È cominciato il girone di ritorno. Ma non solo per le squadre in campo. Anche in tribuna e nelle vicinanze degli stadi, è poi ripresa la partita della sicurezza. Schierati in formazione tipo, Osservatorio nazionale e Comitato d'analisi. Dirigente accompagnatore il ministero dell'Interno. Archiviata la giornata di ieri, ne rimangono altre diciassette. Si spera ugualmente tranquille e ordinarie. Al di là delle regolari vittorie di Inter, Juventus e Milan. Il girone d'andata era cominciato nel peggiore dei modi. Ultras napoletani all'attacco in trasferta verso Roma. Quindi l'aggiustamento della difesa, da parte delle istituzioni. Proclamata (e praticata) senza troppe eccezioni, la linea del rigore. E i risultati sono arrivati. A livello di serie A come in serie B e dagli stadi di provincia della Lega Pro. Rispetto alla prima metà della stagione 2007/2008, infatti, si sono contati, rispettivamente: meno feriti in generale e meno incontri con feriti in particolare, molte meno denunce e meno arresti, di conseguenza meno limitazioni dell'accesso agli impianti, soprattutto meno agenti reclutati in servizio, per un lavoro più o meno straordinario e sempre pericoloso. Nonché alquanto oneroso. Bene, data la calma relativa “si calcola che si sono risparmiati fino a 7 milioni di euro di spesa” fanno sapere dalla Polizia.
Meglio ancora, aumentano leggermente le presenze a San Siro, al San Paolo, all'Olimpico di Roma e a quello di Torino, a Marassi e altrove. È che il clima si è fatto più mite, dall'ultimo autunno all'inverno calcistico. Gli animi si sono raffreddati. Molte procedure di selezione e altri meccanismi di controllo, ormai rodati, funzionano eccome, anche solo da deterrente. I gruppi e i sottogruppi ultras non sono più padroni assoluti del territorio, non agiscono più in una zona franca. Sebbene continuino a presidiarne alcuni settori e attività. S'intende attività a scopo di lucro. Talune società tendono ancora a tollerare, e ad accomodare, situazioni di privilegio concesse agli stessi individui/fazioni che pure che le ricattano, ne condizionano la libertà, piantano grane senza pagare dazio. Tanto, a rimetterci saranno comunque la stessa dirigenza e il resto del pubblico. E altre difficoltà incontrano l'introduzione e la diffusione della cosiddetta Tessera del tifoso. Insieme uno strumento per la fidelizzazione del proprio cliente, da parte del club; un documento ufficiale personale, per l'accelerazione di eventuali procedure di controllo, da parte delle questure e del ministero. Ma la maggior parte dei dirigenti nicchia, rimanda l'operazione all'infinito, è piuttosto scettica sulla sua reale praticabilità.
D'accordo, non sono tutte rose e fiori. Però non si discute, le leggi Pisanu-Amato hanno dato frutti. I numeri danno ragione alla coerenza bi-partisan del Viminale, nel tempo. Almeno dal 2002 a oggi. Almeno in materia di sicurezza dentro e fuori gli stadi di calcio. Resta da giocare il big match per la costruzione (ristrutturazione) degli impianti di proprietà. Una partita politico-amministrativa che il recente disegno Butti-Lolli, anch'esso una proposta bi-partisan, intende sbloccare una volta per tutte. Segnando una strada facilmente percorribile: meglio la garanzia di un mutuo a tasso agevolato, ottenuto dal Credito Sportivo, che non un finanziamento governativo diretto. La società sportiva interpella il comune, il comune un Comitato tecnico. Il Comitato dà parere positivo o negativo. Fatto. Convinte e contente le parti in gioco, per l'edificazione di una struttura polifunzionale, altamente produttiva, elemento di trasformazione urbanistica perché no di un quartiere o di una periferia, di una zona verde o commerciale. Il ddl in questione è oggi al vaglio delle commissioni. Presto potrà essere calendarizzato e chissà, ridefinito, infine messo ai voti e si vedrà allora come andrà a finire. Anche le partite parlamentari non finiscono mai.








"Per me lo ha fatto solo per soldi. Una volta raggiunta la Serie A, ha abbandonato la squadra. Ha sfruttato il Bologna per farsi pubblicità", dice un giovane ultrà. "L'affare Tacopina ha rovinato la sua immagine", ribadisce una ragazza con la sciarpa rossoblù al collo. "Io non credo - interviene un anziano signore - E' stato il 'nostro' presidente, per me può far bene alla città". Odio e amore. Alfredo Cazzola 'spacca' lo stadio anche ora che ha deciso di candidarsi sindaco alle prossime elezioni comunali. L'occasione per chiedere ai tifosi del Bologna cosa ne pensano è di quelle perfette: oggi c'è il Milan e al Dall'Ara è previsto il tutto esaurito.
Per il vero tifoso rossoblù, Cazzola è sì l'artefice della rincorsa alla Serie A, ma è anche il presidente dell'"affare Tacopina" e della 'svendita', a detta di molti, della società al socio Menarini. "Non si può negare che sia stato un bravo presidente - dice una ragazza - ma il teatrino con gli americani gli ha rovinato l'immagine. Prima mi piaceva, ora forse non lo voterei come sindaco". "Ci ha portato in A - ribadisce il suo ragazzo - ma appena alcuni suoi obiettivi sono falliti, ha deciso di lasciare la patata bollente ad altri".
In tribuna e nei distinti le opinioni rimangono sempre molto contrastanti, offrendo un quadro chiaro della situazione: la maggior parte dei tifosi riconosce a Cazzola di esser stato un buon presidente del Bologna (una donna urla che "è stato il migliore dopo Renato Dall'Ara"), ma la spaccatura sulla possibile candidatura a sindaco è netta. Da una parte, la sua popolarità fa ancora presa sui tifosi e chi lo ha apprezzato alla guida del Bologna, non ha problemi a vederlo sindaco. Dall'altra, c'è una buona fetta che gli rimprovera di aver abbandonato la società e di essere il primo responsabile di tutti i disagi pagati dalla squadra in campionato. Per questi, Cazzola è l'ultima scelta tra i possibili candidati. In mezzo, infine, ci sono poche persone, come Carlo, che mi ricordano che "sport e politica non si possono equiparare. Si può essere ottimi presidenti di club, ma pessimi sindaci e viceversa". Mancano pochi minuti al fischio d'inizio e dopo tante chiacchiere, i tifosi tornano a fare i tifosi.
Tre agguati nelle ultime tre partite. Il primo il 21 dicembre, ai danni del convoglio dei tifosi juventini. L'ultimo mercoledì sera, contro i sostenitori del Bologna e le forze dell'ordine che erano di scorta. In mezzo, la sassaiola contro la colonna dei carabinieri che rientrava in caserma dopo la partita con l'Inter. Bergamo torna nell'incubo del tifo violento quasi senza accorgersene: fortunatamente non ci sono state vittime, e quindi gli episodi sono scivolati via nei trafiletti dei quotidiani. Ma bastava vedere gli occhi degli agenti e dei vigili subito dopo gli assalti, per capire che qualcuno se l'è vista davvero brutta.