31 gennaio 2010

IL TROMBETTIERE NON SUONA PIU'

(CALCIOPRESS) - Un ricordo dedicato ai tifosi di ogni epoca, ai quali manca il calcio con la “C” maiuscola. Quello di Valentino Mazzola che, sospinto dal mitico trombettiere del Filadelfia, si tirava su le maniche. A quel segnale il Grande Torino, come per magia, innestava il turbo . Il destino era segnato, per qualsiasi avversario. Leggendo le attuali traversie della squadra granata, che stanno amareggiando i tifosi, mi è venuta voglia di rivedere il tv-movie messo in onda qualche anno fa sulla storia del Grande Torino. Una fiction che ci riporta a ritroso nel tempo e ci mette a confronto con un calcio dal sapore antico. Un’epoca nella quale esisteva ancora l’attaccamento alla maglia e ogni squadra aveva il suo giocatore bandiera. Il capitano del Toro, Valentino Mazzola, si identificava con il colore granata. Se lo teneva appiccicato addosso, dentro e fuori dal campo. Quelli come Mazzola erano giocatori che i tifosi, ma anche la gente comune, consideravano in perfetta simbiosi con la città. Proprio per questa ragione suscitavano un rispetto profondo ed erano amati di un amore senza limiti. Un modello di calcio ormai morto e sepolto. Non solo sono scomparsi i giocatori bandiera ma, insieme con loro, anche i presidenti alla Ferruccio Novo. Condannato dal destino a non trovarsi su qull’aereo che tornava da Lisbona. La società che dirigeva era, per lui, ragione di vita e di vanto. I giocatori? Tanti figli, tutti diversi, da tirare su come meglio si poteva. Altri tempi, si dirà. Altri stili di vita. Altri valori. Se migliori o peggiori, perché ritenuti da taluno patetici, sarà il tempo a dirlo. La storia del Grande Torino fu anche quella dell’incredibile (irripetibile?) sinergia tra una città e la sua squadra di calcio. La Juventus contava poco in città. Esisteva il Toro, e soltanto il Toro. La realtà granata pervadeva la gente fin nel profondo dell’animo. Il 4 maggio 1949 l'aereo che riportava a casa la squadra dalla trasferta in Portogallo, dove i granata avevano giocato con il Benfica, si schiantò sulla collina di Superga. La gente rimase annichilita. La città si fermò. Si strinse attorno ai suoi campioni perduti per sempre in un solo, disperato e appassionato abbraccio. L’incipit della cronaca dei funerali del Grande Torino dettata agli stenografi da Alfonso Gatto, un poeta prestato allo sport come allora spesso succedeva, è ancora oggi da brivido: “I morti della sera di maggio sono allineati tutti insieme, in un unico campo di erba verde”. C’era un momento, nelle partite interne, in cui lo storico trombettiere della curva del Filadelfia suonava la carica. A quel punto, Valentino Mazzola si tirava su le maniche della maglia. Quello squillo, e il gesto che seguiva, davano inizio al mitico “quarto d’ora granata”. Difficile spiegare oggi, in questi tempi opachi, cosa fosse e quanto significasse per i giocatori in campo quel gesto apparentemente così semplice del loro capitano. Di fatto, da quel momento non ci sarebbe stato scampo per qualsiasi avversario. Che meraviglia sarebbe, per i tifosi granata, poter riascoltare ancora quella tromba. E bearsi del Mazzola di turno che si arrotola le maniche. Forse così, grazie a un gesto che solo l’utopia rende ancora possibile sperare, si potrebbe salvare un calcio che scivola sempre più nella deriva del business. Il calcio sognato dei sognatori che, forse, non rivedremo più. Quello che mediocri dirigenti stanno facendo di tutto per affossare. Qualcuno li fermi, se può.

Sergio Mutolo - www.calciopress.net

IL COLORE DEI SOLDI

(CALCIOPRESS) - Il calciomercato invernale porta a trasferimenti inattesi, spesso vissuti dai tifosi come un tradimento del giocatore nei confronti delle maglie che si portano nel cuore. Soprattutto in Prima Divisione di Lega Pro, campionato precario come pochi altri, le cose non stanno forse in questi termini.Tempo di calciomercato. Tempo di cambiamenti e di abbandoni. Tempo di giocatori che si sganciano da progetti che avevano dichiarato ai quattro venti di abbracciare senza se e senza ma. Tempo di strade che divergono, per poi magari tornare a incrociarsi in un futuro forse non troppo lontano. Tempo in cui il colore dei soldi finisce per prevalere sul colore delle maglie. Tempo in cui si ha la prova provata che le bandiere non esistono (quasi) più.
Si moltiplicano le storie di giocatori che decidono improvvisamente di lasciare una squadra per un'altra, di andare a giocare nella stessa stagione con una maglia di colore diverso rispetto a quella che hanno indossato fino a quel momento, di farsi stringere al collo la sciarpa di una squadra che fino a qualche giorno prima era stata l’avversario di sempre. Non ci sentiamo di puntare il dito contro nessuno. Nè riteniamo che questa condotta debba innescare commenti ipocriti e/o falsamente moralisti. Anzi. La giustifichiamo e la comprendiamo in pieno. In un mondo dominato dal dio danaro, certi comportamenti virtuosi non possono essere pretesi certamente da giocatori la cui carriera è breve e precaria. Specie quando militano, per sovrappiù, in un campionato minore e aleatorio come la Prima Divisione (la vecchia e derelitta serie C1). Professionisti che devono capitalizzare nel tempo, per sé e per le loro famiglie, un lavoro sostanzialmente a termine e che non si sa fino a quanto potrà durare. Magari interrotto sul più bello da un malaugurato incidente, di quelli che ti stroncano la carriera e ti confinano nell’oblio. Senza mai dimenticare che gli stipendi in terza serie nazionale, se mai vengono pagati con regolarità, non permettono alla media dei giocatori di rimpinguare in modo consistente il proprio conto in banca. E di assicurarsi un dignitoso futuro. Ciò che conta, secondo il nostro punto di vista, è che ogni atleta dia sempre il massimo in campo per la squadra con cui sta giocando in un certo momento storico. E quando, nonostante un periodo di permanenza breve, riesce comunque a conquistare il cuore dei suoi (provvisori) tifosi e a lasciarsi dietro una scia di rimpianto che spesso trasmuta nell’astio, si sarà ampiamente meritato le sue prebende. Il calcio è un gioco, ma per molti è soprattutto un lavoro. Anche per questo dovremmo a tutti i costi salvaguardare un prodotto che ancora riesce a divertirci, a regalarci momenti magici. E’ soprattutto grazie ai giocatori, che indossano più o meno temporaneamente i colori delle nostre squadre del cuore, che questo miracolo si ripete a ogni stagione. E di ciò dobbiamo essere solo grati. Perché, senza di loro, tutto resterebbe scritto nel libro dei sogni. Se poi in una società consumistica come la nostra il colore dei soldi finisce per prevalere sul colore delle maglie, alla fine poco importa. Non si dice forse che i giocatori passano e che solo le maglie restano? Ciò che conta è che un giocatore sia leale, che in campo non si risparmi mai e che sappia far emozionare i suoi tifosi. Così facendo avrà compiuto fino in fondo il suo dovere e sarà libero di prendere la sua strada.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net

CONTESTATA LA DIRIGENZA

Juventus-Lazio è cominciata tra la contestazione verbale delle due curve bianconere nei confronti della dirigenza. Fischi anche per Alberto Zaccheroni. Ci sono stati anche insulti indirizzati a Blanc, con l'invito ad andarsene, e l'invocazione polemica di Gianni Agnelli.

EGIZIANI IN FESTA

Comunità egiziana in festa a Milano per la vittoria in Coppa d'Africa. Centinaia di persone, con bandiere, sono andate verso il centro: Porta Venezia, corso Europa e piazza Duomo. Qualche problema di viabilità ma i festeggiamenti, secondo quanto spiegano polizia e vigili urbani, si stanno tenendo senza problemi.

PULLMAN ''IMBOTTIGLIATO''

Il pullman della Lazio è stato colpito da un bottiglia di plastica piena d'acqua che ne ha incrinato un vetro, senza causare danni alle persone. È successo, questa sera, all'arrivo del bus allo stadio Olimpico di Torino dove i bianco-celesti giocheranno alle 20,45 il posticipo contro la Juventus. La bottiglia è stata scagliata da una persona confusa nel gruppo di tifosi che attendevano l'arrivo delle squadre, all'angolo di via Filadelfia con corso Agnelli. L'atto teppistico ha creato spavento sul pullman della Lazio, ma nessuno è rimasto ferito. La polizia visionerà le immagini registrate dalle telecamere all'esterno dell'Olimpico per individuare il responsabile del lancio della bottiglia.

RAZZISMO A TERNI

Il razzismo verificantesi ai massimi livelli del calcio non cessa di riproporsi sui campi locali: a Terni, nel corso di una gara di Seconda Categoria umbra, un giocatore italo-nigeriano di 19 anni, militante nella Nuova Casteltodino, è stato ricoperto di ignominiosi epiteti. Rivelazione-shock del presidente Maurizio Venturi, autore di una "lettera aperta antirazzista" indirizzata a tutte le società e all''ambiente calcistico nella sua interezza: «Soltanto un mese fa era stato addirittura un arbitro a rivolgersi similmente al fratello maggiore del giocatore, 25enne anch'egli nostro tesserato, con un "Vattene a casa, sporco negro"».

"BISTECCA"

Uno striscione che porta la firma degli ultras del Latina è stato affisso sui cancelli dello stadio «Francioni», nella mattinata di ieri. Ed è solo il preludio di una serie di iniziative che gli sportivi del capoluogo intendono tributare al compianto amico. I tifosi infatti starebbero organizzando una piccola cerimonia in onore di Fabio Buonamano, grande appassionato del Latina. Sarebbe previsto per domenica un doppio appuntamento. La bara di Fabio dovrebbe fare il giro dello storico campetto di calcetto di via Helsinky. Nella stessa giornata ci sarebbe spazio per un'altra commemorazione allo stadio. I supporters nerazzurri vorrebbero far effettuare un giro di campo all'auto con la bara del tifoso. Lecito usare il condizionale, perchè il progetto dei tifosi sarebbe fattibile solo se venisse confermata l'intenzione dei familiari di far svolgere i funerali domenica. La probabilità è alta, ma non vi è certezza. In memoria di Fabio sarebbero infine pronti circa 200 manifesti che verrebbero affissi nelle vie della città. Il nome di Fabio Buonamano campeggerà in tante strade del capoluogo e nelle menti dei suoi amicie appassionati di calcio, avendo lasciato in loro un bel ricordo. Mar.Bat.

IL FUTURO DEL PALLONE

di Andrea De Mauro
Modello inglese si, modello inglese no. Se la passione per il unisce tutta la nostra penisola, il problema della sicurezza negli stadi riesce a disgregarla nuovamente. Dopo i violenti scontri di qualche anno fa durante un derby Catania- Palermo, l’ aria che tira nel nostrano è decisamente pesante.
Gli appassionati sono stanchi di andare in stadi vecchi, mal funzionanti e cornici di scontri degni dell’antica Sparta. Le società sono costrette a fare i conti con dei bilanci sempre più rossi e con calciatori nuovi emigranti di questo secolo. E già, perché per un italiano che non va, ce ne sono altri, dalla Liga alla Premier, molto più affascinanti e che attraggono non solo i fans, ma i protagonisti del pallone stesso. Ecco perché i vari Kakà, Ibra hanno fatto le valigie lasciando la nei piedi di Galloppa e Barreto, decisamente non la stessa cosa.
C’è però anche chi si oppone ad una rivoluzione: sono i gruppi ultras, i tifosi organizzati, la vera anima degli stadi italiani. Nessuno di loro ha digerito i provvedimenti di Maroni, come la tessera del tifoso o i biglietti nominali e minacciano battaglia sia nei campi di che fuori.
Le autorità stanno studiando delle soluzioni per quello che sembra essere ormai un malato terminale. Le idee mancano e invece di creare delle soluzioni innovative si cerca di prendere esempio da altre realtà, e in particolare dal modello inglese.

L’ esperienza Inglese

L’, patria del , ha avuto problemi con gli hooligans talmente grandi che i nostri scontri sembrano delle scaramucce rispetto alle loro stragi. Gli esempi dell’Heysel e dell’Hillsborough sono soltanto alcuni, raccapriccianti momenti, della violenza dilagante nel britannico negli anni ’80.
Eppure, a distanza di venti anni, la realtà è totalmente diversa. Stadi sicuri, leggi certe, squadre piene di campioni che vincono e convincono, società solide. Il modello vince anche come esempio di business: in contano solo i diritti televisivi, molto meno importanti invece il numero di spettatori: mentre per una squadra come la Juventus l’anno scorso solo il 7% degli introiti provenivano dagli spettatori, per Chelsea e Manchester United l’incasso delle partite arriva a coprire il 40% delle entrate.
Il motivo è presto detto: gli stadi inglesi non servono solo per le partite ma raccolgono soldi anche durante la settimana. La proprietà nella maggior parte dei casi è delle squadre, che dal 1993 ad oggi hanno investito in infrastrutture almeno tre miliardi di euro complessivi. L’ultimo costruito in ordine di tempo è il nuovo stadio dell’Arsenal, che è costato 390 milioni di sterline. La struttura contiene due centri commerciali aperti tutta la settimana e consente alle scolaresche di visitarlo, con tanto di museo della società.

Le perplessità italiane

Lo stato inglese si è impegnato molto per ridurre la piaga della violenza negli stadi e i risultati sono indubbiamente da elogiare. L’esperienza per un tifoso italiano in un impianto della Premier è di quelle che ti lascia senza parole. Certo, non si può parlare di “dodicesimo uomo” per le tifoserie, più vicine ad un pubblico a teatro ormai, però l’ impatto è certamente positivo.
Ed è proprio questo il motivo per cui in molta gente non lo accetta. Il modello Inglese funziona ma azzera le tifoserie organizzate, elimina quella spettacolarità e quella passione dei tifosi che non deve essere confusa con la violenza. Ma soprattutto è un modello che ha avuto successo in uno scenario completamente diverso dall’ . Ecco perché va bene partire da li, ma non bisogna riprendere pedissequamente dall’esperienza d’ oltremanica. Bisogna rispettare il nostro , non deturparlo per motivi economici e socetari.
Un cambiamento è necessario e si spera possa avvenire il prima possibile, ma la strada è in salita. I primi ostacoli già arrivano dalle amministrazioni comunali, poco attente alla gestione degli impianti e alle esigenze degli sportivi. Che il futuro del “pallone” abbia inizio.

FISCHI PER LUI

(IRIS) - ROMA, 31 GEN - I tifosi della Sampdoria sono con Antonio Cassano e contro il tecnico Delneri.
Dagli spalti dello stadio genovese si sono sentiti fischi al nome dell'allenatore blucerchiato pronunciato dallo speaker.
Tra il fantasista e il mister si sono verificate tensioni, che hanno portato il calciatore alla seconda esclusione consecutiva dalla lista dei convocati.
Cassano, comunque, in giornata ha ribadito la volontà di voler restare alla Samp, rinunciando al trasferimento in viola con la Fiorentina.

CHAPEAU A CASSANO

Nella giornata di sabato mi è stata prospettata la possibilità di trasferirmi – seppur temporaneamente – alla Fiorentina. Una grande società ed una bellissima squadra che mi ha chiesto di far parte da qui a giugno di un progetto ambizioso con l'opportunità di giocare anche in Champions League. Non posso negare di averci riflettuto sopra in un momento in cui qui a Genova gli spazi per giocare mi apparivano decisamente ridotti, viste le recenti dichiarazioni dell'allenatore. Ribadisco il mio rispetto per le scelte dell'allenatore, ma proprio per questo, in un momento di profonda delusione, non ho potuto fare a meno di valutare l'opzione viola. In pochissime ore però Genova e la "mia" gente mi hanno davvero sommerso di manifestazioni di affetto e attaccamento senza pari, impensabili anche per me che con questa fantastica tifoseria e con questo ambiente ho legato fin da subito in maniera intensissima. Sono state dimostrazioni che mi hanno toccato e commosso davvero. Anche e soprattutto per questo ho deciso di mantenere fede a quella scelta che non più tardi di due anni fa in quel fantastico Sampdoria–Inter feci mia: "io resto qui". Resto qui per restarci. Per me, per i tifosi e per quella grande persona e grande uomo che è Riccardo Garrone, Con lui soprattutto mi sono confrontato in queste ultime ore e per l'ennesima volta, benché non ce ne fosse bisogno, ho compreso quale rapporto mi leghi al Presidente della Sampdoria. Resto e quello che sarà l'immediato futuro di Antonio Cassano lo vedremo tutti quanti insieme. Chiudo ringraziando il mio procuratore Beppe Bozzo che mi è sempre stato vicino e che in questa occasione ho messo in grossa difficoltà e come è giusto che sia la società Fiorentina che comunque a me aveva pensato offrendomi una opportunità straordinaria, ma la mia storia e la mia vita calcistica oggi e domani sono e saranno qui, a Genova con la mia Sampdoria".

ESSERE ULTRAS

L'ultras non ha un nome per il mondo esterno, solo gli amici lo conoscono. L'ultras non ha volto, spesso un cappuccio gli copre la testa, una sciarpa la bocca. L'ultras non si veste in modo normale, non segue le mode, boccia le novita'. Quando sale su un treno, cammina su un marciapiede anche se non ha vessilli della propria squadra, lo riconosci.
L'ultras attacca se attaccato, aiuta nel bisogno.
L'ultras non smette di essere tale appena si toglie la sciarpetta o rientra a casa dopo una trasferta, continua a lottare 7 giorni su 7.
L'ultras veterano da l'esempio a quello giovane, e quello giovane rispetta il veterano.
L'ultras giovane e' fiero di stare al lato del veterano, di imparare dalle sue critiche e inorgogliosirsi dai suoi complimenti. Quando la gente guarda un ultras non lo capisce, e lui non vuole essere capito dalla gente, non da' spiegazioni sul suo modo di essere.
Ogni ultras e' diverso, c'e' quello che veste solo materiale ultras e della sua squadra e quello che non ha neanche una maglietta del suo gruppo. C'e' quello che si muove solo col gruppo e quello che fa gruppo per se.
Gli ultras sono diversi ma li unisce l'amore per la propria squadra, la tenacia nel resistere oltre 90 minuti in piedi sotto la pioggia o al freddo, li unisce il riscaldarsi con un coro cantato a squarciagola, li unisce la passeggiata goliardica nella citta' avversaria, li unisce la gioia di partire per una trasferta e la stanchezza del ritorno, li unisce quel panino diviso in due dopo ore di digiuno, li unisce quella sigaretta offerta nello scompartimento e ridata in curva.
L'ultras non e' violenza gratuita, e' la difesa intransigente di uno stile di vita messo in pericolo da biglietti nominativi, dalle pay-tv, dall'imborghesimento delle nuove generazioni, dalla tv-spazzatura e, soprattutto, dalla repressione.
L'ultras e' questo e molto altro, altri sentimenti non rinchiudibili in parole, incombrensibili alla gente comune che preferisce vivere dietro un vetro piuttosto che infrangerlo e entrare nella realta', fredda e piovosa. Ecco cosa vuol dire essere Ultras.
Autore anonimo

NON CI CAMBIERETE MAI

«Positiva», così l'Osservatorio del Viminale ha definito l’esperienza sulla Tessera del tifoso che si è svolta in occasione del derby Inter-Milan: i tifosi rossoneri hanno avuto la possibilità di accedere allo stadio utilizzando la tessera del tifoso, sulla quale era stato preventivamente «caricato» il tagliando di accesso all'impianto. «L'esperimento promosso dall'Inter, con la collaborazione del Milan — si legge in una nota— ha fornito incoraggianti indicazioni per il prosieguo del programma». Pochi errori Nonostante sia stata la prima sperimentazione, l’Osservatorio fa notare che «Il sistema di verifica elettronica dei titoli di accesso ai tornelli ha funzionato perfettamente, facendo registrare una percentuale d'errore bassissima: meno di 1 ogni 1.000». Anche il gradimento della tifoseria è stato buono, segno di un cambiamento «culturale» in atto.
La Gazzetta dello Sport

IL PISA

Nonostante le nostre pressioni, le nostre proteste, nonostante che ci si trovi a giocare nel campionato Dilettanti, senza nemmeno una tifoseria ospite di fronte, a Pisa continuano, e anzi peggiorano, le imposizioni e i divieti su tamburi, bandiere, striscioni, ecc. Il decreto Amato purtroppo esiste, nonostante sia palesemente incostituzionale. Ma ciò che è sotto gli occhi di tutti è l’enorme differenza nell’attuazione del decreto da parte delle varie prefetture e questure locali. Vediamo continuamente stadi che, senza alcun tipo di autorizzazione, si colorano di coreografie, striscioni, bandiere, tamburi e megafoni.
A Pisa invece la tolleranza è zero. L‘apice si è raggiunto domenica scorsa nella partita “ad alto rischio” Pisa – Borgo a Buggiano (!!!), quando all’entrata abbiamo subito perquisizioni a tappeto, con ragazzi quasi spogliati nell’intento palese di riuscire “nell’eroica impresa” di scovare le bandiere e il tamburo, che, nonostante tutto, riusciamo a far apparire in Curva Nord, subendo per questo, nel corso degli ultimi anni, numerose diffide, denunce e multe.
Ora siamo giunti veramente al culmine della sopportazione e la domanda che sorge spontanea è: perché a Pisa si adotta questa tolleranza zero verso cose che nulla hanno a che fare con la violenza negli stadi? Tamburi, striscioni e bandiere non hanno mai ferito nessuno, il tutto è ancor più assurdo se pensiamo che fuori casa possiamo portare quello che vogliamo. Questo testimonia ancora una volta che soltanto a Pisa succede questo. E non regge la solita scusa della capienza, perché, come già detto, vediamo partite da 50-80000 persone in serie A con tamburi e tutto il resto.

Pur consci dell’importanza del nostro supporto alla squadra, annunciamo quindi l’amara ma indispensabile decisione di iniziare da domenica una protesta che proseguirà a tempo indeterminato anche nelle prossime partite: NEL PRIMO TEMPO CI ASTERREMO DA FARE IL CONSUETO TIFO. Questo fino a quando qualche organo preposto risponderà ufficialmente alla nostra domanda, sul motivo di questa tolleranza zero.
Inoltre, quello che vogliamo ottenere da questo parziale sciopero del tifo è che l’opinione pubblica si renda conto di ciò che sta realmente succedendo a Pisa e non faccia più finta di niente. Ciò che chiediamo è semplice: vogliamo che sia la città a dire “no” a questo assurdo accanimento. Perché sia così invitiamo tutti, dai tifosi alla Società, dai giocatori ai giornalisti, alle istituzioni a prendere posizione e a far sentire la propria voce a riguardo, tramite i vari organi d’informazione cittadina, senza far finta che nulla stia accadendo.


Curva Nord “Maurizio Alberti”

FUMOGENO

di GERARDO MARRONE Catania. Un tifoso del Catania è stato denunciato dalla Digos per avere acceso un fumogeno nella curva nord del "Massimino" durante la gara giocata dai rossazzurri con il Parma, sabato scorso. L'uomo, 35 anni, è stato identificato mediante i video delle telecamere a circuito chiuso dello stadio. L'ultrà è stato anche proposto per il "Daspo", il divieto di accesso alle competizioni sportive.

NOLANI

NOLA - Quattro mesi di squalifica per il presidente Giannatiempo, le prossime due trasferte inibite ai tifosi, lo Sporting squalificato per due gare effettive, una ammenda alla società di 2150 euro. Queste sono state le decisioni della giustizia sportiva e dell’osservatorio del Viminale nei confronti della società e della tifoseria del Nola dopo i fatti accaduti in seguito alla partita Nola- Libertas Stabia. Sassaiola tra tifoserie nel dopo partita, presidente che avrebbe aggredito un dirigente dello Stabia, una pietra che colpisce l’osservatore arbitrale dopo il match. Una bella batosta per l’immagine dei tifosi e della società, condita da dichiarazioni tutt’altro che concilianti del presidente dello Stabia. Ma i fans dei Boys Nola non ci stanno. Non ci stanno a passare per “untori” del clacio violento, non ci stanno a passare per fomentatori di risse, e soprattutto non ci stanno a fare da capro espiatorio. Per questo decidono di scrivere agli organi di stampa “stufi , ormai, di sentirci attaccare gratuitamente da tutti e di subire una campagna mediatica orchestrata contro di noi”. I tifosi chiedono scusa per i fatti accaduti dopo la gara con lo Stabia, ma pongono l’accento su quello che loro hanno subito (senza conseguenze equiparabili) sul campo dell’Arzano o nella partita di andata proprio contro il Libertas Stabia. Ecco il testo integrale della lettera dei tifosi bruniani:

Stufi , ormai, di sentirci attaccare gratuitamente da tutti e di subire una campagna mediatica orchestrata contro di noi , senza alcuna possibilità di poterci difendere, abbiamo deciso di dire anche la nostra attraverso questa lettera. E’ più di una settimana che giornali, siti , forum ci attaccano gratuitamente e continuamente senza sapere cosa veramente è successo e senza sapere ,soprattutto, quello che noi abbiamo subito e subiamo su altri campi e contro altre squadre nel corso di questa stagione. E’ vero, nel post partita contro la Libertas è accaduto un episodio inammissibile, e per questo noi chiediamo scusa, anche se a volte difficile è “gestire” situazioni “calde” come quelle di domenica. Non si tratta ne di un “mea culpa” ne di vittimismo, ma si tratta soltanto di sentire anche l’altra parte coinvolta , e non solo siti o giornali di parte o nella maggior parte dei casi disinformati. La prima cosa che ci preme ricordare sono i fatti accaduti ad Arzano nella gara di Coppa Italia. Al termine della gara un nostro dirigente è stato colpito da un oggetto (pietra o bottiglia), all’interno dello stadio, riportando gravi ferite alla mano. I tifosi dell’Arzanese, poi, sono stati fatti uscire(anche se le forza dell’ordine aveva ordinato il contrario, ma grazie alla complicità degli steward) prima degli ospiti, e hanno dato vita ad una fitta sassaiola in direzione del settore dove erano presenti i tifosi del Nola. Tutto questo, inoltre, veniva condito anche dalla “superflua” presenza di forze dell’ordine( 4 carabinieri) che, durante gli avvicendamenti, non intervenivano. Di tutto questo i giornali e chi di dovere non ne hanno parlato e l’Arzanese se l’è cavata con una giornata di squalifica del campo. Perché tutto questo? Perché non si è parlato di un fatto così increscioso? Perché c’erano solo quattro carabinieri mentre a Nola ci mandano l’esercito? Perché vi meravigliate della pena a noi inflitta, considerata troppo clemente, quando dopo eventi del genere è stata inflitta solo una giornata di squalifica?.Detto ciò ci premeva sottolineare alcune cose: innanzitutto vorremmo sottolineare che a Nola, nella gara contro la Libertas Stabia, oltre ai tradizionali sfottò e intimidazioni, presenti su tutti i campi non è successo altro. La fitta sassaiola descritta dai giornali consisteva solo in tre pietre, di cui una sfortunatamente ha colpito l’osservatore arbitrale, verso il quale esprimiamo la nostra solidarietà. Sarebbe stato opportuno, invece, sottolineare le minacce dei dirigenti e calciatori della Libertas indirizzavano nei nostri confronti, riscaldando i nostri animi già abbastanza caldi. Sarebbe opportuno,invece, sottolineare cosa successe a Castellammare nella gara di andata: sul gol del 5-4 i tifosi avversari saltavano sulla rete e con pugni sulla panchina intimidivano i nostri giocatori. Per non parlare poi di tutto quello che è stato fatto ai nostri giocatori e dirigenti nel sottopassaggio, e dell’antisportività dimostrata sul quarto gol siglato con un nostro giocatore a terra. Le conseguenze? Squalifica di due nostri giocatori e a loro niente, neanche una multa. Ah dimenticavamo dei prezzi dei biglietti aumentati a 7 euro invece dei tradizionali 5 euro quando andiamo in trasferta. Potremmo continuare su questa linea , ma a noi non interessa descrivere i fatti o incolpare gli altri perché non è nel nostro stile. L’unica cosa che chiediamo , cortesemente, è quella di non dipingerci come”delinquenti” o “criminali” senza conoscere i fatti, e soprattutto chiediamo di usare lo stesso metro di giudizio con altre squadre e altre tifoserie.

AKRAGANTI

di Vito Velardi

A vietare ai tifosi biancazzurri di partecipare alla partita Campobello di Licata-Akragas, ci pensa anche il sindaco di Agrigento Marco Zambuto. Dopo il divieto imposto dal prefetto di Agrigento, infatti, il primo cittadino ha diffidato gli uffici comunali a non emanare alcun atto amministrativo finalizzato a favorire la trasferta organizzata di domenica prossima dei tifosi a Licata, mentre la polizia municipale ha avuto l'incarico di vigilare sugli esercizi commerciali della città affinché si astengano dalla vendita di biglietti per l’incontro in questione.

“E' il senso di responsabilità che in questo caso deve prevalere – dice il Sindaco Zambuto – per evitare che la pubblica sicurezza possa essere minacciata. Anche a costo di sacrificare, per questa volta, la passione sportiva".

30 gennaio 2010

LIONE-PSG A RISCHIO

La Prefettura di Lione e' mobilitata in vista dell'incontro in programma domani sera alle 21 allo stadio di Gerland tra la formazione di casa e il Paris Saint Germain. 200 tifosi parigini si recheranno in trasferta senza aver acquistato biglietti nominativi cosi' come richiesto dal presidente del club parigino, Robin Leprou. Sono intenzionati a entrare comunque allo stadio.

SEQUESTRATI I LASER

I poliziotti hanno sequestrato a Napoli in diverse zone della città oltre 3300 puntatori laser, in vendita sia in negozi (ferramenta, tabaccherie, bazar) che su bancarelle ambulanti. Tutti i puntatori non hanno il marchio Ce, e tutti appartenenti alla classe IIIA ovvero in grado di emettere una potenza continua superiore a 5mW il cui commercio è consentito solo in alcuni paesi extraeuropei, ma è vietato in Europa. Tredici persone tra cittadini italiani ed extracomunitari, sono state denunciate poiche' vendevano prodotti privi del marchio Ce. I controlli proseguono non solo in città ma in tutta la provincia, è sono finalizzati a tutelare l'incolumità fisica delle persone, per le situazioni di pericolo immediato che l'uso improprio di questi oggetti puo' creare, recando anche danni permanenti ad organi vitali. Cio' assume maggiore importanza in relazione all'imminente incontro di calcio che si svolgera' domai sera nel capoluogo campano Napoli-Genoa. L'utilizzo illecito di tali strumenti puo' integrare estremi di reato o essere propedeutico a misure amministrative nei confronti degli utilizzatori.

29 gennaio 2010

15 FERMI PER SCONTRI A MARSIGLIA

Quindici i fermi per gli scontri avvenuti a Marsiglia al termine di Egitto-Algeria. La vittoria dei Faraoni per 4-0 nella semifinale di Coppa d'Africa aveva scatenato 500 giovani algerini che si erano radunati nella zona del Porto Vecchio e assaltando il bar di un egiziano

LETTERA DEI BOYS PARMA 1977

Non è un momento particolarmente brillante per il Parma, reduce dalla brutta sconfitta patita a Catania e a secco di vittorie da cinque turni. Nonostante ciò, i supporters organizzati della squadra gialloblu invitano tutti i sostenitori ducali a fare forza e stringersi intorno al gruppo di Guidolin, a partire da domenica quando al Tardini arriverà l'Inter. I 'Boys Parma 1977', principale gruppo ultras gialloblu, chiedono a tutti i tifosi di accogliere l'arrivo del pullman del Parma all'ingresso nello stadio.
"Le difficoltà non devono generare divisioni, viceversa devono spingerci a serrare le fila, per procedere uniti verso l’obbiettivo: la salvezza. Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte, collaborando al tifo, per spingere il Parma alla vittoria. Dobbiamo onorare la nostra maglia e i nostri colori, per esser degni di vestire il numero 12, quello che spetta ai tifosi più accaniti e fedeli", si legge nel comunicato diramato dal gruppo.

SOLIDARIETA' A GENOVA

"Domenica prima della gara con l'Atalanta, allo stadio L.Ferraris, ricordiamo che il Museo Sampdoria promuove in collaborazione con la Federclubs ed i Gruppi della Sud, una raccolta di denaro con la vendita di un adesivo che ricorda la gloriosa storia del blasone blucerchiato al costo di un euro a favore della ragazza del polmone d'acciaio, Giovanna Romanato".

CLAP CLAP

Applausi per l'Inter da parte dell'Osservatorio del Viminale. L'esperimento promosso dalla società nerazzurra, con la collaborazione del Milan, in occasione dell'ultimo derby, che ha visto i tifosi rossoneri accedere allo stadio Meazza utilizzando la tessera del tifoso, sulla quale era stato preventivamente ''caricato'' il tagliando di accesso all'impianto, ''ha fornito incoraggianti indicazioni per il prosieguo del programma 'tessera del tifoso'''. Nonostante sia stata la prima sperimentazione di questa modalità di vendita, stando a quanto riferisce il Viminale non si è riscontrato ''alcun problema né in fase di distribuzione né in fase di accesso all'impianto''. La carta, sulla quale era stato ''caricato'' il titolo di accesso digitale, èstata accettata dal pubblico, che l'ha utilizzata senza difficoltà ed ha riscontrato, fa notare l'Osservatorio, procedure di controllo all'ingresso più efficaci e più rapide. Il sistema di verifica elettronica dei titoli di accesso ai tornelli ha funzionato perfettamente, facendo registrare una percentuale d'errore bassissima: meno di 1 ogni 1.000". Le conclusioni sono confortanti: "L'esperimento rappresenta un importante mutamento culturale, che denota un comportamento maturo e consapevole da parte della tifoseria sana ma anche indubbi vantaggi per i titolari''.

MA QUALI EROI...

(CALCIOPRESS) - In Italia il calcio sembra aver bisogno di eroi chiamati a ribaltare situazioni drammatiche. In epoca recente Fiorentina, Napoli e Torino, per fare solo alcuni esempi eclatanti, li hanno trovati in Della Valle, De Laurentiis e Cairo. Salvatori della patria senza i quali le squadre sarebbero forse sparite dal calcio che conta.
Il calcio? Al pari della politica, di cui è un’evidente metafora, in Italia sembra aver perso ogni slancio. Non è proiettato verso il futuro, come dovrebbe essere, ma ripiegato sul passato. Intrappolato nella sterile gestione di un eterno e obsoleto presente. Non ci sono stelle polari cui ispirarsi. Nè orizzonti verso i quali proiettare lo sguardo. Il calcio nostrano sembra teso, un po’ meschinamente, a preservare lo status quo. A proteggere gli interessi dei pochi, a scapito di quelli dei molti.
Nessuno sembra più capace di vendere i sogni, che sono la materia prima di questo magnifico sport. Non a livello federale, dove predomina l’arido minimalismo di conservare la poltrona e di non mettersi mai in gioco per il rischio di perderla. Ma neppure a livello di club, dove si assiste in molti casi al succedersi di presidenze e dirigenze opache. Assolutamente inabili a trainare la passione che, nonostante tutto, ancora sopravvive nel cuore delle falangi di tifosi che amano questo sport.
Il calcio è governato da dirigenti anagraficamente e biologicamente vecchi. Gente che neppure si pone il problema di doversi rigenerare per rinnovare il prodotto che stancamente gestisce. Incapace di affrontare il percorso necessario per frantumare schemi ormai ingessati e dare vita a una palingenesi che, sola, può far implodere i vecchi modelli di riferimento.
E i giovani, dove sono finiti? Evaporati dagli spalti, dove l’età media degli spettatori non fa che salire. Come è vecchio il manico, altrettanto lo sta diventando il pubblico. Per tornare ad attrarre i giovani, sui quali si dovrebbe costruire il futuro, occorrerebbe uno scatto di fantasia che nessuno pare in grado oggi di produrre.
L’assenza cronica di iniziative e la gestione strascicata di questo derelitto presente, stanno finendo per portare il football nostrano a un progressivo inaridimento, tra uno spezzatino e l’altro più o meno indigesto. Si potrebbero seppellire, in tal modo, anche gli ultimi ardori. Non è questo il calcio che vorremmo. Prigioniero dei suoi errori e delle sue stanche abitudini.
"Beato il popolo che non ha bisogno di eroi", diceva Bertolt Brecht. Così non sembra essere per il pianeta calcio italiano, che di eroi ha sempre avuto, invece, assoluta necessità. Ne sono prova provata, in epoca recente, Fiorentina, Napoli e Torino. Squadre in simbiosi con le città di cui portano i colori. Eppure, senza il provvidenziale intervento di persone come Della Valle, De Laurentiis e Cairo, sarebbero forse sparite per lustri dal calcio che conta. Club ben amministrati e inseriti all’interno di un sistema ben regolato non avrebbero bisogno, per risolvere i loro problemi, di affidarsi al solito cavaliere bianco. Quello che ogni tifoseria si aspetta di vedersi paracadutare da chissà dove quando arrivano i tempi cupi che potrebbero prima o poi toccare a tutti. Il caso recente del Pisa fa testo. Servirebbe ben altro, al pianeta calcio italiano, per fare a meno di eroi. Vale a dire contare su persone davvero capaci di prendere in mano il bastone di comando e, con il carisma necessario, riportare il movimento sulla strada da cui è stato allontanato con tanta bieca pervicacia.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net

GEMELLAGGIO NAPOLI-GENOA

(CALCIOPRESS) - Trenta lunghi anni di amicizia, mai tradita da alcun tipo di sfottò o di violenza. Questo è il gemellaggio che vede protagonisti i tifosi del Napoli e del Genoa. Una fratellanza vera, di altri tempi, che contribuisce a rendere più sereno questo nostro calcio malato. Tifoserie passionali quelle del ciuccio e del grifone, sempre presenti ovunque e comunque. E sarà così ancora una volta, nella prossima gara di campionato che vedrà il Napoli ospitare i liguri.Un’ospitalità non derivante solo dal calendario calcistico, ma anche e soprattutto dalla voglia delle due tifoserie di stare insieme a tifare per i propri colori. Niente Cams, nessun Osservatorio, nessuna restrizione, niente chiusure. Insomma una gara di calcio con tanti appassionati delle due opposte fazioni, che amano i propri colori e non pensano a inveire contro l’altra squadra. Niente cori contro.Sarà un San Paolo colmo di sessantamila cuori pronti a sostenere i propri beniamini, con una rappresentanza ospite ben accetta nella città del sole. Fossero tutte così le partite del nostro campionato. Allora si che si potrebbe veramente arrivare a togliere ogni barriera, a non vedere più stadi assediati dalle forze dell’ordine, a goderci una gara di calcio come si fa con un bel film al cinema.
Stefano Cordeschi

I VIOLA ''SCRIVONO'' UN LIBRO

'Dio c'è, tifa viola e non scende a patti con il Diavolo' oppure 'Dite a Della Valle che il fattore C sta per contanti, quelli che lui non sta tirando fuori'. Sono questi alcuni degli sms più curiosi e divertenti inviati dai tifosi della Fiorentina alla trasmissione 'Radio Viola', in onda sull'emittente fiorentina Lady Radio. I 'messaggini' sono stati ora raccolti nel volume 'Un siamo mika gobbi', che esce oggi in libreria e in edicola con il giornale Metropoli. Il libro, a cura di Jacopo Nesti e Andrea Vignolini, è edito da Nuova Toscana Editrice (Nte). 'Gli sms, inviati dai radioascoltatori a partire dalla stagione 2007-08, sono stati organizzati in 12 capitoli e rappresentano - spiegano i curatori - la più genuina espressione dello spirito fiorentino con il quale i tifosi misurano e illuminano ogni angolo della loro passione calcistica. Ne risulta un'esilarante pubblicazione da cui emerge la sferzante ironia dei fiorentini, sempre efficace e tagliente'. Tra i numerosi sms selezionati ce ne sono alcuni dedicati anche alla Cittadella viola, il progetto della famiglia Della Valle che prevede, tra l'altro, la costruzione del nuovo stadio della Fiorentina a Castello, area alla periferia della città e attualmente sotto sequestro, originariamente destinata a parco. 'Ottanta ettari di parco? - si chiede un tifoso - Ma icché ci si manda a correre i cavalli?'.
Luca Cellini

SCONTRI A MARSIGLIA

MARSIGLIA - La partita si è svolta in Angola, le squadre in campo erano Egitto e Algeria, gli scontri sono avvenuti a Marsiglia. Un vero esempio di globalismo. Che agli abitanti della città francese non è piaciuto. Infatti al termine della semifinale di Coppa d'Africa di calcio, vinta dall'Egitto per 4 a 0, a Marsiglia si è scatenata la rabbia degli algerini. Tra le due squadre era una sorta di resa dei conti dopo che nello scorso novembre l'Algeria in uno spareggio in Sudan aveva impedito all'Egitto di partecipare ai prossimi Mondiali di calcio in Sudafrica, in seguito al quale i due Paesi nordafricani erano stati sull'orlo di una crisi diplomatica seria (senza contare la caccia all'algerino in Egitto e la caccia all'egiziano in Algeria che provocarono numerosi danni e alcuni feriti).

29 GENNAIO 1995-29 GENNAIO 2010 CIAO SPAGNA


15 anni fa, in una plumbea domenica di fine gennaio, Vincenzo Spagnolo, detto Spagna, frequentatore della Gradinata Nord di Marassi, ultras del Genoa, rude boy dei carruggi e militante antagonista, veniva accoltellato mortalmente al cuore da un giovanissimo "casual" rossonero in prossimità della Gradinata Nord mentre si difendeva dal vile assalto a fil di lama intentato da un gruppo di milanisti. Quella fu una domenica di lacrime e sangue non solo per i genoani ma per tutta un'Italia ultras che si risvegliava dal torpore che una violenza codarda cresciuta nella tolleranza di molti,  aveva allevato fino ad allora.
 Il raduno della domenica successiva produsse il famoso documento eucumenico che recitava BASTA LAME, BASTA INFAMI, monito che allo stato attuale dell'arte ultras in Italia alcuni hanno rimosso, confondendo l'onore dello scontro con l'infamità dei vili che balugina dietro le spalle....   Per non dimenticare Spagna e tutti i ragazzi di stadio uccisi vigliaccamente dallo Stato o da infami pseudoultras, stringiamo un pugno contro il cielo e chiudiamo gli occhi in una lacrima rossoblù. 
Ciao Spagna
Domenico Mungo 

28 gennaio 2010

DASPO A VITA IN ENGLAND

Due persone sono state arrestate per il lancio di oggetti contro l'attaccante del Manchester City Craig Bellamy, durante il match perso ieri dai Citizens all'Old Trafford contro il Manchester United. Un uomo di 26 anni è sospettato di aver lanciato un accendino contro il giocatore del City, un altro uomo invece è accusato di aver gettato una bottiglia in direzione del giocatore. Il Manchester United ha promesso di vietare per sempre l'ingresso allo stadio ai colpevoli degli incidenti di mercoledì.
GM

DASPO A SIENA

Si è presentato ai cancelli dello stadio Artemio Franchi di Siena prima dell'inizio della partita Siena-Cagliari disputatasi domenica scorsa, e, in evidente stato di ebbrezza alcolica, seppur privo di titolo di accesso, ha tentato ripetutamente di superare il varco d'ingresso per assistere all'incontro. L'uomo, un trentacinquenne residente a Montevarchi (Arezzo), tifoso di calcio ma né del Siena né del Cagliari, ha cominciato a rivolgere frasi oltraggiose, apostrofando i poliziotti con le parole 'nazisti' e 'fascisti' e gli steward con altri epiteti offensivi. Nei suoi confronti il questore di Siena, Massimo Bontempi ha disposto il Daspo e un divieto di ritorno nel Comune di Siena, entrambi per la durata di tre anni.

MA GRAZIA DE CHE'?RIDICOLI!

Il presidente della Lega Calcio, Maurizio Beretta: "Ho molto apprezzato la decisione dell’Osservatorio, confermata oggi dal CASMS, di consentire la trasferta dei tifosi della Roma a Firenze, seppure con alcune limitazioni. Ringrazio gli organi del Ministero dell’Interno che con tale decisione hanno tenuto nella giusta considerazione la passione che anima i tifosi e salvaguardato lo spirito sportivo del Campionato. Mi auguro fortemente che i tifosi sappiano apprezzare e fare tesoro di questa dimostrazione di fiducia".

ALESSANDRIA ULTRAS CONTRO LA TESSERA DI BOBO

Il tifo organizzato dell'Alessandria Calcio non parteciperà alla trasferta di domenica prossima per la partita contro il Figline. la decisione è stata presa dai gruppi della Curva Nord in segno di protesta contro la decisione di permettere l'ingresso allo stadio "Goffredo del Buffa" di Figline Valdarno (FI) esclusivamente ai possessori della "Tessera del Tifoso", nonostante la sua effettiva entrata in vigore sia stata posticipata.

Nonostante ciò gli ultras hanno deciso di non organizzare la trasferta in Toscana.

CCTC, COMUNICATO SUI PENNONI DEL FILA

Ieri, presso l'Assessorato allo sport, si è svolto un incontro convocato dall'Assessore Sbriglio, destinato a definire la questione dei "pennoni del Filadelfia".
Giustifica
Uno dei pennoni, lunedì 18 gennaio, era stato sottoposto ad una prova di carico nel contesto di una perizia destinata a valutare il rischio di caduta dei pennoni a causa del grave deterioramento della base dei fusti metallici. La prova, effettuata dall'ing. Bosco - professore del Politecnico di Torino, ad un solo terzo del carico previsto, ha verificato la rottura della base del pennone testato.

All'incontro erano presenti l'Assessore Sbriglio, il direttore Settore Sport dottoressa Arena, il tecnico ing. Revelchione per il comune, il dottor Ferrauto del Torino FC, le rappresentanze delle Associazioni al Tavolo del Filadelfia, Memoria Storica, Centro Coordinamento Toro Clubs, Comitato Dignità Granata, Angeli del Filadelfia. Erano inoltre presenti diversi tifosi granata.

Nel corso dell'incontro, dopo una breve introduzione tecnica e un sereno confronto tra le parti, all'unanimità è stato deciso che la soluzione migliore, per questioni di sicurezza e per la conservazione dei pennoni, fosse il loro smontaggio. In merito, Domenico Beccaria della Memoria Storica ha espresso la disponibilità ad accogliere i pennoni presso il parco di Villa Claretta. I presenti hanno apprezzato la disponibilità ritenendo il ricovero presso il Museo la scelta più opportuna.

I pali, smontati dal Comune di Torino, in accordo con quello di Grugliasco verranno trasportati a Villa Claretta per essere restaurati in funzione di una loro ricollocazione nell'area.


A margine della discussione, i tifosi, il Torino Fc e il CCTC, hanno chiesto all'Assessore Sbriglio un aggiornamento sulla spinosa questione delle ipoteche e al lentissimo procedere della valutazione della proposta di purgazione da parte dell'Agenzia delle Entrate. I presenti hanno esortato l'Assessore a fare "pressing" sull'Agenzia e sulla Città per giungere al più presto alla soluzione del problema e allo sblocco della Fondazione per la ricostruzione del Filadelfia.

L'Assessore si è impegnato, già a partire da oggi, a rendere la procedura il più rapida possibile e riconvocare la tifoseria non appena ci saranno delle evoluzioni.

Centro Coordinamento Toro Clubs

FIAT VERGOGNA!

Dopo la doccia fredda di Termini Imerese, dove la Fiat ha già annunciato il suo disimpegno, per i lavoratori è arrivata un’altra brutta notizia in queste ultime ore; nel corrente mese di gennaio, infatti, a fronte di consegne che sono attese in netto rialzo, gli ordinativi di nuove auto stanno segnando il passo a causa della conclusione della campagna di ecoincentivi statali. Come diretta conseguenza la casa automobilistica torinese ha annunciato lo stop produttivo di due settimane il mese prossimo, dal 22 febbraio al 7 marzo 2010, che manderà in cassa integrazione la bellezza di 30 mila lavoratori in sei stabilimenti, compresi quelli più “caldi”, ovverosia Pomigliano e Termini Imerese.



Dopo aver sfruttato cento anni di generazioni di operai, dopo aver assassinato in fabbrica migliaia di lavoratori, determinato la vita politica e sociale dell'Italia in generale e di Torino in particolare, aver veicolato gusti, costumi, investimenti statali (dalle autostrade ai deficit indotti nei servizi pubblici per favorire le due ruote di Corso Agnelli) aver passeggiato a braccetto con Mussolini e costretto l'Italia alle avventure coloniali e belliche per poter allargare il mercato dell'auto e del proprio indotto, oggi ancora la Fiat ricatta il governo con le sue pretese riguardo agli incentivi statali ed incurante butta sul lastrico centiania di famiglie siciliane e riprospetta l'incubo del 1980 per migliaia di operai di Mirafiori.
I 35 giorni non li dimentichiamo!
Con gli operai, contro licenziamenti e cassaintegrazione!
Domenico Mungo

A TORINO PIOVONO DASPO

Solidarietà con i ragazzi che stanno ricevendo le diffide in queste ore.
ONORE AI DIFFIDATI!

SPY

Arbitri sul piede di guerra
I sospetti e l'autonomia

Gli arbitri sono sul piede di guerra. Su due fronti. 1) Non accettano più le accuse, i sospetti, che arrivano da Mourinho e dall'Inter. 2) Non vogliono cedere a chi ha intenzione di cambiare lo statuto e ridimensionare i loro poteri. Andiamo con ordine. Mou è stato prontamente deferito dal procuratore Figc, Stefano Palazzi: l'11 febbraio sarà giudicato dalla Disciplinare (rischia la squalifica). Sempre a febbraio, il 4, sarà "processato", sempre dalla Disciplinare, per aver strattonato e preso a male parole un collega del Corriere dello Sport (rischia un'ammenda). Palazzi stavolta è stato celere: il fattaccio è avvenuto il 13 dicembre, il deferimento l'11 gennaio. Ora le accuse post-derby: se non fosse successo nulla, c'era il rischio di creare una "voragine arbitrale", con rapporti delicati Aia-Figc. Ora gli arbitri si aspettano che Mou venga punito: le sue accuse sono state pesanti. Oggi Marcello Nicchi, presidente Aia, ne ha parlato a Roma in occasione della riunione del settore tecnico. Presenti tutti i vertici arbitrali: i designatori Pierluigi Collina, Stefano Braschi e Stefano Farina, il responsabile del settore tecnico Alfredo Trentalange. I rapporti fra Nicchi e i designatori sono ottimi. Anche con Collina. Braschi e Farina stanno facendo un ottimo lavoro, la "squadra" funziona e quest'anno in serie A il rendimento arbitrale è stato migliore dello scorso anno. L'arbitro fiorentino Rocchi domenica sera era distrutto dopo il derby: da persona intelligente si era reso conto da solo di aver sbagliato, sin dall'inizio (mancato giallo a Ronaldinho). Ora sarà recuperato perché secondo molti, nell'ambiente arbitrale, fra qualche anno potrebbe diventare il numero 1 o almeno giocarsi il ruolo da numero 1 con l'architetto bolognese Rizzoli. 2) C'è la volontà di rivedere lo statuto, togliendo potere agli arbitri: ma Nicchi non ci sta. Vuole che sia l'Aia a stabilire chi fa il designatore. Per questo gira per l'Italia, è già stato in 112 sezioni. Si è impegnato a fondo (per uno stipendio di 800 euro lordi al mese...) per difendere l'autonomia. Contro di lui soprattutto Macalli e Tavecchio. Macalli non è più andato ai raduni degli arbitri della Lega Pro dopo che Nicchi ha sostituito Dal Forno con Braschi. Ma Nicchi non molla, sarà una battaglia durissima.


Sepp Blatter e il 6+5, l'Uefa e il fair play
Il dittatore del calcio mondiale, Sepp Blatter, non ha alcuna intenzione di mollare e il prossimo anno vuole ricandidarsi alla presidenza della Fifa. Licenziato il ministro degli esteri, Jerome Champagne, adesso Blatter sembra disposto a rivedere la sua posizione sul 6+5, la battaglia che porta avanti danni. Sei più cinque, significa che in campo dovrebbero andare sei calciatori nazionali e cinque stranieri. Impossibile per la Comunità Europea, tanto che Michel Platini, n.1 dell'Uefa, non ha alcuna intenzione di appoggiare la campagna "suicida" di Blatter. Ma ora l'ex colonnello svizzero sta modificando la sua proposta: i 6 sarebbero giocatori cresciuti nel vivaio del club, anche stranieri. In pratica, viene copiata una norma Uefa già in vigore nelle Coppe europee. In questo caso si difenderebbero i vivai. Che ne pensa però la Ue? Molto probabile che finisca anche stavolta nel nulla. Intanto l'Uefa ha spedito a tutti i club un questionario sul fair play finanziario: presto la risposta attraverso le federazioni e le Leghe. A Nyon si è riunita l'Eca, l'associazione europea dei club che sta collaborando con Platini per trovare regole condivise sul fair play. Non facile.

Olimpiadi fra Vancouver e il "duello" Roma-Venezia
Un nuovo sito, moderno, pratico, elegante: è quello che il Coni ha "confezionato" per le Olimpiadi di Vancouver (www. vancouver2010. coni. it). I Giochi scatteranno il 12 febbraio, 109 i protagonisti che rappresentano l'Italia in Canada. Da una Olimpiade all'altra: a fine aprile verrà decisa la candidata italiana ai Giochi estivi del 2020. Roma o Venezia? Roma nettamente favorita, per tanti motivi. Una curiosità: la sede dei Comitati olimpici europei resterà a Roma. Si tratta di 51 Nazioni, il presidente è l'irlandese Patrick Hickey, il segretario generale è Raffaele Pagnozzi. Nel Coe ci sono molti membri Cio, ed è un comitato ha un suo peso anche elettorale. Un punto in più per Roma? Intanto Alemanno ha deciso di andare a Vancouver, Cacciari (in uscita) no: che significa? Il Cio sinora ha scelto sempre città che hanno poco da costruire: cambierà idea? Il Coni vuole una candidatura forte, credibile, vincente.

Volley, per l'All Star Game soltanto lo 0,02%

L'All Star Game di volley femminile su Sky ha fatto lo 0,02% di share, 2606 di audience 47.812 contatti: la Lega femminile è molto attiva, ultimamente. Ma certe iniziative promozionali, come appunto l'All Star Game, meriterebbero maggiore attenzione. Il volley maschile (Verona-Pineto) su Rai Sport Più ha fatto lo 0,22% di share, 41.738 audience, 213.570 contatti. La Rai ha acquistato, come noto, i diritti del campionato maschile e in settembre-ottobre trasmetterà i Mondiali "italiani".

Tifosi Roma, via libera: potranno andare a Firenze
Un segnale importante: l'Osservatorio del Viminale dà il via libera ai tifosi della Roma, il 7 febbraio potranno andare a Firenze. Una sfida in passato molto calda, con problemi di ordine pubblico. Ma il questore di Firenze, Francesco Tagliente, è per la linea del dialogo: massima attenzione, quindi, e «rafforzamento del servizio di steward e controllo sistematico dei biglietti per i residenti del Lazio». Probabile che vengano messe alcune limitazioni: per i tifosi della Roma vendita di biglietti solo nel Lazio, per quelli della Fiorentina solo a Firenze e provincia. Niente biglietti il giorno della partita, mentre via libera per i turisti stranieri di passaggio a Firenze (cosa che a Roma purtroppo non è mai stata fatta). Attenzione, però: in caso di incidenti, l'Osservatorio potrebbe bloccare le prossime trasferte dei tifosi della Fiorentina o della Roma. Al Viminale inoltre si augurano che possa essere stata "normalizzata" la situazione della Juventus: domani curva chiusa a San Siro nella gara con l'Inter (ma in Lombardia ci sono tanti sostenitori juventini), inoltre la questura torinese è stata "spronata" ad una maggiore attenzione. Se non ci saranno problemi domenica con la Lazio è probabile quindi che gli juventini possano andare in trasferta a Livorno, con l'unica limitazione di un biglietto a testa. Intanto si è discusso del progetto "stadi senza barriere", l'iniziativa della Lega Dilettanti, mentre il Siena si è messo in regola con la tessera del tifoso.

RABBIA

Sabato 30 Gennaio ore 18.00 presentazione del libro:

"Non dimenticare la rabbia" con l'autore Marco Capoccetti Boccia

Storie di stadio strada piazza


Sciarpe nascoste, passo veloce, cinte alle mani. Nessuno di noi ha più di vent'anni, di cui almeno due passati a fare scontri, allo stadio e nelle strade. Siamo i migliori della nostra generazione. Non accettiamo compromessi con nessuno. Né con la società, né con i capotifosi ormai omologati. Siamo noi il futuro della curva.

Narrate come una mitologia segreta, gridate dalla voce di un ultrà, scandite come slogan di un corteo, queste pagine raccontano senza filtri storie furibonde, fissate dall'urgenza del vissuto, con il linguaggio ruvido della strada: scontri durissimi, utopie resistenti, ferite ancora aperte e amori randagi.
Il protagonista, caparbio eroe romantico della sconfitta, combatte corpo a corpo per difendere i suoi ideali dal conformismo dilagante e dall'intolleranza virulenta che minaccia il mondo che più ama: lo stadio, le periferie, le roccaforti dei ribelli.
Un romanzo a finestre ricco d'azione e suspense, che spazia tra il centro di Roma preso d'assalto, una Milano livida come una trappola mortale, una trasferta in una Belfast in fiamme.

Marco Capoccetti Boccia è nato a Roma, dove vive e lavora. Non dimenticare la rabbia è il suo primo libro.

Laboratorio Scossa via Carteria 50 laterale via Emilia centro

LA COPPA DEL NONNO

 di Davide Bin  Fonte: milannews.it
Ancora una volta siamo qui a raccontare di un Milan che ha di fatto snobbato la Coppa Italia, dopo aver promesso a parole che ciò non sarebbe avvenuto; ogni stagione succede la stessa cosa, la Coppa Italia viene vista come un fastidio del quale liberarsi il prima possibile e questa volta i rossoneri sono stati "costretti" ad arrivare almeno ai quarti di finale perchè agli ottavi hanno incontrato il Novara e la figuraccia di un'eliminazione casalinga contro una squadra di Lega Pro sarebbe stata terribile, altrimenti ho il sospetto che il cammino sarebbe già finito un paio di settimane fa. E' bastato, infatti, trovare una squadra di serie A, motivata e vogliosa di far bene per crollare senza nemmeno dare l'impressione di volersi impegnare; la cronaca della partita è impietosa e dimostra che l'Udinese ha dominato, ha creato molte nitide occasioni da gol e solo uno strepitoso Abbiati ha evitato una sconfitta più netta, mentre i rossoneri hanno tirato in porta sì e no un paio di volte, senza mai provare davvero a vincere la partita. Leonardo ha schierato una formazione con molte "riserve" e sicuramente non ha avuto le risposte che cercava da molti giocatori che avevano l'occasione per mettersi in mostra e dimostrare di meritare più spazio anche in appuntamenti più importanti. I pochi intimi di San Siro ci sono rimasti male, mentre per i tanti tifosi ai quali, come società e squadra, la Coppa Italia non interessa per niente, la delusione non sarà poi così forte, perchè in fondo questa "coppetta" nazionale è stata, è e sarà sempre il terzo ed ultimo obiettivo stagionale, forse meno considerata anche dei tornei estivi, al punto che contro l'Udinese si è vista una squadra che, appunto, sembrava stesse disputando una semplice amichevole estiva, senza grinta, mordente e, naturalmente, gioco.

La lieta sorpresa della serata è la presenza di Abbiati fra i pali dopo dieci mesi; per il resto Leonardo cerca di proporre una formazione competitiva alternando titolari e riserve: rientra Zambrotta, schierato a destra, viene confermato Antonini a sinistra, mentre la coppia centrale è composta da Bonera e Kaladze; a centrocampo ci sono Gattuso, Flamini e Jankulovski, mentre Di Gennaro agisce da trequartista alle spalle di Inzaghi e Huntelaar; come si può notare non è certo il miglior Milan, ma è comunque una formazione che può e deve giocarsela contro un'Udinese che sta vivendo un momento difficile in campionato e proprio per questo cerca riscatto (e un posto in Europa) in Coppa Italia. Come ampiamente previsto San Siro è praticamentre deserto, nonostante gli abbonati abbiano ingresso libero allo stadio: giocare la Coppa Italia a gennaio è una scelta folle, anche se obbligata, visto il calendario ingolfato, ma ciò non invita certo la gente a passare una serata all'aperto con la temperatura intorno allo zero (grado più, grado meno); la curva, come sempre, è il settore più pieno, anzi meno vuoto, ma l'atmosfera non è certo quella delle grandi sfide, anche se ci si stringe per cercare di formare un gruppo compatto e garantire comunque alla squadra tifo e sostegno, per provare a dimenticare tutti insieme la sconfitta nel derby che ha depresso l'ambiente. Certo non si può accusare la squadra di snobbare la Coppa Italia se i tifosi sono i primi a non darle valore, perchè è vero che all'estero le squadre si impegnano di più nelle rispettive coppe nazionali, ma è altrettanto vero che gli stadi sono più pieni, le partite sono più sentite e l'atmosfera è diversa, mentre in Italia ci si lamenta che la Coppa Italia non interessa alle squadre e poi magari si resta a casa a vedere la Coppa d'Inghilterra in TV, invece di andare allo stadio a seguire la propria squadra.

La speranza è che la squadra voglia regalare una soddisfazione ai pochi fedelissimi presenti e, invece, si capisce subito che anche questa volta ci sarà ben poco da essere soddisfatti: l'Udinese parte forte, il Milan è lento e compassato e fatica a costruire azioni pericolose, anche perchè manca l'affiatamento nei vari reparti fra giocatori che non vengono schierati spesso insieme. I friulani costruiscono palle gol a ripetizione e i vari Sanchez, Di Natale e Floro Flores penetrano nella difesa rossonera quasi fosse burro; per fortuna Abbiati risponde alla grande e blocca o respinge tutti i tiri scagliati verso la sua porta, poi ci si mette anche l'arbitro ad infierire sui rossoneri, non vedendo un netto fallo di Sanchez su Antonini che permette all'attaccante di arrivare solo davanti ad Abbiati ma, per fortuna, il suo diagonale scheggia il palo e va sul fondo. Dopo la metà del tempo il Milan riesce ad interrompere l'assedio e impegna finalmente Handanovic con due tiri dalla distanza di Jankulovski e Flamini; soprattutto il secondo è insidioso e costringe il portiere friulano al volo plastico e alla deviazione in corner; resterà questo il tiro in porta più pericoloso dei rossoneri e ciò la dice lunga sulla qualità della prestazione dei rossoneri. Intanto Abbiati continua ad essere sotto pressione e deve deviare in angolo un altro tiro pericoloso di Di Natale. Il primo tempo termina 0-0, ma solo per merito del portiere rossonero e la sensazione è che anche questa volta il destino del Milan in Coppa Italia sia segnato, in negativo ovviamente.

Nella ripresa il Milan prova ad invertire la tendenza negativa, Di Gennaro ha l'unico lampo della sua scialba partita innescando Huntelaar ma poi deve lasciare il posto a Pirlo, perchè Leonardo ha capito che questo Milan "alternativo" non funziona e prova a migliorare la qualità del gioco con il regista titolare. Poco dopo, però, arriva il gol dell'Udinese, per colpa di un banale errore di Antonini che perde palla regalandola a Sanchez, il quale serve Inler che non dà scampo all'incolpevole Abbiati. La mancanza di reazione dei rossoneri dimostra che ormai bisogna rassegnarsi: l'Udinese continua a rendersi pericolosa, il Milan è totalmente innocuo, anche quando Leonardo inserisce Borriello al posto dell'impalpabile Huntelaar e prova il tutto per tutto mandando in campo il giovane Verdi al posto di Gattuso. Il ragazzo ha personalità e tenta il tiro in porta e giocate complicate ma imporsi in questo Milan sgangherato non è facile: passaggi sbagliati, poca intesa fra i giocatori, manovra lenta e prevedibile e così l'unico modo per provare a segnare è il tiro dalla distanza ma quello di Jankulovski finisce fuori. Nel frattempo l'Udinese continua ad imperversare e sfiora ripetutamente il raddoppio e per questo al triplice fischio dell'arbitro non si può che ammettere che la sconfitta è meritata, così come la qualificazione dell'Udinese che, chiaramente, ci ha messo più impegno e più voglia ed è stata premiata.

Come già detto nessuno farà eccessivi drammi per questa eliminazione, anche se i tifosi presenti allo stadio avrebbero meritato più rispetto e forse erano gli unici a crederci (altrimenti sarebbero rimasti anche loro a casa al calduccio); comunque dispiace, perchè l'eliminazione "strategica" in Coppa Italia non è mai piaciuta, ma in passato, quando il Milan era una delle squadre più competitive d'Europa poteva avere un senso, mentre ora, con campionato compromesso e Champions League molto complicata da vincere, poteva essere un obiettivo "consolatorio" per evitare di rimanere ancora senza "tituli". Bisognava cercare di dimenticare e cancellare la brutta serata del derby e, invece, è arrivata un'altra delusione che rende ancora più amara la settimana. La prestazione è stata negativa sotto tutti i punti di vista, nessuno è riuscito a trascinare i compagni, nè Gattuso nè uno come Inzaghi che di solito è un esempio per tutti con il suo impegno e la sua carica agonistica e, invece, questa volta è affondato insieme agli altri senza reagire. L'unico a salvarsi è stato Abbiati, che ha contenuto il passivo con le sue parate e ha impedito all'Udinese di dilagare e sottolineare che il portiere è stato il migliore in una squadra che ha perso ed è stata eliminata è la migliore dimostrazione che il Milan ha fatto una brutta figura ma almeno, a quanto pare, si è tolto un peso, perchè per l'ambiente rossonero la Coppa Italia è più fastidiosa di un sassolino nella scarpa che non si vede l'ora di togliersi dai piedi.

ZINGARO E FIERO

Reduce dall’immeritata sconfitta subita contro la Roma nei quarti di finale di Coppa Italia, il tecnico del Catania, nonchè ex calciatore di Lazio e Inter, accusa i tifosi giallorossi di razzismo nei suoi confronti: “Contro di me c’è stato il solito razzismo. I supporters della Roma mi danno dello zingaro, per il sottoscritto non è un problema, anche perchè mi sento zingaro dentro. Il razzismo, però, non è solo quando si parla di bianchi o di neri. Non è la prima volta che i romanisti mi appellano in questo modo. Anche questo lo è”.
Continua la polemica del razzismo sui campi da gioco oggi al centro di numerosi dibattiti e scontri. E’ senza dubbio fuori discussione che il comportamento dei tifosi debba virare verso atteggiamenti consoni a quello che è giusto sia uno spettacolo privo di manifestazioni di bassa lega. Il razzismo deve assolutamente abbandonare i nostri spalti. Il momento storico è critico anche a livello politico e mai come oggi il problema è sulla bocca di tutti. Sono capitati casi in cui addirittura i giocatori, ricordiamo tutti Etò, hanno abbandonato il rettangolo di gioco indignati di fronte a cotanta ignoranza. E’ necessario porre fine a questi comportamenti rendendo il calcio uno spettacolo alla portata di tutti, e non un’occasione per esprimere le più barbare tendenze.
P.B.

TUTTI ALLO STADIO

di Francesco Aresu  

Gli appelli si sprecano. Presidente, allenatore, talvolta anche i giocatori chiedono sempre una sola cosa ai loro tifosi: venite allo stadio. La presenza sulle gradinate è considerata la principale forma di supporto alla squadra. Primo: comprare il biglietto. Secondo: (se possibile) sostenere i giocatori. Ai tempi in cui l'incasso al botteghino costituiva la voce attiva più pesante nei bilanci delle società professionistiche, la gente sugli spalti era davvero il dodicesimo uomo. Il calore e il colore del tifo, la vicinanza (foss'anche minacciosa) delle tribune alle linee del campo, i decibel che piovevano sul terreno di gioco come un doping per i giocatori di casa e un tormento per gli avversari, erano parte essenziale dell'alchimia della vittoria. È ancora così?
ARRIVA LA TV Il calcio è cambiato, i soldi arrivano dai diritti tv, il biglietto che si compra oggi vale un posto in prima fila per la poltrona di casa, dalla quale spesso si gode lo spettacolo di stadi semivuoti. Le cifre diramate come al solito dalla Lega Calcio alla fine del girone d'andata parlano di una presenza media di 24.148 persone alle partite di serie A. Curioso che la cifra sia grosso modo quella corrispondente alla capienza indicata nei progetti per la nuova Karalis Arena. Questi però sono gli spettatori medi negli stadi italiani. Il Sant'Elia non è tra quelli più frequentati. Anzi. Su venti squadre della massima serie, quattordici hanno un pubblico più numeroso, due quasi uguale (Atalanta e Catania), tre inferiore (Chievo, Livorno e Siena).
TIFO ROSSOBLÙ Già, ma quanti sono gli spettatori la domenica al Sant'Elia? Da molti anni, sarà che spesso le gradinate sono semivuote e passa la voglia di saperlo, sarà che il Cagliari non fornisce a fine gara le informazioni sugli spettatori paganti e sugli incassi (e infatti gli abbonati vengono genericamente definiti «circa ottomila»), fatto sta che non si sa quante persone assistano alle partite. Grazie ai dati della Lega, però, si può ricostruire una tendenza media. E, nelle prime nove partite della stagione, i rossoblù hanno avuto 13.200 spettatori (6 più dell'Atalanta e 12 più del Catania) su una capienza di 20.266 posti (fonte Agibilità Cpv- Lega Calcio) o 21.530 (fonte Cagliari Calcio - Ticket One).
LE RIVALI Alcuni dati delle altre squadre: Inter (prima per numero medio di spettatori) 52.492 (80.018 posti), Napoli 46.852 (60,240), Juventus 23.928 (27.994), Bari 24.847 (58.270), Siena (ultimo) 10.677 (15.373). In serie B, soltanto il Torino (13.372) ha sinora fatto meglio del Cagliari. La Vecchia Signora capeggia la classifica delle squadre che occupano la maggior percentuale dei posti disponibili all'Olimpico (85,48%), il Cagliari riempie il 61 per cento del suo stadio, il Chievo (seconda squadra di Verona dopo l'Hellas che è in Prima Divisione) gioca nel deserto nel grande Bentegodi, vendendo meno del 32% dei 39.211 seggiolini a disposizione. Va ricordato che la capienza media degli impianti di serie A è di poco inferiore ai 42 mila posti.
RIMPICCIOLITO I nostalgici, però, ancora ricordano quando il Sant'Elia, concepito alla fine degli anni Cinquanta, riprogettato a metà degli anni Sessanta, finito di costruire nel 1970 e ristrutturato nel 1989, poteva ospitare sessantamila persone. Non siamo più nell'epoca della Coppa dei Campioni, evidentemente, e di quel Cagliari-St. Etienne 3-0 che è stato consegnato più alla leggenda che agli annali. Eppure, soltanto undici di anni fa (stagione 1998-99), la media delle presenze al Sant'Elia era di 21.493 spettatori, ammaliati dall'impresa del Cagliari del tandem Cellino-Ventura: salvezza in serie A dopo la promozione dalla B dell'anno precedente (applaudita, mediamente, da 18mila tifosi). Allora la capienza del Sant'Elia era di 40mila posti, che oggi sono ridotti a 21mila circa, con le tribune in tubi Innocenti.
SU E GIÙ Dalla metà degli anni Novanta, il grafico delle presenze ha seguito una curva sinusoidale, un su e giù che ha assecondato il rendimento del club: ci sono stati anni bui in B con seimila spettatori di media e anni in cui la gente è tornata allo stadio, superando quota 14mila. Ma la tendenza degli ultimi vent'anni è - innegabilmente - al ribasso. Più irregolare è la variazione del numero di abbonati nelle stesse stagioni, ma questo dato è meno attendibile delle presenze complessive, perché le nuove strategie di marketing, come la vendita di pacchetti per gruppi di partite, lo rendono disomogeneo.
I MOTIVI DELLA FUGA Resta da rispondere all'ultimo quesito. Perché i tifosi se ne sono andati dallo stadio e dove sono andati? Il rischio di scivolare in discussioni del valore di chiacchiere da bar è altissimo. Impossibile sostenere, con i pochi numeri a disposizione, una tesi attendibile. Occorrerebbe considerare troppi fattori: non soltanto la massiccia offerta alternativa allo stadio (tv satellitare, digitale terrestre, Internet), ma anche la condizione economica, il tasso di disoccupazione, il costo dei biglietti. Restando nel campo sportivo, bisogna tenere presente anche l'effetto derivante dall'aumento degli episodi di violenza, la scomodità dell'impianto cagliaritano e, naturalmente, lo spettacolo offerto in campo. Ma anche se riuscissimo a mettere tutto in un frullatore algebrico, una risposta sicura non l'avremmo mai.

27 gennaio 2010

SIENA-ROMA

Si ai tifosi della Roma nella gara di serie A con la Fiorentina, in programma il 7 febbraio, ma con qualche limitazione. L'Osservatorio ha, infatti, ritenuto a rischio la gara del Franchi e ha rinviato al Casms la decisione per le limitazioni nella vendita dei biglietti che consentiranno comunque la trasferta dei tifosi della Roma.
Allo stesso tempo, però, sono state varate misure condivise da tutte le amministrazioni direttamente coinvolte: il rafforzamento del servizio di stewarding nelle attività di filtraggio e di controllo sistematico del documento d'identità nei settori a specifico rischio; la contestuale implementazione dell'impiego di operatori di Polizia in uniforme ordinaria, in appoggio agli steward, per le esigenze di filtraggio e controllo documentale; controllo sistematico degli acquirenti dei tagliandi residenti nel Lazio; adeguata campagna di informazione; lo stretto raccordo tra i responsabili degli organi della Giustizia sportiva e dei servizi di Ordine Pubblico per l'attuazione di una compiuta attività cognitiva, che consenta di registrare tanto gli accadimenti quanto le misure organizzative pianificate ed efficacemente attuate dalla Società, prevedendo anche l'incremento da parte dell'Ufficio Indagini della Figc degli ispettori presenti allo stadio 'Franchi' di Firenze.
"Lo sforzo che l'Osservatorio ha richiesto sia alle Forze di polizia che ai rappresentanti istituzionali -si legge in una nota dell'organismo collegiale-, è stato determinato dalla volontà di salvaguardare, in sicurezza, il coinvolgimento passionale di migliaia di cittadini sportivi, con l'impegno che ove dovessero verificarsi episodi di violenza o intolleranza le prossime gare della Roma e della Fiorentina saranno valutate con la linea del rigore dettata dal Ministro Maroni, condivisa da tutte le componenti dell'Organismo collegiale".

ANCHE SIENA

Massimo Mezzaroma (foto acsiena.it)
Massimo Mezzaroma (foto acsiena.it)
“Robur Senense” è la tessera del tifoso dell’A.C. Siena nata dalla importante sinergia e collaborazione tra la società bianconera, la Questura di Siena, la Bassilichi S.p.A. e la Gep S.p.A, che si è occupata dello sviluppo del software e della produzione delle tessere, nel rispetto delle linee guida emanate dal Ministero dell’Interno e dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive.
Pallone serie c
Scrive la società nel comunicato di presentazione: "I tifosi sono per l’A.C. Siena la componente passionale, imprescindibile, senza la quale la squadra non avrebbe motivo di esistere. La “Robur Senense” si pone come primo obiettivo proprio la fidelizzazione del tifoso che entrerà a far parte di una vera e propria “comunità privilegiata” di sostenitori che, grazie al forte senso di appartenenza e attaccamento alla maglia, saranno il motore pulsante al seguito della squadra.
  I possessori della tessera del tifoso potranno usufruire di tutti i benefici e servizi, messi a disposizione dall’A.C Siena, quali convenzioni, promozioni e sconti, diventando parte attiva di quel percorso fortemente voluto dalla Società bianconera che, insieme alla Questura, alle Istituzioni cittadine e ai propri sostenitori, intende prevenire e contrastare ogni forma di violenza e discriminazione a favore di una sana cultura sportiva e di rispetto della legalità per elevare gli standard di sicurezza delle manifestazioni sportive.
Con la tessera del tifoso l’A.C. Siena si propone di poter contare in un prossimo futuro su una tifoseria sempre più numerosa di cui rendersi garante attraverso  un vero e proprio rapporto di fidelizzazione: nascerà, quindi, una nuova declinazione di “tifoso ufficiale” della propria Società, che potrà disporre, tra le altre facilitazioni, di accessi e settori dedicati; di seguire la propria squadra in trasferta anche in presenza di eventuali restrizioni; di una maggiore velocità di accesso agli impianti semplicemente grazie al possesso di una smart card con un microprocessore ed antenna in radiofrequenza (RF-Id - Radio Frequency Identification) contenente le generalità del possessore (nome, cognome, indirizzo, data di nascita (dati criptati per il rispetto della privacy); un codice numerico associato ed eventualmente anche un dato biometrico. Soluzione che innalzerebbe anche il livello di sicurezza attualmente esistente per la criptatura dei dati e per la loro lettura, con conseguente verifica sia dell’identità del possessore che dell’autenticità del documento, in pochi  millisecondi anche offline. Va sottolineato il ruolo determinante e preventivo della Questura di Siena, che in stretto contatto telematico con la Società, avrà il compito di autorizzare o meno le richieste pervenute in base alla conformità con i requisiti.
     A partire dalla stagione calcistica 2010/2011 la “Robur Senense” sostituirà a tutti gli effetti il tradizionale abbonamento e i singoli tagliandi d’accesso grazie alla “smaterializzazione del titolo” con cui sarà anche possibile snellire i tempi di acquisto dei biglietti e velocizzare l’afflusso del pubblico mediante l’introduzione dei titoli digitali e il “dialogo” con  i sistemi informatici posti ai varchi d’ingresso.
     L’Associazione Calcio Siena ringrazia tutti i soggetti che hanno collaborato e che collaboreranno nell’implementazione e perfezionamento del progetto permettendo così alla Società bianconera di essere tra le prime  ad avere introdotto la tessera del tifoso."

BLANC BONAPARTISTA

ROMA, 27 gennaio - Divieto di introduzione ed esposizione degli striscioni, all'Olimpico di Torino in occasione di Juventus-Lazio, come già avvenuto per Juve-Roma. È quanto ha stabilito l'Osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive del Viminale nel corso della riunione di oggi, in cui sono stati presi anche una serie di provvedimenti riguardanti altri incontri di serie A e di campionati minori.

LE LIMITAZIONI - Ecco nel dettaglio le limitazioni decise dell'Osservatorio: - per Livorno-Juventus, Lazio-Catania e Alessandria-Novara (Lega Pro, prima divisione), considerate a rischio, è stata valutata l'opportunità di far disputare gli incontri con la partecipazione di entrambe le tifoserie ma con restrizioni nella vendita dei biglietti; - per Bari-Atalanta in programma il 7 febbraio, l'Osservatorio ha invitato la Lega a sospendere la vendita dei biglietti ai tifosi ospiti per consentire, dopo la prossima giornata di campionato, una più attenta valutazione delle criticità; - per Castrovillari-Vigor Lametia, Audace Cerignola-Bisceglie, Acireale-Due Torri (Dilettanti), Virtus Volla-Atletico Nola e Alba-Sannio-Atletico Nola (Eccellenza), considerate tutte ad alto rischio, verrà decisa la chiusura del settore ospiti. Infine, per quanto riguarda la messa a norma degli impianti inferiori ai 7.500 spettatori, l'Osservatorio ha dichiarato non a norma lo stadio 'C.Speronì di Busto Arsizio.

INTER-JUVE

Oggi si parla solo di Benitez, ma si trascura una partita importante...e tutto quello che si e' creato intorno. Visto che qualcuno, domenica sera ha visto “cose strane”... anche noi oggi abbiamo deciso di mettere le mani avanti e segnalare come questa Inter-Juve di Coppa Italia e’ per tutti i tifosi della Juve una presa in giro da parte delle istituzioni e si giochera' in un "ambiente strano".
Prima cosa: il calendario, Ci chiediamo come mai la seconda squadra classificata in campionato, debba affrontare la prima fuori casa dopo un solo turno giocato, non si capisce la modalita’. Lo stesso era sempre accaduto l’anno passato con la Roma, non capiamo come mai sia accaduto due volte di seguito.
Secondo argomento: la presenza allo stadio dei tifosi. Prima hanno venduto i biglietti nominativi, poi hanno chiuso il settore ospiti, poi hanno dato la limitazione solo ai nati in Lombardia ed ora solo a chi la tessera del tifoso. Un tifoso juventino dovrebbe fare la tessera tifoso inter per vedere la partita... "ma siete pazzi"? Poi ci chiediamo perche’ la gente non va piu’ allo stadio. Il tutto dopo che un mese fa lo stesso non era stato fatto per i tifosi dell’Inter. Risultato: nessun tifoso bianconero o quasi.
Terzo e ultimo argomento: l’arbitro. Domani sera ci arbitrerà il dignor Damato.
Premettiamo che non abbiamo nulla contro il signor Damato, vogliamo solo ricordare gli episodi favorevoli della stagione in corso: due arbitraggi e due sconfitte. Alcuni diranno, vista la stagione ci sono pochi arbirtri con precedenti favorevoli quest’anno... pero’ con Damato, e’ iniziata la crisi e a essere scaramantici..Damato arbitrò quel famoso Juventus-Napoli: 2-3. In quella partita non ci furono particolari episodi, a parte Contini che mise ko Camoranesi e non fu nemmeno ammonito e una dubbia espulsione di Amauri a fine partita. L’altra partita e’ stata Juventus-Milan: 0-3, anche qui nessun episodio eclatante. Tuttavia in entrambe le partite, la conduzione di gara non mi era sembrata all’altezza. Molti falli a centrocampo non redarguiti, e un’ammonizione a Ronaldinho non data.... punizioni invertite. Speriamo domani di essere smentiti.
Siccome in un recente post partita “alcune persone molto special” hanno parlato di complotto citando una mancata ammonizione a Ronaldinho in Inter- Milan, criticando Rocchi, mi sento di portare le mani avanti, per far si che la partita di domani possa essere arbitrata in modo equo.
Postilla: quest’anno dopo Inter-Juve del Trofeo Tim, qualcuno protesto’ per un’espulsione di Materazzi e il conseguente rigore, alzando molto i toni.. ed era solo Trofeo Tim.... indovinate un po’ chi era l’arbitro di quella partita ?: Damato...
Un consiglio: se domani sera avete di meglio da fare uscite, se volete rodervi il fegato sintonizzativi ore 20,45 Rai Uno, qualcuno avrebbe voluto essere allo stadio, ma non gliel’hanno permesso.

CURVA SUD MILANO

Comunicato Ufficiale
CURVA SUD MILANO
NOI CHIUDIAMO LA PORTA...
VOI DOPO IL SITO CHIUDETE LA BOCCA!

LA SUD COMUNICA CHE TUTTE LE ATTIVITA' DELLA CURVA PROSEGUONO COME SEMPRE A TESTA ALTA,
SEGNARSI DUNQUE PER LE TRASFERTE DI MANCHESTER e BOLOGNA
MERCOLEDI' ALLO STADIO E GIOVEDI' IN RIUNIONE.

PER DARE UN ULTERIORE SPUNTO DI GODIMENTO PER LA SOLITA VITTORIA SUGLI SPALTI NEL DERBY CI LIMITIAMO A RIPORTARE QUANTO SEGUE:


LA VOSTRA COREOGRAFIA???... UN OSCAR DEL PASSATO...
UNO SPETTACOLO GIA' PREMIATO!!!

SENZA COMPROMESSI A FIRMARE VANNO SEMPRE GLI STESSI!!!

Grazie Ragazzi

SCANDALO A SAN SIRO

Settore ospiti chiuso per Inter-Juventus, gara valevole per i quarti di finale in Coppa Italia di giovedì sera a San Siro. Lo ha deciso il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi.
E non finisce qui: l'ingresso allo stadio sarà consentito solo agli abbonati dell'Inter, ai possessori della tessera del tifoso nerazzurra e ai singoli iscritti agli Inter Club riconosciuti. Tutti i cittadini 'normali' non possono invece acquistare il biglietto, siano essi tifosi interisti, juventini o neutrali.
Così, per punire i cori contro Balotelli, alla fine pagano tutti. Anche chi non c'entra niente e avrebbe voluto gustarsi dal vivo una bella partita ad un prezzo d'occasione: infatti il costo dei biglietti va da un minimo di 4 euro per il terzo anello a un massimo di 40 euro per la tribuna d'onore, passando dai 5 euro per il secondo anello ed i 10 euro per il primo anello. Per la serie: viva l'Italia.

ULTRAS BACOLI

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dei tifosi organizzati della Sibilla Bacoli dopo le decisioni del giudice sportivo.

Presi a conoscenza della lettera fatta dalla restante parte del tifo bacolese,noi ULTRAS BACOLI siamo stufi delle diverse accuse ricadute su di noi!
Dopo 8 partite consecutive perse domenica in occasione della gara SIBILLA-TURRIS è stata fatta da noi una semplice e pacifica contestazione nei confronti della società perché siamo venuti a conoscenza della vendita del titolo(destinazione Savoia),nonostante la smentita fatta dalla società sibillina,troppe sono le voci che fanno preoccupare le sorti della nostra amata SIBILLA e nei confronti della squadra per il loro scarso impegno. E’successo poco e nulla,e invece qualcuno l’ ha presa in modo troppo duro, partendo dal resto dei tifosi bacolesi e finendo alla società!
Ringraziamo la società sibillina per tutto l’impegno profuso in questi 5 anni di serie D e non smetteremo mai di farlo ed è doveroso fare un richiamo ai diversi imprenditori locali che non aiutano la squadra del nostro paese.

In questi 5 anni di serie D non abbiamo mai fatto mancare il nostro sostegno e soprattutto presenti ovunque,cosa molto rara. Essere chiamati ignoranti,infantili,imbecilli o poco attaccati ai nostri colori è veramente qualcosa di assurdo;ma a noi queste critiche non fanno altro che farci migliorare sempre più domenica dopo domenica,non pensando proprio a questa gente che è la prima a farsi da protagonista in occasione di qualche episodio. Enormi sacrifici,diversi km sono stati fatti e non possono essere mai dimenticati..buttati nel cestino in pochi attimi. La domenica senza il nostro caloroso e corretto sostegno si assisterebbe a un vero teatro. La nostra passione x la Sibilla non può essere impedita da nessuno..e nessuno ce la potrà negare!..nonostante i diversi problemi che la Sibilla sta affrontando in questo ultimo periodo noi siamo e saremo sempre presenti!

Siamo venuti a conoscenza che domenica in occasione della gara SIBILLA-CASERTANA i cancelli resteranno chiusi dato il provvedimento della Lega di Serie D…Bisogna leggere bene il comunicato e comprendere che i cancelli resteranno chiusi poiché i tifosi(tutti)hanno sputato all’assistente di gara e non bensì per l’accensione dei fumogeni(cosa che avviene in tutti gli stadi).Il nostro ideale è quello di sostenere in modo sempre corretto e civile i nostri colori!
Delle critiche che circolano in paese non possono fare altro che migliorare in noi..non molleremo mai..con la speranza che la squadra raggiungi l’obiettivo prefissato a inizio stagione e invece di criticare noi che si guardassero prima loro..Concludiamo dicendo che il titolo non va venduto,anche in 3 categoria ma il titolo deve rimanere solo ed esclusivamente a BACOLI!!!..SIAMO ULTRAS NON CRIMINALI..FORZA SIBILLA!!!!!!!!



ULTRAS BACOLI

IRRINUNCIABILE BATTAGLIA

MERCOLEDI’ 27 GENNAIO 2010 ALLE ORE 21.00
PRESSO I LOCALI DEL “MULTIPLO”
in VIA CONA, 108 - presso palazzo Conad -
TERAMO

“I Ragazzi della Est” impegnati ormai da anni nella difesa dello Stadio Comunale, patrimonio inviolabile della città, intendono promuovere e discutere la formazione del “Comitato popolare giu’ le mani dal Comunale” e le fondamentali iniziative da esercitare per il raggiungimento dell’ obiettivo prefissato. Orgogliosi di voler dare voce e concretezza ai sacrosanti diritti che appartengono alla collettività, troppo spesso ignorati e spadroneggiati dall’interesse personale della classe politica, e decisi nel voler rispondere a quelle forme di inutile rassegnazione, indifferenza e denigrazione generate, con strumenti di coinvolgimento e partecipazione collettiva,
INVITIAMO TUTTI AD ESSERE PRESENTI ED A STRINGERSI IN QUESTA IRRINUNCIABILE BATTAGLIA,  VITALE PER LA NOSTRA CITTA’!!

26 gennaio 2010

I DRUGHI

L'intervento di Pino Leo, storico tifoso juventino del Direttivo Drughi Bianconeri, ai microfoni di "Tutti pazzi per la Juve" su RADIO ERRE 2.
26.01.2010 08.35 di Stefano Discreti  articolo letto 2060 volte
Fonte: www.tuttipazziperlajuve.com
Pino Leo (Drughi) ospite di "Tutti pazzi per la Juve", popolare programma radiofonico in onda su RADIO ERRE2.
Ciao Pino. Se a Roma viviamo male questo momento, immaginiamo a Torino. Come possiamo liberarci di certi personaggi che stanno distruggendo la Juventus?
"Non possiamo liberarci di certe persone, perchè come ci hanno mandato in Serie B con Calciopoli non si riesce a capire a chi ci hanno messo in mano adesso. E' una società composta di persone che non sanno fare il loro mestiere. Ci sono degli errori di fondo, noi tifosi non siamo nessuno per dire cosa si deve fare in certe situazioni, ma se non sei capace a fare il tuo lavoro devi andare a casa, noi ad esempio siamo ultras e lo facciamo bene. Siamo felici per l’avvento di Bettega, che va bene ma non basta”
Nel mercato stiamo annaspando, si fanno i cda ma le decisioni non si prendono, non si capisce molto in questo momento.

"È una situazione vergognosa, non c’è nessuno che mette la faccia e siamo all’oscuro di tutto quello che accade all’interno della società. Ferrara è stato il primo e il solo che ha detto che il razzismo viene condannato solo contro la Juventus, esprimendo una parola per noi tifosi. Facendo un discorso più largo, in queste settimane non ci ha preso in considerazione nessuno, anzi, ci hanno abbandonato e tutti hanno preso le distanze da noi quando nessuno invece capisce che senza la Juve in tanti non conterebbero nulla. Poi non mettono la faccia neanche con un il ricorso per la chiusura della curva, e dovrebbero non solo per noi ultras, ma anche per quelli che non cantano i cori o che hanno una certa età ecc. Stiamo pagando decisioni e leggi assurde in certe situazioni perchè vogliono eliminarci, un presidente dovrebbe far qualcosa, facendo un passo in più. Che vergogna non provarci neanche, poi al massimo il ricorso te lo respingono, ma intanto ci provi."


Inammissibile che un azionista di maggioranza tenga questi manager, buttando decine di milioni di euro in questi anni, rimanendo tutti ancora al proprio posto. In altre aziende, con il progetto fallito, sarebbero gia licenziati, come è possibile?

“Secondo me loro pensavano di fare bene nella loro ingenuità. Adesso che si sono resi conto che hanno fatto male bisognerebbe prendere provvedimenti perché non si può aspettare oltre, siamo a gennaio e tra un po’ rischiamo di essere fuori da tutte le competizioni..”

Nelle ultime partite a volte la curva non è stata molto piena, che sensazione c’è tra gli ultras della Sud: aspettate mosse dalla dirigenza o ci saranno contestazioni a oltranza?

“Penso che le cose non cambieranno, per il momento abbiamo deciso di continuare a contestare giocatori e dirigenza, poi vediamo, ma independentemente dai prossimi incontri che possono andare sia bene che male, continueremo a protestare. Abbiamo bisogno di rispetto e andiamo considerati, insieme agli altri tifosi, siamo parte importante della Juventus. Quando hai poco peso ti danno tanti provvedimenti, poi è difficile portare rispetto anche alla Juve stessa se non ci sono personaggi senza carisma o esperienza all’interno.”

Niente Inter per i tifosi della Juve, niente Curva con la Roma. Dove arriveranno con questi provvedimenti?

“Il gioco più bello al giorno d’oggi è quello di accanirsi contro la Juve. Se lo fai contro gli altri non gliene importa niente a nessuno, se lo fai contro di noi fai audience in tv: tutti a guardare i vari programmi per ascoltare queste stupidaggini.”


Alla luce di tutti i problemi, con chi ce la dobbiamo prendere? Serve un voltafaccia a livello di proprietà?

“Secondo me c’è stato un allontanamento della famiglia nei confronti della Juventus. Chiaro che ci sono problematiche sociali e non si possono occupare troppo della Juve, in parte è anche giusto e giustificato visto il momento dei stabilimenti Fiat, ma bisognerebbe mettere la faccia dicendolo apertamente, sarebbe importante dire ad esempio che non si possono fare grossi investimenti. Sbagliato invece fare proclami facendo promesse false, prendendo giocatori mediocri. Se ci sono dei problemi, basterebbe dirlo.”