!

Per entrare allo stadio, tra pochissimo, ci vorrà l'autorizzazione PREVENTIVA della "questura" (Centro Interforze). Non è una novità - personalmente lo sapevo da 1 anno - ma la differenza sarà sostanziale. Trascurando gli aspetti commerciali, dal punto di vista del controllo delle forze di polizia, biglietto e tessera saranno identici. Il controllo sarà telematico, quindi immediato, invisibile e quasi impercettibile (diventerà così anche per la tessera).
In merito mi sembra che molti stiano facendo finta di niente, come se fosse una realtà troppo scomoda da affrontare con coerenza. La contrapposizione Tesserati / Non-Tesserati ha sicuramente un senso, ma questa "novità" - è novità solo per chi non ha voluto/saputo vedere - la riduce; non la cancella, ma di certo la sovrasta. Fingere di non vederla mi sembra solo borghese.
Parma, 27 settembre 2010 - Dalla gara con il Milan in programma al Tardini sabato 2 ottobre alle 20.45 e valevole come anticipo della sesta giornata di campionato, entra in funzione il controllo immediato online dei dati anagrafici del soggetto richiedente il biglietto da parte della Questura. Se al termine di tale controllo, valido per tutti i settori richiesti e le tipologie di tagliando emessi (quindi anche pass di servizio e accrediti) l'emissione del tagliando venisse rifiutata, il punto vendita interessato (o la società Parma Fc se si tratta della biglietteria del Tardini) non è tenuto a fornire alcuna spiegazione. Per i chiarimenti del caso ci si dovrà rivolgere alla Questura di Parma.
Controllo Questura on line anche per gli accrediti stampa
Il controllo Questura on line è previsto anche per gli accrediti stampa. Dalla partita con il Milan il controllo immediato online dei dati anagrafici viene esteso anche ai giornalisti e agli operatori radiotelevisivi che richiedono l'accredito stampa. Se al termine di tale controllo l'accredito venisse rifiutato, il Parma Fc non è tenuto a fornire alcuna spiegazione. Per i chiarimenti del caso ci si dovrà rivolgere alla Questura di Parma. Si invita pertanto a mandare la richiesta di accredito per la gara con largo anticipo e con dati precisi (nome e cognome, luogo e data di nascita) oltre al nome della testata di riferimento.

[Fonte: Parma FC]

CITTADELLA ULTRAS

Fonte: "Il Gazzettino"
Bandierine granata gratis per tutti i tifosi sabato al Tombolato. È l'iniziativa del Centro di coordinamento club granata per il match con l'Empoli, ma una parte dello stadio non aderirà: quella del Gruppo 1220, sempre sul piede di guerra con la società. «Siamo stati gli unici a non essere stati invitati alla riunione costitutiva del Centro di coordinamento - spiega un portavoce degli ultras - e non so il motivo. Stanno organizzando un Centro con persone accondiscendenti, e non vogliono un gruppo che pensa liberamente e che non si sente vincolato alla società. Nell'ambiente cittadellese non vogliono voci dissenzienti». E aggiunge: «Il nostro sciopero prosegue. Davanti a una società indifferente nei nostri confronti, vengono a mancare gli stimoli. E la tessera del tifoso passa in secondo piano, a fronte dell'atteggiamento della società: l'idea che passa è che non ci vogliono più allo stadio. E vorrei capire cosa abbiamo fatto di male in questi anni».
Così sull'argomento il direttore generale Stefano Marchetti: «Il Centro di coordinamento è una bella iniziativa che sta nascendo per dare una mano alla squadra, dato che non abbiamo tifo. Ma non è il Cittadella che deve invitare il Gruppo 1220, e non posso obbligare la gente a tifare. Mi dispiace molto perchè ci sono altre realtà contro la tessera, però sostengono la squadra. Le regole non sono state fatte da noi, e ci dobbiamo adeguare. Non vedo errori della società».
Palla a Francesco Rebellato, segretario del Centro di coordinamento club granata: «Il Gruppo 1220 non era stato invitato. Loro rifiutano la tessera del tifoso, noi non la amiamo, ma è legge dello Stato e la rispettiamo. E se la tessera è una discriminante nei confronti della squadra, non condividiamo questa tesi perchè nostro primo obiettivo è sostenere allenatore, giocatori e società. Se il Gruppo 1220 supera questa posizione, possiamo parlarne».
Sull'iniziativa di sabato, Pierluigi Basso spiega: «All'entrata delle due tribune saranno distribuite le bandierine per realizzare una coreografia analoga a quella del play off con il Brescia. E invitiamo i tifosi a indossare maglietta o sciarpa granata».

ASCOLI PICENO

Foto d'archivio
In data 18 Settembre 2010 durante l'incontro di calcio Ascoli - Empoli dall'anello superiore della Curva Sud, occupata dai tifosi locali, sono stati accesi due fumogeni e successivamente lanciati all'interno del campo fuori dal rettangolo di gioco.
Le indagini condotte dalla locale Digos consentivano di identificare e deferire all'A.G., per violazione dell'art. 6 comma 1 legge 13 Dicembre 1989 e successive modifiche un tifoso ascolano tale A.M. di anni 44.
Nei confronti del medesimo è stato adottato, da parte del Questore di Ascoli Piceno, il provvedimento di divieto di accesso agli impianti sportivi ( DASPO) per la durata di anni due.

VATTENE PORCO

Una testa di maiale e' stata trovata davanti all'ingresso della sede del Torino Calcio, in via dell'Arcivescovado. Non si fermano dunque le proteste contro la societa' e, in particolare, contro il presidente Urbano Cairo.
Una scritta tracciata con vernice rossa sul marciapiede antistante la porta, riportava il messaggio 'Vattene porco'. Sul caso sono in corso le indagini della Digos.

PER IL CATANZARO CALCIO

Continua la raccolta di firme, on line e in città, per sostenere la petizione “Catanzaro Calcio – Chiarezza e Trasparenza”, lanciata dai sostenitori giallorossi per dare un segnale in questa situazione surreale. A sostegno delle richieste avanzate dai tifosi, in meno di due settimane sono state raccolte circa 800 firme, ma il numero è destinato a crescere visto che sono tanti i moduli sparsi nei bar e negli esercizi commerciali della città. Il dato parziale certo è quello delle firme on line: 586. La petizione può essere firmata sul web all'indirizzo http://www.firmiamo.it/petizionecatanzaro. Gli incaricati dei club e tanti semplici tifosi si stanno adoperando invece per la raccolta cartacea a Catanzaro e in qualche cittadina della provincia. Nei prossimi giorni dovrebbe essere possibile ottenere un dato più preciso dagli organizzatori.
Chiunque voglia collaborare alla raccolta, ottenere moduli per le firme o richiedere informazioni, può farlo inviando una mail all'indirizzo: petizionecatanzaro@gmail.com.

IDENTIFICATO

ALESSANDRIA (29 settembre) - La Digos ha identificato il tifoso alessandrino che domenica, un'ora dopo la partita di Lega Pro-Prima Divisione Alessandria-Gubbio, davanti a un bar a un centinaio di metri dallo stadio, ha colpito al volto con un pugno il portiere della squadra umbra, Eugenio Lamanna. È un ultras di 32 anni, con precedenti per reati contro il patrimonio. È stato denunciato per lesioni gravi ai danni del portiere, nei suoi confronti scatterà il Daspo. Sulla posizione di altre persone sono in corso approfondimenti.

Lamanna, vestito con la divisa sociale, stava dirigendosi con i genitori verso il parcheggio dove era stata lasciata l'auto, quando è stato avvicinato da un gruppetto di tifosi che ha iniziato a insultarlo poi lo ha colpito. È nata una colluttazione che ha coinvolto altre persone presenti nei pressi del bar, tra cui anche i genitori dell'aggressore. La madre del calciatore per lo spavento ha avuto un malore. I giocatori del Gubbio sul pullman che transitava dall'altro lato del corso, accortisi di quanto stava accadendo, si sono fermati in prossimità del bar per soccorrere il compagno. L'intervento del personale di servizio dell'ordine pubblico, che al momento del fatto si trovava nei pressi dell'uscita dello stadio per controllare la partenza del pullman ospite, ha evitato che la situazione degenerasse.

SAMP-DEBRECEN

Saranno 250 i tifosi ungheresi al seguito del Debrecen che arriveranno a Genova per la sfida con la Sampdoria. Ma tra questi uno è già arrivato: si tratta del capo degli ultras biancorossi che ha viaggiato al seguito della squadra ungherese. Il capo ultra si è infatti imbarcato in mattinata sullo stesso volo della squadra e ha partecipato anche alla conferenza stampa del tecnico Herczeg sedendosi in prima fila accanto a fotografi e giornalisti.

29 settembre 2010

RADIO RADIO

VENERDì 1 OTTOBRE, ORE 16-17:30

Giorgio Sandri e Maurizio Martucci 
intervengono in diretta radio, conducendo la rubrica settimanale 
“FUORIGIOCO F.C., tutto quello che gli altri non dicono…”. 
Nella prima  puntata si parlerà della vicenda di Gabriele Sandri,
in attesa del 
processo d'appello.  

La trasmissione si può seguire su “RADIO RADIO, 
la prima Talk Radio italiana“, via radio a Roma FM 104.5 (sul sito 
della radio le altre frequenze) e in tutta Italia (e non solo!) in 
diretta streaming (www.radioradio.it), in televisione sul CANALE SKY 
860. 

Appuntamento fisso, ogni VENERDì ORE 16-17:30 su RADIO RADIO 
con Giorgio Sandri e Maurizio Martucci.
Ogni settimana un nuovo tema su 
"FUORIGIOCO FOOTBALL CLUB, tutto quello che gli altri non dicono..."

‘CUORI TIFOSI’ IN CAMPIDOGLIO

COMUNICATO STAMPA

PRESENTAZIONE ‘CUORI TIFOSI’ IN CAMPIDOGLIO CI 
SARANNO LE FAMIGLIE DELLE VITTIME DEL CALCIO

Lunedì 4 Ottobre 
conferenza stampa di presentazione in Campidoglio a Roma del libro 
‘Cuori Tifosi, quando il calcio uccide. I morti dimenticati degli 
stadi 
italiani’ (Sperling&Kupfer), collana Le radici del Presente. 
Interverranno l’autore Maurizio Martucci, il direttore di collana Luca 
Telese, l'On. Alessandro Cochi Delegato allo Sport del Sindaco di Roma 
Gianni Alemanno e le famiglie De Falchi, Sandri e Paparelli (Roma e 
Lazio).

L’ultimo saggio dello scrittore Martucci affronta tutti i 
casi 
di cronaca nera del mondo del calcio, tra i quali Spagnolo 
(Genoa), 
Heysel (Juve), Plaitano (Salernitana), Ercolano (Napoli), 
Fonghessi 
(Milan), Furlan (Triestina), Colombi (Atalanta), Currò 
(Messina), 
Alberti (Pisa), Bagnaresi (Parma) e Bortolon (Vicenza).

CUORI TIFOSI - 
Si chiamano Augusto, Giuseppe, Vincenzo, Gabbo, 
Antonio, Spagna, 
Celestino, Cioffi, Stefano, Mau... I loro nomi non 
sono famosi, ma per 
le “curve” a cui appartenevano sono scolpiti nella 
pietra, impossibili 
da dimenticare. Per la prima volta un libro 
racconta le storie di 
decine di uomini, donne e ragazzi morti di tifo. 
Uccisi nell’insensata 
guerra fra ultras, ammazzati da stadi 
colpevolmente fatiscenti, colpiti 
dall’eccesso di repressione delle 
forze dell’ordine. Cuori tifosi è il 
canto di dolore di tutti gli 
stadi italiani, in un Paese che vive di 
calcio e troppo spesso, 
purtroppo, di calcio muore. E che, soprattutto, 
fatica a ricordare.


http//:cuoritifosi.ormedilettura.com – www.
sperling.it 

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Ufficio Stampa Sperling & Kupfer - Frassinelli - Mondadori 
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359
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ADDIO MISTER GIORGI


Si è spento a nemmeno 70 anni l’ex allenatore della Fiorentina Bruno Giorgi. Vittima di un male incurabile, Giorgi è colui che ha lanciato nel grande calcio Roberto Baggio. Alla famiglia e agli amici le condoglianze della redazione di fiorentina.it



Questo l'articolo di Angelo Giorgetti de La Nazione

ERA UNA PERSONA mite e parlava a voce bassa, perciò i cronisti fecero un balzo quando Bruno Giorgi tirò fuori un ruggito inaspettato: «Siete come le puttane e io sono Cristo in croce». Un’esplosione atomica dopo mesi di cordiale tensione. L’anatema chiuse i rapporti, sempre difficili anche per colpa di una classifica fragile. Giorgi fu esonerato dalla Fiorentina il 25 marzo 1990.
La guerra dei tifosi era cominciata da un pezzo, dopo lo svedese glaciale che vinceva (Eriksson) era arrivato il lombardo cupo che pareggiava o perdeva, senza essere simpatico. «Giorgi sì, ma Eleonora», gli scrissero su uno striscione. Il lombardo cupo lo guardò da lontano e sorrise senza farsi scoprire.
CHI ha conosciuto Bruno Giorgi lo ricorda come una persona perbene, schivo e orgoglioso, lontano da tutti i giri compreso quello degli incontri ruffiani con i capi tifosi. Aveva giocato a Palermo e Reggio Emilia, ha allenato Reggiana, Empoli, Nocerina, Campobasso, Modena, Padova, Vicenza, Brescia, Cosenza, Atalanta, Genoa e Cagliari. In viola aveva sostituito una delle volpi del calcio, mister-sorrisino-Eriksson, praticamente il suo opposto: impossibile per Giorgi — così chiaro nel dimostrare le sue antipatie — conquistare una città come Firenze. Solo cinque vittorie in campionato, tredici pareggi e dodici sconfitte con una squadra che fra gli altri aveva Baggio e Dunga, e insieme a loro Pioli, Battistini, Di Chiara, Iachini, Nappi, Landucci, una squadra che arrivò in finale di coppa Uefa con Graziani in panchina. Ma prima aveva già battuto l’Atletico Madrid, il Sochaux, la Dinamo Kiev e l’Auxerre. Il licenziamento arrivò prima della semifinale con il Werder Brema, una cattiveria che Giorgi non accettò mai.
QUELL’ANNO Baggio (scoperto appena adolescente proprio da Giorgi nel Vicenza) segnò 17 reti in campionato. Quando la bellissima e giovane figlia dell’allenatore viola s’invaghi di un cantante rock, fuggendo con lui provocando la la nascosta disperazione del padre, Baggio cominciò a canticchiare negli spogliatoi le canzoni della band. Uno scherzo che — per fortuna di Baggio — Giorgi non scoprì mai.
E quando, il giorno del suo esonero dalla Fiorentina, si sfogò a lungo con chi scrive raccontando particolari e retroscena buoni per riempire quattro pagine, chiuse la telefonata con una raccomandazione a voce bassa: «Ovviamente questo resta fra noi». Certo, Bruno, impegno rispettato.


Addio Bruno, ci eravamo tanto odiati, ma rispettati. E la tua era una Fiorentina povera, operaia- si fa per dire con Baggio e Dunga- ma coriacea e capace di lottare a MAdrid, Sochaux e Kiev. Noi fuori, voi in campo. Addio Mister!
Domenico

28 settembre 2010

FUORI DAI COGLIONI

Dopo Francesco Totti, anche il tifo romanista risponde a Umberto Bossi e alla "battuta" sulla sigla SPQR. Al 15' del primo tempo del match di Champions League contro il Cluj, in corso all'Olimpico, è apparso in Curva Sud uno striscione recante la scritta "Bossi e Maroni fuori dai c...". Lo striscione è stato ritirato dopo pochi minuti di esposizione.
Redazione Datasport (AGM Datasport)

COSA SI E' INCRINATO

Da quest’anno è stata introdotta la tessera del tifoso, allora inizio a sentire pareri discordanti, iniziano battaglie mediatiche, e non solo, da parte degli “ultras” di tutta l’Italia. Voglio capire la vera ragione di cosa non funziona nella tessera del tifoso: ritirando la tessera si viene schedati? Ma non siamo già “schedati”? Quando fai l’abbonamento non devi presentare tutti i documenti con indirizzi e informazioni vari sulla persona che sottoscrive lo stesso? E con i telefonini, la carta d’identità, la tessera sanitaria non siamo già schedati?
Mah…vuoi vedere che la causa sono i dieci euro del costo della tessera? No…non penso perché se dovessi usufruire degli sconti negli autogrill o associati, ammortizzerei velocemente la spesa.
Forse è perché funziona da carta di credito? Non penso, se confrontiamo che in un anno a casa arrivano richieste di attivazioni di carte di credito da tutte le finanziarie e banche possibili e immaginabili che neanche ci ricordiamo, e sempre qualcuna alla fine l’abbiamo attivata.
Ma allora cos’è veramente che non funziona? E se fino ad oggi non l’ho capito vuoi vedere che non sono un “tifoso”? Allora mi devo sforzare per capire, vuoi vedere che è per principio che protestano e io non l’ho capito? Però vorrei capire di quale principio stiamo parlando, è un principio morale? Andare allo stadio e tifare senza insultare, o minacciare, o prevaricare chi ti sta vicino non penso possa ledere la nostra morale, è un principio civile? Non insultare le forze dell’ordine non penso possa ledere la nostra educazione di civiltà, è un principio di appartenenza? Ma appartenenza a cosa?
Dato che non lo so, ho cercato nei vari siti degli ultras cosa volesse significare ultras e cos’è l’appartenenza a questi gruppi, e in quasi tutti ho trovato questa sorta di “decalogo”:
“1 - Credo alla violenza come componente inscindibile di questa società, come mezzo di ribellione alla sempre più massiccia repressione voluta da chi ci governa.
2 - Credo nello scontro fisico attuato secondo precise regole, senza lame, senza bombe e senza infamità e solo contro chi sa veramente cosa sta facendo.
3 - Credo nel gruppo,alle sue regole ed alle sue gerarchie.
4 - Credo nell’aggregazione giovanile e alla libertà di pensiero che mi induce a considerare qualcuno diverso anche solo per la sciarpa che porta al collo.
5 - Credo nell’importanza di appendere il proprio striscione in ogni stadio ed ovunque giochi la proprio squadra, a prescindere dal numero, dalla lontananza o dalla situazione di classifica.
6 - Credo nell’autosostentamento del gruppo e nell’importanza di portare avanti le proprio idee senza dover rendere conto a nessuno di niente.
7 - Credo solo nella maglia come unico segno distintivo di fede. Credo nei colori, nella storia e nella tradizione che essa si porta appresso.
8 - Credo solo nelle persone leali, ne amici ne nemici.
9 - Solo chi è leale veramente non potrà mai venir meno ai principi fondamentali dell’essere ultras, a prescindere dalle rivalità.
10 - Credo nella lotta dura e massiccia verso tutti quegli organi predisposti all’annullamento del movimento ultras.
11 - Credo nei principi del rispetto verso chi coltiva le stesse idee. Al di là di ogni repressione, al di là di ogni provvedimento di interdizione dagli stadi, libertà per tutti gli ultras!!!”
Si commentano da soli… Ma io vorrei commentarli a modo mio…
1 - Non amo la violenza perché corpo inscindibile di questa società e come mezzo di ribellione per eventuale repressione voluta da chicchessia usa il dialogo e la legge.
2 - Non crede nello scontro fisico tantomeno a qualsiasi arma o mezzo contundente che possa essere usato ad offendere altre persone.
3 - Ho fiducia nel gruppo democratico e senza gerarchie.
4 - Ho fiducia nell’aggregazione delle persone e alla libertà di pensiero e di parola che mi inducono a considerare tutte la persone uguali a prescindere dalla sciarpa dal colore, dalla razza o religione.
5 - Devo poter appendere lo striscione,sventolare la bandiera, gridare il mio sostegno alla mia squadra senza che la prepotenza altrui me lo impedisca.
6 - Ho fiducia nel gruppo che riesce ad autosostenersi,ma pronto alla solidarietà, a portare avanti le proprie idee e confrontarli con le idee altrui e imparare a rispettarle.
7 - Tifo per la maglia i propri colori la sua tradizione la sua storia e nel suo rispetto mi attengo a norme della civiltà.
8 - Ho fiducia nelle persone leali,ma do sempre una seconda possibilità.
9 - Chi è veramente leale prende in considerazione i principi fondamentali della vita e non di un gruppo a prescindere il colore della maglia.
10 - Ho fiducia in tutte le forme legali preposte all’annullamento di qualsiasi forma di violenza negli stadi.
11 - Ho fiducia nei principi e nel rispetto dell’uomo,ricordandomi che la mia libertà “finisce” dove “inizia” quella dell’altro.
Riconosco che non tutti gli ultras aderiscono al primo decalogo, ma che tanti altri fanno riferimento al secondo. Il tifoso che ama la sua squadra farà sempre di tutto per non danneggiarla. Se ami i tuoi colori ti attieni alle regole,che non sono tante e facili da rispettare.
Incitare la squadra con canti bandiere e colori, sostenerla nei momenti difficili e difenderla da chi fa ostracismo gratuito e per interessi personali sovrapponendoli a quelli della comunità.
Come si fa a dichiararsi tifosi se allo stadio limiti l’entusiasmo, la passione le emozioni altrui, come si fa a dichiararsi tifosi sapendo che accendendo dei fumogeni o sparando bombe carta, la tua squadra viene multata? Mentre chi va allo stadio con il figlio, con la fidanzata o con la famiglia sono tifosi queste persone?
Sì che quest’ultimi lo sono, e sono orgoglioso di farne parte.

ARTISTI PER BOBO. CHI SUONA PER GABBO?

LECCE - La polizia di Stato festeggia a Lecce il suo patrono, San Michele arcangelo, ma l’appuntamento nel capoluogo salentino, con la presenza del ministro degli Interni, Roberto Maroni, diventa anche l’occasione per parlare di politica e di sicurezza, i due argomenti di stringente attualità dell’agenda italiana. Politica, perché è imminente l’intervento del premier Silvio Berlusconi alle Camere e la richiesta di fiducia sui prossimi tre anni restanti di questa legislatura, mentre spirano da più parti i venti di crisi con i finiani e l’eventualità di una fine prematura del governo si fa sempre più consistente; la sicurezza, perché soprattutto nel Salento, anche oggi è stata una giornata di sbarchi e il tema della sicurezza sembra strettamente collegarsi con quello di questa nuova emergenza e delle politiche dell’immigrazione e dell’accoglienza, messe in atto dal governo.

Al termine della celebrazione tenutasi nel Duomo di Lecce ed officiata dal presule, monsignor Domenico D’Ambrosio, il lehista Maroni si è avvicinato alla postazione dove erano collocati i giornalisti, all’esterno della chiesa, dove ha risposto non senza ostentare una certa tensione ad alcune delle domande che gli sono state poste. Il ministro ha dapprima ringraziato le forze dell’ordine per il loro continuo impegno e la dedizione, ma sui temi della politica ha dimostrato qualche nervosismo. Alla domanda se la fiducia che Berlusconi andrà a chiedere sia un atto o meno di debolezza, ha replicato: “La fiducia e' un atto dovuto. Ma quale debolezza? Semmai e' il contrario. E' un atto di correttezza istituzionale nei confronti del Parlamento e mi pare che almeno questo dovrebbe esserci riconosciuto".

Il capo del Viminale ha spiegato che dopo quanto accaduto domani verrà presentato un documento che illustrerà il programma di governo dei prossimi tre anni, sul quale “giustamente il presidente del Consiglio e il governo vogliono verificare se c'e' in Parlamento una maggioranza che esprime su questo programma la fiducia, così come prevede la Costituzione. Mi sembra il minimo dovuto dopo quanto accaduto questa estate. Abbiamo il coraggio di andare in Parlamento e chiedere la fiducia".

Faccia tirata e commento d’ufficio anche sul caso dello sgombero dei rom da un campo di Milano, dopo le dichiarazioni di Matthew Newman, portavoce del commissario europeo alla Giustizia, Viviane Reding, che pur chiarendo che l’episodio assume carattere nazionale, su cui non c’è alcuna volontà di entrare, ha tenuto a precisare che la “la discriminazione non ha posto in Europa". Maroni si è limitato ad ammettere con un sorriso ironico di essere d’accordo col pensiero europeo. Nessun commento, invece, sulla questione sbarchi nel Salento, mentre a chi gli chiedeva se con Fini sono risolti i problemi, ha risposto: “Io non ce ne ho mai avuti”.

Due agenti e una donna sono morti e un terzo poliziotto è rimasto ferito gravemente a Bitonto, in uno scontro frontale tra una volante della Polizia del Reparto Anticrimine di Bari e un'auto. Una Peugeot con a bordo una giovane donna che viaggiava sulla Provinciale 156 che dall'aeroporto conduce a Bitonto ha sbandato finendo per scontrarsi con la vettura della polizia che proveniva in senso opposto.Valore squisitamente simbolico
Più sereno e disponibile il capo della Polizia, Antonio Manganelli, che ha sottolineato il valore simbolico dell’appuntamento odierno: “L’espressione che usa molto la nostra istituzione è che ‘c’è più sicurezza insieme’ – ha affermato -, che non è solo uno slogan e che vuol dire che oggi la sicurezza si realizza attraverso forme di partenariato ed il progressivo coinvolgimento delle componenti della società. Anche questa occasione del festeggiamento del patrono della polizia può essere un buon momento di incontro con la gente, di condivisione di certi fondamentali valori”.

Un velo di tristezza, tuttavia, accompagna la manifestazione dopo la morte nei giorni scorsi in un tragico incidente nel barese di due poliziotti, Gabriele Schino ed Adriano Epifani: Manganelli li ricorda, spiegando il senso del premio San Michele, giunto alla sua seconda edizione e che viene consegnato “a delle persone che hanno particolarmente meritato nel campo dei valori in senso lato e naturalmente queste sono anche le occasioni di incontro che ci permettono di ricordare le quotidiane soddisfazioni, successi, le gioie, i dolori profondi che vive un’istituzione complessa come la nostra fatta di oltre cento mila persone quotidianamente esposte al pericolo di vita. La serata sarà appunto dedicata a Gabriele ed Adriano, che sono morti solo pochi giorni fa”

Sul caso sbarchi nel Salento, Manganelli si è detto ottimista su una possibile soluzione: “Assolutamente si, credo che si possa risolvere, attraverso l’ampliamento della collaborazione alla Turchia e alla Grecia. Noi abbiamo lavorato bene con una serie di paesi dell’Africa occidentale, con la Libia, abbiamo azzerato gli sbarchi su Lampedusa. Abbiamo un problema ancora aperto per coloro che attraversano la rotta per la Turchia. Io sono stato il mese scorso in Grecia, per chiudere con i greci questo problema, il prefetto Ronconi, che è il capo della direzione che cura l’aspetto dell’immigrazione clandestina, sarà tra qualche giorno in Turchia. Io vado via da Lecce e parto per Bruxelles, dove incontrerò i capi delle polizie europee ed africane proprio per ribattere questo punto”.

A breve , presso il Politeama di Lecce proseguirà la festa con la cerimonia di consegna del Premio San Michele Arcangelo, riconoscimento che il Capo della Polizia attribuirà ai poliziotti, autori del libro ''Parole d'anima in divisa'' e a Luciana Canonico, giovanissima pianista non vedente di Benevento a cui la Polizia di Stato ha donato un pianoforte, sostenendo il suo debutto al Teatro San Carlo di Napoli, avvenuto lo scorso 25 giugno.

Tra i personaggi del mondo dello spettacolo, il premio sarà assegnato a Pippo Baudo. La serata, presentata da Fabrizio Frizzi e Paola Saluzzi, sarà ricca di momenti di intrattenimento con artisti come Massimo Ranieri, Flavio Insinna, Vincenzo Salemme, Checco Zalone, i Radiodervish e il gruppo folcloristico salentino Arakne Mediterranea.

ADDIO EDMEO

Cesena, 28 settembre 2010.  Cattedrale gremita per dare a Edmeo Lugaresi l'ultimo saluto. I funerali del Presidente onorario del Cesena calcio si sono svolti nella Cattedrale di San Giovanni Battista a Cesena.
Presenti alla funzione, in prima fila, il sindaco di Cesena Paolo Lucchi e il presidente della Provincia Cesare Bulbi. Accanto a loro il gonfalone della città di Cesena. Al gran completo la squadra del Cesena e lo stendardo della Juventus.
A celebrare la Santa Messa in suffragio dell' 82enne Lugaresi quattro sacerdoti. Monsignor Pierluigi Tonelli lo ha ricordato con queste parole: 'Edmeo è stato il sole della Romagna. Una persona umile, un grande esempio dell’imprenditore romagnolo che con tenacia, umiltà e onestà ha fatto grande per Cesena l’economia dell’ortofrutta. La città è qui riunita non solo per onorare chi ha guidato il Cesena tanti anni ma soprattutto per un uomo che ha contribuito a fare grande la Romagna. Una persona vera e semplice - ha proseguito il sacerdote -: mi ha sempre detto che ogni sera recitava le preghiere che gli aveva insegnato la madre. E dire che non era un abituale frequentatore della parrocchia anche se a volte veniva’’
Presenti al funerale i figli di Lugaresi, Giorgio (ex presidente del Cesena) e Loredana. In chiesa il mondo del calcio di ieri e di oggi, e tanti ex giocatori, fra cui Hubner, Fontana, Salvetti, Bianchi, Rizzitelli, Cera, Piraccini, Ceccarelli. C'erano anche vari allenatori che con Lugaresi hanno scritto pagine importanti della storia bianconera: Bolchi, Benedetti, Cavasin e Castori. Fuori alla chiesa un grande striscione dei tifosi con scritto 'Edmeo nei nostri cuori''
Al termine della cerimonia il feretro di Edmeo Lugaresi è stato accompagnato al cimitero urbano di Cesena dove è sepolta anche la moglie Anna, scomaprsa il 6 maggio. Erano stati insieme 62 anni, e la sua scomparsa l'aveva profondamente colpito.

BOBO, ADESSO RIDIAMO NOI

Finalmente qualcosa si muove. Su segnalazione di alcuni cittadini e un’associazione di consumatori, il Garante per la Privacy ha aperto un’istruttoria sulla tessera del tifoso. Entro un mese è atteso l’esito. Tre i punti particolarmente controversi: il trattamento dei dati personali, l’utilizzo della tecnologia inserita nel microchip, nonché la liceità dell’obbligo di acquisto di una carta prepagata per ottenere la tessera del tifoso.

A insospettire i tifosi era stata la modulistica di richiesta. Su cui non era chiaro a chi andassero in mano i dati personali. Ma non solo. Perché, nonostante il clamore suscitato dalla sua introduzione, in pochi ancora oggi hanno capito cosa sia la tessera del tifoso. La quale è a tutti gli effetti una carta prepagata. Che può essere utilizzata per comprare biglietti e l’abbonamento allo stadio, ma anche per acquistare qualunque altra cosa, proprio come ogni altra carta. E c’è di più: essa contiene anche un microchip di tecnologia RFID, attraverso il quale particolari macchinari sono in grado di rilevarne i dati a distanza, seppur breve. E inoltre, al contrario delle normali prepagate, contiene la foto del possessore. Tutto ciò già contrastava un primo parere espresso dal Garante per la Privacy nel giugno 2010, in cui si precisavano alcuni aspetti del trattamento dei dati personali nelle linee guida del ministero.

Ufficialmente, però, la tessera del tifoso venne introdotta per curare la piaga della violenza negli stadi. Eravamo, si badi bene alle date, a metà 2009. Già allora, come riporta l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, i reati da stadio erano in considerevole diminuzione: contando solo il numero di feriti, si è passati dai 1.219 della stagione 2003-2004 ai 361 di quella 2007-2008, con un’ulteriore diminuzione del 66% nel girone d’andata dello scorso anno. Ebbene, la tessera veniva spacciata come ulteriore elemento di sicurezza e prevenzione. Da una parte la squadra forniva una tessera di fedeltà al tifoso, dall’altra la Questura controllava che sul titolare non pendessero provvedimenti ostativi (un provvedimento di Daspo o una condanna passata in primo grado per reati da stadio, sentenza che di fatto sancisce una diffida a vita a frequentare qualunque stadio). Tale misura però, sebbene meno aspra, era già in vigore dal 2005, allorché le squadre furono costrette a trasmettere i dati dei propri abbonati alla Questura.

E allora che bisogno c’era della tessera del tifoso? A far diminuire la violenza? Be’, se si prendono in esame le prime giornate di questo campionato sembra proprio di no. E c’è un perché. La circolare ministeriale 555/2009 che introdusse la tessera del tifoso, infatti, si guardò bene dal renderla obbligatoria. Non solo non lo fece per le singole società, le quali avrebbero potuto benissimo non aderire all’intero progetto. Ma nemmeno per il singolo tifoso, il quale può a tutt’oggi andare al botteghino o in banca e ottenere così il suo diritto d’accesso allo stadio. Con due uniche preclusioni: l’abbonamento per l’intera stagione e i biglietti per le trasferte nel cosiddetto “settore ospiti”, ossia quella gabbia dove i tifosi in trasferta vengono assiepati come fossero mandrie.

Cosa è successo? Semplice, che chi non ha sottoscritto la tessera del tifoso (vuoi perché, è il caso di molti ultrà, la vede come una schedatura, vuoi perché, condannato per reati da stadio, non poteva farlo) è andato ugualmente in trasferta, ha comprato un biglietto per una tribuna che non fosse quella “ospiti”, e si è seduto in un settore normalmente frequentato dai tifosi di casa. Risultato: incidenti. A Brescia, due settimane fa, il più grave, con un tifoso della provincia di Ragusa finito in ospedale (in quella partita c’erano solo 26 tifosi del Palermo nella gabbia, tutti gli altri erano nelle varie tribune). Invece il 19 settembre, a Marassi, durante Sampdoria-Napoli, l’accensione di una torcia da parte dei tifosi partenopei ed il conseguente parapiglia in tribuna (la curva ospiti era semideserta) ha costretto steward e forze dell’ordine a fare cordone nel settore distinti. Mentre a Brindisi, già alla prima di campionato di Lega Pro, sette tifosi dell’Avellino che non si trovavano nel settore ospiti si sono azzuffati con quelli di casa. Per loro potrebbe scattare il Daspo. Nel caso, anche se volessero, niente prepagata.

D’altronde non ci voleva molto a capire che lo scopo della tessera del tifoso fosse eminentemente commerciale. Non a caso, dopo il lancio pubblicitario disastroso, con i gruppi ultrà che non ne volevano sapere di sottoscriverla e quelli dell’Atalanta, era il 26 agosto, che assaltavano la festa di Alzano Lombardo dove parlava il ministro dell’Interno Bobo Maroni, molte squadre sul loro sito l’hanno camuffata con nomi accattivanti, puntando tutto sulla fidelizzazione. Come è accaduto spesso in passato, il meccanismo ha fatto leva sull’amore per il calcio degli italiani, il quale, a fronte di una diminuzione delle presenze allo stadio (quest’anno in serie A mancano all’appello già 70.000 paganti), è in grande crescita, almeno stando a una recente indagine di Demos & Pi (fonte Repubblica). Detto fatto, finora sono 655mila le tessere del tifoso sottoscritte. Come dire, un ulteriore balzello per tanti appassionati (si consideri che la prepagata finisce in mano pure ai minori di 14 anni), ma anche fa un gran favore alle banche, guarda caso il soggetto che spesso emette le fideiussioni grazie alle quali le squadre ottengono l’iscrizione ai campionati.

di Elena Filicori e Matteo Lunardini

BOTTE

MASSIMO DELFINO
ALESSANDRIA
Il ministro Maroni li ha definiti «pirla», intervenendo alla Politica nel pallone - Gr Parlamento; l’esponente perugino dell’Udc, Ronconi, li ha catalogati come «delinquenti da punire in modo esemplare». Che la si pensi nell’uno o nell’altro modo, il giorno dopo il «fattaccio» tutta Alessandria prende le distanze dal gruppo di facinorosi che ha aggredito il portiere del Gubbio a 200 metri dallo stadio Moccagatta.

Era trascorsa un’ora dalla partita vinta dai grigi contro la formazione umbra ed è scattata la violenza di almeno 6-7 persone contro Eugenio Lamanna, 21 anni, che ha avuto solo il torto di passare con i genitori davanti a un bar in cui si erano radunati alcuni ultrà. Frattura del setto nasale e un’ecchimosi sotto un occhio sono le lesioni riportate dal giocatore, che vive a Como e che ieri ha annunciato di «voler tornare al più presto in campo per superare il trauma». Sono stati minuti di choc per Lamanna: «Prima qualche sfottò, poi l’aggressione ingiustificata anche nei confronti di mia madre e mio padre» ha spiegato in ospedale il portiere, che ieri su Facebook e su altri siti ha ricevuto solidarietà da centinaia di persone, fra cui molti tifosi di Alessandria, che hanno chiesto scusa a nome di chi va allo stadio per vedere la partita e non per delinquere.

Quella di domenica è stata una macchia vergognosa per una città che vive il calcio con passione ed entusiasmo (la squadra è seconda in C1), ma i cui ultrà non avevano mai dato segni di inciviltà. Se il Gubbio auspica il «pugno di ferro» contro gli autori del gesto, anche l’Alessandria si riserva di chiedere un risarcimento ai responsabili di un episodio che ha causato un grave danno d’immagine al club. Fra l’altro, sugli spalti non c’era stata tensione e i pochi tifosi ospiti si erano mischiati ai supporters locali nei distinti, in un clima amichevole. A fine gara, però, la brutale aggressione che, per il ministro Maroni, «nulla ha a che fare con le polemiche sulla tessera del tifoso o sui Daspo. E’ un problema di educazione e di cultura: questa gente non ha cervello, certi fatti vanno stigmatizzati, a partire dalle scuole».

SVOLTA BRITISH

(di Alessandra Roversi)
Saranno le origini inglesi del film Arancia Meccanica e quindi dei Drughi, sarà che tra meno di un anno avremo uno stadio “all’inglese”, sta di fatto che la Curva Sud sta diventando un po’ British.
Ero in curva negli anni d’oro di Lippi e Capello. Sono stata sempre lì anche nelle quattro gare casalinghe di questo inizio di stagione perché, con tutti i pregi e i difetti, lo ritengo tuttora – da “tifosa” – il posto migliore per guardare una partita. E pazienza se a volte non vedi dov’è il pallone perché poche file davanti a te sventolano uno di quei bandieroni enormi che non ti fanno vedere parte del campo. Quello che non ho mai accettato sono altre cose: le contestazioni e gli scioperi, tanto per cominciare. Ricordo un inopportuno sciopero nella stagione 2003/04 per la partita con l’Inter (che perdemmo 3-1) contro le dichiarazioni dell’allora A.D. Giraudo sul fatto che nel nuovo stadio tutti avrebbero dovuto stare seduti. Oppure i diversi episodi nella 2004/05 come l’abbandono dello stadio durante il secondo tempo di Juventus–Lazio, oppure  la contestazione contro Capello nonostante la vittoria 2-0 sul Brescia e i 5 punti di vantaggio sulla seconda (era la prima del girone di ritorno). Questo per non parlare dei soliti “andate a lavorare” quando la squadra stava perdendo. Poi, se si stava male quando si vinceva, figuriamoci con le annate storte degli ultimi anni! Nelle ultime stagioni abbiamo perso il conto delle multe prese dalla società per cori razzisti, quelli contro gli avversari ma giudicati (ingiustamente) razzisti, le partite a porte chiuse… Insomma, ci siamo dati da fare negli ultimi anni, ammettiamolo. Tutto questo mentre in Inghilterra, ogni domenica, la squadra di casa esce sempre tra gli applausi del pubblico che si vinca che si perda.
“Era la Società di allora che si contestava”, dirà qualcuno. Sarà. Quest’estate, invero, l’addio della dirigenza post-Calciopoli tanto odiata e contestata dai tifosi e il ritorno di un Agnelli alla presidenza avevano portato l’entusiasmo dei tifosi a mille; un po’ meno i proclami del tipo “lo Scudetto lo lasciamo ad altri, il nostro obiettivo è la zona Champions” e il calciomercato di basso profilo, compreso un tecnico senza nessun tipo di esperienza con grandi squadre come la Juventus (che fu). Ero pronta a scommettere che Delneri sarebbe stato contestato alla prima sconfitta  perché, se criticavano Capello che quando gli andava male infilava 5 vittorie di fila… Con i risultati delle prime partite di campionato questa mia paura cresceva, anche dopo la gara di Udine: bellissima, perfetta, goleada, zero reti incassate, ma proprio per quello “pericolosissima”, perchè i tifosi si illudono facilmente, prendono il volo e poi la caduta è sempre più brutta.
Per la partita con il Palermo, avevo pensato di arrivare allo stadio poco meno di un’oretta prima del fischio d’inizio, tanto nei turni infrasettimanali di solito c’è sempre pochissima gente (come per la gara col Lech di una settimana prima, che a momenti ed erano di più i polacchi!). Ma ecco la prima sorpresa: Curve piene, anzi pienissime, come nelle grandi occasioni. Un palcoscenico così, durante la settimana, lo si vede  soltanto nelle gare di un  certo spessore, quelle europee. Stupendo! Sappiamo com’è andata la partita, ma intanto la Sud cantava senza fermarsi un secondo e a fine gara tutti i presenti hanno applaudito la squadra perché l’applauso ha sempre quell’effetto contagioso: quando lo fa un gruppo di persone, tutti gli altri seguono, ancor di più trattandosi di una Curva intera. Mi sentivo al mitico Highbury di una volta, o all’Anfield. Eh già, perché per molto astio che possa esserci tra noi e i “Reds”, loro sono esemplari in questo senso, cantando You’ll never walk alone senza mai fermarsi anche nelle sconfitte. Sembrava che per una sera la Curva avesse deciso di unirsi alla rifondazione della Juve: dirigenza, staff tecnico, squadra e ora anche tifo.
Dopo la sconfitta, ero sicura che contro il Cagliari ci sarebbe stato meno pubblico, ma sbagliavo ancora: quasi 22.000 paganti e ancora Curve piene. E, a parte gli insulti ai solito noti (leggasi Toro, Inter, Guido Rossi, ecc..), dalla Sud è partito un unico coro contro gli avversari di turno, concentrandosi più sui cori a favore dei propri giocatori, di Andrea Agnelli e del mister Del Neri (sì, ce n’era anche per lui!). Cose viste raramente, in Italia, ma che fanno un immenso piacere perché alla fine il tifo deve essere questo: appoggiare la squadra (“supporters”), perché noi della Juve abbiamo già stampa e media vari che ci remano contro. Poi ecco il regalo alla Sud: al suo primo gol in bianconero, Krasic è andato ad abbracciare gli ultras proprio come fanno i giocatori in Inghilterra.
Chissà se è un cambiamento definitivo o solo temporaneo (il supporto per la maglia non sempre coincide con quello nei confronti di alcune scelte della Società), ma per ora va riconosciuto e apprezzato.

COMUNICATO ULTRAS LAZIO CURVA NORD

QUANDO ABBIAMO DECISO DI TORNARE IN CURVA, LO ABBIAMO FATTO PROPRIO PERCHE' ERA IN MANO A PERSONE INDEGNE,CHE STAVANO MACCHIANDO L'ONORE CHE CI HA SEMPRE CONTRADDISTINTO. SIAMO TORNATI MOSTRANDO FIERI I NOSTRI VOLTI E NESSUNO HA AVUTO IL CORAGGIO DI ESPORSI O DI ESPORRE IL SIMBOLO "IRRIDUCIBILI".
HANNO ATTESO, COME SCIACALLI, IL MOMENTO GIUSTO PER RIAFFACCIARSI IN CURVA NORD CON LO STENDARDO "IRR" ED ERGERSI A "CAPiPOPOLO" SOLO PER ASSICURARSI LA SIMPATIA DI CHI CI CRITICA.
NOI ABBIAMO FATTO DELLA COERENZA E DELLA FEDELTA' AI NOSTRI IDEALI IL PUNTO DI FORZA DI UNA BATTAGLIA SACROSANTA QUALE E' QUELLA CONTRO LA TESSERA DEL TIFOSO.
COLORO CHE SI SONO FATTI FORZA DELL' ASSENZA DEGLI ULTRAS LAZIALI, IN UN MOMENTO DI FERMA PROTESTA CONTRO QUESTO PROVVEDIMENTO, PER RIFARSI VIVI E SODDISFARE I PROPRI INTERESSI ECONOMICI, SARANNO GIUDICATI PER IL LORO GESTO DAGLI ULTRAS DI TUTTA ITALIA.
NOI ANDIAMO AVANTI PER LA NOSTRA STRADA, CONVINTI CHE L'UNICO MODO PER COMBATTERE VERAMENTE CONTRO LA TDT, CHE PRIVA GLI ULTRAS DELLE PROPRIE IRRINUNCIABILI LIBERTA', SIA QUELLO DI NON ENTRARE ALLO STADIO.
A QUESTI FINTI ULTRAS DICIAMO SEMPLICEMENTE CHE QUANDO LA TDT SPARIRA', NOI TORNEREMO AL NOSTRO POSTO, ALLA GUIDA DELLA CURVA NORD!!!

Ultras Lazio Curva Nord

LO STADIO DI LOTITO

L'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport riporta altre interessanti dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente della Lazio, Claudio Lotito: "Verso la riappacificazione con i tifosi? Me lo auguro. Quel che è certo è che vogliamo costituire un rapporto nuovo tra la società e le tantissime persone che hanno a cuore i colori biancocelesti. L'iniziativa dell'aquila l'abbiamo voluta proprio per questo. Ho visto gente piangere allo stadio. Spero sia l'inizio di una nuova fase. Vogliamo far tornare a sognare i nostri tifosi. Il nuovo stadio? Nessuna fine. Resta un progetto imprescindibile, prima o poi lo realizzeremo. Per il bilancio e, ancora, per dare ai tifosi una casa che sentano davvero loro. Se questa è la volta buona per tornare a vincere qualcosa? Spero di sì. Abbiamo grandi potenzialità, ma a volte queste non bastano per ottenere grandi risultati. Se questa è la Lazio più forte della mia gestione? Deve essere il campo a dirlo. Noi, come società, abbiamo fatto il possibile per renderla competitiva. Hernanes? Grande giocatore e ragazzo intelligente. Lo seguivamo da tempo, non è stato facile prenderlo. E' partito bene, sono convinto continuerà così. Zarate sulla via del recupero? Ce la farà. L'anno scorso ha patito la grande pressione mediatica esercitata su di lui. Adesso è più sereno, sono sicuro che presto rivedremo lo Zarate del primo anno".

MILOS NEL CUORE

TORINO, 28 settembre - L’integrazione di Milos Krasic nella Juve procede veloce quanto quella tecnico-tattica e i risultati arrivano sotto forma di gol e un contributo sempre crescente al gioco. E poi ci sono i tifosi. La vera benzina di Krasic, che da quando è arrivato a Torino, non ha smesso di stupirsi per l’affetto nei suoi confronti. Non se l’aspettava, lui straniero e con un nome poco altisonante, di conquistare così rapidamente il popolo juventino. E continua a dirlo ai suoi amici serbi: «Sentire i tifosi che cantano il mio nome è un’emozione alla quale non riesco ad abituarmi. La prima volta mi ha fatto venire la pelle d’oca, ma anche nelle volte successive quando sento che gridano Milos Krasic mi batte forte il cuore. Non mi vergogno ad ammetterlo: mi commuove. Domenica sera, anche prima che facessi gol, cantavano per me: in quel momento ho deciso che alla fine della partita sarei andato sotto la curva e avrei regalato la mia maglia. È il minimo che possa fare per loro».

JUVENTINITA’ - In realtà per loro ha già rinunciato a due milioni di euro, quelli che gli avrebbero dato in più quelli del Manchester City. Un gesto d’amore, ma la juventinità non si misura, si sente dentro. E Krasic è completamente coinvolto­travolto dalla passione bianconera. Una fiducia ricambiata dai compagni, che non finiscono di tes­sere le sue lodi, ma anche dal tecnico, Luigi Del Neri, che sabato si è sbilanciato in una previsione poi diventata realtà («La Juve è Krasic dipendente») , anche se dopo la gara ha corretto il tiro dicendo di essere frainteso. Con grande umiltà è lo stesso Krasic che mette le mani avanti sulla dipendenza della squadra dalle sue prestazioni. «Assolutamente no, la Juventus non è Krasic dipendente. Anzi, siamo un grande gruppo, giochiamo l’uno per l’altro ed è questa la nostra forza. Segnare una tripletta è stata una grandissima emozione. Voglio ringraziare i tifosi che ci hanno sostenuto durante tutta la gara. La cosa più importante, è che abbiamo vinto». L’esterno serbo è però estremamente critico verso se stesso: pur essendo stato il protagonista della serata, fa le pulci sulla sua prestazione. «Ci sono state alcune fasi di gioco in cui non ho fatto granché». Incontentabile.

PAOLO CENTO CONTRO IL SENATUR

”Le offese di Bossi a Roma e ai suoi simboli sono inaccettabili e se dovessimo usare un paragone calcistico tanto caro al ministro Maroni meriterebbero il Daspo, cioé la diffida permanente”. La metafora “calcistica” è stata utilizzata da Paolo Cento di Sinistra Ecologia e Libertà, dopo l’ultima sortita del leader leghista contro la capitale.
Secondo Cento ”ci troviamo di fronte ad una escalation di dichiarazioni e offese che non devono essere sottovalutate e che segnalano l’avvicinarsi rapido delle elezioni politiche e il tentativo del leader leghista di costruire una campagna elettorale esasperando gli elementi etnici e secessionisti”.

CONTROINFORMAZIONE VERITIERA....


video

Nel video: il corteo di protesta dei sampdoriani contro la Tessera del tifoso...

Il titolo non è messo a caso: da quando la Tessera del Tifoso è entrata in vigore, sui media nazionali è calato un velo di silenzio pesante come un macigno. Eppure parliamo degli stessi media che fino a qualche anno fa erano pronti a fare a pezzi gli ultras per ogni minima stronzata... Prendiamo il caso del motorino lanciato dagli spalti di San Siro, in quell'ormai famoso Inter-Atalanta del 2001: in se si trattava di un gesto più stupido che violento, tanto che se andiamo a rivedere le immagini di quel famoso lancio vedremo che il povero scooter viene lanciato in una zona sottostante vuota, forse perchè la gente aveva capito le intenzioni del gruppo, probabilmente perchè era stato il gruppo stesso ad avvisare gli spettatori sottostanti di togliersi. Lungi da me difendere gli autori del gesto: quello che voglio dire è che al massimo potrebbero essere accusati di "sceneggiata napoletana" per la platealità del gesto, ma la violenza, quella vera che lascia anche qualche segno fisico, è ben altra cosa... Cosa hanno fatto invece i media dal 2001 ad oggi? Ci hanno riproposto all'infinito quella sequenza, come se l'essenza di quarant'anni di movimento ultras fosse solo questo: picchiare un povero scooter indifeso! Logicamente l'opinione pubblica è andata dietro a quest'immagine di un povero motorino in fin di vita lanciato dagli spalti ed oggi quando affronti un discorso relativo alla violenza negli stadi con qualsiasi persona che lo stadio non lo frequenta la prima cosa che ti dice è "Eh, siete dei violenti, vedi i vostri colleghi che hanno lanciato il motorino dagli spalti...". 
Il gioco del silenzio invece è partito in concomitanza coi vari abusi di polizia, da stadio e non: Paolo di Brescia, Federico Aldrovandi... Clamoroso il silenzio sulla morte di Gabriele Sandri, quando si riuscì ad arrivare fino a sera nascondendo ciò che tutti sapevano. Oggi è diventato qualcosa di globale ed ha finito per abbracciare tutta la "cronaca nera calcistica" su cui hanno sguazzato in tanti per un paio di ventenni. Il ragionamento è semplice: meno si parla degli incidenti e dei disagi che si verificano negli stadi, più la tessera del tifoso può essere spacciata come "cosa buona e giusta" dal governo e più l'opinione pubblica che non frequenta gli stadi è convinta che le cose stiano andando bene. E magari se ne ricorderà quando sarà ora di votare (chissà, questi sono talmente rincoglioniti da essersi fatti convincere che stiamo uscendo dalla crisi!). Mi sembra superfluo dire che le cose stanno in maniera ben diversa, e per capirlo andrò ad analizzare l'ultima giornata di campionato...
Iniziamo dalla massima serie, da quel Milan-Genoa che doveva sancire il "superamento definitivo" della morte di Spagnolo. Un esame importante per il governo, visto che proprio lo scorso anno Genoa-Milan aveva rappresentato un pò la buccia di banana su cui era incespicata la Tessera del Tifoso con il famoso ordine di giocare a porte chiuse emesso alle 23 di sabato... Secondo la stampa tutto si è svolto a meraviglia, visto che i tifosi genoani (molti meno dei 5.000 annunciati) si sono potuti accomodare sugli spalti senza creare problemi: una trentina nel settore ospiti di San Siro, un migliaio nel terzo anello rosso, fianco a fianco coi milanisti (chi è stato a San Siro sa che le entrate di quella zona finiscono spesso per mischiare le tifoserie...). Tutto bene? Non direi proprio visto che un tifoso milanista presente col figlio è rimasto stordito dal lancio di una bomba carta da parte dei genoani... Qualcuno ne ha sentito parlare in qualche TG? Datevi la risposta da soli... 
Altri momenti di forte tensione ci sono stati a Cesena durante la sfida col Napoli, che fra l'altro era vietata per i residenti in Campania... Come se i napoletani si trovassero solo in Campania! Ed infatti un folto gruppo di tifosi partenopei era nei distinti del Manuzzi, in quanto privi della tessera del tifoso. Il resto lo ha fatto l'andamento della partita, con i suoi episodi e le sue sviste arbitrali. Aggiungiamoci anche un pò della classica arroganza partenopea, ed il gioco è fatto: qualche tensione col pubblico della Gradinata, ed a fine partita un folto gruppo di ultras cesenati supera il divisorio della curva ed entra in gradinata intenzionati a farsi rispettare in casa loro. Fin troppo ovvio che adesso ne pagheranno le conseguenze. Ma non sarebbe stato meglio mettere tutti i napoletani nel settore ospiti così da evitare problemi? A Genova invece per la partita contro l'Udinese i tifosi sampdoriani hanno effettuato un corteo di protesta contro la Tessera del Tifoso: "Non possiamo, non vogliamo arrenderci all’idea –spiegano in un comunicato- che Governo, Istituzioni e Società stiano allungando le mani sul nostro calcio. Nostro, perchè appartiene alla gente. Nostro perché con la nostra passione lo abbiamo reso quello stupendo spettacolo che è stato per tanti anni, perché per noi il calcio è emozione, mentre per loro solo guadagno. Abbiamo visto tifosi esclusi dallo stadio perché provenienti da regioni diverse, settori ospiti vuoti o senza quei colori, quei valori e quelle passioni che oggi nel calcio stanno sparendo. Scendiamo in strada perché non siamo in grado di chiudere gli occhi e subire passivamente. Il nostro urlo di libertà non può essere incatenato”. Ovviamente, silenzio di tomba da parte della stampa di regime...
Giornata molto calda in serie C, dove è successo un pò di tutto. Si era cominciato al sabato, con la gara fra Atletico Roma e Lanciano rinviata due ore prima del match (non due settimane o due giorni, due ore!) per non correre il rischio di giocare a porte chiuse. Infatti lo stadio Flaminio, casa attuale dell'Atletico Roma, non era disponibile... per che cosa? Per una gara di Motocross Freestyle organizzata (guarda un pò) dalla Redbull! Al contrario il vecchio stadio "Francesco Gianni" non aveva i requisiti necessari per ospitare pubblico,nemmeno i possessori della Tessera del Tifoso (chissà che capiate che quell'inutile pezzo di plastica non vi da nessuna garanzia!). Mi chiedo: ma come? Non bastava (secondo la circolare ministeriale che ha imposto la tessera spacciandola per legge) il solo possesso della tessera per aprire tutte le porte e rendere "a norma" come per magia tutti gli stadi italiani? Roma vi ha dato la risposta... Ma ovviamente le assurdità non sono finite qua: a La Spezia era in programma il match con il Como, da sempre partita "calda". Nel settore ospiti del Picco, un settore da 1600 posti erano presenti 9 (nove!!!) tifosi lariani tesserati. Tutti gli altri, un centinaio circa, hanno preso posto nei Distinti, a stretto contatto con gli spezzini (chi è stato a La Spezia ai tempi della C si ricorderà i loro Distinti... Non erano molto più che una mosca fastidiosa, ma più che sufficienti per scaldare gli animi!). E così si è passati presto dalle parole, ai cori ostili, al lancio di oggetti; in un settore in cui ci sono si vecchi ultras spezzini, ma anche famiglie con bambini (quelle famiglie che il Ministro Maroni dice di voler tutelare). Situazione poi risolta mettendo un doppio cordone di steward e di poliziotti a dividere spezzini e comaschi, ma vissuta ad alta tensione per tutto il primo tempo. Pubblico la foto, che rende bene l'idea: datela in faccia al primo idiota che vi dice che la Tessera è utile per la sicurezza negli stadi!
  
Ancora peggio è andata ad Alessandria, al termine della partita con il Gubbio, peraltro svoltasi nella più assoluta tranquillità. Al termine dell'incontro il portiere del Gubbio, Lamanna, si è incamminato verso la sua auto con i genitori per tornare a casa. Passato davanti un bar frequentato dai tifosi alessandrini, è nato un alterco con alcuni di loro, che hanno finito per aggredire il giocatore: il giovane Lamanna se l'è cavata con qualche contusione, pare anche che tre tifosi siano stati fermati. Ovviamente i pennivendoli nazionali, non potendo tacere l'episodio, ne hanno parlato in poche righe, menzionando i protagonisti come "Ultras". Che vi dicevo? Un'informazione a senso unico...
Sempre in tema di serie C, vi segnalo questo interessante articolo di Nuova Cosenza. Sarebbe utile per far riflettere quel poveretto di Maroni, ammesso e non concesso che nel suo delirio populista ci sia spazio per la riflessione:

27 set 10 Nel settore ospiti dello stadio San Vito domenica scorsa contro il Pisa erano presenti 23 tifosi. Tutti possessori della tessera, l’ultima invenzione delle istituzioni per “porre freno agli episodi di violenza negli stadi” (?). 30 invece gli steward dedicati a quella zona, uno spicchio di spalti con 1600 posti a sedere, che il Cosenza schiera ogni domenica. Come dire uno steward a persona. Uno spreco. Due domeniche fa da Taranto venne un solo tifoso. Sono questi i numeri di chi ha progettato la fantomatica “tessera del tifoso”? Un vero e proprio fallimento che se nei campi di A e di B è oggetto di boutade come a Trieste, dove la societa’ si permette il lusso di stendere delle gigantografie stampate con le vecchie immagini del pubblico tra gli spalti, in Lega Pro, e nelle altre leghe minori, diventa un preoccupante campanello d’allarme per i bilanci delle societa’. Incassi mancati e canna del gas vicina alla bocca. Se in serie A e B la pubblicita’ ed i diritti televisivi coprono gran parte dei bilanci, magari non tutto, ma danno una grossa mano, nei campionati minori si vive solo del contributo dei mecenati che, fin quando non si scocciano, investono con la speranza del grande salto che tradotto significa gestire bilanci con una buona parte di risorse garantite. Un vero e proprio suicidio. L’arcipelago calcio in Italia non e’ solo la serie A dove la tessera del tifoso funziona nelle metropoli come Milano, Roma, Napoli, Catania e Palermo dove il bacino di spettatori ha una percentuale alta rispetto a popolazioni che superano il milione di abitanti, ma e’ soprattutto campi e citta’ di provincia dove, quando va bene, in citta’ come Cosenza, Taranto, Foggia si arriva alle 10.000 unita’ ma nelle grandi occasioni. In tutti gli altri casi la media scende sui 1000-2000 spettatori. Ma parliamo di Lega Pro. Senza scendere nelle altre categorie minori della galassia calcio. Così succede che se le curve, oltre il 50% degli incassi, decidono di non entrare, e’ la fine. La fine di uno spettacolo, la fine del piu’ bel gioco del mondo. E’ inutile negarlo, o nascondersi dietro un cerino. Succede che la passione sfuma e, come ieri a Cosenza, quando serve quella mano in piu’ che solo la passione e l’incitamento sanno dare, anche il gioco in campo ne rimane influenzato. Vedere Cosenza-Pisa, un appuntamento da cartellone del calcio di Lega pro, che sfila nel silenzio piu’ totale delle curve, davanti a 3.380 paganti, bè questo e’ piu’ di un allarme. Questo e’ il segnale che qualcosa si e’ rotto. E’ segno che chi ha messo mano al problema violenza pensando di risolverlo con una tessera ha proprio sbagliato approccio. Gia’ il biglietto nominativo violava elegantemente la privacy del cittadino. Ora con la tessera siamo alla frutta. Stadi vuoti e tifoserie indispettite, risultato: il crac, il deserto, la noia. La fine di un gioco che con il pubblico ha la sua parte importante. Quando lo capiranno i vertici del calcio non sara’ mai troppo tardi. (Pippo Gatto)

Fino a qui tutto bene, il problema non è la caduta ma l'atterraggio...

ASSALTO AL TRENO

Sta facendo il giro di YouTube un video, girato in Russia, che mostra un vero e proprio assalto al treno ad opera di alcuni tifosi. Il gruppo di giovani attende l'arrivo del convoglio, quindi si lancia al suo assalto con mazze ed oggetti metallici. A bordo del treno altri tifosi con i due gruppi che vengono brevemente a colluttazione. Scandalizzati i commenti negli States (il video è stato postato inizialmente su Liveleak) dove viene sottolineata la barbarie del soccer, opposto al football.

SPEZIA-COMO

La Spezia, 27 settembre 2010 - Nell’era della tessera del tifoso, dove la sicurezza negli stadi dovrebbe essere sempre più garantita, ci mancava solo il ‘mescolone’ dei tifosi nello stesso settore. E’ quanto accaduto ieri pomeriggio nei distinti del ‘Picco’, in occasione della partita Spezia-Como poi terminata 1-1. Nella curva ferrovia, quella riservata agli ospiti, c’erano dieci tifosi, quelli che hanno fatto la tessera e sono tutt’altro che facinorosi. Gli ultras del Como invece, che la tessera non l’hanno fatta come quasi tutte le tifoserie più calde, hanno comprato il biglietto per la gradinata e si sono trovati fianco a fianco con gli spezzini.
Ma come è possibile tutto questo? E’ possibile, perché l’Osservatorio del Viminale non ha ritenuto Spezia-Como una partita a rischio, nonostante i precedenti. Pertanto non ci sono state limitazione e chiunque poteva acquistare i biglietti in prevendita, anche chi risiede a Como. La legge dice che chi non ha la tessera del tifoso non può andare nella curva riservata agli ospiti. Bene, gli ultras del Como hanno aggirato l’ostacolo presentandosi in gradinata. Del resto nessuno poteva impedirglielo, perché loro il biglietto ce l’avevano. E meno male che erano solo 60 invece dei 100 annunciati. Sono arrivati in treno, dopo aver lasciato le auto a Genova. Una ‘strategia’ già adottata anche i tifosi dell’Alessandria.
Ci sono stati attimi di tensione quando il gruppo è stato scortato dalla polizia nella parte estrema della gradinata, vicino alla curva degli ospiti. E’ stato subito disposto un cordone di steward, perché la solita legge che dovrebbe aver migliorato la sicurezza negli stadi non prevede neppure che i poliziotti stiano sugli spalti. Ma prima ancora dell’inizio della partita sono iniziati i cori e i lanci di oggetti. Accanto ai tifosi del Como c’erano anche famiglie con dei bambini, pertanto la situazione stava iniziando a diventare preoccupante e difficile da gestire.
Meno male che alla partita dello Spezia non manca mai il questore Gaetano D’Amato, il quale sentitosi col dirigente del servizio Giovanni Pedone, ha consigliato di mettere anche un cordone di poliziotti assieme agli steward per evitare qualsiasi problema. E in questo modo la convivenza forzata è proseguita senza scontri. Maquante altre volte dovremo assistere a scene del genere?
Massimo Benedetti

[Fonte: La Nazione]

27 settembre 2010

Statuto - E' già domenica

BOBO, RIDE BENE CHI RIDE ULTIMO

(ASCA) - Roma, 27 set - Il programma della Tessera del tifoso sta procedendo ''molto bene'' come dimostrano ''gli oltre 700 mila tifosi che l'hanno sottoscritta fino ad oggi''. Ad esprimere la sua soddisfazione e' il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nel corso di una intervista alla trasmissione radiofonica della Rai, ''La politica nel pallone''.

Il responsabile del Viminale ha ricordato che dall'inizio del campionato di calcio di serie A non si e' rilevato nessun incidente di rilievo e che solo domenica scorsa sono stati monitorati 67 incontri delle diverse categorie con l'unico episodio da registrare, l'arresto di un tifoso della Roma per il lancio di un fumogeno in campo.

Maroni ha, quindi, aggiunto che prosegue il monitoraggio del programma e che agli inizi dell'anno verra' fatta una verifica per possibili, future modifiche del provvedimento come quella della non necessita' di sottoscrivere la tessera per quei tifosi che, in trasferta, decidono di non recarsi nel settore ospiti. ''Se vedremo che questo viene fatto proprio per non aderire al programma potremmo anche pensare all'obbligo della tessera, per le partite fuori dal territorio della provincia, a prescindere dal settore che si andra' ad occupare''.

gc/sam/ss