31 dicembre 2010

BUON 2011

NOI NON CI ARRENDIAMO A POLITICI DISONESTI, A GIORNALISTI -TERRORISTI, A INFAMI E PROVOCATORI.   " NO ALLA TESSERA" LO GRIDIAMO AL VENTO E AL CIELO, ANCHE SE CI SCATENATE CONTRO L'ESERCITO, L'AVIAZIONE , LA MARINA E MAZINGA Z.
 NOI SAREMO IL VOSTRO INCUBO, CENTINAIA DI MIGLIAIA DI RAGAZZI CHE SOGNANO LA LIBERTA', LA COSA PEGGIORE CHE POSSA CAPITARE AL POTERE E AI SUOI VISCIDI SERVI. DEDICATO AI DIFFIDATI, AI CARCERATI, A CHI COMBATTE E NON SI VENDE, A CHI NON SI TESSERA, A QUELLI CHE "A NOI DELLA PARTITA NON CE FREGA UN CAZZO".  ULTRAS LIBERI. BUON 2011 DA ULTRASBLOG.

L'ULTIMO DELIRIO DI BERIZZI

Così le curve si coalizzano per far fallire la legge Maroni

di GIULIANO FOSCHINI e PAOLO BERIZZI
"Tesserato infame dichiarato". "Abbonato servo dello Stato". Con questi slogan sinistri - una specie di mantra vergato a spray sui muri degli stadi, sugli striscioni esposti in curva, e diffuso sui blog attraverso il passaparola incessante delle tifoserie - gli ultrà italiani hanno dichiarato guerra allo Stato. La loro è una guerra silenziosa. Combattuta, fino a ora, nella penombra. Il tempo della contestazione sembra però scaduto. Nelle curve si parla da settimane di una fase due, di azioni dimostrative e violente. È da leggersi in questo senso la decisione della prefettura di Lecce di far giocare il derby di Puglia, Lecce-Bari a porte chiuse: la paura erano gli scontri tra le due tifoserie. Così come a Milano c'è grande tensione per la partita di mercoledì 6 gennaio (alle 20.30) con il Napoli, con il gruppo organizzato dei Mastiffs pronto a invadere San Siro con e senza tessere. L'obiettivo di questa guerra ultrà è l'abolizione della tessera del tifoso, la "fidelizzazione" del popolo degli stadi introdotta dal ministro degli Interni Roberto Maroni per avere una schedatura precisa degli spettatori che assistono alle partite di calcio: si tratta di un passpartout - contenente i dati anagrafici - obbligatorio per chi vuole vedere la partita in trasferta e per chi ha sottoscritto l'abbonamento per gli incontri casalinghi. Sono circa 600mila quelle sottoscritte. "Un successo" dicono al Viminale, "che porta più sicurezza e più gente allo stadio". Ma
non è del tutto vero. Le presenze sono calate quest'anno mediamente di 1.500 unità, circa il 6 per cento. E soprattutto per decine di migliaia di tifosi ribelli la tessera è come se non esistesse: non ce l'hanno, ma loro allo stadio vanno comunque. In casa e in trasferta.

Ma allora che cosa sta succedendo negli stadi dopo il varo della tessera del tifoso? Come è possibile che i tifosi più estremisti riescano a dribblare i divieti imposti dalla schedatura e ad accedere ugualmente agli impianti? Domande che evocano un dubbio fondamentale: visto che i prefetti sono costretti a far giocare le partite a porte chiuse, la tessera del tifoso è fallita?

Come promesso già dalla fine del campionato scorso, e come annunciato quest'estate a colpi di bombe carta dagli ultrà atalantini nell'agguato a Maroni alla Berghem Fest leghista di Alzano Lombardo, la maggior parte degli ultrà italiani stanno boicottando la tessera. Con un unico "cartello" - in grado persino di sotterrare per l'occasione rivalità storiche come addirittura quelle tra Lazio e Roma, Palermo e Catania, Bari e Napoli, Atalanta e Brescia - stanno mettendo in pratica ogni domenica la loro forma di "resistenza" spontanea ma quasi sempre organizzata.

LE REGOLE AGGIRATE
Gli ultrà la tessera non l'hanno fatta. Ma nonostante questo provano - e riescono - a entrare allo stadio tutte le domeniche: comprano i biglietti non di curva e si mischiano nelle tifoserie avversarie. Roma-Milan, partita ad altissimo rischio prima delle feste natalizie, è stata aperta anche a chi non aveva la tessera proprio perché la polizia temeva azioni di violenza da parte degli ultrà giallorossi, se non fossero entrati a San Siro. D'accordo con le altre tifoserie, inoltre, i gruppi organizzati hanno cominciato un'attività "deterrente". Nel lessico curvaiolo deterrenza sta per botte. Anche chi ha la tessera, non deve andare nel settore ospiti. Deve andare in altri settori e mischiarsi con i tifosi di casa. "Devono avere paura" dicono. Ecco alcuni esempi di trasferte "in contromano". Ottocento genoani a Udine; 200 bresciani a Lecce; 500 doriani a Torino; 100 fiorentini a Genova; 500 juventini a Milano; 700 novaresi a Torino; 100 padovani a Siena; 300 carrarini a Poggibonsi; 400 cesenati a Roma; bolognesi e parmensi all'esterno dello stadio Cibali di Catania; 50 udinesi e 50 leccesi a Milano.

Fino a oggi gli ultrà hanno scelto quella che i capi tifoseria chiamano linea "soft". Ma ora - ammette uno dei leader riconosciuti dell'ala più dura della tifoseria del Napoli - non "garantiamo più che allo stadio non accada nulla". Non si tratta di un generico manifesto politico. Si tratta di un piano ben organizzato a tavolino, tra luglio e settembre, quando oltre 60 tifoserie si sono riunite prima a Catania e poi in provincia di Roma. Unico obiettivo dei due incontri: far fallire la tessera del tifoso. Per aggirare i paletti imposti dalle Prefetture e dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, gli ultrà acquistano, anche con largo anticipo, biglietti di altri settori. "Ognuno si organizza come vuole - spiega Claudio Galimberti detto "Bocia", capo degli ultrà della curva Nord atalantina sottoposto a Daspo - si parte in trasferta con mezzi propri e si acquistano biglietti di altri settori. Per questo spesso ci si trova in mezzo ai tifosi avversari. È una situazione molto delicata".

Una situazione che preoccupa anche gli analisti. "I problemi ci sono" ammette Maurizio Marinelli, direttore del centro studi sulla sicurezza pubblica della polizia di Stato, uno dei massimi esperti in Italia di ultrà e di ordine pubblico negli stadi. "L'allarme arriva dal fatto che sempre più spesso ci troviamo di fronte a tifosi senza tessera che, in trasferta, comprano i biglietti e si schierano in mezzo ai tifosi di casa, con altro rischio scontri. Per il momento è andato tutto abbastanza liscio, ma qualcosa bisognerà fare". Cosa? "Primo: fino a oggi, e in certi casi ancora oggi, vedi i serbi a Genova, gli ultrà venivano concentrati in un settore. Questo li rendeva più forti poiché compatti. Se invece questa forza della massa la spezzetti, la sparpagli, si frammenta, diventa più debole e più controllabile da parte di stewart e forze dell'ordine. Secondo: le curve sono cambiate. Tra Daspo e arresti c'è stato un ricambio dei capi. Le figure di riferimento che c'erano prima oggi non ci sono più. È tutto più liquido, più confuso. Terzo: se non ammoderniamo gli stadi, se non li facciamo più piccoli, più sicuri e di proprietà dei club, non abbiamo fatto niente".

COME CAMBIA LA GEOGRAFIA DEL TIFO
Come sta cambiando il mondo ultrà? E con quali conseguenze? Le prove che la strategia sta sconvolgendo (pericolosamente) le abitudini dei tifosi, aggiornando la geografia del tifo, gli spostamenti, i viaggi, gli orari, la composizione dei settori, si stanno moltiplicando domenica dopo domenica. Per capire la portata del fenomeno basta guardare i settori ospiti, quelli appannaggio di chi ha la tessera, in una qualsiasi partita di serie A. La Lega calcio dice di non essere in possesso di dati ufficiali sulle presenze dei supporter che seguono la propria squadra in trasferta. Ma ci sono esempi eloquenti. Durante Bari-Cagliari nello spicchio dello stadio San Nicola riservato ai tifosi sardi c'era un solo spettatore. E una decina di steward attorno per controllarlo. In compenso un folto gruppo di ultrà cagliaritani faceva capolino in gradinata in mezzo ai baresi. Alzando il livello di tensione di una partita considerata "tranquilla".

Quando i baresi sono andati a Napoli al seguito del Bari - nel caldissimo derby del Sud (12 settembre), solitamente ad alto rischio incidenti - fuori dai cancelli del settore ospiti si sono trovati, alleati, i capibastone delle due tifoserie. Hanno ricevuto un brusco stop al grido di "chi entra prende un sacco di botte". Risultato: settore ospiti deserto. "I ragazzi hanno capito i motivi della nostra protesta e si comportano di conseguenza, non c'è stato bisogno di esagerare - racconta Alberto Savarese, "Il Parigino", uno dei responsabili della Nord barese insieme con Roberto Sblendorio, "Robertino" - In ogni caso noi non abbiamo obbligato nessuno a non sottoscrivere la tessera: capiamo che molti hanno fatto l'abbonamento, e quindi la card, per una ragione economica. Ma ci fa piacere che in trasferta, anche chi potrebbe andare nel settore ospiti, preferisce venire con noi". L'A. S. Bari ha richiesto alla Lega 16.700 tessere, ottenendone duemila circa nelle ultime settimane, proprio in vista del derby con il Lecce. A Milano, però, nella gara contro l'Inter (22 settembre), gli ultrà pugliesi non hanno comprato di proposito i biglietti "ospiti" ma quelli del terzo anello rosso. Sono saliti in gradinata, hanno cacciato gli abbonati dai loro posti e si sono seduti a fianco ai tifosi dell'Inter. Non è stata l'unica partita nella quale due tifoserie avversarie sono entrate in contatto. A Genova per Sampdoria-Napoli (19 settembre) c'erano solo una ventina di supporter napoletani nella "gabbia nord", il settore ospiti, mentre il gruppo più numeroso ha preso posto nei distinti, diviso dai sampdoriani da qualche stewart. Al gol vittoria del Napoli, gli ultrà hanno acceso un fumogeno e si è sfiorata la rissa. Raggruppamenti estemporanei, e ad alto rischio, anche in occasione di Milan-Genoa (25 settembre) allo stadio di San Siro. Partita tradizionalmente blindata. Un manipolo di ultrà genoani si è piazzato in mezzo ai tifosi del Milan al terzo anello rosso. All'inizio del secondo tempo i tifosi ospiti hanno tirato un petardo nelle file sotto: fuggi fuggi dei milanisti e forze dell'ordine in allarme. A Lecce, il 24 ottobre, sono volati pugni tra i bresciani e i salentini. A Bergamo, invece, l'Atalanta ha fatto il record di abbonamenti per la serie B (oltre 17mila) nonostante la retrocessione dell'anno scorso. Ma gli ultrà sono stati di parola: niente tessera e niente abbonamento. Ad Atalanta-Torino (10 ottobre) sono arrivati 70 ultrà torinesi che avevano acquistato - volutamente - biglietti di tribuna (la trasferta era vietata, ticket in vendita solo per residenti in Lombardia) ma che per evitare prevedibili disordini sono stati sistemati nel settore ospiti: il fallimento pratico della tessera. Non solo: le forze dell'ordine in assetto antiguerriglia sono state impegnate fino a mezzanotte e mezza per scortare un corteo di quindici auto.

LE INTIMIDAZIONI NELLE CITTÀ
Quali sono i "laboratori" della protesta? Chi studia i piani per affondare la card del tifoso? Fino a oggi i supporter del Napoli sono stati tra i più intransigenti. Campagne capillari in tutti i quartieri della città con la scritta "Non abbonarti, non tesserarti". Lo zoccolo duro della tifoseria non ha sottoscritto la tessera anche perché molti non avrebbero potuto a causa del famoso articolo 9 del regolamento, che la vieta a chi ha auto un Daspo - il provvedimento di allontanamento dagli stadi per disordini - negli ultimi cinque anni. "È anticostituzionale", dicono gli ultrà per sostenere la loro causa.

Ma tant'è. A Napoli qualcuno ha provato a bluffare. La procura (che ha creato un apposito pool di magistrati sui reati da stadio) ha avviato un'indagine conoscitiva partendo dal sito del tifo organizzato biancoazzurro dove erano state pubblicate tutte le procedure per falsificare la card. Fatti salvi i tarocchi, dunque, le tessere sottoscritte sono pochissime: meno di 15mila, su una media in questa stagione di circa 39mila spettatori a partita. "Abbiamo fatto un'opera di convincimento sui nostri ragazzi" dice uno dei capi della dei gruppi che dominano nella curva A. Chi frequenta il San Paolo, e i detective che si occupano dei teppisti, hanno ancora in mente i pestaggi di fine campionato scorso, proprio durante una protesta, in quel caso contro la società: le telecamere della Digos ripresero alcuni personaggi intenti a convincere altri tifosi, con pugni e calci, a lasciare la curva vuota come prevedeva la protesta.

Un mondo a se stante, quello delle cupole del tifo. Quattrocentocinquanta gruppi ultrà di cui 234 politicizzati: 61 (nel 2008 erano 58) hanno forti legami con movimenti di estrema destra e 28 sono vicini a formazioni radicali di sinistra. I più pericolosi sono i Bisl romanisti, I Mastiff del Napoli, la Banda Noantri della Lazio, le Brigate autonome livornesi, i Korps della Fiorentina, gli Irriducibili dell'Inter, i Drunks del Catania. Gli ultimi allarmi lanciati dal Viminale riguardano la contiguità delle tifoserie di Roma e Lazio con i gruppi di estrema destra, la vicinanza di alcuni gruppi di Napoli e Catania con la criminalità organizzata, l'estremismo razzista di diverse tifoserie del nord, Inter e Verona su tutte. Ma adesso c'è un nuovo allarme.

La complicata evoluzione dell'era-tessera del tifoso è seguita da vicino dall'osservatorio del ministero degli Interni, dalle questure di tutta Italia (molte hanno costituito un'apposita squadra - stadio) e anche dai servizi segreti. Nell'ultimo rapporto consegnato al Parlamento, la nostra intelligence ha ribadito la "contiguità tra frange di tifo organizzato e estremismo politico". Una saldatura caratterizzata da una "forte avversione nei confronti delle forze dell'ordine" che "in alcuni casi lascia ipotizzare anche disegni preordinati". Come dichiarare guerra allo Stato.

30 dicembre 2010

LE BRUTTE FIGURE DI BOBO

Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, avrebbe chiesto alle autorità della pubblica sicurezza pugliesi di riunirsi per rivedere la decisione di far svolgere a porte chiuse la partita Lecce-Bari del prossimo 6 gennaio. Programmata per lunedì 3 gennaio a Bari una riunione tecnica congiunta per decidere di riaprire ai tifosi, con determinate restrizioni, le porte dello stadio di Lecce per il match dell'Epifania.

SIETE RIDICOLI

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni - secondo quanto si apprende - ha chiesto alle autorità della pubblica sicurezza pugliesi di riunirsi per rivedere la decisione di far svolgere a porte chiuse la partita Lecce-Bari del prossimo 6 gennaio.
Così, sempre secondo quanto si apprende, è stata programmata per lunedì 3 gennaio a Bari una riunione congiunta dei Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica del capoluogo pugliese e di Lecce, che farà una nuova valutazione sul derby pugliese.
La riunione potrebbe - come auspicato da Maroni - decidere di riaprire ai tifosi, con determinate restrizioni, le porte dello stadio di Lecce per il match dell'Epifania.

CHIUSO PER PAURA

MAURIZIO CROSETTI PER LA REPUBBLICA -

Metteranno un cartello, sul portone dello stadio vuoto. E su quel cartello al via del Mare ci sarà scritto: «Chiuso per paura». Di fronte alla minaccia ultrà, lo Stato e il calcio si arrendono. Invece di affrontare il problema, piuttosto che isolare i violenti, alzano le mani. Accadrà a Lecce il 6 gennaio, giorno di Campionato atipico e festaiolo.

Una specie di Befana del pallone, con le famiglie tutte insieme alla partita, come una volta, nelle domeniche della brava gente. In teoria, almeno. Niente di tutto questo per Lecce-Bari: la faida è minacciosa, troppo. Il rischio è la guerriglia urbana, col pretesto del calcio. Ed è per questo che il prefetto preferisce non rischiare, lasciando le persone a casa. Tutte: quelle perbene, quelle tranquille insieme a quelle che vanno allo stadio solo per sfasciare tutto.

A meno che il provvedimento rientri (c´è una settimana di tempo per rinsavire) sarà una sconfitta clamorosa, e anticipata, per la cosiddetta società civile, disarmata e terrorizzata. Ma sarà anche la dimostrazione che la famosa tessera del tifoso non serve a niente: doveva impedire ai violenti di andare alla partita, invece ha tolto di mezzo solo gli sportivi veri. E il Viminale, sconfessato dalla realtà e da un prefetto, non sarà troppo contento.
Per il ministro dell´Interno Maroni è quasi una sconfitta personale.

Del resto, basta guardarle le nostre curve da stadio: ci vivono ormai solo i peggiori tra i tifosi e provate a trovarci un ragazzino, oppure un nonno, men che mai una donna. Il calcio italiano ha rinunciato a lottare per sconfiggere il suo cancro, e adesso è comandato a bacchetta dai teppisti. Ed accade da anni. Nella totale impunità. Compresi i teppisti stranieri, anche loro padroni, come ha dimostrato la scorribanda degli ultrà serbi a Marassi, col famoso Ivan e con le sue inquietanti cesoie.

È il brusco ritorno alla realtà per il povero calcio italiano, dopo la lunga sosta natalizia e dopo il suo anno più orribile: Nazionale umiliata ai Mondiali, clamoroso crollo di talenti, stadi semivuoti, città in ostaggio dei barbari, affarismo scatenato. Tutto questo, mentre in Inghilterra si giocano derby come Arsenal-Chelsea nel cuore di Londra, con il pubblico che fa festa e neanche un demente che si azzarda a dare fastidio. E dire che loro erano la terra degli hooligans: li hanno isolati e poi sconfitti, squalificati e poi riammessi, ingabbiati e poi cancellati. Non hanno avuto paura gli inglesi. Quella stessa paura che da noi fa chiudere gli stadi, e troppo spesso gli occhi.

RAID A SANREMO

Sanremo - La scritta 'Matutia 1904, Ultras liberi', fa pensare che a realizzare quelle scritte siano stati i supporter della formazione biancoceleste. Sempre che qualche tifoseria avversaria non abbia compiuto il gesto per far ricadere la colpa sui matuziani.

Un raid teppistico e' stato portato a termine, la scorsa notte, apparentemente da ultra' della Sanremese, nel centro della citta' dei Fiori. I vandali, in particolare, hanno preso di mira i muri della scuola cattolica 'Mater Misericordiae' e un cancello situato in via Roma, che hanno imbrattato con diversi insulti, alcuni dei quali a sfondo antisemita.

La scritta 'Matutia 1904, Ultras liberi', fa pensare che a realizzare quelle scritte siano stati dei supporter della formazione biancoceleste. Non è neppure da scartare l'ipotesi che l'atto vandalico sia stato compiuto da altri - ad esempio una tifoseria di una squadra rivale - per far ricadere la colpa sui matuziani.  Le scritte sono state realizzate con spray blu e azzurro: i colori della Sanremese

Nel FOTOSERVIZIO abbiamo volutamente omesso di pubblicare gli slogan  razzisti e nonchè oltraggiosi
di Fabrizio Tenerelli

PINUCCIO MILLI

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’avvocato penalista leccese Pinuccio Milli, difensore di molti ultras salentini nelle diverse vicende che li ha visti coinvolti negli ultimi anni, non ultimi gli arresti seguiti al corteo in città del marzo del 2008 ed i fatti di Roma, con una ventina di tifosi denunciati e daspati. Un punto di vista che farà sicuramente discutere. E riflettere.

di Pinuccio Milli

Tenetevi forti, non vi scandalizzate. Il Prefetto e il Questore di Lecce e con loro i responsabili delle Forze dell’Ordine hanno saggiamente e coscienziosamente preso una decisione che, in condizioni come quelle attuali, andava presa.

Leggo stamane (e di ciò mi compiaccio perché, finalmente, non ci sentiamo più soli, il sottoscritto e il giornale on-line che mi ospita e che ringrazio) che tutti, niuno escluso, folgorati sulla strada di Damasco, hanno compreso quanto andavo “pontificando”, sin dal maggio 2010 alla vigilia dell’introduzione della famigerata tessera del tifoso.

Cari Messia dell’ultima ora, era troppo facile prevedere quanto oggi è sotto gli occhi di tutti. Mi fa piacere leggere accorati commenti sull’inutilità dello strumento tessera voluta dal leghista Maroni anche se noto, stavolta con una punta di polemica, che tali giudizi espressi da tutti i politici, tifosi e addetti ai lavori sull’argomento hanno come unico “movente” l’essersi sentiti scippati del derby , ovviamente per quello casalingo.

Questione di piacere personale, dunque. L’esercizio di critica da parte dei giornalisti ovviamente nasce in funzione di questo “piacere”che sarebbe stato sottratto a seguito della decisione da parte del Prefetto e del Questore di Lecce. Noto però che nessuno ha sentito la necessità di fermarsi e riflettere, forse perché troppo frettolosamente permeati da invasamento da tifo.

Perché si è assunta questa decisione che personalmente condivido in pieno ed anzi definisco saggia, giusta e coraggiosa?

Evidentemente qualche smemorato non ricorda o, peggio, finge di non ricordare, cosa è la gestione dell’ordine pubblico in situazioni esplosive come quelle paventate nel derby dell’Epifania.

Sempre questo qualcuno non comprende che erano pronti a “fronteggiarsi” (ed uso un eufemismo) centinaia di tifosi di fede avversa in un contesto , quello dello stadio di via del Mare , che definire gruviera in tema di ordine pubblico non appaia una forzatura.

L’ingresso allo stadio sia dal centro di Lecce che dalle tangenziali, l’elefantiaco afflusso per forza di cose concentrato nelle ore prossime all’inizio della gara, l’odio incancrenitosi tra le fazioni leccese e barese determinato da tutta una serie di circostanze ed eventi sui quali si discetterà di seguito, la deminutio dell’organico delle Forze dell’Ordine ( qualcuno sa che tanti poliziotti leccesi sono stati trasferiti nel Nord Italia per controllare le famigerate ronde padane?), i messaggi sinistri captati dall’intelligence di polizia sia da Bari che da Lecce, la grande e spasmodica attesa da match all’ultimo sangue, il frazionamento e il rischio di mescolamento tra le tifoserie rivali voluto a tutti i costi con l’introduzione della tessera del tifoso, tutte assieme queste componenti hanno fatto meditare chi ha il dovere di gestire l’ordine pubblico fino a raggiungere il convincimento, e qui casca l’asino, che è molto meglio non vedere una gara di pallone che redigere a fine match il solito bollettino di feriti, denunciati, daspati e arrestati se non proprio qualcosa di molto più grave…

Chi vi scrive da molti giorni si è spinto, forse illudendomi, contrariamente a quanto poteva consigliarmi l’interesse speculativo professionale, a invitare tutti a dare un taglio e dire no alla violenza ( anche solo verbale) , perché stanco di difendere ragazzi , spesso pescati non con la canna da pesca ma con la rete a strascico, per reati anche molto gravi e il tutto per un incontro di calcio ove tutti ci guadagnano tranne i tifosi, che a mio giudizio, per la stragrande parte, restano la parte sana e genuina del sistema calcio , per il quale oramai non resta che recitare il “ de profundis”.

Non si trascuri un altro aspetto che questa volta riguarda soprattutto il tifo, l’ordine pubblico e il sistema di gestione dello stesso posto in essere prima di tutto dal Legislatore e poi da coloro che sono deputati all’applicazione delle norme di legge.

Il problema, deve essere chiaro per tutti, nasce non a monte (tessera del tifoso) ma a valle (legge n. 401/1989 e successive (schizofreniche) modifiche).

Ed infatti una legiferazione di stampo emergenziale, tipicamente all’italiana, senza un sistema di codificazione settoriale ( ad esempio un Testo Unico Leggi sulla Violenza negli Stadi) ha determinato l’introduzione di leggi errate nella sostanza, spesso in contraddizione con altre norme di ordine generale che disciplinano una medesima condotta, ai limiti ( e riuso un eufemismo) della costituzionalità che ha generato uno scontro sociale tra tifoserie e forze dell’ordine che perdura da un decennio e non appare trovare una fine .

Oggi, finalmente, grazie alla cosiddetta Dama (auspicata per i manifestanti di Roma) qualcuno comincia ad aprire gli occhi e si rende conto di cosa è e quali limiti incontrano la tessera del tifoso, il daspo e quant’altro e con essi il provvedimento amministrativo dell’agosto 2009 di stampo maroniano.

Anche l’introduzione di tali norme ingiuste e profondamente errate ha comportato una collettiva esasperazione degli animi.

L’esempio più eclatante lo avete sotto gli occhi: da una parte i tifosi baresi (quasi tutti obbedienti al diktat della tessera del tifoso e per questo “premiabili”) e dall’altra quelli leccesi (senza dubbio legati a norme non scritte del mondo ultras fatte di dignità e coerenza e per questo “limitati e vessati” in ogni modo).

Pertanto, melius re perpensa, occorre rivedere il sistema e il metodo adottato contro la tifoseria da stadio , dando spazio invece ad una politica di confronto e lasciando da parte per qualche tempo la caccia all’untore di manzoniana memoria.

Posso certamente sbagliare ma penso che una politica del dialogo instaurata da tempo da parte delle Forze di Polizia avrebbe determinato quantomeno una pax sociale utile ad affrontare diversamente le emergenze come questa del derby.

Comunque e dovunque sempre Forza Lecce!

IL LATO OSCURO

Il campionato che sta per cominciare presenta una novità di cui in molti non sentivano il bisogno, la Tessera del tifoso. Stavolta si parte. Impreparati, ma si parte. Disinformati, ma si parte . Un’iniziativa impopolare, di fatto subita dai club e dai tifosi. Un documento voluto e imposto con pervicacia dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. Molti gruppi organizzati non la sottoscriveranno. Considerato che senza la card gli abbonamenti non si possono acquistare il loro numero subirà un calo significativo, allo stato non quantificabile per mancanza di dati. C’è chi ipotizza un vero e proprio crollo. Chi, viceversa, sostiene che la diminuzione sarà contenuta in circa il 20%. Numeri comunque preoccupanti per un calcio già asfittico in termini di presenze negli stadi. I tifosi e gli ultras non smetteranno per questo di andare a vedere le partite. La decisione sarà presa volta per volta. Diventeranno però sempre più numerose le circostanze in cui si opterà per restarsene a casa. Ogni alibi potrebbe essere buono per disertare. Seguire in trasferta la squadra del cuore si complicherà non poco. Le curve ospiti si svuoteranno. Gli stadi perderanno i loro festosi colori. Il calcio, sport nazional-popolare per eccellenza e vivificato come ogni altro genere di spettacolo dalla presenza della gente, rischia di trasformarsi in una triste messa in scena all’interno di teatri di cartapesta. Un mesto rito, approntato solo per compiacere il moloch delle pay tv. La Tessera del tifoso sarà obbligatoria anche in Lega Pro, categoria dove gli stadi sono spesso inadeguati e fatiscenti. Si tratta di capire come la terza e la quarta serie nazionale, da tempo al collasso, riusciranno ad assorbire l’ennesimo colpo che viene inferto dopo il rituale bagno di sangue estivo. Il fatto è che dirigenti disattenti, chiusi nelle loro torri d’avorio e slegati da un contesto che fatica a stare in piedi, non si rendono (forse) conto che l’introduzione di questa discussa e discutibile card potrebbe essere la mazzata finale per un calcio minore da lustri allo sbando. Buon campionato e buona Tessera del tifoso a quanti (ancora tantissimi) si ostinano, nonostante tutto, ad amare uno sport semplicemente bellissimo. Tifosi, il lato etico del calcio
Sergio Mutolo

SPY


Il prefetto, la tessera del tifoso
E gli stadi mezzi vuoti. O chiusi...

Il prefetto, la tessera del tifoso E gli stadi mezzi vuoti. O chiusi...
Una cosa è certa: il ministro Roberto Maroni molto si è battuto per la tessera del tifoso. Ma adesso un prefetto che ha paura, Mario Tafaro, lo mette nei guai perché ha chiuso preventivamente lo stadio di via del Mare, impedendo a oltre 30.000 tifosi di assistere al derby di Puglia, Lecce-Bari, del 6 gennaio (ore 15). Addio quindi alla tessera del tifoso. Non serve a nulla. I tifosi, sui siti Internet, sono sempre più scatenati. Il dottor Tafaro, classe '48, nativo di Minervino Murge, in provincia di Bari, è prefetto della Provincia di Lecce dal 20 agosto 2008: il suo provvedimento ha suscitato non solo la ''perplessità'' di Maroni ma anche lo stupore del Viminale (che aveva aperto la partita, consentendo l'accesso ai baresi che hanno la tessera del tifoso). Tafaro chieda rinforzi, gestisca meglio l'emergenza: ma lasci le porte aperte. Così si uccide il calcio. Lo si annienta, come ci ha detto Gianni Petrucci. Possibile che il provvedimento possa essere rivisto in questi giorni ma resta la sensazione che la tessera del tifoso sinora abbia creato più problemi che vantaggi, e sia stata presa sul serio da pochi. Secondo Maroni, e il Viminale, è servita a fare diminuire gli incidenti: c'è da dire però che, almeno sinora, pochissimi tifosi sono andati in trasferta. Ultimamente è stato deciso, dopo troppe titubanze, che nel settore ospiti vanno i tifosi non tesserati e quelli tesserati (che secondo Maroni sono i bravi ragazzi...) trovano spazio in altre settori dello stadio. Sinora era stato il contrario, e la cosa aveva creato non pochi problemi. Molti questori, poi, per evitare guai, non avevano tenuto conto dell'esistenza della famosa tessera. La trasferta dei romanisti a San Siro, nella gara contro il Milan, è stata aperta a tutti: non c'è stato alcun problema. E allora, ripeto, a che serve la tessera? A Roma, il questore Francesco Tagliente, ha deciso (saggiamente) che il derby di Coppa Italia, Roma-Lazio, si svolgerà di sera (per non penalizzare i tifosi che lavorano) e, ovviamente, a porte aperte per tutti. Ancora insoluta invece la situazione della tribuna Tevere, aperta per il derby ai ragazzi under 16, ai militari e ai poliziotti. Un palliativo: forse sarà il caso, in futuro, di dividere la tribuna in due, per evitare che, come in passato, diventi terreno di scontro fra i tifosi. La situazione all'Olimpico, quest'anno, è migliorata: anche perché perché sono quadruplicati i Daspo.
Gli stadi sono belli quando sono pieni: guardate Premier League e Bundesliga. Da noi si fa di tutto per complicare la vita ai tifosi. E così gli stadi sono sempre (mezzi) vuoti. Ma non è solo colpa della famigerata tessera, diciamo la verità: l'Olimpico è sovente vuoto anche per altri motivi, la crisi economica, la concorrenza della tv, eccetera. La Roma ha perso diecimila tifosi a partita (non pochi) e la Lazio, che pure è ai vertici, giocando con l'Udinese alle 12,30, non è riuscita a fare più di 30.000 spettatori. Siamo sicuri che i due club abbiano davvero bisogno di stadi nuovi? Giampaolo Angelucci ha fatto un'offerta al ribasso (80 milioni di euro) per acquistare la Roma e punta su un nuovo impianto (non a rinforzare la squadra...). Il gruppo Usa, che si è affidato al noto studio Tonucci, invece non ha fra le sue priorità un nuovo impianto. Meglio così.  Claudio Lotito, inoltre, è molto scettico sulla legge che giace alla Camera da oltre un anno e non fa un passo avanti (anzi, ora rischia di essere definitivamente affossata). Problemi di finanziamenti e forse anche di cubature. Non c'è accordo. Il mondo politico ha fatto una figuraccia. Così come il prefetto di Lecce.

CONTRO SEEDORF

"Chi ama il Monza, resta fuori!".

Sarà una protesta civile quella proposta dal blog "millenovecentododici", sito gestito da alcuni tifosi monzesi apertamente schierati contro il club brianzolo.

Da un anno e mezzo il Monza è nelle mani del giocatore del Milan Clarence Seedorf. Con lui al timone è arrivata una salvezza stentata nella passata stagione e un imbarazzante penultimo posto in quella in corso. Nella tifoseria biancorossa serpeggia da mesi il malumore, tanto che anche gli ultras della Curva Pieri hanno contestato la società nell'ultima trasferta di Crema con eloquenti cori contro l'olandese: "Il progetto mettilo nel c...." il coro scandito a piu' riprese dai tifosi.

Nelle scorse settimane si è dimesso una parte del Cda, in netto contrasto con le scelte di Seedorf: "Qui decide tutto lui, anche la storia del comitato tecnico è una grossa bufala" aveva scritto l'ex presidente Salaroli nell'ultima riunione del Cda. Intanto è arrivato un nuovo presidente (Stefano Magnoni), che però non si è ancora presentato nè alla stampa, nè ai tifosi.

E allora su internet arriva una protesta significativa, come riportato da Monza News: lasciare lo stadio vuoto nella prossima partita casalinga con la Spal.

Servirà a far cambiare registro nella "stanza dei bottoni"?

FALLIMENTO

La decisione del prefetto irrita il Viminale. Beretta (Lega di A): «Così il calcio perde credibilità»

GUGLIELMO BUCCHERI
ROMA
Decisione sofferta, ma «inevitabile per gestire al meglio l'ordine pubblico», così il prefetto Mario Tafaro pochi minuti dopo aver chiuso i cancelli dello stadio di Lecce per il derby pugliese del prossimo 6 gennaio. Niente spettatori e colori e poco importa se dalla tasca migliaia di appassionati potrebbero tirar fuori la tessera del tifoso che, come da regolamento, dovrebbe permettere al suo possessore di eludere ogni tipo di limitazione per le partite in casa o in trasferta.

Lecce-Bari si giocherà a porte chiuse e la novità fa atterrare il pianeta-calcio in una dimensione dalla quale cerca, a fatica, di liberarsi. Cancelli sbarrati e chiusi in faccia anche alla «rivoluzione» voluta dal ministro degli Interni Roberto Maroni proprio nelle ore in cui dal Viminale sottolineano con soddisfazione come i dati su incidenti e feriti da stadio siano nettamente in diminuzione. Dal Comitato centrale per la sicurezza sulle manifestazioni sportive non erano arrivati segnali di particolari pericoli tanto che dal Casm si segnalava alla prefettura di Lecce la sola opportunità di vietare la vendita ai residenti nella provincia di Bari. Così, al Viminale, sono rimasti sorpresi per l'iniziativa del prefetto perché una chiusura tanto drastica ai tifosi va a scontrarsi con le linee guida volute dallo stesso ministro Maroni che si è detto «perplesso» e che nei prossimi giorni incontrerà il prefetto di Lecce. Se nella Capitale qualcuno non nasconde la propria irritazione, dalla Confindustria del pallone il messaggio è chiaro. «E' una sconfitta di tutti e - precisa il presidente della Lega di A, Maurizio Beretta - soprattutto di quel processo che, non senza difficoltà, sta premiando i cosiddetti tifosi buoni, quelle migliaia che hanno aderito al progetto della tessera. Da qui al sei gennaio c'è tempo per i ripensamenti. Ma, senza entrare nel merito della decisione presa dal prefetto di Lecce, noi come Lega questa scelta non la possiamo proprio condividere».

Il calcio italiano si trova a fare ancora una volta i conti con un passato che continua a pesare. Dall'introduzione della svolta voluta da Maroni per combattere la violenza negli stadi è la prima volta che una partita si gioca a porte chiuse ed è un precedente che inquieta. A Lecce e Bari, i tifosi sono in rivolta: c'è chi ha deciso di intasare i blog annunciando una class action per il rimborso del biglietto e chi pensa comunque ad andare fuori dallo stadio durante la gara. Da più parti la scelta di impedire agli spettatori di assistere al derby pugliese viene vissuta come un segnale di resa, un'anomalia del tutto italiana nei giorni in cui all'estero (vedi l'Inghilterra) il campionato non si ferma mai.

Lo stadio di Via del Mare chiude per ordine pubblico anche se non è escluso che un intervento «politico» possa riscrivere la storia del derby pugliese. Intanto, se i vertici sportivi ed istituzionali delle due città si dicono «esterrefatti» per la scelta del prefetto, il sindaco di Bari va oltre. «Sono disposto - così Michele Emiliano, primo cittadino barese - ad accompagnare personalmente i nostri tifosi e stare con loro in tribuna». Emiliano apre, poi, un nuovo duello con il sottosegretario Alfredo Mantovano. «Questo provvedimento è un modo per mantenere una promessa fatta dopo gli incidenti del 2008», così il sindaco. Quale promessa? All'epoca, Mantovano disse che «quanto accaduto impedirà ai baresi di compiere trasferte a Lecce per un po' di tempo».

LA SCONFITTA DELLA TESSERA DEL TIFOSO

E’ dura da mandare giù.  E’ la sconfitta del calcio ed un incredibile danno di immagine per la Puglia. Il derby del via del Mare e, senza dubbio anche quello di ritorno al San Nicola, si disputeranno a porte chiuse. Il primo a giocarsi senza pubblico, nell’era della tessera del tifoso. Una decisione presa immaginiamo con sofferenza dal Prefetto di Lecce e che colpisce soprattutto la stragrande maggioranza dei tifosi di Lecce e Bari che avrebbero vissuto la partita divisi da fiera rivalità, ma non con violenza.
Bisogna dire però che se si è arrivati a queste conclusioni, evidentemente c’erano segnali sinistri che facevano paura. Troppa la tensione, pericolose le ruggini del passato. Dopo  il derby del 2008 il sottosegretario all’Interno , Alfredo Mantovano, parlò di barbarie dei tifosi baresi al Via del Mare.  Nel 2000, un vigile urbano di Monopoli finì in coma dopo essere stato colpito da un posacenere lanciato da tifosi leccesi che tornavano a casa in treno dopo un derby. Sui forum dei tifosi di entrambe le squadre da settimane navigava odio e nient’altro. E le dichiarazioni di alcuni addetti ai lavori, non hanno di certo contribuito a svelenire l’ambiente.
Chi ha deciso, ha pensato che stavolta poteva scapparci veramente il morto. E di fronte ad un rischio del genere, non c’è incasso bruciato, non c’è legittima rivendicazione che tengano. Se non altro, la decisione  ha messo una volta tanto d’accordo le tifoserie rivali ed in particolare chi all’inizio di stagione si è sottoposto alla cosidetta schedatura per ottenere la tessera del tifoso e girare liberamente negli stadi di tutta Italia. Il divieto nei loro confronti sfiora l’incostituzionalità e mette in discussione il senso stesso della tessera del tifoso.  Peccato che tutto questo accada in Puglia.

Enzo Tamborra

DIGOS FANTASCIENTIFICA

di GIULIANO FOSCHINI

UCN BARI

”Questa decisione del comitato per l’ordine e la sicurezza di far giocare il derby a porte chiuse la consideriamo scandalosa: adesso ci aspettiamo una levata di scudi da parte del sindaco di Bari, Michele Emiliano, e del presidente del Bari calcio, Vincenzo Matarrese”: Alberto Savarese, uno dei leader del direttivo Ultras Bari ha così commentato la scelta di far disputare senza pubblico il derby pugliese del 6 gennaio tra Lecce e Bari al “Via del Mare”.
”Questo orientamento penalizza due tifoserie – prosegue Savarese – che non potranno sostenere le proprie squadre in una partita cruciale del campionato e soprattutto dimostra come la ‘Tessera del tifoso’ sia un provvedimento inutile, dal momento che viene di fatto cancellata da queste scelte di ordine pubblico. I precedenti incidenti dell’ultimo derby sono stati sommati a presunte indiscrezioni su possibili comportamenti pericolosi della nostra tifoseria, ma in questa rappresentazione noi non ci ritroviamo proprio”.
”A Lecce saremmo andati in cinquemila – conclude il dirigente degli Ultras Bari – e avremmo fatto sentire talmente a casa i nostri beniamini che non sarebbe stata di fatto una trasferta. Purtroppo, però, le cose andranno in un’altra maniera”.

BOBO PERPLESSO

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni è 'perplesso' sulla decisione presa dal Comitato provinciale dell'ordine e della sicurezza di Lecce di far disputare a porte chiuse la partita Lecce-Bari del prossimo 6 gennaio.
Le indicazioni del Casms erano state diverse ed inoltre la tessera del tifoso è stata introdotta anche per evitare che si arrivi a queste decisioni drastiche. Dunque, Maroni vuole vederci chiaro e nei prossimi giorni ascolterà il prefetto di Lecce per capire le motivazioni che hanno portato a questa scelta.

LA FELICITA'

E’ sempre più arduo raccontare le cronache di un calcio mai così triste. Quando i tifosi vengono tenuti fuori dagli stadi, in virtù di decreti coattivi emessi da Casms e Osservatorio (o dalla Prefettura di turno), la storia coinvolgente che si avrebbe in mente di scrivere finisce per trasformarsi in una maledetta storia. 
La felicità porta fortuna è un film di Mike Leigh (Happy-Go-Lucky, 2007), interpretato con inusuale leggerezza da Sally Hawkins. Il punto di partenza del regista, tradotto con sensibilità dalla sua acuta interprete, è che affrontiamo una vita sempre più grigia. Per renderla meno pesante si dovrebbe provare a (ri)dipingerla con colori vivaci, sapersi abbandonare a una visione giocosa delle persone e delle cose nelle quali ci imbattiamo.
E’ quanto cerca di fare la (fin troppo) sorridente e disincantata Poppy, questo il nome della protagonista, nel suo accidentato percorso di quotidianità. Consapevole dei rischi che comporta il suo modello di incontro-scontro con la gente, finisce per trasformarsi in una Giovanna d’Arco in miniatura votata a una missione impossibile. D’altra parte questi tempi opachi e individualisti sono una stagione storica che sembra avere un disperato bisogno di eroi.
Fino a quando le istituzioni preposte dal Viminale al controllo della sicurezza negli stadi (Casms, Osservatorio, Prefetture, Questure e quant’altro) non si renderanno conto che quando si parla di calcio si sta parlando di uno sport a colori, la deriva sarà inevitabile. Se si insisterà ad libitum con divieti repressivi e si continuerà a ritenere la Tessera del tifoso la panacea di tutti i mali, non ci sarà via di scampo.
Senza un passo indietro e una salutare ventata d’allegria, il pallone  finirà inevitabilmente per sgonfiarsi. La felicità porta fortuna, così è sempre stato e sempre sarà. Nella vita bisognerebbe essere meno mesti, sapersi lasciarsi andare, non prendersi mai troppo sul serio.
Se i primi a essere tristi e infelici sono proprio i tifosi (vera architrave dell’azienda-calcio), e non lo sono mai stati a memoria d’uomo quanto lo sono oggi schiacciati da una lunga serie di inique disposizioni, la sventura è subito dietro l’angolo. 
Sergio Mutolo – www.calciopress.net

PALERMO NEL CUORE

Originale romanzo ambientato nel mondo del calcio e delle tifoserie “Palermo nel cuore”, pubblicato dalla casa editrice Torri del Vento, scritto dal giornalista Pietro Scaglione( acquistabile anche su internet, nel sito web www.torridelventoedizioni.it) alterna finzione e realtà, storia e leggenda.
I protagonisti della storia, frutto della fantasia dell’autore, sono Giorgio, Roberto, Ciccio e Fabrizio, quattro giovani amici palermitani, accomunati dalla militanza ultrà e dalla passione per il calcio.
Le loro vite immaginarie si intrecciano con le vicende reali degli ultimi 30 anni, dai Campionati Mondiali alla storia del movimento ultrà, senza tralasciare i principali avvenimenti di cronaca dell’epoca.
Dagli anni Sessanta ai nostri giorni, infatti, rivivono numerose pagine di storia: dagli omicidi eccellenti al terremoto dell’Aquila, da Piazza Fontana al G8 di Genova, dalla morte dell’ispettore Raciti alla tragica fine del giovane Gabriele Sandri, dalla radiazione del Palermo calcio alla storica promozione in serie A, dai trionfi azzurri in Spagna e Germania alla disfatta italiana in Sudafrica.
Nel romanzo sono citati molti personaggi realmente esistiti (celebrità, eroi antimafia, giornalisti, cantanti, tifosi, calciatori, politici), ma anche le sigle di numerosi gruppi ultras palermitani e italiani (del presente o del passato). Così come sono reali le iniziative di solidarietà promosse dalle tifoserie italiane.
“Questo romanzo – spiega l’autore - è anche un omaggio al mondo del calcio, nella sua componente più genuina: quella del tifo. In particolare, attraverso la finzione narrativa, si vuole informare il grande pubblico sugli aspetti positivi e autentici del movimento ultras, al di là dei pregiudizi e degli stereotipi”.

IN TRASFERTA

"Sono disposto ad accompagnare personalmente i tifosi del Bari e stare con loro in tribuna, anche perchè da tutte le loro organizzazioni ho avuto rassicurazioni che nulla sarebbe accaduto e nulla accadrà se questo scellerato provvedimento venisse ritirato". A dichiararlo è il sindaco di Bari, Michele Emiliano, riguardo alla decisione di far disputare a porte chiuse il derby Lecce-Bari del 6 gennaio prossimo.
"Non corrisponde ad alcuna reale previsione il numero di 17 mila tifosi in trasferta, evidentemente diffuso solo per impressionare i non addetti ai lavori - aggiunge il primo cittadino di Bari -. La tifoseria organizzata prevede di non superare le 4-5 mila unità e quella non organizzata non andrà oltre le 2-3 mila unità, e tra queste i soggetti da tenere d'occhio non sono più di qualche decina. Rimango a disposizione del Ministero dell'Interno nelle prossime ore per dare il mio contributo".

PORTE CHIUSE

Il derby Bari Lecce si giocherà a porte chiuse. Il tifoso, i colori ed il calore di un derby tanto atteso dalla gente, si risolve con una partita a porte chiuse che mortifica, le squadre, i giocatori, i tifosi, la parte più bella e autentica del tifo, gli sfottò ed il resto rimaranno nell’oblio di uno stadio vuoto, senza passione ed entusiasmo, una decisione assurda . Un altro colpo terribile alla credibilità di questo sport. La decisione è arrivata dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica a conclusione di una riunione in Prefettura a Lecce questa mattina. Il provvedimento era già nell’aria, poco prima di Natale il presidente del Lecce Pierandrea Semeraro aveva già espresso molte perlessità legate all’ordine pubblico data la grande rivalità che esiste tra le tifoserie giallorosse e quelle biancorosse. A preoccupare il Comitato, soprattutto la notizia che il numero di supporter avrebbe superato notevolmente quello dei 6200 posti messi a disposizione dalla società per i tifosi in trasferta, situazione che gli organi tecnici preposti alla sicurezza avevano fin da subito evidenziato come miccia capace di accendere disordini. La società aveva anche fatto presente ” le criticità legate alla sicurezza degli spettatori allo stadio “. Preoccupazione era stata espressa dopo la decisione presa in un altro vertice sulla sicurezza, di destinare l’intera curva sud ai sostenitori del Bari in possesso di tessera del tifoso. ” L’esperienza ci ha insegnato aveva detto Semeraro in quella occasione come fosse sbagliata la scelta di destinare l’intera curva sud ai supporter baresi” dopo i disordini verificatisi nell’ultima partita disputata a Lecce contro il Bari nel maggio 2008. Ma lo stesso Semeraro non crede volesse queso provvedimento, che come sempre colpisce i veri tifosi ed amanti del gioco del calcio. ” Una decisione sofferta, ma inevitabile ” ha detto il prefetto di Lecce Mario Tafaro, ” di fronte ad una partita ritenuta così ad alto rischio potevamo soltanto prendere questo provvedimento, l’unico in grado di garantire un reale controllo della manifestazione “. Quella del derby del 6 gennaio a Via del Mare è la prima gara interdetta al pubblico nella stagione in corso. Già il Casms, il Comitato di analisi per la sicurezza della manifestazioni sportive del Viminale, aveva stabilito di vietare la vendita dei tagliandi ai residenti nella provincia di Bari per il derby dell’Epifania. Il provvedimento aveva già suscitato forti reazioni all’interno delle tifoserie, dal momento che la gara di Lecce è considerata la partita della stagione, un appuntamento decisivo per le sorti delle due squadre. Alla sfida salvezza non assisteranno neanche i possessori della tessera del tifoso. Una sconfitta per tutti quelli che amano il calcio e che credono ad una sana rivalità sportiva.
Raimondo Rodia

GABELLONE CONTRO BOBO

LECCE - Per il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, “la decisione odierna, che immagino pur certamente suffragata da valutazioni investigative e d’indagine preventiva delle forze dell’ordine, priva i salentini di uno spettacolo unico come il derby di Puglia, che da tanti anni era atteso in Serie A".

"La decisione stessa, dunque, fa emergere tutte le limitazioni dello strumento della tessera del tifoso, strumento che così come concepito - prosegue Gabellone – non consente di garantire l’adeguato livello di ordine e sicurezza pubblica senza questi interventi ulteriormente restrittivi che invece finiscono per ripercuotersi negativamente ed esclusivamente su tutta la tifoseria".

"Convinto che i sostenitori del Lecce abbiano a lungo aspettato questo momento, carichi di passione sportiva e per niente di volontà violenta, mi sento di lanciare un ultimo appello – conclude Gabellone - alle sensibilità e alle valutazioni degli organi preposti affinché si trovi una qualsivoglia altra formula non così restrittiva in grado di tutelare gli appassionati di calcio del Lecce, senza privarli della visione diretta, allo stadio, del derby”.

Il consigliere regionale e presidente di Moderati e popolari, Antonio Buccoliero, intervenendo dopo la notizia, commenta: “Far giocare l’atteso derby Lecce – Bari a porte chiuse, negando l’accesso anche ai tifosi giallorossi, appare una decisione quantomeno incomprensibile, che ci auguriamo possa essere rivista dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica con il pieno supporto di tutte le istituzioni”.

“E’ fuori dubbio – prosegue Buccoliero – che la sicurezza e l’incolumità dei tifosi venga prima di ogni cosa, ma la sicurezza può essere garantita senza dover ricorrere a una scelta così drastica che, di fatto, penalizza solo i veri tifosi e le tante famiglie che, come da tradizione, attendono il derby per festeggiare i colori dell’amata squadra. Tuttavia, c’è ancora il tempo perché una simile scelta possa essere rivista e corretta, magari con il supporto concreto delle istituzioni, in modo che il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e lo stesso prefetto di Lecce possano avvertire il supporto e la collaborazione di quanti considerano il derby un’occasione di festa e di incontro. In questo momento, c’è un proliferare di dichiarazioni istituzionali, che criticano apertamente la decisione di far giocare il derby a porte chiuse; probabilmente, le stesse istituzioni, in caso di incidenti tra tifoserie, sarebbero pronte a sconfessare apertamente le decisioni del prefetto e dell’intero Comitato”.

“Facciamo in modo, allora, che nel rivedere una decisione così importante, che permetterebbe ai tifosi giallorossi di partecipare ad un derby in serie A atteso da dieci anni, il prefetto e il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica non siano lasciati soli, ma avvertano il pieno sostegno di tutte le istituzioni, condividendo responsabilità e conseguenze di una decisione tanto attesa. Probabilmente, in un clima di maggior condivisione e collaborazione sarà possibile guardare non solo alla sicurezza delle tifoserie, ma anche al piacere di vivere il derby attraverso un tifo sano e rispettoso. Diversamente - conclude Buccoliero – non si può non rilevare come un derby negato finirebbe con il rappresentare la mera sconfitta dei valori più autentici e puliti, che devono sempre animare il mondo sportivo”.

Per Raffaele Baldassarre, eurodeputato leccese del Pdl, “la decisione del prefetto di vietare l’accesso alla stadio in occasione della partita Lecce–Bari va rispettata in quanto tale ed è opportuno che ognuno si assuma una responsabilità civica extra ordinaria come extra ordinario si è rivelato questo provvedimento. Di certo – aggiunge - si tratta di un fatto grave per l’immagine della nostra regione e del Salento, per tutti i tifosi leccesi, e per i cittadini in genere che vedono preclusa l’opportunità di partecipare ad un atteso evento sportivo, tuttavia un fatto inevitabile, purtroppo. Lecce-Bari è la partita per eccellenza da queste parti, ma è evidente, specie dopo i fatti del 2008, che ormai non si tratta più di un momento squisitamente calcistico.
Il provvedimento della prefettura si è reso necessario per via di alcune informazioni riservate che le forze di polizia hanno fornito alle autorità governative”.

“Insomma – prosegue Baldassarre - è troppo tardi per garantire un sereno svolgimento della partita e assicurare l’incolumità di tutti. Se in poche migliaia i tifosi baresi due anni fa hanno prodotto un clima di guerriglia in città, figuriamoci cosa possono fare 17mila tifosi del Bari a Lecce il giorno dell’Epifania, perché purtroppo l’obiettivo di alcuni, e sono tanti i facinorosi, non è solo quello di fare il tifo per la propria squadra. Di sicuro resta il rammarico per la caduta d’immagine del nostro territorio a livello nazionale e siccome ci appare inaccettabile che in futuro non si possa andare allo stadio a vedere il derby Lecce-Bari, soprattutto in serie A, ci auguriamo che le autorità di governo e le forze di polizia – conclude - possano arginare i violenti, fermare i malintenzionati e garantire il normale confronto agonistico alla prima occasione utile”.

Il presidente del gruppo Udc alla Regione, Salvatore Negro ritiene che “la decisione di far giocare il derby di Puglia a porte chiuse, non contribuisce a diffondere quell’immagine positiva di città come Bari e Lecce, amate e apprezzate anche fuori dai confini pugliesi e nazionali per le loro bellezze architettoniche ma soprattutto per l’accoglienza, il calore e la generosità delle popolazioni locali”.

“Pur nel rispetto delle Istituzioni e delle forze dell’ordine che garantiscono con il loro impegno il vivere civile ed il rispetto delle leggi – ha continuato il presidente dell’Udc – tale decisione appare incomprensibile e certamente non contribuisce a migliorare i rapporti tra due tifoserie della stessa regione. L’intemperanza di pochi scalmanati che nelle scorse edizioni hanno creato tafferugli e problemi all’ordine pubblico non sembra possa giustificare una decisione così drastica. Facciamo un appello affinché venga revocato tale provvedimento, valutando con attenzioni le possibili conseguenze sul piano sociale, dell’ordine pubblico ed anche dei danni economici che si arrecano a due nobilissime città il cui nome e la cui tradizione dell’accoglienza sono conosciuti in tutto il mondo. Ci sono i tempi ed i modi affinché la partita possa essere giocata con la presenza ed il sostegno delle due tifoserie, prevenendo ed impedendo qualsiasi intemperanza e possibile incidente”.

“Consideriamo la permanenza in seria A di Lecce e Bari un patrimonio di tutta la regione Puglia. Per questo, per il futuro – ha concluso Salvatore Negro – ci auguriamo che anche la politica faccia la sua parte nell’abbattere pregiudizi e barriere che tengono ancora lontane le tifoserie di due squadre pugliesi e che non si debba più far ricorso a simili drastiche e pregiudizievoli decisioni”.

Il deputato del centrodestra Vincenzo Barba, poi, aggiunge che “se quanto trapelato e addotto come motivazione del provvedimento da sua eccellenza il prefetto di Lecce corrisponde alla realtà, come noi ovviamente riteniamo, appare facile comprendere che non c’è altra soluzione e che la decisione di vietare la partita Lecce–Bari al pubblico è da considerarsi una extrema ratio tanto dolorosa quanto indispensabile. Da uomo di sport e da uomo impegnato in politica credo che occorra lavorare molto per riportare il calcio al livello che gli compete ma soprattutto è necessario intervenire con forza per sradicare la pianta della violenza fin dal suo seme. Sono certo che le forze governative sapranno ricondurre l’atmosfera del derby pugliese nell’alveo del giusto e sano confronto sportivo, lavorando da subito tutti insieme, per evitare che ai tifosi leccesi possa essere strappata in futuro la possibilità di andare allo stadio e gridare Forza Lecce – conclude - come purtroppo avverrà il 6 gennaio”.

29 dicembre 2010

IL SOGNO DI TUTTI I TIFOSI

Tutti i tifosi, almeno una volta nella loro vita, hanno avuto almeno l’impulso d’insultare il direttore di gara, per una decisione errata che va a prescindere dalla gravità dell’errore. In Thailandia, purtroppo, hanno decisamente esagerato, andando ben oltre il canonico e bonario insulto di rito.
Durante il match tra Nakhon Pathom e Sisaket, le decisioni dell’arbitro cominciano ad indispettire particolarmente il pubblico di casa, che comincia a mugugnare in direzione del direttore di gara. Dai mugugni, dopo l’ennesimo torto arbitrale, si passa ai fatti: un nutrito gruppo di facinorosi entra sul terreno di gioco e comincia ad aggredire l’arbitro, prendendolo letteralmente a calci. La polizia è poi intervenuta per sedare gli animi degli scalmanati tifosi.
Secondo quanto riferito dalle autorità locali e dai giornalisti, tra l’altro, uno dei supporter era addirittura munito di un’arma da fuoco. Un episodio piuttosto increscioso che fa a braccetto con quello avvenuto di recente in Arabia Saudita, dove un video testimonia dei tifosi che lanciano scarpe contro l’arbitro. Si spera che la nuova frontiera delle proteste nei confronti degli arbitri non venga esportata anche nel nostro paese, ma se ciò dovesse accadere, non dovremmo di certo sorprenderci.


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BOBO CONTRO I PASTORI

(ASCA) - Roma, 28 dic - ''E' una sorta di Daspo quello che Maroni vuole applicare ai pastori sardi? Non si puo' rispondere con la violenza ai problemi sociali''. Lo afferma in una nota il Presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro riferendosi ai momenti di tensione al porto di Civitavecchia tra polizia e pastori sardi.

''Ci chiediamo perche' il Ministro, di fronte a due vertenze e a due industrie del latte, applichi due misure diverse? Forse, perche' oggi a protestare sono i pastori sardi, contro i quali vale la regola della estrema durezza, e non allevatori del nord leghista che, invece, sono stati ripagati con i benefici voluti dalla Lega con l'accollo allo Stato delle multe per la violazione delle quote latte?'' si e' chiesto Di Pietro.

''Maroni la smetta di essere parziale e si adoperi presso il suo collega ministro dell'agricoltura affinche' il problema posto dal Mps sia affrontato e risolto. - ha concluso il leader dell'Idv - Operi mediazioni consentendo la liberta' di locomozione e di manifestazione.

Dimostri che l'Italia e' unita e unica''.

gc/mcc/alf
(Asca)

TRE DASPO

(AGI) - Cagliari, 28 dic. - Non potra’ accedere agli stadi di tutta Italia per un anno un tifoso del Cagliari individuato dalla Digos di aver impugnato un fumogeno acceso durante la partita disputata dai rossoblu contro il Catania al Sant’Elia il 12 dicembre scorso.
Nei confronti del giovane, 32 anni, di San Sperate (Cagliari), il questore di Cagliari Salvatore Mulas, ha emesso un provvedimento di Daspo che, tra l’altro, gli vieta di frequentare, per i prossimi due anni, le zone vicine agli impianti sportivi durante le partite.
Altri due Daspo sono stati firmati dal questore di Roma nei confronti di due cagliaritani di 20 e 19 anni, accusati di aver aggredito un tifoso laziale in occasione della partita Roma-Cagliari del 9 maggio scorso. I due provvedimenti, che per i prossimi cinque anni vietano l’accesso a stadi e impianti sportivi in cui si disputino incontri di calcio, sono stati eseguiti dalla divisione della polizia anticrimine della questura cagliaritana. L’episodio di violenza era avvenuto durante il viaggio da Civitavecchia a Roma. Nella stazione ferroviaria un gruppo di “Sconvolts” cagliaritani aveva incrociato alcuni tifosi laziali diretti a Livorno. (AGI) Rob

IL CALCIO MUORE

Pubblico in continuo calo.
Il problema non è il prezzo dei biglietti, ma impianti fatiscenti
e carenza di servizi. Segno della decadenza del nostro calcio

SIMONE DI SEGNI
ROMA
«Lo stadio è una bolgia», gridavano radio e televisioni per restituire il pathos dei tifosi. Un leit motive, come «la spinta dei 60 mila», con cui si raccontava il calore di impianti esauriti in ogni ordine di posto. Atmosfere oggi dimenticate, perché nel week-end, a rubare l'occhio, è piuttosto il vuoto in ogni ordine. La media degli spettatori della serie A, rispetto ai dati complessivi dello scorso campionato, è scesa del 6,88%: le statistiche aggiornate alla pausa invernale, 23 mila e 800 tifosi per partita, evidenziano un deficit di 1750 unità. D'accordo, quando i match si faranno decisivi, nella seconda parte della stagione, il gap verosimilmente si ridurrà. Come è vero che sul flop hanno avuto il loro peso le due partite casalinghe in meno dell'Inter e il derby di Genova rinviato per maltempo. Attenuanti che non cambiano la sostanza: le gare che mancano all'appello di certo non saranno utili ad invertire il trend.

Al conteggio delle sciarpe, fin qui, ridono solo i nerazzurri, passati da una media di 56.195 spettatori a 63.770: effetto tripletta, che ha determinato un incremento del 13,5%. Sul podio di chi ha registrato il segno positivo salgono Milan e Palermo: Ibrahimovic e il comando della classifica hanno richiamato a San Siro oltre 47 mila spettatori (+11,5%), mentre i gol di Pastore e Miccoli hanno regalato a Zamparini una media di 26 mila 300 tifosi (+5,1%). In realtà, nella graduatoria delle singole unità, il terzo gradino spetta al Napoli (41 mila 365 fan a partita). Quindi la lunghissima lista di chi piange, dove regna la Roma (- 24%), con Fiorentina, Genoa e Lazio che non hanno certo di che rallegrarsi.

Detto delle attenuanti, restano le cause: il grido «Io non mi tessero», con cui gli ultrà hanno rigurgitato l'invito alla Tessera del Tifoso, si bilancia con l'incremento dei biglietti venduti. Ma la diminuzione degli abbonamenti (stimabile tra il 16 e il 17%) è pur sempre una spada di Damocle. L'offerta televisiva, poi, è argomentazione sempre valida: la media di oltre 31 mila appassionati che nella stagione 1997-98 coloravano gli stadi la dice lunga sull'inquietante calo degli ultimi 15 anni. E sul dilagare del pubblico da casa: il derby di Milano e quello d'Italia tra Inter e Juventus sono stati seguiti da oltre 2 milioni e mezzo di telespettatori Sky. Due match da record, in scia a Inter-Milan di due anni fa.

I dati della tv a pagamento raccontano anche del crescente appeal dei campionati esteri: Barcellona-Real Madrid e Manchester City-Chelsea hanno strappato all'Italia ascolti senza precedenti. E visto che di estero si parla, è tasto dolente anche il confronto tra la media delle presenze negli stadi europei e quelle nei nostri. Marco Brunelli, direttore generale della Lega di A, analizza il ritardo rispetto a Germania, Inghilterra e Spagna, dove il fenomeno dell'azionariato popolare si integra con le politiche di fidelizzazione e merchandising e lo «Stadium» è il fulcro della vita del tifoso.

L'inadeguatezza degli impianti italiani fa da bussola alla diagnosi: «Con questa generazione di stadi di più non si può fare - dice Brunelli -. Quando illustriamo su mappa i nostri studi, avvalendoci delle bandierine per indicare i paesi che si stanno evolvendo, in corrispondenza dell'Italia c'è il vuoto. I tedeschi hanno bruciato le tappe, perché dispongono delle strutture più moderne. L'Inghilterra, in cui si registrano stadi mediamente pieni per il 90%, prosegue con la sua politica. L'unica realtà avvicinabile è la Spagna, che non a caso ha gli stadi peggiori». Di contro, i prezzi dei biglietti nei settori "top" nostrani non si discostano di molto da quelli dei concorrenti: la vera differenza sta nella qualità dei servizi. E mentre il disegno di legge sugli stadi giace addormentato, gli italiani preferiscono investire sullo schermo piatto.

TESSERA INUTILE

Sull'ordine pubblico pesano soprattutto i divieti alle trasferte. E gli ultrà non tesserati spesso si mischiano con i tifosi comuni

FRANCO GIUBILEI
BOLOGNA
Per il momento, gli unici dati disponibili sul primo campionato italiano della storia con tessera del tifoso incorporata continuano a essere quelli elencati dal ministro degli Interni Roberto Maroni due mesi fa: allora, sulle prime otto partite, il Viminale aveva rilevato un calo del 50% degli incontri con incidenti e una diminuzione del 90% del numero dei feriti a fronte, diceva il ministro, di un aumento degli spettatori. Ora che siamo quasi a metà stagione e che l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, a fine gennaio, si appresta a pubblicare le statistiche più aggiornate, a occhio gli stadi rivelano vuoti desolanti anche nelle partite di cartello.

Quanto alla violenza, aggressioni e tafferugli sono sicuramente in discesa, anche se c'è chi obietta che molto più della tessera hanno potuto i sempre più frequenti divieti di trasferta disposti dall'Osservatorio per le partite a rischio. Che spesso sono la maggior parte, come dimostrano le limitazioni previste anche per il prossimo turno di serie A, in programma il 6 gennaio: saranno ben sei gli incontri per cui è stata vietata la vendita dei biglietti ai residenti nella regione di provenienza della squadra ospite, cioè Inter-Napoli (Campania), Lecce-Bari (qui il divieto vale per la provincia barese), Roma-Catania (Sicilia), Napoli-Juventus (Piemonte), Fiorentina Brescia (Lombardia) e Lazio-Lecce (Puglia).

«E' naturale che gli incidenti allo stadio siano diminuiti – commenta Lorenzo Contucci, legale che si è specializzato nella difesa di tifosi ultrà -: se si vietano le trasferte si limitano anche le occasioni di contatto. Voglio ricordare a questo proposito che, citando solo l'esempio dei tifosi della Roma, a Cagliari c'erano 23 romanisti e a Napoli (partita classificata ad altissimo rischio, ndr) 13». Riguardo all'efficacia anti-scontri della tessera, qualche problema invece si è verificato quando gli ultrà non tesserati sono riusciti ad aggirare l'ostacolo in trasferta: non potendo essere ammessi nel settore ospiti in quanto appunto sprovvisti di tessera, hanno acquistato biglietti in zone dello stadio riservate abitualmente ai tifosi di casa.

Il risultato paradossale è che si sono ritrovati gomito a gomito proprio con i sostenitori della squadra avversaria, com'è successo allo stadio Dall'Ara per Bologna-Juventus lo scorso ottobre: in curva San Luca, normalmente occupata da gente di fede rossoblu, si sono presentati gruppi legati alla galassia ultrà juventina e alcuni tifosi bolognesi sono stati malmenati, mentre gli steward abbandonavano il campo. Il Bologna Calcio in quell'occasione ha protestato contro «le conseguenze negative della tessera del tifoso: la stiamo sperimentando e per ora ci sono solo dei contro e non dei pro». In particolare, si faceva presente la difficoltà di gestire la sicurezza nei casi di squadre con molti tifosi al seguito.

Fatta la legge trovato l'inganno, ma il Viminale è corso ai ripari con una direttiva di recente emanazione, spiega Contucci: «A Roma è già stata applicata facendo sistemare i tifosi ospiti con tessera in tribuna Monte Mario, e quelli senza nella curva ospiti». Sembrerebbe un ritorno al passato, mentre su internet la protesta continua a farsi sentire: su Facebook la pagina “No alla tessera del tifoso” ha raccolto quasi 27mila adesioni, e nei forum la card viene bollata come strumento di schedatura e come responsabile maggiore dello svuotamento degli stadi.

28 dicembre 2010

ADDIO TENSIONI

GIANLUCA ODDENINO
Hanno invaso il campo, pacificamente ed in silenzio, per stare più vicini al Toro. Ieri pomeriggio alla Sisport, per la ripresa degli allenamenti, si erano presentati 250 tifosi (con 0° di temperatura) per vedere la squadra sul campo più lontano. Dopo la richiesta di una delegazione ultrà, Lerda ha dato l'ok per avere i sostenitori direttamente sul prato e al fianco dei giocatori. Una situazione mai vista prima, che però ha creato allegria. In campo si è rivisto Bianchi, mentre Pellicori è rimasto ai box e riprenderà ad allenarsi con l'anno nuovo dopo un piccolo intervento chirurgico.

DENIS VIVE

(ANSA) - COSENZA, 27 DIC - ''Il ricordo di Denis vive grazie agli ultras del Cosenza, li portero' sempre nel mio cuore. Col tempo sono riusciti a coinvolgere anche tanta altra gente e adesso anche la citta' lo ricorda. E' un gran successo''. A dirlo e' Donata Bergamini, la sorella di Denis, morto in circostanze ancora non chiare, il 18 novembre 1989, investito da un camion sulla statale 106. Donata e' oggi Cosenza per partecipare al ''Bergamini day'', una giornata di riflessione e di ricordo che la citta' ha voluto tributare al calciatore rossoblu di origini ferraresi. (ANSA).

STADI E PIAZZE

Qualche giorno fa, dopo che gli studenti (appoggiati da genitori e insegnanti) avevano manifestato, in maniera ingiustificabilmente violenta, qualche esime esponente del parlamento è arrivato a proporre addirittura una nuova norma: chi è colpito da Daspo (che non ha nulla anche fare con la scuola o con le proteste politiche in piazza in piazza), non può recarsi in piazze o luoghi dove sono organizzate manifestazioni pubbliche. Suona un po’ da regime e per favore non abbinate un aggettivo a questa parola. Si sostiene da sola, se mai cercate il qualificativo giusto, ma che non sia di vecchio stampo.

Qui non solo si viola la Costituzione senza che nessuno davvero se ne accorga, si sta cercando di arrivare a una sorta di società orwelliana, se non fosse che le intercettazioni sarebbero volentieri messe in disuso da qualche illustre esponente sempre del parlamento. Inutile fare nomi, comunque è lo stesso che accusa i giudici.
Alcuni dei quali rispondono con la stessa lingua. Non ricusando chi li accusa, ma parlando la stessa lingua. Riportiamo qui un agenzia Apcom (non Disney quindi) che fa quanto meno meditare: Anche i soli gesti provocatori e volgari contro i tifosi avversari possono giustificare l'allontanamento prolungato dagli stadi. Non è infatti necessario, per il provvedimento del Questore, che la condotta sia stata violenta. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato che, con la sentenza n. 9074 del 16 dicembre 2010, ha confermato il provvedimento di allontanamento dagli stadi per due anni nei confronti di un tifoso che si era tirato giù i pantaloni mostrando le parti intime e provocando così gli avversari. Secondo i giudici di Palazzo Spada, infatti, "il divieto di accesso negli stadi - riporta il sito Cassazione.net - non richiede un oggettivo ed accertato fatto specifico di violenza, essendo sufficiente che il soggetto sulla base dei suoi precedenti non dia affidamento di tenere una condotta scevra da ulteriori episodi di violenza, accertamento che resta incensurabile nel momento in cui risulta congruamente motivato avuto riguardo a circostanze di fatto specifiche".
Siamo tutti d’accordo che mostrare i genitali o il posteriore in pubblico non è di certo proveniente dagli insegnamenti che cercano di dare a Eton (ma anche dai soli genitori), però da qui a paragonarlo a uno che va in giro con spranghe, coltelli o peggio e pure li usaci pare eccessivo.
Offesa al pubblico pudore potrebbe dire qualcuno, riportando un vecchio modo di dire caduto in disuso non per volontà del legislatore ma perché oramai di sederi e seni ne vediamo ovunque: basta accendere la tv. La stessa che censura, giustamente, i fatti violenti di qualunque provenienza siano ma di cui se ne nutre avidamente.

Un morto mutilato è un’immagine ghiotta per più di qualcuno. Alla faccia della deontologia professionale o dell’etica che comunque inviterebbe a raccontare i fatti senza il bisogno di enfatizzarli.
Invece il male è che qui in Italia si enfatizza tutto: del resto se questo modo di fare riottoso e verbalmente inutile parte dall’alto è inevitabile che poi tutti vadano dietro.
Su una cosa però i giudici del Consiglio di Stato hanno ragione. gli stadi si stanno svuotando. Proprio perché la miopia di chi dovrebbe far rispettare le leggi in maniera giusta non lo fa, inventando invece metodi alternativi (vedi Tessera del tifoso) che non servono a nulla.
Hanno ragione anche i politici perché alla fine non occorre un divieto per allontanare la gente dalle piazze per protestare. Basta il loro modo di fare per rendere la politica una elite distante e anche ripudiata.
E se piazze e stadi si svuotano, come abbiamo già fatto notare, allora c’è da preoccuparsi. perché ciò vuol dire che la gente si riversa in tv che racconta comunque un mondo in prospettiva.
Non sapersi arrabbiare come censurare gli sfottò non violenti anche se forti (un fischio, un mostrare il dito medio) sono le due facce di una stessa medaglia. Che non è al valore, perché l’Italia di valori oramai ne ha pochi e anche quelli si stanno dissolvendo proprio come tra un servizio e l’altro, passando da un morto in piazza alla notizia dei consumi natalizi in aumento.

27 dicembre 2010

ULTRAS CATANZARO

Contributo di Salvatore Ferragina

Ripresa l'attività. Invito all'unità della tifoseria per porre fine a questo scempio
Con una breve nota gli Ultras Catanzaro annunciano di aver ripreso la loro attività dopo l'autosospensione dovuta alla nota vicenda della tessera del tifoso.
Dopo la serata dedicata a Massimo Capraro e una riunione, gli Ultras hanno deciso di scendere di nuovo in campo per far sì che finalmente termini questo scempio e che venga messo un punto a questa società portando i libri in tribunale.
Si appellano infine a tutte le forze politiche e imprenditoriali della città affinché a Catanzaro si ritorni a parlare di calcio e non si consenta più di disonorare, come sta avvenendo, la gloriosa casacca giallorossa.
Gli Ultras annunciano nuove iniziative e forme "lecite" di protesta, a cominciare dai prossimi giorni sin dalla ripresa degli allenamenti, e invitano tutta la tifoseria a unirsi per ritrovare la coesione persa nel tempo al fine di riprendersi ruolo e storia.
SF

MODELLO TURCO

Ankara, 27 dic. (Ap) - La polizia turca ha arrestato due tifosi del Galatasaray che hanno aggredito alcuni giocatori dell'under 17 del Fenerbahce durante una partita tra le due squadre giovanili disputata a Istanbul. Secondo il quotidiano locale Vatan, sono 13 i giocatori del Fenerbahce ricoverati in ospedale dopo la rissa avvenuta in campo. Secondo quanto riporta la televisione locale HaberTurk, uno dei giocatori aggrediti ha subito la rottura del naso. Una foto pubblicata sul sito del Fenerbahce, inoltre, inchioda uno dei tifosi del Galatasaray mentre prende a calci uno dei giocatori. Un video girato da HaberTurk, infine, mostra un altro uomo che indossa una giacca del Galatasaray e che colpisce con calci al torace un ragazzo. La gara si è conclusa 1-1, il Galatasaray si è scusato sul proprio sito per l'accaduto.

AMMAZZATI

Felipe Melo tatuaggio
Un tatuaggio del proprio idolo sulla schiena? Una forma di tifo estrema, che però qualcuno ha messo in atto, come la ragazza che si è fatta tatuare il volto di Felipe Melo, ormai amatissimo anche dai tifosi della Juventus.

26 dicembre 2010

ZIBBI

di TIMOTHY ORMEZZANO

Boniek senza stella I tifosi vincono Zbigniew Boniek in maglia bianconera
TORINO - La Juve ha spento la stella di Boniek, che avrebbe dovuto essere incastonata nella pavimentazione del nuovo stadio. Inizialmente votato dai tifosi bianconeri tra i cinquanta campioni del passato più meritevoli, contro il polacco si è successivamente sollevato un torrente di mugugni perché, a detta dei suoi ex sostenitori, troppo anti-juventino nelle sue esternazioni televisive.

"A seguito di un appello costante da parte di associazioni e tifoserie organizzate  -  comunica il sito del club -, che asseriscono di rappresentare la maggioranza dell'opinione pubblica bianconera, Juventus Football Club, che intende mantenere con i propri sostenitori un dialogo costruttivo, comunica di avere deciso di sospendere l'assegnazione della stella a Zbigniew Boniek, il cui nome sarà sottoposto ad una nuova votazione popolare, che partirà negli ultimi giorni del prossimo mese di gennaio, insieme con gli altri 53 campioni bianconeri esclusi dal novero delle stelle".

Con questa decisione il presidente Andrea Agnelli si conferma dalla parte del popolo bianconero, il vero azionista di maggioranza del nuovo corso juventino. Tornando alla riassegnazione della stella, tra i candidati ad entrate nella hall of fame bianconera figurano anche Birindelli, Carrera, Favero, Galia, Garzena, Gori, Zalayeta: la classe operaia in paradiso.

L'amaro commento di Boniek, che rimarrà "Bello di notte" anche con una stella in meno nel suo vasto cielo: "E' un provvedimento che non
mi tocca, io la stella la merito. Alla Juve ho vinto tantissimo dall'82 all'85 (uno Scudetto, una Coppa Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Uefa; ndr). Io un posto lo meriterei anche tra i migliori trenta. Il fatto che viva a Roma non va giù a qualche tifoso, ma dire che sono antijuventino è una grande assurdità: io alla Juve sono molto legato".

A questo punto è opportuno precisare che Boniek non è stato depennato dalla seconda lista dei cinquanta grandi, fra i quali verrà scelta la cinquantesima stella (tra i favoriti Michael Laudrup ed Edgar Davids), ma soltanto congelato. Una revisione della sua posizione, con riassegnazione della stella, potrebbe nascere a) da un sorprendente ravvedimento dei tifosi bianconeri, in linea di massima a lui ostili b) da un'azione sul sito internet della Juve di una quinta colonna di tifosi del Toro, attratti dalla possibilità di creare imbarazzo alla Signora.

VARESE

Mattina speciale all'ospedale pediatrico di Varese: dopo la visita della Cimberio e quella di Ivan Basso i piccoli ospiti sono stati raggiunti da una delegazione dei tifosi del Varese calcio. Il motivo principale è stata la consegna del ricavato dalla vendita delle sciarpe nel corso delle ultime due partite interne dei biancorossi, sciarpe disegnate e vendute su inizativa della Curva Nord e accolte con grande calore dal resto dei sostenitori.
Sono state ben 1.350 i "pezzi" acquistati dai tifosi che stamane hanno consegnato il primo "assegno" da 11mila euro (sui circa 13.500 raccolti) ai volontari dell'associazione "Ponte del Sorriso" Onlus; i soldi restanti verranno consegnati in seguito e in parte utilizzati per comprare alcuni giochi in accordo con i responsabili stessi della struttura. Oltre all'assegno, il comitato (i promotori sono quattro cuori biancorossi, Gianluca, Stefano, Marco e Fausto) ha consegnato alcune copie del libro "100 volte Varese" realizzato in occasione del centenario del club e scritto da Vito Romaniello, oltre ad alcuni libri per bambini. Alla piccola cerimonia era presente anche la società, rappresentata dal team manager Silvio Papini, che ha regalato alla comunità ospedaliera una maglia della prima squadra e un gagliardetto che andrà a colorare di biancorosso il reparto.

COMO-HELLAS

Il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive (Casms) ha disposto che in occasione della gara di campionato tra Como ed Hellas Verona, in programma domenica 9 gennaio 2011 alle 14:30, sia disposto il divieto di vendita dei tagliandi di accesso allo stadio "Sinigaglia" ai residenti nella regione Veneto.
Esenti dalla limitazione indicata i possessori della tessera del tifoso.

SCONTRIAMOCI SUBITO!

DAMA NO, DASPO SI

Doppiopesismo?Il parere degli esperti: i costituzionalisti Valerio Onida e Michele Ainis sul divieto da stadio in vigore dal 1989, oggi avanzato per le piazze bollenti.
di Maurizio Martucci

Per rendere il senso, potremmo finire prima di iniziare. Con Bruno Tinti, ex magistrato, corsivo su Il Fatto Quotidiano: “Io non lo sapevo che il divieto di accedere allo stadio si chiamava DASPO e per la verità non ero nemmeno troppo interessato alla cosa (…) perché la tutela dell’ordine pubblico negli stadi è problema che non ha colore politico”. E allora, meno male che c’è la politica. Sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano: “DASPO in piazza? E’ una ipotesi di lavoro che dev’essere vagliata da parte di tutti gli uffici tecnici competenti e per la quale serve uno studio tecnico adeguato”. Ministro dell’Interno, Roberto Maroni: “Mi sembra una proposta interessante perché il DASPO sta funzionando molto bene dentro gli stadi. Riteniamo che questo modello sia esportabile”. Infine Maurizio Gasparri, Presidente del gruppo parlamentare al Senato del Popolo delle Libertà, che s’è pure spinto oltre, sino all’arresto preventivo: “Serve una vasta e decisa azione preventiva. Per non far vivere all’Italia nuove stagioni di terrore occorre agire con immediatezza. Si sa chi c’è dietro la violenza scoppiata a Roma.” E così, nel concitato dibattito parlamentare di queste ore, l’opinione pubblica nazionale inizia a familiarizzare con un acronimo sconosciuto, fino a ieri confinato nel mondo del calcio, sin da quando nel 1989 (prima dei mondiali Italia ‘90) venne introdotto come misura d’emergenza per diffidare tifosi indesiderati, aggiornato e limato nel tempo sino all’era Tessera del Tifoso. DASPO sta per Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive, inibizione da 1 a 5 anni da curve e tribune su disposizione del Questore, senza un processo e nemmeno l’ombra di un giudice penale (e pure di difesa e contraddittorio, solo ricorso al TAR). Almeno fino al 2002, quando la sentenza 512 della Corte Costituzionale ne dispose la legittimità lasciando al Giudice Indagini Preliminari la convalida in 48 ore (non per tutti) per gli obbligati alla firma in questura nei giorni di gara. Un pò come potrebbe essere il DAMA, Divieto di Accedere alle Manifestazioni, proposto da esponenti di Governo e maggioranza: in concomitanza di cortei, presìdi o sit-in, studenti (anche solo potenzialmente pericolosi per l’ordine pubblico) impossibilitati a scendere in piazza ma obbligati a firmare in commissariato. “Una cosa è comprimere il diritto di tifare Lazio, un’altra limitare il diritto di manifestare contro una riforma universitaria - aveva detto a Repubblica il costituzionalista Michele Ainis - in questo secondo caso, infatti, c’è una tutela costituzionale rafforzata, perché esistono diritti funzionali ad altri”, perché “la democrazia non si limita al voto e se prima delle elezioni non potessi manifestare la mia opinione, verrebbe aggredito un bene costituzionale di valore ben superiore al tifo calcistico”. Ma lo stadio è uno spazio extra-territoriale? Gli articoli 13, 17 e 21 della Costituzione (libertà personale, di riunione e di espressione del proprio pensiero) valgono solo per gli studenti impegnati e non per i tifosi disimpegnati? Sono dei cittadini di Serie Z i seguaci di Serie A-TIM, Serie B-Win e Lega Pro? Dove finisce il garantismo e dove inizia il giustizialismo, la prevenzione del reato anche col solo sospetto di compierlo o reiterarlo? Nelle curve non bisogna assaltare blindati delle forze dell’ordine: negli stadi si beccano il DASPO anche i tifosi che accendono un fumogeno, non siedono sul loro seggiolino o espongono striscioni non autorizzati, senza aggredire fisicamente nessuno. Dietro al DASPO c’è un groviglio sterminato di divieti, modifiche e integrazioni, frutto di 21 anni di azioni legislative prodotte da 7 diverse legislature in cui si sono alternati i governi Andreotti, Amato, Ciampi, Prodi, D’Alema e Berlusconi. Per lo più, si tratta di leggi nate sull’onda dell’emotività e dell’indignazione popolare, vissute come strumenti d’emergenza per rispondere ai casi di cronaca nera che hanno costellato la storia del calcio italiano, segnato dal sacrificio di troppi Cuori Tifosi, vittime di un sistema culturale retrogrado e di inefficienze risultate fatali. E poi l’emergenza che da impellente s’è fatta permanente, stabile, con le misure restate comunque immutate, nonostante l’abbassamento del livello di tensione: c’è DASPO per il lancio di oggetti pericolosi, per scavalcamento e invasione di campo durante le manifestazioni sportive, per possesso di artifizi pirotecnici, per violenza o minaccia nei confronti degli addetti ai controlli, per turbativa di eventi agonistici e per esposizione di cartelli o striscioni offensivi.
Ma dopo l’ultimo pacchetto sicurezza approvato il 5 Novembre dal Consiglio dei Ministri, per contrastare la violenza negli stadi è stato varato anche l’arresto della flagranza in differita, un istituto che non venne adottato nemmeno negli anni di piombo o contro i terroristi. “Viene introdotto l’arresto in flagranza differita, entro 48 ore da termine della manifestazione, per procedere all’arresto sulla scorta di riprese video”, ha ripetuto Maroni. “E vengono ampliati i poteri e i compiti degli steward e rafforzata la tutela penale degli stessi”. Per capirne di più sul labile confine che separa DASPO e DAMA, tra i dispositivi adottati da Maroni e quelli caldeggiati da Mantovano e Gasparri, mettiamo a confronto le opinioni di due emeriti costituzionalisti: il Prof. Valerio Onida, Presidente dell’Associazione Italiana Costituzionalisti, giudice costituzionale e membro della consulta che 8 anni fa dichiarò infondata la questione di legittimità costituzionale sul DASPO con obbligo di firma, e il Prof. Michele Ainis, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico nell’Università di Roma Tre, per le edizioni Chiarelettere autore del saggio La Cura, contro il potere degli inetti, per una Repubblica degli eguali.

Intervistato dal TG3, il Prof. Stefano Rodotà ha detto che “l’arresto preventivo è improponibile nel nostro ordinamento costituzionale” ed ha criticato l’ipotesi DAMA. Ma 8 anni fa il DASPO passò il vaglio della consulta. Qual’è la differenza tra DASPO e DAMA?

Onida: “Dobbiamo separare i piani. Un conto è quando parliamo di manifestazioni sportive, un conto è la piazza, perché la costituzione non parla del diritto di difendere la libertà di tifare, mentre garantisce la libertà di manifestare e, rispetto alla prima, si tratta di una libertà molto più ampia, molto più protetta. E poi, rispetto alla piazza, quale sarebbe il parametro per decidere a quale manifestazione si può partecipare e quale no? Invece gli eventi sportivi sono ben identificati in se, mentre per il diritto a manifestare, si tratta di un argomento con un ambito più esteso”.

Ainis: “Cambia da un punto di vista di qualità del diritto. Perché nel caso delle manifestazioni in piazza parliamo della libertà di riunirsi, mentre per gli stadi si tratta di un diritto alla ricreazione, visto che lo sport non ha copertura costituzionale. Una cosa però è chiara: non si può limitare il diritto costituzionale per ragioni di sicurezza.”

Appunto, perché i tifosi sono cittadini. E se un tifoso va allo stadio con uno striscione anti-Berlusconi? Infondo è il patron del Milan. E poi ad Avellino un tifoso ha avuto il DASPO per lo striscione “Giustizia per Gabriele Sandri”. Quella scritta simboleggiava un diritto civile garantito dall’art. 21 della Costituzione…

Onida: “Questo è un aspetto molto delicato. Cosa può dar luogo ad un DASPO? Sicuramente una violenza, una condotta illegale. Ma non si può pensare che sia una violenza esporre uno striscione politico in uno stadio, questo no, mai. Un conto è se si tratta di uno striscione razzista, offensivo, ma non vedo come possa essere destinatario di un DASPO un tifoso che espone uno striscione dove è riprodotto un suo libero pensiero, garantito dalla Costituzione.”

Ainis: “Si tratta di un caso di abuso, non c’è dubbio. Perché il DASPO va applicato ai responsabili di gesti violenti. Esporre uno striscione che non offende nessuno ma richiama solo alla rivendicazione di un diritto non è certamente un gesto violento, anzi…”

Riproposto idealmente nel DAMA, alla luce del DASPO si può dire che gli stadi sono laboratori sperimentali permanenti per lo studio di tecniche di controllo sociale di massa?

Onida: “In parte è vero, perché gli stadi e gli ultrà sono da sempre al centro di studi sui fenomeni sociali di massa”.

Ainis: “E’ un’espressione che evoca dittature passate come quella cilena. In uno stato di diritto non c’è spazio per il controllo sociale di massa. Certo, proteggere l’incolumità in un luogo dove convergono migliaia di persone è molto difficile, ma i diritti vanno sempre garantiti…”

Rispetto agli studenti, i tifosi lamentano un diverso trattamento dalla magistratura: dopo l’omicidio Sandri, i fermi dell’11 Novembre 2007 divennero arresti in attesa di giudizio, processati per devastazione e per alcuni venne addirittura avanzata l’ipotesi aggravante di terrorismo. I fermati negli scontri di Roma dello scorso 14 Dicembre sono invece tornati liberi l’indomani, sospettati di violenze e danneggiamento. Eppure gli effetti delle due sommosse non sono sembrati poi tanto diversi. Basta guardare le immagini…

Onida: “I motivi vanno sempre valutati nella concretezza delle situazioni. Per i fermati della scorsa settimana, i giudici hanno detto che c’è bisogno di capire se queste persone si sono concretamente rese protagoniste degli atti contestati: per subire una misura di custodia cautelare preventiva devono sussistere gravi indizi di colpevolezza, il pericolo di fuga e la reiterazione del reato. I fatti vanno sempre accertati in concreto e i giudici valutano di volta in volta i singoli casi. Non ha senso fare paragoni…”

Ainis: “Perché per i ragazzi fermati negli scontri della manifestazione si è ritenuto che non esistessero gravi responsabilità a loro carico”.

L’ultima domanda: Rodotà ha detto che “gli studenti di oggi non sono un movimento violento e che il Governo è stato assente alla richiesta di consultazione per considerare modifiche ragionevoli” al Ddl Gelmini. Perché non si può affermare lo stesso principio per quei tifosi che pacificamente chiedono ascolto sulle falle del programma Tessera Tifoso? E’ una fidelity card commerciale resa necessaria su scala nazionale senza un supporto legislativo…

Onida: “Queste sono valutazioni di tipo politico, al limite anche di tipo sociologico. Il terreno però è ancora una volta un po’ vago: bisognerebbe capire le ragioni della ribellione, se e come possono essere più o meno profonde e la loro intensità. Sono discorsi che riguardano la politica e l’atteggiamento di sfiducia dei giovani verso la politica”.

Ainis: “Personalmente non conosco le rivendicazioni dei tifosi ma è sempre bene dialogare con i destinatari dei provvedimenti. E poi c’è uno strumento importante, si chiama AIR, ovvero la valutazione e l’Analisi di Impatto sulla Regolazione che prevede la consultazione di categorie sociali interessate ai provvedimenti.”

Dialogo, confronto, dibattito, perché alcuni studenti sono pure dei tifosi e tutti i tifosi sono sempre dei cittadini. Nessuno escluso. Ma non si poteva ragionare in questi termini anche per la Tessera del Tifoso? Un po’ come oggi viene detto per gli studenti che chiedono ascolto sulla riforma Gelmini. Almeno per non fare figli e figliastri. All’italiana…

Maurizio Martucci