31 marzo 2010

C'E' VITA

Non sono mai intervenuto sulla gogna mediatica di cui, ancora una volta, è vittima la tifoseria juventina. Sarà che lavoro troppo dopo sette mesi di disoccupazione, sarà che il calcio italiano mi sta ormai sui coglioni, non ho avuto voglia nè tempo di pronunciarmi. Ormai persino un Zebina può permettersi il lusso di insegnarci a vivere, lui che in campo somiglia ad Alex Del Piero come io a Brad Pitt. Poi mi è arrivata questa lettera da un giovane ultras juventino, un ragazzo in gamba, uno che ha più cervello di  quelli di Zebina, Melo e Cannavaro messi insieme e moltiplicati per dieci e mi sono rianimato. C'è vita su questo sporco Pianeta di ipocriti e mentecatti.
Leggetela e fatela circolare.
Vincenzo

E’ ora di fare chiarezza sulle tante falsità dette nelle ultime settimane riguardo alla presunta condotta teppista , razzista e squadrista tenuta dai Gruppi Organizzati della tifoseria bianconera, della quale io come “uno dei tanti” faccio parte. Non è un comunicato ma la mia idea con la sicurezza che è quella della maggior parte dei miei compagni di battaglie al seguito della Signora.
L’astio dei tifosi e ultras verso il sig. Jonathan Zebina, e di Zebina verso i tifosi , ha radici piuttosto antiche.
E’ il 2004-05 quando il giocatore francese passa alla Juventus sotto l’ala protettrice di Fabio Capello , che lo porta a Torino dopo averlo allenato a Roma, allenato poco apprezzato da noi tifosi a causa delle sue dichiarazioni contro la squadra bianconera negli anni precedenti, pur riconoscendone professionalità e vittorie.
Insomma a Torino arrivò un giocatore mediocre, già conosciuto per le Zebinate ( a Roma fu spesso aggredito dai tifosi dopo i malumori che creava all’interno dello spogliatoio e a causa del suo scarso rendimento) e sponsorizzato da un uomo che aveva dimostrato quanto poco possano valere le parole dei milionari e mercenari protagonisti di questo calcio moderno.
Ma non è importante ora parlare di Capello, anche se su di lui ci sarebbe molto da dire, ma era doveroso fare una premessa sulla genesi dell’esperienza bianconera di Zebina, che domenica 28 marzo è stato dipinto come un eroe per la sua civiltà.
I 2 anni di Capello sono proseguiti con qualche buon successo e parecchie presenze per lui, dovute all’incomprensibile ed esagerato apprezzamento dell’allenatore nei suoi confronti, che lo fece sempre giocare fino a quando il suo rendimento non peggiorò drasticamente a causa di problemi fisici uniti al rapporto conflittuale con la dirigenza che non voleva raddoppiare il suo stipendio annuale, considerato già troppo generoso per le prestazioni sportive offerte.
Successivamente allo scandalo Calciopoli, che ci fece precipitare nella serie cadetta e ci mise nelle mani di questa attuale e penosa dirigenza ( insomma, di male in peggio ) , Zebina sorprendendo società e tifosi decise di rimanere, rispettando il contratto e rifiutando alcune offerte dall’estero.
Il campionato di serie B viene disputato da Zebina in modo comprensibilmente dignitoso come tutta la squadra, vista la differenza evidente di categoria tra i giocatori bianconeri e quelli delle altre squadre.
E’ in corso il campionato 2006/07, e i bianconeri allenati da un simbolo come Didier Deschamps, storico centrocampista della Juventus che ha vinto la Coppa Campioni nel ’96, conquistano la promozione ridando entusiasmo ai propri tifosi e ultras, che dimostrano un viscerale attaccamento ai colori durante tutta la stagione.
Il ritorno in serie A suona come un riscatto, e il popolo bianconero spera ovviamente di tornare rapidamente ai fasti di un tempo, se pure conoscendo le difficoltà e le problematiche portate dalla vicenda Calciopoli.
Nel corso di questa stagione Zebina non fa nulla per confermare il suo “quasi apprezzabile” gesto di rimanere a Torino disputando la serie B ( di lui avremmo fatto tranquillamente a meno), ma alla terza giornata, durante Cagliari-Juventus, si fa stupidamente espellere e mentre lascia il terreno di gioco, tira uno schiaffo a un fotografo a bordo campo ricevendo 15000 euro di multa, dimostrando la poca professionalità e la tendenza ad atteggiamenti non inclini a quelli di un calciatore pagato fior fior di milioni.
Nel frattempo cominciano i rapporti conflittuali con l’allenatore Claudio Ranieri, scelto dalla nuova proprietà come sostituto di Deschamps.
Da quel momento fino ad oggi le tracce di Zebina si sono un po’ perse, ma la tifoseria bianconera non ha mai dimenticato il professionista e l’uomo che non è mai stato, il modo con il quale ha sempre portato con poco orgoglio e dignità i nostri colori; oltre al rendimento basso, i suoi comportamenti sono sempre stati poco degni di una società gloriosa come la nostra Juventus.
La punta dell’iceberg è stata il gestaccio di Londra durante Fulham-Juventus, anche se è stata una semplice rinfrescata di ciò che già in realtà aveva fatto durante una partita di campionato.
La disfatta di Londra è stata sia per i tifosi a casa, ma specialmente per gli ultras presenti al Graven Cottage, un’umiliazione che mai avremmo immaginato di subire anche solo una settimana prima, quando la nostra squadra dimostrava grosse difficoltà, ma poteva contare su il 3-1 dell’andata.
Sicuramente per partecipare a questa trasferta, i miei compagni di battaglie hanno chiesto giorni di lavoro facendo sacrifici economici e fiduciosi di poter festeggiare il passaggio del turno nella capitale Britannica e profanarli in questo modo, mostrando il dito medio, è un ennesima mancanza di rispetto verso tutti gli ultras e i tifosi bianconeri . Per noi è sempre stato, e ora lo è ancora di più, un giocatore indegno di vestire la nostra gloriosa maglia, e quello che più ci fa arrabbiare e la sua strumentalizzazione dei nostri fischi e insulti, dipinti dall’ indegno come sfoghi razzisti e legati al colore della sua pelle.
Sia lui che tutti voi ignorate la storia che ho raccontato poc’anzi, avete forse la memoria corta se non ricordate i comportamenti scorretti avuti da questo scarso calciatore e piccolo uomo.
Dopo le sconfitte con Sampdoria e Napoli, noi ultras bianconeri abbiamo deciso di unirci in una protesta che dimostrasse la nostra disperazione e disapprovazione vedendo la dignità della nostra storica società calpestata in questo modo ignobile, scegliendo come occasione la successiva partita alla disfatta in terra partenopea, ovvero Juventus-Atalanta , in programma Domenica 28 marzo alle 15.
La nostra giornata è iniziata all’ Hotel Principi di Piemonte verso le 12.00 , dove si sono registrate situazioni nella norma, quando si vuole esprimere un dissenso. Del resto è vecchio come il mondo il lancio di uova durante uno spettacolo teatrale o manifestazioni in piazza e concerti, come gesto di dissenso e disapprovazione.
L’Opinione Pubblica ha però trovato terreno fertile quando un tifoso deluso e amareggiato proprio come noi, ha deciso di superare le transenne che ci dividevano dai giocatori, per colpire Zebina con un leggero schiaffo, che somigliava di più al mitico “coppino” tra compagni di classe che a un aggressione premeditata come hanno affermato in Tv e sui Giornali gli eroi che spuntano come i funghi nel marasma mediatico che si crea ogni volta che ci sono di mezzo gli ultras.
Non voglio giudicare il gesto, ho la mia idea ma la tengo per me; il mio intento è solo quello di fare chiarezza sulle motivazioni del nostro dissenso e della nostra rabbia verso alcuni calciatori della nostra rosa e specialmente nei confronti di Zebina: non c’entra assolutamente niente il colore della sua pelle, abbiamo spesso sostenuto e anche insultato giocatori di colore e non, solo per il loro comportamento dentro e fuori il rettangolo verde, pretendendo professionalità,rispetto e attaccamento ai colori, qualità che tanti calciatori della nostra squadra non hanno più.
Fuori dalla Tribuna Ovest dove eravamo a contestare ed esprimere pacificamente la nostra delusione, c’erano tanti ragazzi come me, probabilmente più di 500, che cantavano cori contro la proprietà, contro chi secondo noi non merità di indossare questa maglia e dimostrando davvero chi ama la Juve per tutto ciò che rappresenta. Ma i giornali non hanno assolutamente parlato di questo gesto di grande passione e amore verso i nostri colori, al contrario non hanno fatto altro che criminalizzare tutto ciò che è stato fatto durante la giornata, accusandoci di bere birra, di indossare occhiali da sole o imputandoci addirittura di aver insultato donne e bambini.
L’informazione in questo paese è diventata ormai artefatta e manipolata da chi vuole farci sempre credere quello che vuole , ma è troppo comodo appropriarsi di situazioni che non si vivono, nutrendosi in maniera passiva di tutte le falsità dette da Zebina, dalle Tv, dalla carta stampata, dall’opinione pubblica e da qualsiasi addetto ai lavori desideroso di un po’ di gloria.
E’ giusto combattere il razzismo in tutte le sue forme, ma è sbagliato utlizzare un problema al quale tutti sono giustamente sensibili, per criminalizzare i veri romantici e amanti di questo sport, noi Ultras e Tifosi da Curva che ogni anno facciamo dello Stadio e della squadra la nostra ragione di vita, facendo spesso scelte rischiose, spesso anche sbagliando, e pagando a caro prezzo e sulla nostra pelle le possibili conseguenze.
Zebina è INDEGNO, INFAME, è un PICCOLO UOMO . Per me e per tanti altri non è un NEGRO, UNA SCIMMIA o un soggetto da provocare per il colore della PELLE, sia chiaro a tutti voi eroi delle prime pagine, delle chiacchiere da bar o da studi televisivi. Mentre noi veniamo dipinti come razzisti, teppisti e facinorosi, chi sul razzismo ha costruito davvero la propria fortuna, è da oggi il Presidente della Regione Piemonte, come rappresentante della Lega Nord. Questa è l’Italia, tenetevela pure!!!!!

LAZIO-NAPOLI

E' comparso in mattinata sul sito ufficiale della Lazio il comunicato che regola la vendita dei tagliandi per la partita di campionato di sabato, che vedrà i capitolini impegnati allo Stadio Olimpico contro il Napoli:
Il Prefetto di Roma, ordina che per l'incontro di calcio Lazio-Napoli in programma presso lo Stadio Olimpico di Roma sabato 3 aprile 2010, per motivi di sicurezza siano adottate le seguenti prescrizioni:
- Accesso allo stadio consentito ai soli abbonati della S.S. Lazio;
- Vendita dei biglietti, solo il giorno della gara, ai cittadini stranieri.
- Non è consentito il cambio utilizzatore dell'abbonamento.
Come affermato da Angelo Cragnotti, responsabile della biglietteria biancoceleste raggiunto dai microfoni di Teleradiostereo, la società non può nulla contro le disposizioni del prefetto: "Se c'è un'ordinanza che ci impone il divieto della vendita dei tagliandi, noi non possiamo farci nulla, ora vediamo di cambiare almeno qualcosa. Possiamo solo cercare di muoverci per altre strade, possiamo solo adottare questa determinazione e basta. Io so che il presidente Lotito si è mosso in prima persona per cercare di cambiare le cose, per cui aspettiamo e vediamo se c'è la possibilità di cambiare qualcosa". Nonostante il divieto di vendita dei biglietti imposto dal prefetto infatti il presidente Lotito starebbe nelle ultime ore cercando di intercedere presso le autorità per garantire la vendita dei tagliandi almeno ai residenti a Roma. Questa soluzione rappresenterebbe solo una minima soluzione al problema in quanto lascerebbe fuori dallo stadio tutti i tifosi residenti nella provincia che sarebbero impossibilitati all'acquisizione del tagliando.

STRISCIONE

Tifosi divisi sull'addio di Della Valle alla Fiorentina. Uno striscione con scritto "Della Valle presidente uniti dallo stesso amore" con l' ultima parola dipinta in viola, è stato esposto questa mattina ai cancelli dello stadio, vicino all'ingresso della sede della società, da alcuni tifosi della curva Fiesole, ma non iscritti ad alcun club.

"Non vogliamo ritrovarci a lottare per evitare la serie B, come accaduto in passato - hanno spiegato i tifosi - noi siamo appassionati della Fiorentina e crediamo che lo stesso sia Della Valle".

Lo striscione è stato poi strappato nel pomeriggio da un gruppo di una decina di tifosi. Il gesto ha provocato anche un'accesa discussione tra i numerosi sostenitori viola che, davanti al Franchi, aspettavano notizie sull'addio di Della Valle. Addio confermato in questi minuti da un comunicato della società pubblicato sul sito della Fiorentina.
Redazione Datasport (AGM Datasport)

CURVA SUD BENEVENTO

Attraverso un comunicato stampa, la Curva Sud Benevento è intervenuta in merito alla contestazione di sabato scorso, durante la partita amichevole disputata al Santa Colomba tra il Benevento e il San Giorgio del Sannio, da parte di alcuni tifosi sistemati in Curva.

“La suddetta contestazione - si legge nella nota - è partita volontariamente dagli esponenti del tifo organizzato e ha coinvolto non gli pseudo-tifosi, ma i soliti ragazzi che ogni sacrosanta domenica percorrono l’Italia da Nord a Sud per sostenere i colori della propria città. Si tiene a precisare che il gesto di contestazione è nato dopo le ultime pessime prestazioni della squadra del Benevento ed è stato rivolto ai giocatori perché li accusiamo di poco attaccamento alla maglia, di scarso rendimento e assenza di volontà a lottare. Non tollereremo più che qualche tesserato manchi di rispetto al tifo, come non tollereremo lo scarso attaccamento. Il rispetto deve esserci a prescindere, noi siamo beneventani e i calciatori hanno il compito di onorare il nome della nostra città.

Sempre in merito alla contestazione, ci teniamo a precisare che non abbiamo nulla da contestare, a livello personale, alla dirigenza, nelle persone di Oreste e Ciro Vigorito. A loro chiediamo soltanto di intraprendere una linea dura verso i tesserati, evitando le coccole e i bonifici da capogiro.

Il coro lanciato nei loro confronti, nel corso della contestazione pacifica, è scaturito perché, in passato, è stata chiesta una semplice rimozione di uno striscione pubblicitario che appare tutte le domeniche al Santa Colomba, con tanto di lettera e tanto di richiesta di risposta. A noi non è pervenuta una risposta, né tantomeno c’è stata la rimozione”.

“La Curva Sud Benevento - conclude la nota - chiede attaccamento, sacrificio, dedizione e rispetto: se mancano queste componenti, ci saranno altre mille contestazioni! Allo stesso tempo tutti i tifosi sono invitati a non mollare, a crederci, e a presenziare sugli spalti: noi sosteniamo solo la maglia … la maglia della nostra città, quella giallorossa, quella di tutti noi … e non dei calciatori!!!”.

30 marzo 2010

DEL PIERO

'Quello che e' accaduto a Zebina non mi e' piaciuto assolutamente'. Lo dice Alessandro Del Piero. Il capitano della Juventus torna sull'aggressione al difensore francese, colpito da una manata di un tifoso domenica scorsa prima della gara contro l'Atalanta, e non usa mezzi termini: 'Di mattina in ritiro ho ascoltato il punto di vista dei tifosi e la loro delusione, hanno parlato soprattutto loro. Quello che ci sentiamo di dire e' che in un momento molto difficile per noi l'unica risposta possibile e' sul campo. Non ci sono alternative, quindi abbiamo il dovere di andare in campo e dare il massimo e cercare di recuperare in classifica e anche il rapporto con i tifosi. Con me c'e' stato un confronto dai toni accaldati, visto il nervosismo che c'era, ma comunque civile. Quello che e' accaduto dopo a uno di noi, Jonathan Zebina, a me non piace assolutamente. Non condivido e non mi sembra il modo giusto di comportarsi. Purtroppo evidenzia un modo scorretto di essere tifosi, che non sono tutti cosi'. Mi sento chiamato in causa in pieno da questo momento, mi sento molto responsabile, quando i tifosi attaccano un mio compagno mi sento colpito. Non parliamo poi del fatto che si venga alle mani. E' stato un gesto sbagliato in una mattinata carica di tensione. Ma sia chiaro: la delusione dei tifosi la condividiamo anche noi. Non siamo contenti e non diciamo che stanno sbagliando quando si esprimono in modo civile. Siamo i primi a essere delusi perche' le premesse di questo campionato erano ben diverse. Adesso speriamo che i tifosi ci diano una mano'.Il successo sull'Atalanta non ha esaltato piu' di tanto Del Piero: 'Purtroppo cambia poco alla luce del nostro obiettivo finale perche' la classifica e' rimasta praticamente come prima. Di nuovo c'e' che abbiamo fatto tre punti, siamo tornati a vincere, in un momento molto, molto difficile per noi, per tantissimi motivi. Senza brillare abbiamo vinto. Questo ci deve dare un po' di consapevolezza in piu', ci deve fare continuare a essere ordinati e concentrati, prima di tutto. Per poi recuperare energie e gioco in vista dei prossimi impegni. Questo e' un primo passo, che accettiamo molto volentieri. Ma pensiamo gia' a sabato prossimo'.

DESERTO

TORNO, 30 marzo - «Nessuno allo stadio» cantavano Elio e le Storie Tese per i mondiali di “soccer” 1994 nei più o meno disinteressati Stati Uniti. E quasi ci siamo pure da noi. Il rischio, peraltro evidenziato dall’andamento della vendita dei biglietti negli ultimi anni, è fondato. Uno dei correttivi, da sempre ritenuto fondamentale dai dirigenti del­le società sportive mondiali è quello di fornire strutture ade­guate. L’assunto sarebbe, luogo più invitante uguale a maggior numero di presenze. Bene, ma non basta fornire un servizio migliore dal punto di vista del­le strutture. E la Juventus che per prima si è mossa sullo sta­dio di proprietà, uno stadio confortevole, dovrebbe (dovrà) pensarci. Lo stadio ha costi e dunque va riempito, invitando i tifosi a venire e partecipare. Per fare ciò, almeno in Italia, non basta mettere poltrone co­mode, garantire una perfetta visione della partita, offrire ri­storanti, parcheggi e negozi per arricchire la giornata con lo shopping.

COMPETITIVITA’ - Il primo requisito è una squadra com­petitiva. Altrimenti neppure negli Stati Uniti, laddove lo spettatore si alza per andare a mangiare l’hot dog o acquista­re una maglietta (o quant’al­tro), i biglietti vengono strap­pati in numero sufficiente. La Juventus inaugurerà lo stadio nel 2011-12? Allora è necessa­rio che già nel 2010-11 regali un sogno, o perlomeno l’ottimi­smo nel futuro. E offra uno spettacolo adeguato. Insom­ma, il nuovo progetto (perché l’attuale è fallito) deve comin­ciare al più presto. I sondaggi devono diventare fatti. Se Prandelli deve essere, lo sia su­bito (anche se l’annuncio sarà a fine stagione). E pur rilan­ciando e dunque puntando sul­la gioventù, è necessario accen­dere la fantasia con qualche acquisto importante.

RAPPORTI COI TIFOSI - La Juventus deve pure chiarire i propri rapporti con i tifosi, an­che quelli organizzati (altri­menti detti ultras). Ne va del­la serenità ambientale, del bi­lancio (al capitolo multe que­st’anno la società ha pagato più volte), ne va appunto dei biglietti da vendere alle fami­glie, ai bambini che divente­ranno i “clienti” di domani. Certo, la televisione è ormai dominante. Dal punto di vista degli introiti per i club, ma pu­re dell’offerta ali spettatori (pe­raltro ormai paganti anche in tal senso). A maggior ragione bisogna essere convincenti.

SCACCO

I tifosi della Juventus, in questa stagione, ne stanno combinando veramente di tutti i colori. Dai primi giorni di ritiro a Pinzolo, fino all'ultimo episodio dello schiaffo a Zebina. Già in Val Rendena, quest'estate, i supporters hanno insultato per diversi giorni il 'traditore' Cannavaro, dandogli del 'mercenario'. Più avanti i cori anti-Balotelli ('non esiste un negro italiano') sono costati alla Signora multe salate e una partita a porte chiuse contro l'Atalanta.
Ma anche in Europa lo scempio continua. A Bordeaux non cessano i cori razzisti contro il nerazzurro. A Londra contro il Fulham nel mirino finisce Zebina, insultato per il colore della sua pelle e successivo scambio di gesti osceni. Poi le ultime avvisaglie: curva chiusa per razzismo contro la Roma, curve disertate contro l'Atalanta, lancio di uova e bottiglie contro il pullman, seggiolini divelti e bruciati, esplosioni di bombe carta e lanci di oggetti. Gli ultras bianconeri continuano a tenere sotto assedio la società bianconera. Una specie di ricatto: in questo campionato gli insulti razzisti sono già costati più di 200mila euro di multe.

Andrea Bonino

8 MESI

Otto mesi di reclusione da scontare agli arresti domiciliari per il lancio di una bomba carta lunedì scorso al Bentegodi. E' la condanna decisa dal tribunale di Verona nel processo con rito direttissimo nei confronti di un tifoso ventottenne del Giulianova, A. D. T., arrestato durante il posticipo del campionato di prima divisione. Il sostenitore giallorosso era stato bloccato ai tornelli dello stadio perchè riconosciuto e poi identificato come il responsabile durante alcuni episodi di intolleranza sugli spalti dello stadio.

SEEDORF

Clarence Seedorf, centrocampista del Milan, non vuole commentare gli ululati razzisti che i tifosi della Lazio gli hanno rivolto domenica sera: "Non so niente, non li ho sentiti - dichiara l'olandese - non capisco perché nel calcio si debba parlare solo delle cose negative: a fine partita i giocatori delle due squadre hanno abbracciato l'arbitro, nonostante gli episodi controversi, e nessuno ne ha parlato. Ci sono cose belle anche nel calcio, non solo negli altri sport". Secondo quanto riportato da alcuni blog, i tifosi della Lazio rimproverano a Seedorf di non aver voluto indossare il lutto al braccio dopo la morte di Gabriele Sandri: "Ognuno è libero di esprimere la propria opinione e io la rispetto", taglia corto il rossonero.

ULTRA' NEI GUAI

TERAMO. Bloccarono il consiglio comunale di Teramo gridando slogan in difesa del vecchio stadio: per questo dieci ultrà teramani sono finiti sott’inchiesta. Il pubblico ministero Stefano Giovagnoni li ha indagati per interruzione di pubblico servizio.

Tre di loro, inoltre, devono rispondere anche di oltraggio a pubblico ufficiale per le offese lanciate al sindaco Maurizio Brucchi e ad alcuni assessori, proprio nelle loro vesti di pubblici ufficiali. Il pm Giovagnoni qualche giorno fa ha chiuso l’indagine avviata dopo il rapporto arrivato dalla Digos, che quel giorno intervenne in consiglio.

L’IRRUZIONE
. L’irruzione su cui indaga la procura avvenne nel pomeriggio del 14 gennaio al Parco della Scienza dove era in corso il consiglio comunale. In quell’occasione una ventina di tifosi del Teramo si presenterano in consiglio con slogan a difesa del vecchio stadio e contro il progetto che in quell’area porterà il teatro. «Vergognatevi», scandirono gli ultrà alzando le braccia e battendo ritmicamente le mani. E poi «Brucchi non sei il padrone di Teramo».

Nei confronti del sindaco e dell’amministrazione volarono offese e accuse pesanti: «Pensate solo ai vostri interessi» gridarono i tifosi, circondati da vigili urbani e agenti della Digos, e a nulla servì il tentativo del presidente del consiglio Angelo Puglia di ottenere il silenzio. A quel punto la seduta venne sospesa e Brucchi, affiancato da alcuni assessori e consiglieri, raggiunse il gruppo di contestatori per intavolare una trattativa. Il primo cittadino propose un incontro con una delegazione dei tifosi per «vedere insieme le carte del teatro», spiegando però che la procedura per realizzarlo ormai era avviata.

L’ASSEDIO E IL REFERENDUM
. E sabato scorso i tifosi teramani hanno manifestato davanti al municipio, sotto l’ufficio del primo cittadino. C’erano i componenti del comitato che ha raccolto 5mila firme per bloccare l’abbattimento del vecchio Comunale per fare spazio al teatro. Gli ultrà premono perchè il referendum per salvare lo stadio si faccia entro il 5 maggio, prima della conclusione della gara di appalto che spianerà la strada alla costruzione del teatro, dei parcheggi sotterranei e di 150 appartamenti. Il timore gridato dai tifosi nel corso della manifestazione di sabato mattina è che l’amministrazione comunale faccia finta di nulla e ritardi l’avvio della consultazione popolare a dopo l’affidamento dei lavori. Secondo lo statuto comunale la data ultima per l’indizione della consultazione è il 23 maggio. Se il sindaco non si pronuncerà entro quel termine i tifosi hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso al Tar.

BECCANTINI FUORI DAL VASO

ROBERTO BECCANTINI
Jonathan 
Zebina Dopo le reazioni di Jonathan Zebina e Felipe Melo agli insulti dei tifosi (tifosi?), la Juventus diffidò i giocatori. Non un cenno, viceversa, agli ultrà. Nemmeno al gruppuscolo dal quale era partito il famigerato «sporco negro» nei confronti del difensore francese. Dopo lo schiaffo a Zebina di domenica 28 marzo, a poche ore dalla partita con l’Atalanta, la Juventus non ha ancora preso posizione. A caldo, Roberto Bettega aveva parlato di «contestazione un po’ esagerata»; Alberto Zaccheroni, di «gesto incivile». Tutto qui.

Dichiarazioni ad personam. Il minimo sindacale. Serviva, servirebbe, un comunicato di condanna (degli ultrà, possibilmente, e non di Zebina) firmato dal presidente Jean-Claude Blanc. Un gesto normale, ma ufficiale, manifesto: nero su Blanc. Per dimostrare chiarezza, da una parte, e autonomia, dall’altra. Pontificare da fuori è facile e comodo, non lo nego. Ci sono, però, confini che non possono essere valicati. Il dirigente deve fare il dirigente; il tifoso, il tifoso. Un mestiere e una passione, non due mestieri.

Il razzismo è un problema «della» società, prima ancora che «delle» società. Siamo un Paese in cui bastò la passeggiatina tribuna-campo di sette ultrà romanisti per far sospendere il derby della Capitale (marzo 2004). Più terra terra, Alessandro Del Piero ha affrontato e parlato con gli esagitati che assediavano l’albergo della squadra. Non credo che toccasse a lui. Credo che non spettasse ad alcun tesserato. La Juve fa pena, nessun dubbio su questo. I tifosi possono 1) fischiarla, 2) abbandonarla e, turandomi il naso, 3) insultarla (senza, però, cadere nel lessico razzista). Non devono, in compenso, impedire alla gente di andare allo stadio, se vuole andarci, e non devono ergersi al rango di anti-stato, di brigate depositarie del Verbo. Paolo Maldini, che con gli ultrà non trattò, venne fischiato a San Siro la domenica dell’addio casalingo: ancora oggi, considera quei fischi una medaglia al valore.

LE ROI

"Ritengo la proposta del governo britannico una grande idea" -
La Uefa appoggerà la proposta del governo britannico di riservare una quota azionaria dei club (fino al 25%) ai tifosi. Così il presidente dell'Uefa Michel Platini: "Personalmente penso che sia un grande progetto - ha spiegato l'ex campione francese della Juventus al Guardian - mi piace l'idea perchè in un certo senso ne difendono l'identità. Ci sono club oggigiorno in cui il presidente, l'allenatore o i giocatori non appartengono a quella nazione". Al momento la Premier League ha preferito non commentare l'ipotesi di riforma confidando che la stessa sia destinata al fallimento di fronte agli ostacoli logistici.

47 DASPO A TERNI

In seguito agli incidenti verificatisi in occasione dell’incontro di calcio Ternana–Reggiana, disputato il 13 dicembre scorso presso lo stadio Libero Liberati, il Questore di Terni ha emesso 47 provvedimenti di divieto di accesso agli stadi (il cosiddetto DASPO), per una durata che varia da uno a tre anni, nei confronti di altrettanti tifosi della Reggiana, 18 dei quali residenti nel capoluogo emiliano e gli altri residenti in vari comuni di quella provincia. Tutti i tifosi sono anche stati denunciati, in concorso tra loro, per violenza e minaccia a pubblico ufficiale nonchè violazione delle disposizioni in materia di ordine pubblico. L’episodio all’origine dei provvedimenti si verificò poco prima dell’inizio dell’incontro quando all’esterno della Curva San Martino, due tifosi ospiti aggredirono uno steward che presidiava un’uscita di sicurezza e aprirono quel varco facendo entrare una cinquantina di tifosi emiliani, evitando i controlli di sicurezza ai tornelli. Nei confronti dei due ultras è stato adottato anche l’obbligo di presentazione alla polizia in occasione delle partite della Reggiana.
L’adozione dei provvedimenti è il risultato di una lunga e complessa attività d’indagine svolta dalla Questura di Terni in sinergia con la Questura di Reggio Emilia. Determinanti sono state le riprese video degli incidenti effettuate oltre che dagli operatori della Polizia Scientifica sul posto anche dall’impianto di videosorveglianza dello stadio Liberati. In ogni caso, le indagini proseguono per accertare ulteriori responsabilità individuali da parte di altri tifosi della squadra Reggiana.

MIGLIORA

Sabato sera Mirko, un 21enne residente a Milano, aveva appena terminato di vedere la partita Roma-Inter davanti al maxischermo del locale "The Old Fox Club" in piazza Sant'Agostino.
Uscendo dal pub il ragazzo ha telefonato a un amico interista e lo ha iniziato a prendere in giro in modo scherzoso. Non si è accorto che due fratelli ultras nerazzurri, che avevano assistito alla partita nello stesso bar, stavano ascoltando la chiamata.
Ai due non è piaciuto il tono usato dal romanista e dopo un battibecco uno dei due è andato a prendere una mazza da baseball dal bagagliaio della sua auto. Alessio, un 28enne ultras, ha aggredito Mirko colpendolo alla testa.
Una Volante rintracciato e arrestato l'aggressore, che risulta già colpito da un Daspo. Il romanista è stato soccorso e portato con un serio trauma cranico al Policlinico, ma le sue condizioni starebbero migliorando.

LAVORO PER I GOMMISTI

Le gomme delle auto di tre giocatori del Livorno sono state tagliate ieri, mentre la squadra stava affrontando il Bari. Lo scrive il quotidiano 'Il Tirreno' e la notizia è stata confermata dalla polizia. Gli investigatori ritengono che a compiere il gesto vandalico possano essere stati alcuni tifosi infuriati con la squadra per il rendimento pessimo che ha costretto il Livorno all' ultimo posto in classifica. Le auto erano parcheggiate nei pressi dell'albergo che si trova alla periferia di Livorno, sede del ritiro pre-partita. Dopo la fine della gara centinaia di tifosi hanno atteso, fischiato e insultato i giocatori all'esterno dello stadio. Un nutrito gruppo di ultras ha avuto anche un vivace "incontro" con la squadra proprio al suo ritorno nell'albergo: il faccia a faccia, pur piuttosto acceso, si è svolto senza incidenti e sotto il controllo della polizia.

SOSPENDERE LE PARTITE

Con Balotelli in naftalina da ostracismo mouriniano, il razzismo da stadio si è dovuto accontentare di Seedorf e Zebina. Con l'olandese del Milan se la sono presa gli ultras laziali, un migliaio circa, presenti a San Siro. Repertorio classico, basato sul buu, con qualche rinforzo personalizzato. L'attacco a Zebina è invece avvenuto nel centro storico di Torino, un paio d'ore prima della partita contro l'Atalanta, mentre i giocatori salivano in pullman. Inequivocabile il tono dei cori nei confronti del francese, culminati in uno schiaffo (alle spalle) da parte di un teppista sfuggito al cordone di polizia. La società, che aveva dato mandato al capitano, Del Piero, di parlamentare con gli ultras, ha poi blandamente stigmatizzato l'accaduto per bocca di Roberto Bettega.
Occorre uscire una volta per tutte dall'equivoco: gli interventi dell'altoparlante e le condanne alla camomilla non bastano più. Le partite vanno sospese senza se e senza ma, al primo accenno di razzismo. Le società devono scegliere decisamente da che parte stare. Non è una questione di calcio, è una questione di civiltà.

GLI ORTICELLI

GUGLIELMO BUCCHERI
ROMA
Lo schiaffo a Zebina ha segnato il punto di non ritorno. «Un agguato razzista, perché la Figc sta zitta?», era stato lo sfogo del difensore francese al termine del pomeriggio di follia di domenica. Da via Allegri, sede della Federcalcio, la risposta non si è fatta attendere: il presidente Giancarlo Abete ha alzato il telefono intrattenendosi per qualche minuto con il numero uno bianconero, Jean Claude Blanc. Abete ha espresso solidarietà alla Juve, ma non solo. La Figc ha voluto conoscere gli ultimi sviluppi di un rapporto fra ultras e società che, a Torino, appare fuori controllo e, proprio sulla natura dei fatti, Abete ha espresso le sue riflessioni.

Il presidente della Federcalcio ha ribadito a Blanc il massimo impegno nella lotta alla violenza, ma, allo stesso tempo, ha voluto sottolineare come certi avvenimenti escono dalle strette competenze del mondo del pallone per entrare nella sfera dell’ordine pubblico. Già nel recentissimo passato Blanc aveva provato a chiedere una maggiore presenza di forze dell’ordine dentro lo stadio, messaggio accolto dal Viminale come una soluzione impraticabile perchè in controtendenza con la linea europea seguita anche dall’Italia. La dinamica dell’aggressione di domenica a Zebina (l’ultras che ha colpito il difensore ha 27 anni ed è stato denunciato per resistenza. Il ragazzo vive con la madre, appartiene ai «Fighters» ed è incensurato), rientra in quelle situazioni dove il codice di giustizia sportiva non può intervenire. «Zebina ha reagito da uomo, l’ho visto tranquillo. Chi dovrà fare i conti con la sua coscienza - spiega Legrottaglie - è colui che l’ha colpito. Contro il razzismo dovremmo essere noi giocatori a fare qualcosa per primi, ma il problema è che ognuno pensa al suo orticello». Legrottaglie ha parlato agli studenti di Torino in un aula di Palazzo Nuovo dove è stato presentato il progetto «Un calcio al razzismo» promosso dall’Unesco e dalla Juve.

NO EURO 2016

NO EURO 2016 IN ITALIA

Appoggiamo questa battaglia già intrapresa da altri siti Ultras nazionali, portando all'attenzione di tutti questa petizione perché riteniamo che l’organizzazione degli europei del 2016 da parte dell’Italia va assolutamente impedita:
  1. perché andrebbe a vantaggio solo di quei tanti speculatori che già in questi anni hanno contribuito a rendere il nostro calcio in una macchina da soldi utili esclusivamente alle loro tasche, l’europeo rappresenterebbe per questi signori un occasione troppo ghiotta di investimenti speculativi ai danni della collettività (Mondiali Italia 90 insegnano);
  2. perché andrebbe a premiare uno Stato, quello italiano, che in questi anni è stato solo capace di reprimere la passione e l’espressione dei tifosi, con leggi speciali, restrizioni e impedimenti incostituzionali degne di uno stato di polizia. Del resto come si può pensare che uno Stato, i cui organismi di polizia, sono incapaci nel gestire l’ordine pubblico in gare tipo, giusto per fare qualche esempio, Enna – Campobello di Licata (Dilettanti), Juve Stabia – Noicattaro (Lega Pro),Cisco Roma – Juve Stabia (Lega Pro), Benevento-Sorrento (Lega
    Pro), Messina – Acicatena (Dilettanti), Sora – Formia (Dilettanti), Prima Veroli – AB Latina (Lega Due Basket), Battipagliese – Real Poseidon (Dilettanti), Novara – Pro Patria (Lega Pro) o Sporting Scalo – Teramo. Uno Stato del genere, dimostra una mentalità assolutamente autoritaria, e tutta la propria incapacità, non può candidarsi ad organizzare nulla, tanto meno gli Europei del 2016.
Qui sotto trovate la lettera da mandare all’Uefa per cercare di impedire questa ennesima porcata:

Crediamo che l'Italia non abbia il diritto di organizzare gli Europei del 2016. Il nostro governo - attraverso il Ministro dell'Interno - mantiene l'ordine pubblico operando discriminazioni territoriali e chiudendo i settori ospiti.
Molte partite importanti vengono vietate ai tifosi che non vivono nella città dove il match è giocato. 
Stanno facendo tutto questo solo per sostenere il progetto "tessera del tifoso", che non è dedicato ai tifosi, come dicono, ma è solo finalizzato ad ottenere più soldi da loro.
Gli stadi italiani sono sempre più vuoti in paragone agli anni passati e nelle serie inferiori il calcio sta morendo.
Chiudere i settori ospiti e inserire discriminazioni territoriali per comprare i biglietti, dimostra semplicemente una cosa: l'Italia non può organizzare gli Europei del 2016.
We believe that Italy doesn't deserve the right to organize Euro 2016.
Our government - through the Interior Ministry - keeps public order operating territorial discrimination and closing away ends.
Lots of important matches are forbidden to fans who don't live in the city where the game is played.
They are doing this only to support the "tessera del tifoso" project, which is not dedicated to the fans, as they say, but only to get more money from them. 
Italian stadia are the more and more empty compared to past years and in the lower leagues football is dying.
Closing away ends and putting territorial discrimination to buy tickets, simply demonstrates one thing: Italy can't organize Euro 2016.

copia e incolla il testo in doppia lingua e indirizzalo a:
info@uefa.com

29 marzo 2010

A PROPOSITO DI MAGNIFICO...

La divulgazione propagandistica della velina questurina riguardo agli eclatanti risultati conseguiti dal buongoverno esercitato dal magnifico questore fiorentino nell'ambito della -immotivata dalla storia- pre-repressione a margine di Fiorentina-Udinese, ci presta il fianco per chiosarne oltre che gli esilaranti soliti toni da cinegiornale dell'Istituto Luce, anche per la pericolosissima rivendicazione di un chiaro abuso di potere e limitazione della libertà di pensiero e di espressione. Identificare e mettere sotto provvedimento penale i responsabili di un pezzo di stoffa che rivendica la possibilità di comunicare un proprio pensiero-sebbene discutibile-alla tifoseria avversaria è secondo noi Un atto di censura e di repressione durissima. Solidarietà quindi ai Friulani perseguitati per uno striscione da parte di ultrasblog.
Domenico, Vincenzo e Simone

MAGLIA GIALLA

Prosegue incessantemente la contestazione dei tifosi del Livorno. Il sito senzasoste.it, da sempre vicino alla curva livornese, che sintetizza il malcontento del tifo labronico in una provocatoria frase: "D'ora in poi giocate con la maglia gialla, perchè di quella amaranto non siete degni", si legge. Il riferimento alla maglia gialla è per colpire il presidente Aldo Spinelli: è il suo colore preferito ed è stato lui a volerlo per la terza maglia.

BARESI DENUNCIATI

Venti tifosi del Bari sono stati denunciati per violenza privata dalla polizia a causa di un parapiglia con alcuni tifosi del Genoa avvenuto ieri sera nell'area di servizio Chianti Est sull'autostrada A1. I tifosi pugliesi denunciati fanno parte di un gruppo di 50 che ieri sera proveniva da Livorno, quelli del Genoa (13) erano di ritorno dalla trasferta a Siena. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, i supporter baresi sono entrati nell'autogrill, hanno individuato il gruppetto di genoani, tolto una sciarpa a uno di loro, colpito con uno schiaffo un altro supporter della squadra ligure e rovesciato alcuni tavolini. Quindi si sono allontanati a bordo del loro pullman.

IL MAGNIFICO QUESTORE

Dalle ore 15.00 allo Stadio “A. Franchi”, si è disputato l'incontro di calcio “Fiorentina- Udinese”, al quale hanno assistito nr 20.239 spettatori, di cui 249 ospiti, che hanno raggiunto il capoluogo toscano a bordo di quattro pullman ed automezzi privati.
Sono stati impiegati 372 steward abilitati, di cui 133 addetti al prefiltraggio. Gli addetti al soccorso sanitario sono stati 90 e 30 gli addetti alla protezione civile.
Gli steward, in conformità alla normativa vigente hanno provveduto ad effettuare tutte le attività di bonifica, accoglienza, indirizzamento, osservazione e controllo accessi nei confronti di tutti gli spettatori, previa verifica della titolarità del biglietto. Durante il secondo tempo i tifosi dell’Udinese dal Settore Ospiti hanno esposto per pochi secondi uno striscione, non preavvisato, recante la scritta “Cav i colori ci dividono, la mentalità anche”. A seguito degli accertamenti avviati per l’identificazione degli autori sono stati fermati 14 tifosi, tutti identificati e sanzionati per violazione del regolamento d’uso dello Stadio.
L’attività di prefiltraggio e filtraggio ha impedito l’introduzione all'interno dello Stadio di 304 bottiglie, 154 accendini, 2 cinture Prosegue la politica volta a favorire la presenza dei bambini allo stadio. Sono 123, di cui 34 in Curva Fiesole, i bambini al di sotto dei sei anni che vi hanno fatto ingresso con le rispettive famiglie.
A conclusione della gara, all’esterno del Settore Ospiti un tifoso dell’Udinese, V. P. di quarantasette anni , resosi responsabile di resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale e’ stato arrestato e sottoposto ad Daspo per la durata di anni due. L’uomo con numerosi precedenti penali e con l’obbligo di firma per stupefacenti, era stato già sottoposto a due Daspo in data 06/04/2002 e in data 26/06/2004, cessati di validità, entrambi emessi dal Questore di Udine.

Questura di Firenze - met.provincia.fi.it

MODELLO INGLESE

Sarà perchè si sta entrando in campagna elettorale, sarà perchè la situazione di certi club sta diventando preoccupante, ma il governo Brown sta per presentare un piano per cercare, in qualche modo, di consentire ai tifosi di tenere più direttamente sotto controllo la gestione della propria squadra del cuore. Secondo quanto riporta il "Guardian"; l'idea è quella, tra le altre, di cedere il 25% del pacchetto azionario del club ai tifosi e di dare la possibilità ai fan di rilevare il club in caso di problemi economici. Pur confessando un certo scetticismo di fronte a queste misure, vi linko l'articolo del Guardian.

http://www.guardian.co.uk/football/2010/mar/28/government-plan-football-clubs-fans

NUMA E ZANCAN

MASSIMO NUMA-NICCOLÒ ZANCAN
TORINO
Qui il tifo non c’entra più nulla. Volano uova, bottiglie, insulti, spintoni, un violento schiaffo fra schiena e collo di Jonathan Zebina. Il giocatore francese esita un attimo, allibito, senza parole. Quasi si volta per rendersi conto, prima di salire sul pullman bianconero.

È mezzogiorno e quaranta, ora dell’aperitivo. Otto turisti americani si rifugiano di corsa dentro l’Hotel Principi di Piemonte, in pieno centro. Molti passanti si fermano a fotografare ai bordi della scena. Sta uscendo la Juventus per andare a giocare contro l’Atalanta. Fuori la aspettano duecento ultrà di diversi gruppi organizzati: Drughi, Tradizione, Viking, Nucleo. Il clima è teso, si capisce subito. Non è servito neppure il tentativo di mediazione di Alessandro Del Piero, sbucato dalla hall con sguardo deciso e camicia bianca, per incontrare alcuni capi della tifoseria.

La contestazione degenera subito. Prima colpiscono Zebina. Poi si sfogano contro il pullman. Intanto lanciano di tutto. Ci vuole un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa per permettere alla squadra di raggiungere lo stadio. E quando gli agenti della Digos bloccano un ragazzo per identificarlo, la volante viene immediatamente circondata da altri ultrà. Un gruppo cerca di ribaltarla a braccia. Saranno necessarie due cariche di alleggerimento per riportare la calma.

Domenica di odio e divisioni. Di sciopero della curve della Juventus. Di insulti razzisti. Ancora contro Zebina: gli fanno il verso della scimmia dopo il suo cognome. Con un finale inedito o quasi. Gli ultrà che non sono entrati allo stadio in segno di protesta per il rendimento della Juventus - più di cinquecento - si sfogano con i tifosi che hanno invece deciso di sostenere comunque la squadra. A fine partita va in scena una specie di gogna. Devono sottoporsi famiglie e persone perbene, anche anziani, donne e bambini, mentre sfilano dall’uscita verso le auto. «Pubblico di m...», gli urlano i cinquecento delle curve. «Siete voi la rovina della Juve». Più altre frasi irriferibili e uno strano slogan: «No al tifoso occasionale».

Gli ultrà sono rimasti fuori, davanti all’ingresso delle tribune sul lato di corso Agnelli. Totalmente disinteressati alla partita. Anzi, quando arriva la notizia del gol di Felipe Melo che vale la vittoria, si scatenano contro il giocatore: «Fiorentino di m...»

La polizia è schierata a distanza, di protezione. Gli ultrà bevono birre, insultano la dirigenza, attaccano uno striscione, dopo essere saliti sulle biglietterie: «Melo e Zebina vi odia tutta la città». Bestemmie, occhialoni da sole, molte magliette nere, quasi una divisa. Slogan per Blanc: «Devi tornare al Tour de France». Per Diego: «Vattene». Provocazioni per gli agenti, ancora insulti per Melo e per il direttore sportivo Alessio Secco. Intanto, qualcuno commenta ridendo l’aggressione a Zebina: «Solo uno scappellotto».

L’allenatore della Juventus, Alberto Zaccheroni, non è d’accordo: «La contestazione era stata anche preannunciata. Ma le mani addosso non fanno parte di un mondo civile». Del Piero è dello stesso avviso: «Un episodio molto brutto che non doveva accadere».

Ieri sera la Digos ha denunciato un ultrà per lancio di oggetti e resistenza, mentre sta vagliando tutti i filmanti e le fotografie. Ha anche identificato l’ultrà dello schiaffo davanti all’Hotel Principi di Piemonte: torinese, trent’anni, incensurato. Gli viene contestato il reato di percosse. Non si può procedere d’ufficio, serve la querela di Zebina.

A BRUXELLES

STAFFETTA

(AGI) - Palermo, 29 mar. - Una staffetta in 26 tappe unira' lo stadio di Palermo con quello di Catania in occasione del derby fra le due squadre siciliane di Serie A per ricordare come ogni anno il sostituto commissario di Polizia Filippo Raciti, ucciso i 2 febbraio 2007 durante i disordini all'esterno dello stadio "Massimino". La manifestazione, denominata "No alla violenza nello sport - terzo Memorial Filippo Raciti", organizzata dall'associazione dell'olimpionico Rachid Berradi in collaborazione con il X reparto mobile della Polizia di Stato, e' stata presentata oggi dal presidente della Provincia, Giovanni Avanti, dall'assessore allo Sport, Michele Nasca, dal questore di Palermo, Alessandro Marangoni, e da altri rappresentanti delle forze dell'ordine. "Questa manifestazione - ha sottolineato Avanti - che coinvolge numerosi centri, grandi e piccoli del territorio, decine di atleti, centinaia di sportivi, soprattutto giovani e giovanissimi e' il modo migliore per riaffermare che lo sport e' l'antitesi della violenza. Lo sport insegna il rispetto nei confronti dell'avversario, lo spirito di sacrificio, il lavoro di squadra e il rifiuto di ogni tipo di violenza. Ricordarlo in occasione del derby Palermo-Catania, farlo nel nome del Sostituto Commissario Filippo Raciti, e' un modo per riaffermare i veri ideali dello sport". La maratona si snoda lungo un percorso di 280 chilometri attraversando l'entroterra siciliano. La partenza e' prevista venerdi' 2 aprile alle 8.30, dallo Stadio delle Palme di Palermo. Il gruppo di atleti sara' composto da podisti appartenenti alle diverse forze di Polizia ed appartenenti alle societa' sportive di tutta la Sicilia che partendo da Palermo arriveranno a Catania sabato 3 aprile alle ore 13, poco prima dell'inizio dell'incontro di calcio Catania-Palermo. La manifestazione si concludera' presso il X Reparto Mobile della Polizia di Stato con l'accensione di un braciere. A Catania arrivera' anche un gruppo di studenti delle diverse scuole della provincia di Palermo che si uniranno ai loro coetanei della provincia etnea con i quali trascorreranno la giornata del derby. (AGI) Mrg

ZEBINA, IL MAHATMA


di TIMOTHY ORMEZZANO
 
TORINO - Dopo una domenica bestiale, in cui si è visto davvero di tutto - lancio di uova e bottiglie, schiaffi, sciopero del tifo, bombe carta e striscioni, da quelli pesanti, di protesta ("Infami", "Melo e Zebina vi odia tutta la città", "Via Elkann", "vergognatevi") a quelli ironici ("Blanc, torna al Tour de France", "Amauri, torna in crociera"), un day after apparentemente tranquillo per la Juve che ha ripreso a lavorare nel quartier generale di Vinovo. Le porte del centro sportivo oggi sono aperte, ma nessun tifoso ha voluto dare seguito alle accese polemiche che hanno movimentato la giornata di ieri. Tutto finito? Macché.

LA PROTESTA CONTINUA - La vittoria per nulla convincente contro l'Atalanta non basta a sedare la rabbia ultrà. La sensazione, infatti, è che il fuoco della polemica sia pronto a riaccendersi al primo refolo di vento. I gruppi Drughi, Tradizione, Viking e Nucleo non hanno voglie di pace o anche soltanto di quiete. "Sino al termine della stagione noi continueremo a protestare - ha intimato ieri un capo ultrà a capitan Del Piero -. Non avete perso soltanto punti in classifica ma anche il nostro sostegno: dovete vergognarvi. Qui c'è gente che fa trasferte da trenta anni, che è vicina alla squadra da generazioni. Vogliamo il rispetto di tutti e vogliamo che la nostra Juve risorga".

DEL PIERO: "MI SENTO COLPITO" - Una sorta di dichiarazione di guerra infinita, alla quale Del Piero ha risposto nell'immediato dopo partita e, successivamente, dialogando sul suo sito internet: "Di mattina in ritiro ho ascoltato il punto di vista e la delusione dei tifosi. Quello che ci sentiamo di dire è che in un momento molto difficile per noi l'unica risposta possibile è sul campo. Non ci sono alternative, quindi abbiamo il dovere di dare il massimo e cercare di recuperare nella classifica e nel rapporto con i tifosi. Con me c'è stato un confronto dai toni accaldati dovuto al nervosismo, ma comunque civile. Quello che è accaduto dopo a uno di noi, Jonathan Zebina, a me non piace assolutamente. Non condivido e non mi sembra il modo giusto di comportarsi. Purtroppo è stato evidenziato un modo scorretto di essere i tifosi, ma i nostri sostenitori non sono tutti così. Mi sento chiamato in causa in pieno da questo momento, mi sento molto responsabilizzato, quando i tifosi attaccano un mio compagno mi sento colpito. Non parliamo poi del fatto che si venga alle mani... È stato un gesto sbagliato in una mattinata carica di tensione. Ma sia chiaro: la delusione dei tifosi è condivisa anche da noi. Le premesse di questo campionato erano ben diverse. Adesso speriamo che i tifosi ci diano una mano".


TIFO SPACCATO - Però la spaccatura interna al tifo bianconero intanto è diventata una voragine. Ci sono quelli che l'altroieri insultavano Balotelli e oggi hanno spostato il mirino su Felipe Melo, Zebina e Cannavaro. Il primo, anche dopo il gol partita e le scuse pubbliche, per gli ultrà juventini più accesi rimane un "viola di m...", il secondo un "negro" (ma Sissoko di che colore è?) ed il terzo un "napoletano mercenario". Ma ci sono poi quelli che non ne possono più di squalifiche del campo, divieti di trasferte e curve chiuse per razzismo. Tra di loro Daniela Civico si definisce una "juventina con la schiena dritta" e sulle pagine elettroniche di www.tuttojuve.com esterna la sua "vergogna di avere simili compagni di tifo, quelli che danno schiaffi a Zebina e fanno giocare la Juventus a porte chiuse hanno sempre remato a favore dell'Inter. Sono esperti di bandiere e soprattutto di banderuole, per un biglietto di curva si fanno mettere collare e medaglietta. Solo io, stupida, ce l'ho con Moratti, Tronchetti Provera e John Elkann".

FORUM E BLOG - Se i messaggi vergati ieri dagli ultrà juventini vi hanno turbato, state alla larga dai forum. L'anonimato permette di alzare la voce. Anche troppo. Su www.vecchiasignora.com e www.juventinovero.com, due piazze virtuali molto cliccate dal popolo zebrato, si usano toni durissimi, ai limiti della denuncia penale. Preferiamo dare voce a Vincenzo Abbatantuono, juventino e juventinologo doc, coautore di www.ultrasblog.biz, una porta aperta sul mondo ultrà: "La contestazione nasce dalla disperazione. Non è un'arma risolutiva, ma il segnale di una frattura sempre più profonda tra il popolo juventino e una società che non ha più niente a che vedere con i suoi tifosi. Il progetto di Blanc è fallito, questa è la peggiore Juve dal 1897. La protesta ora è diventata addirittura globale: 'Bravi Ragazzi' di Bruxelles contesteranno la dirigenza bianconera nel giorno dell'Heysel, il 26 maggio, davanti allo stadio". Poi, sullo scappellotto rifilato a Zebina: "E' vero, quel gesto è fuori dalla grazia di Dio, però bisogna anche dire che Zebina non è un angelo alla Del Piero. Suvvia, lo conosciamo, lui non è mica in grado di dare lezioni di nonviolenza gandhiana". E pensando al prossimo impegno della Juve a Udine: "Al Friuli rischiamo di toccare definitivamente il fondo, rilanciando una squadra in difficoltà come quella di Marino. Non è cambiato molto con la vittoria contro l'Atalanta, questa Juve temo che riuscirà a stabilire nuovi record negativi. Eppure, gli oltre trecento ragazzi che contestano stanno organizzando la trasferta, a differenza di chi scrive tanto e male sui forum e poi guarda la partita in tivù. Incendiari a parole, pompieri nei fatti".

TENTATO OMICIDIO

(AGI) - Recanati (Macerata), 28 mar. - Un ultra' della Recanatese, C. T., di 22 anni, e' stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di tentato omicidio. Il giovane avrebbe colpito con un pugno al volto un uomo di 42 anni, tifoso della squadra di casa, che ha subito un trauma cranico ed e' ricoverato in prognosi riservata all'ospedale di Teramo.
  L'aggressione e' avvenuta ieri, durante gli scontri che si sono verificati tra le opposte tifoserie al termine della partita di calcio tra Santegidiese e Recanatese, valida per il campionato di Serie D. (AGI) CLI/AN/Ing

"JUVE E GUTTALAX HANNO STRETTO AMICIZIA"

di Domenico Latagliata

Il paradosso della giornata e della stagione juventina emerge in tutta la sua assurdità quando Felipe Melo realizza il gol che permette alla Signora di battere l'Atalanta e di continuare a inseguire il sogno del quarto posto: appena dopo avere esultato per il vantaggio, infatti, lo stadio si spacca. La curva sud ricomincia a intonare «viola di m...a, sei solo un viola di m...a», mentre la gran parte dei tifosi presente negli altri settori fischia i fischianti e i sempre arrabbiati. Il tutto, mentre Felipe Melo continua la sua giornata della redenzione portando a termine una partita certo non indimenticabile ma almeno fruttuosa. Chiedendo infine scusa per gli errori commessi in passato: «Ho sbagliato io in certe occasioni a provocare e insultare la nostra tifoseria. Dedico questo gol a Dio, a mia moglie e a tutta la mia famiglia. Il vero campione sa quando sbaglia».
È stato, questo, l'epilogo di una giornata cominciata nel modo peggiore per la Juventus e per chi si onora di essere un suo tifoso pensando però di potersi permettere contestazioni che sfociano anche nella delinquenza. Al mattino infatti, presso l'Hotel Principi di Piemonte dove la squadra era in ritiro, un gruppo di ultras ha prima incontrato capitan Del Piero per un confronto rimasto comunque nei termini della civiltà lasciandosi poi però andare qualche minuto dopo: quando la squadra è salita sul pullman per raggiungere lo stadio, è infatti partito un fitto lancio di bottigliette e uova. Non solo: un tifoso, poi identificato, ha anche colpito con uno scappellotto Zebina, che non ha reagito mostrando così sangue freddo e pieno controllo di sé. «Non è una cosa da mondo civile», ha subito commentato Zaccheroni. «Quello che è successo a Jonathan è una cosa molto brutta, inaccettabile sotto tutti i punti di vista - ha poi aggiunto Del Piero, finita la partita -. Io ho parlato con i tifosi e confermo che la loro delusione è anche la nostra: però la violenza non è mai giustificabile e bisogna che tutti capiscano che, quando si contesta un singolo giocatore, non è che i suoi compagni tirino un sospiro di sollievo perché la cosa non li riguarda. Siamo tutti sulla stessa barca, nessuno si chiama fuori in un momento così: educazione e civiltà non dovrebbero però mai mancare».
La giornata è stata per l'appunto caratterizzata da una contestazione lunghissima: le due curve dell'Olimpico erano pressoché deserte, come già annunciato alla vigilia dai gruppi del tifo organizzato. Quasi tutti i giocatori sono stati fischiati alla lettura delle formazioni: tra i titolari si sono salvati Del Piero, Marchisio e Sissoko, mentre i più bersagliati sono stati senza dubbio Cannavaro, Zebina, Diego, Melo e Grosso. Tutti presi di mira ogni qualvolta toccavano il pallone: addirittura, quando Diego è stato sostituito da Giovinco, un sospiro di sollievo si è levato in cielo quasi a benedire l'infortunio che ha tolto di mezzo l’ex giocatore del Werder Brema. In mezzo, appunto, ululati di disapprovazione per le incertezze di Grosso, per l'arrancare di Cannavaro e la frenesia di altri. Addirittura un «odio Zebina» e «devi morire» nei suoi confronti quando il francese è rimasto a terra dopo uno scontro di gioco: la sagra dell'ignoranza, insomma. Il tutto, mentre alcune decine di bambini di qualche scuola calcio facevano tenerezza squarciando ogni tanto un silenzio irreale con cori tipo «bravi, bravi» verso i loro presunti eroi. La giornata degli opposti, insomma. Dove lo striscione «Juve e Guttalax hanno stretto amicizia» ha fatto sorridere, ma dove tanti altri momenti hanno meritato di finire dritti nella casella dell'inciviltà. «I fischi ci stanno, certi atteggiamenti estremi no», ha commentato Bettega. Forse per la prima volta da tanto tempo, impossibile dargli torto.

AREZZO

Un tifoso 46enne dell'Arezzo non potrà entrare allo stadio per due anni  in seguito a Daspo, per aver lanciato una bottiglia d'acqua sul campo di gioco in occasione della partita Arezzo-Como (Lega Pro, 1/a divisione) del 14 marzo scorso. Secondo quanto spiegato dalla polizia in una nota, il tifoso, è stato denunciato per lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazioni sportive, per aver appunto tirato dalla curva 'Lauro Minghelli' una bottiglia di acqua che, superata la rete di protezione, ha raggiunto il campo di calcio "provocando un potenziale pericolo per i giocatori e per i ragazzi adibiti al recupero del pallone che sostano lungo i bordi del terreno di gioco".

28 marzo 2010

ULULATI

MILANO, 28 marzo 2010 - Ululati contro Seedorf si sono ripetuti sugli spalti di San Siro, provenienti dal settore del terzo anello dove sono sistemati circa 2 mila tifosi della Lazio. Per due volte nel primo tempo lo speaker dello stadio Meazza ha invitato i tifosi biancocelesti a non tenere comportamenti che possono determinare la sospensione della partita. Poco prima c'era statauna discussione tra i delegati della procura federale e il quarto uomo Sebastiano Peruzzo.

PARAPIGLIA

Tifosi del Bari e del Genoa hanno dato vita a un parapiglia nell'area di servizio Chianti, sull'A1. In base a quanto ricostruito dalla polizia, i due gruppi di ultrà, di ritorno rispettivamente dalle trasferte a Siena e a Livorno si sono incrociati durante una sosta venendo a contatto. Sul posto sono intervenuti gli agenti, che hanno bloccato i tifosi, che saranno identificati. A dare il via al parapiglia sarebbero stati i baresi. Non ci sarebbero feriti.

SPUTI

Massimo Cellino è uscito dallo stadio tra gli insulti dei tifosi blucerchiati e negli spogliatoi appare ancora scosso. "Sono sei gare che ci succede di tutto - spiega il presidente del Cagliari -. Mi dispiace che la Sampdoria non abbia vinto, visto che pareggiando mi hanno riempito di sputi. Se avessimo vinto forse mi avrebbero sparato". Cellino ha analizzato poi la gara ed il momento del suo Cagliari. "E' stata una bella partita. Purtroppo avevamo ben sette titolari assenti e ha giocato chi stava bene. I giovani? Quando servono ci sono e questo è importante".

DOMENICA BESTIALE

E' stata una domenica di ordinaria follia sui campi di calcio italiani. Che non sarebbe stata una giornata tranquilla lo si era capito molto prima dell'inizio delle partite. A Torino, come annunciato in settimana, è andata in scena la protesta dei tifosi della Juventus in occasione del match contro l'Atalanta. Un gruppo di sostenitori bianconeri si è piazzato sotto l'albergo dove i bianconeri erano in ritiro pre-partita attendendo l'uscita dei giocatori. Sono volati insulti e addirittura anche uno schiaffo sulla nuca di Zebina. Il difensore francese, a fine partita, ha parlato senza esitazioni di "aggressione razzista". Il pullman della squadra di Zac, inoltre, e' stato fatto oggetto di lanci di uova.

Contestazione anche allo stadio Picchi di Livorno, in occasione del match Livorno-Bari. Nella curva occupata dai tifosi amaranto è apparso uno striscione con una scritta eloquente rivolta ai giocatori: "Siete inguardabili. Vergognatevi". Preso di mira anche il presidente Spinelli ("Vattene", si leggeva su un altro striscione). L'arbitro Saccani è stato inoltre costretto a sospendere la partita per un paio di minuti in seguito al lancio di grossi petardi sul terreno di gioco da parte degli ultrà livornesi.

Scene poco edificanti anche a Marassi, in occasione di Sampdoria-Cagliari, almeno stando a quanto riferito dal presidente della squadra sarda Massimo Cellino: "Mi dispiace che la Sampdoria non abbia vinto, visto che pareggiando mi hanno riempito di sputi. Se avessimo vinto forse mi avrebbero sparato", ha denunciato a fine partita il numero uno rossoblù.

VERGOGNA

(ANSA) - LIVORNO, 28 MAR -Contestazione a Livorno: nella curva dei tifosi campeggia al centro uno striscione rivolto alla squadra:'Siete inguardabili. Vergognatevi'.E La lettera 'b' di 'inguardabili' e' scritta in rosso per sottolineare il concreto rischio di retrocessione degli amaranto. Fischi sono pure partite dalla curva livornese all'ingresso in campo dei giocatori per la fase di riscaldamento. Ancora, la lettura della formazione del Livorno allo stadio e' stata sottolineata con fischi dei supporter toscani.

SE CI LASCI

Un coro contro la Juventus, uno per Cesare Prandelli, e uno stendardo con scritto 'Cesare se ci lasci non vale' esposto in curva Fiesole. Così i tifosi viola, all'ingresso in campo di Fiorentina e Udinese al Franchi, hanno manifestato il loro umore dopo le diatribe degli ultimi giorni tra l'allenatore e la società viola.

SPY



Finale di campionato incandescente, basta guardare la classifica. Contestazioni a Livorno, contestazioni a Torino (casa Juventus) e una volata-scudetto che adesso porterà migliaia di tifosi in giro per l'Italia rimpiendo gli stadi. I romanisti, dopo il successo, sull'Inter si preparano a "invadere" Bari nel pomeriggio di sabato prossimo, vigilia di Pasqua. Ma cosa deciderà l'Osservatorio? Ricordiamo che la tifoseria della Roma è stata "squalificata" dopo gli incidenti di Livorno: è stata chiusa la trasferta a Bologna ma qualcuno, all'interno del Viminale, voleva che fossero proibite anche le successive trasferte, sino a fine stagione. Possiamo anticipare che quando si riunirà l'Osservatorio (martedì o mercoledì) deciderà di dare il via libera ai tifosi giallorossi per la Puglia. Forse verrà messa una sola limitazione: biglietti acquistabili nella Regione Lazio. Ma è assurda perché ci sono tifosi giallorossi che vivono, o lavorano anche in altre Regioni, e speriamo che anche questa norma venga tolta. Via libera per tutti. Ci vuole buon senso, e coraggio. Coraggio, certo: perché in occasione della trasferta di Livorno alcuni ultrà (la solita minoranza che crea problemi) della Roma hanno causato incidenti in treno, a Grosseto, e saccheggiato un autogrill a Venturina. Risultato: nessuna denuncia, nessun Daspo. Proprio così: ci sono alcune questure che sono davvero carenti, per usare un eufemismo. Ma ora, vista la voltata-scudetto, si vogliono mettere tutte le squadre sullo stesso piano. Per un questione, legittima, di par condicio. Quindi, via libera ai romanisti: e massima attenzione lungo il viaggio per Bari. Anche perché si tratta, come detto, del sabato di Pasqua, giorno di particolare esodo. Partiranno in migliaia da Roma, e da altre Regioni: forse cinquemila giallorossi? Si vedrà, lo stadio di Bari è grande ma i posti per gli ospiti non sono moltissimi (meno di tremila). Ma il buon senso consentirà ai romanisti per bene di poter seguire la loro squadra del cuore.


Ffp, i club italiani spaventati: ecco perché
Ffp significa financial fair play: è l'obiettivo di Michel Platini, n. dell'Uefa. L'esecutivo europeo dovrebbe ratificare il progetto il prossimo 28 maggio. Si vuole mettere un freno alle spese pazze, con un progetto graduale ma che già adesso spaventa i club italiani. Nella riunione tenutasi nei giorni scorsi a Milano, in Lega Calcio, è stato chiaro quanto hanno spiegato Umberto Gandini (Milan) ed Ernesto Paolillo (Inter), due che conoscono bene la materia. C'è il rischio che il gap fra i nostri club e il resto d'Europa (soprattutto Premier League e le due big spagnole, Real e Barcellona) possa aumentare, e non diminuire. C'è il rischio che non si intervenga sui grandi club indebitati e sui maxistipendi, ma si metta un freno agli investimenti futuri di Moratti e Berlusconi. In questo caso, il declino dei nostri club è sicuro. Così come sono preoccupate le società medio-piccole.

MAZZE

MILANO (28 marzo) - È terminata in ospedale la serata di tifo calcistico di un giovane romanista di Milano, brutalmente aggredito a mazzate da un ultras nerazzurro, ieri sera, nel capoluogo lombardo, dopo aver visto in tv Roma-Inter.

Il ferito, Mirko J., di 21 anni, residente a Milano, aveva appena terminato di vedere la partita in un pub di piazza Sant' Agostino, dove era stato allestito un megaschermo. Uscendo ha telefonato a un amico interista, sfottendolo scherzosamente per la sconfitta della squadra milanese. Due fratelli che avevano assistito alla partita nello stesso bar, sentendolo, hanno iniziato a litigare con il romanista. Alla fine uno dei due, Alessio S., di 28 anni, è andato a prendere una mazza da baseball dal bagagliaio della sua auto, parcheggiata nei pressi, e lo ha aggredito colpendolo ripetutamente. Il romanista è stato soccorso e portato con un serio trauma cranico al Policlinico, ma oggi le sue condizioni, secondo la polizia, sarebbero in miglioramento.

Una Volante ha poi rintracciato e arrestato l'aggressore, che risulta un ultras nerazzurro già colpito da un Daspo, il provvedimento antiviolenza che vieta di partecipare a manifestazioni sportive.

BOCCA DI ROSA

di FABRIZIO BOCCA

Bene, adesso che la Juventus è stata addirittura presa a schiaffi, sequestrata dai tifosi, bombardata dal lancio di uova e bottiglie, nella sostanza fisicamente aggredita, è giunto anche il momento di prendere una decisa posizione: io sono dalla parte della Juventus, e soprattutto delle persone della Juventus, di Zebina e di Del Piero, di Diego e Felipe Melo, e anche di Blanc, Secco e Zaccheroni. Servirà a poco, però è giusto e mi sento di ribadirlo. In un calcio civile e a misura d'uomo  -  questo non lo è, è avvelenato e malato  -  deve restare asolutamente salvo il principio che ognuno ha il diritto di perdere, finanche di andare in serie B e di essere comunque rispettato.

Perché queste sono le regole della convivenza civile, perché quello che è stato fatto alla Juventus o in maniera ancor più grave mesi fa al Torino (i giocatori aggrediti, schiaffeggiati, sequestrati e minacciati addirittura in un ristorante dove stavano festeggiando un compleanno tra familiari) sono gesti e atti da codice penale, perché non esiste al mondo che Zebina e Felipe Melo a Londra debbano essere offesi con insulti razzisti, perchè non esiste al mondo che una squadra per andare allo stadio debba necessariamente farsi scudo con le cariche di alleggerimento di un intero reparto di polizia in tenuta anti-sommossa. Del Piero che deve andare a parlamentare con i tifosi per evitare guai maggiori è un gesto di grande saggezza, ma anche oggettivamente deprimente, ingiusto, quasi umiliante.

Non è questione di processi tecnici, non è questione di accuse alla società per gli errori fatti in una stagione completamente sballata, non è questione delle colpe da suddividere tra Blanc, Ferrara, Zaccheroni, Del Piero & C. Hanno sbagliato, certo, si può urlare, si può fischiare, ma oltre non è possibile e accettabile andare. Il problema più grave è proprio il protagonismo malato di questo tifo estremista, che pretende di dire la sua in maniera violenta. Come se questo fosse poi una soluzione: la curva ultrà della Juventus è colpevole della crisi come e forse di più della società e della squadra. Fosse riuscita a giocare con un po' più di serenità io sono sicuro che qualcosa di più la Juventus avrebbe fatto.

Sono sicuro che ci sono milioni di juventini che tutto questo non condividono. Un segno di solidarietà alla squadra  -  da parte del suo pubblico, del sindacato calciatori e dei colleghi di tutta la serie A  -  sarebbe un grande gesto di civiltà. Nessuno di noi paga fisicamente per gli errori nel proprio lavoro, è bene ricordarlo. Perché nel calcio deve essere diverso?

PERQUISE PAZZESCHE

Pisa-Chioggia, agenti di Polizia perquisiscono i volontari dell'ambulanza. Qui stanno diventando pazzi!
Vincenzo

ZEBIN-ARGH!

stato identificato dalla polizia il teppista che, questa mattina a Torino, ha colpito con uno scappellotto alla nuca lo juventino Zebina. Si tratta di un ultrà bianconero, la cui posizione è ora al vaglio della Digos, che hanno anche denunciato un altro tifoso per lancio di oggetti. Gli investigatori della questura di Torino stanno ora esaminando le immagini della contestazione alla Juventus, di fronte all'albergo che ospita il ritiro della squadra nel centro di Torino. Il reato compiuto dall'ultras nei confronti di Zebina, quello di percosse, è perseguibile solo a querela di parte. In attesa di capire se il difensore bianconero sporgerà denuncia, gli agenti della Digos stanno quindi valutando se al tifoso-teppista possano essere contestati eventuali altri reati, anche perché Zebina, parlando dell'episodio, gli ha attribuito contorni di tipo razzista. Per la persona fermata e per gli altri protagonisti della contestazione, in ogni caso, dovrebbe essere in arrivo una pioggia di Daspo.

SKY HA MOSTRATO TUTTO Le immagini rallentate di Sky fanno vedere un teppista che dà uno scappellotto sulla nuca a Zebina che si avvia verso il pullman, e che non reagisce. «Questo schiaffo non l'avevo visto - commenta Alberto Zaccheroni ai microfoni di Sky - certo le mani addosso non vanno bene, non fanno parte del mondo civile. Mentre contestare i risultati della squadra è un'altra cosa, e si può accettare». Alex Del Piero si è intrattenuto a parlare con i tifosi che comunque hanno esposto un cartello con la scritta 'infamì prima della partenza della squadra per lo stadio.

ZEBINA: AGGRESSIONE RAZZISTA La lettura di Jonathan Zebina dell'aggressione subita oggi prima della gara con l'Atalanta è una sola e ha a che vedere con il razzismo. «Sicuramente - dice Zebina ai microfoni della Rai - Io ho un carattere irruente e rispondo. Anche il brutto gesto che contro il Fulham ho rivolto a quella parte di tifoseria che mi contesta per quello». Zebina aggiunge: «È una brutta cosa per l'immagine del calcio italiano che non si merita questo. Le Federazione deve fare qualcosa. Io probabilmente resterò a vivere in Italia, però queste immagini vanno combattute con più forza, l'Italia si merita di meglio».

SCIOPERO DEL TIFO IN CORSO Come annunciato, gli ultras delle curve bianconere hanno «scioperato» posizionandosi fuori dagli spalti, davanti all'uscita dei giocatori dagli spogliatoi. Sono circa trecento. I pochi rimasti dentro lo stadio hanno fischiato Melo, Diego, Zebina, Cannavaro alla lettura delle formazioni, riservando applausi solo a Del Piero e Marchisio. La partita con l'Atalanta è iniziata in un clima insolitamente silenzioso.

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LA CONTESTAZIONE DA STAMANI Si accende la contestazione dei tifosi bianconeri contro la Juventus. All'uscita della squadra dall'hotel già presidiato dalla mattinata da un centinaio di supporter la situazione si è fatta più calda, con lancio di uova e bottiglie contro i giocatori che dovevano salire sul pullman e raggiungere lo stadio dove alle 15 è in programma la gara con l'Atalanta. La zona è presidiata dalle forze dell'ordine. Il pullman della squadra ha fatto fatica a partire. Soltanto il massiccio intervento della polizia in tenuta antisommossa ha permesso alla squadra di riuscire a raggiungere lo stadio. I tifosi hanno cercato in tutti i modi di bloccare il veicolo, mettendosi anche davanti e continuando a lanciare uova e bottiglie. Per spostare gli ultras esagitati, che hanno lanciato numerose bottiglie di birra vuote anche contro i poliziotti, è stata fatta qualche carica di alleggerimento ed è stata anche data qualche manganellata. Momenti di tensione si sono avuti successivamente, con il pullman ormai partito, quando la Digos ha bloccato un giovane per identificarlo ed ha cercato di farlo salire su una vettura. Quest'ultima è stata circondata dagli ultras e soltanto con nuova carica di alleggerimento i tifosi si sono allontanati, pur continuando a lanciare bottiglie. L'obiettivo dei manifestanti era impedire di fare partire l'auto e, nel caso, ribaltarla. Secondo le forze dell'ordine, i tifosi rappresentavano sostanzialmente quattro club: Drughi, Tradizione, Viking e Nucleo. Molte, infine, le persone comuni o i turisti che si sono fermati a guardare divertiti i tafferugli ed hanno fotografato le scene. Danneggiata una motocicletta durante gli incidenti.

UOVA E BOTTIGLIE

TORINO - Comincia male la domenica della Juventus. La squadra è stata pesantemento contestata dai tifosi: lancio di uova e bottiglie contro i giocatori all'uscita dell'abergo torinese dove la squadra era in ritiro mentre si apprestavano a salire sul pullman che li avrebbe portati allo stadio. E' dovuta intervenire la polizia per riportare la calma. Il pullman è starto poi scortato sino allo stadio dove all'ingresso c'erano altri tifosi che hanno pesantenmente contestato la squadra. Oggi le curve dell'Olimpico saranno vuote per l'annunciato sciopero dei tifosi. I tifosi si sono piazzati sotto l'albergo dove i bianconeri erano in ritiro pre-partita attendendo l'uscita dei giocatori. La protesta, che doveva inizialmente essere pacifica, non è stata tale. Sono volati insulti e addirittura anche uno schiaffo da parte di un tifoso sulla nuca di Zebina. Prima ancora il capitano Alessandro del Piero aveva parlato con un gruppo di tifosi.
Il pullman della squadra ha fatto fatica a partire. Soltanto il massiccio intervento della polizia in tenuta antisommossa ha permesso alla squadra di riuscire a raggiungere lo stadio. I tifosi hanno cercato in tutti i modi di bloccare il veicolo, mettendosi anche davanti e continuando a lanciare uova e bottiglie. Per spostare gli ultras esagitati, che hanno lanciato numerose bottiglie di birra vuote anche contro i poliziotti, è stata fatta qualche carica di alleggerimento ed è stata anche data qualche manganellata. Momenti di tensione si sono avuti successivamente, con il pullman ormai partito, quando la Digos ha bloccato un giovane per identificarlo ed ha cercato di farlo salire su una vettura. Quest'ultima è stata circondata dagli ultras e soltanto con nuova carica di alleggerimento i tifosi si sono allontanati, pur continuando a lanciare bottiglie. L'obiettivo dei manifestanti era impedire di fare partire l'auto e, nel caso, ribaltarla. Secondo le forze dell'ordine, i tifosi rappresentavano sostanzialmente quattro club: Drughi, Tradizione, Viking e Nucleo. Molte, infine, le persone comuni o i turisti che si sono fermati a guardare divertiti i tafferugli ed hanno fotografato le scene. Danneggiata una motocicletta durante gli incidenti.

"Le mani addosso non fanno parte del mondo civile". Alberto Zaccheroni, allenatore della Juventus, stigmatizza l'episodio avvenuto a poche ore dal match che la squadra bianconera giocherà in casa contro l'Atalanta. All'uscita dall'albergo, sede del ritiro, la Juve è stata duramente contestata da decine di tifosi. Una persona si è avvicinata al difensore Jonathan Zebina e l'ha colpito con uno schiaffo alla nuca. "La contestazione era annunciata, è legata all'amore dei tifosi delusi per i risultati. Ma le mani addosso non fanno parte del mondo civile. Alle contestazioni dobbiamo rispondere in campo, mantenendo la concentrazione per 90 minuti e non per 45. Ora dobbiamo far leva sulla risorsa migliore che abbiamo, il nostro orgoglio"

ZEBIN-AHI!

Alberto Zaccheroni, tecnico della Juventus, commenta ai microfoni di Sky, nel pre-partita di Juventus-Atalanta, l'episodio avvenuto all'uscita dall'albergo dove i bianconeri erano in ritiro, episodio che ha visto coinvolto Jonathan Zebina.

Il difensore bianconero infatti è stato colpito con uno schiaffo alla nuca da un sedicente tifoso: "Le mani addosso non fanno parte del mondo civile - dichiara l'allenatore - la contestazione era annunciata ed è comprensibile, i tifosi sono delusi dai nostri risultati. Alle contestazioni dobbiamo rispondere in campo, mantenendo la concentrazione per 90 minuti e non per 45, facendo leva sull'unica cosa che abbiamo: l'orgoglio".

GM

4 DASPO A ROMA

Denunciati dalla polizia quattro tifosi romanisti ieri sera in occasione del match disputato dalla Roma contro l'Inter allo stadio Olimpico. Tutti sono stati sottoposti a Daspo. Tre per accensione di fumogeni in curva ed uno perché, durante le operazioni di filtraggio, è stato trovato in possesso di un coltello e accusato di porto abusivo d'arma da taglio.

GRAVE

Ricoverato in ospedale a Teramo un tifoso di 40 anni per un trauma cranico provocatogli da un pugno alla testa ricevuto mentre cercava di togliere uno striscione alla tifoseria avversaria durante la gara Santegidiese-Recanatese allo stadio di Sant'Egidio alla Vibrata (Teramo). Un uomo e' stato invece arrestato per violazione del divieto di accedere per tre anni allo stadio. . (AGI)

MODELLO POLACCO


http://www.youtube.com/watch?v=x-vhm13oljg&feature=player_embedded

Siamo in Polonia, poco dopo la conclusione di un incontro di calcio tra il Gornik Konin e il Legia Chelmno. La situazione si scalda e un gruppo di agenti si trova a scontarsi con un ben più volto gruppo di hooligans.
Vista la superiorità numerica, questi ultimi hanno la meglio e ben 10 agenti restano feriti nello scontro.

UNA SQUADRA DI MERDA

Dirigenti e giocatori della Juventus sono stati accolti stamani dalla contestazione dei loro tifosi, presentatisi davanti all'albergo scelto dalla società per il ritiro pre-partita in occasione del match di oggi pomeriggio con l'Atalanta, in programma all'Olimpico. Alcune decine di tifosi, tra cui molti con bandiere, hanno intonato slogan contro la società e i calciatori: tra i più bersagliati Melo, Zebina e Fabio Cannavaro. La polizia è presente sul posto e vigila difendendo il pullman bianconero e l'ingresso dell'albergo.

STRISCIONE CONTRO BALOTELLI

Mario Balotelli riesce ad essere protagonista di Roma-Inter pur non essendo stato neppure convocato da Josè Mourinho. Al 33' del primo tempo è infatti comparso uno striscione in curva sud . riporta l'ANSA - quella del tifo più caldo della squadra giallorossa, espressamente dedicato all'attaccante dei nerazzurri, anche se non ne viene fatto il nome. La scritta esposta in curva, e ritirata al 42', è "Non t'insultiamo perchè sei di colore, ma perchè sei 'no st...senza onore".
Balotelli, che in passato rispose con gesti e linguacce alle provocazioni romaniste, era già finito nel mirino dei supporter della squadra della capitale e anche di alcuni colleghi, come Totti e Panucci, che non avevano accettato certi atteggiamenti in campo dell'interista.

CONTESTAZIONE AI DELLA VALLE

Secondo l'edizione odierna di Tuttosport oggi allo stadio Franchi in occasione della partita tra Fiorentina e udinese potrebbe esserci una contestazione della tifoseria viola nei confronti della società. La tifoseria infatti è tutta con Prandelli, e farà di tutto per dimostrarlo ancora una volta.

LE RADICI DELL'HELLAS

(CALCIOPRESS) - Più volte abbiamo scritto su Calciopress del rapporto speciale che lega l’Hellas Verona e i suoi tifosi. Un esempio sempre più raro, nel panorama calcistico nazionale e non solo. Proprio per questo intrigante e, ogni volta, irrimediabilmente fascinoso.
Persone straordinarie, i tifosi dell’Hellas. Non hanno smesso di riempire il Bentegodi, il Tempio. Sono riusciti a mettere insieme  numeri assolutamente insoliti (strepitosi?), a dispetto della categoria nella quale sono costretti a giocare e al generale declino di pubblico che affligge i decrepiti stadi italiani a tutti i livelli.
I fantastici “butei”, così loro stessi si definiscono a prescindere dall’età anagrafica, hanno colto la discesa agli inferi nella terza serie nazionale non come una punizione. Piuttosto come una grande occasione, per rendere ancora più tenace e tenera la loro storia d’amore con le maglie gialloblù.
Non c’è Prima Divisione che tenga di fronte alla forza dei sentimenti che rappresentano, come in questo caso, il connubio tra il tifoso vero e la sua squadra del cuore. I  tifosi gialloblù hanno saputo darne la prova, con i fatti e non con le parole, in un’epoca mediocre e improntata al chiacchiericcio fine a se stesso.
Non è una sorpresa, per chi conosce la loro storia e la grande storia del club. Per la mostra-evento organizzata nel maggio dell’anno scorso, sotto la Curva Sud dello stadio Bentegodi di Verona, fu infatti scelto un titolo significativo in questa prospettiva.
Le radici profonde non gelano” è un verso della poesia di Bilbo Baggins su Aragorn e fa parte del primo libro della trilogia del Signore degli Anelli (“La Compagnia dell'Anello”). Riportiamo nella sua interezza la strofa da cui è tratto, per decifrarne fino in fondo il senso e per riflettere su quanto sia paradigmatico dello speciale rapporto che intendeva rappresentare. Una lettura che permette di intercettare, compiutamente, le ragioni di una precisa scelta di vita.
Non tutto quel ch'è oro brilla,
né gli erranti sono perduti;
il vecchio ch'è forte non s'aggrinza,
le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
l'ombra sprigionerà una scintilla;
nuova sarà la lama ora rotta,
e re quel ch'è senza corona.

E’ proprio vero, le radici profonde non gelano. La simbiosi dei “butei” con le maglie gialloblù dell’Hellas nasce da questo semplice assioma. Conferma che occorre sempre sapersi ripiegare sul passato per avere la forza di subire il presente e prepararsi ad affrontare il futuro. 
Sergio Mutolo 

CHE FARE?

Tutti col fiato sospeso alle 14.59 di oggi, quando entreranno in campo le squadre: che farà la Fiesole? E cosa succederà durante e a fine gara? Ci saranno i cori per Prandelli, che proprio contro il Genoa sono stati più intensi del solito? Sarà quella una cartina tornasole fondamentale per capire gli umori presenti e futuri della parte più calda della Firenze calcistica. Prandelli non è un tecnico che va spontaneamente sotto la curva a cercare consensi, stile Terim tanto per intenderci. Quando lo ha fatto e si è messo ad applaudire è stato solo perché era stato chiamato a gran voce dai tifosi. Le previsioni sono per una nuova passeggiata, per il consueto tributo d’affetto per l’allenatore più amato degli ultimi anni, ma nessuno, nemmeno tra i rappresentanti del tifo si vuole sbilanciare troppo. Spiega il leader del Collettivo, Stefano Sartoni: «Partiamo da due presupposti precisi: ognuno si regolerà come meglio crede e tutti vorrebbero che ci fosse maggiore trasparenza. In linea di massima credo che in tanti staranno alla finestra, aspettando di vedere cosa succederà, ponendo comunque la Fiorentina prima di ogni altra cosa e di ogni altro interesse». Aggiunge il presidente dell’Atf Valter Tanturli, che in 45 anni di passione viola ne ha viste davvero di tutti i colori: «Non vogliamo farci tirare per la giacchetta da nessuno, siamo contro ogni forma di strumentalizzazione e pretendiamo chiarezza. Una caratteristica che mi pare proprio mancante da un po’ di tempo a questa parte. Credo che l’atteggiamento migliore da tenere sia uno solo: tifare solo per la Fiorentina. L’importante è che in tutta questa confusione non sia Firenze a perdere».
A ieri sera era escluso ogni striscione che sottolineasse in un modo o nell’altro gli eventi degli ultimi due giorni, anche perché una presa di posizione precisa contribuirebbe a distrarre ancora di più rispetto all’impegno con l’Udinese che invece potrebbe essere un trampolino di lancio verso l’Europa. Ma nella mattinata di oggi i rappresentanti più importanti del tifo si ritroveranno e cercheranno di trovare un minimo comune denominatore tra le diverse posizioni. Il fascino di Prandelli è ancora molto forte, ma è indubbio che le allusioni al suo passaggio alla Juve abbiano incrinato alcune certezze.«Il problema è proprio questo — conclude Marzio Brazzini, uno dei capi del Gruppo Storico— cioè che ci sia una divisione netta tra chi dà ragione a Della Valle e chi al tecnico quando invece è meglio non schierarsi e cercare di rimanere uniti per un finale di stagione impegnativo e interessante. Ma l’impressione, purtroppo, è che il giocattolo si sia rotto».



David Guetta - Corriere Fiorentino

CURVA NORD MAURIZIO ALBERTI

Migliaia di firme raccolte, proteste, iniziative, incontri con Società AC Pisa 1909 e Sindaco: tutto questo per fare entrare bandiere e tamburi allo stadio alla luce del sole e tornare a un'Arena alla vecchia maniera...
La risposta degli organi preposti all'"ordine pubblico" oggi è stata sotto gli occhi di tutta la città: stadio blindato, camionette di celerini in tenuta antisommossa a presidio dell'Arena, elicotteri, perquisizioni a tappeto a chiunque, vecchi e giovani. Un esercito per impedire alla tifoseria pisana di entrare nel suo stadio liberamente con bandiere e tamburi. Da questo ennesimo divieto e sopruso è scaturita la nostra decisione di rimanere fuori dallo stadio con i nostri colori, bandiere e tamburi.
Abbiamo assistito a scene gravissime, assurde e inverosimili: addirittura alla gente che voleva uscire dalla Nord per unirsi alla nostra protesta gli è stato impedito con la forza ed è stata costretta a rimanere rinchiusa nella Curva. Tutto ciò secondo noi sarebbe anche punibile legalmente, essendo, di fatto, sequestro di persona. E' allucinante essere arrivati al punto di non essere più liberi di uscire da uno stadio quando ci pare.
Anche la partita è iniziata con trenta minuti di ritardo a causa di tutto ciò. Pisa - Chioggia doveva essere una festa, la partita dove la Curva Nord Maurizio Alberti si sarebbe ripresentata con i suoi vessilli e colorata alla vecchia maniera, ma ancora una volta la risposta è stata solo repressione. Pensiamo anche a quanto è costato allo Stato italiano (e quindi a noi che paghiamo le tasse) questa ridicola "caccia al tamburo". Reparti celere antisommossa, camionette, elicotteri non sono certo venuti gratis, e tutto questo per una partita di serie d dove neanche erano presenti i tifosi ospiti, per un altro assurdo divieto. Siamo alla follia.

Quello che è accaduto non ci piegherà, ma anzi ci dà ancora più forza per continuare a lottare contro questo decreto e contro la tolleranza zero all'Arena Garibaldi

Curva Nord "Maurizio Alberti"

NO VOTO


Lo striscione esposto all'esterno del 'Pinto' (foto interno18.it)
“No Casertana. No voto”. Lo slogan inaugurato nella giornata di ieri con la diffusione di un volantino, è stato proposto anche nel pomeriggio di oggi. In occasione di Casertana-Turris gli Ultras rossoblu hanno esposto uno striscione all'esterno del 'Pinto' recante tale messaggio. Per la prima volta si è deciso di esporre il proprio pensiero sui cancelli dello stadio e non all'interno. Un messaggio firmato 'Caserta Ultras', insomma tutte le sigle del tifo unite sotto un unico emblema. Alla vigilia della tornata elettorale questo era il modo più diretto per arrivare ad un maggior numero di persone, vista anche l'evidente flessione di presenze sui gradoni di viale Medaglie d'Oro. Una civile espressione di pensiero che, a quanto pare, in questa città è vista quasi come una 'minaccia'. Ma, nonostante tutto, lo striscione continua tutt'ora a far bella nostra di sé all'esterno del 'Pinto'. Una protesta civile e silenziosa nei confronti di una classe politica che ha più volte voltato la faccia al club che rappresenta un'intera provincia. “Il calcio è cultura sociale e va salvaguardato”, recitava una famosa scritta apparsa in città qualche anno fa. Fatto sta che tale cultura all'ombra della Reggia continua ad essere bistrattata.
PROTESTA SILENZIOSA – La silenziosa protesta ha avuto seguito anche nelle battute finali dell'incontro. A dieci minuti dal triplice fischio, con la Casertana avanti per 2-0, gli Ultras hanno lasciato ordinatamente il settore Distinti, abbandonando lo stadio. Settore vuoto, a tal punto che al momento del consueto saluto della squadra ai tifosi, le persone presenti sugli spalti si contavano sulle dita di due mani. Un modo, questo, per far capire a tutti di come la misura sia ormai colma. La piazza non ne può più di promesse non mantenute, di teatrini, di estati calde e di società che vanno e che vengono. La città vuole voltare pagina, ma questa volta definitivamente...

KLASSIEKER

27/mar/2010 , Posted by Chris Holter at 14.07
In seguito alla drastica decisione presa dalla KNVB (la lega calcio olandese) in accordo con i comuni di Amsterdam e Rotterdam, la finale di coppa d'Olanda rischia di poter essere vista, dal vivo, solo dalla tifoseria del Feyenoord, in quanto la partita verrà disputata, come al solito, al De Kuip di Rotterdam.
L'accordo tra i borgomastri di Amsterdam e Rotterdam e la KNVB, avutosi nel febbraio del 2009 per cercare di colpire in qualche modo la vera e propria faida tra i supporters delle due squadre, statuisce che, per i prossimi cinque anni, alle partite tra Ajax e Feyenoord potranno assistere solo i tifosi della squadra di casa. Va sottolineato, inoltre, che la decisione potrà essere rivista soltanto fra due anni. Nel 2011, quindi, si valuterà se ammorbidire la sanzione o confermarla.
"Klassieker vermoord" recitavano, in occasione dell'ultima sfida di campionato tra Feyenoord ed Ajax, sugli spalti del De Kuip alcuni striscioni, chiaro segno della delusione della Het Legioen, cui è stato impedito di affrontare a viso aperto (almeno all'interno dello stadio) la tifoseria Ajacide. La decisione della Lega calcio olandese, in accordo con i borgomastri delle due città, si è avuta solo in seguito ad innumerevoli scontri che si ripetevano costantemente ogni anno. Dal 1921, infatti, sono stati 160 gli incontri tra le due squadre, cui quasi sempre sono corrisposti gli scontri tra le tifoserie. Tra incendi di treni su cui viaggiavano i supporters rivali, lanci di qualsiasi oggetto fosse capitato sottomano nel tentativo di colpire l'avversario ed innumerevoli feriti, il caso più grave è stato sicuramente quello del 1997. In quella che è stata rinominata "la battaglia di Beverwijk" ha perso la vita un tifoso dell'Ajax, Carlo Picornie, pestato a morte dagli acerrimi rivali del Feyenoord (foto in basso a destra). L'episodio, rivendicato dalla RJK (Rotterdamse Jongeren Kern/Rotterdam Youth Squad), che non evita di citare ancora oggi il ragazzo ucciso nei suoi cori, non ha fatto che generare ulteriore violenza in quella che oggi è considerata una vera e propria guerra tra i due gruppi di tifoserie, il cui ultimo scontro più feroce risale al 2005. Nei pressi dello stadio De Kuip, dove l'Ajax si era appena imposto sui padroni di casa, si è scatenato un vero e proprio inferno che ha coinvolto tifosi di entrambe le parti, polizia ed anche ignari passanti.
La rivalità non riguarda solo le due squadre e le rispettive tifoserie. Si tratta di un vero e proprio faccia a faccia tra le due più grandi città del paese, estremamente differenti sotto tutti gli aspetti.
La gente di Rotterdam non vede di buon occhio chi viene da Amsterdam e la mancanza di rispetto è sicuramente reciproca. Difficilmente, infatti, sedendovi in un pub di Rotterdam a chiacchierare con gente del posto, sentirete negare che la gente di Amsterdam è arrogante o vi verrà detto dei pregi della capitale, considerata nient'altro che una città prettamente turistica, che sperpera il denaro prodotto dalle industrie di Rotterdam e del resto del paese. 
Nel confronto tra le due città gioca un forte ruolo anche la questione dell'antisemitismo. Amsterdam ha una forte eredità ebrea che, anche se sono numerose gli interventi chiaricatori sulle origini  della squadra da parte dei massimi quadri dirigenziali dell'Ajax, si riflette anche sulla tifoseria, che non manca di adornare lo stadio con la stella di David (foto in basso a destra), più per un senso di appartenenza che per la vera discendenza.
I tifosi del Feyenoord di Rotterdam, città totalmente distrutta durante l'invasione nazista, sono spesso visti come neo-nazisti proprio per i loro atteggiamenti da collegare all'antisemitismo. E' innegabile che la cittadina di Rotterdam abbia una inclinazione politica spostata a destra, ma parlare di nazismo è esagerato, nonostante i vari cori intonati durante il Klassieker che inneggiano alle camere a gas per i rivali "ebrei" e le varie bandiere israeliane bruciate sugli spalti. Nella questione non si parla neanche di politiche mediorientiali: è semplicemente una cosa tra l'Ajax ed il Feyenoord, una questione di identità sfociata in campi molto più seri di quello calcistico.
Anche nei giorni in cui le due squadre non hanno offerto il meglio durante la stagione, il Klassieker rimane "la partita" per antonomasia. Lo stadio è sempre pieno ed è costantemente sotto i riflettori dei media, pronti a catturare ogni immagine della partita e della sfida tra i tifosi, cui oggi finalmente è stato messo un punto con un serio provvedimento risolutorio. Mai le autorità, in Olanda, avevano reagito con tanta veemenza. Pene blande e misure di sicurezza insufficienti hanno caratterizzato gli interventi per fronteggiare lo stillicidio continuo di atti di violenza dentro e fuori agli stadi. Se alla fine degli anni 80 (anni di bombe durante il Klassieker) si era addirittura proposto di sospendere il campionato per sei mesi, a metà degli anni 90, dopo l'omicidio di Picornie, le partite tra Ajax e Feyenoord si sono giocate in due casi a porte chiuse, in un silenzio surreale se si pensa al supporto dei tifosi durante le altre occasioni.
Alla luce di una lunga disamina su di un confronto che non ha risparmiato neanche le squadre riserve (nel 2004 Jorge Acuna, centrocampista del Feyenoord, è finito all'ospedale perchè aggredito dagli hooligan dell'Ajax, riportando ferite alla testa, mentre un giovanissimo Robin Van Persie, altro obiettivo della violenza dei tifosi, veniva messo in salvo dai giocatori dell'Ajax), la speranza di poter assistere ad una finale di coppa con entrambe le tifoserie presenti diventa, a mio avviso, sempre più vana.