Foggiano di nascita ma fiorentino d’adozione, per undici anni Tancredi è stato infatti “un ultra a tempo pieno” della squadra viola. Un’esperienza ormai conclusa, che nella sua vita si è intrecciata con una brutta storia di spaccio costatagli qualche mese di detenzione e, ora, gli arresti domiciliari.
Lo shock è stato forte; il trauma, utile a prendere le distanze da una condotta di vita decisamente fuori dalle righe. È nata così l’idea di scrivere questo agile libretto che, per i profani delle curve calde degli stadi italiani, è la scoperta di un mondo spesso trascurato da media e carta stampata fino a quando non riaffiora legato ai fatti di violenza delle cronache quotidiane.
Tra sigle oscure, complicità inattese e vincoli atavici di solidarietà, Tancredi racconta un mondo dove il calcio come dato tecnico e sportivo conta poco o punto, e serve solo come deflagrante catalizzatore sociale. Il risultato di questa militanza? Un prezzo salatissimo, che “nessuno si sente di menzionare”: “comunità, carcere, liti familiari – scrive l’ex ultra - sono stati il dazio toccato a tanti”.
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