31 dicembre 2009

CIAO "ALESSANDRIA"

Stamani eravamo in tanti a salutare il grande Enrico (alias Alessandria, alias Cisley), eravamo i soliti volti della Maratona, ma c’erano anche gli alessandrini, i genoani e il nostro fratello viola.

Fuori dalla chiesa si consumavano i saluti, si riunivano i volti che le infami restrizioni separavano all’interno dello stadio, ma che mai e poi mai possono separare per l’amicizia, la solidarietà e il rispetto che c’è tra noi.

Prima dell’ingresso, nel porticato, c’era un tavolino con tanto di foto e quaderno, dove lasciare la firma ed un qualsivoglia pensiero, io ho voluto scrivergli ciò che lui diceva quando ci vedeva: “ciao ragasso”.

La messa iniziata alle 10.00 celebrata da Don Ciotti, rivelava gli ultimi istanti di vita che Enrico ha vissuto al fianco di Don Ciotti, che dire, il detto come si vive si muore incarna perfettamente la morte di Enrico, lui è rimasto lucido fino all’ultimo istante, ha sorriso, ha chiesto un bicchiere d’acqua e gli ha detto ciao, dopo ha chiuso i suoi occhi buoni e dopo è solo storia, quella che lui ci ha lasciato, io la conserverò per sempre nel mio cuore, la racconterò e l’ascolterò ogni volta che ne sentirò il bisogno, perché le storie che fanno bene alla vita non bisogna mai dimenticarle ed Enrico ce ne ha lasciate tante, indelebili.

Di fronte alla chiesa sulle grate di recinzione di una industria, i grigi hanno appeso uno striscione con su scritto: “TRA GLI ANGELI…IL CAPO. I TUOI ULTRAS”.

Alle 11 la messa finiva e ci siamo tutti raccolti attorno al carro funebre, che sul lato teneva appesa un copribara di orchidee e rose rosse che forgiava un nastro granata con su scritto “ULTRAS GRANATA”, come Enrico è uscito portato in spalla, un applauso scrosciante si è alzato e tutti insieme all’unisono abbiamo gridato: “CIAO RAGASSO”. Dopo aver appoggiato la bara sul carrello le ho fatto posare la sciarpa dei TORI SEDUTI, cosicché accompagnasse gli altri cimeli e il groppo alla gola si è fatto intensissimo, così mi sono, anzi, ci siamo lasciati andare ad un pianto di commozione e liberatorio. Don Ciotti ci ha esortato a dare l’ultimo saluto ad Enrico, e poi c’è chi ha proseguito verso il cimitero, ma lì ho salutato qualcuno e come frastornato sono andato via, con le lacrime agli occhi e orgoglioso di aver dato l’ultimo saluto a un grande Ultras e soprattutto ad un grande Uomo.

Grazie per tutto quello che ci hai dato, grazie per essere stato quello che sei, ti ho voluto bene e te ne vorrò per sempre, salutami gli Invincibili, la Farfalle e il Capitan Ferrini, mi raccomando sempre a testa alta ora ti saluto e ti dico:

CIAO RAGASSO!

Simone

TIFOSI IN ANSIA

(CALCIOPRESS) - Abbiamo dato notizia, ieri, del ritiro dal campionato di una squadra della serie A belga. Un brutto segnale. Anche il calcio che conta può fare una brutta fine. In Italia la situazione è da anni al limite, specie in Lega Pro. La terza e la quarta serie nazionali, guidate dal presidente Macalli, sono l’anello debole del calcio professionistico. La zavorra rappresentata dai 90 club iscritti rischia di affondare tutto. In Seconda Divisione due capoliste, Catanzaro e Legnano, sono in crisi. E rischiano parecchio.



Nella Seconda Divisione di Lega Pro il Legnano guida la classifica del girone A (con 30 punti è appaiato a Alto Adige, Spezia e Rodengo Saiano) e il Catanzaro quella del girone C (a 38 punti, insieme alla Juve Stabia). Le due capoliste, in preda all’ennesima crisi societaria, rischiano di vedere vanificati i risultati ottenuti sul campo (i calabresi scontano già una penalizzazione di 3 punti).



A Catanzaro i giocatori gial­lororossi non si sono presentati al Ceravolo alla ripresa della preparazione e hanno saltato l’allenamento fissato dalla società. Il motivo? Secondo notizie giunte dalla Calabria non sarebbero state corri­sposte una serie di spettanze arretrate. In carenza di ulteriori notizie, Gim­melli e compagni hanno preso la decisione di saltare l’appuntamento e di rientrare in sede solo il prossimo 2 gennaio. La situazione resta piuttosto critica. Si apprende che una riunione svolta con la partecipazione dell’amministratore unico, Antonio Aiello, non avrebbe trovato soluzioni concrete per la soluzione del problema sollevato dai tesserati.



A Le­gnano la crisi societaria sembra imminente. Secondo le notizie che arrivano dal club lilla la squadra lombar­da, che vanta 97 anni di storia, sarebbe ormai prossima al fallimento. Do­po l’abbandono del presiden­te Giuseppe Resta, la società è passata a novembre nelle mani di Giacomo Tarabbia. Anche lui si è dimesso, uni­tamente alla finanziaria ingle­se rappresentata da Paolo Al­berto Scrabole. Ie­ri il CdA ha nominato nuo­vo presidente Ales­sio Fiore (l’ex presi­dente Tarabbia sarà il vice). I giocatori avrebbero ricevuto finora due soli stipendi (luglio e agosto) dall’ex presidente Resta e un acconto di 200 euro, prima del­la sosta natalizia, dalla nuova dirigenza. Gli stipen­di arretrati sono quattro (settembre, ottobre, novembre e dicembre) e avrebbero dovuto essere saldati entro la fine di questo mese. La sorte del club lilla sembra appesa a un filo.



Sa. Mig. - www.calciopress.net

CASERTANA-AVELLINO

Casertana-Avellino e una di quelle amichevole che fanno venire in mente immagini di un calcio a tinte sbiadite. L'amicizia che lega le due piazze permette di vedere sciarpe rossoblu e bianconverdi mescolarsi in tribuna ogni qual volta le due squadre si affrontano. Le gradinate del 'Caduti di Superga' di San Prisco sono strapiene. Circa 300 spettatori per un'amichevole di fine anno. Ancora viva la delusione in casa irpina per il fallimento della scorsa estate. E non è certo un caso se questa volta sugli spalti non si vedono ultras irpini, ma soltanto qualche sciarpetta del 'lupo' al fianco di quella dei falchetti.
LA MAGLIA – Quando le squadre fanno il loro ingresso in campo i tifosi della Casertana storcono il naso. Di fronte a quell'Avellino con un'insolita maglia neroverde, c'era una squadra con una altrettanto inedito maglia con due ampie bande verticali rossoblu e numeri dorati. Per essere chiari si tratta della stessa identica casacca indossata dalla Sambenedettese nella stagione 2004/05 in C1. Ma perchè? La risposta è servita. Il presidente del San Prisco Martinese, 'padrone di casa' in quel del 'Caduti di Superga', aveva chiesto alla Casertana di indossare le proprie casacche per onorare la memoria di un giovane calciatore scomparso di recente. I falchetti non c'hanno pensato su due volte e in campo Raucci e soci si sono visti all'opera con la tenuta da gioco della Martinese.
UNA DELUSIONE CHE CI RICORDA QUALCOSA...- Sugli spalti nel corso della partita si sentono voci dal chiaro dialetto avellinese commentare con amarezza il momento del calcio irpino. "Ma ti rendi conto, calciatori come questi potranno dire un giorno di aver giocato addirittura nell'Avellino". Parole amare che ci ricordano qualcosa. Discorsi fatti e rifatti nel post-fallimento all'ombra della Reggia e che ancora oggi ciclicamente si fanno largo.
PASSERELLA DI STELLE...CADENTI – Sugli spalti si vedono tanti volti noti. Dirigenti, allenatori ex calciatori. Tutti giunti per la consueta e, per molti versi, 'rivoltante' passerella. In campo non ci sono due squadre, ma soltanto calciatori da mettere sul proprio taccuino o da giudicare in maniera negativa al primo errore. Primo tempo su buoni ritmi, mentre ci pensa una bomba carta a risvegliare il pubblico nel momento di maggiore noia.
IL SINDACO – Ad inizio ripresa fa la comparsa sugli spalti anche il sindaco Petteruti. Lo stupore si rinnova ogni volta. Il sindaco sembra essere diventata ormai l'ombra dei dirigenti rossoblu. Il sindaco era giunto a San Prisco per porgere i propri auguri a società, squadra e staff tecnico. Neppure il tempo di prendere posto in tribuna, però, che Petteruti viene raggiunto da una telefonata. Un grave lutto in famiglia lo costringe a lasciare il 'Caduti di Superga'.
L'UNICA VARIANTE - In campo qualcuno si sarebbe aspettato qualche novità dal punto di vista tattico. Il 4-2-3-1, invece, non si tocca. L'unica vera 'variante'....è la Capua-Maddaloni che sovrasta il 'Caduti di Superga'. Ma la prova di Gilfone fa ben sperare. Intanto per Capasso l'ennesima serie di giri di campo per smaltire qualche chiletto. Ancora chilometri da percorrere per il portiere, ma Feola lo aspetta a braccia aperte.

NARDO' ULTRAS

I gruppi organizzati della tifoseria granata, informano tutti i tifosi ed i cittadini in genere, che per la partita del 3 gennaio 2010 fra il Nardò ed il Locorotondo, sarà attiva, all’ingresso dello stadio, una raccolta fondi a favore della piccola Giorgia Pagano infetta da una rarissima malattia intestinale.  
Le cure che possono dare un futuro a questa piccola creatura sono costosissime e noi vogliamo come ultras ma soprattutto come essere umani dare un contributo affinchè tutto possa risolversi per il meglio. Contiamo sulla vostra generosità e sul vostro senso di umanità per poter contribuire, anche solo con una goccia in un oceano, a garantire un futuro alla piccola Giorgia ed un anno sereno ai suoi familiari.
SOUTH BOYS NARDO’, CLUB FEDELISSIMI, MENTALITA’ 1998, N.O.S., VECCHIA GUARDIA, MAI DOMI

CAIRO RIBATTE

Dopo la contestazione dei tifosi, che lunedì hanno interrotto la presentazione del nuovo consulente di mercato Gianluca Petrachi, Urbano Cairo si è affrettato a rinnovare il suo impegno per il Torino. Il presidente granata intervistato da La Gazzetta dello Sport: "Tantissimi tifosi mi invitano a non mollare. Non sottovaluto nessuno, ma quei 50-60 non rappresentano una tifoseria da un milione e mezzo di persone. Capisco l'amarezza, ma così è un gioco al massacro. Sembra che dietro ci siano altri interessi. Ammetto di aver sbagliato alcune cose, ma ne faccio tesoro e guardo avanti. Ho la coscienza a posto. Ho messo di tasca mia quasi 25 milioni, per finire la stagione ne servono altri 12. Se lascio il Toro oggi, temo fortemente per la sopravvivenza della società. Questo devono capire gli ultras che contestano".

CUORE DORIANO

Sempre in prima fila, quando c’è da sostenere la Sampdoria ma anche quando c’è bisogno di aiutare chi soffre. I tifosi della Sud ci sono sempre come dimostra la raccolta di fondi per i terremotati dell’Abruzzo conclusasi pochi giorni fa con la consegna del ricavato avvenuta domenica 27 direttamente dalle mani degli Ultras Tito, promotori dell’iniziativa, a quelle degli enti preposti alla ricostruzione di alcune strutture. I 7239 euro raccolti contribuiranno a restituire una piccola ma preziosa parte di futuro a chi ha visto la propria vita sconvolta dal sisma. Attraverso il loro sito, gli Ultras ringraziano “tutti i tifosi Sampdoriani che hanno contribuito a raggiungere questa somma. Ancora una volta...GRAZIE A TUTTI!!!"

GENOA-BARI

di Andrea Dipalo   
Fonte: genova.repubblica.it

Il giallo del boicottaggio dietro il rinvio di Genoa-Bari. L´assessore allo sport Stefano Anzalone ha il forte sospetto che qualcuno abbia voluto creare le condizioni per far saltare la partita. «Le telecamere puntate sul campo sabato sera hanno ripreso cinque individui sotto i Distinti che spalavano la neve a bordo campo e la gettavano sull´erba: lo hanno fatto per 45 minuti, dalle 21.15 fino alle 22».

Il filmato è stato inviato alla procura Federale della Federcalcio. «Sentiamo la risposta dell´organo sportivo, poi vedremo se rivolgerci alla magistratura: ripeto, c´è qualcosa di strano dietro a questa faccenda. « Sabato notte è stata anche forzata una porta di accesso allo stadio. «Abbiamo sporto denuncia in Questura evidenziando che pensiamo a un sabotaggio». Ieri pomeriggio Anzalone ha riunito il consiglio di amministrazione di Sportingenova, la società del Comune che gestisce il Ferraris. «Ho chiesto di sapere chi erano quelle persone, ma nessuno le ha riconosciute perché le immagini erano poche nitide».

Ma il sospetto dell´assessore si scontra con l´evidenza dei fatti: domenica mattina, sul prato del Ferraris la neve non c´era. E proprio il lavoro degli spalatori aveva reso il campo perfettamente agibile. Non le vie d´accesso allo stadio, ancora lastricate di ghiaccio. «Forse la neve si è sciolta... Dopotutto la partita non è stata rinviata per la neve, ma per motivi di sicurezza perché c´era ghiaccio sulle gradinate e all´entrata della sud. Ghiaccio che noi avevamo tolto facendo lavorare 35 squadre... ed è ricomparso». Poi c´è quella strana storia degli sms.

«Qualcuno sabato sera ha detto al dirigente di turno di Sportingenova che era inutile spalare perché non si sarebbe giocato. Gli operai sono stati avvisati che non dovevano presentarsi domenica alle sette a lavorare. C´è stata l´ispezione e non abbiamo potuto fare nulla per evitare il rinvio».

La procura federale indaga sulle cause del rinvio di Genoa-Bari, gara di serie A non giocata il 20 dicembre scorso per impraticabilità del campo. Il procuratore Stefano Palazzi, fa sapere la Figc, ha infatti aperto un fascicolo per verificare la correttezza delle procedure eseguite dal personale addetto al campo dello stadio Ferraris di Genova e che non sono state sufficienti per consentire il regolare svolgimento della partita. Nei primi giorni di gennaio, la procura della federcalcio acquisirà altra documentazione.

30 dicembre 2009

CAIRO A SESTO


"Presidente Cairo, se dovesse decire di lasciare il Torino, la sua squadra, quella di cui ha vestito la gloriosa maglia e che nel 2013 celebrerà il centenario, è pronta ad attenderla con affetto e a braccia aperte". Inizia così la lettera che una rappresentanza di tifosi della Pro Sesto (Seconda divisione Lega Pro) ha rivolto a Urbano Cairo, attraverso 'sestonotizie.it', il quotidiano on line di Sesto San Giovanni. "Leggiamo -prosegue la lettera - dei 'problemi' che sta vivendo a Torino. Bene, sappia che la sua Pro Sesto sarebbe onorata di poter contare sul suo apporto e sulla sua passione calcistica". Urbano Cairo ha vestito la maglia della Pro Sesto quando aveva tra i 16 e 18 anni e spesso è presente allo stadio Breda per assistere alle partite dei biancocelesti, attualmente ultimi in classifica.

MEZZAROMA

Alla fine hanno vinto i tifosi e la pacata ed educata protesta ha portato al cambio nella gestione societaria con l’imprenditore Massimo Mezzaroma che subentra a Giovanni Lombardi Stronati alla presidenza del club senese.
L’accordo sottoscritto in giornata dovrebbe confermare Manuel Gerolin come direttore sportivo, per operare da subito sul mercato di gennaio per rafforzare la squadra nel tentativo di evitare la retrocessione: il club toscano, infatti, è ultimo in classifica, assieme al Catania, con 12 punti. La firma vera e propria arriverà nella seconda settimana di Gennaio.

L'ENNESIMO PASTICCIO

(CASMS) ha disposto la vendita del biglietto singolo, escludendo del tutto i tifosi residenti in Campania, per Juventus-Napoli (Coppa Italia), gara valida pergli ottavi di finale in programma il 13 gennaio 2010 all'Olimpico di Torino. Dunque ancora penalizzati i tifosi del Napoli che non potranno seguire e sostenere la propria squadra. Inizialmente sembrava che il Casms avesse dato il proprio assenso alla trasferta all'Olimpico, ma da ieri sul sito ufficiale della società bianconera nella sezione "Biglietteria" viene confermato quanto deciso degli organi di sicurezza. Appare comunque un trattamento di favore per Madama perchè in questi casi, come spesso è accaduto anche al Napoli, la vendita dei biglietti viene consentita solo nella provincia (a limite nella regione) della squadra di casa. Ma la vecchia signora ha un fascino ed un appeal senza uguali lungo tutta la penisola ed infondo questo apparente vantaggio potrebbe essere proprio il "Cavallo di  Troia" che aprirebbe la strada al "worm" azzurro. Infatti tutti i tifosi partenopei residenti fuori dalla Campania possono tranquillamente accedere allo Stadio Olimpico e tenendo presente la diversa considerazione che hanno tifosi azzurri e bianconeri della Coppa Italia potrebbe esserci anche la sorpresa con una maggioranza dei supporters azzurri pronti a spingere il Napoli verso i quarti di finale. Va pertanto stigmatizzata nuovamente la decisione del Casms perchè altera la naturale disputa tra le parti per il passaggio del turno che si decide, ricordiamo, con incontro di sola andata ospitato della società meglio classificata nel campionato precedente. In questi casi il sostegno della propria tifoseria potrebbe essere ancor più determinante. Una situazione grottesca specialmente per una competizione come la Coppa Italia che già gode di per sè la scarsa considerazione del pubblico pallonaro. Il calcio è sempre più spinto ad arredare il tunnel nel quale s'è cacciato anzichè cercare "l'anno zero" e puntare con decisione all'uscita definitiva.

VARESE-COMO

Una decisione annunciata e attesa, anche se dall’Osservatorio del ministero dell’Interno era arrivato il via libera.
I tifosi del Como non potranno andare a Varese, il prossimo 10 gennaio, per seguire la loro squadra alla ripresa del campionato di Prima Divisione.
Ieri, dalla “città-giardino”, è giunta l’ufficializzazione dello stop alla trasferta per i fan della formazione lariana.
Al di là del parere dell’Osservatorio del Viminale, le Prefetture e le Questure locali possono infatti decidere autonomamente sull’eventuale chiusura di un settore ospiti di uno stadio.
E a Varese hanno scelto di aprire lo stadio Ossola, per l’atteso derby, soltanto ai sostenitori della squadra biancorossa. Il prefetto, Simonetta Vaccari, in concerto con il questore, Marcello Cardona (tra l’altro ex arbitro della serie A), ha preso questa decisione. Saranno ammessi soltanto i comaschi in possesso della cosiddetta “tessera del tifoso”, ma ancora non è stato definito in quale settore saranno collocati.
La motivazione ufficiale, trasmessa al Calcio Como, parla di uno stadio Franco Ossola che non risponde alle normative di sicurezza per un incontro così delicato.
L’Osservatorio del ministero aveva invece dato il via libera ai sostenitori azzurri, a patto che, come in occasione della partita di Lecco, venisse venduto solo un biglietto per persona. Nella città manzoniana Prefettura e Questura non avevano nascosto la loro contrarietà al provvedimento, ma alla fina avevano dato il nullaosta ai fan del Como.
Alla fine, anche per il vasto spiegamento di forze, non erano stati segnalati particolari episodi di violenza, a parte una piccola scaramuccia nella zona dell’ospedale.
Ma i responsabili delle forze dell’ordine varesini hanno invece preferito fermare la trasferta dei lariani, anche ripensando ai tanti precedenti negativi tra le tifoserie, con episodi che, in qualche occasione, sono stati di vera e propria guerriglia urbana.
Tra l’altro anche in occasione del match d’andata al Sinigaglia (e anche nello scorso campionato sia a Como, sia a Varese) il settore ospiti era rimasto chiuso. Cosa che all’epoca aveva suscitato l’ira del presidente lariano Antonio Di Bari, che, assieme ai tifosi azzurri che protestavano per il provvedimento, era rimasto fuori dallo stadio per tutto il primo tempo della partita con i biancorossi.
Proprio da quel giorno Di Bari ha iniziato la sua campagna personale per togliere le barriere e le limitazioni da tutti gli stadi. Cosa di cui ha parlato anche al leader della Lega Umberto Bossi, chiedendogli di intercedere con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
Nessun comasco a Varese per la sfida calcistica e nessun brianzolo in trasferta per la gara di basket. La decisione di ieri si aggiunge infatti a quella di qualche giorno fa dell’Osservatorio di Roma, che aveva deciso di fermare i sostenitori della Ngc Cantù per il derby che si giocherà sabato 9 gennaio alle 20 nel palazzetto di Masnago.
E in molti si erano chiesti il perché di questa scelta differente per due partite che sulla carta presentavano gli stessi rischi di ordine pubblico.
Ora, almeno su questo fronte, è stata ristabilita la “par condicio”. Ma almeno l’incontro di basket tra Cimberio Varese e Ngc Cantù sarà trasmesso in diretta su Sky Sport 2. Il match calcistico del giorno dopo, invece, non avrà visibilità televisiva.


Massimo Moscardi

SORVEGLIATI DA FARAONI



di Lorenza Pleuteri

Neanche il tempo di ringraziare tutto il personale per un anno di lavoro intenso, per gli sforzi fatti, per i confortanti risultati ottenuti in dodici mesi di attività, perché in fondo «Torino è una città sicura». Per il questore Aldo Faraoni è già tempo di pensare al 2010, annata che si annuncia densa di avvenimenti di rilievo e foriera di grattacapi. «Andiamo incontro a situazioni complicate», dice il capo della polizia torinese al termine del consueto bilancio di servizi, interventi, operazioni.

La trincea più calda resta quella dell´ordine pubblico. E su tre fronti, in particolare. La Tav, con l´imminente avvio dei carotaggi e il tam-tam dei siti antagonisti che chiama alla mobilitazione generale e al "blocco militare" nelle aree interessate dai sondaggi. Il ribollire delle tifoserie di Juve e Torino, deluse dall´andamento delle squadre e già protagoniste di contestazioni. E il magma incandescente della galassia anarchico-antagonista, più che mai sull´orlo della tracimazione.

Non è che il 2009 sia stato una passeggiata, con il G8 dei rettori, il salone del libro, le visite di massimi rappresentanti delle istituzioni... Ma l´anno prossimo, nel menù, ci sono pure le elezioni regionali e la ostensione della Sindone. C´è anche, altro fronte caldo, il raddoppio della capienza del contestato Centro di identificazione e espulsione di corso Brunelleschi. «Mi auguro che tutto ciò non si trasformi in grossi problemi di ordine pubblico - dice ancora Faraoni - ma ci stiamo attrezzando per affrontare tutto, siamo preparati».

Contemporaneamente, come è sempre successo, uomini e donne di questura e commissariati decentrati dovranno continuare a garantire controllo del territorio, prevenzione, repressione. Disporranno di un nuovo aiuto, in rodaggio da giugno. Si chiama Musa, acronimo che sta per Mattinale ufficio statistiche automatizzato, ed è il sistema informatico con cui si raccolgono, elaborano e visualizzano dati e coordinate dei reati registrati in città e di arresti e denuncie La mappatura in tempo reale degli eventi e la classificazione «consentono di misurare - sempre parole del questore - la febbre criminale di Torino» e soprattutto di pianificare ed attuare interventi ad hoc, studiati in base alle esigenze e ai fenomeni che mano a mano si evidenziano in zone e quartieri. Controlli ordinari. E controlli straordinari, con l´ausilio dell´esercito.

Alcuni reati, dice il termometro 2009, sono in calo. Gli stupri, ad esempio, che restano però parecchi: quasi uno al giorno, 301 in tutto e solo a contare quelli denunciati alla polizia. E poi furti di auto e su auto, scippi, rapine, spaccio. Aumentano invece borseggi, razzie in appartamento, lesioni, risse. La risposta data è in 1840 arresti d´iniziativa propria, altri 137 su mandato dell´autorità giudiziaria, 2.994 denunce, 40 mila persone controllate e via elencando, con citazioni per tutti gli uffici. Sta anche, la controffensiva, in operazioni da manuale come quella chiusa dalla sezione Antirapine della Mobile prima di Natale: i detective della dottoressa Fulvia Morsaniga hanno bloccato tre pregiudicati sul punto di mettere a segno una rapina in grande stile, armati di pistole con il colpo in canna. Nomi pesanti della mala, gente pericolosa. Il capo, Angelo Alosi, era uscito di galera nel luglio 2008 ed erano stato ammesso all´affidamento in prova ai servizi sociali - magazziniere in una cooperativa - dopo 28 anni scontati per due omicidi.

29 dicembre 2009

CIAO ALESSANDRIA

Ciao Alessandria, ogni volta che mi incontravi in Maratona, al bar, ai cortei, alle feste, in Fiesole o in trasferta, mi dicevi:"ciao viola, ciao ragasso, anche oggi qui, da Firenze, sei un grande..."
invece il vero grande eri tu...con i tuoi strati di felpe e le sciarpe granata legate in vita... tu primo diffidato d'Italia per i Grigi e un cuore grande così per il Toro...un altro pezzo di noi che se ne va...
Ciao Alessandria, ciao "ragasso"...
Domenico "il viola"

BANDIERE ULTRAS A LUTTO

Io, juventino e simpatizzante del Casale Calcio, rendo omaggio ad "Alessandria", l'ultimo dei Mohicani ultras, Uomo vero e generoso, nemico leale e buono.
Riposa in pace nel Paradiso dei guerrieri, Fratello.
Vincenzo

CIAO "ALESSANDRIA"

Immagine Postata


Oggi “Alessandria” così lo avevamo soprannominato in Maratona se n’è andato.

Lui era un "grigio" il capo indiscusso dell’Alessandria, in Curva Nord del Moccagatta, il suo nome era Enrico Cislaghi ma nella Nord veniva chiamato "Chiarugi".

Alessandria però in Maratona e in trasferta era sempre presente, la sua malattia lo aveva allontanato dagli stadi già da parecchi mesi.

Sinceramente non ho voglia di spendere troppe parole, non me la sento, viene a mancare un altro pezzo di storia della nostra Curva, voglio ricordarlo con la sciarpa legata come Rambo sulla fronte e con il cuore grande, mi veniva sempre a baciare e oggi dopo aver lottato per tanto tempo è volato chissà dove.

All’indomani della contestazione, sembra quasi che abbia voluto aspettare “l’ultimo grido degli Ultras”, quasi a dire: “ok ora che abbiamo fatto capire al mio concittadino (Cairo) che, è ora di fare i fatti, di fare silenzio e di non pensare di averci in pugno, ora posso andare, le giovani leve sono cresciute ed io vado a riposarmi “.

Lui era uno di noi, anzi lui è uno di noi e lo sarà sempre.

Per chi volesse dare l’ultimo saluto ad Alessandria, i funerali si svolgeranno il 31 dicembre alle ore 9, a Torino, presso la chiesa di Santa Brigida in via Foglizzo 3.

Ciao amico mio, ti abbraccio e stai tranquillo che noi SIAMO SEMPRE I SOLITI!

Simone

TARTAGLIANO

Cosenza, 29 dic. - (Adnkronos) - Due giovani tifosi di 18 e 19 anni sono stati denunciati dalla Digos della Questura di Cosenza per aver affisso uno striscione 'Siamo tutti Tartaglia' durante la partita Cosenza-Spaal lo scorso 20 dicembre nella curva Sud dello Stadio San Vito. In riferimento all'aggressione subita dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l'accusa nei loro confronti e' di avere ''introdotto ed esposto striscione offensivo ed incitante alla violenza verso una pubblica Autorita'''.
Lo striscione riportava anche una stella nera a cinque punte e la sigla N. G. che gli investigatori ritengono sia la firma da ricondurre al gruppo ultras 'Nuova Generazione', di cui i due denunciati fanno parte.
Sono in corso indagini finalizzate a identificare altri soggetti coinvolti nell'azione illecita. Nei confronti dei due giovani sara' emesso un provvedimento di divieto d'accesso alle manifestazioni sportive (Daspo).

BRAVISSIMA MONICA

La Juventus si era costituita parte civile contro il tifoso lamentando di aver dovuto pagare ventimila euro per l'insulto a Ibrahimovic.
Si è chiuso con l'assoluzione dell'unico imputato il processo, celebrato dal tribunale di Torino, per lo striscione contro Ibrahimovic ("Ibra zingaro infame") che apparve allo stadio in una partita fra Juventus e Inter di due anni fa. Il tifoso bianconero che doveva rispondere di istigazione all'odio razziale è stato scagionato "per non aver commesso il fatto". L'uomo era stato denunciato dalla Digos dopo una laboriosa indagine: i funzionari ritenevano che fosse una delle persone che reggevano lo striscione e spiegarono di averlo riconosciuto dagli avambracci immortalati da una fotografia. L'avvocato difensore, Monica Arossa, in aula ha detto che non si trattava di lui e ha ottenuto ragione.

A COLLOQUIO CON IL MISTER

La contestazione odierna ha di fatto portato la squadra ad allenarsi sul campo secondario della Sisport. I tifosi hanno poi avuto un incontro civile con Beretta. Ma come si è capito il bersaglio era solo Cairo e in tono minore Ienca (non si sa perchè sia stato preso di mira il segretario), ad esempio Foschi è stato risparmiato, così Petrachi, neo arrivato. Nessuno immaginava di trovare questo clima, per cui si ipotizza addirittura un ritiro in un posto più lontano dalla Sisport, ma domani la squadra si allenerà ancora nella struttura di C. Unione Sovietica con una doppia seduta. Si ha l'impressione però che a scatenare l'ira dei tifosi sia stata solo ed esclusivamente la presenza di Cairo, improvvisa perchè oggi doveva parlare Beretta, invece è stato presentato Petrachi.
I tifosi non avevano potuto scatenare la loro rabbia nei confronti del Torino dopo la sconfitta contro il Sassuolo, perchè la squadra era partita per Coverciano, così dopo la brutta figura rimediata a Vicenza, quando però i giocatori erano andati subito in vacanza. Dunque il nervosismo covava da tempo e oggi si è sfogato. Da ora in avanti si spera che la situazione torni nella normalità, per il bene di tutti.

CONTESTATATI

La conferenza stampa della presentazione di Petrachi, presenti Cairo e Foschi, è stata interrotta violentemente dall'incusione di una cinquantina di ultrà che non solo hanno contestato verbalmente Cairo e Ienca, ma hanno anche buttato fumogeni e petardi fuori dalla sala stampa, scaraventato giù un vetro e di fatto tenendo in "ostaggio" per alcuni minuti i giornalisti, il presidente, il direttore sportivo e la new entry Petrachi.
La contestazione non era nell'aria in quanto non erano presenti forze dell'ordine e alla porta c'erano appena tre steward. Ricordiamo che oggi l'allenamento, come di consueto, era a porte aperte. Un tecnico della Rai ha chiamato immediatamente i soccorsi presso le forze dell'ordine, quando poi è intervenuta la Digos a tranquillizzare i facinorosi. Cairo, Foschi e Petrachi sono riusciti a raggiungere gli spogliatoi, a questo punto gli ultrà si sono calmati e i giornalisti presenti, compresa la sottoscritta, hanno potuto guadagnare l'uscita. In precedenza si era sentita la detonazione di una bomba carta scoppiata molto probabilmente sul campo d'allenamento.
In pratica i tifosi, tutti giovani, hanno chiesto a Cairo di andarsene, che non s'è visto ancora nessun progetto e che il vaso è colmo. Cairo è rimasto senza parole durante la fase calda di quest'altra brutta pagina di cronaca e non è riuscito nemmeno a commentare l'episodio a caldo. Nemmeno ai tempi di Cimminelli si era mai vista una situazione così delicata. Un agguato in piena regola, inatteso, perchè il Natale non ha affatto tranquillizzato la piazza, ma l'ha inferocita maggiormente, a seguito dei pessimi risultati della squadra. Ci sono state giornate in cui c'era più polizia di giornalisti e tifosi, oggi invece non c'era nessuno a controllare ed è successo quanto raccontato.

28 dicembre 2009

GLI UG CONTESTANO CAIRO

Un centinaio di ultras del Torino ha interrotto con cori, fumogeni e petardi la conferenza stampa del presidente Urbano Cairo.

Cairo stava presentando il nuovo consulente di mercato, Gianluca Petrachi. 'Te ne vai o no, te ne vai si' o no' e 'un presidente, vogliamo un presidente', urlavano i tifosi che hanno circondato e preso a pugni il container in cui e' allestita la sala stampa. La contestazione non ha risparmiato neppure i giocatori, bersagliati anche loro dai cori dei tifosi.

AZIONARIATO GRANATA

Appello al patron di tre granata vip: il deputato Merlo, il critico Della Casa e l´avvocato Viglione. 'Non vogliamo posti nel cda. Ma le energie dei tifosi vanno convogliate al fianco della società'. Il presidente Cairo: 'Nel calcio si comanda uno alla volta. Datemi la possibilità di rimediare agli errori'
di Emanuele Gamba
Dopo Pierluigi Marengo e Sergio Rodda, altri tre tifosi illustri chiedono a Cairo qualcosa di diverso per il Toro. Sono il deputato Pd Giorgio Merlo, il critico cinematografico e presidente di Film Commission Steve Della Casa e l´avvocato Fabio Viglione, che in una lettera aperta al presidente scrivono: «Bisogna ricominciare a ricostruire un dna che rischia di restare sepolto nel recinto dei ricordi. Il Toro continua ad avere un numero di tifosi e una passione che deve farci riflettere. È mai possibile che non ci sia modo di coagulare queste energie e convogliarle al fianco della società per progettare un futuro più sereno?». Sembra un richiamo a qualcosa che somigli all´azionariato diffuso o, come è definito nella lettera, alla "partecipazione popolare". Argomento sul quale Cairo è sordo: «Gli avevamo chiesto un confronto, nessuna risposta ci è stata fornita». Il presidente, in effetti, sostiene che lui sbaglia da solo: «L´azionato popolare mi sembra un modo per scaricare sui tifosi delle perdite economiche che è giusto che mi accolli io. Nel calcio, comunque, si comanda una alla volta. Voglio avere la possibilità di rimediare ai miei errori».
Tutto questo subbuglio attorno a Cairo segnala senz´altro un vuoto di potere, che si è aperto da quando il Torino ha perduto credibilità: di questi tempi, il presidente è un bersaglio fin troppo facile da inquadrare nel mirino. «In effetti, questo è vero. Ma il Toro cambierà rotta e mi aspetto che, come diceva Flaiano, molta gente corra in soccorso del vincitore». L´Urbano resta un uomo solo al comando però giura che, stavolta, vuole riedificare la società, e finalmente "torinesizzarla". «È vero, ci manca radicamento sul territorio». Di fatto, come hanno detto Rodda e Marengo, il Toro è la terza società di Milano e la squadra avverte questa lontananza esagerata tra il cervello e il cuore del club, tra la testa e i muscoli, tra chi comanda e chi esegue. Cairo assicura di voler rimediare. Intanto ha assoldato Gianluca Petrachi, diesse giovane ed emergente che dovrà far fruttare le sue competenze sul mercato di serie B e Prima Divisione e, nel frattempo, far da stampella a Beretta. «Sarà una specie di team manager ad interim, poi ne prenderò uno a tempo pieno». A quel punto, Petrachi scalzerà Foschi, che diventerà l´ennesima vittima dei pentimenti "cairoti".
Ma l´aspetto più interessante è che il presidente vuole rafforzare la società con due nuovi profili, un direttore generale («Non necessariamente un uomo di calcio, mi serve un esperto in materia gestionale, un manager d´azienda») che occupi in pianta stabile la sede quasi sempre deserta di via Arcivescovado e diventi la vera e propria costola torinese di Cairo. «E poi sto cercando un uomo che curi i rapporti istituzionali con la città, che sia ben radicato nel tessuto di Torino e che sia, ovviamente, torinese. Mi sono reso conto che su questo fronte siamo decisamente scoperti». A leggere l´identikit, si penserebbe subito a Renato Zaccarelli: sarebbe perfetto, per quel ruolo. Ma non sarà il grande Zac, che Cairo non sente da ormai un anno. Da quando, cioè, lo convocò a Milano per un colloquio poco prima che poi decidesse di assumere Foschi. Le iniziative dal basso, dunque, non hanno possibilità di essere ascoltate. Ma se davvero Cairo realizzasse quello che sta promettendo, la società granata avrebbe finalmente canali di comunicazione diversi dal telefonino del presidente, e quindi altre prospettive di crescita. Però il progetto è compatibile soltanto con la serie A. «In questo momento, far partite un´iniziativa di azionariato popolare creerebbe soltanto confusione. È bello che in molti mi offrano il loro aiuto. Ma in concreto, cosa possono fare?». Forse nulla, finché il Toro è questo: gli sbagli di Cairo possono essere rimediati da lui soltanto, anche se c´è sempre il rischio che la sua collezione di errori, che per altro si assomigliano uno all´altro, aumenti ancora.

VECCHIA GUARDIA CATANZARO


Incondizionato sostegno alla società delle AQUILE e al Presidente Aiello: questo, in estrema sintesi, il messaggio d'Amore e Passione che la VECCHIA GUARDIA CATANZARO, il sodalizio dei ''vecchi' Ultras che hanno oramai superato la quarantina, invia all'immenso popolo Giallorosso.
''C'è un campionato da vincere - fanno sapere i vertici della Vecchia Guardia - per cui l'obiettivo è uno solo: fare tutti un passo indietro e sostenere, incondizionatamente, gli sforzi di Aiello, Pitino e Auteri. PUNTO !!! ''
Lunedì 28 dicembre, alle ore 21.00, la Vecchia Guardia Catanzaro incontrerà la tifoseria giallorossa (amici, club, sostenitori, ecc.), presso la sede del Catanzaro Club ''Centro Storico', dove saranno illustrate tutte le iniziative che il sodalizio porterà avanti sin dai prossimi giorni per contribuire a far riaccendere, in Città e non solo, la Passione per i colori Giallorossi e riempire gli spalti del N. Ceravolo e della gloriosa Curva ''Massimo Capraro'.

27 dicembre 2009

BEPPE CHIAPPELLA

Viola nel midollo, avrebbero dovuto scriverlo sulla carta d'identità di Beppe Chiappella, della serie un simbolo vero, una bandiera, un uomo entrato di diritto nella storia della Fiorentina.
Il primo scudetto
Il tempo sbiadisce le foto e la buona memoria non è più coltivata come sana virtù, eppure è difficile trovare un innamorato della Fiorentina che non sappia di Beppe. Sceso in Toscana dalla nativa San Donato Milanese quando la fine del gran conflitto restituiva all'Italia un po' di gioia di vivere. Beppe, appena 22enne e con un conto aperto di qualche anno di carriera sacrificato alla follia della guerra, iniziò la carriera nel Pisa, stagione 46/47 del torneo cadetto. Alla soglia dei '50 fu Firenze,  sfiorando Torino e rifiutandola, Chiappella iniziava l'avventura più importante della sua vita in una città che viveva la primavera più bella del secolo. E fu scudetto, con Chiappella e grazie a Chiappella, in quell'indimenticabile stagione 55/56. Il primo. Il più bello. La Fiorentina staccò il biglietto per la Coppa dei Campioni, quando quel trofeo era il Graal da conquistare solo per i vincitori dei rispettivi tornei. Era il 1957 e la squadra Viola col suo mediano di cuore arrivò a Madrid per la finale con la grande squadra locale del mitico Di Stefano. La vittoria della Coppa delle CoppeLa madre di tutti i furti la chiama ancora qualcuno, la Fiorentina, orfana di Chiappella fuori per un infortunio rimediato in azzurro, perse con due gol di scarto una gara contestata e amara. Beppe Chiappella ha giocato 329 gare nella Fiorentina, dal 1949 al 1960. Solo 5 i suoi gol, valori d'altri tempi, quando un medianaccio segnava sulla cintura le tacche dei gol evitati e riteneva poco serio spingersi oltre le colonne d'Ercole del centrocampo. Beppe Chiappella tornò a Firenze anche da allenatore. Da tecnico vincente. Chiappella allenatore arricchì la bacheca Viola con due coppe Italia e la Coppa delle coppe del 1961. Continuò la sua carriera sulle panchine di Napoli, Cagliari, Inter, Verona, Pescara e Arezzo dove chiuse le danze nel 1985. Da Firenze ripassò dopo la stagione di glorie per aiutare una Fiorentina sull'orlo del baratro della retrocessione. Era il '78 e la sua Fiorentina si salvò. Chiappella, lombardo d'origine, ma fiorentino dentro, come racconta una delle penne più belle della memoria Viola, il giornalista Giampiero Masieri, girò l'Italia, ma rimpiangendo sempre la sua casa in via dello Steccuto. E anche la sua Firenze Fiorentina, oggi che se ne è andato, rimpiange uno dei suoi fiori più preziosi. Grazie di tutto Beppe!
S.P.
 
 
 
 
 P.S.  A ricordare il grande Beppe Chiappella c'è anche un sito fatto molto bene, www.beppechiappella.com ricco di immagini e aneddoti.

ACVH

Continua l´impegno dell´ACVH, l´associazione culturale Verona Hellas, e dei tifosi gialloblù che aderiscono al Coordinamento Calcio Club Hellas Verona per aiutare e sostenere le iniziative dell´Associazione «Noi per Lorenzo» che ha lo scopo di sensibilizzare e raccogliere fondi per la ricerca sulla malattia rara «Atassia Teleangectasia».
Anche alla festa natalizia del Coordinamento si poteva acquistare il calendario realizzato dall´associazione per raccogliere fondi. «Il cuore dei tifosi dell´Hellas è grande - dicono i responsabili del Coordinamento - e lo sappiamo bene, abbiamo modo di dimostrarlo sempre di più. Anche in questa occasione insieme saremo un´unica squadra. Per ulteriori informazioni o per acquistare il calendario si può contattare il 333.2121837». Tra l´altro, nei giorni scorsi, un assegno di 4500 euro, frutto della raccolta fondi promossa in occasione della mostra dedicata alla storia dell´Hellas «Le radici profonde non gelano», è stato consegnato in sala Arazzi a Daniele, il papà di Lorenzo il bambino affetto da questa malattia rara. Presenti alla manifestazione l´assessore allo Sport Federico Sboarina, Osvaldo Bagnoli con alcuni ex gialloblù, il presidente della Prima Circoscrizione Matteo Gelmetti e il presidente dell´Associazione Culturale Verona Hellas Alberto Lomastro, che ha promosso la mostra in collaborazione con l´Associazione Cangrande e l´assessorato allo Sport del Comune.
«Per il secondo anno consecutivo – ha detto Sboarina – la mostra dedicata alla storia dell´Hellas Verona ha riscosso molto successo contando quasi 10 mila visitatori in soli 20 giorni di apertura. Un risultato importante, considerato lo scopo benefico legato all´iniziativa».

Fonte: larena.it
La Redazione
[ redazione@calciofoggia.it ]

COSENZA ULTRAS PER BERGAMINI

Cosenza, 27 dic. (Adnkronos) - Un corteo di tifosi ha manifestato a Cosenza questa mattina per chiedere la riapertura delle indagini su Donato Bergamini, il calciatore rossoblu' rimasto ucciso nel novembre 1989 in un incidente su cui la famiglia ha sempre nutrito grossi dubbi.
Insieme agli ultras, ai giornalisti e a gente comune c'erano anche l'anziano padre Domizio e la sorella Donata. Su uno striscione era riportata la scritta ''Giustizia e verita' per Denis'' (il nomignolo con cui tutti lo chiamavano).
Donato Bergamini ufficialmente rimase ucciso in un incidente stradale a Roseto Capo Spulico, sull'alto Jonio cosentino, trascinato per 60 metri da un camion sotto il quale si sarebbe gettato da solo. Unica testimone, la fidanzata dell'epoca, la quale racconto' che Denis ando' a prenderla a casa dopo essere uscito dal cinema dopo aver assistito come di consueto a un film insieme alla squadra. Bergamini avrebbe fermato la macchina su una piazzola di sosta dopo una discussione: qui sarebbe avvenuto l'incidente.

CASERTA ULTRAS NO PROFIT

Scritto da Arianna Rivetti

CASERTA - Lo scorso mercoledì 23 Dicembre, è sceso in campo qualcosa di nuovo, di notevole, di esemplare. Il campo in questione non è quello di un terreno di calcio, o dove si potrebbe giocare una partita tra due squadre.

Quello di cui si parla è il terreno di gioco delle “Beneficenza”. In molti conoscono questa parola, ma non tutti sono pronti a metterla in pratica. Non tutti, ma i rappresentanti di una passione sportiva si!

I gruppi Ultras “Fedayn Bronx 81 Caserta” con le sezioni di Casagiove e di San Felice a Cancello, “Rude Boys 02” e “Fedelissimi”, hanno donato numerosi pacchi di beni alimentari all’Associazione “Don Tonino Bello”.

Gli stessi gruppi sono stati accolti presso l’oratorio della Chiesa di Santa Maria della Vittoria di Casagiove da Don Stefano Giaquinto, presso la quale hanno lasciato il loro contributo.

Tali beni sono stati destinati alla Mensa “La Casa di Emmaus”, con sede in Casagiove, della quale lo stesso Don Stefano è fautore.

I “Fedayn Bronx 81 Caserta”, “Rude Boys 02” e “Fedelissimi”, ringraziano “tutti coloro che hanno collaborato in questa raccolta di beni alimentari, allo scopo di dare un Natale più dignitoso a chi è emarginato e che non possiede nulla. Un ringraziamento va soprattutto a Don Stefano per la sua disponibilità”.

Pochi gesti di espressione benefica, ammirevole e sportiva che vanno tenuti come esempi da raccontare e soprattutto da mettere in pratica.

CIAO MARIUS


È morto ieri, per un attacco cardiaco, Mario Sardara: conosciuto come Marius, ha guidato la tifoseria cagliaritana dal 1966 al 2005. Fu lui, per lo scudetto, a vestire di rossoblù la statua di Carlo Felice.
Il suo cuore, quel cuore che batteva per il Cagliari fin dai tempi epici in cui a vestire la maglia rossoblù erano leggende come Mariolino Congiu e Ginetto Brusa, si è fermato ieri pomeriggio. Mario Sardara, per tutti semplicemente Marius, aveva 85 anni ed era il decano dei tifosi: fu lui, nel 1967, a fondare il primo Cagliari Club ufficiale. Lui a inventarsi forme moderne di supporto alla squadra, portando in curva la banda musicale. Era lui, quando c'era da celebrare una promozione o lo storico scudetto, ad arrampicarsi sulla statua di Carlo Felice, in piazza Yenne, e ad addobbare con i colori rossoblù l'effigie del sovrano piemontese.
UN'ISTITUZIONE «Ero ancora un ragazzino e lui c'era già», racconta Gigi Riva: «Seguiva il Cagliari da sempre. L'ha seguito dalla serie C alla A. Era un'istituzione. Una persona leale, corretta, un grande sportivo che ha dedicato tutta la vita al Cagliari. Marius era il Cagliari. La notizia della sua scomparsa è una perdita dolorosa per me, sul piano personale, ma anche una perdita per il mondo del calcio: Marius era il rappresentante ideale di un tipo di tifoso che non esiste più, mai violento, che allo stadio portava solo sentimenti positivi, applaudiva se vincevi e, se perdevi, ti incoraggiava dicendoti che non faceva niente. Era ai tifosi guidati da lui che ci rivolgevamo alla fine di ogni partita vinta».
IL BAR ROSSOBLÙ Marius diventò capo riconosciuto della tifoseria cagliaritana quando diventò proprietario del Bar Centrale, in piazza Yenne, facendone il luogo di ritrovo dei sostenitori rossoblù e dei giornalisti sportivi: lì Pietro Pautasso esponeva, ogni settimana, le vignette con cui illustrava le vicende della squadra. Al primo Cagliari Club ne seguirono altri, nell'Isola, prima, e nel Continente poi: «Nascevano su spinta di Marius - prosegue Riva - ed era lui a invitare noi calciatori alle festicciole di inaugurazione, a base di pane e salame». Ed era Marius a ricevere all'aeroporto i giocatori appena acquistati e a far loro da guida per la città. Dopo il bar di piazza Yenne, aprì quello in viale Trento: un autentico museo del Cagliari, con tanto di statua di Rombo di Tuono.
SECONDO PADRE «Per me è stato un secondo padre», è il commento di Tore Saba, presidente del centro di coordinamento dei Cagliari Club dove ieri Marius è stato commemorato: «Con lui scompare un pezzo di storia della città».
I funerali saranno celebrato domani alle 15,30 nella chiesa del Santissimo nome di Maria, a La Palma. (m.n.)

26 dicembre 2009

IL NOSTRO LIBRO IN USCITA

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Three Italian Gentlemen
THE FINAL
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pag.180
carta avorio; brossura fresata; copertina plastificata
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Tre narratori anòmici, un'unica entità multiforme che si cela dietro uno pseudonimo palesemente preso a prestito dall'immaginario più “dandy” e teppisticamente elitarista della galassia del tifo estremista internazionale.
Tre ultras italiani, navigati e carichi di disillusioni, ma altrettanto consapevoli di un compito autoconferitosi di voler essere testimoni, umili e parziali, di un'epoca al crepuscolo e di un movimento anche contro-culturale, antisitemico e sociale oltre che un mix di misticismo sportivo e/o di prassi di violenza semi-delinquenziale.
Tre ultras italiani provenienti da tre curve imprtanti e fondamentaliste all'interno degli scenari esteremistici del calcio tricolore.
Un viola, un “butel” veronese e  un gobbo.
Tre scrittori, tre ultras e tante altre cose nella vita di tutti i giorni che decidono di incontrarsi al giro di boa dei 40 anni già superati o da raggiungere e di raccontare la loro giornata particolare a metà fra il viaggio sentimentale e quello della definitiva formazione.
Un “touch and go” all'interno del calcio britannico minoritario, quello più povero e meno ingioiellato della vecchia imperturbabile Scozia. Terra in cui le anomalie e le forti contraddizioni, oltre che le ataviche rivalità del mondo britannico, si esternano ciclicizzandosi in migliaia di rivoli settari. La terra dove il modello repressivo albionico ha attecchito forse con minor clamore e sponsorizzazione mediatica, rispetto a quello “cockney” e “scouse”, per rimanere in due città simbolo della violenza “hooligana” ma che ha trasferito sulle “terraces” le tensioni che ne attanagliano il tessuto sociale, politico e religioso. Come vedremo, solo in superficie.
Un escamotage letterario, simile al Cuore di Tenebra di Lorenz o per iperboli sovraesposte, alla “Divina Commedia” degli sconfitti, laddove i 35 anni del Sommo divengono la cifra anagrafica che accomuna le nostre esistenze all'evolversi del movimento da cui proveniamo e alla allegoria di un viaggio al centro delle nostre ragioni residue.
Le voci si sovrapporranno nella narrazione fluida di questo diario di viaggio. Così come allo stadio i cori che cercano di reiterarsi all'infinito vengono sostituiti a seguire da un altro nuovo o contrario, o addirittura sopraffatti da quelli degli avversari, che istigati, ci sommergono di fischi ed insulti fino a coprirci per poi azzittirsi di nuovo.
Nessuno potrà dire chi narra e chi ascolta, un'anarchia narrativa simile all'anarchia dei nostri pensieri, e beninteso, non ascrivibile ad un referente ideologico, bensì ad una conseguenza strutturale, morfologica, necessaria: quella dell'istinto libero che cerca la voce per darsi un racconto e quindi un'esistente nel mondo che ci circonda. Parliamo tutti con un'unica voce, per riconoscere le nostre individualità all'interno del gruppo: proprio come facevamo in curva, coi nostri fratelli.
Il pretesto è stato un viaggio d'amicizia, forse un documentario. Questo libro sicuramente.
Il resto l'ha fatto la nostra cosiddetta follia, quella che noi chiamiamo la nostra gioia.


Three Italian Gentlemen sono:
Domenico Mungo (Torino, 1971) insegnante di lettere, storia e teoria della comunicazione e dei movimenti di massa. Scrittore, autore di Sensomutanti (2003, Tirrenia Stampatori, rist. Boogaloo Publishing, 2009), Cani Sciolti (Bogaloo Publishing, 2008), saggista (Immersi nel Gioco- Conflitti del calcio, Casa degli Husher, 2010), poeta (Avevate Ragione Voi, Zona Editore, 2010). Documaker, ha realizzato per Current Sky 130 il Vanguard “Ultras nel bene e nel male”. Critico musicale e letterario (Rumore), consulente progetti culturali Città di Torino e Regione Piemonte, direttore artistico per Metropolis/Radar Torino Concerti per  locali e festival. Anarchico, anticlericale, mai domo. Una compagna, due gatti, è un ultras della Fiorentina.

Luca Tomaselli, alias "Mister Loyal", nato a Torino il 1 dicembre
1968, consulente legale, da anni frequantatore della scena "casual" britannica,
curatore del blog
http://italianlads.fotoblog.it/ autore di "Lads 2009", ex
militante della Curva Sud di Verona, tutt'ora tifosissimo dell' Hellas e
simpatizzante dei Glasgow Rangers, anarchico di destra, sempre controcorrente

Vincenzo Abbatantuono, barese ma residente a Torino, 40 anni portati con dignità malgrado l'incipiente pinguedine, gestisce www.ultrasblog.biz con Domenico Mungo e Simone Stara. Ultras honoris causa della Juventus,grande tifoso dell'Hibernian Fc, ha lavorato in questi anni come educatore e insegnante di Lettere. Moglie e due figlie, ha scritto "Un calcio in faccia, storie di adolescenti ultras" nel 2006 per La Meridiana. Ovviamente non indosserebbe mai un kilt viola, forse non ne indosserebbe mai uno.
 


Concept&graphics designer:
Gianni D'Angelo, Visual Designer, vive e ragiona ad immagini a Torino. Con radici artistiche, da quasi vent'anni lavora nel campo dell'advertising e del design. Quando può lavora in acrilico.

   
SOMMARIO
I numeri si riferiscono alle pagine in maniera da rendersi conto come è strutturato il libro (la numerazione si riferisce alla prima tiratura; successive tirature potrebbero avere numerazioni di pagine differenti, fermo restando contenuto invariato) 
 

 http://www.boogaloopublishing.com/pagine/come_ordinare.asp?id=6

ROMEO

Romeo - Di Olga Samarina

Sei un ricordo,
una nuvola bianca
che sale nel cielo
leggera, leggera,
leggera...
come lo era il tuo respiro,
Cerco il tuo sguardo...
invano.
Su quali prati cammini ora
sognando le mani
della tua dolce amica?
In un mondo lontano, lontano
Lontano.


Oggi è morto il mio gatto Romeo, anche lui bianconero. Al ritorno dallo stadio, dalle lunghe trasferte, nella buona e nella cattiva sorte dei miei ultimi 15 anni,lui c'era sempre. Adesso non più. Addio micione mio.
Vincenzo

25 dicembre 2009

CRISI GRANATA

Il CCTC risponde a Patrignani

Post n°1881 pubblicato il 24 Dicembre 2009 da fedelissimiroma1971
Lettera aperta dove si spiegano le ragioni della contestazione
Riceviamo e pubblichiamo la lettera del Centro Coordinamento Toro Clubs, in risposta all’articolo di Mario Patrignani, pubblicato sabato 19 dicembre dal titolo: ' Salviamo il Toro, rimandiamo la contestazione'

“CON I DISTINGUO... MI ESTINGUO

Ho letto, abbiamo letto, con grande rammarico la lettera scritta la scorsa settimana da Mario Patrignani.
Purtroppo è impossibile non constatare che il suo innegabile amore per il Toro, aggiunto alla distanza cui vive da Torino, lo porti a non comprendere le reali, impellenti e inderogabili ragioni della contestazione. In particolare in merito alla scelta dei tempi.
L’allarme si lancia quando il pericolo si palesa, non quando ormai il danno è fatto. In questi anni, di motivi per contestare la squadra ed in particolare l’inesistente società, se ne sono ripetuti infiniti. Ma il sostegno non è mai venuto meno, anzi. Lo stesso presidente ha goduto di un “bonus” di rispetto ben più consistente di chiunque lo abbia preceduto. Lo stesso presidente, in primis, ha sempre negato ogni responsabilità nei marchiani errori compiuti, vaneggiando in ultimo  che la colpa della sconfitta con il Sassuolo fosse da attribuire ai tifosi ed alla loro contestazione, coinvolgendo in queste colpe tutti i dirigenti, i tecnici e i giocatori che si sono succeduti nel Toro dal suo avvento alla presidenza, lasciando intonso da ogni colpa solo e soltanto lui stesso.
Mario, che continua ad essere consigliere della nostra Associazione. Mario, che il direttivo attuale ha eletto all’unanimità presidente dopo l’Assemblea del 2008. Mario dicevamo, a partire dal dicembre scorso ha iniziato la sua personalissima battaglia in difesa del signor Cairo, anche al costo di voltare le spalle ad amici e fratelli di tifo. In questo, lo diciamo con forza, siamo certi non ci sia malafede da parte di Mario, ma solo e soltanto una visione distorta e/o eterodiretta da qualcuno che voglia approfittare del suo candido amore per il Toro.
Questa è una delle colpe più gravi del signor Cairo, questo suo gioco a dividere i tifosi, questo suo gioco a creare una dicotomia tra i tifosi buoni che lo incensano e quelli cattivi, che si permettono di esprimere il loro disagio e contestare l’operato del padrone. Tacciati di essere insignificanti, di essere tafazzi, di essere controproducenti, sino ad essere additati come il male del Toro. Il signor Cairo, dal primo giorno della sua presidenza, ha iniziato questa opera di divisione, di frattura, tra i tifosi. Opera portata avanti talvolta con le illusioni, talvolta in altre forme più… “border line”, vedi biglietti omaggio, finché ciò non gli è stato impedito. Sapendo perfettamente che questa divisione avrebbe fatto il suo gioco ed avrebbe nascosto più a lungo il suo inganno.
Ci rivolgiamo a Mario, come a tutti coloro che ancora non possono o non vogliono comprendere, chiedendogli di aprire gli occhi e rendersi conto che se non esprimiamo ora il nostro dissenso, se non cerchiamo con la nostra contestazione di far cambiare registro al signor Cairo, se non gli facciamo capire da subito che deve intervenire pesantemente e realmente per costruire una società vera e non questa cosa che è solo parvenza di contorno alla sua persona. Se non gli facciamo capire che il bonus è esaurito, che è ora  d'investire con i fatti e non con le parole. Se non gli facciamo capire che deve smettere di usare il Toro sempre e solo per il suo tornaconto. Se non siamo capaci di questo, saremo complici dello scempio che al nostro Toro sta perpetrando e dell’avvicinarsi al baratro della serie C.
C’è bisogno di tutti per far comprendere questo al signor Cairo, c’è bisogno di tutti perché il personaggio, ormai è palese, sfrutta come fa col Toro i pochi che ancora lo difendono per nascondersi dietro un consenso che ormai lui e lui solo ha bruciato con le sue false promesse.
Apri gli occhi Mario, ti preghiamo, aprili ora e con te li aprano tutti coloro che ancora non lo hanno fatto. Adesso, nella speranza che domani non sia troppo tardi”.
Il Direttivo del Centro Coordinamento Toro Clubs
"..talk about a dream and try to make it real..."
redazione@toronews.net

LA FESTA DEI BOYS PARMA

Il 26 dicembre, dalle 23 in poi, si tiene la festa di auguri dei Boys. "Tutto il popolo gialloblù è invitato all'Up & Down di via San Leonardo 75 (dietro al distributore Q8). L'ingresso è libero. C’è da ballare (con Dj Frambo) e soprattutto da brindare: ai Boys, alla squadra, alla città e ai nostri magici colori. Ultras e tifosi crociati sono tutti invitati".
L.T.

24 dicembre 2009

PADANI

LA PROCURA DI VENEZIA ha chiuso l’inchiesta sul pestaggio dei due camerieri extracomunitari aggrediti con calci e pugni il 13 settembre scorso, in occasione del Padania Day, da quattro bergamaschi, tutti simpatizzanti della Lega Nord, all’interno del ristorante veneziano “La Bricola”, dove le vittime lavoravano. Per il sostituto procuratore Emma Rizzato, che si appresta a chiedere il loro rinvio a giudizio, i lumbard agirono con l’aggravante dell’odio razziale.

SECONDO quanto ricostruito dalla Digos di Venezia, gli indagati - B.F., 31 anni; B.E., 33, e L.L.P., 36, tutti residenti a Cividate al Piano; e F.G., 48 anni, di Grumello del Monte, accusati anche di lesioni, danneggiamento e furto - il 13 settembre sarebbero entrati nel ristorante mentre si recavano al comizio di Umberto Bossi e degli altri leader del Carroccio. Qui avrebbero prima inveito contro due camerieri, un marocchino e un albanese, per poi passare alle vie di fatto ferendo in modo serio il secondo, che aveva riportato la frattura del setto nasale.

PER ARRIVARE ai quattro lumbard gli investigatori hanno messo insieme i numerosi elementi raccolti a Venezia il giorno del pestaggio. Prima di tutto l’accento chiaramente bergamasco dei quattro che, pare ubriachi, colpirono con calci e pugni i due camerieri, mettendo a soqquadro l’intero locale. Poi l’abbigliamento, di colore verde Lega: in particolare il 48enne, sempre stando alle contestazioni, indossava una maglietta a strisce verdi e bianche della squadra di calcio della Padania, che l’altro ieri è stata ritrovata in casa sua. Proprio quest’ultimo, tra l’altro, era già noto alla Digos di Bergamo in quanto già colpito, tempo fa, da un provvedimento di allontanamento dallo stadio (un “Daspo”), a seguito di alcuni disordini durante un incontro dell’Atalanta.

23 dicembre 2009

DOPPIA MORALE

Evidentemente è un argomento molto sentito da Gianni De Biasi e dai tifosi dell'Udinese, se il nuovo allenatore dei friulani ha dedicato parte della conferenza stampa di presentazione ad un chiarimento relativo ad una vicenda di ben 5 anni fa.

"So già cosa volete chiedermi - sono le parole riportate dalla 'Gazzetta dello Sport' - che cosa successe il 26 settembre del 2004". Accadde che durante un'Udinese-Brescia Mannini segnò a porta vuota il goal della vittoria per gli ospiti con De Sanctis a terra dopo uno scontro con Sculli. Seguì una rissa e De Biasi venne espulso, con successive veementi polemiche da parte dei bianconeri ed accuse di antisportività ai bresciani, con in testa il tecnico.

"Per mia abitudine - spiega ora De Biasi - difendo sempre i miei giocatori all’ennesima potenza. Io mi resi conto della scorrettezza, sarebbe stato possibile porvi rimedio in campo, ma fui allontanato e mi fu impossibile poi comunicare con la panchina. A distanza di tempo dico che se potessi tornare indietro mi comporterei in maniera diversa...".

Parole che tuttavia non hanno 'scongelato' la tifoseria friulana, come spiega il presidente degli Udinese Club, Michele De Sabata: "Per quanto ci riguarda, ci sentiamo in uno stato di freddezza totale nei suoi confronti. Nel senso: testa bassa e lavorare. A noi interessa solamente questo".

Insomma, per De Biasi i risultati conteranno ancora più che per Marino. E fin da subito..

LA TESSERA A TORINO SOTTO FALSO NOME

Domenica 10 gennaio 2010: è questa la data della prima gara casalinga dell’anno nuovo della Juventus. E sarà una prima con i fiocchi, visto che il calendario metterà di fronte i bianconeri al Milan. Un vero e proprio big match, per la tradizione ma anche e soprattutto per la classifica, considerata la posizione occupata dalle due squadre.
L’occasione giusta per iniziare il 2010 con un tutto esaurito allo stadio Olimpico. In attesa dell’inizio della vendita ufficiale, gli iscritti al progetto Juventus Membership avranno una grande occasione per assicurarsi in anticipo un tagliando. Nei giorni 28, 29 e 30 dicembre, ogni Member potrà acquistare due biglietti, a patto che anche l’altro intestatario sia un Member. Tale acquisto sarà possibile solo attraverso il canale Call Center Lis, (aperto dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 18) al numero 892.982 (dall’estero: +39063700106).
Una grande chance per tutti coloro che già sono iscritti, ma anche per chi deciderà di farlo in questi giorni. Un te

LO STADIO DEI LOTITI

Il sindaco Gianni Alemanno ieri ha parlato chiaro, dicendo che per gli stadi di Lazio e Roma saranno importanti anche le opinioni dei tifosi. C'è chi giura e spergiura, tra i sostenitori biancocelesti, che in pochi saranno favorevoli allo 'Stadio delle Aquile' sui terreni di Lotito in zona Tiberina.
I tifosi temono si faccia una speculazione con il nome della Lazio, e soprattutto i modi arroganti del presidente hanno fatto sì che, anche coloro i quali lo seguivano su tutti i fronti, gli voltassero le spalle.

Marco Anselmi

LA VOCE DEL PADRONE

Il Tirreno, come suo costume, sparge moral panic come altresì dovrebbero fare, e non sempre fanno, addetti alla viabilità sul ghiaccio che ricopre le nostre martoriate strade e marciapiedi in questi gelidi giorni, criminalizzando il lancio innocuo di un fumogeno e stigmatizzando i cori pro Tartaglia alla stregua di inni all'olocausto. Il questore di Firenze gioca a rimpiattino con se stesso alla faccia dei diritti di decine di migliaia di tifosi viola e milanisti, rinviando no anzi chiudendo, non anzi aprendo solo agli abbonati, no anzi facciamo che ci rivediamo dopo natale...con buona pace dei diritti civili a favore solo di quelli televisivi e riaprendo l'annosa questione della costruzione di nuovi stadi in Italia. Il "vero democratico" ministro leghista Bobo Maroni aizza alla chiusura di social forum e siti che inneggiano alla violenza dopo "l'attentato" di Piazza Duomo restringendo con criteri molto arbitrari fino a dove libertà di espressione e di dissenso possano arrivare senza ferire la moralità e sopratutto senza essere propedeutici alla violenza di piazza o di squilibrati armati dal clima d'odio. A proposito di clima d'odio e di chi lo ha allevato ed esacerbato in questi anni vorrei ricordare alcune cose che forse ai più sfuggono in questo bailamme di buonismo da diporto che ci affligge nel prenatale berlusconiano: mi pare che nobili testate del lignaggio di Libero o de il Giornale postMontanelli, alcune redazioni giornalistiche quali Tg4 o Studio Aperto non spicchino per bonton e rigore morale per i toni concilianti o la raffinatezza nel definire avversari politici o insinuarne pubblici e privati vizi. A proposito del clima d'odio, mi pare di ricordare che ministri e esponenti di questa maggioranza difesero e avallarono i carnefici di Genova, li giustificarono e addirittura contribuirono a scagionarli. Così come con quelli di Gabriele Sandri o di tutti i misconosciuti Stefano Cucchi d'Italia. Chi si erge dagli scranni televisivi o dai pulpiti dei comizi con gli occhi iniettati di sangue ad emendare anatemi contro comunisti, anarchici, terroristi vari, extracomunitari, lavoratori che protestano, disoccupati, precari e o semplici avversari politici e contro di loro mandano legioni di miliziani a reprimere? Chi sostiene l'odio razziale e la discriminazione come pratica securitaria? Forse individui che hanno cravatte e foulard verdi che campeggiano su inappuntabili doppipetto e poi si trincerano dentro candidi gazebo nelle piazze del nord, è tutto vero ciò oppure ho preso un abbaglio infatuato dalle chiacchiere di Travaglio (buono anche lui) o di Indymedia?
E di tutto questo la voce del padrone non parla o meglio mistifica, ridimensiona, manipola a proprio piacimento. A noi piace ricordare con una punta di malvelata saccenza che ve lo avevamo detto, citando le parole del mai troppo compianto Valerio Marchi sulla repressione velata dagli stadi alle piazze a tutta la società, tutto ciò era facilmente prevedibile e vaticinabile, ma nonostante questo non ci stancheremo mai di ripeterlo: pensate con la vostra testa e contribuite a fare controinformazione e diffusione di critica. Altrimenti la voce del padrone rimarrà l'unica e noi saremo incarcerati anche solo per aver postato un commento, anche ironico, su Facebook.
Domenico

IL TIRRENO INIETTA ODIO

Esiste una favola, tenuta ostinatamente in piedi da chi alimenta un sistema politico locale e nazionale che vive di allucinazioni: quella della stampa moderata che informa il ceto medio che funziona da strumento regolatore dell’opinione pubblica e della vita sociale.
Il Tirreno ci tiene particolarmente a tenere in piedi questo mito, utile alle classi dirigenti locali, perché gli permette di restare al centro della produzione di informazione nella vita politica del territorio. L’analisi dei testi e delle linee editoriali del Tirreno, ci rivela invece della mitica stampa moderata, una strategia dell’odio nei confronti dei soggetti che abitano davvero il territorio. Una strategia dell'odio che è funzionale all’unica modalità di produzione del consenso possibile in un tessuto cittadino che si trova nella peggiore recessione da decenni: quella della costruzione di una opinione pubblica che si tiene unita invocando la forca nel caloroso rito del capro espiatorio. Si tratta di un genere di informazione povera, costruita con un bagaglio linguistico generico e approssimativo, che distrugge conoscenza perché alimenta pregiudizi ma si tratta anche dell’unico mezzo conoscitivo che il Tirreno riesce a dare al nostro territorio. Mentre la nascente rivoluzione tecnologica, della comunicazione politica via Internet, pone fortunatamente le condizioni per spazzare via questa vergogna dell’informazione livornese che si riproduce dal 1877 a servizio di ogni padrone dal notabilato liberale autoritario di fine '800, ai Ciano all'attuale PD .

Detto questo bisogna evidenziare come il caso dell’arresto seguito al lancio di un lancio di un fumogeno allo stadio non faccia parte tanto della storia di un assurdo giuridico, ideato e votato dal centrosinistra con la legge Amato e adottato da Maroni, ma di un salto di qualità nella lunga strategia dell’odio operata dal Tirreno contro la curva dello stadio di Livorno e, in ultima istanza, contro le forme di vita che abitano il territorio in maniera non conforme al fondamentalismo neoliberista.
Guardiamo a cosa è successo allo stadio per capire il salto di qualità: qui non siamo di fronte ad un pugno elevato ad attentato alle torri gemelle, come accaduto per i fatti di Pasching, ma davanti ad un niente trasformato in arresto. Un arresto che solo il fondamentalismo securitario e sensazionalista del Tirreno poteva produrre. Appena sei mesi fa un ferimento a seguito di una bomba carta, in occasione della finale con il Brescia, fu giustamente derubricato dal Tirreno ad un incidente doloroso ma casuale. Allo stadio di Livorno, in occasione di Livorno-Sampdoria, non è stato ferito nessuno, non ci sono stati danneggiamenti a impianti o cose ma la stampa è riuscita ad alzare i toni in modo da produrre un arresto. Non solo: per creare l’effetto “tifo violento” (come da titolo di prima) per legittimare l’arresto il Tirreno ha costruito una prima pagina mescolando maliziosamente e in modo ansiogeno elementi eterogenei tra di loro: il lancio del fumogeno, la condanna di Maroni ai cori su Tartaglia, la foto dell’aggressione ad un arbitro in un campo di provincia. Si tratta quindi un arresto legittimato dal Tirreno creando panico morale, ottenuto mescolando elementi eterogenei e non in rapporto tra loro. L'arresto del trentatreenne di San Jacopo è il primo per panico morale, e non per fatti reali, nella storia dell'informazione cittadina.
Questo modo di procedere non è informazione: è la produzione delle staminali e dell’adrenalina che necessita l’opinione pubblica territoriale per continuare a girare su se stessa nel delirio securitario tipico di chi prova a sopravvivere staccandosi dalla realtà.
Ma se la copertura della stampa sull’arresto per Livorno-Sampdoria è un salto di qualità, perché è puro panico in forma di notizia senza fatti reali, questa non è che l’ultimo frutto di una campagna d’odio decennale del Tirreno contro la curva. E quest’odio è cominciato dal periodo in cui, alla fine degli anni ’90, la rappresentazione del tifo livornese è sfuggita di mano al Tirreno. Fino ad allora lo stadio era un formidabile veicolo di consenso per il potere locale: quando la squadra andava bene non mancava mai sul Tirreno la pagina dei commenti dedicata agli assessori e ai notabili del territorio. Come capita in questi casi le cronache del potere beneficiano i cronisti mentre questi rendono popolare il potere tramite il gossip: il calcio esaltava così la comunità ottusa delle classi dirigenti livornesi in un modo che sembrava non finire mai.
Dalla fine degli anni ’90 il protagonismo della curva manda completamente in frantumi questo quadretto di piccolo mondo antico. Ormai la rappresentazione dello stadio, intesa come simbolico di una città intera, non è più in mano solo ai notabili del territorio e al Tirreno. E questo il Tirreno non l’ha mai perdonato: per dieci anni si sono ripetute campagne di stampa aggressive, sensazionalistiche, disinformanti sul tifo e sulla curva. Dagli striscioni, alle diffide, agli arresti, alla vicenda di Italia-Croazia si sono versate tonnellate di inchiostro per iniettare panico morale nei confronti del territorio rappresentando una curva con contorni di comportamento animale. Alla faccia del Tirreno, giornale moderato e democratico: in dieci anni MAI una inchiesta sulla curva (neanche semiseria), una serie di dibattiti o la promozione di una linea di ricerca utile all’opinione pubblica. Quindi in dieci anni, mica in dieci giorni, mai un comportamento da giornale del ceto medio riflessivo quale il Tirreno pretenderebbe di essere.
In dieci anni invece SOLO servizi sensazionalistici, criminalizzanti, fuorvianti: odio riversato verso la curva, panico iniettato nel tessuto sociale del territorio, per cercare di trasformare in bestie gli attori di comportamenti sociali sul territor come quelli legati tifo da stadio. Il caso di Livorno-Sampdoria è il salto di qualità di questa lunga campagna d’odio: si è passati dal fatto ingigantito, come a Pasching, alla notizia su un crimine sostenuta come tale solo dai titoli ad effetto, dall'impaginazione degli articoli e dalle locandine.
Fortunatamente, dal punto dei vista dell’evoluzione dei media, il Tirreno è un fenomeno a rischio estinzione. Si tratta di lavorare in rete per accelerarla questa estinzione per una testata che, iniettando odio sul territorio, si pone come un’abominio che ostacola lo sviluppo della vita civile e democratica di questa città.
E sappiatelo cari bloggers, webmaster, frequentatori della rete. Dal fortilizio fascistoide di viale Alfieri la rete è temuta, si capisce che sta maturando l'ondata che li sostituirà. Quando aprite una pagina su Facebook, un forum, un sito, un blog lavorate per fare rete, per essere un media cittadino, contribuendo alla messa in obsolescenza di questo abominio detto Tirreno, che sta disgregando cultura e vita sociale della nostra Livorno.


per Senza Soste, dalla banlieue di Livorno, nique la police

ROMAGNA IN FIORE

Tra tifosi cesenati e riminesi, protagonisti in queste ultime settimane di ripetuti scontri, la partita resta ancora aperta. Colpa di uno sgarbo che parte da lontano e da una violazione del codice ultras che impone una reazione. Forse tra pochi giorni

CESENA E RIMINI - Per i carneadi del calcio, quelli che le curve le hanno viste solo in tivù, gli scontri tra tifoserie rivali sembrano non avere alcuna relazione tra loro, come se il "rito" della battaglia non avesse alcun movente, se non quello di sfogare la becera inciviltà dei suoi crociati con la sciarpetta. In realtà, nel micro-cosmo degli ultras, gli scontri tra tifoserie sono vincolati in modo ferreo dal principio di "azione e reazione" ed i bersagli non sono mai casuali. Così si spiega, oltre che per ataviche ragioni campanilistiche, il rancore che unisce a doppio filo le curve di Cesena e Rimini, al centro - in queste ultime settimane - di una preoccupante escalation di violenze.

La recrudescenza degli episodi, nell'inquietante rosario di rappresaglie urbane, nasce nell'ultima trasferta disputata lo scorso anno dal Cesena a Pro Sesto, squadra che gioca le sue partite casalinghe al sabato. Nelle giornate di sabato però si disputa anche il campionato di serie B, ed il 21 marzo, il caso ha voluto che il Rimini giocasse in trasferta a Mantova. Nulla di strano se non che, per questo singolare intreccio del calendario, ultras cesenati e riminesi si sono ritrovati insieme in autostrada sulla via del ritorno.

I tifosi in genere, quando viaggiano in automobile, esibiscono le sciarpe ed i propri vessilli durante i tragitti, ed è per questo che alcune vetture, quel sabato, si sono riconosciute. Alcuni tifosi biancorossi, raccontano le cronache della curva, lampeggiando con gli abbaglianti, hanno ripetutamente sfidato gli ultras bianconeri, invitandoli ad arrestarsi in una piazzola.

Il buon senso, per fortuna, in quell'occasione, ha avuto la meglio e, anzichè fronteggiasi barbaramente in autostrada, i tifosi hanno tirato dritto, limitandosi a gesti incivili ed insulti attraverso il finestrino delle rispettive vetture. Ma l'alterco non si è esaurito lì. All’altezza del casello autostradale di Cesena, infatti, pare che una ventina di tifosi biancorossi siano usciti dall'autostrada, dirigendosi verso il bar Bombonera, tradizionale ritrovo dei tifosi cesenati durante le partite casalinghe (il locale si trova proprio sotto la "Curva Mare").

I pochi clienti del bar presenti in quel momento, intuendo il rischio della rissa, si sono chiusi dentro e - sempre secondo il racconto di alcuni ultras cesenati - i tifosi biancorossi hanno incominciato a prendere a sassate il bar, mandando in frantumi una delle vetrate. Sono state lanciate anche alcune sedie contro quei 3 o 4 tifosi cesenati presenti al di fuori del locale. Bilancio dei tafferugli: qualche contuso, ma nessuno ha sporto denuncia e tutto - secondo quanto impone il codice degli ultras - è finito sotto traccia. Ma non dimenticato.

L'episodio ha infatti riacceso la miccia di rivalità, in fondo, mai sopite. La risposta a questa provocazione è avvenuta poche settimane fa, quando alcuni tifosi bianconeri della vecchia guardia (sezioni di Cervia e Cesenatico), si sono "accordati" via telefono con i riminesi per nuovo uno scontro, da celebrarsi rigorosamente sul territorio riminese.

Detto e fatto: ci si è scontrati senza clamore, senza l’intervento della polizia e senza denunce o derive legali e anche chi è ricorso alle cure del pronto soccorso, fedele al codice d'onore delle curve, non ha mai menzionato il "regolamento di conti". La storia pareva finita lì e, invece, l'episodio ha portato all'emulazione da parte di ultras cesenati più giovani che, pochi giorni fa - come hanno raccontato le cronache - si sono nuovamente presentati a Rimini. Questa volta però gli accordi non sono stati rispettati e ad aspettare i bianconeri c’erano mazze da baseball e caschi integrali.

Essendo giovani e non avvezzi alla violenza di certi scontri, i novizi - davanti alle legioni "armate" biancorosse - sono scappati abbandonando alcuni compagni al loro destino. Il bilancio finale è noto: un tifoso cesenate rimasto a terra ferito al quale va aggiunto il furto di un portafoglio e della motocicletta.

La rapina, se non riguarda sciarpe e striscioni, non è contemplata nel codice ultras. Quell'episodio, dunque, ha violato una regola e quella violazione, secondo l'orgoglio ultras, non può restare impunita. E' probabile, dunque, che gli ultras cesenati, per lavare quell'onta, stiano meditando una reazione "scorretta" dove - avverte qualcuno - si rivedranno ancora le spranghe. Così impone questo codice che pare folle e che, forse, folle è, ma che pur derogando da qualsiasi forma di civiltà, conserva una sua coerenza.

Già dalla metà degli anni ’90, del resto, agli scontri "casuali" fuori dagli stadi si sono aggiunti quelli "su appuntamento" tutt’ora in voga. Sembra impossibile, ma oggi si organizzano gli scontri via telefono oppure on line attraverso le chat dei siti web delle varie tifoserie, lontano dallo stadio e in orari impensabili.

I leader dei gruppi - e non fanno eccezione quelli di Rimini e Cesena - si accordano sul numero dei partecipanti, sul luogo dove avverrà lo scontro e soprattutto s’impegnano a picchiarsi a mani nude, fatto che sigilla quella forma di rispetto e di lealtà che il codice ultras è costretto a garantire tra chi si sente o vuole sentirsi tale.

Nel caso di tifoserie territorialmente vicine, spesso accade che amici comuni facciano da tramite per accordarsi su eventuali incontri, per recapitare messaggi o le solite minacce. Paradossale poi sono i brevi dialoghi quando, prima di scontrarsi a pochi metri gli uni dagli altri, viene ribadito il non utilizzo delle fibie della cintura, di bottiglie di birra e tanto meno di spranghe a dimostrazione di un vero e proprio codice di regolamentazione e di rispetto.

L’unica parola d’ordine in quei momenti è "convinti", che sta a significare che fare un passo indietro è un'azione assolutamente deplorevole, un gioco di forza psicologico che, a volte, permette a pochi - inspiegabilmente - di tenere in scacco decine di persone. Quando ciò accade aumenta il livello di stima e di rispetto che sia i compagni che gli stessi avversari sono costretti a concedere ai "coraggiosi".

Stesso discorso per i trofei di "guerra" rubati durante gli scontri; sciarpe o striscioni sono, infatti, considerati un feticcio fondamentale per ristabilire nuovamente quella supremazia che obbligherà i rivali ad una risposta sul campo. La frustrazione di fronte ad un attacco al quale non hai saputo contrapporre un'onorevole difesa, per qualcuno, può essere insostenibile. Ancor peggio quando si è costretti alla fuga, considerata per un ultras la cosa più indegna da sopportare. La partita a ping pong, quindi, tra ultras cesenati e riminesi, non è ancora finita.