Verona. Il derby tra Hellas Verona e Chievo per l'uso dei simboli, dei colori, degli stemmi che è esploso ieri a suon di comunicati, coinvolge anche i tifosi più vip e il mondo istituzionale e politico oltre a scatenare i tifosi sul blog del nostro sito (www.larena,it). In particolare, vengono stigmatizzate le minacce al presidente del Chievo contenute nelle scritte comparse allo stadio Bentegodi («Fatti la scorta») e dalle quali l'Hellas non ha preso le distanze.
Ieri il sindaco Flavio Tosi, tifoso gialloblù, commentando la vicenda ha voluto infatti fare una distinzione. «Gli aspetti sono due. Uno è quello dell'uso dei simboli e dei colori sociali», spiega, «e io penso che sia giusto che ognuno utilizzi quelli che storicamente gli appartengono. L'altro è quello delle minacce, che ovviamente sono da condannare. Su questo caso valuterà la Digos, ma io condivido la posizione del presidente Campedelli. Le minacce con lo sport non c'entrano nulla. Sono quanto di più antisportivo ci sono».
Il presidente della Provincia Giovanni Miozzi invita alla responsabilità e alla serenità affinché il campionato cominci nel giusto clima: «Chievo ed Hellas sono entrambe l'orgoglio della città e della nostra provincia: infatti, nonostante siano differenti per tifoseria, storia e tradizioni, portano tutte e due il nome e i colori di Verona in giro per l'Italia e per il mondo. La città chiede, perciò, loro di non incorrere in diatribe e polemiche dannose per ciascun veronese e di riversare la carica, la grinta e l'entusiasmo su una sana competizione calcistica, che rappresenta la base per la buona riuscita di un'attività sportiva».
Miozzi ricorda che «il calcio è fondamentalmente un gioco, un modo di stare insieme, di divertirsi e di fare squadra. Porgo, inoltre, la mia solidarietà umana a Luca Campedelli, presidente del Chievo, per le minacce ricevute: sfociare nell'insulto personale non è corretto in nessun caso. Lo sport si basa sul rispetto dell'altro, perciò episodi come questi, su cui la Digos sta indagando, esulano dal vero spirito del tifoso e certamente non migliorano il rapporto, finora collaborativi e di leale competizione, tra le due società».
Sullo scontro tra le due società calcistiche Hellas e Chievo che ricordiamo militano rispettivamente nella Lega Pro e in serie A, interviene anche il capogruppo del Pd, Stefania Sartori con un appello alle due società a ritrovare lo spirito sportivo riportando il confronto sul piano della corretta dialettica pubblica: «In una città che periodicamente mostra il suo volto più violento non possono essere sottovalutati episodi di minacce e di aperta ostilità come quelle che recentemente sono state rivolte al presidente Campedelli, a cui non può non andare la solidarietà di tutto il mondo, non solo sportivo, scaligero – dice Sartori – ma allo stesso tempo bisogna fare attenzione a non arroventare troppo il clima; è necessario che società e tifosi sappiano ritrovare la via di un confronto pacifico e sportivo senza il bisogno di mostrare i muscoli l'un l'altro. I simboli di Verona sono di tutti i veronesi e vanno onorati con azioni positive che sappiano dare lustro a tutta la città e non trattati come oggetti di contesa faziosa» aggiunge.
Prende le distanze dalle scritte minacciose nei confronti di Campedelli anche Alberto Lomastro, presidente dell'associazione culturale Verona Hellas. «È doveroso chiarire che, contrariamente a quanto scritto, i "capi della tifoseria" non avallano minacce di alcun tipo nei confronti del presidente Campedelli, tantomeno il sottoscritto. Alcuni episodi del passato», ricorda, «come la targa commemorativa dello scudetto imbrattata in Curva Sud nel 2002 o la denominazione "Hellas Verona 1991" utilizzata dallo speaker in occasione dell'ultimo derby in Serie A, hanno contribuito ad alimentare un clima di tensione del quale nessuno sentiva il bisogno. Gli ultimi episodi non hanno fatto altro che riaccendere questa polemica e portare allo scambio di comunicati tra le due società».
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