10 novembre 2009

TIFOSI SCRITTORI ALBIONICI

LONDRA (Gb), 10 novembre 2009 - Quando il calcio fa anche del bene capita che acquisti una valenza sociale che magari altri sport non riescono ad avere. Non a caso, tutti i maggiori club calcistici inglesi hanno un’apposita sezione dedicata alla beneficenza e giocano un ruolo importante nelle comunità locali patrocinando l’insegnamento delle lingue straniere fra i bambini (è il caso dell’Arsenal con “l’Arsenal Double Club”) o incoraggiando i ragazzi a seguire uno stile di vita sano e a mangiare bene (vedi il programma del Manchester United dedicato al “Fitness, Food and Football”).

tifosi scrittori — Ed è proprio grazie ad iniziative come queste se anche la lettura, attività a torto considerata anti-pallone per eccellenza forte del luogo comune secondo cui “chi legge non è macho”, trova il modo di “segnare il suo gol” e vincere la partita. E’ il caso della collana “Till I Die”, nata nella stagione 2005-2006 con il libro sperimentale dedicato al “Brentford Football Club” e scritto dai suoi stessi tifosi, e cresciuta nel campionato scorso grazie alla collaborazione con alcune associazioni, fra cui la “National Literacy Trust”. E il risultato di tale partnership è finito sugli scaffali delle librerie inglesi, sotto forma di una serie di libri (dopo Brentford, è toccato ad Aldershot, Bristol City, Crystal Palace, Derby, Ipswich, Plymouth, QPR, West Bromwich, Reading, Swindon, Walsall, Watford e Portsmouth) che raccontano le straordinarie esperienze vissute dai tifosi per la loro squadra del cuore e trasformano la comune passione in gioia universale, spingendo i ragazzi non solo a prendere in mano il libro e a leggerlo, ma anche a descrivere in prima persona le loro emozioni e a dividerle con gli altri.

fino alla morte — E mentre si attende per la prossima estate il lancio di “England ‘Till I Die”, tutto incentrato sul delirio collettivo che accompagna la Nazionale di Fabio Capello e a brevissimo arriverà “Arsenal ‘Til I Die” sui Gunners di Arsene Wenger, la scorsa settimana è stata, invece, la volta di “Tottenham ‘Til I Die” che mette insieme le storie più incredibili sul club londinese: dal ragazzino di Edimburgo talmente “malato di Spurs” da mettere una maglietta del club sotto la divisa scolastica e mostrarla nella foto di classe, al novantenne che ha avuto un attacco di cuore dopo una partita del Tottenham (ma è fortunatamente sopravvissuto per raccontarlo) e che mentre si sentiva morire racconta di aver pensato “è finita, ma almeno abbiamo vinto!”. “C’è chi pensa di non essere tagliato per la scrittura o per la lettura – ha spiegato al “Times” Jim Sells, del “National Literacy Trust” – ma è questo che ci permette di comunicare e che ci fa sentire umani”. “Vogliamo incoraggiare la lettura – gli fa eco Anna Rimington della “Tottenham Hotspur Foundation" - e combattere l’analfabetismo. Solo perchè una persona ama il calcio, non significa che non possa amare anche i libri”.

Simona Marchetti

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