31 agosto 2010

GAME OVER

Sconfitto da Varese e Cittadella in occasione delle prime due giornate del campionato di Serie B, il Torino ha già mandato su tutte le furie i propri tifosi.

Ieri sera alcuni teppisti hanno fatto esplodere persino una bomba carta di fronte alla sede del club, impegnato nelle ultime trattative di mercato. Sul muro di fronte è apparsa anche una scritta 'Game Over', intimidatoria nei confronti della società. Nel prossimo turno, il Torino ospiterà il Crotone.

ANCORA SU CASALE-PRO PATRIA

Cinque agenti di Polizia feriti, fortunatamente in modo lieve; questo il bilancio finale degli incidenti avvenuti prima della partita Casale-Pro Patria disputata domenica allo stadio Natal Palli.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti, un gruppo composto da una trentina di sostenitori della formazione lombarda ha raggiunto in auto il parcheggio dell’ex Cofi. Dopo aver lasciato i veicoli in sosta, i tifosi a piedi si sono incamminati verso le stadio. Ma giunti nei pressi di salita Sant’Anna si sono incrociati con ultras del Casale che a loro volta si stavano recando alla partita. Sono cominciate le scaramucce, dallo scambio di insulti si è passati allo scontro fisico che i poliziotti addetti all’ordine pubblico sono riusciti ad arginare a fatica frapponendosi fra gli opposti schieramenti. Ad avere la peggio sono stati cinque agenti, quattro della Questura di Alessandria e un sovrintendente capo del Commissariato di Casale ha rimediato una testata al volto e una distorsione ad un braccio.
Secondo la versione della tifoseria nerostellata, sarebbero stati i sostenitori ospiti ad innescare i tafferugli con un lancio di bottiglie di birra, dopo il loro arrivo al parcheggio della ex Cofi.
«Non c’è stato nessun attacco da parte nostra, abbiamo solo risposto alle loro provocazioni. In passato questo contatto tra tifoserie non sarebbe mai potuto avvenire, questo è uno dei risultati della famigerata Tessera del Tifoso... Senza la quale i tifosi ospiti sarebbero stati accompagnati direttamente allo stadio».
Sull’episodio sono in corso accertamenti da parte della Questura ma tutto fa pensare che a breve scatteranno i primi Daspo della nuova stagione.

ESORDIO A MARASSI

Domenica sera l’esordio con la tessera del tifoso non ha portato incidenti, se non problemi alla viabilità e parecchie discussioni da parte di chi aveva il biglietto regolare, ma non la tessera e doveva seguire un percorso alternativo. L’impatto delle nuove regole a livello operativo, in attesa della stabilizzazione del sistema di accessi (ma il comune non vuole pagare i 300mila euro senza aiuto da parte delle società) ha lasciato delle perplessità. E c’è la protesta di un paio di famiglie che la Samp ha detto di prendere in esame e di volere risolvere. Oggetto della protesta un paio di perquisizioni da parte di uno steward a due bambini, con modi «poco cortesi e senza chiedere il permesso ai genitori» all’ingresso “tessera” lato Sud. Da qui alla ripresa del 12 settembre c’è tempo per chiarire e risolvere tutto.

ULTRAS ANTIRAZZISTI, NEL SALENTO, OVUNQUE!

Era da due settimane che covavo questo post ma la nostalgia per i  giorni straordinari del Mundialito Antirazzista a Gagliano del Capo, nello splendido Salento ( detto da un barese come me costa, eccome se costa...), ha avuto ogni giorno di più la meglio. Incontrare ultras, associazioni e individui che condividono sul territorio la pratica e la militanza antirazzista è stato un toccasana per riprendere a lottare, incrociare un'umanità mai prona alle violente trasformazioni in atto nella nostra società che decretano l'esclusione sociale e la ghettizzazione razziale si è rivelato un ghiotto alimento per continuare a sperare in un mondo diverso. Accampati in un campo di calcio, a due passi dal mare, allietati da birra, parole e musica, una settimana si è rivelata poca cosa ma sufficiente per avvertire una fitta dolorosa al momento del distacco. Grazie ad Andrea Ferreri, indomito guerriero e ultras, Sabrina,Mirko, Stefano, Marzia, Gerry e tutt* quell* che, a prezzo di fatiche durissime nell'organizzazione quotidiana, hanno permesso ai campeggiatori di vivere giorni bellissimi e indimenticabili. 
Vincenzo

ORGOGLIO VIOLA? SI, ORGOGLIO ULTRAS VIOLA!





Immagini varie della protesta degli ultras viola contro la tessera del tifoso, prima e durante Fiorentina-Napoli. Circa 500 ragazzi hanno iniziato a radunarsi dal primo pomeriggio nei giardinetti di fronte alla Fiesole, presidiando la curva da eventuali visite "casuali", distribuendo volantini e magliette di controinformazione, condividendo spazi liberi di socializzazione, di amicizia e identità ultras. TUTTI I GRUPPI hanno partecipato all'adunata, poi ciascuno secondo le proprie decisioni interne ha effettuato le modalità di protesta. Al fischio d'inizio, mentre i tornelli dei Tesserati si inceppavano fantozzianamente creando code e smoccoli da parte dei buoni transumanti omologati in attesa di sedersi nella poltroncina e lazzi da aprte dei non allineati, circa 500 ragazzi di stadio di differenti generazioni (dai 50enni ai pischelli di 15 anni) ci siamo ritrovati nell'antistadio al prefiltraggio, compatti sventolando bandiere, accendendo torce e fumogeni viola, cantando a squarciagola per noi e contro il sistema del calcio blindato e ipocrita, danzando e pogando. Mentre tutta ci guardavano fra il sorpreso e l'ammirato.
Ed un elicottero faceva capolino sulle nostre teste. Ci si conta e si inizia ad entrare cantando e sbandierando. Finchè tutti riescono a passare trascorrono almeno 30 minuti. Entriamo in Fiesole e la curva esplode...
FIRENZE NON SI PIEGA!
NOI NON TESSERATI!
Domenico Mungo

GIORNALISTI FIORENTINI MERDOSI!
Anche se fate passare sotto silenzio i numeri della protesta, i comunicati e le iniziative pacifiche, mentre dedicate servizi degni del mostro a tre ragazzi che fanno scritte notturne, il virus non si ferma...continuate così, ad inginocchiarvi e a aggrapparvi alla tastierina...NOI NON CI FERMIAMO!
DM

COINCIDENZE....

Era Aprile scorso, sempre a Verona. Grazie al lettore che mi ha ricordato questra strana e straordinaria "coincidenza" con i fatti di stanotte in occasione di Verona-Como...Vincenzo
 
Spiegare con parole il clima che si respirava nel parcheggio antistante il settore ospiti del Bentegodi sarà impresa ardua e non contiamo affatto di riuscirci.
Ciò che è successo a Verona non rientra più negli schemi del passato tanto abusati dai sociologi. Non c'è più una contrapposizione politica. E nemmeno l'abusato conflitto Stato/Antistato. La trasferta di Verona ha aperto il varco ad un'inedita (almeno per noi) contrapposizione: etnica.

IL TRAPPOLONE - Immaginavamo a cosa andavamo incontro e lo avevamo anche scritto. Sapevamo della sorte toccata ad altre tifoserie meridionali, da quelle accese di Cava e Pescara a quelle più morbide di Giulianova. Ma non ci lasceremo andare a congetture sterili, tanto meno al vittimismo. Non è nelle nostre corde.

Sapevamo chi era e cosa rappresentava il reparto mobile di Padova. C'è ancora un ragazzo di Brescia, Paolo, che attende giustizia. Lo stesso reparto del libro Acab... giusto per capirci.

La trasferta di Verona avrebbe dovuto essere perfetta. Impeccabile. Avrebbe dovuto far segnare il passo di qualità alla tifoseria visto che sapevamo tutti a cosa si andava incontro. Diversi tifosi rossoblu, invece, continuano ingenuamente ad essere vittime e carnefici di se stessi con atteggiamenti gratuiti.
Si possono dare molteplici letture agli avvenimenti di Verona ma è necessario – a bocce ferme - un franco dibattito tra le anime frammentate della tifoseria.

LA TRASFERTA - La gente come noi non molla mai. Al parcheggio dall'area di servizio nei pressi di Verona ci ritroviamo sempre i soliti. Così come successe a Sorrento nella passata stagione quando fummo solo n trecento a mobilitarci per strappare una salvezza.
C'era una strana atmosfera già dall'autogrill. Una volta partiti per il casello, troviamo subito dei cellulari già schierati. Il tempo di sistemarci e parte la carovana di auto. Nei pressi dei primi caseggiati ecco scattare una mini sassaiola con lancio di una torcia. L'agguato è fulmineo ma poco numeroso. I responsabili se la daranno a gambe mentre le FDO fermano una macchina di tarantini che erano scesi dalle auto. Una volta in macchina, parcheggiamo mentre la massiccia presenza di polizia e carabinieri in asseto antisommossa rende l'idea del pomeriggio che ci attende.
Non possiamo non notare strane coincidenze tra i movimenti dei tifosi di casa e la tenuta della celere. Succede nel parcheggio ospiti quando, alle nostre spalle, a circa duecento metri oltre una cancellata verremo chiamati a gran voce da una ventina di butei che invitano allo scontro. Lanceranno un paio di bottiglie di birra ma tanto baserà per far scattar un timido tentativo di carica. Il richiamo a gran voce di restare tranquilli servirà a poco. Il trappolone era già scattato: in un area totalmente “videosorvegliata” era impossibile sfuggire ai due fronti, con la celere costantemente tesa a volteggiare i manganelli al contrario.

E' tutto abbastanza surreale; si cerca in tutti i modi di invitare alla calma ma non tutti ci riescono. Chi impreca, chi si dimena. Dopo un po' di confusione parte un conciliabolo per decidere cosa fare. Di sfondo, il rumore incessante e martellante della celere in tenuta antisommossa che che batteva i manganelli sugli scudi.
Ci sono dei ragazzi fermati e i più ignorano il motivo di tale arresto. Le voci si diffondono e le telefonate allarmate da Taranto si sprecano. Dopo un'animata discussione di decide che finché i ragazzi fermati non verranno rilasciati non si entrerà nel settore.
Si torna a casa ma è impossibile anche uscire. Saremo sequestrati all'interno del parcheggio. Si lanciamo un paio di cori più dettati dalla rabbia che da una reale convinzione.

I ragazzi del direttivo decidono di entrare per far lasciare lo spazio al centro del settore libero e far capire che noi ci siamo. Abbastanza spassosa la scena che riguarda un ragazzo del direttivo: al prefiltraggio non entra perché ha indosso una maglietta con Che Guevara che i solerti funzionari indicano come messaggio politico. “Può entrare solo se si toglie la t shirt ma il ragazzo c'ha tatuato il Che anche sul petto... pertanto decide giocoforza di stare fuori. Dentro il settore una trentina i tifosi giunti in anticipo. In tanti, conosciuti i dettagli di ciò che stava accadendo, decidono spontaneamente di lasciare il settore.

Non si esce: macchine perquisite in continuazione mentre carabinieri e polizia entrano ed escono di continuo dal settore... anche la Digos di Taranto viene tenuta da parte. Dopo varie discussioni si può uscire. Nel mentre, altri ragazzi vengono individuati e con veri e propri blitz vengono identificati in questa domenica surreale dove è stato eloquente il messaggio repressivo messo in atto.

POST SCRIPTUM: dalle immagini i veronesi con bandieroni e stendardi in curva.
Dalla società nessun cenno a ciò che accadeva ai duecento tifosi. Leggere poi la nota diramata all'Ansa dalla questura veronese rende la domenica alquanto grottesca. Per la prima volta in trasferta non si entra. Il segnale del neo-calcio in chiave etnica è ben chiaro.

Fonte:
www.tarantosupporters.com

IL CORAGGIO DI FINI, QUELLO BUONO

‎"Io sto con gli ultras. Anche quelli violenti di Bergamo. Perché mipaiono gli unici ad aver voglia ed energia di rivolta in un Paese incui i cittadini si fan passare sopra ogni sorta di abusi, di soprusi edi autentiche violenze sempre chinando la testa. Sudditi. Nient’altroche sudditi" (Massimo Fini - 28 agosto 2010 )

BOMBA CARTA NELLA SEDE GRANATA

Nella serata di ieri - attorno alle 23.30 – una bomba carta è stata lanciata contro la sede del Torino Football Club in via Arcivescovado. Secondo le prime ipotesi degli investigatori, si tratta del gesto di un piccolo gruppo di tifosi deluso dal primi risultati ottenuti dalla squadra in questo inizio di campionato. Il piccolo ordigno rudimentale non ha comunque provocato danni.

BRUTTI, SPORCHI, CATTIVI E NON TESSERATI

"le cazzate di maroni ormai non le commento manco più
tanto si commentano da sole
domenica sera i tesserati a marassi si sono accorti di aver fatto una cazzata
noi brutti sporchi e cattivi comodissimi con ingresso riservato a 20 metri dal solito punto di ritrovo di TUTTI quelli che entrano in sud
i tesserati mandati via dagli omini in giallo perchè per loro era previsto un percorso alternativo....
che bello sentire decine e decine di persone scannarsi con gli sbirri urlando che la tessera è una prese per il culo,che invece che vantaggi da solo rotture di coglio ni...
MA QUANDO LO DICEVAMO NOI......
ma che bello che è stato!!!
noi che dovevamo essere ghettizzati e svantaggiati eravamo i più comodi
ingresso riservato dalla SOLITA via d accesso di sempre,tornelli riservati,zero coda
zero perquisa
ORA INIZIO UNA CAMPAGNA PER FAR FARE ANCORA PIU TESSERE
cosi IO entro ancora più comodo!!"

Il commento di un mio amico ultras doriano all'introduzione della tessera del tifoso a Genova.
Maroni, ride bene chi ride ultimo....
Vincenzo

IL PROSSIMO

RIMINI - Svolta interessante per le indagini sul gravissimo ferimento del tifoso riccionese avvenuto fuori dal "Romeo Neri" nella serata del 13 agosto durante una partita tra il Rimini 1912 e il Riccione: gli inquirenti stanno stringendo un cerchio attorno al feritore del 20enne di Riccione che rischia di rimanere privo della vista all'occhio sinistro.
Durante un vertice svoltosi in Procura nella giornata di ieri, infatti, gli inquirenti che indagano sull'assalto degli ultras riminesi nei confronti dei tifosi della Perla Verde hanno evidenziato come ci fossero altre persone che hanno partecipato attivamente all’aggressione che non sono state ancora identificate: ne mancherebbero all’appello oltre una decina. Di questi due in particolare hanno catturato l’attenzione di carabinieri e Digos.
Entrambi sono stati già a lungo interrogati. Uno dei due è era stato indicato sulle prime come colui che potrebbe avere avuto un ruolo determinante nel pestaggio del riccionese che ha riportato la perdita parziale della vista. Il secondo invece, è guardato con sospetto per la maglietta intrisa di sangue che indossava nel momento in cui è stato identificato, alcuni istanti dopo l’agguato.

NAUSEA E VOMITO

Missing. Scomparso. Svanito nel nulla. «Roba da lupara bianca» commentano con sarcasmo i tanti detrattori di Giancarlino nella molto poco mafiosa Tuscia dove nel triennio ’98-2000 dettava legge l’allora ventitreenne vicepresidente della Viterbese Calcio. Proprio così. Giancarlo Tulliani non si trova più. Doveva chiarire, spiegare, precisare, dire, fare, parlare. È sparito. Non ne sa niente nemmeno il Corriere della sera, che di tanto in tanto faceva trapelare virgolettati attribuiti, o attribuibili, al «cognato» di Gianfranco Fini, in fuga dopo aver passato l’estate nell’appartamento monegasco di Rue Princesse Charlotte donato dalla contessa Colleoni ad An che lo rivendette a un quinto del suo valore a una società off shore.
Lo cercano a Montecarlo come nella terra etrusca dove il fratello di Elisabetta venne ribattezzato (Elisa)Betto dagli ultras destrorsi incazzati per quella sua spavalderia da manager londinese nel club di proprietà dell’allora «cognato» Luciano Gaucci, fidanzatissimo di sua sorella Ely. L’ex leader curvarolo Luciano Matteucci l’ha messa giù papale papale: «Non solo faceva la spia, ma Betto si intascava pure i soldi destinati agli ultras. Un giorno del ’99 Gaucci ci disse che ci avrebbe aumentato lo “stipendio” che regolarmente ci veniva corrisposto tramite Tulliani. Ma quando annunciò che da un milione e mezzo passava a due milioni, restammo a bocca aperta e rispondemmo che non volevamo più soldi. Nella sala scese il gelo, e Gaucci che era un gran signore disse: “Ah, sì... mi sono sbagliato. Passerete a un milione”. Avevamo capito che tipo di persone aveva vicino il povero presidente Gaucci?». Vero? Falso? Chi lo sa.
Se Tullianino scappa, a Viterbo arriva a soluzione il giallo del nastro magnetico, azionato furtivamente da un ex direttore sportivo della Viterbese, con sovrimpressa la voce e le imprese del futuro inquilino del Principato. Per capire di cosa si tratti occorre rifarsi a quanto raccontato recentemente al Giornale da Alessandro Gaucci, figlio di Lucianone: «Le persone che avevano a che fare con lui, e che per forza di cose erano “costrette” a lavorarci insieme, non me ne parlavano bene. Mi dicevano che lì, sia lui che il padre, che gestivano la Viterbese calcio prima, e la Sambenedettese calcio poi, non si stavano comportando in modo corretto (...). Per non parlare poi di quel che mi raccontavano i direttori sportivi a proposito sia dei rapporti personali che della gestione economica dei calciatori da parte di Giancarlo. Spiegavo loro che non potevo fare granché perché c’era mio padre di mezzo e la famiglia della sua compagna, e perché per dirgli certe cose avevo bisogno di prove. Di lì a poco un direttore sportivo dell’epoca mi portò un nastro registrato che io non volli ascoltare, per rispetto verso mio padre, a cui poi lo girai. Ero imbarazzato io, figuriamoci lui. Gli dissi soltanto: “Papà, se devi regalare i soldi, fallo pure, ma almeno non te li far fregare”».
Il racconto, diretto, mai smentito, ha fatto faticosamente breccia nella memoria a quel brav’uomo di Ernesto Talarico, ex direttore sportivo della Viterbese, che non potendone più del giovanotto-manager a sua insaputa schiacciò il tasto «rec». Perché lo fece? «Per far capire a Luciano (Gaucci, ndr) chi aveva accanto. Io volevo un bene dell’anima a Luciano ma si vedeva lontano un miglio che qualcuno ne voleva approfittare. Per me è un capitolo chiuso, non ne voglio più parlare di quella registrazione e di quel collaboratore lì, non merita una parola di più, nemmeno mi ricordo che diceva». 
A forza di insistere, però, Talarico la parola in più la dice: «Quella bobina io poi l’ho messa dentro una borsa e stranamente poi me l’hanno rubata, tanto che son dovuto andare a denunciare il tutto ai carabinieri. Prima, però, diedi il nastro ad Alessandro, il figlio di Luciano, oppure a Ermanno Pieroni (ex direttore sportivo del Perugia, ndr) perché lui, Tulliani intendo, voleva gestire direttamente i giocatori, voleva interessarsi di tutto lui, si intrometteva nelle trattative coi giocatori e voleva farla lui la trattativa. Magari io ci avrei rimesso di mio ma non ci avrei mai guadagnato una lira, e invece avevo capito che lui si dava da fare perché magari voleva tirar fuori qualcosa per lui. Cercate di capirmi, non mi va di parlarne dei Tulliani...».
Decisamente più loquace Ermanno Pieroni, ex «ds» del Perugia, poi presidente dell’Ancona, svariate disavventure giudiziarie nel curriculum, testimone prezioso del nastro-Tulliani: «Talarico è stato bravo e coraggioso. Visto che Gaucci non credeva a quel che la gente e i suoi figli gli dicevano sui Tulliani, Ernesto ha registrato il nastro e lo ha fatto arrivare al presidente. Ai figli ha detto: “Aho, non è che poi il presidente mi licenzia per questa cosa?”». Detto, fatto: «Di lì a poco l’ha licenziato». Le ragioni di quell’intercettazione casareccia? Antipatia personale, o ben «altro»? «Non gli stava antipatico Giancarlo - insiste Pieroni - è che Tulliani fregava i soldi a Gaucci. E questo Ernesto disse ai due figli, Alessandro e Riccardo, che erano insieme al castello del padre a Torre Alfina. Loro risposero che avevano bisogno di prove, era sotto le feste di Natale. Così lui è andato e l’ha registrato mentre diceva “a quel ciccione, a quel panzone, gli dobbiamo inculare i soldi” (...). Fregava i soldi sui giocatori, sui contratti. Ernesto c’aveva le pressioni di questo che voleva guadagnare sulla pelle di Gaucci...».
Il nastro, rimasto nei cassetti per anni, presto potrebbe rivedere la luce. Chissà se ne è a conoscenza Enzo Di Maio, altro ex ds della Viterbese, che trascinò sotto inchiesta Giancarlo Tulliani per una vicenda (poi archiviata) di sostanze dopanti ai calciatori. Carolina Morace, prima donna a guidare una squadra maschile, la Viterbese appunto, al Messaggero ha liquidato Giancarlo come «ininfluente». Uno che «non aveva nessuna esperienza di calcio» ma che col calcio, a dar retta al nastro, e ai testimoni, voleva guadagnarci aggirando persino il cognato.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it

LA FACCIA COME IL CULO

Con la tessera del tifoso, allo stadio più spettatori dell'anno scorso. E' molto soddisfatto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che ai giornalisti - a margine della cerimonia che sta cominciando alla caserma dei Carabinieri di Tor di Quinto, a Roma, per la giornata dell'amicizia italo-libica - dice: "Non ci sono stati incidenti nè problemi, a parte qualche coro contro di me". "Ma la cosa più significativa - aggiunge il responsabile del Viminale - è che ci sono stati più spettatori ieri della prima giornata del campionato dell'anno scorso. A proposito del fatto che si diceva che la tessera del tifoso avrebbe svuotato gli stadi".

LA TESSERA ULTRAS DEI BRESCIANI

Inizia il tesseramento per i ragazzi della Curva Nord Brescia 1911. Si troveranno stasera, al «Bar Albo» in via Inganni 10 e domani al «Bar Galilei» in via Galilei 79 (entrambi in città),.
La tessera sarà valida sia per le attività del gruppo sia per quelle dell'associazione di promozione sociale - non a scopo di lucro - costituita qualche anno fa con il nome «I Tifosi del Brescia 1911».
SOSTENGONO gli organizzatori: «Per alcune ragioni si chiamerà: "Cuore della Nord " (si tratta di fatto di una scelta di cuore e di coscienza), e sarà la nostra risposta alla famigerata tessera del tifoso. A tutti coloro che hanno rigettato la formula della tessera del tifoso - oppure decideranno di restituirla nel caso in cui l'abbiano malauguratamente fatta, e sceglieranno di fare la nostra tessera, garantiremo dei vantaggi veri ed immediati».
Durante le iniziative di carattere sportivo, musicale e culturale previste nei prossimi mesi ed organizzate dall'associazione, i tesserati riceveranno un trattamento di favore (sconti sulle trasferte, riduzione sugli ingressi delle manifestazioni organizzate, consumazioni gratuite, ecc.). Questo a partire dalla Festa Biancoblu che si svolgerà dal 15 al 19 settembre 2010 nell'area spettacoli viaggianti di San Polo, in Via Borgosatollo (quella dove di solito s'insedia il Luna Park).
Aggiungono gli ultras: «Inoltre, per quanto riguarda il Brescia e le partite casalinghe giocate al Rigamonti, garantiremo ai nostri associati l'ingresso in Curva Nord per tutti gli incontri del Brescia ad un prezzo eccezionale: 9,50 euro a partita per un totale di 180 euro per tutta la stagione 2010/2011 (la differenza fra il singolo biglietto della partita e la nostra "offerta" sarà abbattuta proprio attraverso le varie iniziative che andremo ad organizzare come associazione)». E ancora: «Con questo gesto, vogliamo stimolare tutti i tifosi del Brescia a ritornare sugli spalti già dalla prossima partita col Palermo. Secondariamente, vogliamo suggellare -e premiare- la scelta fatta da migliaia di tifosi di seguire il nostro esempio: non fare cioè la tessera del tifoso e rimanere - nonostante tutto - in Curva Nord (oltretutto, grazie a questa iniziativa, potremo restarci a un prezzo equo e dignitoso). L'obiettivo, sicuramente ambizioso ma non impossibile, sarà quello di fare un numero di tessere "Cuore della Nord" pari almeno a quello delle tessere del tifoso già stipulate».

BOLOGNA NON SI TESSERA

La tessera del tifoso non ha creato particolari disordini prima del posticipo serale tra Bologna e Inter. La curva rossoblù, intitolata a Giacomo Bulgarelli, si è riempita. Sono circa duemila gli ultras che non hanno fatto l'abbonamento ed evidentemente in molti per vedere la partita hanno comprato il biglietto. Davanti all'ingresso della curva è stato esposto uno striscione con scritto: "La nostra fede non si tessera". Pieno per metà il settore ospiti dei tifosi nerazzurri, mentre molti supporter interisti hanno acquistato il tagliando in altri settori dello stadio.

LA TESSERA DEL CASALE SI è INCRICCATA

 CASALE – Non c’è voluto molto affinché anche a Casale si evidenziasse il paradosso della tessera del tifoso: uno strumento pensato per debellare la violenza negli stadi che invece, per una strana eterogenesi dei fini, provoca più occasioni di contatto e attrito fra le tifoserie.

Se ne è avuta una prova ieri, prima della partita fra Casale e Pro Patria, quando alcuni tifosi delle due squadre si sono incrociati fra il parcheggio e il bar Sant’Anna, scatenando tafferugli che hanno portato al ferimento di cinque agenti di polizia.

Alla vigilia c’era il timore che qualcosa del genere potesse accadere, per una disposizione del regolamento della tessera del tifoso che pare, francamente, assurda e che complica non poco il compito delle forze dell’ordine: chi non possiede la ‘card’ non può entrare nel settore ospiti degli stadi italiani.

Bisogna sapere che la tessera è stata solo sottoscritta dalla parte di tifoseria più tranquilla, mentre il movimento ultras, nettamente contrario, non lo ha fatto né lo farà. E qui entra in gioco il paradosso: nel settore ospiti ci vanno i tifosi pacifici, che non provocano problemi, mentre i gruppi ultras possono entrare mischiandosi con i supporter di casa.

Lo si è notato al ‘Palli’, dove uno spicchio di gradinata ospiti era occupato dai tifosi bustocchi ‘tesserati’ mentre gli ultras, entrati dopo un quarto d’ora e dopo gli scontri, erano in tribuna laterale a un tiro di schioppo dai tifosi casalesi, fra i quali famiglie e bambini.

Una situazione potenzialmente esplosiva, che non è degenerata ma non si può essere sempre così fortunati: in Seconda Divisione ci sono tifoserie toste, il rischio d’incidenti è dietro l’angolo. Cosa accadrà quando arriveranno a Casale tifoserie con cui ci sono precedenti di scontri, come Lecco e Sanremese? Oppure in un futuro derby con l’Alessandria?

Fino all’anno scorso gli ospiti venivano scortati in pullman fino all’ingresso di via Caligaris, ora lo si potrà fare solo con i ‘tesserati’, mentre gli altri – fra i quali si annidano pericolosi ‘cani sciolti’ – saranno liberi di muoversi tra le tribune. Con il rischio di incidenti che spaventeranno quel pubblico (le famiglie, ad esempio) che invece si vorrebbe attirare allo stadio ed è già provato da molte restrizioni.

Questo senza giustificare chi ha provocato incidenti. La violenza è sempre condannabile e non esiste un ‘diritto allo scontro fisico’ come sostengono alcune frange estremiste del movimento ultras.

Al di là di questo comunque l’organizzazione del Casale Calcio e le restrizioni alla circolazione disposte dal comune hanno funzionato, pur creando qualche inevitabile disagio ai residenti. Non ci sono state lunghe code alle biglietterie e, all’interno dello stadio, tutto è andato bene. Anche se faceva effetto ed era quasi surreale osservare gli steward – provenienti da Torino e per la prima volta al ‘Palli’ – che spiegavano a tifosi casalesi che vanno allo stadio da cinquant’anni dove sono le gradinate e quali sono le tribune.

SE LA CANTANO E SE LA SUONANO

(ASCA) - Roma, 30 ago - Si e' tenuto questa mattina presso il Ministero dell'Interno un Tavolo tecnico, al quale hanno partecipato i Vertici del Dipartimento della P.S., per valutare l'adeguatezza delle misure disposte in occasione della prima giornata dei Campionati di calcio.

Tra i dati principali emersi, - precisa un comunicato - oltre all'assenza di significativi episodi di criticita', vi e' il numero di spettatori complessivi, superiore alla media stagionale dello scorso anno, che a sua volta superava quelle registrate negli anni precedenti. E' peraltro ragionevole prevedere che il numero di spettatori sia destinato a crescere ulteriormente in quanto il titolare della tessera' del tifoso non e' sottoposto ad alcun provvedimento limitativo dell'accesso allo stadio.

Il Tavolo tecnico, aggiornando il monitoraggio sui numeri delle richieste (593.150) e dei rilasci delle tessere (402.352), che testimonia il deciso miglioramento nei tempi di produzione di tali documenti da parte degli Enti incaricati, ha constatato, inoltre, il pieno funzionamento del piano di emergenza predisposto, che ha consentito l' ingresso allo stadio anche di tutti i cittadini in possesso dei prescritti requisiti, anche se non ancora titolari della tessera a suo tempo richiesta. Cio' ha determinato un clima di diffuso consenso, che ha contribuito complessiva serenita' che ha caratterizzato la prima giornata di campionato.

Il Tavolo ha inoltre espresso viva soddisfazione e sincera gratitudine per l'impegno che le Societa' Sportive hanno profuso nell' imminenza dell'avvio del Campionato per contribuire alla migliore riuscita del Programma.

Per quanto riguarda l'impegno delle forze di polizia, si e' rilevato in questo primo fine settimana calcistico un incremento del loro impiego del 13% rispetto alla prima giornata della scorsa stagione, soprattutto a presidio delle vie di comunicazione e dei mezzi di trasporto utilizzati dai tifosi, proprio per consentire lo svolgimento delle trasferte nelle migliori condizioni di sicurezza, e nell'attivita' di ''prefiltraggio'' all' ingresso degli stadi.

Al termine della riunione si e' deciso che restera' operativo il piano di emergenza fino alla definitiva entrata a regime della Tessera del Tifoso. E' stato stabilito inoltre che sara' ulteriormente incrementato il Desk attivato presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale per il coordinamento delle attivita' investigative sui violenti e i delinquenti che infiltrano le tifoserie sane e che sara' potenziato il capillare controllo sul territorio per la verifica della correttezza delle procedure di rilascio dei biglietti d'ingresso alle partite.

red-rf/mcc/alf

30 agosto 2010

VERONA-COMO, LA VERGOGNA

Ricordate quello che scrivevo di Verona-Como? I comaschi  senza tessera "stranamente" autorizzati nella trasferta scaligera? 
Mi arriva un sms alle 21.17:
"Niente siamo ostaggio nel parcheggio dello stadio noi, pullman e macchine chiuse dentro. Non ci hanno fatto i biglietti dei distinti, volevano farci fare i biglietti di tribuna a 25 euro..sbirri schierati che istigano, testuali parole del responsabile dell'ordine pubblico "voi siete ultras e non liberi cittadini" fai te...."

S'impone una riflessione per il compagno sbirro che ha scritto ad ULTRASBLOG...

Alle 21.43, alla mia domanda su come stessero andando le cose, la risposta è 

"Nulla, prigionieri, come ci muoviamo ci tritano..."  

Alle 22.35 un altro sms mi informa che ci sono tre fermati ( o arrestati ) tra i lariani....


 La propaganda di regime sostiene che tutto va bene, la tessera funziona e non ci sono mezze stagioni.
La realtà, come sempre, è del tutto diversa da come la raccontano i giornali.
Onore ai veri ultras senza tessera.
  Vincenzo



ASSOCIAZIONE DOSSETTI

Roma, 28 ago. (Apcom) - L'associazione "Giuseppe Dossetti: i Valori - Sviluppo e Tutela dei Diritti" ha dato mandato ai propri legali di valutare eventuali azioni da intraprendere presso la Corte di Strasburgo per verificare se la tessera del tifoso vada o meno contro la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. Ad annunciarlo la stessa associazione che definisce la tessera come una "schedatura di massa" e spiega di avere ricevuto "decine e decine le telefonate dei tifosi che danno il loro fermo no alla tessera del tifoso. Veri tifosi che credono nello sport, tifosi di squadre diverse, di differenti idee politiche, tifosi giovani, tifosi anziani, tifosi laureati e tifose casalinghe, tifosi impiegati e tifosi operai".
L'associazione Dossetti sottolinea che l'obbligo alla tessera è contrario all'articolo 13 della Costituzione italiana 'cioè il diritto alla libertà' e rivolge un appello al ministro dell'Interno Roberto Maroni per concedere un incontro urgente sul tema.

ULTRAS LIRI 1975

ISOLA DEL LIRI - Dal gruppo Ultras Isola Liri 1975 riceviamo e pubblichiamo: "Gli Ultras Isola Liri 1975, dopo 35 anni ininterrotti di attività, comunicano l'autosospensione per il campionato in corso. La decisione, tanto sofferta quanto necessaria, a seguito delle diffide scattate negli ultimi mesi e per la nostra netta presa di posizione verso la tessera del tifoso.
Il nostro vecchio modo di concepire l'etica ultras non ci permette di scendere a patti con chi vuole trasformare il tifoso in cliente. Forze dell'ordine e avversari non si illudano: la nostra non è una resa ma una ritirata strategica. 
Per tutto il campionato il nostro settore resterà vuoto nelle partite casalinghe. In trasferta sceglieremo di volta in volta "se – come – dove – quando" irrompere nella scena...a modo nostro e senza tessera, consapevoli che "ultras 1975" non sarà più uno striscione ma un'idea presente ovunque ci saranno ragazzi disposti a lottare per le sorti dell'Isola Liri calcio. IL NOSTRO MONDO NON E' TESSERABILE. Firmato ULTRAS 1975 ISOLA LIRI"

MAGLIA BIANCA

(ASCA) - Perugia, 28 ago - Successo di critica e anche di pubblico per la prima edizione della ''Partita Bianca'' svoltasi allo Stadio di Foligno. Tutti, i 22 giocatori e l'arbitro hanno giocato in maglia, calzoncini, calzettoni e scarpini rigorosamente bianchi. Due squadre ma in realta' un'unica formazione scesa in campo per dare vita ad un'opera d'arte-sociale fortemente voluta dall'ideatore, l'artista romano Gianni Piacentini, dalla Provincia di Perugia, dall'associazione sportiva Vis Foligno, dal Comune di Foligno, dalla Casa dei Popoli e dal Foligno calcio, per la regia dell'associazione culturale ''Via Industrie''. Al di la' del risultato, i 22 giocatori hanno dimostrato - come previsto dall'artista - che lo sport si puo' vivere e giocare senza la discriminazione razziale, gli odi e la violenza sprigionata dai campanili. Per Piacentini ''il bianco delle divise vuole essere invece un ritorno alla purezza del gioco e dei rapporti tra i popoli''. Molti i calciatori stranieri presenti in campo a significare l'integrazione nella citta' di Foligno. Presente l'assessore alla Cultura della Provincia di Perugia, Donatella Porzi. ''Abbiamo accolto con favore - ha spiegato - la partita Bianca perche' arriva in concomitanza con l'inizio dei campionati regionali e nazionali che vedranno ovviamente tante societa' umbre impegnate. Il nostro messaggio e' chiaro, no alle discriminazioni di qualsiasi tipo, no alla violenza negli stadi, si' allo sport pulito, agonistico e dove il risultato fa classifica ma il rispetto fa gli uomini-atleti''. La Vis Foligno - societa' calcistica che milita in Seconda Categoria - ha adottato come terza maglia: quella bianca anti-violenza.

Che potra' essere utilizzata in caso di alcuni eventi sportivi dove si vorra' lanciare ancora una volta un messaggio etico.

pg/mcc/ss

CUORI TIFOSI

di Marco Liguori   
Si chiamano Augusto, Giuseppe, Vincenzo, Gabbo, Antonio, Spagna, Celestino, Cioffi, Stefano, Mau... I loro nomi non sono famosi, ma per le “curve” a cui appartenevano sono scolpiti nella pietra, impossibili da dimenticare. Per la prima volta un libro racconta le storie di decine di uomini, donne e ragazzi morti di tifo. Uccisi nell’insensata guerra fra ultras, ammazzati da stadi colpevolmente fatiscenti, colpiti dall’eccesso di repressione delle forze dell’ordine. Cuori tifosi è il canto di dolore di tutti gli stadi italiani, in un Paese che vive di calcio e troppo spesso, purtroppo, di calcio muore. E che, soprattutto, fatica a ricordare.
CUORI TIFOSI
QUANDO IL CALCIO UCCIDE: I MORTI DIMENTICATI DEGLI STADI ITALIANI
di Maurizio Martucci
Sperling & Kupfer
pagg. 480 euro 18,00
Uscita: 7 settembre 2010
L’AUTORE
Maurizio Martucci (Roma, 1973) è giornalista e scrittore. Collabora con Il Tempo, Liberal, Rinascita e Supertifo ed è regolarmente ospite di trasmissioni radio e TV. È autore di 11 novembre 2007. L’uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica, Cuore tifoso, sulla morte di Vincenzo Paparelli e Football Story, musei e mostre del calcio nel mondo (2010).

ULTRAS TESSERATO INFAME DICHIARATO

'Io non mi tessero', 'Tesserato, infame dichiarato' e 'Ovunque ti seguiremo e ti sosterremo, ma senza tessera'. Sono i cori di alcuni gruppi di tifosi romanisti, scanditi davanti ai cancelli della Curva Sud dello stadio Olimpico di Roma, dove stasera si svolge Roma-Cesena, prima partita di campionato dei giallorossi. I gruppi organizzati degli ultras hanno deciso, per protestare contro la tessera del tifoso, di non salire in curva durante il primo tempo. Entreranno ad inizio partita, restando sotto la curva, ai piedi dello stadio, dopo aver presentato il biglietto e attraversato comunque i cancelli.

L'obelisco che troneggia davanti allo Stadio Olimpico di Roma ha fatto da spartiacque, dividendo la Curva Sud. Da una parte gli ingressi dedicati ai possessori della tessera del tifoso, dall'altra quelli per i sostenitori giallorossi che non hanno voluto o potuto ancora sottoscrivere la card voluta dal ministero dell'Interno per mettere un freno agli episodi di violenza negli stadi italiani.

Roma-Cesena, gara d'esordio in campionato della squadra di Ranieri, rappresenta anche la prima uscita stagionale per la nuova tessera di fidelizzazione che le società da quest'anno hanno dovuto emettere nel momento della sottoscrizione degli abbonamenti. Per tutti i possessori di quella che somiglia a una carta di credito con fototessera, l'ingresso all'Olimpico è stato agevolato con controlli più blandi da parte di steward e forze dell'ordine, e con percorsi dedicati in fase di pre-filtraggio nell'area antistante allo stadio e ai tornelli che precedono l'entrata ai differenti settori.

Il colpo d'occhio nella zona d'accesso alla Curva Sud, cuore della tifoseria organizzata della Roma, però non lascia troppo spazio all'immaginazione. Lunghe file ai varchi riservati ai tifosi sprovvisti di card e controlli accurati, semaforo verde su tutta la linea per i 'tesserati'. La linea di questi ultimi sulla nuova card è abbastanza uniforme: "Ben venga se riuscirà a garantire la sicurezza negli stadi. Il calcio è uno spettacolo e deve restare tale". Diametralmente opposta la posizione di chi ha detto 'no' alla tessera: "Non è schedando i tifosi che si risolve il problema della violenza - le parole di alcuni ragazzi che indossano t-shirt con scritte come 'No alla tessera del tifoso' e 'Io non sono tesserato' - Con questa nuova norma vogliono farci restare a casa, seduti sul divano a guardare le partite in televisione".

E proprio alcuni gruppi della Curva Sud (quelli della parte centrale), in segno di protesta contro l'introduzione della tessera, hanno lasciato deserti gli spalti da loro solitamente occupati, evitando anche di esporre gli striscioni di rappresentanza. Un altro centinaio di sostenitori, sotto l'obelisco al ponte Duca d'Aosta, ha invece intonato cori offensivi contro il ministro degli Interni, Roberto Maroni, accendono fumogeni e bruciando giornali.

Diversi ultrà sono poi entrati allo stadio per assistere al secondo tempo della partita Roma-Cesena.
Altre decine di tifosi organizzati sono rimasti fuori continuando a gridare slogan contro il ministro, le forze dell'ordine e la tessera del tifoso.

La questura ha fatto sapere che otto romanisti hanno scavalcato la recinzione dello Stadio Olimpico per eludere i controlli. Tutti sono stati fermati e accompagnati al posto di polizia dello stadio e denunciati. Gli otto tifosi, tra i 25 ed i 30 anni, sono stati colpiti da Daspo per la durata di 3 e 5 anni. Dalla questura fanno sapere che i dispositivi per l'accesso allo stadio con i varchi dedicati per la tessera del tifoso hanno consentito che l'afflusso si svolgesse regolarmente.

INDYMEDIA

Invito alla lettura per capire come cazzo siamo messi....http://www.lombardia.indymedia.org/node/31298

NO ALLA TESSERA

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

La tessera del tifoso è un programma di "fidelizzazione" varato nel 2008 dall'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazione Sportive (organo del Ministero degli Interni). Nel 2009 il Ministro della Lega Nord e dell'attuale governo, Roberto Maroni, attraverso una circolare (badate bene: NON una LEGGE!) rivolta a questure e prefetture di tutta Italia ha invitato a sollecitare i club alla sottoscrizione della nuova fidelity card entro l'inizio della stagione 2009/10 (Un ricatto vero e proprio... poiché in caso contrario le squadre rischierebbero di giocare a porte chiuse le proprie partite per... CARENZE STRUTTURALI!). Questa la breve storia "legislativa" della tessera, ma occorre entrare nel dettaglio per capire i reali interessi economici e repressivi che si celano dietro questo provvedimento.

Il calcio è la quinta "azienda" italiana, intorno ad esso, infatti, ruotano una serie di interessi economici, politici, nonché pubblicitari, esorbitanti. Per questo motivo, rappresentando un asse portante del "sistema" capitalistico italiano, non contempla più il tifoso come semplice appassionato ma come "cliente", definizione coniata non a caso da Sergio Cragnotti, ex presidente della Lazio, quotando per la prima volta in borsa una squadra di Seria A, seguita poi da Roma e Juventus.

La tessera del tifoso è figlia di questo passaggio. Antonio Manganelli, attuale capo della polizia, lo ha palesemente dichiarato un anno fa: "La tessera nasce storicamente per motivi di marketing, perché si va verso la privatizzazione degli stadi. Le società di calcio sono tra le poche aziende a fini di lucro che ancora non conoscono la propria clientela". Come può, la tessera, essere funzionale a questo scopo? Semplice, è pensata come vera e propria carta di credito ricaricabile. Per questo, a numerosi gruppi economici e finanziari. Per di più, al contrario dell'abbonamento (che si sottoscrive per una sola stagione), essa ha valore quinquennale SENZA POSSIBILITÀ di rescissione, assicurando così, per ALMENO cinque anni, clienti alle aziende citate. Non è un caso che Intesa-San Paolo abbia prodotto le tessere di Milan (oltre 120mila sottoscrizioni in 2 anni) e Fiorentina, o Poste italiane e Visa per la Lazio e Lis-Lottomatica per Roma e Palermo. Prendiamo l'esempio di Millenovecento, la tessera del tifoso dei biancocelesti: viaggia addirittura su doppio circuito, carta di credito MasterCard e carta ricaricabile Poste Italiane. Per questo, acquistando e spendendo tramite tessera del tifoso, si fa esclusivamente il gioco di questi gruppi.

Inoltre le fidelity card hanno al proprio interno un microchip di tecnologia RFID (Radio Frequency Identification), un sistema d'identificazione automatica usato per la localizzazione a distanza di animali o merci (una sorta di GPS). In questo caso però è di tipo "passivo" per cui si attiva solo tramite un lettore posto a breve distanza (ad esempio sportello bancario o tornello dello stadio), che consente però di monitorare, tracciare e raccogliere i dati su tutti i prodotti acquistati e sulle abitudini della persona. Per questo, le grandi aziende sono tra i fautori della tessera del tifoso, per avere indagini di mercato a costo zero, sapendo ogni dato del proprio "cliente". Non è un caso che già nel 2005 il garante della privacy avesse reso pubbliche perplessità su tale tecnologia.

La tessera del tifoso, e ciò deve far riflettere, è un’imposizione del governo (storicamente "diretto" da banche e grandi industrie) ai club, non una loro libera scelta, costituendo una strategia di incentivazione al consumo a 360°. Inoltre, alle fidelity card sono legate una serie di facilitazioni, privilegi e offerte per coloro i quali spendano o comprino di più o usino i servizi forniti da una società partner (il 30 luglio scorso è stato ufficializzato un accordo con Ferrovie dello Stato e Autogrill S.P.A. che prevede sconti e agevolazioni per i possessori della tessera del tifoso) a dimostrazione dell'operazione meramente commerciale che si cela dietro questo provvedimento.

Il "cliente" però non può farla fuori dal vaso... altrimenti che immagine offrirebbe agli sponsor! Che idea di ordine darebbe ai moralisti e ai politici! Lo stadio deve diventare una sorta di teatro, con gli spettatori seduti al loro posto, rispettosi delle regole e dei codici di comportamento, amanti dei loro presidenti, con il trasporto emotivo e canoro ridotto allo zero... emblema dunque di una società sopita senza il minimo barlume di ribellione! (esempio lampante il "tifo" da pop-corn in NBA).

La curva è storicamente un luogo di autodeterminazione, con regole e codici propri, motore unico del tifo, ma anche di contestazioni e di folklore... però un cittadino, tanto meno un tifoso, nella società capitalistica non può pensare ed agire liberamente! Per questo, la tessera viene rilasciata solo previo nulla osta della Questura (i vostri dati verranno aggiunti e tenuti nel sistema operativo...), come il passaporto e il porto d'armi, presupponendo che chi va allo stadio è un potenziale soggetto pericoloso e deve essere controllato all'origine. Accettare che qualcuno possa dirvi se abbiate i requisiti per entrare in uno stadio, in un cinema, ad una manifestazione, in un bar o in un ristorante significa assecondare la morte della libertà. Paradossale è il fatto che secondo i principi che regolano le fidelity card, uno stupratore o un killer abbiano i requisiti adatti ad entrare in uno stadio rispetto ad un ragazzo diffidato per aver scavalcato una vetrata. Il nulla osta della questura presuppone un altro problema, la schedatura di massa. Con il pretesto dell'autorizzazione per entrare in un impianto sportivo, le forze dell'ordine controlleranno per filo e per segno le vostre vite, i vostri orientamenti politici, la vostra fedina penale, le vostre amicizie, aprendo nuovi fascicoli con tutte le conseguenze del caso...

Chi sottoscrive la tessera avrà il "privilegio" di accedere al settore ospiti per le trasferte, sempre che l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive non lo chiuda lo stesso, come accaduto per Genoa-Milan del campionato 2009-10. Negli altri casi i non possessori della fidelity card potranno comunque comprare i biglietti cartacei per gli altri settori, trovandosi così mischiati ai tifosi avversari provocando possibili tensioni. In questo modo si acuirebbe la violenza più che debellarla!

Ora, la risposta alla domanda più ovvia forse: chi non può sottoscrivere la tessera del tifoso?

1. le persone attualmente sottoposte a DASPO (norma, che va da 1 a 5 anni, lesiva di ogni fondamento giuridico poiché inflitta in ATTESA del processo. Un uomo potenzialmente innocente, come più volte accaduto, può essere allontanato dagli stadi per anni con obbligo di firma in questura.)

2. coloro che siano stati condannanti tramite processo penale, anche in primo grado, per reati da stadio (si noti che non viene messo il limite temporale).

Nel caso dell'AS Roma Privilege Card è sufficiente anche una semplice denuncia da stadio per non potersi abbonare. Per di più, in barba ad ogni legge, chi ha scontato in passato la propria condanna (esempio: condanna penale nel 1990 per lancio di una bottiglietta) non potrà abbonarsi mai più, pagando di fatto la propria "colpa" per tutta la vita.

Infine, una nota di colore: per possedere la tessera del tifoso bisogna impegnarsi a rispettare le regole del “codice etico” (non insultare gli avversari, non stare in piedi, non tirare un fazzoletto ecc.) sottoscrivendo un apposito documento.

Le fidelity card sono perciò un palese esperimento repressivo e di controllo, da testare su una realtà ribelle e scomoda come quella ultras, per utilizzarlo poi più in là in altri ambiti della società civile. È inoltre uno squallido tentativo di corrompere una passione e farla diventare del tutto schiava degli interessi economici Per questo diciamo:

NO AL CAPITALISMO, NO ALLA REPRESSIONE, NO ALLA TESSERA

DEL TIFOSO, NO AL CALCIO MODERNO!

NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI!

Rossa Gioventù

VIOLENTISSIMI PISANI


CASMSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS

Trasferte vietate alle tifoserie in occasione di Catania-Roma e Parma-Cagliari, gare valide per la sesta giornata di serie A e in programma il 27 settembre.
Lo ha deciso il Casms, Comitato per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive. Per i due match, considerati ad alto rischio, il Casms ha inoltre disposto la vendita del tagliando consentita ai soli residenti e l'incedibilita' dello stesso.

OPERAZIONE MARONI

Se torniamo a riflettere sugli spot con cui Sky sta lanciando l'alta definizione è solo perché in quei pochi secondi sono racchiuse molte verità, come sempre succede, in letteratura come al cinema, quando il tema del doppio diventa uno strumento di conoscenza. Lo sdoppiamento dei vari Cassano, Cambiasso, Pato, Frey, Vucinic, Pellissier (sono dieci in tutto) è lì a ricordarci che, nello sport, il virtuale ha preso il sopravvento sul reale. Noi crediamo ancora, per una sorta di romanticismo cognitivo, che l'immagine più gradevole (il giocatore in forma, tirato a lucido, smagliante) sia quella reale e che quella più sgradevole (l'atleta in sovrappeso, goffo e stordito) sia frutto di immaginazione, un parto della fiction. E invece vale l'opposto, il make up si manifesta al contrario: il «vero» è l'atleta in Hd.
Sabato, con la formula dell'offerta spezzatino, è iniziato il campionato di serie A, spalmato su tre giornate e su orari differenti. La qual cosa scandalizza i puristi e i nostalgici (la cui sede principale si trova nella redazione radiofonica di «Tutto il calcio minuto per minuto»), ma sancisce in maniera definitiva il trionfo dello studio sullo stadio, ovvero della partita vista in tv su quella vista con i propri occhi allo stadio. Scrivo queste note con un certo rammarico: sentimentalmente sono fermo al Filadelfia (ormai un cumulo di macerie), sono cresciuto con i giocatori che indossavano maglie senza sponsor (l'anno in cui il Toro ha sfregiato il granata con la scritta «Talmone» è finito per la prima volta in B) e con la numerazione che andava dall'1 all'11; ho persino nostalgia del libero, del mediano di spinta e del tornante. Ma i tempi cambiano e ora bisogna prendere atto che lo stadio non è più un luogo d'elezione, non rappresenta più una festa.
Nella recente partita Inter-Roma alcuni spettatori sono stati storditi da potenti petardi scagliati dai tifosi romanisti e hanno rischiato grosso. Qualche giorno fa, durante la festa della Lega Nord,  un nutrito gruppo di tifosi atalantini, con bombe carta e fumogeni, ha scatenato tafferugli e scontri per protestare contro la Tessera del tifoso. Ecco, se per entrare allo stadio ci vuole una tessera, significa che gli ultrà sono padroni degli spalti. Perché andarci? Perché rischiare la propria incolumità? Perché legittimare gli ultrà? Del resto, da quando le squadre sono diventate padrone dei diritti tv, inevitabilmente i miglioramenti sono avvenuti solo in campo televisivo (riprese aeree, lo spogliatoio, le interviste a fine primo tempo, eccetera), come se il vecchio stadio fosse solo una location, neanche delle migliori. In tv si vede meglio (come dimostra il gol-non gol di Cavani a Firenze), non c'è dubbio, anche se vedere la partita da soli è molto triste. Questo significa che a breve ci saranno nuovi modi di ritrovarsi e di tifare, radicali cambiamenti di abitudini e di ritualità; in una parola, ci troviamo al centro di una metamorfosi sociale
Ieri la tv ha offerto automobilismo con il Gp del Belgio (la pioggia lo ha reso quasi un videogame), ciclismo con la Vuelta di Spagna, moto con il Gp di Indianapolis, l'anticipo delle 18 con Bari-Juventus, sei partite alle 20.45 e poi pallanuoto, tennis, basket, golf, atletica e altro ancora. Oggi c'è Bologna-Inter. Il tanto temuto «spezzatino» sta solo a significare che lo sport è diventato palinsesto, lo strumento attraverso cui la tv «mette in ordine» la realtà. Del resto, «gli italiani lo sanno che esistono due Cassano...».
Aldo Grasso

FIGLI DI BERGAMO

di Cesare Zapperi

Nel mare di analisi e di commenti che hanno fatto da strascico agli incidenti provocati all'esterno della Bèrghem Fest si colgono due approcci che, nel tentativo di fornire una risposta, rischiano di portare fuori strada.
Il primo, forse il più sbagliato, è quello di chi ritiene che i 2-300 scalmanati che con le loro gesta hanno richiamato l'attenzione dell'intero Paese sulla nostra città non abbiano nulla a che spartire con Bergamo e i bergamaschi. Si è detto e scritto: "Bergamo non è rappresentata da loro". Vero, verissimo. Non sono certo questi teppistelli da strapazzo gli ambasciatori della bergamaschità tanto spesso dipinta come condensato di tutte le virtù. Ma costoro, fatto salvo qualche infiltrato, sono bergamaschi. Sono nostro fratello, nostro figlio, nostro amico, nostro conoscente, nostro collega di lavoro. Non sono alieni, personaggi che vivono in luoghi diversi dai nostri, di noi che ci consideriamo per bene e che mai faremmo male ad una mosca, figuriamoci al ministro Maroni. Il distinguo tra noi e loro rischia di risultare un po' troppo semplicistico.
Possibile che non conosciamo chi ha lanciato bombe carta e sassi contro la Bèrghem fest? Siamo sicuri di non sapere che cosa si fa, a volte, dietro o dentro la Curva Nord? Possiamo giurare di non conoscere qualcuno di questi giovinastri, magari anche molto da vicino, e di non essere mai intervenuti per far loro capire cosa combinano?
E' manicheo distinguere una presunta società buona da un manipolo di ragazzacci figli di non si sa bene chi. Soprattutto, suona autoassolutorio perchè non fa i conti con un brodo di coltura di cui tutti sono, o meglio siamo, partecipi. Perchè quando si assecondano certi slogan, quando si legittima l'idea che il tifo per una squadra di calcio coincida con il professare una fede, quando si partecipa a manifestazioni fianco a fianco a pluricondannati per teppismo, si contribuisce consapevolmente o no a creare le condizioni perchè chi è meno dotato di freni inibitori, diciamo così, si renda protagonista di atti riprovevoli.
Troppo facile prendere le distanze nel momento in cui divampano le fiamme. E' quello che ha fatto, tra gli altri, anche Daniele Belotti. Benchè ne abbia viste di tutti i colori per sua stessa ammissione, il nostro Giamburrasca leghista ha improvvisamente scoperto che con le loro bravate i teppisti possono mettere a repentaglio la sicurezza di famiglie con bambini. Come se questo non fosse il pericolo corso decine di volte nei paraggi dello stadio di Bergamo. La resipiscenza dell'assessore regionale è tardiva (quante discussioni nei lunghi anni di conoscenza sul tema della violenza, quante giustificazioni sull'altare della "mentalità ultrà") e a sua volta autoassolutoria. C'è sempre qualche "compagno che sbaglia". I cattivi maestri, invece, solitamente non c'entrano nulla. Loro non si sarebbero mai spinti fin là. Se è successo, hanno sbagliato gli altri. Scontato e comodo, purtroppo.
Detto questo, e veniamo al secondo approccio sbagliato (a nostro avviso, s'intende), è altrettanto semplicistico mettere all'indice una o due persone e ritenere che ciò basti a risolvere i problemi. Il tema è strettamente collegato a quello precedente. Puntare il dito contro Daniele Belotti o il Bocìa (il leader della Curva) è la cosa più scontata. Si dà in pasto all'opinione pubblica il o i mostri e tutto torna bello come prima.
Non condividiamo questo modo di ragionare. Le forze di polizia debbono certamente individuare i responsabili materiali e morali di quanto avvenuto. Ma è la società bergamasca nel suo insieme che deve trovare la forza di interrogarsi, di chiedersi se non ha troppo a lungo tollerato comportamenti, usanze, riti, inaccettabili nel mondo cosiddetto civile.
Troppe volte dietro il feticcio Atalanta si sono chiusi entrambi gli occhi. In nome e per conto della squadra di calcio pare che tutto sia lecito. Non è così. Vale anzitutto per i tifosi, ma anche per politici e sindacalisti troppo usi a strizzar l'occhio. Vale per i mass media, nessuno escluso, troppo piegati a cavalcare la tigre atalantina per guadagnar lettori e sponsor. Vale per ogni bergamasco, padre, figlio o fratello che sia.
Se vogliamo davvero difendere l'onore di Bergamo, dei bergamaschi, dell'Atalanta, non c'è altra strada che rimetterci tutti in discussione. Prima lo faremo, meglio sarà per tutti.  

I SOLITI ULTRA'

di Daniele Doro

MURAVERA. E' partita male, anzi malissimo. La Torres a Muravera ha perso la partita e la faccia. E' finita come peggio non ci si poteva aspettare. Al 42' della ripresa, con la squadra rossoblù sotto di una rete, l'arbitro ha mandato le squadre negli spogliatoi decretando la fine anticipata della partita. Una decisione sollecitata dal primo assistente che era stato ripetutamente bersagliato da un continuo lancio di sputi e lattine della tifoseria rossoblù.

Un epilogo inatteso, mortificante, che costerà caro alla Torres che adesso sarà punita col 3 a 0 e rimedierà purtroppo altre pesanti sanzioni da parte del giudice sportivo. Tutto era cominciato col gol del Muravera realizzato dall'intramontabile Lulù Oliveira dopo 27 minuti di gioco. Un gol che Oliveira ha voluto festeggiare proprio sotto il settore di tribuna affollato dai tifosi sassaresi (almeno un centinaio) che non hanno gradito. Ed è da quel momento che sono cominciate le intemperanze.

Nella ripresa la situazione è andata via via aggravandosi quando i tifosi rossoblù hanno cominciato a contestare le decisioni arbitrali e hanno concentrato la loro protesta nei confronti dell'assistente più vicino alla loro portata che alla fine ha richiamato l'arbitro. Un rapido consulto e la terna ha preso la via degli spogliatoi mettendo fine a una situazione diventata intollerabile. Naturalmente, la partita passa in secondo piano. Non è stata una bella gara tra due squadre che devono ancora trovare la miglior condizione. Soprattutto la Torres che ha tenuto bene il campo ma non è quasi mai riuscita a finalizzare le azioni d'attacco. Per contro il Muravera ha saputo difendere bene e proporre pericolosi contropiede. Come al 15' quando Deliperi si è opposto alla grande a una conclusione da due passi del sempre verde Oliveira. Il gol dei gialloblù è arrivato al 27': su azione di calcio d'angolo due lisci consecutivi imbarazzanti della difesa sassarese trovavano Olveira pronto a battere Deliperi da due passi.
La reazione della Torres è stata buona ma poco lucida e, soprattutto, poco produttiva con Tribuna e Ferreira quasi sempre controllati e Cadau vivace ma poco incisivo. Col trascorrere dei minuti il Muravera si è ancor più messo sulla difensiva operando solo in contropiede. Ma al 4' la Torres è andata assai vicina al pareggio, e sarà l'unica volta, con Cadau che lanciato da Tribuna si è presentato davanti a Zanda. La conclusione è stata miracolosamente ribattuta da Cadelano. L'altra svolta della partita al 29' quando l'arbitro ha espulso frettolosamente Ferreira per doppia ammonizione e il tecnico Ennas per proteste.

Da quel momento la partita non ha avuto più storia. La Torres ha provato a pareggiare ma non era serata. Poi il triste epilogo.

DASPO A PALERMO

Un tifoso del Palermo di 29 anni è stato arrestato ieri sera a Palermo fuori dallo stadio Renzo Barbera, mentre era in corso la partita di campionato tra i rosanero e il Cagliari. L'uomo, infatti, ha violato il divieto di avvicinamento all'impianto sportivo, previsto dalla misura restrittiva del Daspo, cui l'uomo era già sottoposto. In particolare il tifoso è stato intercettato circa mezz'ora dopo il fischio d'inizio della partita, dunque intorno alle 21.10, nella zona di prefiltraggio limitrofa al Barbera, che conduce ai tornelli d'accesso ai diversi settori dello stadio. ù Nelle prossime ore altri tre supporters del club siciliano saranno destinatari del Daspo. Il primo perchè sorpreso in Curva Nord con un biglietto intestato ad un'altra persone; il secondo per aver scavalcato le barriere che separano i diversi settori interni alla Curva Nord; e il terzo perchè bloccato dal personale di sorveglianza poco prima che dalla Curva Sud accedesse direttamente al rettangolo di gioco.

ORA TIFEREMO SICURAMENTE PER LA NAZIONALE

FIRENZE - Aveva scatenato un putiferio Fabio Capello. ''In Italia comandano gli ultrà'', aveva detto il ct inglese dando il via ad una serie di polemiche. A distanza di mesi Capello trova un alleato in Cesare Prandelli. Il ct della nazionale ha parlato dell'introduzione della tessera del tifoso e della reazione degli ultrà. "Capello non ha tutti i torti", ha detto il ct della nazionale. "La pressione delle tifoserie in certe città può essere forte e questo è un fatto noto. Per un tecnico non è facile il lavoro quotidiano e questa è una forma di violenza psicologica''.

Prandelli è per il pugno duro. "In certi momenti devi mettere regole rigide - ha detto il tecnico di Orzinuovi - Non c'è neanche da discutere, solo da accettare. Poi, certo, serve anche il dialogo: perché sono convinto che la maggior parte dei tifosi sia contro la violenza. Oggi è imbarazzante commentare fatti come quelli degli ultrà bergamaschi: sono 40 anni che lo facciamo". L'invito è perciò a un cambio culturale: "Siamo tutti concordi nel condannare la violenza - ha aggiunto dal ritiro della nazionale Prandelli - E allora dobbiamo farlo anche con quella verbale o psicologica". Come gesto educativo, "perché noi adulti oramai siamo 'contaminati', e allora bisogna pensare ai bambini. Ieri ho visto troppi
settori vuoti negli stadi, alla prima di campionato. Forse sarebbe il caso di riempirli di bambini, per responsabilizzare il nostro calcio".

LETTERA DEL COMPAGNO SBIRRO A ULTRASBLOG

ciao,
sono un iscritto silp-cgil. per prima cosa ti ringrazio per aver riportato integralmente il comunicato stampa e non averlo tagliato con il fine di strumentalizzarlo. detto questo vorrei fare due osservazioni al tuo commento. la prima e che il silp per la cgil è un sindacato, e come tale deve tutelare i poliziotti lavoratori prima di tutti gli altri diritti sanciti dalla costituzione e da tutte le leggi italiane, perchè è ignobile che nel 2010 che un poliziotto rischi di essere ferito non da un rapinatore ma bensi da un manifestante che anzichè protestare con metodi appropriati decide di creare una guerriglia urbana. Concordo con te sul fatto che manifestare le proprie opinioni è un sacrosanto diritto, ma anche la salute dei miei colleghi lo è.
essere di sinistra non vuol dire approvare comportamenti che vanno contro la legalità.
la seconda riguarda l'uso delle bombe carta, se mentre guido un automobilista mi taglia la strada io non gli lancio dietro una bombacarta, non la tengo in tasca come penso la maggior parte dei tifosi e manifestanti...eppure colui che esce di casa con una bombacarta o una molotov non ha quelle belle intenzioni di manifestare il proprio disappunto su l'argomento oggetto di manifestazione o di entusiasmo ma ha il solo scopo di creare disordini affinche anche una manifestazione pacifica come quella dell'altro giorno si trasformi in quella che è diventata. a tale serve la provocazione del silp per evitare che quest'ultimi possano turbare la quiete rovinando anche la vostra immagine di tifoso.
ti ringrazio per il piccolo spazio che mi hai dedicato sperando che non censuri queste mio piccolo pensiero sognando che un giorno si riesca a manifestare o andare allo stadio senza bisogno della polizia, questo dev'essere l'obbiettivo dei poliziotti, dei sindacati, dei politici, dei tifosi, dei manifestanti ecc

AL COMPAGNO SBIRRO

Ricevo da un anonimo compagno sbirro e pubblico. Una volta fui invitato in una scuola a parlare del caso Raciti in una affollatissima assemblea studentesca. Accettai subito, anche perchè c'era un poliziotto ( credo del Sap, altri democratici incalliti...) e la cosa mi eccitava, se non altro per sentire cosa aveva da dire su un omicidio a proposito del quale erano e sono pochi a formulare qualche legittima riflessione fuori dal coro. Io ci andai, lo sbirro si rifiutò di parlare con me. Alla fine mi presi applausi e cori dei ragazzi, pochi dei quali avevano visto uno stadio in vita loro. Io il confronto non lo rifiuto mai, non ho nulla da nascondere. Il Silp-Cgil si nasconde dietro un dito, seppellendo la sua storia di sinistra sotto una presunta emergenza che sta causando una rottura profonda tra decine di migliaia di ragazzi e lo Stato, indegnamente rappresentato da una classe politica corrotta e lontana dalla legalità con cui ama fare gagarismi. Chiedere lo scioglimento dei gruppi organizzati, lo ripeto, è un atto irresponsabile, l'ennesimo scivolamento di certa sinistra verso il precipizio autoritario in cui stiamo cadendo sin dall'emanazione del primo decreto anti-ultras. Il compagno sbirro dovrebbe venire allo stadio per osservare i suoi giovani colleghi che giocano alla guerra con noi o chiedere a chi conosce il suono sinistro della parola Bolzaneto cosa significhi incontrare una divisa anche solo per caso. Per maggiori delucidazioni chiedere alla famiglia Sandri.
Lieto di pubblicare questa lettera anonima. Vincenzo

BECCUTI LECCA CAIRO

I tifosi non scendono in campo ma quando le cose vanno male anche loro hanno una parte di colpa. In genere non ci si deve immischiare in queste faccende, ma è risaputo, sentendo qua e là, che i supporter granata sono divisi. Succede quando le cose vanno male ed una parte chiede la testa del presidente mentre l'altra preferisce non andare contro Cairo, consapevole che dietro non c'è nessuno pronto a rilevare il Torino. Soprattutto si vive sempre una situazione di pessimismo latente che non giova a nessuno. La chiusura della Torcida Granata, il noto sito web gestito da Angelo Risso, persona sicuramente perbene, intelligente e brava quando si tratta di scrivere di Toro, è la prova lampante della situazione. Angelo ha avuto il coraggio di prendere una decisione sofferta, ma anche di denunciare come stanno le cose. A lui va la mia personale solidarietà, perchè anche la sottoscritta è spesso attaccata sui vari forum rea di non scrivere "Cairo Vattene", oppure perchè priva della laurea di Coverciano che rende tutti i tifosi esperti di modulo e tattica. Mi spiace che Angelo abbia preso questa decisione, che credo sia solo momentanea, dettata in un momento di sfiducia non solo verso i cattivi risultati del Torino, ma soprattutto per queste difficoltà di vivere serenamente una passione. La cosa migliore in questi casi è la propria libertà intellettuale e dignità.

Gentissima Sig.ra Beccuti, che proprio Lei parli di ''libertà intellettuale e dignità'' è abbastanza anamolo, visto che, la sua penna si muove direttamente in proporzione a quanto gli viene detto o per idolatrare un presidente che è la macchietta di se stesso.Tanti auguri e che un giorno, non troppo lontano si spera, Lei posi per sempre la piuma nel calamaio e finisca questa tragiscrittura.

Simone

BERETTA FATTI UNA PERETTA

L'introduzione della tessera del tifoso non ha tenuto i tifosi lontani dagli stadi della Serie A, anzi. Maurizio Beretta, presidente della Lega di Serie A, archivia con soddisfazione la prima giornata del campionato. «Ancora si deve giocare Bologna-Inter, abbiamo superato la media stagionale di spettatori dello scorso anno che pure è stato molto positivo. Nella prima giornata di applicazione della tessera del tifoso non abbiamo assolutamente motivi per essere insoddisfatti. Il meccanismo è partito meglio di come sia stato descritto», dice Beretta a Radio Anch'io Sport. «Sono state consegnate 350.000 tessere e ci sono altre 100.000 richieste. Le tessere saranno nelle mani dei tifosi prima della prossima giornata di campionato. Pensiamo si possa arrivare vicino alla quota di 500.000», dice Beretta riassumendo il quadro in cifre. «Quando i tifosi per bene capiranno che questo servizio garantisce vantaggi, verrà sfatato ogni pregiudizio e finirà questa battaglia di disinformazione portata avanti da piccoli gruppi. Le polemiche si scioglieranno come neve al sole. Man mano che queste carte si riempiranno di servizi e convenzioni, il costo già basso della tessera si ridurrà verso lo zero», aggiunge. Per crescere, e garantire maggiore sicurezza, il movimento italiano ha bisogno di colmare soprattutto una lacuna. «Si gira per il mondo e si vedono gli stadi degli altri paesi. Il ministro Maroni ha evidenziato che impianti di nuova generazione siano fondamentali per aumentare i livelli di sicurezza. È altrettanto importante che tali stadi vengano poi gestiti dalle società e siano utilizzati 7 giorni su 7», dice Beretta.
Con le prime gare della Serie A 2010-2011 «abbiamo avuto una prima conferma, abbiamo un campionato tra i più interessanti e affascinanti del mondo, è un torneo più equilibrato di molti altri. Spesso si sottovaluta un dato molto positivo: il calcio è stato capace di crescere e promuoversi come fenomeno nazionalpopolare. Noi dobbiamo avere un obiettivo strategico, dobbiamo valorizzare il prodotto televisivo e gli stadi, fondamentali per il rapporto con i tifosi e per la scenografia», aggiunge illustrando l'agenda. «Per questo -ribadisce- gli attuali impianti sono obsoleti. Alcuni sono troppo grandi e offrono pochissimi servizi. Abbiamo bisogno di strutture più dimensionate, con spettatori più vicini al campo».
L'estate 2010 è stata caratterizzata dalle tensioni tra la Lega di Serie A e, dall'altro lato, Figc e Associazione calciatori (Aic). I club non hanno affatto gradito il provvedimento con cui la federazione ha deciso di ridurre da 2 a 1 il numero degli extracomunitari tesserabili. «Sono stati creati problemi alle società ed è stato introdotto un metodo su cui bisogna riflettere. La Lega di A ha bisogno di spazi maggiori di autodeterminazione e autonomia, va coinvolta in maniera più rilevante nella costruzione del calcio futuro -dice Beretta-. Oggi la Lega ha bisogno di rispondere con rapidità e capacità progettuale nell'ambito della concorrenza con gli altri paesi. Si può cambiare e si deve cambiare in meglio».
Lo stesso discorso vale per i rapporti con l'Aic, con cui la Lega sta discutendo diversi temi, a partire dal contratto collettivo. «Francamente, ritengo che l'idea dello sciopero» dei giocatori «sia molto vecchia in una realtà come questa, di grande privilegio. Con l'Assocalciatori ci rivedremo presto, si deve guardare al futuro con maggiore fiducia e spirito costruttivo. Sappiamo, ad ogni modo, che servono cambiamenti».
Una battuta, infine, sulla decisione adottata dal Bologna: il tecnico Franco Colomba è stato esonerato prima dell'inizio del torneo. «Ogni società conosce la propria realtà e si organizza nel rispetto di regole e accordi sottoscritti», dice Beretta.

"MARONI INFAME"

(ANSA) - BARI, 29 AGO - ''Qualcuno ci vuole cosi''': con questo striscione e una curva silenziosa, la tifoseria del Bari manifesta il proprio dissenso sulla tessera del tifoso.

Su una vetrata della curva e' apparsa anche la scritta 'Maroni Infame' contro il ministro dell'Interno, Roberto Maroni.
L'introduzione della tessera del tifoso nell'impianto barese, per la prima di campionato, e' stata apprezzata dagli abbonati: il club pugliese, infatti, ha unito tessera del tifoso e abbonamento, riservando ai sottoscrittori ingressi riservati.(ANSA).

29 agosto 2010

CASALE-PRO PATRIA

Incidenti nel pre-partita. La disorganizzazione delle Forze dell'Ordine piemontesi ha permesso che i cinquanta ultras biancoblù giungessero indisturbati allo stadio di Casale. E' bastata una scintilla per far scoppiare un vero e proprio parapiglia, con due tifosi nerostellati costretti a ricorrere a cure ospedaliere.

Fonti casalesi assolutamente autorevoli mi informano che nessun ultras nerostellato ha fatto ricorso a cure ospedaliere. Bello scontro, interrotto solo dall'arrivo dei terzi incomodi in divisa. Beati voi!
Vincenzo

FIGURE DI MERDA

(ANSA) - FIRENZE, 29 AGO - Code ai tornelli d'ingresso dello stadio Franchi per un blocco del sistema di controllo delle tessere e dei biglietti. La causa sarebbe da attribuire a un problema al sistema informatico di riconoscimento dei tagliandi di ingresso. Il gusto e' durato una decina di minuti.

Centinaia di tifosi hanno protestato contro la tessera fuori dello stadio, hanno esposto striscioni e fatto cori contro Maroni e sono entrati allo stadio intorno al 20' del primo tempo.(ANSA).

SFREGIO

La Spezia. Ecco come si presenta il pullman dello Spezia al momento della ripartenza dallo stadio Giglio. La testa dell'aquila coperta con una X rossa, il nome della società barrato con una linea di bomboletta e l'insulto, rivolto a giocatori e tifosi. Un atto di vandalismo che nulla ha a che vedere con il vero tifo calcistico, un gesto vigliacco compiuto ai danni del mezzo ufficiale della società bianconera lasciato incustodito nel parcheggio dello stadio reggiano. Oltre al danno economico per lo Spezia, l'atto vandalico lascia il segno per l'offesa che il tifoso granata autore del gesto indirizza alla squadra e alla città. Un episodio che poteva essere evitato.

SBARRE

(ANSA) - CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO), 29 AGO - Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e' favorevole non solo alla tessera del tifoso ma anche a celle di sicurezza in ogni stadio.

Contro il tifo violento, il governatore si e' detto ''perfettamente allineato'' con il ministro Roberto Maroni: ''Serve rigore e pugno di ferro - ha dichiarato Zaia a CortinaIncontra - Sarebbe utile la possibilita' procedere ad arresti negli stadi e incarcerare in maniera provvisoria finche' non vengono trasferiti, come accade in altri Paesi. Si tratta solo di aggiungere delle sbarre a strutture che gia' esistono''.

Contro il tifo violento sbarre negli stadi, contro i politici ladri mi verrebbe spontaneo proporre le celle nel Parlamento ma non sono del Silp-Cgil, io.
Vincenzo

FIORENTINA-NAPOLI

Firenze, 29 ago. (Apcom) - C'era attesa per la protesta contro la tessera del tifoso e per l'arrivo di 5 mila tifosi napoletani, ma il pre-partita tra Fiorentina e Napoli è piuttosto sereno. I tifosi arrivati da Napoli, finora, risultano soltanto 500. Sotto la curva Fiesole, la situazione è tranquilla. E' stato vietata l'introduzione nello stadio di uno striscione che dice no alla tessera del tifoso, e niente di più. Non sembrano molti coloro che staranno fuori nei primi 15 minuti di gioco, secondo la protesta organizzata da parte dei collettivi contrari alla tessera 'Orgoglio viola'; si attende ormai, al massimo, una partecipazione di 600 tifosi. Molte magliette vengono esibite con lo slogan: questa la nostra tessera, con un cuore viola, ma, come accaduto ieri a Roma, si entra lo stesso allo stadio. E' stata poi distribuita una lettera aperta non firmata che recita: hai fatto la tessera Orgoglio Viola? Forse non per convinzione... Si fa poi riferimento alla mancanza di libertà di espressione e all'inutilità di un'altra carta di credito in tasca. In curva Ferrovia, qualche coro contro la tessera. Agli abbonati, in sensibile calo rispetto all'anno scorso, si aggiungono 9 mila biglietti venduti. Da segnalare solamente la lunga attesa per completare la procedura di ingresso. Quanto ai tifosi napoletani, l'atmosfera risulta tranquilla, con un afflusso sereno. Sono più di trecento gli uomini impegnati a garantire l'ordine pubblico per questa partita di esordio della Fiorentina in campionato, un esordio anche per il neo questore Francesco Zonno.

SIAMO CON VOI

FERRARA, 29 AGO 2010 - Un docu-film di Filippo Vendemmiati, che ripercorre la vicenda di Federico Aldrovandi, verrà presentato al Festival del Cinema di Venezia. Il titolo, eloquente, sarà: "E' stato morto un ragazzo".



Patrizia Moretti, la madre del giovane ferrarese che ha perso la vita incontrando un gruppo di poliziotti, ringrazia coloro che cercano di far cadere il silenzio sulla vicenda e annuncia anche - con un intervento su 'La Nuova Ferrara' - che il 25 settembre, quinto anniversario della morte del figlio, lei, le madri e i genitori di tanti ragazzi che sono 'stati morti' da parte delle forze dell'ordine creeranno un' associazione tra famiglie delle vittime.



"Proporremo, insieme alle famiglie Sandri, Bianzino, Cucchi, Uva e Giuliani, un' Associazione che unisca le nostre voci e quelle di chi vorrà aderire, e ci porti avanti perché non accadano mai più tragedie simili". Nel suo intervento Patrizia Moretti si sofferma sul film documentario di Vendemmiati che verrà presentato l'8 settembre a Venezia, ma soprattutto ne spiega il titolo: "'E' stato morto un ragazzo' furono le parole che descrissero la fine di Gabriele Sandri. Una frase che, al di là delle parole, esprime tutta la violenza della vita strappata a un ragazzo, a chi aveva tutta la vita davanti, che sia Gabriele, Federico, o molti altri purtroppo. 'E' stato morto' è la contraddizione che abbiamo attraversato in questi anni: Federico è stato ucciso o è morto da solo?'", si domanda Patrizia Moretti. E rammenta che "le prime versioni attribuivano la morte di Federico ad un malore, alludendo alla droga. Ricordo il silenzio, non uscivano notizie, nessun articolo, nessuna inchiesta. C'era solo disperazione. Ma non rassegnazione alle bugie, mai. Aprimmo un blog che per un periodo fu il più cliccato d'Italia e accese un riflettore potente su Ferrara. Questo sorprese e irritò parecchio chi voleva il silenzio".



E riflette ad alta voce: "Quante falsità sono state dette su Federico, sugli amici e noi, quante querele e minacce per farci tacere, e far tacere i commenti della rete e dei giornali". E così, cinque anni dopo "la morte di mio figlio, c'é stata la sentenza di condanna per i quattro agenti responsabili e ci sono le condanne e i processi in corso per i loro colleghi che hanno tentato di nascondere l'accaduto". Per questo motivo la mamma di Federico, per Federico stesso, "insieme a tutti coloro che hanno chiesto verità e giustizia", ringrazia "chi ha voluto togliere quel buio dal ricordo di mio figlio, e indicare i responsabili della sua morte. Ringrazio tutti coloro che col proprio ingegno, il proprio lavoro e l'arte, hanno dato a Federico la luce del suo ricordo, di come era veramente: un ragazzo come tanti, con una vita normale e grandi sogni, insieme a suo fratello la gioia e il bene più grande per la sua famiglia".



"Vedrò il film di Vendemmiati a Venezia - continua Patrizia Moretti - ho scelto di vederlo in quel momento per la prima volta. Ho letto il testo ma non ho visto le immagini né sentito i suoni. C'é grande attesa ed emozione. E dolore. Non riesco ancora a concepire che tutto questo sia accaduto a Federicò. A Venezia - conclude - in pochi potranno vedere l' anteprima, è una proiezione quasi riservata agli addetti ai lavori. Sono orgogliosa del regalo di Vendemmiati: la prima nazionale sarà qui a Ferrara il 25 settembre, il quinto anniversario della scomparsa di Federico".

SCRITTE SUI MURI

Scritte contro la tessera del tifoso e il ministro dell'Interno Roberto Maroni sono state fatte la scorsa notte a Firenze. Gli autori, tre fiorentini tra i 25 e i 26 anni, fermati e multati dalla polizia, si sono giustificati dicendo che erano riferite a un loro amico che abita nei pressi ed è titolare della tessera che a Firenze è denominata "Orgoglio Viola". I tre responsabili sono stati multati per la violazione del regolamento di polizia urbana. Gli slogan, scritti con una bomboletta spray di colore viola sull'asfalto, su un muro e su dei cassonetti in via Reginaldo Giuliani, sono firmati con la sigla 'Acab', acronimo di gruppi ultrà molto diffusi nelle curve. A dare l'allarme alla polizia, intorno alle tre, alcuni residenti.

GRAZIOSA GROUP MONZA

Come promesso…oltre a sifulare, sballarci, progettare come uccidere lo sgombro e come non rimettere i loro debiti ai nostri debitori (...pagherete caro pagherete tutto…), torniamo come Graziosa Group a comunicare le nostre decisioni per il futuro.
Riteniamo che con l’entrata in vigore a pieno titolo, da domenica a Ferrara in avanti, della tessera del tifoso, si sia definitivamente superato il punto di non ritorno e che vada di conseguenza archiviato dopo 11 anni il nostro modo di intendere la nostra presenza incondizionata allo stadio e la nostra ragione d’essere (o di ritenerci) ultras. Crediamo che non esistano più le condizioni per vivere lo stadio e la curva nella maniera in cui noi l’abbiamo sempre concepita: uno spazio e un tempo di aggregazione popolare,  ribelle, genuino ed anticonformista. Noi siamo quelli che “non andremo mai in serie A”, e ne andiamo fieri. Non potremmo mai sentirci a nostro agio in un mondo che cerca clienti e non appassionati; siamo quelli dei sacrifici e delle follie pur di stare al fianco di una passione, la nostra fede non può certo essere usata come esca per fregarci soldi con il poker on line (AC Monza Brianza: VERGOGNA!) Dei gadget omaggio, dei premi fedeltà e degli sconti all’autogrill non ce ne frega un cazzo.La repressione ha mille facce: quella sbirresca degli abusi e delle diffide arbitrarie, quella economica dei settori ospiti a 15 e più euro e dei bancomat travestiti da abbonamenti.La tessera del tifoso le raccoglie tutte e le mette insieme, questo è quello a cui serve.Noi, che abbiamo sempre giurato di portare avanti “la nostra passione oltre ogni repressione”, una volta arrivati qua, questa volta, con grande fatica e costi quello che costi, decidiamo che l’andare “oltre ogni repressione” significhi tirarsi fuori da questa spirale.Non ci tesseriamo, non scendiamo più a compromessi, ora basta!Di questo calcio, usando un’espressione a noi “cara”, SBAT I BALL !!!Consci delle nostre possibilità non certo rivoluzionarie (non che non ci piacerebbe, anzi… ma in fondo siam solo quattro voncioni, cazzo pretendete?!?) non rivolgiamo inviti a nessuno, né promettiamo niente, solo… d’ora in avanti, valuteremo di volta in volta, giorno dopo giorno, come, se e quando partecipare a un mondo che non ci appartiene più.IL GRAZIOSA GROUP NON MUORE AL MASSIMO SPARISCE!IL GRAZIOSA GROUP NON SI SCIOGLIE.
IL GRAZIOSA GROUP SARA’ AL SUO POSTO QUANDO CE NE SARA’ BISOGNO, AL FIANCO DEL MONZA, AL FIANCO DEGLI ULTRAS!!
GRAZIOSA GROUP MONZA, OLTRE OGNI REPRESSIONE