I mille volti della violenza negli stadi, la psicologia della curva e la sua logica sociale e gerarchica: è questo mondo complesso e controverso l’oggetto dell’indagine del docu-film Secondo Tempo, opera prima del cineasta Fabio Bastianello, 38 anni, nato a Milano, allievo di Ermanno Olmi. Secondo Tempo, in uscita nelle sale nel 2010, si presenta come un’ opera incentrata sul realismo e sull’immedesimazione: 105 minuti di piano sequenza vissuti “in soggettiva”, ovvero senza mai staccare la telecamera e con l’occhio del protagonista che si fa spettatore. Al film, girato presso lo stadio Olimpico di Torino, ha partecipato un gruppo di circa cento veri ultras del Torino, chiamati ad affiancare il cast di trenta elementi tra attori e cabarettisti.
L’idea nasce con la precisa volontà di affrontare la tematica della violenza nel mondo della curva attraverso il racconto diretto dei protagonisti: gli ultras e le forze dell’ordine. Il personaggio principale, un poliziotto infiltrato che sta svolgendo un’indagine a carico di un gruppo di tifosi, vive la propria storia (facendo luce contemporaneamente su altre cinque vicende) viaggiando attraverso le dinamiche che animano la curva e le scintille che scatenano la violenza durante una partita di calcio, in questo caso un errore arbitrale allo scadere del secondo tempo (da cui il titolo del film).
In campo si fronteggiano due squadre fittizie (composte da giocatori professionisti) volutamente prive di nome e riferimenti a squadre realmente militanti nei campionati italiani: i blu, che giocano in casa, e i granata, nella cui tifoseria si muovono i personaggi principali.
Per la realizzazione dell’unico ciack di 105 minuti, la casa di produzione Thisa e il direttore della fotografia Luca Coassin hanno optato per l’utilizzo della migliore telecamera digitale attualmente sul mercato: la Red one ad alta definizione (4K), uno strumento in grado di rendere in digitale la qualità video della pellicola.
Autore della colonna sonora è il cantante Davide De Marinis, presente anche nel film.
“Da quando è stata presentata l’idea all’ultimo festival di Cannes ad oggi – spiega Fabio Bastianello – abbiamo raccolto pareri contrastanti: di chi si è innamorato dell’audacia del progetto sin dall’inizio e di chi era convinto che avremmo prodotto un film poco realistico, romanzato e demonizzante nei confronti delle tifoserie organizzate. Il mio intento è semplicemente quello di riportare fedelmente quanto accade nelle curve degli stadi italiani, raccontando di una giornata tipo che si trasforma in un evento eccezionale. Per raggiungere questo obiettivo ho frequentato per diversi mesi gli stadi e mi sono avvalso della consulenza di veri ultras. Un plauso va sicuramente agli attori, professionalmente predisposti all’improvvisazione, che hanno dovuto provare ogni sera, per un mese, i 105 minuti di copione e le scene di scontri, riportando diverse fratture e contusioni.”
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