30 giugno 2010

VERGOGNATEVI!

I sostenitori della Sampdoria hanno già sottoscritto 15.000 tessere del tifoso. Lo ha annunciato oggi il direttore generale della società blucerchiata, Gasparin, presentando la nuova campagna abbonamenti. "Come da disposizioni dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, chi sottoscrive l'abbonamento 2010/11 dovrà esserne in possesso - ha puntualizzato Gasparin -. Oltre 15mila sampdoriani hanno già sottoscritto Samp Card, un numero molto alto e una straordinaria partecipazione dovuta anche al fatto di essere stati i primi a muoverci in questo senso". La Sampdoria pensa però anche a coloro che non la sottoscriveranno: "per loro, nel rispetto di chi, in tanti anni, è stato vicino ai nostri colori, abbiamo deciso, in occasione di ogni partita interna, di garantire un periodo di prelazione per l'acquisto dei tagliandi dello stesso posto e settore in cui erano abbonati nella stagione 2009/10".

LA TESSERA SPEZZINA

La Spezia. La Tessera del Tifoso fa discutere. Tante e variegate nei commenti sono le mail dei lettori che vi proporremo come di consueto nel nostro magazine di sabato. E' un tema che, per chi segue e ama il calcio, non poteva che far riflettere, anche se le posizioni non sono così scontate. E non tutti demonizzano la tessera, ma si chiedono semmai le possibili contraddizioni che in essa si possono trovare.
In molti ci hanno chiesto un interrogativo semplice: la Tessera del Tifoso è necessaria in caso di volontà di abbonarsi. E' necessaria per chi vuole seguire la propria squadra in trasferta nel settore ospiti. Non è obbligatoria invece per chi va in trasferta in un altro settore. Alla fine, mescolando le eventuali tifoserie, non esiste un rischio ancora maggiore?

Su questo nuovo strumento emanato lo scorso gennaio dal Ministero degli Interni Cds ha voluto ascoltare il parere di Marco Frione, di chi cioè nasce Ultras e da quasi trent'anni segue la propria squadra di calcio, attraversando le generazioni del tifo.
Dagli anni '80 è cambiato molto nel sistema calcio, tanto più nella vita di curva:

"Il calcio è diventato business e la Tessera del Tifoso è il risultato di una legge che fa spendere tanti soldi in più ma che non sposta le cose. Chiaro, il calcio è cambiato, chi segue questo sport anche. Personalmente non vorrei farla. Innanzitutto perchè considero la tessera del tifoso una scusa per rimpinguare le casse. In secondo luogo perchè non sposta niente ma limita la voglia di seguire la propria squadra di calcio. Stadi più vuoti e meno calore. Fosse per me, per come l'ho sempre pensata, non la farei ma so che altri la pensano diversamente".

Eppure ai biglietti nominali si sono abituati un po' tutti.
"E' una cosa un po' differente. Il fatto è che di fronte ad un'imposizione del genere ci sono due tipi di atteggiamenti: o si rinuncia ad andare oppure chi è senza e vuole comunque seguire la sua squadra rischia. E come sempre a rischiare alla fine si è in pochi, quindi il risultato è che il seguito nelle trasferte si ridurrebbe drasticamente".

In conclusione, che cosa fare?
"Faremo una riunione di curva per capire il pensiero di tutti. Ma il discorso è ampio: per tutta la stagione abbiamo portato striscioni ovunque, non è mai successo nulla. All'ultima giornata, quella della promozione, avevamo preparato una coreografia che non ci è stato permesso di fare. Motivi oscuri, nulla di offensivo ma questo è il momento".


Fabio Lugarini
 

BATTAGLIA PERSA

Il calcio italiano si avvia a perdere l’ennesima battaglia. Dopo la mancata approvazione della legge sulla costruzione dei nuovi stadi, la patetica esclusione da Euro 2016, la perdita del terzo posto nel Ranking Uefa a vantaggio della Germania, la disfatta sudafricana della Nazionale di Lippi, l’ingloriosa cacciata dell’arbitro Rosetti dal Mondiale dopo due sviste gigantesche, le mancate dimissioni di Abete e dei vertici della Figc, la grave crisi economica che sta mettendo sul lastrico serie B e Lega Pro, la carenza di un minimo di decisionismo programmatico in grado di incidere sull’obsoleta struttura organizzativa del sistema e il sostanziale abbandono al suo destino di una delle architravi dell’economia italiana da parte di istituzioni sempre più distratte, si deve registrare l’ormai prossimo varo della Tessera del tifoso.
L’introduzione coatta di un documento che non trova analogie all’interno dell’Unione Europea, fortemente voluto dal ministro dell’Interno Roberto Maroni e supinamente subito dai club italiani i cui vertici sono avvitati su se stessi quanto il resto del sistema, rappresenta il definitivo colpo inflitto a un prodotto in stato pre-agonico.
I tifosi italiani che del calcio rappresentano le fondamenta si vedono imposto, contro la loro volontà e senza essere mai stati di fatto interpellati, un documento astruso che svuoterà ulteriormente gli stadi e aggraverà di conseguenza una crisi economica che ha già portato il movimento alla canna del gas.
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni non vuole sentire ragioni e prosegue dritto per la sua strada incurante di manifestazioni di protesta, cortei, esposti, lettere aperte da parte di istituzioni locali che hanno il vero polso del territorio.
Probabilmente ce la farà a varare la Tessera, approfittando dell’indifferenza di un contesto ormai distratto e disposto a subire le umiliazioni più cocenti in nome della salvaguardia dei propri piccoli interessi di bottega.
L’Italia, paese per vecchi in preda a una deriva etica inarrestabile, si merita questo sistema pallonaro farlocco.
Ai tifosi italiani, inabili a fermare questo sfascio, non resta che godersi in tv lo spettacolo offerto da Nazionali che hanno saputo portare anche all’interno del calcio il senso di rinnovamento e la ventata di modernità che permeano la vita politico-sociale-sportiva dei paesi d’origine.  
Sergio Mutolowww.calciopress.net

PER VALERIO

valerio
“Valerio il tuo sapere è la nostra vita”. E’ la scritta che campeggia sotto al ritratto di un “vecchio” skin, sul muro al civico 41 in via dei Volsci a Roma. Il muro è quello della libreria Internazionale. Il graffito è quello dedicato a Valerio Marchi, fatto a pochi giorni dalla sua morte, nel 2006. Al suo ricordo, al suo sapere conquistato e sempre condiviso è dedicata anche: Valerio il tuo sapere la nostra vita, l’iniziativa che si svolgerà in via dei Volsci giovedi 1 e venerdi 2 luglio.
Valerio Marchi era un libraio, fondò lui la Libreria Internazionale a San Lorenzo, quella che in poco tempo divenne crocevia, punto di passaggio e d’incontro di ribelli della strada, ultrà, skins, punks, veterocomunisti e qualsiasi altro tipo di “animale sociale” che si possa immaginare. Una libreria ricchissima e nello stesso tempo piccolissima, talmente piccola che nessuno ha mai capito come potesse contenere così tanti libri e troppe persone tutte alla volta. Già, perché Valerio riusciva a organizzarci “di tutto” rendendola un luogo imprescindibile nel percorso controculturale romano. Un punto ancora oggi aperto, ancora una volta ospite di ogni contaminazione culturale, grazie al lavoro dei ragazzi che ne stanno, orgogliosamente, raccogliendo l’eredità.
Valerio Marchi aveva vissuto in prima persona il movimento del ’77, non si allontanò mai troppo dalle culture di strada in cui era cresciuto. Valerio era un antifascista, era uno skinhead, un raffinato lettore ed esperto di musica reggae, ska, punk sempre pronto a condividere con i suoi compagni di pogo, saperi, birre o risse. Valerio Marchi era amico di alcuni e rispettato da molti vecchi e giovani ultrà della Sud romanista. Egli stesso, pur non frequentando quasi più la curva, si sentiva ancora un ultrà “vecchie maniere”, sempre e comunque, vicino alla vita e ai mutamenti della sua vecchia curva, dove alcuni suoi amici e compagni continuavano ad agire in prima linea. Decisi, come Valerio col suo contributo critico, a non lasciare ai ragazzi di destra questo pezzo così importante della città più grande e complicata d’Italia.
Valerio non perdeva occasione di raccontare i libri, quelli che amava e quelli che affollavano la sua libreria e condivideva il suo sapere anche scrivendo. Un lavoro prezioso il suo che ha portato a definirlo esperto delle controculture giovanili, sociologo, storico, intellettuale di strada. Non esiste, forse, una definizione completa per rappresentare quel che è stato il suo percorso di crescita intellettuale. Attore protagonista delle stesse sottoculture che andava narrando, le seppe comprendere e raccontare. Un linguaggio semplice, lontano da troppo pomposi toni sociologici, ma che dai classici di quella scienza attingeva strumenti di analisi. Sapeva parlare delle sottoculture con la padronanza propria di chi ne è attore protagonista, e come arricchire la conoscenza della strada con gli studi più “accademici”. Libri fondamentali i suoi soprattutto per chi come lui di quelle sottoculture, ribelli e antagoniste, era protagonista.
Lo scrive chiaro anche nella prefazione de La sindrome di Andy Capp (Nda Press), ultimo suo lavoro. “Mi interessa più come lettore il giovane e scostumato teppista che il meno giovane e acculturato professore o giornalista o sociologo o quel che sia”. Valerio parlava ai suoi amati “teppisti” che fossero ribelli di strada, punks, skins, o ultrà. In più di un’occasione e in più di un libro, iniziò a tracciare la storia delle forme di “teppismo”, raccontò il punk e la sottocultura skinhead, mise in evidenza l’abilità innata delle culture giovanili nel trovare istintivamente nuove forme di resistenza e conflittualità. Comprese i movimenti, iscrivendoli nella storia, ne anticipò i cambiamenti e ne analizzò la repressione. Facendo anche errori, certo, ma dimostrando l’intelligenza e la capacità di saper tornare sui propri passi. E seppe mettere in primo piano la necessità delle sottoculture, in primis di quella ultrà, di autorappresentarsi, di prendere la parola, scrollandosi di dosso il ruolo di oggetto di stigmatizzazioni e analisi sociologiche.
Il lavoro più illuminante e prezioso di Valerio Marchi è stato quello sullo stadio e sul mondo ultrà, e Il derby del bambino morto (DeriveApprodi) ne rappresenta il punto di analisi più alto. Con questo libro, ancor più che con il ben più vecchio Ultrà – Le sottoculture giovanili negli stadi d’Europa (Koiné) ha indagato i cambiamenti sociali e storici che hanno investito e trasformato le curve, non solo quelle italiane. Ha studiato da vicino i loro protagonisti, ultrà o ultras che dir si voglia, soggetti “devianti” che con le loro azioni e le loro manifestazioni pubbliche di pensiero, destabilizzano la morale e l’ordine pubblico. Stadio, quindi, come “laboratorio della repressione”, in accordo con le visioni più attuali e lungimiranti sulla dialettica potere/resistenza al potere nelle moderne democrazie occidentali. Un mondo ribelle che se negli anni 70 attingeva slogan e pratiche dal mondo dei gruppi militanti, vede oggi questo paradigma ribaltato: sempre più è il mondo della militanza politica ad attingere pratiche e stili comunicativi da un mondo che, pur privo di direzionalità politica, ha dimostrato negli ultimi anni una capacità di “resistenza” e di “offesa” notevolissime. I drammatici eventi del 2007, l’omicidio di Gabriele Sandri, la risposta del movimento ultrà e le nuove strette repressive, hanno accelerato un processo di crescita e di messa in strada delle istanze ultrà che ha visto questo movimento diventare particolarmente attento alle violenze perpetuate dalle forze dell’ordine e non solo nel mondo stadio. Gli striscioni apparsi nelle curve italiane per Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi e la sensibilità dimostrata per la vicenda di Stefano Cucchi a Roma si iscrivono con forza in questo percorso. Le teorie e analisi quelle di Valerio che si dimostrano, oggi più che mai, nella loro attualità anche davanti all’introduzione della tessera del tifoso, ennesimo strumento repressivo che limita le libertà personali, calpestando il diritto alla privacy e colpendo preventivamente e indistintamente tutti.
In questo contesto nasce la due giorni, Valerio il tuo sapere la nostra vita, voluta da chi ha amato Valerio Marchi, da chi è stato suo fratello di pogo, di strada, di sbronze, di curve, di lettura e condivisione dei saperi (“senza fondare poteri”, come ricordava sempre Primo Moroni). Al centro della prima giornata saranno le sottoculture Skins&Punks. Un miscuglio esplosivo di proletari e sottoproletari aggressivi, puritani e sciovinisti, provenienti da una precisa identità lumpen occidentale che si è mescolata e arricchita con una cultura apparentemente incompatibile come quella degli immigrati indoccidentali. Uno “stile” che tenta di far rivivere, attraverso l’estetica skinhead, certe espressioni della cultura tradizionale della working class rispettando ed esaltando però il contatto positivo con la cultura dei neri. Il gioco dialettico dei neri e dei bianchi veniva espresso chiaramente dagli stivali e dai capelli rasati a zero, incarnando i temi estetici comuni a entrambi. Per non parlare dell’ondata Punk che ha letteralmente stravolto l’immaginario giovanile insediandosi all’interno delle periferie metropolitane. Partendo dalla retorica del nichilismo e del teppismo creativo, il punk, in maniera esasperata e antagonista, esce fuori dalle logiche comunemente accettate, riuscendo in qualche modo a rompere le “gabbie” di Babilonia con una musica nuova e con una filosofia “anarcotica” della vita. Partendo da queste considerazioni i protagonisti saranno chiamati a narrare storie e aneddoti dal mondo delle sottoculture mettendo in evidenza anche le dinamiche che hanno favorito l’infiltrazione di gruppi razzisti e neofascisti. Altro tema d’indagine caro a Valerio che ha saputo in più di un’occasione dipanarsi anche nella rete delle nuove destre europee.
Importante, come è stato il lavoro di questo intellettuale di strada sullo stadio, sarà l’incontro di venerdì 2 luglio incentrato su: La Controcultura ultrà fra antagonismo e repressione. L’omaggio più potente e intenso che si sarebbe potuto fare a Valerio, a lui che non mancava mai di ripetere che: “di calcio con i compagni non si può parlare”. Via dei Volsci, luogo storico e denso di significati per la sinistra antagonista si apre oggi come non mai al movimento ultrà. Riconoscendone sì, la scontata dignità di sottocultura, ma altresì la valenza “politica” di controcultura. Laddove per “politica” s’intende il suo rapporto dialettico con l’organizzazione politica della società, non il livello superficiale e “contraddittorio” dell’adesione simbolica dei gruppi ultrà alla destra o alla sinistra. Proprio per questo si parlerà di “controcultura” ultrà. La passione per la propria squadra di calcio e l’istintiva opposizione nei confronti dei poteri dominanti ne sono il collante principale, ma questo movimento ha saputo uscire dai confini dello stadio proponendo un ruolo sociale alternativo e antagonista da cui non ci si spoglia al termine dell’evento sportivo. Valerio Marchi ci parla anche di questo nei suoi libri, insegnandoci che non si può ridurre la carica antagonista del movimento ultrà riconducendolo semplicemente a scontro di classe o tra ideologie politiche. E’ così necessario che siano gli stessi protagonisti di questo movimento a iniziare a ricordare l’importanza del lavoro svolto da Valerio Marchi, narrando le caratteristiche della loro controcultura e portando alla luce i meccanismi di repressione. Un momento di confronto reso possibile solo se si sceglie di raccogliere quel che Valerio Marchi ha lasciato.
GLI AMICI DI VALERIO…ETEROGENEAMENTE RIBELLI
“Quello che Valerio ha lasciato dietro di sé è esattamente come lui: un amico spirituale che pone problemi, che indica direzioni, che interroga il presente, che ti porta a guardare da vicino i luoghi del reale, del conflitto che non si estingue e non si estinguerà”.
- Wu Ming5
Roma via dei Volsci giovedi 1 e venerdi 2 luglio 2010:
Dibattiti, video, dj set per ricordare Valerio Marchi.
Storico, skinhead, ultrà della Roma, studioso del conflitto,
fratello dei ragazzi di strada
1 Luglio: ore 18.00 dibattito
“Skins&Punks: storie ed aneddoti dalle sottoculture”
Introduce: Duka (Scrittore)
Intervengono:
Marco Philopat (Scrittore, giornalista, editore)
Riccardo Pedrini/Wu Ming 5 (Scrittore e musicista)
Guido Caldiron (Giornalista e scrittore, esperto di destre europee radicali)
A seguire proiezione dei video:
“Goodbye Skinhead Girl” di Sharon Woodward
“L’estrema destra Europea” intervista a Valerio Marchi
“Video in memoria del Patata”
Durante la giornata ed a seguire Dj set:
Bravi Ragazzi San Lorenzo
Manlio & Melody Roots
2 Luglio: ore 18 dibattito
“La Controcultura Ultrà fra antagonismo e repressione”
Introducono:
Emanuela Del Frate (Giornalista)
Marco De Rose (Responsabile della Libreria Internazionale, sociologo di strada e militante del gruppo ultrà Rebel Fans Cosenza)
Intervengono:
Lorenzo Contucci (Avvocato, webmaster del sitoasromaultras.org)
Claudio Dionesalvi (Insegnante, media-attivista e ultrà del Cosenza)
Andrea Ferreri (Ultrà del Lecce, autore del libro “Ultras: i ribelli del calcio”)
Matteo Zangrando (Sociologo di strada e militante del gruppo ultrà “A sostegno di un ideale Veneziamestre”)
Paolo Foca (Fedayn Roma)
Tonino Torello (Curva Est Ternana)
Vincenzo Abbatantuono (Scrittore, ultrà juventino curatore di ultrasblog.biz)
Antonio Argentieri (ultrà del Catanzaro curatore del sito terramara.it)
E numerosi altri rappresentanti di varie realtà ultrà nazionali.
A seguire proiezione dei video:
“Corteo: No alla Tessera del tifoso
“Football” intervista a Valerio Marchi di Margine Operativo
“3°Memorial Amici Scomparsi” de Gli Ultimi della Classe
“Presa della parola” video contro la repressione ultrà, autoprodotto da ultrà romanisti
(il progetto Nonplusultras ha autoprodotto anche il libro: “Barcollo ma non mollo”
“La controcultura ultrà con il Sud Ribelle” di Marko RebelFans Cosenza
“El stadio del Bae” dell’associazione Futbol Rebelde
Video Autoprodotti d’archivio inediti
“Cucs: le immagini del tifo dello storico gruppo di ultrà della Roma
Durante la giornata ed A seguire Dj set:
Bravi Ragazzi San lorenzo
Manlio & Melody Roots
Entrambe le giornate saranno presenti gli autori dei video
Durante l’iniziativa in funzione: Trattoria, Birreria, Stand gastronomici, Infoshop Libreria Internazionale e materiale autoprodotto
Libreria Internazionale San Lorenzo, Savoirfaire Roma, Spazio Sociale 32, Associazione culturale Volsci 33, RASH Roma, Patria Socialista, Indieco San Lorenzo, ESC atelier occupato

INTERVISTA A MAURIZIO MARTUCCI

Maurizio Martucci, coi suoi interventi su giornali, radio e tv molti la considerano tra i più esperti a livello nazionale sul tema della tessera del tifoso. Cos’è questo “Programma” e come nasce?
Esperti? Non scherziamo... faccio solo il mio lavoro e basta. Però partiamo dalla genesi, dall’inizio, dalla storia di questa carta. Nel 2004 Antony Weatherill, per anni titolare del circuito di vendita dei biglietti dei campionati francesi, sbarcò in Italia con un’idea rivoluzionaria: “Il calcio è diventato uno spettacolo consumistico di intrattenimento – disse – ci vuole una “Carta dei Tifosi”, un manifesto che tuteli i diritti e gli interessi della categoria”. La rivista Toro News ne adottò il progetto e nacque la “Carta del tifoso granata”. Registrato il brevetto, quel signore venuto da Manchester andò a proporsi all’allora governo Prodi, il ministro dell’Interno era Amato. Nel 2007 morì a Catania l’Ispettore di Polizia Filippo Raciti e il Parlamento varò urgentemente una legge per arginare il fenomeno della violenza negli stadi, vietando alle società di vendere biglietti e abbonamenti ai destinatari di DASPO e ai condannati, anche in primo grado, per i cosiddetti reati da stadio. Da qui l’azione dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive che, nel 2008, con due delibere e una serie di tavoli di lavoro congiunti con Coni, Figc, Lega Calcio, Lega Pro e Dilettanti, adottò il “Programma Tessera del Tifoso” stravolgendo l’originaria idea di Weatherill, che non gli restò che intentare una causa per l’appropriazione del marchio registrato. Dirò di più: ha già vinto il processo intentato all’Inter per i diritti sulla carta “Siamo Noi”. Poi nel 2009 il ministero dell’Interno Maroni (governo Berlusconi) emanò una direttiva rivolta a Questure e Prefetture, invitandole a sollecitare i Club a diffondere il programma della nuova fidelity card. Come? Semplice! Visto che la “Tessera del Tifoso” non è un obbligo di legge e non è inserita nel dispositivo post-Raciti, si chiede ai 132 Club di Serie A, B e Lega Pro di affiancarla agli abbonamenti casalinghi e ai biglietti per le trasferte nei settori ospiti, chiarendo che in caso contrario si rischia di giocare a porte chiuse per carenze strutturali degli stadi. Con tutto quello che ne deriverebbe in termini di sicurezza, di immagine negativa, di psicosi allarmistica da violenza del calcio e di mancati introiti da botteghino. Tutto questo non ha nessun precedente al mondo. Ma ci pensate? Chiudere gli stadi perché i tifosi non hanno la “Tessera del Tifoso”. E questo garantirebbe l’integrità strutturale degli impianti? Alla faccia delle disposizioni sulle vie di fuga da mettere a norma, delle uscite di sicurezza per l’afflusso e il deflusso del pubblico, della dislocazione delle postazioni di pronto soccorso e delle strutture costruite nel rispetto delle norme europee.
Cosa vuol dire?
Porto un esempio, ahimè nefasto ma concreto e che rende l’idea. Nel 2009, durante Parma-Vicenza di Serie B, nello stadio parmense Ennio Tardini, morì Eugenio Bortolon, giovane tifoso vicentino. Cadde rovinosamente da una balaustra del settore ospiti rivelatasi irregolare, oltre che fatale. Fece un volo nel vuoto per meno di 10 metri. E poi un terribile schianto al suolo. Colpa una balaustra che le perizie tecniche rivelarono poi essere al di sotto delle misure minime imposte dagli standard europei, cioè più bassa di quanto prescritto e per di più pure senza rete di protezione, che in quel caso avrebbe potuto salvare una giovane vita, risparmiando lo strazio di una famiglia, costretta a piangere un lutto contro natura. Mi chiedo: se il povero Bortolon avesse avuto in tasca la sua “Tessera del Tifoso” del Vicenza e l’avesse esibita agli steward all’ingresso dello stadio... sarebbe ancora vivo? Cioè... sarebbe ancora tra noi? Non credo. Qui si stanno mischiando due piani diversi e nettamente distinti. Un conto sono le carte fedeltà, un conto sono gli impianti a norma e la garanzia dell’incolumità del pubblico. Ma ora ci dicono che la sicurezza negli stadi passa per la profilazione preventiva orientata al consumo e per l’analisi del casellario giudiziale degli spettatori. Questo ci mancava. Ma da quanto mi risulta, il settore ospiti di Parma è ancora chiuso perché sotto sequestro dalla magistratura. E sempre a Parma stanno per lanciare la loro tessera fedeltà dei tifosi crociati. Delle due, l’una. Giudicate voi...

Si dice che la nuova card sia uno strumento per prevenire la violenza nel calcio. Ma che sia anche un mezzo di marketing. Come stanno le cose?
E’ un contenitore poliedrico di marketing, fatto da un data base potenziale di migliaia di nominativi per un mercato emergente orientato ad innovative strategie di incentivazione al consumo, credo sia l’aspetto esclusivo con cui sono state addolcite le società, facendole aderire al “Programma Tessera del Tifoso” proponendogli un serbatoio premio, un regalo inatteso. Insomma: gli è stato prefigurato un mercato vergine da aggredire. E i Club non se lo sono lasciato scappare! Se non avessero inserito questa rete consumistica, la fidelity card sarebbe rimasta unicamente uno strumento proibizionista, un mezzo per dire chi può e chi non può entrare allo stadio. E le società si sarebbero fisiologicamente ribellate, come comunque Palermo e Parma hanno continuato a fare pur aderendo al progetto con riserva di critica. Capiamoci bene: dalla Rivoluzione industriale in poi, il marketing fa le leggi di mercato, e nel calcio è un segmento di ricavi con la vendita del merchandising che all’estero fa numeri da capogiro. E’ un modo per incidere sulle scelte d’acquisto dei tifosi nei giorni della settimana in cui non vanno allo stadio. Però qui il problema è un altro: prima d’ora nessuna fidelity card è mai stata imposta dal governo come un ultimatum. Il Chelsea e il Liverpool ce l’hanno ma in Inghilterra mica l’ha prescritta David Cameron o Tony Blair! E’ un’opzione a libera scelta: se la vuoi la fai, altrimenti no. Da noi si corre il rischio del cambio antropologico del tifoso, un aspetto da non sottovalutare. La figura del tifoso semplice e spontaneo sarà traghettata in quella di un consumatore segmentato per capacità di spesa e ampiezza di portafogli. E’ come uno stravolgimento dell’anima. Questo è il prodotto dei programmi membership fine a se stessi. La differenza con gli altri paesi è culturale: le carte fedeltà di Barcellona e Real Madrid consentono di diventare tifosi attivi, protagonisti fattivamente della vita del Club, anche con l’azionariato popolare, entri in piscina, al ristorante o nella palestra della tua squadra. Da noi si rischia di diventare un tifoso mucca da mungere, un tifoso passivo, nel caso anche sparuta minoranza da cui dissociarsi e prendere le distanze se il tifoso diventa un contestatore non allineato da isolare. Mettiamoci d’accordo: va bene il marketing a condizione che sia un marketing etico, solidaristico e sociale, che consenta al tifoso di sentirsi parte viva del Club. L’Arsenal finanzia campi di calcio per l’Africa, esportando nel continente nero il marchio dei Gunners grazie alle sterline dei suoi fedelissimi fans d’Oltremanica. Da noi siamo all’età della pietra: dove vanno a finire i proventi delle vendite delle maglie di Totti, Del Piero, Milito e Zarate?
Oltre il merchandising, c’è il circuito bancario. Cos’è, nei confronti di quest’ultimo, la tessera del tifoso?
Ad esempio la Lazio ha lanciato la carta Millenovecento. Viaggia su doppio circuito, lasciando l’opzione tra quello della carta di credito MasterCard e carta ricaricabile Poste Italiane, la classica PostePay, molto utilizzata soprattutto per gli acquisti on-line. La prima cosa che mi viene da pensare è che da molti anni la stessa Lazio aveva già una carta di credito brandrizzata da American Express e che non molto tempo fa aveva già lanciato la PostePay personalizzata di Poste Italiane, così come aveva fatto anche l’A.S. Roma che ora si avvale del circuito Visa. Millenovecento mi sembra una replica di un prodotto già visto, un sovraffollamento di servizi già esistenti, che sono già sul mercato. Il Cesena invece lascia anche l’opzione della carta di credito modello revolving, dove si possono rateizzare gli acquisti pagandoci sopra gli interessi maturati. E sappiamo quali sono i problemi di queste carte, in alcuni casi condannate anche per l’applicazione di tassi da usura, sopra il 21%. Per carità, mica voglio dire che riguarderà proprio la Cesena Card. Però mi faccio una domanda: ma non avrebbero dovuto prima interpellare proprio i tifosi? Che so... facendo un’analisi dei loro bisogni, somministrando questionari, facendo un’indagine a campione, interviste telefoniche, andando in giro tra le varie realtà della città, infilandosi tra la gente, per respirare l’aria dell’ambiente prima di dire: “Armiamoci e partiamo!”. Sì, ma dove? Verso quale obiettivo? Bisognava sentire gli umori, ascoltare i pareri dei ragazzi che hanno il simbolo della loro squadra tatuata sulla pelle e che la domenica la seguono dappertutto o degli anziani che hanno 40 o 50 anni di stadio sulle spalle. Tanto per intenderci, c’è gente che va allo stadio dagli anni ‘50: e loro sarebbero tifosi da fidelizzare? Ma se ce l’hanno nel sangue! Ma se il calcio è nel DNA delle loro famiglie! Si doveva pensare prima di agire. Si doveva capire cosa i tifosi vogliono e cosa non vogliono. Bisognava percorrere un percorso di condivisione e di confronto preliminare con la gente. Un iter meticoloso, giorno dopo giorno, one to one, faccia a faccia. Qualcosa che è mancato alla stragrande maggioranza dei Club, dalla Serie A alla Seconda Divisione della Lega Pro. Con qualche eccezione: mi risulta che un dirigente del Genoa si sia incontrato con i suoi tifosi in una manifestazione pubblica. E poi? Gli altri manager? Sembra come se chi governa il calcio gli piaccia andare avanti per la propria strada. Vivendo su un altro piano, su una dimensione misteriosa che non gli consente più di relazionarsi coi tifosi... Hanno perso il contatto con la base. Così si rischia di sgonfiare il pallone. E stavolta per sempre. Prima o poi, se si continua così si arriverà a svuotare di contenuti e passione questo bellissimo giocattolo...
Capitolo privacy e tutela della riservatezza dei dati personali. Fa molto discutere il micro-chip applicato alla tessera. E’ vero che spia gli spostamenti dei possessori?
Si dice tutto e il contrario di tutto. Ognuno ha la sua ricetta perché non c’è mai stato un piano di comunicazione performante, capace di veicolare le potenzialità e le criticità della “Tessera del Tifoso”, parlando alla luce del sole, senza indugi né tentennamenti. Considerato che si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale del sistema Italia per vivere lo stadio in maniera inusuale e che interesserà milioni di italiani, come minimo mi sarei aspettato una campagna pubblicitaria e di informazione efficace ed efficiente. Invece no. La tessera verrà calata dall’alto, senza una partecipazione dal basso, in questo caso indispensabile per fare governance. Si è persa una grande occasione, infilandosi in un vicolo cieco. Forse, piuttosto che analizzare i fenomeni sociali a trecentosessanta gradi, in Italia si preferisce tenere accese le micce del sospetto e i nervi scoperti, polarizzando le posizioni di scontro degli uni contro gli altri, secondo la logica dell’amico/nemico. Guardate cosa hanno fatto gli ultras d’Italia: i nemici si sono uniti con gli amici ed è nato il fronte comune del “No alla Tessera”. Laziali coi romanisti, torinesi coi bergamaschi e così via, anche in corteo. E dall’altra parte chi c’è? Le lobby, il potere, non solo del calcio. Una protesta civile, rumorosa ma inascoltata. Perché? E la gente adesso pensa che se sei contrario alla “Tessera del Tifoso” è solo perché fai parte di un gruppuscolo reazionario mimetizzato che provoca disordini. E invece no, non è così. Anzi. Perché ci sono in ballo i diritti inviolabili dei cittadini, compresa la tutela della privacy. Si, la nuova tessera porterà del foto del possessore ma monta anche un micro-chip con tecnologia di identificazione a radio frequenza (RFID) che consente di monitorare, tracciare e raccogliere i dati dell’utilizzatore finale. Già nel 2005 il Garante della Privacy si pronunciò sul tema mettendo in guardia le aziende emettitrici: visti i pericoli di ritrovarsi nella ragnatela del Grande Fratello che mappa acquisti e spostamenti, è un diritto chiedere l’asportazione, la disattivazione e l’interruzione delle funzionalità del micro-chip in qualsiasi momento. E’ un diritto che tutela il trattamento di dati sensibili dei cittadini: perché questa clausola non è riportata nei moduli di richiesta di adesione? L’informazione deve camminare parallelamente alla trasparenza. E invece...
Campionato 2009/2010. Le gare Roma-Napoli e Napoli-Lazio hanno subito le restrizioni del CASMS con l’interdizione della vendita dei biglietti ai tifosi ospiti. Dal 29 Agosto, prima di Serie A, entrerà in funzione la tessera del tifoso: saprà risolvere tutti i problemi?
Presumo che nell’idea di chi l’ha pensata, in linea teorica la risposta è si. Cioè: fate la tessera e basta restrizioni, basta blocco vendita biglietti per Lazio-Napoli e Napoli-Roma, andata e ritorno. Ma in pratica la risposta già c’è ed purtroppo no. E non lo dico io ma un precedente ingombrante e imbarazzante. Pensate come prove generali, nelle ultime partite dello scorso torneo il CASMS ha dato il via libera a tutte le trasferte dei tifosi, anche a quelle maggiormente a rischio incidenti. Compresa Genoa-Milan, che nel 1995 contò l’uccisione del genoano Vincenzo Claudio Spagnolo accoltellato da un giovane milanista. Dopo 15 anni dalla tragedia, da Milano 371 rossoneri comprano regolarmente il biglietto del settore ospiti muniti della “Carta Cuore Rossonero” del Milan. Quindi, si potrebbe dire, tutto nella norma? Tutto regolare? Tutto ok? Macché. A meno di 18 ore dalla partita il Prefetto ligure chiude lo Stadio Marassi e Genoa-Milan si gioca a porte chiuse per motivi di ordine pubblico. Con buona pace della “Tessera del Tifoso”. Che con questo precedente dimostra di non essere assolutamente la panacea di tutti i mali così come si vuol far credere...
Tra le clausole ostative, cioè i motivi che vietano di ricevere la tessera, c’è il DASPO e le condanne per reati da stadio. Questo che vuol dire?
Facciamo chiarezza. 270 tifosi di diverse squadre di calcio si sono rivolti ad un pool di avvocati, ricorsi al TAR del Lazio per un dubbio di incostituzionalità su questa misura restrittiva. Così com’è, l’art. 9 della L. 41/07 è una damnatio memoriae vita natural durante per chi ha ricevuto un DASPO o una condanna, anche se non definitiva, per reati classificati da stadio. Che voglio dire? Che si ledono i principi garantiti dalla Costituzione, basati sul presupposto di non colpevolezza fino al terzo grado di giudizio e sulla libertà di muoversi liberamente nell’ambito dei confini nazionali. Cerco di farmi capire meglio con due esempi. Nel lontano 1989, anno di introduzione del Daspo prima dei Mondiali di Italia ‘90, un tifoso viene fermato dal Questore (e non dal giudice!) per aver acceso un fumogeno o una torcia allo stadio, andando contro regolamento. Nel 1990 questo soggetto sconta regolarmente il suo Daspo, oggi è un direttore di banca e un buon padre di famiglia, paga le tasse, ma per quella legge non potrà avere la “Tessera del Tifoso”. Colpa quella macchia indelebile che gli resterà affibbiata per tutta la vita, risalente al 1989! L’altro esempio è di un tifoso che ha avuto una condanna in primo grado per un reato da stadio ma che poi è stato assolto in appello e definitivamente in cassazione. Quindi, per la giustizia italiana è innocente. Ma non per il “Programma Tessera del Tifoso”. Capite? E’ una mostruosità contraria ai principi dello stato di diritto.
Per questo, in Commissione Affari Costituzionali, il ministro Maroni ha risposto ad un’interrogazione parlamentare chiarendo che la retroattività va considerata solo agli ultimi 5 anni dalla pena. Ma anche in questo caso è una restrizione anomala e castrante perché se un tifoso ha già espiato la pena per il quale è stato condannato o fermato amministrativamente col Daspo, come ogni altro cittadino ha diritto al reinserimento sociale e quindi di poter ritornare allo stadio. Il nodo della “Tessera del Tifoso” è questo. In Parlamento sono fermi due disegni di legge abrogativi. Ora tutti i tifosi passeranno al vaglio della black list della Questura. Certo, se non si è commesso nulla di male non si ha nulla da temere. Ma è un filtro liberticida che non esiste per andare al cinema o al teatro, per andare a vedersi il basket e nemmeno per entrare in nessun altro stadio del mondo. Ci sono società che si sono pure spinte oltre, inserendo leggi non richieste da nessuno: il Modena vieta la sua tessera già ai soli carichi pendenti, quindi nemmeno per una condanna di primo grado, mentre il Varese la nega ai dediti al vagabondaggio, ai traffici illeciti, al contrabbando e allo sfruttamento della prostituzione. Siamo all’isterismo normativo, una condizione tipicamente italiana che vi lascio giudicare da soli!
E’ una risoluzione già bocciata non dal sottoscritto ma dal più autorevole Michel Platini, Presidente dell’Uefa, il vertice del governo del calcio europeo. Lo scienziato e politico americano Benjamin Franklin, rispondendo al governatore della Pennsylvania diceva: “Chi cede le libertà fondamentali per la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”.
Ultima domanda: cosa succederà in Italia con questa tessera?
Per professione non faccio l’indovino e nemmeno il mago, mi limito a fotografare lo stato delle cose per raccontarle sui giornali o nei libri che scrivo. Ad oggi, su 132 società di Serie A, B e Lega Pro, circa l’85% è indietro, molto indietro. Cioè l’85%, ovvero la stragrande maggioranza delle società, non ha ancora la propria tessera del tifoso. Per non parlare poi dei tornelli agli ingressi e dei lettori del micro-chip che, in molti casi, vanno ancora comprati e montati negli stadi. A tutto questo dobbiamo aggiungere che, dal momento della richiesta di adesione, per dare il via libera al rilascio della “Tessera del Tifoso” le Questure dovrebbero impiegare qualcosa come 30-50 giorni lavorativi per eseguire gli accertamenti nella black list, incrociando i dati dei casellari giudiziali e dei vari tribunali. Fate voi, la matematica non è un opinione. E ve lo dice uno che nella vita ha prediletto l’aspetto umanistico dello scibile e non i calcoli. Ma a me sembra che ci siano già tutte le condizioni per poter dire che anche in quest’occasione, l’Italia ha fatto uno figura all’italiana. Forse il programma subirà un nuovo slittamento? Maroni l’altro giorno ha voluto scongiurare l’ipotesi dicendo che le squadre che mettono “in difficoltà non hanno voluto adeguarsi in tempo, magari pensando che a non adeguarsi il Ministero potesse ripensarci. Non è così. Ne parliamo da due anni, c’è stato tutto il tempo... è un po’ il malcostume italico quello di non adeguarsi alle novità e poi arrivare il giorno prima e chiedere il rinvio”. Il ministro ha inoltre chiarito che “se uno non si adegua è perché ha deciso di non adeguarsi, cioè di non rispettare l’impegno che formalmente ha assunto nei confronti del ministero dell’Interno con una lettera. Dopo di che, se così sarà, ne subirà le conseguenze, naturalmente”. Staremo a vedere...

MASSIMO FINI CONTRO IL CALCIO MODERNO

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Un'analisi spietata, razionale, triste e "antimoderna" del "calcio moderno": presentiamo con poche righe una riflessione accuratissima del grande giornalista e intellettuale Massimo Fini, pubblicato sul numero di martedì del Fatto Quotidiano. Da leggere e diffondere. Per capire il calcio, per capire il nostro mondo.
Calcio, anatomia di un omicidio
di Massimo Fini
Nel mio libro, Il denaro. “Sterco del demonio”, del 1998, fra i vari esempi di come l'eccesso di razionalizzazione economica finisce per distruggere il contenuto dell'oggetto cui viene applicata, portavo, fra gli altri, il calcio. Del resto già nel 1982, con l'introduzione in Italia del "terzo straniero" avevo preconizzato che il calcio, ridotto a puro business, benché resti "il gioco più bello del mondo", sarebbe andato lentamente a morire. Perché il calcio, checché ne pensino i suoi reggitori degli ultimi trent'anni, privi non solo di cultura sportiva ma semplicemente di cultura, prima di essere spettacolo, prima di essere gioco, prima di essere sport è rito. Ed è proprio il rito che è stato distrutto dal denaro.
Così scrivevo nel 1998:
“Per un secolo il calcio è stato una grande festa nazional-popolare, interclassista, che si celebrava la domenica, in sostituzione di altre cadute in disuso. Attorno alla partita si coagulavano elementi rituali, mitici, simbolici, sentimentali, emotivi che, al di là del gioco e dello spettacolo, costituivano la vera ragione della passione per il calcio: il riconoscersi in una squadra, nella sua storia, nella sua tradizione, nei suoi colori, nelle sue maglie, in certi giocatori simbolo, nel suo carattere la cui continuità era assicurata dal passaggio di testimone di generazione in generazione, fra gli "anziani" e i giovani del vivaio e della "Primavera". Il business ha emarginato tutti questi elementi a favore di uno spettacolo asettico e buono per tutte le bocche, in particolare per quelle del consumatore televisivo: oggi in Italia e in Europa (cioè dove c'è il centro di questo business) ci sono società con tredici stranieri, altre che mandano in campo fino a otto giocatori di colore, gli atleti cambiano squadra ogni anno, per essere sostituiti da "novità" ritenute più stuzzicanti, o addirittura durante il campionato, non esistono più i giocatori simbolo e persino le maglie, per esigenze degli sponsor, vengono spesso cambiate. Ogni processo di identificazione è diventato impossibile. Nel frattempo la politica degli abbonamenti e dei prezzi ha tolto al calcio da stadio il suo contenuto interclassista: la suburra va dietro le porte e gli altri, a seconda del loro status, nelle diverse tribune. Ma non è finita. Entro un anno o due il campionato invece di svolgersi la domenica verrà "spalmato" su quattro giorni della settimana. (cosa poi avvenuta: che strano effetto leggere in Fini lo sgomento per una pratica oggi così comunemente accettata ma foriera di tanti problemi, ndr) “Sono scelte dettate da precise e improrogabili leggi di mercato” dicono gli addetti ai lavori (La Stampa, 4/9/97). Giocare in giorni diversi e anche in orari diversi (con buona pace della regolarità della competizione) permette infatti alle pay tv e alle pay per view (e anche questa è una ferita mortale al calcio come "festa di tutti") e alle stesse società di fare affari colossali. Se non ci si è ancora arrivati è per il conflitto con altre ragioni economiche: il Totocalcio non è pronto. Quando ci sarà il Totocalcio online, cioè la possibilità di giocare per telefono o per fax (il che elimina anche il sub-rito collettivo della schedina giocata al bar con gli amici) si darà il via. Tutto molto razionale, molto logico ed “economically correct” ma il risultato è questo: la Festa, il rito domenicale, quello della vigilia, l'identificazione, il simbolismo, il ritrovarsi in modo comunitario, cioè i contenuti sentimentali e sociali del calcio, quanto in esso vi è di concretamente umano, sono stati sacrificati all'astrazione-denaro. Al loro posto resta la vuota forma della partita che domani potrebbe diventare come tutto il resto, virtuale. Ad ogni buon conto il calcio va a ridursi a un qualunque spettacolo televisivo, ad una Domenica in da fruirsi solipsisticamente a casa. Perdendo tutti i suoi contenuti specifici susciterà un interesse sempre più generico, vago, intercambiabile che, come tale, prima o poi svanirà. Così gli apprendisti stregoni avranno ucciso "la gallina dalle uova d'oro" e il razionalismo della forma-denaro avrà realizzato, è il caso di dirlo, l'ennesimo autogol” (Il Denaro. "Sterco del demonio", Marsilio, 1998, p.237).
Qualche anno fa, in una domenica canicolare di giugno, gli ultras, i terribili ultras, i demonizzati ultras, in rappresentanza delle tifoserie di 78 società di A, di B, di C e delle serie minori fecero a Milano, davanti alla sede della Figc, una civilissima manifestazione al grido di “Ridateci il calcio di una volta!”. Ma furono snobbati. Persino la Gazzetta diede la notizia – a me pareva tale – in un corsivetto. E se dal 1982 il calcio da stadio ha perso il 40% degli spettatori non è solo perché è stato trasferito in Rete, ma perché molti ragazzi preferiscono avvicinarsi a sport meno contaminati dal business, che mantengono quei valori che il calcio ha avuto per un secolo, come il rugby, la pallanuoto, l'hockey (alla fine degli Ottanta Berlusconi, grande corruttore anche in questo campo, tentò con l'hockey su ghiaccio lo stesso scherzetto che aveva fatto col Milan: comprò l'intera squadra che quell'anno aveva vinto il campionato, mi pare il Como, e la chiamò Hockey Milano. Ma tutta la Milano hockeysta si mise a tifare contro l'Hockey Milano e dopo un anno il Cavaliere fu costretto a lasciar perdere). Per parte mia ho poco o nulla da aggiungere a quello che scrissi nel 1998 se non che, nel frattempo, tutti gli elementi del business sono stati ulteriormente enfatizzati. E mi fa specie vedere che le "vispe terese" arrivino solo adesso a capire che qualcosa non funziona e unicamente perché la Nazionale ha fatto una pessima figura ai Mondiali che con la sostanza del discorso c'entra poco perché il declassamento del calcio a business è un fenomeno che riguarda tutto il Primo Mondo (il Terzo, essendo ancora all'inizio di questa parabola, per il momento si salva). Scrive Fabio Monti in un'inchiesta del Corriere: “I presidenti sono stati solerti nello svuotare gli stadi e a riempire gli studi, prima vendendo e poi svendendo alle televisioni tutto il prodotto calcio, senza freni e senza ritegno. Per creare palinsesti sempre più appetibili si modificano orari e calendari”. Bene. Bravi. Bis. Ma arrivate sempre con una dozzina di anni di ritardo, quando la frittata è fatta. Ma c'è un altro dato molto significativo che va ben oltre il calcio. Pur avendo puntato sul business il calcio italiano è riuscito nell'impresa di essere sotto di due miliardi di euro, così come il modello di sviluppo occidentale pur avendo puntato tutto sull'economia, marginalizzando ogni altra esigenza dell'essere umano, sta fallendo anche e proprio nell'economia. Al di là del calcio ciò dovrebbe indurre la gente a riflettere su questo modello paranoico, sul tipo di vita che sta conducendo e sul Moloch (il denaro, il Mercato, la competitività) cui sta sacrificando tutto il resto. Peraltro questo era il senso di Denaro. "Sterco del demonio".

VITALI

egnano, 29 giugno 2010 - «L'Amministrazione comunale si è spinta fin dove ha potuto nella questione del Legnano calcio e una protesta, né delicata né rispettosa, sotto casa mia mi è sembrata una cosa fuori luogo e immotivata»: è così che Lorenzo Vitali, sindaco di Legnano, commenta la protesta andata in scena nella tarda serata di sabato sotto la sua abitazione e organizzata dai tifosi Boys lilla. Cori da stadio e fumogeni per una manifestazione che doveva essere pacifica, ma che così non è apparsa agli occhi di tutti: assente da casa lo stesso Vitali, infatti, la percezione di quanto stava succedendo è stata sicuramente meno “tranquilla” da parte della famiglia del primo cittadino.

L’iniziativa faceva seguito a un comunicato dei Boys lilla che recitava: «Rimaniamo allibiti e schifati dalla continua superficialità con cui vengono trattate le vicissitudini del Legnano calcio dai vertici cittadini. Riteniamo inaccettabile il menefreghismo che continua a provenire da Palazzo Malinverni verso una società gloriosa che da quasi un secolo porta per l’Italia il nome di Legnano».

«È un dispiacere verificare che una società con tanta storia possa fare questa fine - è il commento di Vitali -, ma il Comune ha fatto quanto poteva. Se i tifosi vogliono sentirsi presi in giro con proposte inapplicabili e fantasiose come ho sentito in questi giorni non è da me che le avranno. Io ho chiesto di affrontare la questione in modo imprenditoriale, l’unico che può permettere una via d’uscita. Solo che per poter giungere a questo approccio è necessario ragionare su basi chiare e ben definite. Ecco, in tutta questa vicenda, invece, non c’è mai stata chiarezza». Lo stesso Vitali, in altri recenti momenti “neri” della storia dell’Ac Legnano, aveva avuto modo di dire che «essendo l’Ac Legnano una società professionistica, il Comune non ha titolo per intervenire economicamente» circoscrivendo l’ambito di intervento delle istituzioni.

«Chiedere un generico aiuto rispetto a una situazione economica nebulosa non porterà mai a nulla - prosegue Vitali -. Anche in occasione di un recente incontro privato ho ribadito che la società deve comportarsi seriamente: prima di chiedere qualunque intervento, è fondamentale che vengano prodotti conti controllati da primarie società di certificazione. Senza conti chiari, manca ogni premessa per un coinvolgimento serio da parte di qualunque soggetto, pubblico o privato che sia. Sono disponibile ad un incontro anche con i tifosi, con lo scopo di fare chiarezza. Non mi sono mai tirato indietro e non ho ragione di farlo».

«Da assessore, ma anche da tifoso, non sarei mai finito a protestare sotto la casa del sindaco - è invece l’opinione dell’assessore allo Sport, Renzo Brignoli - proprio perché l’amministrazione comunale ha sempre avuto a cuore le sorti dell’Ac Legnano».
di Paolo Girotti

IL RIMINE FALLISCE

Dopo quello del Perugia, fallito al termine del campionato che si è appena concluso, in terza serie nazionale si registra un altro importante abbandono a conferma della grave crisi strutturale della Lega guidata dal presidente Mario Macalli. Con un lungo e articolato comunicato stampa che compare sul sito web della società, il Rimini “ritiene opportuno comunicare alle istituzioni locali, alle autorità politiche, alla comunità economica ed imprenditoriale di Rimini e soprattutto ai suoi tifosi che non provvederà all’iscrizione della squadra al prossimo campionato della Prima Divisione di Lega Pro”.

IL RICORDO DI VALERIO MARCHI

Valerio il tuo sapere la nostra vita, iniziativa in ricordo di Valerio Marchi. Roma, 1 e luglio via dei Volsci
Ed ho aspettato che la notte arrivasse/e che la luna illuminasse un muro/ed ho scritto grande come il mio cuore/una scritta che spiccasse sul sole.
KLAXON, LIBERO
Siamo nati al centro del 900. Abbiamo sempre cercato di spingerci fuori, più lontano, più in alto di quel punto: ora dobbiamo esercitare il massimo dell’impegno, affilare una disciplina efficace, per non ritrovarci uomini del secolo scorso. Occorre imparare di nuovo, riprendere in mano i libri, riportare il culo in strada. Quest’epoca costringe all’efficacia, perché il tempo manca: se non comprendessimo bene questo punto, tradiremmo il lascito umano, spirituale e intellettuale di Valerio Marchi.
Il primo disco che comperai furono i Ramones. Mi piaceva il rumore sordo delle chitarre, i pezzi che andavano da un punto all’altro con precisione, diretti come frecce, l’attitudine di quella gente ritratta in copertina, solo pochi anni più anziana di me, il bianco e nero, quattro tizi appoggiati a un muro. Attraverso il punk rock compresi che il disagio urbano, lo stimma sociale che ti si incolla addosso perché vieni dalla arte sbagliata della città, dagli strati sociali non alti & non medi poteva essere coltivato, appuntito, affilato e reso un’arma retorica, un punto di vista efficace. Allora mi misi addosso un paio di occhiali che non mi sono più levato: cambiano le diottrie e la montatura, ma il mondo oltre le lenti è sempre quello.
Dopo ci furono la musica nera, lo ska, il reggae, il soul; e l’idea di stile, declinato con precisione, con attenzione marziale. Io venivo da lì, da quelle strade di una Bologna trascorsa, e Valerio Marchi non fece fatica a incontrarmi. Una volta mi raccontò della prima volta che aveva visto gli skinheads, a Londra, in un anno che poteva essere il 1977 o il 1978, e mi chiese se ricordavo il perché ero diventato skin.
Dal tetto del condominio di Valerio potevamo guardare attorno. Era un giorno di inizio estate, più o meno come questi. Io non avevo una risposta precisa a quello che mi aveva chiesto. Era una sensazione lontana, ma ancora chiara, in fondo al cuore e al cervello, e risuonava con quello che vedevo: una città che non era la mia, ma che avrebbe potuto esserlo. La periferia di Roma: la sua estensione, la sua profondità abissale, le altezze.
Mi venne in mente un pezzo dei Klaxon, Libero. Un sogno urbano, un’esperienza che molti di noi hanno fatto, e che ci vede vagare in una città appena distorta, sovrapponibile a quella del tempo di veglia, ma più appagante, più bella.
La nostra idea di libertà era dentro una città, era il sogno di una città diversa. Ne parlammo a lungo, cercando di capire dalle parole dell’altro che cosa ci spingesse in strada, quale malessere cercassimo di colmare.
Finimmo per parlare della conoscenza del territorio attorno a casa, simile a quella che avevano i bambini della nostra generazione, quelli che stavano in strada dieci ora di fila, quelli che conoscevano palmo a palmo le vie, i cortili, ogni albero, ogni nascondiglio, ogni scorciatoia, e, più importanti di tutti, i buchi nelle reti: ogni luogo una storia, un connotato affettivo, un carattere.
Questa conoscenza Valerio l’aveva trasportata sulla metropoli, che è l’unico luogo in cui pensavamo valesse la pena vivere.
Ora che il tempo passa, la nozione della gravità di quest’assenza è precisa. Il lascito di Valerio è imponente, dal punto di vista intellettuale, umano, stilistico. Ma non occorre essere intimiditi, non serve il timore reverenziale. Quello che Valerio ha lasciato dietro di sé è esattamente come lui: un amico spirituale che pone problemi, che indica direzioni, che interroga il presente, che ti porta a guardare da vicino i luoghi del reale, del conflitto che non si estingue e non si estinguerà.
Noi siamo ancora qui, e proviamo con i nostri mezzi a continuare quel che Valerio Marchi ha interrotto troppo presto.
A

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29 giugno 2010

LA TESSERA DI BOBO A CESENA

Almeno 300 persone presenti ieri all'incontro al palazzo del Capitano. Per chi vuole abbonarsi o seguire il Cavalluccio nel settore ospiti durante le trasferte alternative non ce ne sono. Vantaggi (pochi) per i sottoscrittori e dubbi sull'efficacia. Nel frattempo sono almeno 5mila le richieste

CESENA – Tutto e niente, ieri sera all’incontro tra istituzioni e sostenitori del Cavalluccio sulla tessera del tifoso. Tutto, perché sono stati sciolti dubbi su diritti e doveri del sottoscrittore della tessera, di cui sono stati evidenziati i vuoti legislativi e le incongruenze; niente, perché la tessera è da fare, alternative per chi vuole abbonarsi o seguire in trasferta nel settore ospiti la propria squadra del cuore non ce ne sono.
Encomiabile la presenza del presidente Igor Campedelli, a dimostrazione di una società che non volta le spalle a nulla di ciò che riguarda il Cesena. Unico presidente – a detta dell’avvocato dei tifosi Giovanni Adami – “ad aver presenziato a questo tipo di faccia a faccia tra istituzioni e tifosi sulla tessera”.
Sì, istituzioni. Presenti solo in parte, e testimoni di una impossibilità a seguire percorsi alternativi. In effetti, e questo lo ha anche sottolineato Campedelli, alternative non ce ne sono. Massimo Bulbi (presidente della Provincia) e Daniele Gualdi (assessore allo sport di Cesena) erano i rappresentanti delle istituzioni, che comprendendo le remore dei tifosi, hanno evidenziato il loro obbligo a sottostare al progetto del ministro Roberto Maroni.
La tessera. Chiara la descrizione che ne ha fatto l’avvocato Adami – da anni noto difensore delle istanze giuridiche degli ultras – che ha spiegato con precisione pregi (pochi) e difetti (abbastanza) della tessera del tifoso. Secondo le conclusione del legale, lo spirito della tessera ha due principi base: la fidelizzazione e la sicurezza. Nel primo caso la tessera cercherebbe di saldare il legame tra tifosi e club attraverso una serie di benefit: corsie preferenziali per l’ingresso allo stadio, messaggi di auguri per il compleanno, sconti per il merchandising e altre piccole inezie. Con un pizzico di populismo l’avvocato Adami ha sottolineato come nulla come i chilometri fatti per seguire il Cesena in trasferte come Crotone o Cosenza, sotto la pioggia, la neve e anche i sassi, possa saldare il rapporto del supporter coi colori dell’amata squadra. Una fidelizzazione che non può quindi passare per queste iniziative. In appoggio alle sue teorie, l’avvocato Adami ha illustrato analoghi progetti effettuati all’estero, per esempio il caso Amburgo: “Dove la società, a fronte della sottoscrizione di una fidelity card, ha garantito la prelazione per la vendita di tagliandi per le sfide di coppa Uefa, e per i big match”.
Questa fidelizzazione appare quindi come il miele (scarso) intorno al bicchiere della medicina. La medicina è rappresentata dal secondo principio ispiratore della tessera del tifoso: la sicurezza.
Sicurezza. E qui si toccano i tasti più dolenti. In sostanza la tessera è contemporaneamente una schedatura (già in essere con i biglietti nominali) e una forma di ricatto. Questa infatti a fronte di garantire la possibilità di abbonarsi ad una squadra e di seguirla nel settore ospiti durante le trasferte, ti impone di rispettare tutte le norme del regolamento d’uso d’impianto, che oltre a vietare la violenza, impone il giusto rispetto di altre regole: sedersi nel posto indicato sul biglietto, non sostare nel ballatoio delle gradinate, gettare l’immondizia negli appositi spazi… Tutte norme di civiltà condivise che possono costare d’ora in poi l’abbonamento. Sbagli, paghi. Fai il bravo, vedi la partita. Fin qui tutto ok. Il problema si presenta nelle sfaccettature, come il fatto che basti una denuncia per vederti sottrarre tessera ed abbonamento, anche se alla fine risulti non colpevole. Come basti un errore all’interno dello stadio per vederti soffiare tessera ed abbonamento sotto il naso.
In questo scenario sono arrivati ieri sera alcuni complimenti al ministro Maroni, che dalla prima stesura della legge in merito di tessera del tifoso, ha col tempo ammorbidito i veti per l’accesso alla tessera, togliendo quell’iniqua norma della retroattività: sei stato condannato nel 1990, niente tessera. Le limitazioni riguardano infatti solo i tifosi con Daspo in atto, o condanne (anche non definitive) risalenti all’ultimo quinquennio.
Ecco dunque cosa è emerso ieri sera: i tifosi del Cesena sono chiamati ad uno sforzo. La norma ha un’utilità discutibile - lo stesso Adami ha sottolineato come l’Italia sia la nazione con le leggi più severe d’Europa in termini di violenza negli stadi, ribadendo come siano altre le misure necessarie per arginare questi episodi di intemperanza – ma va fatta. Altrimenti niente trasferte nei settori ospiti e niente abbonamento, sia in curva Mare, sia in tribuna vip. A fronte di questo sforzo, cari tifosi, riceverete un bel messaggio di auguri il giorno del vostro compleanno.
Federico Tosi

ANCORA MODENA

Modena, 29 giugnoAncora nulla di fatto per la trattativa della cessione del Modena. Sabato sera Cavagna, imprenditore bresciano della Sipex aveva riallacciato i rapporti col presidente Romano Amadei.
Domenica l’accordo sembrava fatto: 27 % del Modena Calcio subito a Cavagna e successivo assorbimento della quota rimasta ad Amadei. Ma ieri l’improvvisa rottura. Fonti vicine al presidente riferiscono che “si era arrivati al momento della firma, quando Cavagna ha mostrato perplessità relative ai costi di gestione”.
Nel frattempo alle 18, centinaia di tifosi si erano radunati in piazza Grande per chiedere lumi sulla trattativa al sindaco Pighi e all’assessore allo sport Antonino Marino, che hanno confermato l’impegno dell’amministrazione a un ruolo di mediazione nella trattativa.
Teo Meriggi

MODELLO GHANESE

JOHANNESBURG (SUDAFRICA) (ITALPRESS) - Circa 1000 tifosi del Ghana presenti in Sudafrica sono stati fatti rientrare nel loro Paese d'origine per intemperanze. Lo ha annunciato il Governo di Accra precisando che il rimpatrio e' avvenuto al termine della fase a gironi dei Mondiali. Il Ghana affrontera' venerdi' l'Uruguay per i quarti di finale. (ITALPRESS). fsc/red 29-Giu-10 19:35 NNNN

COME COMPORTARSI CON LA TESSERA

Dalla rubrica "Parola di Tifoso" del portale Padova Sport, ecco un primo approfondimento sulla questione Tessera del Tifoso, sulla quale interverra anche il nostro sito con alcuni speciali nei prossimi giorni.
COME COMPORTARSI IN CASO DI TESSERA? Penso sia la domanda che si stanno ponendo in tanti, giustamente. Abbiamo parlato di che cosa e' e cosa comporta la Tessera, ma visto che il ministro Maroni sembra sempre piu' convinto di perseguire questa strada, allora andiamo a vedere cosa si puo' fare di concreto per combattere questo scempio.
Partiamo da un presupposto: a tutt'oggi non esiste una normativa precisa, ed ogni questura applichera la cosa a modo suo come peraltro gia accade per striscioni, bandiere e quant'altro. Perche' dico questo? Perche' se voi andate a vedere le societa che l'hanno gia lanciata, scoprirete che la Roma ha messo la tessera obbligatoria per sottoscrivere l'abbonamento, la Juventus no, per esempio. E d'altra parte e' bene chiarire una cosa: nessuna legge obbliga le societa a mettere la Tessera del Tifoso come clausola obbligatoria per sottoscrivere l'abbonamento. Quindi potete ben capire che in quelle citta dove cio' accadra, sara per imposizione della locale questura. Bene, qui a Padova state pur certi che (conoscendo la locale questura e soprattutto gli "equilibri" cittadini, con una giunta comunale decisamente avversa al Calcio Padova e sempre pronta ad appoggiare qualsiasi linea repressiva di qualsiasi tipo) la Tessera verra imposta come clausola obbligatoria per sottoscrivere l'abbonamento! Fatta questa premessa dunque, vediamo di capire come conviene comportarci nella nostra citta, fermo restando che questo vuole essere un piccolo consiglio ed una "guida" per tifosi, non certo un'imposizione o il dettame di una linea da tenere...
Ovviamente la prima cosa e' non farsi l'abbonamento, che non significa non andare piu' allo stadio. Sara infatti possibile comprare il biglietto per ogni singola partita, la societa non ci perde in termini economici e la nostra presenza e' garantita. A Padova poi, difficilmente viene esaurita la Fattori in abbonamento, quindi trovare i biglietti (a patto di muoversi con i giusti tempi) sara possibile anche per le partita' piu' importanti. Di fatto non cambia nulla, solo la rottura di scatole di andare in settimana a comprare il tagliando. Il vero cambiamento sara in trasferta, in quanto senza tessera non sara possibile accedere al settore ospiti. E qui viene il bello.
E' stato piu' volte precisato che chi non sara in possesso della tessera del tifoso, per le partite in trasferta potra acquistare un biglietto di qualsiasi altro settore dello stadio che non sia il settore ospiti, pertanto nulla ci vieta di acquistare singolarmente il nostro tagliando ed accomodarci sulla tribuna dello stadio di casa. A quel punto saremo noi tifosi in trasferta a formare il nostro "settore ospiti", delimitandolo con i nostri vessilli ed i nostri colori. Qualcuno e' convinto che per ogni partita metteranno delle forti limitazioni territoriali per tutti i settori dello stadio: io dico che cio' non accadra, visto che gia la tessera limita molto e le societa ed il mondo del calcio non sono per niente contente dell'emorragia di spettatori che le nuove leggi hanno creato (questo al di la delle dichiarazioni di circostanza per non irritare il permalosissimo Manganelli e gli altrettanto permalosi sindacati di polizia). Certo, questo e' valido per le cosidette "trasferte normali": nelle partite a rischio, nei derby storici scatteranno le solite limitazioni che tutti conosciamo. E li il discorso cambia, ma allora vi faccio una domanda: siete sicuri che l'avere la tesserina in tasca vi metta al riparo da eventuali divieti? Se ne siete sicuri provate a chiedere ai milanisti (che gia da un anno avevano la tessera del tifoso) come e' stata la trasferta di Genova quest'anno.
Qualcuno mi dira: non e' che mischiando le due tifoserie in tribuna si verificheranno incidenti ancora maggiori? Io rispondo: probabile, ma credo sia un rischio che hanno valutato. Non credo siano cosi' stupidi. Sicuramente preveniranno mettendo un cordone di steward a dividere il pubblico di casa da quello ospite. Oppure, in situazioni particolari, finiranno con l'aprire il settore ospiti anche a quei tifosi sprovvisti di Tessera. Del resto, il buon senso deve sempre prevalere sulla legge fine a se stessa.
Tutto questo e' la mia personale idea di come si puo' aggirare l'entrata in vigore della tessera. Non fatevi ingannare dai paroloni che usano come "obbligatorio", di obbligatorio non c'e' proprio nulla: uno puo' semplicemente scegliere se essere un libero cittadino o una cavia da laboratorio sottoscrivendo la tessera. Io non giudico e non offendo nessuno, ci mancherebbe! Dico solo una cosa: quando vi accorgerete che la tessera non vi ha portato alcun beneficio ed anzi vi costa ulteriori soldi (dubito che le ricariche saranno gratuite), e che il tifo attivo ha cambiato zona dello stadio, non dite che non eravate stati avvisati per piacere! Se invece si vuole ancora vivere lo stadio da persone parzialmente libere (uso questo termine, visto che il nostro paese all'estero viene ormai definito "semilibero"), la strada giusta sicuramente e' quella di non fare la tessera...
Corrado Fiolini - www.padovasport.tv

(Tratto da Biancoscudati.net)

LETTERA APERTA A BOBO

di Luciano Masieri*

Egregio Signor Ministro,
l’introduzione della tessera del tifoso risponde a un’esigenza significativa: semplificare le procedure di accesso allo stadio, oggi complesse al punto da indurre molti a desistere. L’idea che sta alla base della tessera è dunque positiva e pienamente condivisibile.
Da più parti e in più sedi sono stati sollevati rilievi circa il presunto carattere di schedatura che l’operazione implicherebbe e perplessità in merito ai molteplici interessi commerciali connessi. Non intendiamo qui affrontare questi risvolti.
Ci limitiamo ad osservare che se la scelta di sottoscrivere o meno la tessera del tifoso fosse veramente libera come in teoria viene prospettata, ciascuno potrebbe in piena autonomia decidere se giovarsi dei vantaggi che indiscutibilmente il possesso comporta o rinunciare perché frenato da riserve personali. Di fatto però, vincolando il rilascio degli abbonamenti al possesso della tessera, si genera una forzatura, introducendo una sorta di obbligo surrettizio.
Inoltre, l’articolo 9 della normativa che ne disciplina il rilascio, laddove vieta il possesso della tessera ai soggetti che negli ultimi 5 anni sono stati colpiti da Daspo o condannati (anche in primo grado) per reati da stadio, in termini di diritto assume un carattere persecutorio, creando un’inaccettabile discriminazione rispetto a ciò che prescrive il nostro ordinamento giudiziario: chi subisce una condanna dopo averla scontata riacquista il proprio status di libero cittadino e non si comprende perché per gli sportivi che desiderano frequentare lo stadio si debba fare eccezione.
Infine, ma certo non meno importante, il fatto che ai tifosi sprovvisti della tessera sia vietato l’accesso al settore dello stadio riservato agli ospiti - con conseguente mescolanza e diretto contatto fra i sostenitori delle opposte fazioni - finirà inevitabilmente per creare maggiori pericoli in termini di sicurezza e complicherà notevolmente il lavoro delle forze dell’ordine, che oltretutto necessiteranno di maggiori risorse per tentare di vigilare tutto l’impianto, poiché in questo modo ogni area diviene potenzialmente a rischio.
Tutto ciò premesso, pur con la consapevolezza dei tempi ristretti, chiediamo di riconsiderare ed emendare la normativa laddove: impone il possesso della tessera come requisito indispensabile per sottoscrivere l’abbonamento, prolunga gli effetti delle sanzioni per Daspo o reati da stadio oltre i termini delle condanne, impedisce l’accesso al settore ospite dello stadio ai tifosi sprovvisti della tessera.

Cordiali saluti.

*L’Assessore allo Sport del Comune di Ferrara
Luciano Masieri

(Sottoscrivono il documento: Spal 1907 Spa - Ferrara e Gruppi organizzati della Curva Ovest)

ULTRAS LILLA

Legnano, 28 giugno 2010 - Slogan e fumogeni contro il sindaco Lorenzo Vitali. Attimi di tensione sabato notte dalle parti di via Venegoni a Legnano. Un centinaio, forse più, di ultras legnanesi si sono ritrovati davanti alla farmacia, dove ha anche casa, il primo cittadino della città del Carroccio per manifestare contro il disinteresse della Giunta e del sindaco sulle vicende che riguardano da vicino il futuro dell’Ac Legnano, squadra destinata al fallimento.

I tifosi, che in questi mesi hanno più volte chiesto senza ottenerlo l’aiuto e soprattutto l’interesse delle istituzioni, sono scesi in piazza, approfittando della festa del gruppo storico dei “Boys” che si svolgeva a poche centinaia di metri, dietro lo stadio in via Palermo. Da qui un corteo molto rumoroso di ultras percorsa via Liberazione, si è mosso verso via Venegoni, bloccando il traffico e scandendo per alcuni minuti slogan non proprio amichevoli nei confronti di Vitali e della giunta comunale.

Fumogeni, slogan e traffico bloccato fra gli automobilisti rimasti a guardare preoccupati. Molto fumo, molta tensione, ma nessun ferito e soprattutto nessun vandalismo verso la farmacia di cui è titolare il sindaco. Gli ultras si sono poi diretti verso lo stadio percorrendo via Fiume in un corteo sempre compatto e molto rumoroso. Una manifestazione pacifica e simbolica che certamente non sarà l’ultima nei confronti dell’amministrazione comunale e del sindaco, a dire dei tifosi colpevole di “menefreghismo».

In settimana da parte del gruppo “Boys” è uscito un comunicato eloquente: «Non ci fermeremo qui: abbiamo intenzione di far capire bene che l’Ac Legnano è un bene della città a prescindere che lo si tifi o meno» hanno scritto i tifosi aggiungendo: «Rimaniamo allibiti e schifati dalla continua superficialità con cui vengono trattate le vicissitudini del Legnano calcio dai vertici cittadini. Riteniamo inaccettabile il menefreghismo che continua a provenire da Palazzo Malinverni verso una società gloriosa che da quasi un secolo porta per l’Italia il nome di Legnano. Per questo motivo prendiamo una posizione netta e forte nei confronti di tutta la giunta comunale, in primis il sindaco Vitali. Invitiamo tutti i tifosi lilla a sostenerci in tutte le nostre iniziative che verranno fatte nei prossimi giorni e mesi».
di Christian Sormani

BONSI CONTRO BOBO

E' ormai imminente il via alla stagione calcistica 2010-2011 e con esso, l'attuazione del progetto "Tessera del tifoso" da parte delle Società di calcio professionistiche. Gianluca Rossi noto esponente della tifoseria del Poggibonsi interviene con un comunicato ufficiale a firma "Ultras Poggibonsi".

"Il Gruppo Ultras Poggibonsi - spiega Rossi - con questo comunicato, prende definitivamente posizione in merito alla tanto discussa questione "Tessera del Tifoso". Sin dalle prime voci di corridoio su tale esperimento, fino alla sua approvazione, ci siamo infatti opposti con ogni mezzo a tale progetto che altro non è che una schedatura di massa preventiva e un vergognoso tentativo di lucrare ancora sulla passione della gente comune. Al pari di centinaia di altre tifoserie in giro per l'Italia, abbiamo osteggiato questo strumento messo a punto dal Ministero dell'Interno, Forze dell'Ordine e Osservatorio sulle Manifestazione Sportive con ogni mezzo possibile, partecipando convintamente alla Manifestazione nazionale del 14 novembre 2009 a Roma e dando vita a volantinaggi e vari incontri-dibattiti".

"Fieramente convinti di aver fatto tutto il possibile per svegliare le coscienze dei tifosi e dei cittadini tutti - continua la nota - e appurato purtroppo che tale progetto è stato fatto andare avanti con forza e con ricatti, il nostro Gruppo comunica che per la stagione a venire, quella 2010-2011, non farà l'abbonamento per le partite casalinghe. Questo perchè, lo ribadiamo, la "Tessera del Tifoso", fino a prova contraria, sarà rilasciata in automatico assieme all'abbonamento stesso. Siamo ben consapevoli che questo, di fatto, potrà con ogni probabilità proibirci di assistere alla stragrande maggioranza delle partite del nostro amato Leone, ma siamo assolutamente pronti a correre questo rischio, in nome della nostra dignità di tifosi e di uomini".

"Continueremo a seguire e a sostenere l'U.S Poggibonsi 1925 - dice ancora Rossi - cercando di aggirare l'ostacolo, ovvero acquistando i biglietti la domenica, partita per partita, settimana per settimana. Perchè se davvero vogliamo far fallire questo progetto, l'unico metodo possibile è quello di non sottostarvi, di non dire "SI" sempre e comunque, di non abbassare la testa davanti all'ennesimo sopruso, di non farsi raggirare da chi, con la scusa del calcio, vuole infilarvi in tasca una Carta di Credito prepagata, spacciandola per un qualcosa che toglie la "violenza negli stadi".

"Facciamo in modo, tutti insieme, che questa farsa all'Italiana affondi. Nessuno di noi - conclude Rossi - ha bisogno di essere fidelizzato e questo lo sappiamo meglio di chiunque altro. Invitiamo pertanto tutti i tifosi giallorossi a seguirci e supportarci in questa battaglia che sarà dura e lunga, ma che crediamo sia indispensabile per cercare di mettere un punto al degenero verso il quale il nostro sistema (non solo calcistico) sta scivolando. Fate come noi: non abbanatevi, non tessaratevi!!".

Evelina Pecciarini

DIBATTITO

Giovedì 1 luglio, alle ore 20:30 presso la sala convegni sita in via Vittorini a Torviscosa, si terrà un dibattito sulla tanto discussa tessera del tifoso.

Parteciperà alla discussione un pool di avvocati capeggiati Giovanni Adami; sono attese anche le conferme di partecipazione da parte di autorità locali e realtà sportive. L'organizzazione è del collettivo IncUdine assieme agli Ultras curva nord di Udine.
Sempre riguardo la tessera del tifoso si stanno definendo gli ultimi dettagli per il rilascio della stessa per i tifosi friulani. Dalle prime informazioni in nostro possesso l'Udinese Calcio si sta adoperando alacremente per mettere nelle migliori condizioni i tifosi. Molte saranno le iniziative per favorire la compilazione della modulistica e per rendere quanto più semplice possibile il ritiro della card.

28 giugno 2010

ULTRAS CASERTA

(28 giugno). Mentre era da qualche minuto iniziato il confronto decisivo tra Carlo Sparaco e Salvatore Bizzarro in un noto albergo della città, all’ombra della Reggia è partito l’ennesimo passaparola. “Nella giornata di domani bisogna affollare il ‘Pinto’”, questo il coro unanime dei tifosi. Un volantino firmato Ultras Caserta, poi, ha fatto il resto. Un messaggio rivolto a tutta la piazza rossoblu: “Avviso al Popolo Rossoblu. Con la presente si intende invitare tutto il Popolo Rossoblu ad accorrere in massa alla conferenza stampa che si terrà domani martedì 29 giugno alle ore 18 presso lo stadio ‘Pinto’ di Caserta in viale Medaglie d’Oro con la nuova società: Sig Sparaco Carlo e Sig Bizzarro Salvatore. Dimostriamo a tutti che nonostante questo lungo periodo buio Noi Casertani abbiamo resistito e non abbiamo mai mollato. E’ d’obbligo portare con sé bandiere, bandieroni, sciarpe, maglie e qualsiasi altro vessillo per colorare lo stadio rendendolo una bolgia rossoblu!!! Accorrete in massa, dal 1908 noi siamo la Casertana…. Ultras Caserta”. Insomma un chiaro invito dei tifosi rivolto alla piazza. Bisogna dimostrare a chi è protagonista di questa lunga ed estenuante trattativa che Caserta è pronta per il grande salto. Non resta che sperare innanzitutto che i festeggiamenti dello scorso giovedì non siamo stati vanti e che davvero la città della Reggia possa tornare a toccare con mano quel palcoscenico da cui manca da fin troppo tempo. Fatto sta che da quando Bizzarro ha rimesso tutto in discussione evidenziando la necessità di convogliare nel nascente club ulteriori soci, l’ansia e la paura si è diffusa tra i tifosi. Eppure sembrava fatta. Eppure la C1 era stata toccata con due mani. Ma l’attesa sta comunque per terminare. Nella prossime ore i se e i ma lasceranno posto alle certezze. Gieffe

MONDIALI DI MERDA

dall'inviato ENRICO SISTI
Arbitri, alberghi e biglietti La Fifa è alle corde Il presidente della Fifa, Sepp Blatter
JOHANNESBURG - La Fifa è alle corde. Più che errori, orrori arbitrali stanno accompagnano l'avventura delle squadre agli ottavi, o l'hanno appena chiusa. Gli albergatori protestano per le provvigioni irragionevoli richieste dal "più grande e esigente tour operator della storia". I tifosi e alcune compagnie scoprono di avere acquistato pacchetti con biglietti falsi e accusano lo staff di Blatter di "non aver non solo controllato a dovere ma di non aver proceduto in realtà ad alcun controllo".

Andiamo con ordine. Inghilterra e Messico sono uscite dal torneo perdendo con tre e due gol di scarto. Ma ancora rimbomba il fallimento degli "officials" preposti al corretto svolgimento di Germania-Inghilterra e Argentina-Messico. Gli errori/orrori dell'uruguayano Larrionda e del nostro Rosetti, fiancheggiati lucidamente dai due assistenti Espinosa e Ayroldi hanno devastato le due partite negando un gol non fantasma ma in carne e ossa a Lampard e concedendo un gol in netto fuori gioco a Tevez. Certe sviste ormai non sono più esecrabili ma disgustose. Soprattutto perché in entrambi i casi uno straccio di tecnologia in campo, anche la più rudimentale, sarebbe stata salvifica. Come suo costume, rigidamente aggrappata ai diktat del suo lider maximo Blatter, la Fifa sente le corde sulla schiena, ha gli occhi chiusi per i cazzotti dell'opinione pubblica, ma non ha nessuna intenzione di finire pubblicamente a tappeto, non getta la spugna, non si da per vinta: "Non apriremo nessuna discussione sul comportamento", è tutto quello che ha detto stamattina il suo portavoce Nicolas Maingot davanti a una platea democraticamente divisa in due parti: chi sorrideva per non piangere e chi crepitava di rabbia: "Riporto soltanto la decisione dell'International Board che sovrintende l'applicazione del regolamento in campo". Anzi il governo del calcio ha persino attaccato i responsabili delle immagini negli stadi, colpevoli a suo giudizio di aver dato troppo risalto agli episodi contestati sui megaschermi. Come se non fosse successo niente. Stropicciatevi gli occhi perché vi siete sbagliati. La tv sudafricana SuperSport ha già annunciato di non avere alcuna intenzione di piegarsi all'invito all'autocensura esteso anche alle emittenti televisive.

Questione alberghi: una vicenda nascosta. La Fifa è tante cose insieme, ma soprattutto una straordinaria macchina da spettacolo che porta in giro per il mondo le sue star chiedendo a chiunque venga in contatto con loro, o benefici delle loro prestazione, un rimborso adeguato: "Ma non mi era mai capitato di sentire che un tour operator chieda al locatore così tanto in provvigioni", spiega il proprietario del Forest Hall, guest house di Walmer, a Port Elizabeth. In pratica la Fifa gestisce l'intera torta dei pacchetti di viaggio, dall'acquisto all'attuazione completa del soggiorno, e con le sue ramificazioni raccoglie la proprio percentuale sugli incassi delle operazioni ma in proporzioni, a quanto sembra, inusitate: "Vogliono il 40% contro il 10% che solitamente riconosciuto ai tour operator: se ne approfittano perché comunque per noi questa sarebbe bassa stagione, ma certo è un po' vampiresca come richiesta...". Intanto il Comitato Organizzatore e il governo sudafricano aspettano sempre un segnale di benevolenza: "Se non ci danno quanto promesso, con tutte le spese aggiunte legate alla fine del rapporto con due istituti di vigilanza privata, andiamo in rosso". Circa di 600 mln di euro: "Dovremmo far pagare più tasse ai sudafricani per due anni". Tegola anche sul presidente del Comitato Danny Jordaan: si è scoperto che suo fratello Andrew è il proprietario dell'azienda di servizi (Match Event Services) coinvolta nella costruzione dello stadio di Port Elizabeth (il Nelson Mandela Bay Stadium) e nella gestione dell'ospitalità in zona. Non è un caso. La Match Event è la sussidiaria sudafricana della Match Services Ag, società di Zurigo accreditata ufficialmente dalla Fifa. Uno degli azionisti della Match Services di Zurigo è un tale Philippe Blatter. Nipote di un certo Sepp. Tutto torna?

Ai pacchetti è legato il terzo nodo che la Fifa non sa come sciogliere: la truffa dei biglietti falsi. "Ci hanno messo in contatto con dei farabutti". Un bagarinaggio di alto livello e molto ben organizzato, aggirando qualsiasi presunto controllo della Fifa, ha costretto centinaia di tifosi, aziende e semplici gruppi familiari ad accorgersi quando era troppo tardi di aver acquistato tagliandi "tarocchi": "Noi eravamo convinti che la Fifa avesse gli strumenti per sorvegliare sulla produzione di biglietti fasulli, invece non hanno mai fatto niente di serio", dicono alla Sasol Oil, il gruppo petrolchimico sudafricano, "se adesso ci ritroviamo con i nostri ospiti che vengono respinti ai tornelli degli stadi perché mostrano un tagliando falso, non Fifa". Questo spiega il perché molti dei posti, soprattutto quelli più costosi, delle Suites, sono rimasti vuoti. Un avvocato della Fifa, Clifford Green, si è visto piovere sulla scrivania i casi di ben sette compagnie industriali che reclamavano fortissime perdite. Il totale dell'affare "ticket scam" supera 6,5 mln di rand, più di mezzo milione di euro. La stangata rifilata alla Sasol Oil, per esempio, è cominciata nel 2008 quando un fantomatico Marcus Evans Group si presenta offrendo alcuni vantaggiosi pacchetti per la Confederations Cup del 2009 e i Mondiali del 2010. Viene pagata una caparra di 100 mila euro. Durante la Confederations Cup però la Sasoil scopre che il Marcus Evans Group non ha nulla a che fare con la Fifa. Altre truffe sono state perpetrate alla fine del 2009. In rete è stata scoperta l'attività illegale della norvegese Euroteam. Due persone che lavoravano per l'Euroteam, un danese e un norvegese, sono stati arrestati all'Hotel Michelangelo di Sandton una settimana fa. Ma sul "Sunday Times" di Johannesburg ha continuato ad apparire la manchette pubblicitaria che annunciava: "Biglietti della World Cup, inclusa la finale". Tutto falso. E in certi casi ormai era tardi per recuperare soldi e credibilità perduti: "Blatter sta buttando nel gabinetto il mondiale", scrive il News Of The World". Avessero ragione?

LIBERTA' DI STAMPA SECONDO I DELLA VALLE...


Da Calciomecato. com :

Fiorentina

Della Valle chiede mezzo milione a un giornalista, perchè tutto questo livore?



Diego Della Valle ha deciso di querelare per diffamazione Stefano Prizio di Fiorentina.it per un articolo sulla cittadella viola. Nel frattempo Stefano Prizio che ha inventato con Marco Dell'Olio alcuni anni fa quello che rappresenta a tutto titolo il sito numero uno del tifosi della Fiorentina, pare sia stato sospeso dall'incarico dal suo editore. A Prizio, due figli a carico e un mutuo della casa da pagare, sono stati chiesti 500 mila euro come risarcimento danni per l'articolo incriminato che si limitava a fare alcune considerazioni sulla famigerata cittadella viola che tante polemiche sta suscitando a Firenze da un paio di anni a questa parte. Calciomercato. com si augura che il buon senso prevalga in seno alla società viola, la querela venga ritirata al più presto e Prizio restituito al suo lavoro che con tanta professionalità e altrettanta passione per i colori viola ha sempre svolto. Restano alcune considerazioni che molti fiorentini prendendo spunto da questo ultimo episodio hanno cominciato a farsi: perchè Diego Della Valle è sempre così arrabbiato? Se riavvolgiamo il nastro degli ultimi mesi ci accorgiamo che il Patron viola è tornato alla ribalta sulle vicende della Fiorentina quasi esclusivamente per menare fendenti a un sacco di persone che gravitano intorno alla città e alla Fiorentina. Prima la polemica contro i pesunti rosiconi che qualcuno ha individuato nella famiglia Fratini, peraltro da anni in buoni rapporti con Della Valle stesso. Poi contro il Sindaco e l'assessore allo sport sempre a proposito della cittadella viola. Infine nella diatriba che ha posto fine al rapporto quinquennale con Prandelli e che ha lasciato l'amaro in bocca a tutta la tifoseria che aveva celebrato e santificato il binomio nella speranza che potesse continuare all'infinito. Tutto questo condito poi da risentimenti vari contro la tifoseria e la stampa colpevoli di non apprezzare abbastanza gli sforzi di una proprietà che ha restituito il calcio a Firenze dopo il fallimento. Ma perchè? Perchè questo livore, questa acredine, questa necessità di creare tensioni in un ambiente storicamente appassionato e devoto alla famiglia Della Valle? Quale può essere l'obbiettivo? Non certo la necessità di sbloccare la vicenda Cittadella. Della Valle è troppo esperto per non conoscere le difficoltà burocratiche e gli equilibri che tali procedure, per giunta in un'area tuttora sotto sequestro, comportano. E dunque a che serve procedere a colpi di macete rischiando di stressare le controparti e l'ambiente stesso? Della Valle ha costruito il suo impero sulla qualità dei prodotti che vende in tutto il mondo e sull'immagine con la quale è stato capace di veicolarli. La sua attenzione maniacale alla comunicazione viene universalmente riconosciuta come il vero valore aggiunto del fenomeno Della Valle. E allora, perchè? Perchè quando si tratta di Fiorentina la strategia di comunicazione risulta così difficile da comprendere e sopratutto irta di conflittualità . Cui prodest?


i Della Valle...imprenditori disinteressati e che hanno a cuore la Fiorentina..ne siamo sicuri? e chi afferma che chi non si tessera non ama la Fiorentina è un mistificatore...la nostra fede non si tessera e voi, cari DV, abbiate più rispetto per Firenze, i fiorentini e la fiorentinità.
Aver investito dei soldi su una poesia come è Firenze non vi emenda dal rispetto che ci dovete. Sovente sono in disaccordo con Stefano Prizio e con la linea editoriale politicamente corretta di Fiorentina.it, ma lo sfogo isterico e il livore dei padroni mal lo sopporto, quindi solidarizzo con la penna fiorentina. Se esigiamo che Berlusca tolga il bavaglio ai giornalisti, dobbiamo farlo anche quando stessa condotta la assumono degli imprenditori "democratici" come i calzolai marchegiani.
Saluti dal cuore di una curva che avete contribuito a disintegrare...
Domenico


AMADEUS

Ancora in stallo la situazione del Modena . L’iscrizione al campionato di serie B rimane a rischio. Nessuno si è fatto avanti per rilevare la società dopo il disimpegno di Amadei, confermato dallo stesso patron il 22 giugno scorso con una nota stampa apparsa sul sito web.
Sempre sul sito web del Modena compare oggi un altro lungo comunicato stampa firmato Immerfin/Amadei, molto polemico nei confronti della sostanziale inerzia del contesto rispetto alla grave situazione societaria del club. Ve lo proponiamo integralmente.
“Sono passati 5 giorni dal primo comunicato del 22 giugno 2010, nel quale la IMMERFIN, informava “urbi et orbi” e quindi tutti compresi i “parolai ed i sordi” che il MODENA F.C. (Patrimonio della Città) poteva essere considerato non più (com’è adesso del 77,20) di Immerfin. Con ciò si intendeva dire che il futuro del MODENA F.C. doveva dipendere, come deve ancor oggi, dal comportamento dei Modenesi (Istituzioni, Imprenditori, Istituti Bancari, tifosi ed Ultras…). Ebbene in questi 4 giorni tanti hanno parlato, suggerendo e raccomandando come si deve fare (devono fare…gli altri), i giornalisti tanto hanno scritto (alcuni in modo equilibrato, altri – i soliti – sempre per dire il maggior male possibile addosso ad Amadei); anche i Partiti sono intervenuti, raccogliendo “il grido di allarme” e dicendo che si doveva intervenire (il PD ha sostenuto che “si, il Modena F.C. è un patrimonio pubblico, ma…di proprietà privata…dal che ne conseguiva che le Ammistrazioni – Comune e Provincia – perorassero pure, ma non di più). Anche un Consigliere della Lega è intervenuto, facendo un’interpellanza in Comune; “premettendo che sa che Amadei ha fatto fallire tutte le trattative”. Bella affermazione, fatta da uno che non può conoscere e quindi ignora come e con chi si è trattato, e perchè non si è concluso!
Parole, parole, parole soltanto parole… ma – al giorno di oggi – nessun fatto concreto perché venga rilevata la quota del 77,20% del Capitale Sociale, che Immerfin mette lì, a disposizione di Tutti! Qualcuno si chiederà – a questo punto – quanto costi questo 77,20% del MODENA F.C, presumendo una enormità! Mettiamolo tranquillo, costa 1 euro per ogni azione e quindi un importo totale di 92.640 euro, da pagare in parte a giugno ed in parte a gennaio 2011
Ci si chiederà qual è la situazione patrimoniale del Modena F.C… ebbene la risposta è che la situazione patrimoniale è in pareggio: perché tutti gli stipendi dovuti al 30 giugno verranno pagati e la perdita al 30 giugno verrà ripianata/coperta dai soci attuali (Immerfin, Ghirlandina/CPL e Dottor G. Guidi). La situazione patrimoniale è semplicissima, ogni debito verso le Banche verrà coperto.
Ci sarà, a questo punto, la curiosità su come è andata economicamente la stagione 2009/2010 e come potrà andare la stagione 2010/2011… Ebbene la risposta è questa: la stagione passata ha comportato una perdita di 6,7 milioni di euro.
La stagione 2010/2011 può essere seriamente/tranquillamente preventivata con un disavanzo sull’1,5-2 milioni di euro, perché aumenteranno di 1,5 milioni di euro gli introiti da Lega per i diritti TV e caleranno di ben 3,5 milioni di euro il peso degli stipendi agli atleti ed il peso degli ammortamenti dell’acquisto dei cartellini dei giocatori.
Conclusione: se a queste condizioni nessuno subentra ad Immerfin/Amadei dopo 9 anni di permanenza, vien da pensare che Modena Città e Provincia, i Modenesi, più o meno Vip, sportivi o meno, i tifosi e gli Ultras, non siano interessati, se non a parole, al Modena F.C. ed alla partecipazione ad un Campionato di Serie B! Il dubbio pare legittimo, al momento. Ma forse domani non sarà così…(Immerfin/Amadei)”.
Redazioneweb – www.calciopress.net

RIMEDIO AMBIGUO

di Vincenzo Balzano   
Favorevoli o contrari, scettici o possibilisti, non farà più alcuna differenza: a partire dal prossimo campionato, la tessera del tifoso sarà obbligatoria per tutti coloro che vorranno sottoscrivere un abbonamento (per qualsiasi squadra) o andare in trasferta, e in alcuni casi anche per i giornalisti. Ma andiamo con ordine.

TRASFERTE
Già da quest’anno, dai provvedimenti adottati da Casms e Osservatorio, venivano fatti salvi i possessori della tessera. Dal prossimo campionato, il criterio si invertirà: sarà possibile seguire la propria squadra in trasferta solo se la stessa sarà stata sottoscritta. Per farlo, un tifoso non dovrà aver commesso reati da stadio negli ultimi cinque anni, e non dovrà essere sottoposto a Daspo; in caso contrario, potrà richiedere la tessera solo dal momento in cui avrà scontato la sua pena.

ABBONAMENTI
La vera novità risiede proprio qui. Chi vorrà abbonarsi dovrà, contestualmente o prima – saranno le società a deciderlo – richiedere la tessera del tifoso. In caso contrario, ossia se non si vuole o non si può (per i motivi ostativi di cui sopra) richiederla, si potranno comunque comprare i biglietti per ogni singola partita. Il Genoa sembra aver bypassato questa disposizione: la società rossoblù concederà ai tifosi delle proprie curve che non vorranno abbonarsi (per non sottoscrivere la tessera) di vantare, grazie al vecchio abbonamento, un diritto di prelazione per i biglietti di tutte le partite del campionato.

GIORNALISTI
E’ di qualche giorno fa il comunicato stampa della Roma, da cui si evince l’obbligo
per i giornalisti di sottoscrivere la tessera, imposizione valevole solo per i colleghi che vorranno richiedere l’accredito stagionale. Che si celi all’interno del nostro ordine qualche potenziale teppista da stadio?


La “ratio” della tessera del tifoso sta nel procedimento di fidelizzazione che, secondo quanto decretato dal Ministro degli Interni Maroni, servirà a creare una cosiddetta tifoseria virtuosa. Il motivo osteggiato dalle tifoserie organizzate di tutte le squadre risiede nel criterio dei “cinque anni” di mancanza di reati da stadio, ritenuti troppi, essendoci tanti tifosi in Italia sottoposti a Daspo in quest’arco di tempo: costoro non potranno richiederla, o se lo faranno verrà loro rifiutata. Inoltre, sembra a molti uno strumento di schedatura. In tal senso, tempo fa fecero scalpore le parole di Zamparini: “La tessera del tifoso è una palese limitazione della libertà”.

In realtà, secondo la procedura ufficiale, non ci sarebbe nessuna schedatura. La tessera va infatti richiesta alla società di calcio, la quale poi chiede il nullaosta alla Questura, che lo concede se non ci sono i motivi ostativi, senza immagazzinare i dati del richiedente, che resteranno a conoscenza solo della società: un’applicazione estensiva del concetto di biglietto nominale.

VANTAGGI
Coloro che la sottoscriveranno, avranno dei benfit: alcuni potrebbero tornare utili, altri in verità sembrano avere intenti commerciali anche mal celati. Così, a partire dal prossimo campionato, in ogni stadio dovrà essere previsto un accesso esclusivo per questi tifosi “ufficiali”: per fare l’esempio di Napoli e del San Paolo, però, sembra - almeno per il momento - difficile che accada una cosa del genere, non essendo stato previsto negli anni scorsi nemmeno un varco esclusivo per gli abbonati. Inoltre, sarà previsto un diritto di prelazione per l’acquisto di biglietti, accumulo di punti, convenzioni con altre società private come Ferrovie dello Stato, Autogrill e altri partner e sponsor: ecco come viene fuori l’anima commerciale dell’iniziativa.
In un’epoca così negativa per il nostro calcio, potrebbe servire se tutto l’ingranaggio fosse oliato alla perfezione. Diventa poco credibile, qualificandosi quasi come uno specchietto per le allodole, se invece non si pensa, come purtroppo continua ad accadere, a una ristrutturazione del sistema che parta dalle fondamenta.