31 maggio 2010

BRESCIANI

Padova. Quando Caracciolo finalmente l'ha buttata dentro, su rigore, è stato l'unico ad alzarsi in una tribuna monopolizzata dai padovani e a urlare la sua gioia. Attorno a lui gelo e ostilità si tagliavano a fette.
Quando i tifosi patavini erano già a casa a raccontare in famiglia le gesta dei biancoscudati lui era ancora lì, fra giornali stracciati e bicchieri di plastica rovesciati, a chiedersi com'era stato possibile.
Alberto Bicocchi, bresciano trapiantato da 11 anni a Padova, legale nell'ufficio dell'avvocatura civica della città del Santo, da oggi dovrà vedersela con 1800 colleghi padovani e la relativa dose di sfottò. È lui l'immagine del tifoso bresciano più tenace. Solo contro tutti. Contro le amarezze. Contro i sogni infranti. A volte contro la sua stessa squadra. «Mi aspettavo la partita del cuore - dice sconsolato alla fine - ho visto una squadra impaurita. Però io credo ancora in Iachini, in questi giocatori. Quest'anno non possiamo fallire».
CERTO, IL PRIMO appuntamento con la storia è rimandato. Ci avevano creduto in 2.400, ieri. Sciarpa e maglietta biancazzurri, erano convenuti a Padova carichi di presentimenti e speranze. Le prime auto imbandierate sono partite da Brescia prima delle 10. Poi è toccato alla colonna di 20 pullman (modello Paesi dell'Est ante-muro, milioni di chilometri alle spalle) con cordoni di polizia che blindavano gli autogrill al loro passaggio manco stessero calando gli unni. Lungo il tragitto anche l'incrocio con un bus (ultramoderno) delle giovanili dell'Atalanta. «Segno di buona o cattiva sorte?» si chiedevano gli scaramantici. Datevi voi la risposta, vista com'è finita la giornata.
Nella curva del nuovo stadio «Euganeo» (un trionfo di cemento armato e di sette inutilissime corsie di atletica) i clan rivali della curva Nord e della Sud di fede bresciana si sono trovati gomito a gomito. La non belligeranza sembrava, per una volta, assicurata e suggellata dalla tavolozza dei colori: quelli della Nord si sono scelti il bianco, quelli della Sud l'azzurro e alla fine la bicromia delle bandiere sventolate, e i sempreverdi cori anti-bergamaschi, facevano sentire la squadra di Iachini a casa. Peccato che al primo momento di difficoltà, mentre Arcai raccattava dalla rete il primo gol, in curva già si accendeva un principio di rissa sedata a fatica, premessa e promessa di odi da tramandare per un paio di altre generazioni da un lato all'altro del Rigamonti.
«CRESTA ALTA» invocava un cartello sugli spalti padovani, giocando sulla fama delle galline di casa e sulla speranza che la quadra di Sabatini non finisse spennata, spedita anzitempo sulle braci della C. Invece, alla fine, la peggio è toccata a ben altri pennuti: l'Airone di Caracciolo che non ha spiccato il volo, le rondinelle che sono finite sugli spiedini affilati da Di Nardo e Cuffa, la Brescia tifosa azzoppata e incredula. Mentre i cori pro-Possanzini s'afflosciavano, i patavini ringalluzziti ritmavano le loro volgarità all'indirizzo di una curva ospite incredula dello spettacolo: gli undici schierati da Iachini che annaspavano troppo simili alla squadra allucinata che fece naufragio a Livorno, troppo lontana parente della corrazzata che aveva riportato la Brescia del calcio al rango che le compete. Nei dintorni (e preferibilmente all'interno) dell'Olimpo della A.
Alla fine, quando il «Possa» è andato sotto la curva quasi a chiedere scusa della prova della squadra s'è beccato un «venduti» che non c'entra e fischi che dicono di un idillio infranto, di un rancore ch'è il peggior passaporto per i play off.
Il ritorno dei tifosi a casa è stato peggio dell'andata. Bandiere ammosciate. Autogrill sigillati senza la consolazione di un caffè. La sensazione di un equilibrio saltato, di fantasmi che ritornano. «Io comunque a Cittadella ci sarò» dice stringendo i denti ancora una volta il brescian-patavino Bicocchi, scout in terra ostile. Ci sarannao anche i 2.400 (e più) dell'Euganeo. L'importante è che ci sia anche il Brescia di Iachini. E che dia segni di vita.

Massimo Tedeschi

JUVENTINOSCEMO.COM

Questo articolo è stato pubblicato dal sito www.ju29ro.com e si commenta da solo. Uno scribacchino, un tifoso occasionale, magari uno di quelli che la Juve la guardano in full hd sprofondati sul divano di casa tra una braciola e una scrollatina ai coglioni. Lanciare petardi è stata una colossale minchiata ma infamare gli ultras della Juventus che, praticamente da soli, hanno tenuto accesa la fiaccola dell'Heysel e costantemente d'attualità il Martirio dei 39 Angeli, è un tradimento bello e buono, perpetrato da un anonimo che non ha neanche le palle per firmarsi. Siamo ridotti così a Torino, quattro tifosi occasionali che vorrebbero impartire lezioni di stile a chi ha difeso i nostri Colori in Italia e in Europa. Siamo messi davvero male...
Vincenzo
Sarà impazzito di gioia quando il papà gli disse che sarebbero andati a vedere la finale di Coppa Campioni della Juventus contro il Liverpool. Ha sicuramente contato i giorni che mancavano all'evento: assistere alla partita più importante degli ultimi anni della Juventus, la sua Juventus. Magari sognava di diventare un giorno come Platini, “Sarò nello stesso stadio di Platinì, di Scirea di Cabrini” avrà pensato. I bambini sognano ad occhi aperti, e lui sicuramente sognava la sua squadra che portava in trionfo la Coppa Campioni. Andrea Casula aveva 11 anni quando morì in uno stadio di calcio, e con lui morirono altre 38 persone. Era il 29 maggio del 1985, lo stadio era quello dell'Heysel di Bruxelles. Trentanove morti da ricordare, e da onorare. Questo era l'intento degli organizzatori della manifestazione di sabato 29 maggio 2010, 25° anniversario dalla strage.
Il programma prevedeva una messa in suffragio delle vittime per le 11.00 nella chiesa di S. Rita.
Poi nel primo pomeriggio ritrovo in piazzale Caio Mario, dov'erano previsti dei brevi interventi, e poi una marcia con destinazione finale corso Galileo Ferraris, sede della Juventus.
Alle 11.00 come previsto la chiesa di S. Rita era stracolma di tifosi, cosi come il piazzale antistante.
Una cerimonia sobria e toccante, fuori due striscioni recitavano: “Mai più un altro Heysel” e “39 angeli: il popolo gobbo non vi dimentica”. Finita la messa, appuntamento a piazzale Caio Mario.

I gruppi di tifosi sono arrivati alla spicciolata, per le 14.00 erano presenti oltre 3.000 tifosi. Molti i gruppi organizzati, ma tanti anche i singoli venuti da ogni parte d'Italia. Un tifoso esponeva un cartello: “Da Partanna (TP) per 39 angeli”. Oltre 1.500 km di viaggio, per ricordare i morti dell'Heysel, e per amore della Juve. Questo doveva essere lo spirito della manifestazione, e per molti è stato così. Per alcuni (pochi per fortuna) è stata l'ennesima occasione per marcare il territorio, per ribadire la propria presenza, e le proprie priorità. Non si spiegherebbero altrimenti i cori contro la tessera del tifoso, o contro i “nemici” storici del Torino. Eppure gli organizzatori hanno chiarito, con i loro interventi sul palco, quale fosse il senso della manifestazione: ricordare i morti ed essere uniti nel sostegno alla Juventus. I primi interventi sono stati dedicati alla memoria, al ricordo delle vittime. Patrizia, una delle organizzatrici, ha letto una poesia, molto toccante, di un utente del forum J1897, dedicata ad Andrea Casula, la più giovane vittima dell'Heysel. Poi c'è stato l'intervento di due giornalisti juventini che quella tragedia l'hanno vissuta in prima persona, perché c'erano, a quella maledetta partita: Luigi Piccolo e Marco Venditti. Infine Annamaria, altra organizzatrice, ha letto, con voce tremante per l'emozione, i nomi delle vittime. Gli altri interventi sono stati dedicati all'affare Farsopoli, “la ferita” aperta per tutti gli juventini. E qui la calma e la compostezza di molti tifosi ha cominciato a vacillare. Le diverse anime del tifo hanno preso sopravvento, con i diversi gruppi desiderosi di ribadire più le loro particolarità rispetto agli altri, che l'unità in quanto tifosi della stessa squadra. E qualche petardo è esploso quasi a segnare il confine tra il ricordo delle vittime che unisce tutti e i diversi modi di intendere il tifo. E tutta la marcia successiva è stata un continuo susseguirsi di slogan “contro”, intervallati da qualche petardo a mo' di metronomo. Molti gli slogan urlati e scritti, certamente non ideati da studenti delle Orsoline. Ma pretendere equilibrio dagli ultras è come pretendere che De Ceglie azzecchi dieci cross di fila. E cosi stancamente si è arrivati davanti alla sede della Juventus. Chi si aspettava una delegazione a ricevere il corteo è rimasto deluso: la sede era sbarrata. Alcuni tifosi hanno attaccato al cortile della sede degli striscioni commemorativi dei morti. Era nell'intento degli organizzatori sollecitare alla società un modo per ricordare le vittime dell'Heysel nel nuovo stadio (in seguito s'è saputo che Andrea. Agnelli s'era espresso in tal senso nella commemorazione ufficiale organizzata dalla Juventus). Qualche emulo di Rambo ha invece avuto la felice idea di lanciare qualche bomba carta e qualche fumogeno nel cortile . E così una giornata iniziata con una messa religiosa si è chiusa con la messa laica degli ultras: bombe carta e fumogeni. Citando Shakespeare: “Molto rumore per nulla”. Solo un modo molto idiota per dire: io esisto.

THE FIRST HOOLIGAN

E' sabato 14 maggio del 1966 e allo stadio di Wembley va in scena la finale di Coppa d'Inghilterra. A sfidarsi sono lo Sheffield Wednesday e l'Everton di Harry Catterick. Tra le 100 mila persone che affollano le tribune dell'Empire Stadium c'è un uomo che segue la sua squadra del cuore ovunque. Il suo nome è Eddie Cavanagh (accento sulla seconda vocale). Eddie è nato a Huyton, un sobborgo di Liverpool. E' una persona simpatica e socievole. Ma anche un poco bizzarra. Le pareti delle stanze del cottage nel quale vive sono tutte pitturate di blu. La sua vita ruota attorno all'Everton, la sua squadra del cuore. Eddie Cavanagh non era proprio sconosciuto dalle parti di Goodison. Egli, infatti, giocò per qualche anno nelle giovanili del Club, ma non ebbe molta fortuna. Ma il 14 maggio del 1966 entrerà definitivamente non solo nella storia dei Toffees, ma anche in quella del football made in England. Come sempre al seguito della sua squadra si presenta ai cancelli di Wembley per assistere alla finale. Le cose per i Blues, però, si mettono male: vanno sotto di una e poi di due reti. Eddie, come tutti i tifosi evertoniani, è abbattuto. Ma l'Everton di Catterick è di pasta dura e nel giro di 5 minuti una doppietta di Trebilcock porta le sorti in parità. I tifosi sono in visibilio e Eddie non sta più nella pelle o, per dirla con parole sue, ha una bicicletta al posto delle gambe. Non resiste, scavalca quella cancellata che lo separa dal campo ed entra sul terreno di gioco. Vuole andare ad abbracciare l'autore della doppietta. La sua corsa nel campo è festante, quasi buffa. Ma i poliziotti ovviamente gli piombano addosso. Lo inseguono, ma lui vuole a tutti i costi abbracciare Trebilcock. Ma un poliziotto corre più forte di lui e lo afferra per la giacca. La sua corsa pare terminata, ma arriva il colpo di genio. Eddie Cavanagh si lascia sfilare immediatamente la giacca e il pubblico ufficiale perde l'equilibrio e cade per le terre con la giacca di Cavanagh in mano. Lo stadio, senza distinzioni di colori, esplode in un boato come neanche per un gol. Eddie nel frattempo prosegue la sua corsa, ma ormai è braccato e un poliziotto lo atterra. A quel punto anche i giocatori dell'Everton, increduli e divertiti allo stesso tempo, si avvicinano al tifoso ormai circondato da poliziotti e lo abbracciano. Cavanagh non verrà arrestato. Verrà semplicemente rispedito sugli spalti e sorvegliato a vista. L'Everton segnerà ancora con Temple e vincerà la FA Cup ma Eddie stavoltà se ne rimarrà buono sulle gradinate.Il giorno dopo tutti i giornali daranno ampio risalto all'exploit di Cavanagh che si guadagnerà l'ironico appellativo di "The First Hooligan".Oggi Eddie Cavanagh, purtroppo, non c'è più. E' scomparso nel dicembre del 1999 a seguito di una malattia incurabile. Ma il suo nome rimarrà indelebile nell'immaginario collettivo dei tifosi inglesi. In una recente intervista la figlia di Eddie spiega come ancora oggi vi siano tifosi che vanno a vedere dove abitava suo padre, come per rendergli omaggio. Ciao Eddie, True Evertonian.
di Paolo Mombelli, da http://www.efc.splinder.com/

SPAKKAROTELLA 30 ANNI IN CELLA

(ASCA) - Firenze, 31 mag - Si aprira' il prossimo 1* dicembre a Firenze il processo di appello a Luigi Spaccarotella, l'agente di polizia condannato in primo grado a sei anni per l'omicidio colposo di Gabriele Sandri.

Sandri mori' l'11 novembre del 2007 nell'area di servizio di Badia al Pino, sull'autostrada A1, a poca distanza dall'uscita di Arezzo.

Il giovane tifoso della Lazio fu raggiunto da un colpo di pistola mentre era all'interno di una vettura diretta verso nord: a bordo un gruppo di tifosi laziali che andavano a Milano per assistere alla partita Inter-Lazio.

Per quella morte, Luigi Spaccarotella (assistito dai legali Federico Bagattini e Francesco Molino), all'epoca agente in servizio alla Polstrada, e' stato condannato in primo grado a sei anni per omicidio colposo dalla Corte di Assise di Arezzo.

Il Pm Giuseppe Ledda aveva chiesto 14 anni di reclusione per omicidio volontario, ma la corte presieduta dal gudice Mauro Bilancetti aveva deciso di derubricare l'accusa a omicidio colposo con l'aggravante della previsione del fatto.

afe/mcc/bra

MI SCAPPA LA PIPI'

VARESE - L'incontro di calcio tra Varese e Benevento, partita dei play off valida per la promozione in serie B, ha visto accorrere al "Franco Ossola"  quasi 6 mila spettatori, di cui oltre mille tifosi beneventani.
La Questura di Varese è stata impegnata con notevole impiego di forze, con l'ausilio di rinforzi composti da battaglioni dei carabinieri, della Guardia di finanza, unità cinofile e con l'elicottero del reparto volo di Malpensa. L'impiego dei reparti a disposizione ha scongiurato il verificarsi di scontri tra le opposte tifoserie.
Dalla questura varesina giunge comunque una segnalazione circa il comportamento di alcuni i tifosi beneventani, che si sono contraddistinti per episodi di intemperanza e violenze, esacerbati dal risultato dell'incontro, come noto a favore della compagine varesina.
varese_benevento_3_159x240Infatti, sia tra il primo e secondo tempo, ma soprattutto dopo l'incontro, dalla curva dei tifosi ospiti sono stati scagliati verso la via Manin sottostante, vari oggetti, tra cui frammenti di legno e piastrelle, prelevati dai bagni della curva sud che sono stati praticamente distrutti dai tifosi ospiti.
I danni provocati dai tifosi del Benevento sono stati appurati, al termine dell'incontro, anche dagli ispettori della Federazione che erano presenti alla partita. Ora gli uomini della Digos stanno svolgendo le proprie indagini al fine di identificare i tifosi violenti, anche tramite l'ausilio delle immagini dell'impianto dello stadio (tra l'altro potenziato proprio in occasione della partita) e le riprese degli operatori della Polizia Scientifica.
redazione@varesenotizie.it

IL TERRITORIO MITE

Empoli, 30 maggio 2010 - «Sono venuto qui per fare il punto della situazione sulle criticità e i punti di forza riscontrati durante tutto l’arco del campionato e non posso che esprimere la mia gratitudine verso tutte le parti coinvolte in questa operazione». Esordisce così il questore di Firenze, Francesco Tagliente, nella sala stampa dell’Empoli Fc, al termine dell’ultima partita disputata in casa dagli azzurri contro il Grosseto. «Non posso che essere orgoglioso della realtà di Empoli. Abbiamo dimostrato di essere una squadra vincente».
E’ un bilancio dell’iniziativa che ha visto le forze dell’ordine lontane dagli stadi, quello presentato da Tagliente: «Durante i 21 incontri casalinghi, sono state impegnate allo stadio mediamente 7 unità, per complessivi 147 operatori di polizia, che hanno assicurato il regolare svolgimento di tutte le gare. In concomitanza con gli incontri di calcio, circa 30 agenti per ciascuna gara, per un totale di 700 unità, sono stati impegnati nella gestione di eventuali emergenze di ordine pubblico o in altrettanti servizi straordinari di controllo del territorio a beneficio della sicurezza dei cittadini del circondario empolese».
Il successo del «modello - Empoli» è stato così esportato anche a Figline e Firenze, e il questore non si è risparmiato nel fare i complimenti alla società anche per l’avvio della consegna delle tessere del tifoso. Come conferma l’Empoli, infatti, sono già state rilasciate circa 100 tessere e altri 400 abbonati sono stati contattati e dovrebbero riceverle entro il mese di giugno. In occasione delle 21 partite giocate al «Castellani» dall’Empoli, inoltre, la questura ha potuto registrare un risparmio di 938 unità tra le forze di polizia rispetto al campionato di calcio di serie B 2004 - 2005, nel quale erano stati impiegati complessivamente 1785 agenti del reparto mobile.
Il vicesindaco di Empoli, Carlo Pasquinucci, ha condiviso la soddisfazione del questore per la gestione della sicurezza, ringraziando l’Empoli e i tifosi che sono stati parte integrante del progetto, gli steward, i vigili del fuoco, i carabinieri e la polizia municipale. Pasquinucci ha inoltre sottolineato: «Questo è sempre stato un territorio mite, non mi stupisce la buona riuscita del progetto».
Viola Centi

ULTRAS CATANIA CONTRO BOBO

(AGI/ITALPRESS) - Catania, 31 mag. - “Lo spettacolo del calcio siamo noi. Certi giorni vorresti non arrivassero mai, ma dopo circa un anno di pressione mediatica e’ arrivato il momento della tessera del tifoso”. Inizia cosi’ una lettera a firma degli ultras Uniti del Catania pubblicata sul quotidiano ‘La Sicilia’ in riferimento al provvedimento che il calcio e il Governo hanno deciso di adottare per combattere la violenza e nello stesso tempo dare agevolazioni ai tifosi che usufruiranno dello strumento della tessera del tifoso. “La nostra protesta - continuano i tifosi rossazzurri - non e’ assolutamente rivolta alla societa’ calcio Catania ma bensi’ a chi dal palazzo impartisce ordini guardando solo all’aspetto finanziario delle cose. La tessera del tifoso non e’ altro che una semplicissima e banalissima ‘carta di credito’ che da semplici abbonati ci trasformera’ in correntisti di una banca. Non e’ ancora chiaro quale siano per i tifosi i vantaggi di questa tessera ma e’ altrettanto chiarissimo che portera’ tantissimi soldi alle casse della Figc. Con questo comunicato - conclude la nota - gli ultras intendono ribadire il loro ‘no assoluto’ a questa tessera, ultimo tassello di un progetto di assurda repressione mirata a eliminare il nostro movimento fatto di pura passione e sentimenti veri. Non si chiede il permesso per essere liberi…” (AGI) Red/Gav

NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO SI ALLA TESSERA DEL POLIZIOTTO


Ieri dopo il corteo del GRUPPO TORINO, dove erano presenti ''SEMPRE I SOLITI'', si è raggiunto lo stadio in corteo dal Filadelfia. E dopo il corteo si è entrati in curva a sostenere i ragazzi che hanno onorato la maglia in questa seconda metà del campionato. Alla faccia dei milionari pseudogiocatori e scommettitori che per fortuna sono andati in altri lidi.
Durante il secondo tempo, sono stati anche esposti due striscioni (vedi foto), che la dicono tutta sulla linea da sempre intrapresa dagli ultras granata.
Bisogna tenere duro, non ci dobbiamo arrendere e io son certo che alla fine la spunteremo, perchè il cuore vince sempre, sarà dura, ma uniti possiamo farcela. FORZA RAGAZZI!
Simone

PRO SAMB

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Lunedì 24 maggio alle ore 21 presso la sala stampa del Riviera delle Palme si è svolta la prima riunione dei Tifosi pro Samb, da quando l’associazione è legalmente riconosciuta.
Tra i presenti sono state assegnati otto incarichi, tra i quali anche quello di vice presidente dell’Associazione. Incarichi comunque pro-tempore ed ufficiosi che dovranno essere confermati o meno nella prossima convocazione. Era presente anche la dirigenza della Sambenedettese nelle persone del vice presidente Bartolomei, il direttore sportivo Spadoni e il commercialista Pignotti.
Si è discusso su alcune modalità ma solo a carattere informativo e provvisorio perchè l’assemblea non aveva la delega ufficiale da parte degli iscrittti.
Assemblea che diventerà operativa quando a tutti gli iscritti sarà arrivata la convocazione con e mail certificata o con altri mezzi legali.
Con l’indirizzo mail di tutti il lavoro della segreteria diventerebbe più agevole e veloce. Chi non lo ha ancora o fornito o ha cambiato indirizzo è pregato di comunicarlo a  info@tifosiprosamb.org e, se impossibilitato ad intervenire, delegare un altro iscritto. E’ una prassi indispensabile per il rispetto della Legge e della trasparenza alla quale teniamo particolarmente. Chiaramente nessuno è obbligato ad essere presente alla prossima assemblea e a quelle seguenti anche se sarebbe gradita una partecipazione più ampia possibile.
Il fatto che i soldi siano rimasti al loro posto anche se per molto tempo non abbiamo dato notizie è sicuramente un segno positivo;  significa che ci credete, ma per far decollare definitivamente il sogno c’è bisogno di ufficialità e del lavoro di qualche volontario..
Per la seconda settimana di giugno verrà convocata l’assemblea di tutti gli iscritti. La data esatta verra comunicata nei termini di Legge
Noi ci abbiamo creduto, altri ci stanno credendo, nei giorni scorsi sono arrivate altre adesioni con somme singole di 50, 100, 300 euro.
Per far diventare grande questa sana e trasparente società serve l’aiuto di tutti coloro che vogliono bene alla Samb. Gli attuali associati stanno dando a Spina e Bartolomei la necessaria fiducia non solo a parole ma anche con i fatti. Più siamo e più in alto saliranno i colori rossoblu. E’ inutile ripetere che tutte le altre strade hanno portato più dolori che gioie.
Se anche tu sei innamorato della Samb, questo è il codice IBAN dove versare il tuo contributo:
IT59G0833224400000040106833
E’ il conto corrente 040106833 della Banca Picena Truentina, agenzia di San Benedetto del Tronto. Lo swift per chi versa dall’estero è ICRAITRR980.
Il segretario dell’associazione Tifosi pro Samb, Alessandro Civardi.

SPY



Tessera tifoso, ira del Viminale ma i club fanno ostruzionismo
Il progetto tessera del tifoso va avanti a singhiozzo, fra dichiarazioni di fuoco (De Rossi, Zamparini, eccetera) e contestazioni di una frangia ultrà (Roma, Torino, Sampdoria, eccetera), quanto consistente lo si capirà solo in occasione degli abbonamenti. "Forse alcuni ultrà temono di perdere il loro mestiere", spiega Roberto Massucci, uno dei padri della tessera del tifoso, insieme con l'allora n.1 dell'Osservatorio (www.osservatoriosport.interno.it) Francesco Tagliente, ora questore di Firenze. Ci sono "tifosi professionisti", come li chiama Michel Platini (la tessera del tifoso nelle manifestazioni europee non esiste). Ma in Italia coi biglietti nominali, quel "mercato" del passato non esiste quasi più. Fra Viminale e società di calcio c'è forte attrito: non è ancora stata smaltita l'ira di Manganelli, capo della polizia, nei confronti della Figc, troppo tiepida con De Rossi. I club poi non hanno collaborato molto, anzi hanno fatto e stanno facendo (salvo eccezioni) resistenza: scarsissime le informazioni per i tifosi. Non si può obbligarli, o cercare di convincerli a fare qualcosa di nuovo senza spiegare loro quali sono i vantaggi (e gli svantaggi). Anche la Lega Calcio ha fatto poco o nulla. Rosella Sensi ha promesso massima trasparenza ai romanisti: ma ancora non si è mossa e la campagna abbonamenti è già iniziata. L'Inter e il Milan sono stati i primi a mettersi in regola. A giorni la Fiorentina dovrebbe spiegare ai suoi tifosi a cosa servirà la tessera. L'Empoli (Serie B) ne ha già staccate un centinaio, il Figline (Lega Pro) ha portato avanti con successo il test per la tutta la stagione. Maurizio Zamparini è sempre stato contro e ha avuto anche scontri piuttosto accesi col ministro Roberto Maroni. Ora il n.1 del Palermo insiste: "La tessera del tifoso è una palese limitazione della libertà. Ritengo sbagliato schedare le persone, i tifosi veri, bisogna ragionare prima di prendere certe decisioni; le istituzioni non coinvolgono persone come me che hanno 25 anni di esperienza calcistica alle spalle". Il Palermo, comunque, la ha varata la tessera, "subendola" come spiega ancora Zamparini. "Per anni - dice - non hanno colpito i veri tifosi violenti e adesso ecco questa tessera. Va però sottolineato che tante brave persone non la faranno e di certo non si può impedir loro di recarsi allo stadio per assistere alle partite". Zamparini non si ferma certo qui: "Viviamo in uno Stato di polizia, la libertà è un valore lontano da noi ed è il valore più importante della nostra vita. Una cosa irrinunciabile. Guai a limitarla". Questa è la collaborazione che i club danno al Viminale. D'altronde, i poliziotti allo stadio mica li pagano i club. Ma bisogna che, prima o poi, qualcuno spieghi con chiarezza a cosa serve: alcune società la rendono obbligatoria per chi fa l'abbonamento, di sicuro servirà per andare in trasferta nel settore riservato agli ospiti. Ma cosa succederà ad esempio con Napoli-Roma? Chi non ha la preziosissima card, potrà acquistare un biglietto e andare in mezzo ai tifosi del Napoli? Credo che sarebbe un'autentica follia. Molto probabile quindi che possa andare a Napoli solo il tifoso della Roma che ha la tessera. Chi non ce l'ha resterà a casa, davanti alla tv. Così, almeno, dalle prime indicazioni del Viminale. E con Genoa-Milan che fare? Il prefetto quest'anno ha chiuso lo stadio di Marassi: non riusciva a garantire la sicurezza a 300 tifosi del Milan (tutti con la tessera del tifoso). Una cosa allucinante. Che succederà il prossimo anno? E il derby di Sicilia, Palermo-Catania? Ci saranno ancora limitazioni per le trasferte? Sono troppi gli interrogativi ai quali non è stata ancora data risposta. E la campagna-abbonamenti, in qualche città, è già iniziata.


Roma 2020: dg straniero e debutto a Singapore?
Roma 2020, adesso iniziano le grandi manovre. L'Italia ha appena perso gli Euro 2016, il prossimo traguardo sono le Olimpiadi: entro giugno dovrebbe essere formato un comitato promotore che potrebbe avere- secondo il parere di Gianni Petrucci, n.1 dello sport italiano- un direttore generale straniero. Bisognerà lavorare a tempo pieno: verranno costituite molte direzioni, in piena sinergia fra Coni e Comune di Roma. La prima missione è prevista a Ferragosto, a Singapore: occasione, i primi Giochi dei giovani, cui il Cio tiene molto. Poi a fine agosto a Roma i festeggiamenti per i Giochi del 1960: presidente del comitato, Franco Carraro, che inviterà tutti i membri Cio. Ottobre ad Acapulco, congresso comitati olimpici mondiali. L'Italia può contare anche su un vicepresidente del Cio come Mario Pescante: Roma è partita per prima, le rivali ancora non si conoscono. Bisogna sfruttare questo vantaggio. Facendo gioco di squadra: quello che è mancato alla Federcalcio, abbandonata dal Governo (e anche dalla Lega Calcio). Ma fra Petrucci e Alemanno c'è piena sintonia: speriamo in bene.
(30 maggio 2010)

30 maggio 2010

LA TESSERA DEL POLIZIOTTO PER I DOTTOR STRANAMORE

Sergio Talamo, dal sito di area finiana "Fare futuro magazine", ci dice che "su certi temi in Italia, l'aria è diventata irrespirabile" e schierandosi con De Rossi, annota che le semplici dichiarazioni del calciatore sarebbero state meglio sulla bocca del ministro Maroni, in gioco l'amore e la fiducia degli italiani per la polizia e i carabinieri.
«Non voglio entrare in certe polemiche, ma allora dovrebbero fare una tessera anche per il poliziotto. I tifosi che fanno a coltellate non sono gente normale, ma non mi sta neanche bene che un poliziotto prenda a cazzotti un ragazzetto».
Le parole del centrocampista della Roma (tra l'altro molto legato ad ambienti dell'estrema destra capitolina) hanno riaperto la querelle sui così detti abusi e violenze di cui agenti della polizia si rendono responsabili in differenti situazioni: intorno agli stadi, durante le manifestazioni politiche, nei controlli di routine in periferia, nelle questure e nella carceri. Da Genova G8 sembra che si sia registrato un aumento esponenziale di questi eventi, così alcuni giornalisti vorrebbero indicarci, quando invece c'è da sospettare che se degli episodi di violenze conclusisi anche con l'omicidio arrivano all'attenzione dell'opinione
pubblica, molto dipende anche dalla socializzazione diffusa dell'uso dei mezzi di comunicazione legati alle innovazioni del web e a strumenti tecnologici (telecamere) ormai sempre presenti nelle tasche di chiunque.
L'uso di blog e social-network ha favorito la diffusione e la denuncia di molte storie (Aldrovandi, Uva, Lonzi, etc) che altrimenti con grandi difficoltà sarebbero emersi dall'omertà garantita dalla stampa ufficiale
locale e nazionale, come l'uso di video camere disponibili nei cellulari ha permesso la registrazione di eventi che altrimenti non avrebbero avuto in sede giudiziaria altra narrazione se non quella di decine di servitori dello stato contro le parole di un malcapitato qualsiasi (vedi il derby roma-lazio).
Questo fenomeno, l'accresciuta socializzazione di questi strumenti, consiglia ai più attenti uomini politici e di governo ciò che all'estero è ormai prassi diffusa: democraticizzare la polizia per renderla più efficiente e consolidarne il consenso sociale collettivo. In Italia la cui elites borghese non brilla certo per capacità di innovazione e audacia politica questo fenomeno non è ancora dispiegato , anzi ci sembra che sono rari quegli esponenti del sistema dei partiti che vorrebbero trovare una cura efficace alla sindrome del dottor stranamore di cui il ministero degli interni è affetto da almeno un secolo e mezzo: quando le piazze esprimono energie politiche eo sociali conflittuali la controparte governativa per mano dei suoi servitori va in eccitazione, e proprio non riesce a trattenersi scatenandosi in orge di manganellate, lacrimogeni e pallottole contro i manifestanti. A dispetto della generale tendenza dei paesi occidentali che hanno imparato dagli ultimi decenni di lotta di classe che è meglio, più efficace, una repressione dolce orientata a disinnescare preventivamente che lasciarsi andare in retoriche e monumentali mattanze di massa (scuola Diaz, Bolzaneto), in Italia ci sembra che i democraticizzatori hanno di che sudare, e che forse gli scappellotti in testa quando i dottor straniamori in divisa si lanciano in improvvisi saluti romani, non bastano. Figuriamoci le tessere! Se poi il premier del governo cita frasi del Duce manco fossero aforismi da bacio perugina, e il ministro Maroni da morsicatore di polpacci di sbirri ne diventa avvocato e difensore anche davanti a pubblici ed evidentissimi reati compiuti e filmati allora, la strada da fare è davvero tanta per i democraticizzatori de noiantri!
Non che non sia necessario analizzare e registrare le trasformazioni degli organi della sicurezza pubblica e denunciarne e contrastarne gli abusi, anzi, c'è da propiziare che oltre ai centrocampisti della nazionale anche l'associazionismo, il mondo accademico e intellettuale auto-schieratosi nel garantire certi diritti conquistati con tanto sacrificio da secoli di lotte dei subalterni siano attivi, e che non si retroceda miseramente come sta avvenendo da tempo in Italia, dove le penne democratiche una volta più sensibili oggi sembrano appassionarsi molto di più per i culi e le tette a disposizione del Papi d'Italia o delle romanzate esotiche sul sud mafioso e sulle gomorre dei novelli Verga. Fate il vostro dovere!
Ma l'interesse politico dei movimenti, delle sue organizzazioni, dei suoi ambiti di lotta e conflitto è altrove, il nostro interesse di parte antagonista è, e deve essere orinetato, a non concedere spazio e sottrarre legittimità politica alla regola quanto all'eccezione perchè in tempi di crisi,di smarrimento, di ordinato disordine, di pianificato arbitrio, e disumana umanità, come questi mai è stata più vera e giusta l'esortazione brechtiana: "nella regola riconoscete l'abuso, e dove l'avete riconosciuto procurate rimedio!"

Infoaut_Bologna
 

LA SCORTA

PRETORIA, 29 maggio - Dopo la grande festa alla partenza, con alcune migliaia di tifosi, canti e balli, il trasferimento della nazionale argentina in Sudafrica, dove la comitiva è arrivata questa mattina, ha prodotto la prima polemica. Sull'aereo di linea che ha trasportato la Seleccion c'erano anche 22 ultrà, che i media chiamano "barras bravas", noti per gli incidenti che quasi ogni domenica provocano negli stadi e indicati anche quali responsabili di gravi fatti di sangue. I giornali oggi ne parlano ed alcuni ricordano che del gruppo fa parte, tra gli altri, Ariel Pugliese, capo del club Los Perales, inquisito per l'omicidio di Marcelo Cejas, il tifoso della squadra del Tigre ucciso il 25 giugno 2007, e protagonista di altri gravi incidenti in uno dei quali è stato, a sua volta, accoltellato.

Malgrado questi precedenti, ricorda il quotidiano sportivo "Olè", Pugliese è stato scelto quale guardia del corpo di Lionel Messi lo scorso anno quando il giocatore del Barcellona è rientrato in Argentina per giocare con la nazionale. Questi tifosi si sono imbarcati portando tamburi, trombette, bandiere, ma anche striscioni che evocano personaggi equivoci e precedenti episodi di violenza. I media riferiscono che i gruppi beneficiano sicuramente di appoggi nel mondo del calcio e della politica e a loro si uniranno nei prossimi giorni perlomeno altri 200 ultrà.

U8 A CASALE

CHE CULO!

Il caso risale a Fiorentina-Bologna del 17 gennaio, quando Giacomo si calò le braghe al 'Franchi'. Il Tar ha confermato il divieto di accedere allo stadio per due anni, la sentenza è sulle riviste giuridiche e crea un precedente. Ma gli avvocati non s'arrendono

di FRANCESCO SAVERIO INTORCIA C’è un sedere che fa giurisprudenza. Non ne parlano le riviste di gossip, ma quelle giuridiche: un curioso caso di diritto che ora finirà niente-popò-dimenoché al Consiglio di Stato. I giudici di Palazzo Spada dovranno pronunciarsi su una questione spinosa: è lecito mostrare il fondoschiena allo stadio?

Il protagonista di questa storia, nonché titolare del sedere, si chiama Giacomo, 32 anni, dipendente di uno zuccherificio, grande tifoso del Bologna. Il 17 gennaio, nella trasferta di Firenze, s’è lasciato andare: mentre la dirigenza rossoblù prometteva il lato A della classifica, lui mostrava il suo lato B ai tifosi viola, celebrando in modo esuberante la storica vittoria rossoblù al ‘Franchi’ (2-1), che mancava da vent’anni.

Da lì è cominciato il suo calvario. Bloccato e individuato a fine gara, portato in Questura, s’è visto notificare un D.a.spo.: niente stadio per due anni, più il divieto di accedere a qualsiasi luogo frequentato dai tifosi (stazioni, caselli autostradali, metropolitana) nei giorni in cui c’è una partita, una qualsiasi. Ha fatto ricorso al Tar Toscana, che qualche giorno fa ha confermato il D.a.spo. ma ha annullato la pena “accessoria”: la domenica non entrerà allo stadio, ma almeno potrà prendere un treno. Ora, però, i suoi legali appelleranno la sentenza al Consiglio di Stato, facendo leva su un punto di diritto. E cioè che calarsi le braghe, di per sé, non è un atto violento o inneggiante alla violenza. E dunque, da solo, non legittima l’applicazione della diffida.

“Ci sono molti aspetti della sentenza che non ci convincono”, racconta l’avvocato Alberta Stalteri, 32 anni, reggina di nascita, bolognese d’adozione e tifosa, molto tifosa, del Milan. “I giudici del Tar hanno aperto un’istruttoria e chiesto alla Questura l’esibizione di documenti da cui risultassero gli atti violenti commessi dal mio cliente. Evidentemente, non ritenevano che mostrare il sedere, da solo, fosse sufficiente. Gli steward che sono intervenuti allo stadio si contraddicono nelle loro deposizioni: uno afferma che il mio cliente abbia invitato con le braccia i tifosi fiorentini a scavalcare le barriere divisorie, l’altro lo smentisce e conferma che l’unico gesto è stato quello di abbassarsi i pantaloni. Alla fine, però, il Tar ha ritenuto che questa condotta è comunque sufficiente per applicare il D.a.spo.: ma la relativa legge dell’89 dice il contrario. Probabilmente i giudici hanno deciso sull’onda emotiva dei recenti episodi di cronaca”.

La sentenza è stata subito pubblicata dalle riviste del settore ed ha acceso relativo dibattito. Tiràti su i pantaloni, Giacomo s’è beccato una denuncia per atti contrari alla pubblica decenza (art. 726 del codice penale), reato contravvenzionale non previsto fra quelli che legittimano il D.a.spo.: il procedimento penale è nella fase delle indagini, alla fine se la caverà con un’ammenda (qui, lo difende un altro tifoso del Bologna, l’avvocato Alberto Padovani). La partita insomma si gioca tutta nel processo amministrativo. “C’è un precedente della Cassazione che, nel 2002, non ha ritenuto atto violento rivolgere espressioni offensive alla squadra avversaria. Il gesto del mio cliente è stato maleducato, ma il divieto di andare allo stadio è illegittimo”, spiega ancora l’avvocato Alteri.

E pensare che tutto è cominciato a Firenze, la città in cui i bontemponi di Amici Miei si fotografavano le pudende con le macchine prese in prestito alle ignare turiste, che una volta a casa scoprivano inedite vedute del Battistero, un souvenir d’Italie. Giacomo ora spera almeno in uno sconto. In tribunale, come nel calcio, è tutta una questione di culo.

LA SOLITA TAGLIATA

di Domenico http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20061113113639AAb3Xl3


Avrebbe dovuto essere un pomeriggio di pace e basta. Invece, la «giornata parallela» organizzata dal popolo bianconero si è trasformata in un mezzo fiasco che ha deluso per primi i veri tifosi, quelli che non sopportano gli ultras - intesi nella peggior accezione del termine - e che avrebbero voluto che ieri si commemorassero i 39 caduti dell’Heysel e poi si potesse discutere in termini civili di calciopoli. Così, dopo la Messa celebrata in mattinata a Santa Rita, nel primo pomeriggio era previsto un raduno in piazza Caio Mario, davanti ai cancelli della Fiat, con successiva partenza di una marcia pacifica da concludersi davanti alla sede della Juventus. Al di là della solita disputa sul numero dei presenti (1500 dice la Questura, almeno il triplo gli organizzatori, tra cui «Ju29ro Team», «Combriccola Romana», «Orgoglio Gobbo» e «Giù Le Mani Dalla Juve»), del tutto fuori luogo è apparso il comportamento di chi ha vissuto la giornata come l’ennesima guerra. Al punto che sui forum dei tifosi bianconeri si sono letti racconti di tifosi delusi e amareggiati. Per tutti, Big Boss: «Sono appena tornato a casa. Ero con mio padre e mia madre. Mia madre alla sesta bomba carta ha giustamente deciso di andarsene e mio padre, che ha una certa età, era abbastanza scosso. Peccato per gli ultras, i quali non vogliono evidentemente capire che dietro una manifestazione del genere c’è molto di più di un “english animal” o “odio Liverpool”. Eravamo lì per ricordare chi non c’era più e per difendere la nostra bandiera: il che non significa lanciare bombe carta o interrompere i discorsi altrui con cori per i diffidati e insulti vari. Il vero male del calcio è chi va tutte le domeniche allo stadio ma evidentemente non lo ama».
Una volta giunti davanti alla sede della Juventus, in corso Galileo Ferraris, e verificato che all’interno della stessa non c’era nessuno ad aspettarli, alcuni ultras hanno poi acceso fumogeni e lanciato bombe carta: le solite, tristi, scene da stadio.

CONTRO LA TESSERA A SESTRIERE

FRANCESCO FALCONE
TORINO
Mancano pochi istanti all’inizio dell’allenamento pomeridiano della Nazionale, l’unico in programma ieri nella sede del ritiro pre-mondiale di Sestriere, quando la collinetta che domina il rettangolo di gioco si anima: un drappello di tifosi granata srotola uno striscione, e dà fuoco ad alcuni fumogeni per richiamare l’attenzione di calciatori e curiosi. Il messaggio degli ultrà è chiaro: «No alla tessera del tifoso», recita il drappo esposto sul costone roccioso che garantisce il miglior punto d’osservazione sul fazzoletto in erba naturale che da domenica vede sgambettare i Lippi-boys al Colle. La protesta dura una manciata di minuti: tanto basta a far rimbalzare la notizia dei primi attimi di tensione registrati nel «periodo azzurro» di Sestriere, finora caratterizzato da un’atmosfera famigliare ben diversa da quella dei ritiri blindati di Coverciano.

«I carabinieri impegnati a presidiare gli accessi al campo sono intervenuti subito, hanno invitato i tifosi a ritirare lo striscione e tutto è tornato alla normalità appena i calciatori hanno iniziato ad allenarsi», raccontano il sindaco Marin e diversi curiosi assiepati lungo viale Azzurri d’Italia, sull’altro lato del campo, per assistere all’ultima sessione di allenamento in quota prima delle partitelle che oggi vedranno i ragazzi di Lippi opposti a due squadre di serie D: alle 11 in campo contro il Russi, alle 12 contro il Settimo Torinese. «Se questo è il prezzo che bisogna pagare in cambio della ribalta che la Nazionale sta offrendo a Sestriere, va benissimo: non è successo nulla di grave», commentano gli abitanti del Colle, soddisfatti nel vedere gremiti gli spalti naturali: «Stavolta c’erano oltre mille persone: ce ne aspettiamo ancora di più di qui al 2 giugno».

L'UNICO VERO RE

Il capo dell'Uefa a Torino per i 25 anni dalla tragedia dell'Heysel: «Forse per l'Italia era meglio non candidarsi a Euro 2016»
ROBERTO BECCANTINI
Presidente Platini, visto il giorno, non si può non cominciare dall’Heysel.
«Come presidente dell’Uefa mi sono preso un impegno solenne. Mai più. La tragedia è servita. Gli stadi sono cambiati: via le barriere, via i posti in piedi, anche se gli ultrà ne hanno nostalgia. A questi giovanotti gli parlerò io».

Non più da attore protagonista, ma da dirigente: fu vera, quella partita?

«Sì. Non ci avevano mica scommesso su. Juventus e Liverpool la presero seriamente. Boniperti ha ragione: c’erano coltelli, pistole, se non si fosse giocato sarebbe stato mille volte peggio».

Sapevate o non sapevate dei 39 morti?

«Non sapevamo. L’Heysel bolliva, ci si chiedeva tutti perché la finale non cominciasse mai».

Il rigore, l’esultanza, l’esposizione della coppa.

«Furono giorni molto difficili. “Libération” mi dedicò questo titolo: Platini ha ballato sulla pancia dei morti. Fate un po’ voi».

Nella ricostruzione e nella ripulitura, gli inglesi hanno agito prima e meglio di noi.

«Le stragi dell’Heysel e di Hillsborough li costrinsero a entrare a gamba tesa sugli hooligans. Senza, chissà come sarebbe andata».

Tessera del tifoso: favorevole o contrario?

«È un fatto italiano. Personalmente, non mi piace. L’Uefa non fa schedature. Il pubblico di Madrid, meraviglioso, era metà dell’Inter e metà del Bayern. Il calcio e il tifo che sogno».

Perché l’Italia ha perso gli Europei 2012 e gli Europei 2016?

«Non certo per la violenza. O, quanto meno, non solo. La violenza è un fenomeno transnazionale. Tocca ai governi sgominarla, alle forze dell’ordine. L’importante è che i club non facciano i furbi. I nomi dei delinquenti sono noti a tutti».

E allora, perché: per gli stadi?

«Nessun dubbio che i vostri siano vecchi. Molti aspettano un Mondiale o un Europeo per rifarli. Non è obbligatorio: ci si può muovere anche “prima”. Magari, quando la Francia rifiutò la vostra proposta di fifty-fifty, e disse che avrebbe voluto correre da sola, sarebbe stato più opportuno ritirarsi. Forse. Credo che, per Abete, il vero smacco sia stato quello di Polonia e Ucraina, non questo. Rocco Crimi ha fatto i miracoli, ma aveva di fronte due presidenti della Repubblica».

La prima finale di Champions al sabato: contento?

«Non abbiamo spezzato il ritmo lavorativo, ho lasciato Madrid con gli occhi pieni di coppiette e famigliole. A livello televisivo, ci è costato un 4% di share in Europa, ma abbiamo guadagnato addirittura il 50% nelle Americhe e in Asia».

I giudici di porta?

«Avanti tutta. Dalla Europa League alla Champions e agli Europei 2012, dalle qualificazioni all’epilogo di Kiev. E anche a Montecarlo, per la Supercoppa fra Inter e Atletico Madrid. Blatter detesta che facciano un passetto in campo, io no: più entrano e “coprono”, meglio è».

Quanto vi sono costati?

«Quattro milioni di euro. Le federazioni sono libere, noi procediamo. Obiezione: in Azerbaigian non nuotano nell’oro: vero, ma in Azerbaigian non ci sono moviole. Uno a uno. Resta un altro problema».

Quale?

«Il fuorigioco. Lì, gli arbitri ausiliari possono ben poco. Presto coinvolgeremo gli assistenti in un lavoro più capillare e specifico. Non fidatevi della tv: inganna».

Sul fronte del fair play finanziario ha dovuto rallentare.

«La mia rivoluzione non contempla la ghigliottina. Entrerà a regime dal 2014: chi può spendere, spenda; ma chi non è in regola, fuori. Per i primi tre anni a partire da adesso sarà tollerato un deficit di 45 milioni (15 l’anno), poi 30, poi si vedrà. Al diavolo la finanza fru-fru: o aumento di capitale o ciccia».

Gira la voce che Jean-Claude Blanc entri nel calderone di Euro 2016.

«Questa mi giunge nuova».

Andrea Agnelli presidente della Juventus?

«Posso pesare il cognome, non il valore dell’uomo: ci siamo frequentati poco. Però mi ha fatto una buona impressione».

Del Neri?

«Non lo conosco».

L’Inter senza italiani: preoccupato?

«Mi preoccuperebbe di più un’Italia con undici brasiliani naturalizzati. O una Francia, o un Belgio. L’idea del 6 + 5 (sei nativi e cinque stranieri, per dirla in parole povere) era giusta, ma cozzava contro le leggi, per questa ho lasciato il cerino a Blatter. Preferisco concentrarmi sui passaporti facili. E sul mercato dei minorenni: questa sì, una piaga immonda».

Che Mondiale sarà?

«Aperto, bello, freddo. Copritevi... Mi intrigano le africane: faranno ’sto benedetto salto di qualità? La mia griglia: Brasile, Spagna, Inghilterra in pole, poi una decina di squadre fra le quali l’Italia».

Lippi, Domenech: cosa cambia a giocare sapendo che cambierà il ct?

«Un bel cavolo di niente. Conta chi gioca, e quando si gioca».

Non si direbbe che conti «solo» chi gioca. Mourinho prende undici milioni netti.

«Evviva Mourinho, abbasso il Mourinhismo. I protagonisti devono restare i giocatori, quando lo diventano gli allenatori mi incavolo. Bayern-Inter si era trasformata in Van Gaal contro Mourinho. E Diego Milito? Nei titoli di coda».

Se la sente Sacchi...

«Un grande stratega, ma ha vinto con il Milan di Gullit, Rijkaard e Van Basten, non con il Parma. Se non torniamo in fretta a una più equa spartizione dei meriti, il calcio diventerà playstation».

C’era una volta il numero dieci, la fantasia al potere. Prenda gli azzurri: né Totti, né Del Piero, né Cassano.

«O accettano di stare sulla fascia o non se ne parla. Ribery, Ronaldinho, Zidane quando era al Real. Avrebbero messo all’ala pure il sottoscritto. Ai miei tempi, invece, sulla fascia correvano gli scarsi: Boniek, Cabrini... (sorride)».

Insomma, colpa degli allenatori?

«E di voi giornalisti, che li avete innalzati a padreterni».

Anche lei, però, fece l’allenatore.

«Prego, io feci il selezionatore della Nazionale francese. Cosa completamente diversa. Una pacchia, nel periodo in cui ci si vedeva una volta al mese; un disastro, quando ci qualificammo per gli Europei 1992, in Svezia, e mi toccava sorbirli tutti i santi giorni. Lasciai anche per questo, non solo per il k.o. nella fase a gironi».

Perché ha deciso di ricandidarsi nel 2011?

«Perché prima o poi voglio consegnare una coppa alla Juventus. Temo però che dovrò allungarmi il mandato, da quattro a otto anni».

FRANCO (FORZA DELL') ORDINE

Alzi la mano chi si meraviglia o si scandalizza della bocciatura italiana per euro 2016. Diciamo la verità: la delegazione azzurra, guidata da Paolo Maldini, sostenuta dal sottosegretario Crimi, è finita dinanzi al plotone d'esecuzione dell'Uefa conoscendo perfettamente il destino cui sarebbe andata incontro. Non c'erano le condizioni minime per sperare di mettere in un cantuccio la Turchia e competere con la Francia per strappare l'assegnazione. E non solo perchè si è mosso personalmente Sarkozy. Alcuni anni fa, quando toccò all'Italia il testa a testa con Ucraina e Polonia, fu il ministro Melandri il testimonial del governo Prodi. La bocciatura in quella circostanza avvenne grazie al lavoro di lobby esercitato dall'esponente ucraino dell'esecutivo Uefa. Durante la notte, con una serie di incontri galanti, riuscì a capovolgere la votazione che era favorevole all'Italia.
Questa volta no, siamo partiti battuti prima di sbarcare a Ginevra. E per motivi che niente hanno a che fare con la documentazione della candidatura. Non c'erano i soldi: il Governo non poteva, in periodo di crisi, destinarne alle Olimpiadi e agli europei. Bisogna fare delle scelte.
Non c'era nemmeno la garanzia di veder approvati in tempi accettabili la legge sugli stadi che è una delle condizioni indispensabili. Perciò pensare di poter competere con Francia e Turchia era pura illusione. Chi poteva salvarci, il sorriso amaro di Paolo Maldini o il volto sexy di Laura Esposto?
Un contributo negativo alla causa è arrivato anche dalla questione ultrà. Le frasi di Capello, seguite da quelle di Ancelotti che lavorano in Inghilterra, per tacere dell'incidente diplomatico provocato da De Rossi ("ci vorrebbe anche una tessera del poliziotto") hanno presentato uno scenario poco affidabile.
Sconfitta prevedibile e prevista per la quale non bisogna neanche scandalizzarci. Meglio così: altrimenti avremmo fatto solo brutta figura.

CONTRO LA TESSERA

Domani mattina ( STAMATTINA, NDR), alle ore 11:30, si terrà il ritrovo di tutti i tifosi granata che intendano partecipare alla manifestazione contro la “Tessera del Tifoso”. Dal Filadelfia, luogo del raduno, il corteo raggiungerà quindi lo Stadio Olimpico, lato curva Maratona, prima dell'inizio della gara. Il tutto per dire un forte “no” all'introduzione di questo ulteriore “documento” che tante polemiche ha creato e sta creando, tanto a livello interno quanto internazionale.
Negli scorsi giorni, il tifo organizzato granata si è espresso in merito, nell'ambito di comunicati sulla manifestazione di domani; ecco uno stralcio della lettera firmata dalla Curva Maratona e dalla Curva Primavera:

"[...]Ci opponiamo a questo provvedimento perché è un ulteriore, intollerabile strumento di controllo personale, attraverso la tessera verranno catalogate e schedate milioni di persone e la polizia avrà il diritto di selezionare chi potrà o meno entrare allo stadio.
Non abbiamo intenzione di chiedere il permesso alla questura per entrare a casa nostra, non intendiamo farci schedare ulteriormente solo per esercitare quello che è un nostro diritto, andare allo stadio a tifare per il Toro, non ci interessa avere una carta di credito rintracciabile in ogni momento e rimpinguare i conti delle banche[...]".

Questo è invece il passaggio centrale del comunicato emesso dal Centro Coordinamento Toro Clubs:

"[...]Provvedimento all’italiana e soltanto italiano, che va aggiungersi al biglietto nominativo, sconosciuto in tutto il panorama internazionale. Provvedimento sgradito e osteggiato dalla stessa UEFA, che lo considera, con il biglietto nominativo, un ostacolo insormontabile per il regolare svolgimento delle competizioni internazionali per club e per l’assegnazione di un eventuale campionato europeo all’Italia.
Imporre in modo coercitivo a tutti i tifosi di calcio il dotarsi di uno strumento continuamente tracciabile; il dover fornire informazioni personali, anche a carattere patrimoniale (la tessera è di fatto una carta di credito); il doversi sottoporre ad una autorizzazione preventiva di polizia per poter accedere ad una manifestazione sportiva è andare ben oltre i limiti della costituzionalità.
Vessazioni queste,  riservate ai soli “utenti del calcio dal vivo”, considerati “specie senza diritti”, per la quale il “sistema” sembra aver già programmato la progressiva, pilotata, estinzione[...]".

Il corteo sarà un modo per esprimere la propria contrarietà alla “Tessera” dando visibilità alla propria opposizione, affinché non rimanga un'opinione privata ma perché sia manifesta la quantità di tifosi (cioé di soggetti direttamente toccati dal provvedimento italiano) che vuole dire la sua.
Intanto oggi pomeriggio, presso il ritiro della Nazionale italiana a Sestrière, una rappresentanza di sostenitori granata ha approfittato bene della grande visibilità di cui gode la location dove si allenano gli azzurri per esporre uno striscione che recitava, appunto, "No alla Tessera del Tifoso", con accensione di fumogeni e lancio di cori all'indirizzo del Ministro degli Interni, Maroni.
(nella foto: manifestazione a Roma, Novembre 2009)

LA GAZZETTA DELLO SPORCO

TORINO, 29 maggio 2010 - Bombe carte, bengala e fumogeni lanciati dai tifosi bianconeri inferociti all'interno del cortile della sede della Juventus, in corso Galileo Ferraris 32, a Torino. La manifestazione degli ultrà bianconeri (organizzata con il duplice intento di commemorare le vittime dell’Heysel, a 25 anni dalla tragedia, e chiedere la revoca delle sentenze sportive di Calciopoli) è finita nel peggiore dei modi.
Tensione durante la manifestazione dei tifosi bianconeri. 
LaPresse
Tensione durante la manifestazione dei tifosi bianconeri. LaPresse
i fatti — In mattinata i tifosi della Juventus - circa 1500 - si sono ritrovati presso la chiesa di Santa Rita per una messa in suffragio delle vittime dell'Heysel. Nel primo pomeriggio si sono radunati in piazza Caio Mario, di fronte agli stabilimenti della Fiat, poi è partita la marcia verso la sede di corso Galileo Ferraris 32. Durante il tragitto ci sono stati numerosi cori contro l’Inter in generale, Materazzi e Balotelli in particolare. Prese di mira anche le sentenze sportive di Calciopoli e la dirigenza bianconera, solo indifferenza nei confronti dei giocatori, mentre gli unici a ricevere applausi sono stati Luciano Moggi e Andrea Agnelli. C’è stato qualche attimo di tensione sotto ai pochi balconi da cui spuntavano bandiere nerazzurre, poi il corteo è arrivato davanti alla sede della Juventus. I tifosi si aspettavano che una delegazione fosse ricevuta dalla dirigenza, ma le porte della sede erano sbarrate, dentro non c’era nessuno. La reazione è stata violenta: dopo aver appeso uno striscione per ricordare le vittime dell’Heysel, è iniziato un fitto lancio di fumogeni, bengala e bombe carta. Scene da Far West: una manciata di bombe carta sono esplose all’interno del cortile della sede, altre ancora fuori. Il clima era talmente teso che un tifoso juventino ha rischiato il linciaggio per il solo fatto di indossare una t-shirt di colore viola. Intanto le forze dell’ordine hanno fermato per accertamenti un gruppo di ragazzi sospettati del lancio delle bombe carta.
Alberto Mauro

MAROTTA HA GIA' ROTTO IL CAZZO

Ci sono stati momenti di tensione oggi a Torino alla fine della marcia dei tifosi della Juventus per ricordare le vittime della tragedia dell'Heysel. Il corteo - cui hanno preso parte un migliaio di persone - è giunto davanti alla sede della società bianconera, in corso Galileo Ferraris, che però era chiusa: i manifestanti si aspettavano di trovare qualche dirigente e hanno sfogato la loro delusione con dei cori e con il lancio di petardi.

29 maggio 2010

ULTRAS GRANATA NEL RITIRO AZZURRO

"No alla tessera del tifoso". E' il lungo striscione esposto da una ventina di ultra' del Torino con tanto di numerosi fumogeni sulla collinetta che fiancheggia il campo di allenamento degli Azzurri, al ritiro del Sestriere. I giocatori agli ordini di Lippi erano scesi da poco in campo al completo, applauditi dai circa 200 spettatori assiepati lungo le lievi pendenze che salgono sul lato destro del campo, quando all'improvviso e' comparso lo striscione e tanti fumogeni. I tifosi hanno intonato cori contro la tessera del tifoso e il ministro dell'Interno Maroni.

Dopo pochi minuti dall'esposizione dello striscione, le forze dell'ordine sono intervenute per far rimuovere la scritta. Gli ultrà del Torino, avevano esposto anche uno striscione con la scritta "Giù le mani da De Rossi", in riferimento alle parole del centrocampista della Roma e della Nazionale che avevano scatenato le polemiche dei giorni scorsi. La scelta di far rimuovere lo striscione ha provocato resistenze da parte degli ultra', ma non si sono verificati incidenti.

Fiero dei miei fratelli granata, quando tutti pensano che non ci siamo più, eccoci apparire senza proclami, in silenzio, A MODO NOSTRO. NO ALLA TESSERA!
AVANTI GRUPPO TORINO, AVANTI ULTRAS!
Simone

TESSERA DI BOBO E LEGGI SPECIALI

di Aldo Grasso- “Cuore RossoAzzurro” è il nome con cui il Calcio Catania ha etichettato la tessera del tifoso riservata ai suoi sostenitori. Una “card” personale obbligatoria per tutti coloro i quali vorranno rinnovare il proprio abbonamento grazie al quale, i suoi possessori, potranno godere di tanti piccoli vantaggi: libertà assoluta dalle eventuali restrizioni imposte dal CASMS concernente la vendita dei biglietti in tutto il territorio nazionale; varchi dedicati per l’ingresso negli impianti sportivi; vantaggi studiati appositamente per quanto riguarda sia l’acquisto del merchandising ufficiale etneo sia l’utilizzo dei servizi che verranno messi a disposizione nel nuovo centro sportivo della squadra prossimo all’inaugurazione.

Questi sono solo alcuni dei molteplici vantaggi che la tessera “Cuore RossoAzzurro” riservera’ a chi la deterra’. Ma piu’ in generale cos’e’ questa “Tessera del Tifoso” che fa tanto discutere e che ha creato una profonda spaccatura tra il mondo ultras e le istituzioni? E’ una card tramite la quale si verra’ a creare un rapporto privilegiato tra le societa’, i suoi tifosi “ufficiali” e le istituzioni che avranno modo di sapere chi fa parte dei “buoni” e chi sta con i “cattivi”. Quando nasce questa tessera? Per assurdo c’e’ sempre il Catania dietro a tutto questo, seppur in modo del tutto involontario e negativo. La causa scatenante e’ stata quella fatidica sera del 2 febbraio del 2007 allorquando l’ispettore Filippo Raciti perdeva sciaguratamente la vita durante gli scontri tra forze dell’ordine e terroristi catanesi in occasione del derby tra Catania e Palermo. Da quel giorno in poi il dibattito su come fermare od almeno attenuare le continue ondate di violenza che si scatenavano in occasione di semplici partite di calcio e’ stato l’ordine del giorno su cui le varie istituzioni hanno aperto dibattiti su dibattiti discutendo su cosa e come si sarebbe dovuto intervenire.

Qualcuno ha parlato di leggi speciali, qualcun altro ha paventato l’ipotesi di riproporre il modello “Inghilterra” imposto dalla Tutcher, qualcun altro ancora si e’ uscito la boiata di chiudere anche per diversi anni gli stadi e giocare solo ed esclusivamente a porte chiuse. Tutte queste idee, tutte queste ipotesi, tutte queste farneticazioni hanno trovato la loro panacea l’anno scorso allorquando il ministro degli Interni Roberto Maroni ha dato il “la” alla procedura di realizzazione di questa famigerata “Tessera del Tifoso” con l’obiettivo, per nulla nascosto, di creare un database nazionale di tutti i tifosi, conoscendone vita, morte, miracoli e abitudini. Tale tessera, stando alla legge, e’ richiedibile da tutti ma non tutti potranno averla. Sara’ la questura di competenza, dopo aver esaminato attentamente la posizione di colui che ne fa richiesta, a dare lo sta bene o negarla. Niente DASPO in corso e nessuna condanna per reati da stadio negli ultimi 5 anni sono i paletti principali per cui e’ possibile ottenere o meno la tessera del tifoso.

A questo punto molteplici domande saltano fuori pur sapendo che risposte piu’ o meno valide tarderanno ad arrivare. Partendo dal presupposto che una cosa del genere, quella di schedare (di questo si tratta) le decine di milioni di tifosi presenti in Italia , potrebbe anche essere accettato perche’, in fin dei conti, chi e’ sempre stato “virtuoso” continuera’ ad esserlo (si spera) mentre chi e’ catalogato come teppista (da non confondere con l’ultras la cui storia in generale e la sua idea va’ legittimamente rispettata ed onorata) subira’ le restrizioni del caso. Cio’ che fa rabbia e sgomento e’ vedere che, ancora oggi, si parla di “leggi speciali” da introdurre ed applicare nel mondo del calcio. Ma si puo’ sapere cosa significa “leggi speciali”? La “Tessera del Tifoso” e’ una di queste? No! Non lo e’… o forse si! Di sicuro, al momento, rappresenta solo un palliativo che si vuole applicare all’interno di un mondo malato che va obbligatoriamente curato ma non cosi’ come si sta provando a fare.

Care istituzioni, cari “potenti”, gentili ministri, FIGC, Lega Italiana, AIC, AIA e chi piu’ ne ha piu’ ne metta… noi sportivi, noi tifosi che viviamo di passione, noi che amiamo il calcio ed ancora di piu’ la nostra squadra del cuore, noi che la domenica il piu’ delle volte preferiamo lasciare mogli, figli e fidanzate a casa per trepidare per 90’ dietro ad una sfera di cuoio che rotola, ve lo chiediamo con il cuore in mano: non potete semplicemente applicare le leggi che gia’ esistono e che regolamentano la societa’ civile? Perche’ parlate tanto degli stadi che dovrebbero essere come i cinema ed i teatri e poi non dormite la notte per inventarvi leggi una piu’ aberrante dell’altra per combattere il marcio che voi dite che e’ presente negli impianti sportivi? Vi lamentate tanto di una mancanza di cultura sportiva, ed e’ vero, ma siete i primi a non fare nulla per infonderla. Qualche teppista aggredisce un uomo con una divisa addosso fuori dallo stadio? Arrestatelo, portatelo in carcere e rinchiudetelo per anni ed anni! Addirittura ne provoca la morte? Ergastolo! Ma la “responsabilita’ oggettiva” della societa’ si puo’ sapere che cos’e’? Cosa significa “responsabilita’ oggettiva”? Volete venirmi a dire che la societa’ e’ responsabile se un animale, a 100 metri di distanza dallo stadio, aggredisce un poliziotto o un carabiniere? Ma stiamo scherzando? E la societa’, ed i suoi TIFOSI devono pagare per questo? Non e’ una STUPIDA LEGGE SPECIALE questa?

Le leggi esistono e basterebbe che venissero applicate con costanza, fermezza e decisione. Lo stadio e’ gia’ un luogo simile ad un teatro o ad un cinema e non c’e’ bisogno di inventarsi la qualsiasi per equipararlo ad altre strutture di aggregazione. Ormai questa della “Tessera del Tifoso” e’ realta’ e saremo in milioni a richiederla e ad ottenerla ma che sia ben chiaro a tutti, Maroni, ministri, questori, sindaci e segretari: cio’ che ci spinge a fare questo passo, coscienti che la nostra dignita’ di tifosi e sportivi piu’ in generale la si sta calpestando come una qualsiasi merda di cane che si trova sui marciapiedi, e’ solo perche’ senza i nostri colori la nostra vita avrebbe un po’ meno senso, la nostra domenica si svuoterebbe di quel qualcosa per cui viviamo spasmodiche attese da ogni lunedi’ e che ci da’, il piu’ delle volte, quel senso di conforto, di sfogo e di liberta’ dalle angosce e dalle difficolta’ quotidiane. Il nostro e’ un “Cuore RossoAzzurro” che mai nessuno potra’ impedire di pulsare… come nessun altro “Cuore” nel resto della nostra povera Italia “speciale”! NON PER FAMA MA PER FEDE, FORZA CATANIA!!!

MEMORIA PRIGIONIERA

Un monumento, tre targhe, un cippo, piazzali intitolati non possono riempire il vuoto di 25 anni, tra silenzi e meschinità d’ogni genere, di 39 tifosi morti (32 italiani) prima di una finale di Coppa dei Campioni. Era il 29 maggio dell’85, era Juventus-Liverpool. Una strage che ha insegnato poco o niente al calcio europeo, italiano in particolare, senza dimenticare che ogni volta che si ripete quell’assurda violenza da stadio i familiari delle vittime di Bruxelles sentono acuirsi il dolore che non è mai passato e mai passerà, nutrito dal vuoto di chi non c’è più.

È mancato il magistero, è mancata la memoria, quella della Juventus, quella delle istituzioni politiche e sportive, in entrambi i casi sia italiane che europee. Altrimenti oggi tutti saprebbero del faticoso processo dell’Associazione dei familiari, avrebbero conosciuto la forza di Otello Lorentini, fondatore e presidente, che all’Heysel ha perso il figlio Roberto, così come Daniel Vedovatto, il giovane avvocato italobelga che da solo sì è battuto contro i migliori principi del Foro inglesi ed europei, che difendevano gli hooligans e l’Uefa.

«Il clima era chiaramente ostile», dice Paolo Ammirati, avvocato aretino dell’Associazione. Lo stesso Daniel Vedovatto non ha avuto vita facile nelle prime fasi del dibattimento.
«Quando abbiamo ottenuto, grazie all’opera di Lorentini, la condanna dell’Uefa - ricorda Vedovatto - nessuno ne ha parlato e questa è stata un’ingiustizia. Ce ne sono state tante in questa vicenda, ma questa Otello non se la meritava».

Alla fine pochi hooligans sono stati individuati e condannati, a pagare restano Roosens, presidente della Federcalcio belga, Mahieu, capitano della gendarmeria e Bangerter, segretario generale dell’Uefa: «Non era facile convincere la Corte a condannare l’Uefa, organismo potente che gestiva da padrone il calcio europeo», replica Vedovatto. Una sentenza, quasi sconosciuta, che ha fatto giurisprudenza e che ha condannato il massimo organismo calcistico europeo alla corresponsabilità degli eventi che organizza, da qui maggiore sicurezza per tutti e stadi per le finali scelti secondo determinate caratteristiche, perché l’Associazione dei familiari delle vittime non ha combattuto solo per avere giustizia, ma perché un altro Heysel non accadesse più.

Dopo tanti altri lutti e dopo tanto silenzio, 25 anni dopo, anche la Juventus ha deciso di ricordare le vittime di Bruxelles. Ha invitato, per domani, tutti i familiari a Torino per una messa alla quale, pare, saranno presenti anche Zibi Boniek, che di quella sera non ha mai voluto parlare, e Michel Platini, il «clown che entrò in campo dopo l’acrobata» e che oggi, scherzi del destino, è Presidente Uefa. Non tutti andranno, alcuni per riguardo a chi la memoria l’ha rispettata ogni 29 di maggio, altri perché impossibilitati, quasi tutti però intimamente soddisfatti dell’iniziativa.

In questi ultimi giorni sono arrivate le scuse televisive di Marco Tardelli e Andrea Agnelli, neo presidente bianconero, ha scritto una lettera a Otello Lorentini. È un primo piccolo passo verso la memoria. Ma, oggi come ieri, non c’è poesia nel ripercorrere lo Spoon River dell’Heysel.
Francesco Caremani

CASMSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS

(ANSA) - ROMA, 27 MAG - Si è riunito nella mattina il Casms, Comitato analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive, per esaminare le gare con indici di rischio individuate dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive.

L'incontro Voluntas Spoleto-Jesina, valido per i play off Dilettanti e previsto il 30 maggio, si disputerà in assenza di spettatori per le carenze strutturali dell'impianto sportivo. Per Verona Hellas-Rimini, (play off Lega Pro) del 29, la vendita dei tagliandi dei settori diversi da quello ospiti sarà limitata ai soli residenti nelle Regione Veneto e nelle province di Mantova, Brescia, Trento e Bolzano; per l'incontro l'Osservatorio aveva già invitato le autorità di pubblica sicurezza e gli organismi sportivi ad adottare le seguenti misure: il rafforzamento del servizio di stewarding nelle attività di prefiltraggio e filtraggio nel settore ospiti; la contestuale implementazione dell'impiego di operatori di Polizia in appoggio agli steward, per le esigenze di filtraggio controllo documentale; il costante raccordo con gli organi della Giustizia sportiva.

Per Santegidiese-Atessa, (play off Dilettanti) del 30, il Casms ha infine determinato la vendita dei biglietti dei settori diversi da quello ospiti ai soli residenti nella provincia di Teramo. La vendita di tutti i tagliandi sarà consentita fino alle ore 19 del sabato 29 maggio.

Dalle limitazioni sono esenti i possessori della Tessera del tifoso, rilasciata in conformità alla normativa vigente. (ANSA).

W IL BASKET

La Virtus scende in campo stasera alle 20.30 (diretta SkySport) per la decisiva gara 5 dei quarti di finale contro Cantù. Il clima in Brianza si è surriscaldato al punto che ieri, all'arrivo del pullman bolognese, si è verificato un tentativo di aggressione.
DISORDINI - Le forze dell'ordine sono dovute intervenire in serata, quando un drappello di tifosi canturini ha atteso la Virtus fuori dall'albergo. Secondo le ricostruzioni oltre agli insulti qualche facinoroso si sarebbe spinto oltre, cercando il contatto con alcuni membri dello staff bianconero fra i quali l'allenatore Lardo. La situazione, dopo attimi di caos, è stata ricondotta alla calma.
GARA 5 - Per questa sera il clima si preannuncia rovente. Il Pianella sarà rumoroso, nel tentativo di condizionare la gara e gli arbitri. Finora entrambi i club si sono lamentati di essere scarsamente tutelati dai fischietti nelle gare in trasferta. Il dato, comunque, parla di 88 falli a 67 contro la Virtus e 91 tiri liberi a 69 a favore di Cantù. I tifosi locali hanno anche annunciato una pañolada contro gli arbitri prima del via.

TESSERATE 'STA CIPPA

di Valentino Della Casa

La Tessera del Tifoso sta diventando sempre più un caso. L’idea dell’Osservatorio di creare dei “tifosi ufficiali”, per garantire un rapporto di fidelizzazione con le società calcistiche, impedire a persone con Daspo in corso, o condanna per reato da stadio negli ultimi 5 anni di seguire (in casa o in trasferta) la squadra per cui tifano, ha suscitato da subito diverse perplessità.

Coloro che da subito si sono schierati contro questo progetto, poi leggermente modificato, sono stati l’AD del Catania Pietro Lo Monaco (che  proprio a TN, viste le modifiche, ha dichiarato di aver cambiato idea a riguardo) e Maurizio Zamparini, vulcanico presidente del Palermo che da sempre vede questa idea come “una limitazione delle libertà. Così andiamo avanti con uno stato di Polizia. Moltissime brave persone non la faranno, la Tessera, e si vedranno costrette a stare fuori dagli stadi. Così proprio non va”.

Finchè continueremo a punire i tifosi per bene con i tornelli, non andremo da nessuna parte. Bisogna cercare i colpevoli, e la Tessera né li cerca, né li trova” continua il presidente. “Tra l’altro – chiude il patron rosanero - trovo strumentalizzate le parole di De Rossi: nessuno, nemmeno lui, ha messo in dubbio l’operato della Polizia”.

PER I MARTIRI DI BRUXELLES

25 anni da quella maledetta notte di follia che causò la morte di 39 persone, 32 italiane, allo stadio Heysel di Bruxelles. Domani, sabato 29 maggio, 25 anni dopo i tifosi della Juventus non dimenticano e si ritroveranno per un'imponente manifestazione.
Appuntamento in piazza Santa Rita alle ore 11, dove verrà celebrata la messa di suffragio. Poi ritrovo in piazzale Caio Mario, davanti alla FIat Mirafiori, e marcia pacifica fino alla sede bianconera di corso Gelileo Ferraris. Si raccoglieranno firme per chiedere al Comune di mantenere fede ad una delibera già approvata nel 2009 per intitolare ua via ai morti dell'Heysel.

Andrea Bonino

PERRONE

Non è un problema né di tessere, né di tornelli, ma di leggi serie che vanno rispettate. Roberto Perrone le ha viste tutte. È un editorialista di punta del Corriere della Sera, è un frequentatore degli stadi di tutto il mondo, è stato un frequentatore della curva genoana al fianco degli ultrà negli anni settanta. Non c’è ricetta, ma solo una convinzione emersa in anni di esperienza sul campo: meno tessere, più leggi e maggior rispetto di esse. «All’indomani dell’omicidio dell’ispettore Raciti - spiega - un collega di Repubblica raccontò di essere riuscito a entrare in uno stadio con una spranga attraverso filtri e tornelli. Beh, a me non interessa che lui sia riuscito a forzare i controlli ma che non usi quella spranga e che se la usa, si faccia quattro anni di galera». Breve, succinto, compendioso.

«Il problema in Italia - continua - non è la schedatura e le mille decisioni adottate per arginare la violenza negli stadi. È semplicemente il rispetto della legge. Il messaggio che deve passare è che lo Stato non è contro i tifosi, non è contro gli ultrà, non è contro nessuno. A tutti è permesso vedere uno spettacolo allo stadio. Ma nel momento in cui qualcuno fa del male al prossimo, la pena deve essere ben superiore a quella che si può semplicemente immaginare».

Esattamente come avviene in Inghilterra. «Nel 2003 a Manchester, Juventus e Milan si contesero la Champions League. La città fu invasa dalle due tifoserie. Settantamila persone. Bastò qualche poliziotto a cavallo per tenere a bada chi, solo alcuni mesi prima, si rese protagonista di una guerriglia urbana distruggendo auto nel centro di Milano. Quando le leggi ci sono e vengono applicate, il paradosso vuole che i primi a rispettarle siano proprio gli italiani e Manchester ne è stato un esempio. Ne vuole un’altro? A Torino con la tessera del tifoso i sostenitori della Juve, tutti schedati, si resero protagonisti di lanci di fumogeni, petardi e quant’altro. A Londra, in occasione della clamorosa eliminazione dal Fulham, nessun incidente. Significherà pur qualcosa».

E non attacca nemmeno il fatto che il calcio di adesso non sia più come quello di una volta. «In una serie di articoli per il Corriere della Sera, scrivevo di come ci fossero giocatori italiani che solo per caso avessero vinto lo scudetto. Uno di loro, parlandomi dei suoi esordi, mi raccontava che la squadra del suo paese, in Veneto, fosse stata radiata perché l’anno prima si era scatenata una caccia all’arbitro stile Far West da parte della tifoseria locale. La violenza nel calcio quarant’anni fa era come quella di adesso. Forse oggi è più imbastardita per il degrado morale che viviamo». Anche per gli Ultrà? «Negli anni Settanta ero un protagonista della curva genoana. Non sono mai arrivato allo scontro fisico perché ho troppo rispetto della mia vita, e condanno la violenza, ma conosco le logiche ultrà, quelle dello scontro e dell’aggregazione. Si commette l’errore di giudicarle troppo frettolosamente. Si dovrebbe studiarle e conoscerle per capire che ci sono valori positivi anche lì».

L’uscita di De Rossi “bisognerebbe fare anche la tessera per il poliziotto” non piace: «Probabilmente è stata infelice perché non è giusto che per quattro che sbagliano, per i quali scatterà un’inchiesta, ci vadano di mezzo quei tanti che ogni settimana si prendono insulti facendo il loro dovere. Ci vuole più rispetto della polizia». Ma per il resto «l’idea della schedatura è sbagliata, lo ribadisco. Preferisco leggi severe e soprattutto applicate. Gli inglesi hanno imparato dai loro morti. Non da quelli dell’Heysel, ma da quelli di Hillsborough, quando persero la vita 96 persone nella semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest. Da allora hanno fatto sul serio nel rapporto con i tifosi, nella cura degli stadi, e nel modo di assistere allo spettacolo calcio».

IL SAP

MASSIMILIANO NEROZZI
Massimo Montebove, consigliere nazionale del Sap (sindacato autonomo di polizia). Il ritiro, da parte del Viminale, degli uomini di scorta alla Nazionale può essere interpretato come una reazione alle parole di De Rossi?«Non credo: evidentemente, per badare alla sicurezza dello staff azzurro basta e avanza il servizio disposto dalla questura di Torino».

Secondo lei, negli ultimi tempi, i giocatori hanno assunto atteggiamenti troppo vicini al mondo ultrà?«Non si può generalizzare. Ma il pensiero di De Rossi, i calcioni di Totti e altri episodi poco edificanti e poco educativi, dimostrano solo che alcuni sono forse troppo “vicini” agli ultrà e sensibili ai loro umori. Dovrebbero ricordare che un loro gesto, una loro parola in apparenza banali o solo superficiale costituiscono un esempio per i giovani. E non si fa mai abbastanza per contrastare la violenza, fuori e dentro i campi da gioco».

S’è incrinato il rapporto tra polizia e azzurri?«Credo proprio di no. È un momento di riflessione su tutta la situazione. Gli incidenti del derby, la strumentalizzazione che ne è venuta fuori, le interviste fuori luogo…. sarebbe ora che tutti, dai tifosi ai giocatori, alle società, si prendessero ognuno le loro responsabilità. Con l’ordine pubblico non si deve scherzare, mai».

BASTARDO INGLESE

Che vuoi aggingere. Niente, solo leggere con rammarico le parole di chi – all’Heysel in quel lontano ma indimenticabile 29 maggio 1985 - c’è stato. Era uno degli hooligans inglesi che – a quanto pare – avevano tutta l’intenzione di creare disordini, scompiglio e arrivare allo scontro con gli italiani. Il motivo? Nessuno, tra gli inglesi, aveva dimenticato il trattamento ricevuto a Roma l’anno prima (finale Coppa Campioni tra giallorossi e Reds), quando i tifosi del Liverpool – dice  Tony Evans, oggi scrittore e giornalista sportivo del Times – vennero aggrediti con armi, rabbia e ferocia. ” Ci eravamo detti che la storia non si sarebbe ripetuta“, continua Evans, “Della partita non ricordo nulla. Del dopo-partita ricordo la paura di essere accoltellato dagli juventini“. Non seppero nulla – della tragedia – e metabolizzarono in seguito. “Solo dopo, sulla Manica, cominciò a spargersi la voce. A casa cominciammo a trovare antidoti per la nostra vergogna, raccontandoci le solite bugie“. L’intera intervista rilasciata da Evans a La Stampa:
Un muro è crollato, tutto qui. Io queste parole le ho sentite e le ho ripetute tantissime volte. Ma sono menzogne. C’è un momento di quel giorno a Bruxelles che più di qualsiasi altro continua a tormentarmi. Il nostro treno era da poco arrivato alla stazione di Jette e una lunga colonna di tifosi del Liverpool si era incamminata giù dalla collina verso il centro. Mi fermai a guardarli, bandiere a scacchi rossi e bianchi al vento… Dissi tra me e me: «Oggi possiamo fare tutto ciò che ci pare. Nessuno può fermarci». Era un giorno caldo e soleggiato, ma nell’umore generale si captava un sottofondo oscuro. Quelle bandiere a scacchi le avevamo preparate per la finale dell’anno precedente, contro la Roma allo Stadio Olimpico. E nonostante la conquista della quarta Coppa dei Campioni nessuno, tra quelli di noi che erano stati a Roma, ricorda con affetto quel giorno. Prima della gara, gruppi di giovani in motorino avevano dato la caccia ai nostri tifosi, coltelli in mano. E, dopo la partita, fummo vittima della rabbia di Roma, tra sangue, angherie e umiliazioni. Ci eravamo detti che la storia non si sarebbe ripetuta.
La nostra rabbia non era diretta solo agli italiani. La stampa britannica aveva praticamente ignorato gli eventi dell’Olimpico l’anno prima… Liverpool, in quegli anni, era una città marginalizzata e odiata dal resto del Paese, un anacronismo che c’entrava poco con l’Inghilterra.
Ero con mio fratello quando, in un vicolo del centro, ci siamo imbattuti in un gruppo di tifosi juventini, sei o sette, quasi tutti ventenni. Erano seduti davanti a un bar, atteggiandosi un po’ da duri, un po’ da fichi. Il mio sguardo incrociò uno dei loro. «Dai, brutto stronzo, dimmi qualcosa…» ringhiai. Lui, niente. Ma ormai il tono, l’umore di quella giornata era stato fissato. La Grand Place era relativamente priva di tensione. Noi del Liverpool eravamo in tanti e ci sentivamo sicuri. Bevevamo e cantavamo a torso nudo sotto il sole. Era quasi idilliaco. Ma poi, complice l’effetto dell’alcol, tutto cambiò. I bar cominciarono a chiudere, forse impauriti da ciò che avremmo potuto fare…

MASSUCCI

SESTRIERE (To), 28 maggio 2010 - Qualcosa si è rotto, e non solo per le parole di Daniele De Rossi sull’introduzione della tessera del tifoso. Dopo il ritorno a Roma di uno dei due "security officers" per le partite all’estero Roberto Massucci e dei suoi collaboratori, il rapporto fra il Ministero dell’Interno e il calcio sta portando a galla tutta una serie di ambiguità sul tema della sicurezza negli stadi che il Viminale non ha più intenzione di tollerare.
l'intervista — Nel vertice romano, infatti, il capo della Polizia Antonio Manganelli è stato chiaro: abbiamo fatto incontri, riunioni e concesso proroghe temporali. Da ora in poi si va avanti. E a spiegarlo è lo stesso Massucci in una intervista di cui diamo un’anticipazione.
Massucci, facciamo chiarezza. Ci sarà una diminuzione del livello di sicurezza della Nazionale?
"Assolutamente no. La vicenda De Rossi non ha nulla a che vedere con la sicurezza della Nazionale, che rimane un obiettivo prioritario e continuerà ad essere garantita ai massimi livelli ovunque".
In ogni caso, il vostro ritiro ha fatto scalpore.
"Premesso che già per la trasferta di Bruxelles torneremo operativi, la nostra vicinanza celebrava la volontà di lavorare insieme per la sicurezza in una logica di collaborazione. Tenga conto che, sul territorio italiano, non ci sarebbe neppure l’esigenza di una nostra presenza, visto che le attività di sicurezza è garantita dalla questura della provincia. Adesso, però, proprio su questo rapporto il capo della Polizia ha avviato una profonda riflessione".
È vero che la tessera rappresenta una schedatura?
"Niente affatto, è tutt’altro. Tutti sanno che, grazie ai biglietti nominali sappiamo tutto ciò che ci serve. La tessera è innanzitutto un’opportunità per i tifosi, e proprio per questo c’è bisogno che i club s’impegnino e ne facciano uno strumento realmente utile e significativo per gli appassionati. Non dimentichiamo che prima della morte di Filippo Raciti la situazione era peggiore. Poi, proprio grazie ad una strategia condivisa e l’adozione di numerose misure come i biglietti nominali, i tornelli, le cose sono migliorate. La tessera del tifoso non è la cura di tutti i mali, ma un nuovo importante tassello di questo percorso".
dal nostro inviato
Massimo Cecchini

TESSERA E MARKETING

Ospitiamo in questa pagina sportiva il parere di un avvocato, esperto in questioni legate al mondo dello stadio. Cos'è la tessera del tifoso? Un sistema di fidelizzazione di massa o uno strumento di limitazione?

di Pinuccio Milli *

Tessera del tifoso: sistema di fidelizzazione di massa o strumento di limitazione della libertà di tifare? A questo interrogativo potrò rispondere solo dopo aver tracciato una breve analisi della situazione tifo in Italia e a Lecce in particolare che possa permettere a chi legge di comprendere su quali basi si vuole imporre l’applicazione di detto strumento tessera.

Il movimento ultras: come nasce e si evolve

A mio sommesso parere oggi in Italia si è giunti alla degenerazione del tifo, inteso come sostegno indefinito fatto di colore e calore, a causa di molteplici fattori che ne hanno condizionato prima e mistificato poi il contenuto dell’essere tifoso, soprattutto ultras, trasformando nell’immaginario collettivo la parola ultras come sinonimo esclusivo di belligeranza, violenza, caos.

Occorre prendere le mosse da quello che è stato il vivere ultras all’interno di uno stadio sin dal suo sorgere e cioè una comunità ed un’aggregazione sociale e di massa durata nel tempo da oltre un trentennio come in nessun altro caso in Italia. Sorto come “valvola di sfogo” delle emergenze derivanti dalle lotte di classe e dagli anni di piombo nelle piazze, il fenomeno ultras, ingrandendosi sempre di più sino a raggiungere ogni piccolo paese e città italiana, ma anche europea ed ora mondiale, ha dovuto fare i conti con il contagio delle frange più estreme , vicine alla criminalità a volte anche organizzata e all’ingenerarsi di sacche politicizzate che hanno modificato il dna dell’ultras.

A questo si aggiunga quello che è stata definito, con estrema maestria devo dire, il cosiddetto calcio moderno ove imperante, anche in seno al mondo ultras, è stato il fine di lucro raggiunto attraverso mirate politiche di merchandising, degne quanto a capillare organizzazione, di una società quotata in borsa. A Lecce il fenomeno, grazie a Dio, si è arrestato a quella fase primordiale ove essere ultras significava esserlo nella mente senza condizionamenti esterni da calcio moderno.

“Ultrà Lecce senza Padroni” è il motto che meglio di tutti, unitamente a “Scusate non mi lego a questa schiera morrò pecora nera” esprimono al meglio l’essere ultras nel Salento. No alla politica e al razzismo, no a contatti devianti con i calciatori, giornalisti e società, un tifo stile vecchie maniere, senza fronzoli e retoriche, ma dettato da un sentimento di genuinità misto a passione vera verso la città, il Salento e le sue tradizioni e soprattutto lu Lecce e i colori Giallurussi…

Concludo affermando che continuare a inquadrare la questione ultras unicamente all'interno del mondo del calcio rischia di rivelarsi un atteggiamento estremamente riduttivo e pericolosamente fuorviante. Occorre ormai concentrare la riflessione sul processo inverso a quello che, molto a fatica, si è cercato di interpretare nei decenni passati: quello che il calcio ha ricevuto dalla società in termini di tensioni sociali, di fasce giovanili in subbuglio, di loro bisogno di aggregazione, di voglia di identità, di desiderio di partecipazione, oggi il calcio restituisce alla società in termini di gruppi organizzati, di ideologia diffusa, di disponibilità alla violenza e allo scontro, di maturazione di una coscienza antagonista verso lo Stato.

Tessera del tifoso stumento di fidelizzazione o di limitazione della libertà?

Ciò premesso, affrontiamo quella che in tutte le curve italiane considerano lo strumento destinato a distruggere il tifo in curva. Cos’è la Tessera del tifoso: un sistema di fidelizzazione di massa o uno strumento di limitazione della libertà di tifare?

C’è chi afferma (la maggioranza dei tifosi da stadio) “nulla di male fare, paura non avere”, quasi giustificando e recependo supinamente la tessera e i risvolti da dietro le quinte che si celano dietro la sua applicazione.

C’è chi invece (la minoranza “pensante”) è certa che la tessera sia una vera e propria “trappola” per monitorare la persona, limitarne i movimenti e condizionarne le scelte attraverso lo spauracchio della cosiddetta “black list”, cioè la lista nera che, precludendo la possibilità di acquisizione della tessera, di fatto impedisce l’abbonamento (e con il caro prezzi è un bel vedere…) e l’accesso nel settore ospiti in trasferta (la fine dell’essere ultras).

Sul sito dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive c'è la descrizione della tessera del tifoso: “È uno strumento di fidelizzazione che identifica i tifosi di un club o della Nazionale. Il rapporto che si instaura con la società sportiva è analogo a quello che ormai il mondo commerciale pone in essere quotidianamente coi suoi migliori clienti quando vende i propri prodotti. Tutti i dati personali comunicati dai tifosi sono conservati solo dalle società sportive e utilizzati (nel rispetto della legge sulla privacy) per promuovere tutte le attività e le agevolazioni offerte ai propri clienti (convenzioni con aziende di trasporto e di ristoro, corsie dedicate, borsellino elettronico e molto altro)”.

L’iter legislativo è stato schizofrenico e solo negli ultimi tempi si è giunti, sia pure senza normarne l’ingresso , all’introduzione della tessera del tifoso. Badate bene che a sostegno di tale introduzione della tessera non vi è una legge, un decreto legge, un decreto legislativo o qualsiasi atto avente forza cogente di legge, ma, a mio parere illegittimamente, si è aggirato il sistema di formazione legislativo (tanto per intenderci in Parlamento si sarebbero incontrate resistenze bipartisan) e ci si affidati ad uno strumento anomalo quale è una circolare amministrativa (la numero 555 del 14 agosto 2009 ) con la quale il signor ministro degli Interni Roberto Maroni dà “disposizioni ai Prefetti e Questori che, sentitisi tra di loro, sono INVITATI ad attuare ogni consentita attività di coordinamento, anche con il coinvolgimento delle società sportive, al fine di promuovere le attività descritte in sede di condivisioni di strategie e obiettivi comuni”.

In buona sostanza, l’Us Lecce SpA, se sol lo volesse, potrebbe non aderire, senza incorrere in sanzioni di alcun tipo, a promuovere le strategie di Maroni dimostrando di voler essere al fianco dei tifosi giallorossi. Pura utopia direte voi. E sono d’accordo.

Qual è stato l’iter che ha portato oggi alla vigilia dell’introduzione della tessera? Il 23 aprile 2008 ed il 31 ottobre 2008, con due determinazioni dell'Osservatorio Nazionale Manifestazioni Sportive, viene lanciata la campagna sulla Tessera del tifoso. L'articolo che, di fatto, istituisce la Tessera del tifoso all'interno della Legge Amato è l’art. 9 L. 41/2007, ma vi sono importanti spunti applicativi anche nelle determinazioni Osservatorio del 23 aprile 2008 e del 31 ottobre 2008.

Dal tenore letterale delle norme e delle regolamentazioni si ricava che: un tifoso, raggiunto da Daspo della durata di un anno nel lontano 1991 e regolarmente scontato, non può, oggi, acquistare la Tessera del tifoso, come anche i tifosi daspati in passato e che hanno vinto il ricorso al Tar con conseguente annullamento del divieto d'accesso allo stadio, ed anche coloro i quali hanno avuto una sentenza di condanna di primo grado ma poi sono stati assolti dalla Corte d'Appello o dalla Corte di Cassazione. Quali scopi si prefigge Maroni?

La tessera, quindi, servirebbe a seguire in trasferta la propria squadra ed entrare nei settori “ospiti” dello stadio, ma anche a usufruire di vie di accesso preferenziali ed evitare i controlli ai varchi, per acquistare i biglietti anche al posto del documento d’identità. Molti club la utilizzeranno anche per marketing.

Sarà sempre l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive a decidere se una persona, anche se in possesso della tessera del tifoso, potrà seguire la propria squadra in un incontro giudicato "a rischio" dallo stesso Osservatorio. Occorre compilare un modulo e consegnare le foto. Ovviamente, il richiedente, non deve essere stato sottoposto a Daspo, a misure di restrizione, o essere stato condannato negli ultimi 5 anni per reati da stadio.

La tessera: chi può averla e chi no…

Proviamo a porci degli interrogativi e a dare risposte serene e sincere. Una persona sottoposta a Daspo nel 1990, può averla? Sembrerebbe di no, visto che dicono “non deve essere stato sottoposto a Daspo”. Più avanti si scriverà qualcosa di diverso.

Se sono stato condannato nel 2006, quattro anni fa, per un reato da stadio (tipo: aver scavalcato un vetro) a una multa di 800 euro, e per lo stesso fatto ho scontato già la diffida data dal Questore, oltre ad aver pagato la multa, posso avere la tessera del tifoso? No. Se invece di aver commesso un reato da stadio ho rapinato una banca a mano armata e mi hanno condannato a due anni con la pena sospesa, posso avere la tessera del tifoso? Sì.

Qual è la ragione logica per la quale non posso avere la tessera del tifoso se il Questore non mi ritiene più pericoloso, visto che la diffida l'ho già scontata e la mia pena l'ho pagata? Non ho risposta…

Pertanto non potranno sottoscrivere ad esempio la “Samp card”, la Tessera del Tifoso del Modena F.C., “Roma Club Privilege” coloro i quali siano stati denunciati o condannati con sentenza non definitiva ovvero che si siano resi responsabili della violazione del regolamento d'uso dell'impianto (ad esempio chi si siede sugli scalini, chi guarda la partita in piedi, chi si siede su un seggiolino non corrispondente al biglietto, chi sporca la struttura, chi beve un po' di più etc...).

Non potranno sottoscrivere la “Robur Senese” coloro i quali si siano resi responsabili della violazione del regolamento d'uso dell'impianto, non potranno sottoscrivere la Tessera del Tifoso del Varese che “sono stati destinatari di Daspo” in passato o condannati con sentenza non definitiva; nel modello di adesione al programma visibile presso il sito del Ministero dell'Interno, che dovrebbe rappresentare la sintesi attuale delle modifiche verbali e scritte garantite dal Min. Maroni, si legge che non potranno sottoscrivere la Tessera del Tifoso coloro i quali siano stati denunciati o condannati con sentenza non definitiva ovvero che si siano resi responsabili della violazione del regolamento d'uso dell'impianto

Dovete sapere, ancora, che la violazione del regolamento d’uso dell’impianto non cade in prescrizione quindi potenzialmente un fatto (posto non rispettato in curva ove non vi sono nemmeno i numeri sui seggiolini) accaduto il giorno dopo l’entrata in vigore della normativa vigente (per esempio tre anni fa) potrebbe essere fonte e causa di esclusione del possesso della tessera.

Va da sé che se Tizio e Caio sbagliano posto e si siedono in una seggiola diversa dal posto assegnato e comprovato dal ticket d’ingresso, potrebbero subire sorte diversa a secondo se Tizio va in Curva Nord mentre Caio va in Tribuna Centrale ove spesso gli occhi dei controllori sono meno accorti…

Sarebbe bello sapere cosa potrà fare e quale sorte spetterà al tifoso leccese…

Ma come funziona questo sistema?

Ma cosa è la Tessera del Tifoso? Ad esempio la AS Roma Club Privilege è un volgare bancomat ricaricabile, frutto di un accordo tra la Roma, la Lottomatica (che utilizza il circuito la Visa) e non si sa chi altri. Versate dei soldi e caricate la tessera, che si può utilizzare per acquistare sia l'abbonamento, sia i biglietti per le partite sia, come ogni bancomat, altri beni e servizi. E' strutturata con la tecnologia Rfid.

Cos’è la tecnologia Rfid ?: L'acronimo Rfid che verrà utilizzato per la AS Roma Club Privilege sta per Radio Frequenza Identificazione a Distanza. Le tessere che il Ministero dell'Interno vuole sono dei chip che grazie alla piattaforma telematica della Telecom saranno in grado di tracciare i suoi possessori ovunque. Questo accadrà se il sistema Rfid sarà di tipo “attivo” e non “passivo”, cosa non spiegata dal Ministero dell'Interno.

In ambito industriale e logistico, questa tecnologia è usata per marchiare le mandrie e tracciare le merci durante i viaggi. Cosa trasmette questo chip? I nostri dati, chi siamo, e tutto quello che il Ministero in realtà voglia metterci dentro. E' praticamente un sistema antiterrorismo. Nella grande distribuzione viene già usata per identificare le merci in transito o per effettuare inventari in pochi secondi. Il museo di Rotterdam ad esempio li usa per proteggere i suoi quadri mentre negli Stati Uniti milioni di animali domestici possono essere identificati grazie ai Taf-Rfid. Sono nate addirittura delle società che impiantano gli Rfid nelle persone per far sì che queste siano riconosciute dai propri sistemi di allarme o dalla propria auto senza bisogno di usare codici o chiavi di accesso.

Attorno al Rfid è nato quasi immediatamente un consorzio di aziende e università (l'Aauto-Id Center) che si è posto come obiettivo (forse un po’ troppo sfidante) di marchiare con Rfid tutti gli oggetti prodotti nel mondo in modo da poterne controllare il ciclo di vita online. Sarebbe quindi possibile (almeno teoricamente) sapere in tempo reale la posizione di un qualsiasi oggetto prodotto. Questa idea ovviamente ha portato alla ribalta il problema della privacy. Se ad esempio acquisto un’automobile marcata con Rfid, qualcuno potrà controllare l'automobile ma in pratica sta controllando anche me visto che sono io ad usarla. Potrebbe quindi sapere dove abito, dove lavoro, quali sono i miei orari e tanto altro ancora. Alcune associazioni di consumatori hanno alzato un po’ la voce in merito e nel 2003 l'Auto Id Center si è sciolto. Di fatto però il progetto è allo studio in altre aziende e quindi... staremo a vedere se in futuro avremo a che fare con un nuovo “Grande fratello”.

Ad un tanto si aggiungano gli sconti/agevolazioni previste dal programma originario. Così dal sito del ministero degli Interni: “è favorita la concessione di facilitazioni, privilegi e/o benefici da parte delle società (accumulo punti, diritto di prelazione per l'acquisto di biglietti, convenzioni con altre società private come Ferrovie dello Stato, Autogrill etc...)”. In sostanza all'Autogrill se pago il panino in contanti avrò un prezzo, se lo pago con la magica tessera ricaricabile avrò uno sconto. E tutti sapranno che mi sono fermato in quell'Autogrill.

Una battaglia per la libertà individuale e collettiva

La battaglia contro la tessera del tifoso è una battaglia per la libertà individuale e collettiva che riguarda tutti, anche coloro che non hanno mai messo piede allo stadio. In questi anni abbiamo imparato con le nostre esperienze di strada, di vita, di curva, che quando una norma liberticida viene utilizzata per discriminare un tifoso o un gruppo di curva, questa norma diventa una norma generale che restringe le libertà di tutti all'interno della società. Dobbiamo far aprire gli occhi, dobbiamo parlare un linguaggio all'opinione pubblica, per renderla consapevole che questa è una battaglia che riguarda tutti.

La Tessera del tifoso è incostituzionale e rappresenta una pericolosa schedatura di massa. Ed infatti l’art. 9 della legge 41/2007 dice “che non sono stati sottoposti a Daspo” e, come sapete, non parla di condanne da stadio negli ultimi 5 anni ma solo di “condanne da stadio”. Si ha la situazione per cui verrebbero esclusi dalla possibilità di avere la tessera del tifoso, tutti quei soggetti che hanno avuto condanne (anche non definitive) per “reati da stadio” e che nel corso della vita hanno ricevuto un Daspo, anche se scontato.

Da ricordare che il Daspo non è una condanna (perché non è preceduto da alcun processo, né da alcun giudizio) ma una misura preventiva, decisa arbitrariamente dal Questore. Una misura che, limitando la libertà personale senza bisogno di prove e processo, viola, di per sé, i diritti civili della persona. Alla diffida talvolta segue un processo, che il più delle volte proscioglie gli imputati perché troppo spesso diffidati senza prove. Ebbene, anche queste persone, dichiarate innocenti dallo Stato e che hanno scontato ingiustamente una diffida o una parte rilevante d’essa, non potrebbero avere accesso allo stadio, perché l’art. 9 della Legge non fa differenze tra innocenti e colpevoli (tra quelli che arrivano ad avere un processo), fondandosi sull’esser stati “destinatari” del Daspo.

Tenuto conto quindi che in pratica tale normativa trasformerebbe una misura preventiva (illegittima) in condanna definitiva a vita (il che è anche anticostituzionale). Considerato altresì che tale Tessera può essere considerata come uno strumento volto anche all’identificazione commerciale; uno strumento per speculare sui tifosi ufficiali, ma anche occasionali, che rifiutando la tessera, non avranno accesso allo stadio e che per vedere la partita avranno solo il digitale o il satellite a pagamento.

Pertanto si dovrebbe richiedere una modifica radicale, se non proprio una cancellazione, dei provvedimenti che prevedono la tessera del tifoso, ribadendo, nel contempo, il suo impegno e appoggio per tutte le iniziative volte a contrastare violenza e razzismo anche sui terreni di gioco.

Se l’Us Lecce opponesse rifiuto all’adozione della tessera si eviterebbe che il Popolo Giallorosso possa essere limitato nella propria libertà di spostamento. Si eviterebbe che al Popolo Giallorosso possa essere impedito di andare in trasferta nel settore ospiti. Sarebbero “colpiti” soprattutto, a parte il cuore pulsante ultras al seguito da Lecce, anche tutti coloro (studenti e lavoratori emigrati) che uniti, insieme agli altri in un unico settore, si sentono al sicuro nelle pericolose trasferte in giro per l’Italia.

Sapete quale scenario si prospetterà ?

Una parte (esigua) in un qualsiasi settore dello stadio a stretto contatto di gomito con i tifosi avversari, un'altra (altrettanto esigua) nel settore ospiti, la stragrande maggioranza davanti alle tv.

Ergo, la morte del tifo in trasferta, già duramente sbiadito dalla mancanza di colore, al seguito del Lecce e quindi la fine di un’aggregazione social-popolare che ogni 15 giorni si ritrovava come per incanto avvinta da passione, emozione, entusiasmo per due colori. Stop quindi alla voglia di tifare e gioire insieme. E' in atto una svolta che potrà portare a un ridimensionamento del tifo organizzato, per lo meno quello che personalmente reputo sano, e a un rimescolamento del tifo disorganizzato.

Di conseguenza, coloro che decideranno di non seguire più la squadra in trasferta perderanno stimoli anche per organizzare il tifo in casa soprattutto in costanza di caro-prezzi , repressione e limitazioni all’accesso allo stadio.

Vi è di più. Se, come sembra, condicio sine qua non al rilascio dell’abbonamento sarà la tessera del tifoso, curioso sarà constatare quanti ragazzi dei ceti meno abbienti avranno la possibilità economica di pagare ogni singolo biglietto ai prezzi stabiliti per la serie A. Il risultato scontato sarà un decremento della parte di tifoseria più attaccata alla maglia in favore di altri fattori che nulla hanno a che vedere con il tifo. Nulla aggiungo al fatto che la tessera oltre ad uno strumento di schedatura costituirà una fonte di guadagno per le multinazionali, istituti bancari e imprese legate a questo o quel personaggio politico noto…

Nulla aggiungo al fatto che la tessera costituirà anche uno strumento subdolo di controllo, monitoraggio ed identificazione del singolo e della massa, tipico da regime, che un tifoso non potrà accettare. Sarebbe bello sapere se il Lecce calcio intende comunicare ai propri tifosi quali intenzioni ha in ordine all’applicazione della tessera del tifoso.

Infine sappiate che in tanti si sono mossi contro questo progetto liberticida: esperti in diritto quali i miei colleghi Lorenzo Contucci e Giovanni Adami, giornalisti come Martucci e Padovan, uomini di calcio come Lippi, Zamparini, Cairo, Cellino , calciatori come Totti , De Rossi e Palombo.

Comunque vada chi ha lottato potrà sperare che si eviti il paradosso che al tuo fianco potrà sedere allo stadio un rapinatore o pedofilo o violentatore indagato a piede libero o che ha scontato la propria pena mentre non lo potrà fare chi ha acceso un fumogeno o ha posto il suo posteriore in un posto diverso da quello assegnatogli dal biglietto (nominale, come la tessera….) e che ha subito una multa per la violazione del regolamento d’uso dell’impianto sportivo o chi è stato attinto da Daspo che, lo sanno tutti, soprattutto a Lecce, viene comminato per la durata da 3 a 5 anni e viene scontato senza potersi difendere in un processo penale perché destinato alla prescrizione nella maggior parte dei casi. Io non mi tessero e non ci vado più allo stadio da oltre un anno. Perché avevo capito tutto. Per me il tifo è morto e sepolto.

Voi fate come meglio credete. Buona tessera a tutti.

* Avvocato penalista, esperto in diritto sulla legislazione inerente gli stadilare"