15 gennaio 2010

RAZZISMO E VIOLENZA A TORINO

di EMANUELE GAMBA
Il razzismo, la violenza e la maleducazione dei suoi tifosi sono già costati alla Juventus 144.500 euro. E' il conto delle multe inflitte in questo campionato dal giudice sportivo al club bianconero fin dalla seconda giornata (Roma-Juve, 15 mila euro): nel mucchio ci sono cori razzisti (puniti per tre volte: contro Udinese, Inter e Milan), accensioni di fumogeni, esplosione di bombe carta, lanci di oggetti contro tifosi avversari, incendi. Ma è un dato, in particolare, quello più interessante: oltre l'ottanta per cento del totale (118 mila euro) la Juve lo ha pagato dalla dodicesima giornata in avanti, cioè da quando, grosso modo, è cominciata la contestazione nei confronti della società. A quel punto, i cori razzisti e le bombe carta sembrano diventati un strumento di minaccia, più che altro: li si canta e le si innesca per punire la dirigenza, è una specia di ricatto. E sono gli ultrà ad avere il coltello dalla parte del manico.

D'altronde, Blanc non ha mai avuto il coraggio, la forza o l'intenzione di prendere nettamente le distanza dall'ala più becera del tifo bianconero, cercando anzi di ammansirla a ogni occasione buona: ad esempio, rivendicando la legittimità degli illegali scudetti di Calciopoli. La società si battè con vigore contro la squalifica del campo impartita nel campionato passato per i cori razzisti contro Balotelli, considerandola una vera ingiustizia, e anche in questa stagione il presidente ha più volte spiegato che la Juventus è contraria a ogni forma di razzismo, formuletta valida per tutte le stagioni, ma non ha mai detto chiaro e tondo: ci dissociamo dai nostri tifosi razzisti. Tra i due comportamenti, c'è una bella differenza. Negli ultimi mesi, gli ultrà bianconeri si sono distinti soprattutto a Bordeaux, in Champions League (l'Uefa sta conducendo un'indagine), e nella partita casalinga contro l'Inter, cioè contro Balotelli in carne e ossa, oramai pesantemente insultato quasi ogni settimana e non soltanto con lo squallido  "se saltelli muore Balotelli", ma anche con lo slogan più lucidamente razzista che ci sia: "Non ci sono negri italiani".
Mercoledì sera, in Coppa Italia, gli ultrà hanno esposto tutto il loro catalogo: alla contestazione a squadra e società, s'è aggiunto il razzismo anti-balotelliano e anti-napoletano (un altro classico bianconero, esibito, chissà perché, praticamente in ogni partita e non soltanto nei confronti diretti contro il Napoli), il lancio reciproco di fumogeni verso gli ultrà campani e l'esplosione di un numero incredibile di bombe carta, una trentina. Circostanza, questa, che alimenta il sospetto che gli ultrà abbiamo qualche sponda "istituzionale": nella curva più esplosiva, la Nord, ci saranno stati non più di mille  tifosi, eppure nessun controllo, nessuna perquisizione, nessun filtro di sicurezza ha impedito che portassero con sè una quantità impressionante di oggetti vietati. E all'Olimpico, l'altra sera, quelli del Napoli non sono stati da meno: hanno risposto coro su coro alle provocazioni juventine, e alla fine hanno scatenato una sassaiola (e i sassi, chi li ha fatti entrare?) ferendo cinque steward. Per quanto sia difficile una generalizzazione, il tifoso juventino è in maggioranza di destra. E gli ultrà, di destra estrema. Ogni tanto affiora il coro "Camerata Buffon!!", cantato anche mercoledì, mentre nell'estate del 2008 a Bratislava, nel ritorno dei preliminari di Champions, gli juventini accompagnarono l'inno di Mameli con il saluto romano. E lo scorso febbraio a Londra, un nutrito gruppo di ultrà (per altro scortato da Scotland Yard) marciò verso Stamford Bridge cantando canzoni e slogan fascisti. Fino a qualche anno fa non era raro vedere simboli di estrema destra su bandiere e striscioni, per un certo periodo in curva vennero sventolate anche bandiere di Alleanza Nazionale, ma quel tipo di iconografia è scomparsa da tempo.

In compenso, il razzismo non è nato per caso né per reazione ai comportamenti di Balotelli: nel luglio del 2008, durante il ritiro estivo di Pinzolo, una grossa scritta "Balotelli: non ci sono negri italiani" resistette per due settimane su un pannello piazzato sul ciglio della strada percorsa, ogni giorno e per diverse volte al giorno, da giocatori, dirigenti, funzionari e impiegati juventini. Nessuno la fece cancellare. E a quell'epoca, Balotelli non aveva ancora avuto comportamenti che potessero renderlo antipatico. Gli bastava essere nero. (14 gennaio 2010)

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